Skip to main content
Piante tossiche per il cane

Piante tossiche per il cane: quali sono

Salute del cane Redazione - 14 Gen 2022

CHI RISCHIA DI PIU' NELL'ASSUNZIONE DELLE PIANTE TOSSICHE PER IL CANE? I nostri cani non sanno che tutto ciò che è bello e profumato non necessariamente è anche buono… Sono molte le piante tossiche per il cane, se ingerite, non solo quelle ornamentali, che a noi umani appaiono piacevolmente colorate, ma anche alcune piante coltivate, di cui noi ci cibiamo abitualmente. Ecco così che gli appartamenti fioriti e i giardini possono nascondere pericolose insidie per i cani che abbiano la malaugurata idea di “assaggiare” le piante che li ornano. I più a rischio sono sicuramente i cuccioli: spesso non si limitano ad annusare, ma tendono a prendere in bocca tutto quello che trovano a loro portata, spinti dalla curiosità di scoprire il mondo che li circonda, dall’inesperienza, ma anche dai fastidi legati alla dentizione. Non è vero, come molti credono, che i cani per natura sanno distinguere tra ciò che è commestibile e ciò che è velenoso, ma lo devono apprendere, ed i modi per farlo sono due: o imparandolo dalla mamma o sperimentandolo direttamente. La prima possibilità si verifica ormai sempre più di rado, perché spesso i cuccioli vengono tolti ancora molto piccoli alla madre, che non ha il tempo di “tramandare” il suo sapere ai propri figli. Anche molti cani adulti però mantengono la cattiva abitudine di ingerire quello che trovano in giro per casa o per i giardini, perché annoiati o per sfogare la loro energia. È vero che qualcosa di istintivo c’è nel cane, soprattutto nell’olfatto, che lo spinge a stare lontano da alcune piante per noi inodori, ma che per il finissimo fiuto canino emanano effluvi agri che suggeriscono al cane che la pianta è tossica, ma l’odorato non basta. LE PIÙ DIFFUSE PIANTE TOSSICHE PER IL CANE Ma quante e quali sono le piante tossiche per il cane? Più di quante possiamo immaginare! Vediamo quelle che più comunemente il cane può trovare nei vasi delle nostre case, sui terrazzi o nei parchi cittadini: tra le piante in assoluto più pericolose ci sono l’oleandro, il tasso, l’edera, il ricino e l’ortensia, che possono avere effetti anche mortali se ingerite dal cane anche in piccole quantità, perché provocano gravi complicanze cardiache e respiratorie. Per tutte le altre piante tossiche per il cane, fortunatamente, le conseguenze sono meno gravi e, se trattate in tempo, non lasciano strascichi. Tra le piante ornamentali più diffuse bisogna fare attenzione ad azalea, begonia, ciclamino, ficus, glicine, iris, rododendro, tulipano, stella di natale, che causano nella maggior parte dei casi episodi di vomito e diarrea, talvolta accompagnati da dolori addominali e abbattimento. Tra le piante coltivate per il cane sono tossiche l’aglio, le fave, la cipolla, i fagioli crudi, l’erba medica e il lino, che può comportare anche alterazione del ritmo cardiaco. Vi sono anche piante selvatiche pericolose per la salute del nostro cane, magari meno facilmente accessibili perché si trovano nei boschi, ma che possiamo incontrare durante una passeggiata col nostro migliore amico, quali la belladonna, la digitale, l’agrifoglio. COSA FARE SE IL CANE INGERISCE PIANTE TOSSICHE Se vediamo il nostro cane ingerire una pianta tossica la prima cosa da fare è aprirgli la bocca e rimuovere i residui ancora da deglutire, lavando il più accuratamente possibile il cavo-orale, perché il maggiore o minore grado di tossicità delle piante dipende anche dalla quantità che il cane ne mangia. È importante non intraprendere nessun trattamento fai-da-te, suggerito dal sapere comune, come far vomitare l’animale o fargli bere del latte, perché si può addirittura peggiorare la situazione: il latte ad esempio, in alcuni casi, aumenta l’assorbimento delle tossine da parte dell’organismo, amplificando gli effetti velenosi della pianta. Occorre quindi rivolgersi il prima possibile al veterinario: anche se non esistono antidoti per le intossicazioni vegetali, verranno somministrati al cane i farmaci sintomatici adeguati al caso.

Sviluppo fisico del cane: ecco le fasi

Salute del cane Redazione - 13 Gen 2022

GLI STADI DELLO SVILUPPO FISICO DEL CANE È risaputo che i nostri amici a quattro zampe hanno una crescita molto rapida: questa velocità nello sviluppo fisico del cane è particolarmente evidente nelle taglie medio-grandi i cui cuccioli, nel giro di poco tempo, passano da essere poco più che una “palla di pelo” a raggiungere dopo appena nove-dieci mesi i 30 kg o anche più, a seconda della razza; è sorprendente se si pensa che un “cucciolo d’uomo” impiega per arrivare allo stesso peso nove-dieci anni! Tuttavia anche per il cane vi è una sequenza nelle fasi della crescita che, seppur molto rapide e ravvicinate, devono essere rispettate e supervisionate, affinché il nostro quattrozampe possa diventare un adulto sano e forte. Ecco di seguito quali sono: FASE NEONATALE: va dalla nascita ai 15 giorni di vita ed è il momento in cui il cucciolo è completamente indifeso e dipendente dalla madre, perché non vede, non ha udito e non si sa ancora esattamente fino a che punto possegga l’olfatto. Di sicuro in questa fase è predominante il senso del tatto, grazie a cui il piccolo avverte la presenza della mamma e si attacca alle sue mammelle per succhiare il latte. FASE DI TRANSIZIONE: è quella in cui il cucciolo, dopo aver aperto gli occhi a partire dal 15° giorno circa, acquista gradualmente la vista, che arriva ad essere completa al 21° giorno, quando il piccolo riesce a distinguere con nitidezza tutto ciò che lo circonda. In questo periodo si sviluppa anche l’udito: il cucciolo, sordo alla nascita, inizia a sentire a partire dal 17° giorno circa, ma è solo raggiunti i 25 giorni di vita che la capacità uditiva raggiunge la sua completezza e il cane è in grado di percepire anche la direzione da cui il suono proviene. Sempre in questa fase di crescita inizia anche la dentizione: i primi denti da latte (gli incisivi centrali) spuntano tra il 12° e il 25° giorno, ma bisogna attendere fino ai 35 giorni perché tutti i 28 dentini siano nati. La dentatura definitiva invece si formerà solo successivamente tra il quarto e il sesto mese di vita. PROGRESSIVA AUTONOMIA NELLE FASI DI SVILUPPO FISICO DEL CANE Dalla terza settimana in poi inizia una fase dello sviluppo fisico del cane molto importante, che si potrebbe definire FASE DELL’AUTONOMIA, perché il cane acquista una progressiva indipendenza dalla madre. Anzitutto inizia a muoversi di più: mentre nelle due settimane iniziali di vita il cucciolo è quasi immobile e oscilla solo la testa, dal 21° giorno circa in avanti incomincia a spostarsi, prima goffamente poi via via reggendosi sempre più sulle quattro zampe, finché raggiunto il mese e mezzo circa, acquisisce una completa coordinazione dei movimenti. In questo periodo il cagnolino si allontana sempre più dalla madre, iniziando a spostarsi all’interno della cuccia. Sempre dalla terza settimana circa incomincia quella fase di sviluppo fisico del cane che lo porta ad avere il controllo delle sue funzioni corporee: inizialmente infatti è la madre che, leccando i genitali dei piccoli, ne stimola la minzione e la defecazione. Quando raggiunge il controllo volontario su dove e quando fare i propri bisogni il cagnolino inizia ad allontanarsi sempre più per non sporcare nel luogo dove vive. La “fatidica” terza settimana segna un discrimine anche nella regolarizzazione del ritmo sonno-veglia: se nei primi 15 giorni il cucciolo dorme quasi tutto il tempo e si sveglia solo per succhiare il latte dalla mamma, a partire dal 21° giorno circa è sempre più vigile e più attivo, finché i momenti di veglia arrivano ad essere superiori a quelli di sonno. Alla fine della terza settimana in sostanza sono terminate le principali fasi di sviluppo fisico del cane: tutti i suoi sensi sono ormai perfezionati, la capacità di movimento è completa, quindi i cucciolini sono pronti per lasciare definitivamente la nursery e proiettarsi alla scoperta del mondo!

Artrosi del cane

Artrosi del cane: sintomi, rimedi e cure naturali

Salute del cane Redazione - 11 Gen 2022

Artrosi nel cane: sintomi L’ artrosi del cane è una malattia che provoca la progressiva disgregazione delle cartilagini che rivestono le estremità delle articolazioni. È una patologia degenerativa, che peggiora con l’avanzare dell’età del cane ed è pertanto tra le più diffuse nel cane anziano. L’innalzamento dell’aspettativa di vita anche per i nostri amici a quattro zampe infatti ha inevitabilmente comportato l’aumento dell’incidenza delle malattie legate all’invecchiamento, come appunto l’artrosi del cane, che ha ultimamente registrato un aumento pari a quasi il 40%. Ciò ha portato la pratica clinica a concentrarsi sempre maggiormente sullo studio di questa patologia, soprattutto da parte dell’ortopedia veterinaria. Si è visto così che l’ artrosi del cane non comporta soltanto la degenerazione della cartilagine, ma compromette tutta l’articolazione, provocando l’alterazione dell’osso che si trova immediatamente sotto alla cartilagine (subcondrale), la formazione di speroni ossei (osteofiti), l’infiammazione della membrana di tessuto che riveste le superfici articolari (sinoviale), oltre ad una perdita di tono muscolare. I sintomi dell' artrosi del cane sono individuabili anche dal proprietario, il quale  può notare tutta una serie di segni che denotano che il cane avverte dolore, che è poi l’elemento più caratteristico e invalidante dell’artrosi, come: difficoltà nella deambulazione: il cane cammina con gli arti irrigiditi oppure assume un’andatura anomala, ondeggiando il bacino o barcollando; pigrizia: il cane appare svogliato, non vuole camminare, perde il suo entusiasmo per la passeggiata quotidiana, si rifiuta di salire le scale o compiere movimenti repentini; il cane tende a spostare il peso del corpo sulle zampe anteriori (perché spesso sono gli arti posteriori i più colpiti dalla malattia) e ad incurvare la schiena, nel tentativo di avvertire meno dolore; quando staziona in piedi il cane talvolta tiene le zampe posteriori unite, perdendo l’equilibrio e cadendo lateralmente; il cane trascorre molto tempo sdraiato, perché quella è la posizione in cui non avverte o avverte meno dolore; se si toccano gli arti doloranti, il cane tende a lamentarsi o a reagire ringhiando, perché non vuole essere avvicinato, per timore di sentire dolore. Artrosi del cane: come diagnosticarla I comportamenti del cane sopra riportati, opportunamente segnalati dal proprietario al veterinario, possono fornire un’importante indicazione capace di orientare alla diagnosi dell’artrosi nel cane. Il veterinario procederà con un’accurata visita e attraverso la manipolazione potrà individuare le articolazioni che causano dolore al cane, quindi maggiormente interessate dalla malattia. Sottoponendo poi l’animale a radiografia si potrà avere la certezza della diagnosi e vedere qual è il livello di progressione della patologia nelle articolazioni interessate. Artrosi del cane: rimedi Il trattamento dell’artrosi nel cane può variare da soggetto a soggetto, in base sia alla gravità della malattia sia alla presenza di altre eventuali patologie concomitanti, che sommandosi all’artrosi, possono peggiorare i sintomi e il decorso della malattia, come la displasia dell’anca, patologia ortopedica che interessa maggiormente alcune razze predisposte. Va detto che ad oggi non esiste una cura risolutiva per l’ artrosi del cane, ma una serie di trattamenti mirati a diminuire i sintomi, alleviare il dolore e migliorare la qualità di vita dell’animale, come la somministrazione di FANS (antinfiammatori non steroidei). Negli ultimi anni però la tendenza è quella di approcciarsi all’ artrosi del cane con un atteggiamento olistico, che valuti la malattia nella sua globalità: pertanto si è posto molto l’accento sulla prevenzione, attraverso l’uso di condroprotettori, integratori che svolgono un’azione protettiva sulla cartilagine, contrastando l’insorgere del processo artrosico. Importante anche il controllo del peso, mediante un’alimentazione adeguata: se il cane è in sovrappeso infatti andrà a gravare maggiormente sulle articolazioni, peggiorando gli esiti della malattia. Anche il movimento costante va considerato tra le misure preventive e di mantenimento: se un’intensa attività fisica è sconsigliata perché può accelerare l’infiammazione delle articolazioni, un po’ di esercizio giornaliero è raccomandato per contrastare la perdita di tono muscolare e mantenere l’elasticità dei legamenti. Artrosi nel cane: le cure naturali più efficaci Accanto alle terapie farmacologiche spesso sono di aiuto i rimedi naturali: le cure naturali più efficaci sono quelle della fitoterapia, omeopatia ed omotossicologia. Da sottolineare anche gli effetti benefici dell’agopuntura.  La fitoterapia è un'ottima scelta, che può aiutare il nostro pet attraverso la somministrazione di alcuni prodotti come: Ribes Nigrum: ha una importante funzione antinfiammatoria. Pinus Montana: dà forza alle ossa e alle cartilagini. Vitis Vinifera: rinvigorisce le piccole articolazioni. Per attenuare il dolore e riparare le cartilagini danneggiate dall’artrosi, particolarmente utili sono: Curcuma longa: antidolorifico molto indicato per attenuare le infiammazioni articolari. Artiglio del diavolo. Glucosamina, per la salute della cartilagine. Ancora si può somministrare linfa di betulla, funzionale sia per prevenire che curare i dolori articolari. Artrosi del cane: rimedi omeopatici Rhus toxicodendron 6CH, per aiutare il cane a riprendere il movimento. Bryonia 6CH, per tranquillizzarlo. Arnica compositm e Led compositum, ottimo per contribuire alla disinfiammazione.

Come evitare che il cane mangi troppo in fretta

Salute del cane Redazione - 10 Gen 2022

COSA PUÒ ACCADERE SE IL VOSTRO CANE MANGIA TROPPO IN FRETTA Quante volte abbiamo sentito dire: “quel cane mangia come un lupo?” Del resto, i cani discendono dai lupoidi, anche se molto alla lontana e in misura diversa a seconda della razza, e per loro il nutrimento significa sopravvivenza; ecco in parte spiegato il grande attaccamento al cibo. Ma se il desiderio e l’esigenza di nutrirsi sono in parte normali, accade però che molti cani abbiano la cattiva abitudine di mangiare troppo in fretta, ingollando in pochi bocconi l’intero contenuto della ciotola. Ciò dovrebbe essere evitato perché può provocare a lungo andare dei danni alla salute dell’animale, talvolta anche gravi. Se infatti il cane ingerisce grossi bocconi di cibo senza masticarli, non permetterà al processo digestivo di iniziare correttamente, per cui non assimilerà adeguatamente gli alimenti, andando incontro a problemi gastrici, con episodi di rigurgito e di vomito che, se reiterati nel tempo, possono sfociare in infiammazione della mucosa che riveste lo stomaco e gastrite cronica. Anche l’apparato intestinale può subire delle alterazioni, perché ricevendo cibi non completamente digeriti, si avrà un malassorbimento, che spesso sfocia in episodi di diarrea;  mangiando troppo in fretta inoltre il cane ingoia, assieme al cibo, anche grandi quantità d’aria che possono causare meteorismo e flatulenza. Nei casi più gravi, se il cane si ingozza troppo velocemente, può andare incontro alla torsione gastrica una patologia importante, che interessa soprattutto i cani di grossa taglia, con un torace profondo, che consiste nella rotazione e ostruzione dello stomaco, che se non trattata chirurgicamente in tempi brevi, può causare la morte. Il padrone deve insospettirsi se il ventre del cane inizia a gonfiarsi e l’animale appare irrequieto, ha “ha fame d’aria” e compie tentativi di vomito infruttuosi sempre più frequenti. PERCHÉ IL CANE MANGIA IN FRETTA? Possono essere varie le motivazioni per cui il nostro cane mangia troppo in fretta: ad esempio perché nella cucciolata in cui è cresciuto era sempre l’ultimo ad arrivare al cibo o, ancor peggio se ha avuto tristi esperienze di maltrattamenti e digiuni forzati o ha dovuto lottare per il cibo con altri cani. Un'altra ragione può essere quella di condividere la casa con un altro cane: questa situazione può alimentare un senso di competizione tra i due, per cui, il quattro zampe, se è il più remissivo dei due,  cerca di finire il prima possibile la sua “pappa” per paura che l’altro arrivi a mangiargliela oppure, se è dominante, mangia il più in fretta possibile per poi andare a “rubare” anche il cibo del suo amico-nemico. I RIMEDI DA ADOTTARE SE IL VOSTRO CANE MANGIA TROPPO IN FRETTA Per evitare che il vostro cane mangi troppo voracemente, è necessario anzitutto tenere a bada l’eccitazione che prova al momento della tanto desiderata “pappa”. Ma come? Per prima cosa non fomentate la sua frenesia, quindi non preannunciate al vostro quattrozampe l’arrivo del cibo, chiamandolo o agitando davanti a lui la confezione delle crocchette, ma al contrario preparate la sua ciotola se possibile senza farvene accorgere, così da presentarla al cane quando è già pronta. Certo non è facile, perché i nostri amici pelosi “captano” subito ciò che più interessa loro; se annusano anzitempo il profumo della “pappa” predisponete il necessario per il pasto con calma e cercate di lavorare sull’autocontrollo dell’animale. Non porgete la ciotola al cane finché dimostra di essere eccitato, piangendo, ululando, girando in tondo o saltando; fatelo sedere e poggiate la ciotola a terra solo quando il cane è tranquillo. Dopodiché date al cane il tempo per mangiare (circa 10 minuti), senza togliergli o allontanargli mai la ciotola finché non ha finito, altrimenti otterrete come effetto quello di spingerlo a mangiare più in fretta, perché cercherà di “spazzolare” tutto il più velocemente possibile, prima che il cibo gli venga sottratto. Un’altra soluzione può essere quella di suddividere il pasto in razioni più piccole, ad esempio versandogli nella ciotola dell’altro cibo, solo dopo che ha finito la prima porzione, in modo da costringerlo a non ingoiare delle quantità troppo abbondanti e a fare una pausa tra un boccone e l’altro. Potete anche distribuire la “pappa” negli stampi delle teglie per muffin così da indurre il cane ad assumere piccole dosi alla volta o scegliere delle ciotole apposite in vendita nei negozi per animali.

Leishmaniosi nel cane: tutto quello che c’è da sapere per proteggere il nostro pet

Salute & Benessere Redazione - 07 Apr 2021

Se in passato la Leishmaniosi era diffusa solo nelle regioni collinari appenniniche e litoranee, in seguito ai cambiamenti climatici degli ultimi decenni la malattia si è diffusa anche nella Pianura Padana. Sono di recentissima segnalazione anche nuovi focolai nel Piemonte e nel Triveneto, ma anche in Lombardia, con tendenza alla diffusione dalle zone oltre-padane a quelle cis-padane. Leishmaniosi cane cos'è Con l’arrivo della primavera, e soprattutto del mese di Aprile, tutti i proprietari di cani corrono al riparo per proteggere i propri amici a quattro zampe dalla Leishmaniosi. Ma che cos'è la Leishmaniosi? Si tratta di una diffusa malattia infettiva protozoaria (ovvero provocata da Protozoi) trasmessa da un insetto, il flebotomo che, nonostante terapie appropriate e mirate, ha tassi di letalità rilevanti. Ma come si trasmette nel cane e quali sono le zone d’Italia più a rischio? MYLAV (https://saluteanimale.net/#chi-siamo), laboratorio di analisi veterinarie che, con un team di esperti a 360°, si prende cura della salute di cani, gatti, cavalli e degli altri animali da compagnia - insieme al supporto del Dott. Luigi Venco (Med. Vet. Specialista in Clinica dei Piccoli Animali), ha voluto fare il punto sulla tematica, dando anche qualche prezioso consiglio su come evitare questa frequente malattia. Parola chiave: prevenire. Il flebotomo responsabile della trasmissione della Leishmaniosi è un insetto ematofago (che si nutre di sangue, come le zanzare) che predilige le ore crepuscolari e notturne per cibarsi, così come i mesi caldi. I flebotomi si trovano principalmente in ambienti rurali e costieri delle regioni meridionali e delle isole, poiché per lo sviluppo e la crescita delle larve necessitano di temperature relativamente calde e di umidità elevata. Quando un flebotomo punge un cane infetto assume il protozoo diventando infettante, ossia in grado di tramettere la Leishmaniosi pungendo un animale sano dai 4 ai 20 giorni. La Leishmaniosi non colpisce solo i cani, ma può colpire anche i gatti ed altre specie animali selvatiche come i conigli, arrivando ad infettare anche l’uomo. La Leishmania viene trasmessa dai flebotomi nel periodo che va da Aprile a Novembre (in relazione alle diverse condizioni climatiche) e la sua diffusione è in costante aumento. “Per lungo tempo, la Leishmaniosi canina è stata considerata stabilmente endemica nell'Italia meridionale e centrale, e nelle aree litoranee del nord Italia, con tassi di siero prevalenza fino al 53,1% - spiega il Dr. Luigi Venco, esperto di MYLAV - Tuttavia, sulla base di dati recenti inerenti la raccolta e l’identificazione di flebotomi, l’individuazione di casi autoctoni nel cane e di casi nell’uomo, nuovi focolai di Leishmaniosi canina sono stati individuati nelle regioni settentrionali in cui la malattia era precedentemente considerata non endemica”. Inizialmente la Leishmaniosi era infatti diffusa solo nelle regioni collinari appenniniche, ma attualmente si trova anche nella Pianura Padana, dove in seguito al cambiamento delle condizioni climatiche (aumento delle temperature invernali, scomparsa della nebbia), si sono verificate le condizioni per la sopravvivenza di uova e larve dei Flebotomi in diapausa nel periodo invernale. Sono di recentissima segnalazione nuovi focolai nel Piemonte e nel Triveneto, ma anche in Lombardia, con tendenza alla diffusione dalle zone oltre-padane a quelle cis-padane nella provincia di Pavia e numerosi altri focolai nelle provincie di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano e Cremona. Leishmaniosi cane sintomi Ora vediamo nel dettaglio i sintomi della Leishmaniosi. In corso di Leishmaniosi, i pazienti possono essere suddivisi in tre categorie in base ad una combinazione di segni clinici e rilievi di laboratorio. I cani possono essere suddivisi in “esposti”, “infetti” e “malati”. Gli “esposti” sono pazienti clinicamente normali – o con segni clinici riconducibili ad altre malattie - che posseggono titoli anticorpali negativi o bassi (prossimi al valore soglia - del laboratorio), ma che sono negativi alla ricerca del parassita mediante citologia e/o PCR. I cani “infetti” sono pazienti clinicamente normali – o con segni clinici riconducibili ad altre malattie – ma in cui è stata dimostrata la presenza del parassita nei tessuti mediante identificazione diretta (es. citologia e/o PCR). In questi pazienti, i titoli anticorpali risultano negativi o bassi (prossimi al valore “soglia” del laboratorio”) ma non sono presenti alterazioni clinico-patologiche riferibili a Leishmaniosi. I cani “malati” sono pazienti infetti, in cui la presenza del parassita è dimostrata mediante citologia e/o PCR, indipendentemente dal titolo anticorpale, o con titolo anticorpale uguale o superiore di 4 volte il valore “soglia” del laboratorio. In questi soggetti si identificano segni clinici e / o alterazioni clinico patologiche riferibili a Leishmaniosi. Infine, i “gravemente malati” sono pazienti in cui si identificano gravi condizioni cliniche come nefropatia proteinurica, insufficienza renale cronica, patologie oculari gravi e artropatie. Leishmaniosi cane prevenzione Per prevenire questa pericolosa malattia, è necessario utilizzare prodotti a base di piretroidi (sia in pipette sia in collari antiparassitari), da utilizzare in particolar modo nei mesi da Aprile a Novembre. Se si abita in una zona particolarmente a rischio, può essere anche utile limitare le passeggiate serali del cane in campagna così come nelle zone rurali, dove è più alta la concentrazione di flebotomi. È inoltre a disposizione sul mercato un vaccino che non protegge da infezione ma che riduce di molto la probabilità che un cane infetto sviluppi la malattia clinica. Leishmaniosi cane cura Al giorno d’oggi una cura in grado di guarire definitivamente dalla Leishmaniosi non esiste ancora, proprio per questo è meglio mettere in atto tutte le precauzioni possibili per prevenire questa malattia, piuttosto che curarla. Se un cane ha contratto la Leishmania, è necessario intraprendere con il proprio veterinario di fiducia una terapia farmacologica, in base allo stadio della malattia, che riesca a controllare i sintomi garantendo uno stato di benessere del cane. Sono poi importanti controlli veterinari specifici periodici per tutto il corso della vita dell’animale in base allo stadio clinico, oltre all’utilizzo di pipette/collari antiparassitari a base di piretroidi, per evitare che diventi fonte di contagio per altri. È importante spiegare ai proprietari di animali che un cane con Leishmaniosi può tranquillamente vivere una vita normale, senza sofferenze o limitazioni. Ovviamente, più un cane viene curato ai primi sintomi, migliori saranno le probabilità di successo della terapia. È importante ricordare poi che anche se il cane non presenta più i sintomi caratteristici della Leishmaniosi, ciò non vuol dire che il parassita sia stato eliminato, nella maggior parte dei casi infatti continua a sopravvivere, controllato dal sistema immunitario, nel cane, esponendolo a potenziali recidive” concludono gli esperti di MYLAV.

Come tranquillizzare un cane

Come tranquillizzare un cane: la soluzione di adaptil

Salute & Benessere Redazione - 10 Dic 2020

Da qualche tempo ti stai chiedendo se, oltre ai suggerimenti del tuo addestratore cinofilo, ci siano delle valide soluzioni per capire come tranquillizzare un cane? Beh, allora sei capitato nel posto giusto al momento giusto! In questa guida ti daremo una serie di consigli che potrebbero rivelarsi molto utili. Ma andiamo con ordine. Statisticamente, uno dei motivi più frequenti per cui i padroni si rivolgono all'educatore cinofilo è che il proprio quattro zampe manifesta delle paure. Possono essere diverse le circostanze per cui un cane si mostra spaventato: quando ad esempio viaggia in auto, oppure quando incrocia altri cani o ancora nel momento in cui dovesse verificarsi un temporale. Non sempre poi certe paure possono essere circoscritte a situazioni contingenti: se ad esempio hai adottato un cane dal canile, potrebbe essere che la sua vita sia stata purtroppo macchiata da abbandoni o maltrattamenti. Cose che segnano insomma, e che non si possono superare in pochi giorni. Ovviamente ciascun cane ha poi il proprio carattere, la propria soggettività e il proprio bagaglio genetico ed esperienziale. Ogni caso va dunque valutato singolarmente, così da individuare la linea di azione adatta di volta in volta. Tuttavia esistono alcuni principi generali e delle ulteriori soluzioni per riuscire a tranquillizzare il tuo cagnolino. Come tranquillizzare un cane: cosa fare Il primo step da fare per riuscire a calmare il proprio pet è conquistare la sua fiducia: per lui noi dobbiamo essere un rifugio sicuro, una base forte su cui poter contare in ogni momento. Per questo dobbiamo rapportarci con il nostro quattro zampe con grande equilibrio e sicurezza. Se ad esempio ha paura di un determinato oggetto, facciamogli vedere che non è pericoloso: avviciniamoci, tocchiamolo e vedrai che anche Fido si avvicinerà curioso e meno spaventato. Devi dimostrarti inoltre un padrone attivo, disposto a divertirsi insieme al proprio cane, magari nascondendo un gioco o... te stesso! Il gioco è fondamentale: se ad esempio il tuo cane si inquieta in presenza di bambini, iniziate a giocare insieme a lui dicendo al bimbo in questione di non toccarlo né di avvicinarsi. A poco a poco, giocando, vi ritroverete vicino al piccolo umano, senza che il pet se ne sia accorto. Quando noterà la presenza del bambino magari si spaventerà, ma capirà anche che non c'è pericolo dal momento che non gli è successo nulla. Questo contribuirà un po’ alla volta a desensibilizzarlo, esponendolo cioè all’oggetto delle sue paure molto gradualmente e senza mai forzarlo, finché si abituerà e le sue reazioni fobiche svaniranno o diminuiranno. Certo non bisogna pensare che ciò avvenga da un giorno all’altro: per alcuni cani possono occorrere anche mesi o addirittura anni. È necessario dunque avere pazienza, calma e serenità. Come tranquillizzare un cane: cosa non fare Se proprio non sai come comportarti di fronte alle paure del tuo cane, la cosa migliore è sempre rivolgersi ad un bravo educatore cinofilo, senza improvvisarsi addestratori perché rischiereste di peggiorare la situazione. Ma ci sono alcune cose che sicuramente non vanno fatte: 1. Non sgridatelo o picchiatelo: non solo il cane continuerà ad avere paura di ciò che tanto lo spaventa, ma in questo modo imparerà a temere anche voi. Niente di peggio per chi già è timido e pavido! 2. Non costringetelo ad accostarsi all’oggetto o alla persona che lo intimorisce: aumenterete ancor di più la sua ansia e il suo senso di sottomissione; 3. Non premiate le sue fobie: se il cane ha paura, magari in presenza di un altro cane, non coccolatelo o ricompensatelo con del cibo, perché in questo modo rafforzereste il suo atteggiamento fobico, comunicandogli che fa bene ad avere paura. Detto questo, vogliamo fornirti un ultimo consiglio, ovvero una soluzione che potrebbe rappresentare un ottimo modo per tranquillizzare il tuo quattro zampe. Adaptil: la gamma di prodotti per il benessere dei cani Un valido aiuto per la gestione delle situazioni di disagio è rappresentato dalla gamma di prodotti Adaptil, che con la loro azione non farmacologica portano serenità e tranquillità sia al cane ma anche al padrone. Sviluppati da Ceva Salute Animale, azienda globale nel settore della veterinaria e leader nell'ambito degli aspetti comportamentisti, i prodotti Adaptil sfruttano i feromoni, che portano un messaggio di naturale appagamento al tuo cucciolo o cane adulto. I feromoni contenuti in Adaptil riproducono tutte le proprietà di quelli naturali materni: per questo motivo infondono uno stato di benessere nell'animale e forniscono un valido aiuto ai disturbi comportamentali associati a stress o paura. Lo ribadiamo: non sono farmaci, ma hanno un'efficacia clinicamente dimostrata. Non danno effetti collaterali. Per quanto riguarda le maggiori situazioni d'uso, sono l'alleato ideale per la prevenzione/riduzione dello stress quando il cane: Percepisce alcune situazioni come difficili (ospiti in casa, visite veterinarie ecc.) Deve adattarsi ad un nuovo ambiente e affrontare nuove esperienze Mostra problemi legati all'assenza del proprietario, com distruzioni, deiezioni inappropriate ecc. In questo caso c'è un prodotto specifico, ovvero Adaptil Calm Home Diffusore Ha paura dei rumori forti (parlavamo dei temporali, ma anche dei fuochi d'artificio) Ha ansia di viaggiare in auto o su altri mezzi di trasporto E' cucciolo ed entra nel periodo di socializzazione In conclusione, questa linea di prodotti - lanciata con l'hashtag #semprefeliciinsieme - risulta un fedele alleato per la serenità del tuo amico del cuore. #ad #Adaptil

leishmaniosi cane

La leishmaniosi è un pericolo per il nostro cane: ecco come proteggerlo

Salute & Benessere Redazione - 20 Lug 2020

La leishmaniosi è una malattia grave, potenzialmente letale per il cane e può colpire anche l’uomo. La leishmaniosi è causata da un protozoo che viene trasmesso al cane tramite la puntura di insetti simili alle zanzare, i flebotomi o pappataci. E’ormai diffusa in tutta Italia, in modo particolare al Centro e al Sud Italia, ma con diversi focolai anche al Nord. Muoversi con il nostro amico a 4 zampe è un piacere, soprattutto in vacanza, ma questo non ci deve far dimenticare di adottare le precauzioni necessarie a ridurre al minimo i rischi legati alla presenza dei flebotomi. Di seguito vedremo come fare, indicando i prodotti repellenti ed insetticidi che sono in grado da un lato di tenere lontani i pappataci dal cane, dall’altro di interromperne il ciclo vitale e riproduttivo. No ai rimedi casalinghi: non funzionano ed espongono il nostro cane Sgombriamo il campo innanzitutto da un equivoco. In rete circolano decine di rimedi naturali fatti in casa che, secondo chi li propone, sarebbero in grado di allontanare i pappataci dai nostri amici a 4 zampe. Purtroppo – come spesso accade in questi casi – questi rimedi naturali non vantano alcun tipo di efficacia dimostrata, per cui il rischio di esporre il nostro cane alle punture dei flebotomi rimane molto alto. Meglio quindi pensare di utilizzare un farmaco studiato appositamente per il cane che abbia tutte le caratteristiche necessarie per proteggerlo da questi insidiosi parassiti. Si può scegliere un prodotto spot on a tripla azione La scelta più indicata per la maggioranza dei cani è quello di prodotti a tripla azione, ovvero antiparassitari che possono essere utilizzati da soli per combattere tutti i principali parassiti del cane: pulci, zecche, zanzare e pappataci. Questi prodotti hanno una tripla azione: azione insetticida che interrompe il ciclo vitale e riproduttivo di pulci, zecche, zanzare e pappataci; azione repellente che tiene insetti volanti e parassiti lontani dal nostro cane; azione rapida e di lunga durata La comodità di tali soluzioni è indubbia: con una sola applicazione di prodotto spot on direttamente sulla cute del nostro cane (dopo aver separato bene il pelo, in un punto in cui l’animale non si possa leccare) siamo in grado di difenderlo da tutti i parassiti. L’efficacia del trattamento dura fino a 4 settimane. Questi prodotti sono il frutto di ricerche scientifiche e sono stati commercializzati sulla base dei risultati dimostrati in fase di registrazione: rappresentano la soluzione migliore per garantire un’adeguata protezione al nostro cane. Con un solo prodotto siamo dunque in grado di garantire una copertura a 360° gradi al nostro cane e, nello stesso tempo, di ridurre la presenza nell’ambiente di questi pericolosi parassiti. Con la leishmaniosi non si scherza: meglio prendere provvedimenti subito La leishmaniosi è una patologia grave, potenzialmente letale, che può svilupparsi anche con periodi di incubazione molto lunghi. Una malattia in grado di attaccare il sistema immunitario del cane, esponendolo nel tempo anche a patologie di tipo sistemico. Prendere provvedimenti non è soltanto utile, ma anche necessario. Motivo per il quale non possiamo che ripeterti ancora una volta: scegli il prodotto giusto e comincia, da subito, a proteggere il tuo cane!

veterinario 24 ore

Il veterinario: come capire se il cane sta male

Salute & Benessere Redazione - 19 Mar 2019

Tutti noi portiamo regolarmente il cane dal veterinario, per le cure e le attenzioni di routine. Questo professionista è colui che si occupa dei vaccini periodici, ma ci potrà aiutare anche con parassiti di vario genere o con le più comuni e diffuse malattie, che vanno soprattutto prevenute. Ci sono poi dei casi in cui è opportuno portare il cane dal veterinario, in modo da scongiurare la presenza di patologie gravi o di problemi che con il tempo potrebbero rivenire irrisolvibili. Il comportamento del cane Anche se ogni singolo cane ha il proprio comportamento originale, la propria personalità, è anche vero che alcuni atteggiamenti del cane ci possono far capire che qualcosa non va. Un animale che non mangia davanti alla ciotola dei pasti quotidiani, che non fa le feste al padrone che torna dopo ore fuori di casa, che non vuole giocare o che dormicchia per l’intera giornata. Sono tutti comportamenti che potrebbero essere dovuti a situazioni che si risolvono da sole; allo stesso tempo però potrebbe celare importanti problematiche, che è bene considerare sin dal loro inizio. In tutti i casi in cui il nostro cane ha un comportamento che non comprendiamo, conviene portarlo dal veterinario, in modo da scongiurare la presenza di una patologia. Le diagnosi fatte in casa purtroppo possono essere del tutto scorrette e in alcuni casi le cure tempestive sono essenziali. Come abbiamo detto poi, ogni animale è un caso a sé stante: ci sono cani che giocherebbero anche se svegliati in piena notte, altri che dopo una passeggiata non si smuovono dal cuscino neppure se invitati con un osso. Un trauma improvviso In linea generale i cani sono animali in grado di resistere a leggere cadute o piccoli traumi che si possono verificare nel corso di una comune giornata in casa, o durante una passeggiata fuori casa. Come dicevamo prima però ognuno conosce il proprio cane; in alcuni casi basta il respiro affannoso a riposo per farci comprendere che qualcosa non va. Se un evento del genere si verifica dopo una caduta o un trauma, il veterinario potrà valutare rapidamente la problematica, se presente, per cercare di risolverla al più presto. Ovviamente poi la gravità del problema dipende da una serie di fattori, quali ad esempio le dimensioni dell’animale e la sua età. Con il passare degli anni poi i comportamenti cambiano, se un cane anziano non ha voglia di correre dobbiamo farcene una ragione piuttosto che cercare una cura che non esiste. Se però dopo una caduta il nostro amico a 4 zampe si mostra particolarmente stanco, poco reattivo o sonnolento, allora portiamolo subito dal veterinario. In questi casi le cliniche con servizio veterinario 24 ore su 24 sono particolarmente preziose. Meglio andare subito dal veterinario Purtroppo non sempre si controllano i comportamenti del proprio cane. Ci sono animali che vivono in una zona diversa della casa rispetto ai proprietari; ci sono cani anziani che hanno l’abitudine di dormire molte ore al giorno, difficile capire quando questo comportamento è dovuto non all’età ma a un problema; in alcuni casi gli animali hanno a disposizione molto spazio, quindi è difficile seguirli per tutto l’arco della giornata. Nella situazione più classica il cane sta male già dal mattino, ma noi ce ne accorgiamo di sera, quando torniamo dal lavoro. Per tutti questi motivi quando notiamo un comportamento bizzarro, oppure una gamba che si muove in modo strano o il ventre molto dilatato, evitiamo di attendere oltre. Un animale che respira molto male potrebbe avere una lieve malattia respiratoria, oppure potrebbe aver ingerito una sostanza velenosa, che sta causando la presenza di fluido nei polmoni. Meglio quindi affrettarsi a portare il nostro amico dal veterinario, per comprendere subito quale sia il problema e porvi rimedio.

cane respira male

Perchè il cane respira male: alcuni consigli su cosa fare

Salute & Benessere Redazione - 19 Ott 2018

Se il cane respira male ci troviamo di fronte ad un problema dalle tante sfumature ed intensità, quindi non è facile inquadrare con esattezza ed immediatezza la gravità della situazione. Un cane può respirare male o - parafrasando - avere il cosiddetto "affanno" per varie ragioni. In primo luogo è bene tentare di capire se si tratta di una situazione prettamente passeggera-temporanea, dovuta e circoscritta ad un evento in particolare oppure se nasconde radici più profonde. Questo perché si verificano situazioni simili anche per noi esseri umani: un conto è avere il fiatone dopo una corsa breve ed effettuata essendo platealmente fuori allenamento, un altro è non riuscire più a fare le scale del proprio condominio salite in scioltezza nella quotidianità. E' normale insomma avere un po' di affanno e non respirare bene dopo uno sforzo di un certo tipo, tuttavia il disagio non dovrebbe prolungarsi che per qualche minuto! In caso contrario invece - per noi così come per i nostri amici a quattro zampe - occorre porsi qualche domanda in più e andare a fondo della questione. Che cosa fare quando il cane respira male? Preso atto che non si tratta di un semplice momento di affaticamento, possiamo dire che il più delle volte si tratta di un problema legato alle vie respiratorie. In questo senso possiamo poi fare una distinzione tra atto inspiratorio e atto espiratorio. La sostanza è che da questo genere di situazioni possono svilupparsi patologie più gravi come bronchiti, tracheiti e polmoniti - che loro volta possono rivelarsi di varia tipologia e natura: da inalazione di sostanze irritanti ad esempio, ma anche virali-batteriche, oppure allergiche e parassitarie. In altri casi invece il problema potrebbe riguardare l'apparato cardiaco o comunque in zona toracica. Nella prima evenienza potremmo trovarci di fronte a edema polmonare o versamento pericardico; nella seconda invece si potrebbe sfociare in versamenti pleurici, vera e propria torsione di un lobo polmonare oppure ernia diaframmatica. Può fare molto preoccupare se il cane respira male quando dorme, soprattutto se cucciolo: comprendiamo il patema, poiché vedendo il vostro amico peloso dormiente ma al contempo sofferente vi sentirete un po' inermi, dal momento che risulterà difficile capire effettivamente quanto l'animale stia soffrendo. Come monitorare il respiro del cane Innanzitutto un dato: tenete presente che in media un cane compie tra i 18 e i 34 respiri al minuto. Dunque se si rientra in linea di massima in questi parametri non c'è troppo da preoccuparsi. Monitorate con attenzione prima di allarmarvi. Piccolo intermezzo in cui rassicuriamo i padroni sul fatto che può essere assolutamente normale che il cane abbia l'affanno e respiri male durante tutte quelle situazioni in cui è costretto a spostarsi col trasportino, sia che il tragitto sia da fare in macchina sia che ci si sposti a piedi. Ma le situazioni in cui un cane può ritrovarsi a respirare male non finiscono qui. La causa può essere ad esempio anche uno squilibrio acido-base. Oppure la febbre e il colpo di calore: apparentemente banali ma comunque fastidiose per il cane. Le cause che posso portare a respirare male Ogni tipo di forte dolore, poi, ha delle ripercussioni negative sulla respirazione: ernia discale, traumi alla colona vertebrale, forte dolore addominale. Qualche volta in casi di dispnea - ovvero quando si respira male - il cane può anche arrivare a vomitare: il vomito è indubbiamente da prendere come un campanello d'allarme. Se in questo caso il cane andrà ad espellere dalla bocca, ci sono situazioni di respirazione parossistica nel quale il cane respira male dal naso. In entrambi i casi il consiglio è quello di rivolgervi al veterinario di fiducia. Può risultare ancora più inquietante vedere il proprio cane respirare letteralmente "a scatti", come indemoniato: anche in questo caso è bene non perder tempo e portare il cane all'ambulatorio più vicino, poiché è difficile che si tratti di un semplice colpo di caldo. In caso di tachipnea, invece, il cane respira in maniera palesemente accelerata. In tutte queste situazioni, il cane - tendenzialmente - si ritrova anche ad essere inappetente e quando un cane non mangia ovviamente è bene che al padrone si accenda una spia di pericolo in testa. Non solo cibo, ma anche liquidi: il vostro amico peloso farà fatica bere, attanagliato nella morsa dei problemi respiratori.  Il veterinario valuterà la gravità della malattia, cosa che non vi sarà impossibile fare a livello "casalingo". Il cane potrebbe dover fare delle analisi, ma spesso nulla di troppo invasivo. Valutate con attenzione quanto letto in questo articolo prima di allarmarvi inutilmente ma non prendete mai la salute del vostro cane sottogamba!

il cane si gratta

Perchè il cane si gratta: cause, cosa fare e rimedi naturali

Salute & Benessere Redazione - 01 Ott 2018

Se il cane si gratta saltuariamente non c'è da preoccuparsi, ma occhio a quando diventa un comportamento frequente. Il cane si gratta e non sai il motivo? Beh, devi sapere intanto che il prurito del cane è una delle tante questioni legate al mondo cinofilo che rischiano di essere prese sottogamba sia dai neofiti che dai padroni più esperti. Diciamo che per il cane grattarsi può assolutamente essere una pratica comune, ma occorre monitorare con attenzione questo fenomeno per evitare che possa degenerare. Un po' come per gli esseri umani, il prurito può essere una "cosa da niente" oppure essere indice e inizio di qualcosa di più grave. Ovviamente bisogna tenere conto anche della soglia di sopportazione del singolo animale/individuo, che potrebbe trarci in inganno. Il cane si gratta: cause Quali possono essere le cause principali e più frequenti di prurito nel cane? Che cosa porta il nostro amico a quattro zampe a grattarsi, magari anche in maniera compulsiva? In generale possiamo fare una prima macro-suddivisione in cause legate a malattie allergologiche (alimentari oppure stagionali) e cause di tipo parassitario. In questo articolo proveremo a dare una panoramica di questo fenomeno, capendo come prevenire e curare l'eccessivo grattarsi del nostro caro quadrupede peloso. Bisogna ad esempio tentare di capire se si tratta di un disturbo estemporaneo oppure cronico, così da agire in maniera adeguata, se necessario consultandosi col veterinario di fiducia. Ad esempio alcuni disturbi sono legati in senso stretto ad alcuni periodi dell'anno, insomma alle stagioni: vedi ad esempio il polline in primavera o le zanzare in estate. Questo genere di pruriti può sfociare nella cosiddetta dermatite: forma più acuta e prolungata che rischia di non dare pace al vostro cane. Se quest'ultimo continua a grattarsi con insistenza, non esitate a portarlo in ambulatorio. Un altro capitolo fondamentale in questa trattazione del prurito canino è quello legato alle pulci. Forse non vi era venuto in mente, eppure si tratta di una causa ancora molto diffusa. Nessun cane è esente dal poter beccare questi fastidiosissimi parassiti, nemmeno il più candido e pulito. Il cane si gratta: rimedi Quali possono essere considerati i rimedi a questa spinosa questione? Ce ne sono sia di naturali che di farmaceutici, a seconda dei casi e della gravità. Insomma, che fare in questi casi? Non allarmatevi e date un'occhiata a questi consigli. In primo luogo, una alimentazione sana o quantomeno più sana: una dieta (ri)equilibrata, magari seguita da un nutrizionista vero e proprio, può ristabilire il "Ph" del nostro amico, sia a livello epidermico che a livello emotivo. Un rimedio se vogliamo un meno ortodosso e più "creativo" è quello della musicoterapia, che potrebbe alleviare lo stress del cane e con esso anche l'impulso di grattarsi. Andiamo ora a presentare alcuni casi specifici, tenendo ben presenti tutte le info elencate fino ad ora: Il cane si gratta l'orecchio: il prurito alle orecchie è in assoluto uno dei più diffusi nell'universo cinofilo. Infatti è legato a delle patologie specifiche come l'otoacariasi, legata ad un parassita invisibile che si annida subdolamente soprattutto tra i cuccioli (non solo di cane ma anche di gatto). Il cane si gratta il muso: un altro prurito piuttosto diffuso, fatto che non stupisce se pensiamo che per i cani l'olfatto ha una importanza molto superiore rispetto a quanta non ne abbia per noi esseri umani. Dunque il nostro amico a quattro zampe utilizza tantissimo il suo musetto, per captare ed interpretare gli odori che lo attraversano. Ovviamente gli capiterà di strusciare il muso un po' ovunque, aumentando il rischio di venire a contatto con sostanze che possono provocare irritazione e dunque pruriti. In alcuni casi si può ricondurre il tutto alle allergie: al polline, agli acari della polvere, al contatto con un qualche materiale presente ad esempio in oggetti con cui si ritrova a stare in stretto contatto (vedi le ciotole in cui mangia). Il cane si gratta sotto la pancia: anche in questo caso cause e rimedi possono essere molteplici. Potrebbe trattarsi una intolleranza alimentare che lo porta a toccarsi sempre all'altezza dello stomaco oppure potrebbe essere qualcosa di legato al contatto: dal momento che il cane si sdraia e struscia un po' ovunque potrebbe grattarsi a causa dello sfregamento con dell'erba o simili. Il cane si gratta e si morde: può succedere che un semplice prurito degeneri in qualcosa di insopportabile per il cane. In alcuni casi, infatti, l'animale non si limita a grattarsi ma arriva addirittura a mordersi. In questi casi possono subentrare anche dei veri e proprio squilibri ormonali e/o emotivi (ansia e nervosismo in genere, ma più raramente anche la noia). In questo caso il grattarsi e il conseguente mordersi rischiano di diventare davvero un'attività quasi compulsiva per l'animale. Il cane si gratta sempre e perde pelo: qualche volta il fatto che il cane si gratti per un periodo di tempo prolungato porta alla perdita di pelo. In questo caso la situazione inizia a complicarsi e farsi seria. C'è anche un termine tecnico-medico per descrivere il diradarsi del pelo: alopecia. In questo senso, quali sono le zone più colpite? Addome, fianchi, ascelle, collo e inguine. Subito dopo questa panoramica, si possono fare una serie di osservazioni di carattere generale in merito ai pruriti dei cani e al modo di comportarsi di fronte ad un cane che si gratta. Da un lato occorre fare attenzione a dove il nostro cane passa le sue giornate, al suo habitat diciamo, che deve essere sempre pulito e salubre. Dall'altro è universalmente riconosciuta l'importanza di una dieta il più possibile sana ed equilibrata, che favorisca anche la salute di pelle e pelo del nostri animale. Sia per l'alimentazione sia per la pulizia, fareste bene a servirvi solo di prodotti certificati e di qualità, per evitare di mettere il cane a contatto con sostanze potenzialmente nocive o addirittura non a norma. Per il resto, monitorate che non si tratti di un semplice "fuoco di paglia" per il quale non val la pena allarmare il veterinario o se invece è meglio ricorrere di corsa ad un parere medico.

il cane vomita

Perchè il cane vomita: cosa fare e rimedi naturali

Salute & Benessere Redazione - 08 Set 2018

Se il cane vomita ci troviamo di fronte ad una situazione in alcuni casi da non sottovalutare. Cosa fare se il cane vomita? Si tratta di un problema più comune di quello che potete immaginare: in linea di massima non c'è da allarmarsi, tuttavia la questione non è nemmeno da prendere sotto gamba. In questo articolo proveremo a darmi alcuni consigli utili su come affrontare questa situazione, analizzando anche varie tipologie di vomito che possono presentarsi a seconda dei casi. Un po' come per gli essere umani, il vomito può suggerire giusto dei piccoli disagi fisici oppure essere l'anticamera di qualcosa di può grave. Ovviamente si tratta di un fenomeno molto diverso da quello che accompagna la vita dei nostri amici felini: i gatti vomitano più di frequente, come a volersi "depurare" da una serie di scorie dell'organismo. Per i cani la faccenda è po' diversa. Innanzitutto: non fatevi prendere dal panico! Questo è un consiglio che vale in ottica generale. Analizzate con il giusto mix di calma ed attenzione la situazione. Ad esempio, è sempre necessario portare il cane dal veterinario in caso di vomito? Diciamo che se si tratta di un episodio sporadico - tendenzialmente - si può anche bypassare il consulto medico, mentre - pur senza allarmarsi in maniera esagerata - se i conati di vomito diventano frequenti è opportuno fare una telefonata al veterinario di fiducia. In ogni caso, in attesa di capire come procedere o comunque prima di portare il nostro amico peloso in ambulatorio, occorre sospendere la somministrazione di cibo. Non solo: meglio eliminare momentaneamente anche l'acqua. Non fatevi ingannare nemmeno dall'erba: qualche volta può fungere da palliativo ma se il vomito è persistente sarà meglio non ingerire nemmeno quella. Potrebbe interessarti anche Il cane mangia l'erba e vomita: bisogna preoccuparsi? In generale, a questo punto, occorre fare una distinzione apparentemente lieve tra rigurgito e vomito vero e proprio: il rigurgito è meno grave e avviene quasi sempre nell'immediato dopo-pasto, quando il cibo non ha ancora avuto modo di essere digerito. Il cibo, in pratica, viene espulso praticamente intero, ma non sono presenti sintomi di nausea o bile. Questi ultimi sono invece palesi nel caso del vomito, insieme ad una notevole agitazione del cane, nonché - se il caso è piuttosto grave - di sangue. In quest'ultimo caso, ovvero se doveste notare delle tracce di sangue, i casi sono due, in linea di massima: rottura di capillari dovuta allo sforzo (meno grave), sintomi di ulcera oppure avvelenamento (decisamente più gravi). Va detto che anche il vomito non è una sostanza "uguale" in tutti i casi, anzi. Ce ne sono di diverse tipologie. Proveremo ora ad elencarne alcune, tentando di capire cosa possono implicare. Il cane vomita giallo In gergo strettamente medico, va generalmente ad indicare una provenienza duodenale oltre che una scarsa percorribilità del piloro. Si tratta di un vomito gastrico che può via via virate verso il marroncino. Spesso comunque è riconducile ad un digiuno prolungato dell'animale. Quando poi il cane si ritrova effettivamente a mangiare, il suo stomaco rischia di andare "su di giri". Il cane vomita verde In genere, se il vomito del cane ha un colore verdastro non si tratta succhi gastrici ma bile. Il cane vomita marrone Ci sono delle cause ricorrenti nel vomito marrone del cane: delle ulcere emorragiche, delle forme di ostruzione intestinale, tumori o malattie gengivali e ovviamente anche l'aver ingerito del cibo inappropriato. Il cane vomita schiuma Anche in questo caso le cause possono essere molteplici: 1) Il cane mangia troppo in fretta e così facendo va ad ingurgitare anche peli e/o polvere. 2) Fanno troppo movimento o comunque fanno uno sforzo eccessivo o fuori misura. 3) Una comune gastrite durante la quale vanno ad espellere liquido biliale. 4) Addome gonfio a causa del fatto che lo stomaco va a bloccare le sostanze in uscita. Il cane vomita sangue Si tratta di uno dei casi da monitorare con più attenzione. Come abbiamo specificato poco più su in questo stesso articolo, da un lato più "semplicemente" trattarsi di un capillare rotto a causa dello sforzo nei conati, dall'altro potrebbe trattarsi di ulcera o avvelenamento ed in questo caso non ci sarebbe assolutamente tempo da perdere. Il cane vomita e non mangia Sembra quasi scontato dirlo ma non lo è: difficilmente un cane che vomita con una certa regolarità avrà appetito. Tuttavia qualora il suo istinto vorace dovesse prendere il sopravvento dovrete essere voi ad evitare di dargli qualsiasi cosa da mangiare, in attesa dei controlli del caso. Il cane del resto potrebbe essere preda di parassiti intestinali, avere la diarrea o essere stato contagiato da malattie infettive. Ora, questo elenco vuole essere giusto indicativo: non è facile distinguere sempre con esattezza la tipologia di vomito del cane, così come non è facile fare una diagnosi "casalinga". In tutti i casi ci sono delle situazioni e della cause ricorrenti, che tuttavia possono richiedere cure differenti a seconda dei casi ma anche a seconda della razza, dell'età e del background medico dell'esemplare. Potrebbe interessarti anche Il cane non mangia: i motivi In larga misura, le cure a cui il cane potrà andare in contro comprendono: farmaci antivomito, antidiarrea e/o antidiarrea; semplici protettori gastrici oppure fluidi intravenosi, fino a terapia più "toste" come antibiotici o sverminanti. Come vedete, non esiste un rimedio unico né dei rimedi casalinghi in senso stretto: occorre applicare il buonsenso e capire quando si tratta di una semplice "giornata no" per lo stomaco del vostro amico quadrupede e quando invece vi trovate dinnanzi ad una situazione ben più grave. Per sicurezza, fate sempre tutti gli esami e le analisi del caso, così da evitare brutte sorprese. Per il resto, ricordatevi che l'alimentazione del vostro cane deve essere sempre curata: non solo nello scegliere che cosa dargli in pasto, ma anche nel monitorare come il cibo viene deglutito. Tenete gli occhi puntati sui "piccolini" che rischiano di buttar giù bocconi troppo grossi e allo stesso tempo attenzione ai cani di taglia grande, soprattutto se particolarmente voraci, poiché potrebbero mangiare con una sorta di "effetto aspirapolvere". Il corpo però non perdona e tende a rigettare tutto quello che è entrato in maniera eccessiva oppure con modalità errate.

Ernia del disco nel cane: cause, sintomi e cura

Salute & Benessere Redazione - 01 Giu 2018

Nel nostro focus andiamo ad analizzare l'ernia del disco nel cane, i suoi sintomi e come curarla. Avrete sicuramente già sicuramente sentito parlare di ernia del disco almeno una volta nella vita. Si tratta di una patologia muscolare non certo rara negli esseri umani, che tuttavia colpisce anche i nostri amici a quattro zampe. In questo focus andremo infatti ad approfondire caratteristiche, analogie e differenze tra l'ernia del disco nell'uomo ed ernia del disco nel cane. In entrambi i casi, parliamo di una malattia degenerativa che va a colpire i dischi invertebrali. In poche parole, dovete partire dal presupposto che tra una vertebra e l'altra ci sono questi dischi "polposi" che fungono un po' da ammortizzatori. Andiamo ad analizzarne meglio la struttura e la composizione: si tratta di un ammasso di polpa che va a formare un nucleo. Questo nucleo ha una consistenza gelatinosa, che col passare degli anni e l'invecchiamento del cane diventa via via più rigida. Come può venire un'ernia del disco? Di base, tramite uno sforzo fisico di qualche tipo. Un salto o un piegamento, ad esempio. Questo sforzo eccessivo genera un trauma: questo è l'incipit dell'ernia del disco. A questo punto è bene fare un distinguo e suddividere questa patologia in due diverse categorie: ernia discale Hansen 1 ed ernia discale Hansen 2. La prima è anche detta ernia discale acuta è colpisce soprattutto gli esemplari canini giovani (dai 3 ai 6 anni) colpendo all'improvviso. La seconda si definisce anche ernia discale cronica e si manifesta in genere su soggetti più anziani. Diverse anche le tipologie di cani coinvolte nell'uno e nell'altro caso. L'acuta colpisce principalmente razze cosiddette "condrodistrofiche" come il bassotto, il barboncino o lo yorkshire; la cronica al contrario è frequente nelle razze "non condrodistrofiche" come il pastore tedesco e il labrador. Ernia del disco nel cane: sintomi Ma cosa provoca esattamente un'ernia del disco? Quali sono insomma i sintomi più diffusi? Ovviamente dolore e scoordinamento, generico e generale. Una progressiva disfunzione del movimento delle zampe posteriori. Ma anche veri e propri danni neurologici (che possono arrivare a provocare lieve zoppia o addirittura paralisi totale). In prima battuta, diciamo che il cane inizierà a cambiare postura e andatura, quasi sempre inarcando la schiena nella zona più a rischio. Inoltre, con l'avanzare della malattia il cane perderà sensibilità e avrà problemi ad urinare o defecare. Va da sé che via via il cane perderà elasticità e tono muscolare, risultando sempre più debole e fiacco. E perdendo peso! Ernia del disco nel cane: cura Qualche volta basta un periodo di riposo, magari di un paio di settimane. Altre volte la situazione degenera o comunque non migliora, di conseguenza occorre rivolgersi assolutamente rivolgersi al veterinario di fiducia e non prendere la questione sottogamba. Soprattutto quando vengono intaccate vistosamente le capacità motorie dell'animale, l'intervento chirurgico è spesso la soluzione più indicata, ovviamente preceduto da risonanza magnetica o comunque dagli esami consigliati dal medico. Un periodo di riabilitazione e fisioterapia sarà ovviamente strettamente necessario. Cose da evitare durante il decorso della malattia sono: pavimenti scivolosi che possono rendere ulteriormente complicato il moto del nostro amico a quattro zampe, percorsi con salite e discese difficili da sostenere. Aiutatelo invece a: mantenere una postura corretta anche durante il sonno con un "materassino" adeguato, in caso di palese difficoltà motorie cambiate posizione al cane per evitare il formarsi di ulcere e lesioni (in tal senso può essere utile - soprattutto per gli spostamenti - munirsi di apposita imbragatura, non fare prendere peso all'animale (magari viziandolo troppo a tavola per "rincuorarlo").

Mal d'auto cani: sintomi, rimedi e farmaci anti-nausea

Salute & Benessere Redazione - 30 Mag 2018

Mal d'auto cani: cos'è e come si manifesta questo problema Viaggiare con il proprio pet è divertente e rafforza ancor più il legame che abbiamo con lui, ma quando abbiamo a che fare con il mal d'auto cani, il viaggio può trasformarsi in un’esperienza poco piacevole per entrambi. La cinetosi, o più comunemente mal d’auto, nel cane non è altro che quell'insieme di fastidiosi sintomi che affliggono anche molti umani durante i viaggi in macchina, bus, treno, aereo o nave ed è causata dall'eccessiva sollecitazione di quella parte dell’orecchio interno, detta vestibolo, che governa l’equilibrio. Durante gli spostamenti a bordo di qualsiasi mezzo di locomozione infatti il movimento irregolare e innaturale che si genera può provocare in alcuni soggetti la comparsa di tutta quella serie di sintomi tipici del mal d’auto. Mal d'auto cani: sintomi Sono diversi i sintomi che si manifestano se il cane soffre l'auto. Ecco i principali: ipersalivazione; agitazione e irrequietezza; mugolii e pianti; sbadigli ripetuti; nausea; vomito; continuo girare in tondo; diarrea; tremori; mancanza di equilibrio. Generalmente tutte queste manifestazioni di malessere scompaiono dopo poco tempo da quando cessa il movimento che le ha generate, il che rende per il padrone abbastanza facile effettuare una diagnosi empirica e capire che il proprio cane soffre di mal d’auto. Non appena compaiono i primi segnali di mal d'auto cane è bene interrompere il viaggio, magari facendo scendere il quattro zampe dalla macchina per prendere un po’ d’aria e recuperare il controllo sul movimento e l’equilibrio. Mal d'auto cani: come prevenirlo Va detto che, soprattutto da cuccioli e durante le prime esperienze di viaggio, è molto probabile che si manifesti il mal d'auto cani; generalmente, crescendo, il pet si adegua al movimento e il fastidio scompare da solo. Ci sono però alcuni comportamenti che il padrone può adottare per far sì che il cane si adatti meglio ai viaggi. Per prima cosa è bene iniziare ad abituare gradualmente il cucciolo alla macchina, ad esempio salendovi a bordo assieme a lui, le prime volte trascorrendovi un po’ di tempo a motore spento, in modo che il pet familiarizzi con il mezzo senza esserne spaventato, poi facendo tragitti molto brevi, magari semplicemente il giro attorno all'isolato. Via via potrete allungare la durata del viaggio, cercando sempre di associare ad esso un’esperienza positiva per il cane. Infatti ciò che farà amare l’auto al vostro quattrozampe da adulto sarà la consapevolezza che al viaggio seguirà, nella maggior parte dei casi, una bella gita in campagna o un pomeriggio di gioco al parco. Se invece farete salire il cane in auto solo per portarlo dal veterinario, mal si adatterà a questa esperienza e odierà la macchina, anche indipendentemente dalla cinetosi fisica. Molti cani iniziano a mostrare i segni tipici del mal d’auto ancora prima di salirvi a bordo, non appena capiscono cosa li aspetta, solo vedendo che il padrone prende la chiave dell’auto o che ci si sta dirigendo verso il garage o il luogo dove siete soliti parcheggiare. In questi casi si va oltre la cinetosi e si parla in genere di fobia post traumatica, ovvero accade che il cane, avendo già sperimentato precedentemente il mal d’auto, sviluppi una fobia nei confronti di quel mezzo di trasporto perché, appena intuisce la possibilità di un viaggio in macchina, anticipa la spiacevole sensazione ed il malessere provati le volte antecedenti e ne teme il ripetersi. Vedrete allora il vostro cane iniziare a salivare, cercare di scappare, tremare anche solo alla vista dell’automobile o addirittura tentare di mordere il padrone che cerca di farlo salire in auto. Mal d'auto cani: rimedi e farmaci anti-nausea per cani Mentre, come detto precedentemente, nel cucciolo di cane la cinetosi tende a risolversi spontaneamente e a scomparire con la crescita, per altri soggetti possono essere necessari alcuni tipi di intervento. In caso di fobia post traumatica, ad esempio, occorre contro-condizionare il cane, avvalendosi di tecniche di desensibilizzazione, che possono richiedere l’intervento di un veterinario comportamentalista. Altre volte possono essere impiegati alcuni farmaci come gli antistaminici, che hanno un blando effetto sedativo e contribuiscono a calmare il cane, soprattutto quando il mal d’auto è generato da una componente a prevalenza ansiogena, oppure gli antiemetici, contenenti fenotiazina, che contrastano la nausea e sono più indicati nei casi in cui il cane soffre di cinetosi legata al movimento fisico stesso. Su Amazon puoi trovare un valido alleato per la prevenzione e nel trattamento del mal d'auto del tuo quattro zampe. Gli estratti di zingiber e di lichen agiscono in sinergia come antiemetici e antinausea. Eccolo di seguito.

Leishmaniosi nel cane

Leishmaniosi nel cane: cos'è, sintomi e cura

Salute & Benessere Redazione - 30 Mag 2018

Andiamo alla scoperta della leishmaniosi canina, una patologia da non sottovalutare. La leishmaniosi nei cani è una patologia infettiva che viene trasmessa ai quattro zampe attraverso la puntura di un insetto, il pappatacio o flebotomo, che funge da vettore per il parassita responsabile della malattia, chiamato Leishmania Infantum. Quest’ultimo infatti vive all'interno dell’insetto che poi lo inocula inconsapevolmente all'animale attraverso la sua puntura. Il pappatacio è attivo in Italia soprattutto nei mesi da maggio a ottobre e, se qualche decennio fa interessava quasi esclusivamente le aree del centro-sud, oggi sembra essersi diffuso quasi ovunque anche al nord, in regioni che prima erano del tutto esenti dal problema, a causa sia dei cambiamenti climatici sia della maggiore circolazione di persone e animali, essendo una malattia che si trasmette anche all'uomo. I sintomi della leishmaniosi canina sono diversi, il che rende talvolta difficile e non immediata la diagnosi: l’infezione colpisce il sistema immunitario del cane e può manifestarsi con abbattimento, mancanza di appetito, dimagrimento, gonfiore e dolenzia articolare, sanguinamento dal naso, affezioni dermatologiche (ulcere, depigmentazione del naso, perdita di pelo, dermatite), crescita eccessiva delle unghie, ingrossamento dei linfonodi, infezioni dell’occhio, insufficienza renale, ingrossamento di fegato e milza. Proprio a causa di questi sintomi molto generici talvolta il veterinario può non essere subito indirizzato verso l’individuazione della leishmaniosi e può sottoporre il cane ad esami diversi pensando ad altre patologie. A ciò si aggiunge il fatto che i tempi di incubazione possono essere molto lunghi (da un mese fino anche a sette anni), quindi il cane può rimanere per molto asintomatico pur avendo contratto la malattia. In ogni caso la leishmaniosi canina è una patologia cronica, che produce danni progressivi all'organismo e può portare alla morte. Leishmaniosi cane: prevenzione Poiché la leishmaniosi nel cane è una malattia per cui non esiste una cura definitiva, la prevenzione è fondamentale. È dunque importante utilizzare efficaci prodotti antiparassitari: in commercio ce ne sono davvero molti, con la possibilità di scegliere tra pipette spot-on da applicare mensilmente sulla cute dell’animale, collarini da far indossare al cane con una validità generalmente trimestrale o anche prodotti più recenti da somministrare per via orale. Conviene sempre chiedere consiglio al vostro veterinario di fiducia per scegliere la soluzione più adatta al vostro pet. Dal 2011 è stato introdotto anche in Europa un vaccino anti-leishmania che non è tuttavia ancora in grado di eliminare completamente il rischio; la percentuale di diffusione della malattia infatti non è scesa neanche dopo l’immissione in commercio del suddetto farmaco, il che significa che si è ancora lontani dalla scoperta di un prodotto realmente efficace. La migliore prevenzione rimane ancora quella indiretta, tra cui un controllo periodico del cane per escludere che abbia contratto la patologia, semplicemente effettuando una volta all'anno un prelievo di sangue che permette in dieci minuti di sapere se il nostro pet è venuto in contatto o meno con il parassita. Una diagnosi precoce permette, in caso di contagio, di garantire una qualità di vita migliore all'animale. Un altro importante accorgimento consiste nel tenere in casa il cane a partire dal tramonto e nelle ore notturne: è proprio questo infatti il momento in cui l’insetto responsabile della trasmissione della malattia colpisce di più. Non è casuale che i cani di taglia piccola, non adibiti generalmente alla guardia e quindi non lasciati all'aperto nelle ore serali, siano statisticamente meno colpiti dalla contagio. Leishmaniosi cani: cura La leishmaniosi nel cane è una patologia non guaribile, ma curabile. Ciò significa che, non potendo debellare completamente il parassita dall'organismo del cane, si interviene cercando di ridurre il più possibile i sintomi causati dalla malattia, somministrando le cure appropriate a seconda del sintomo che viene a manifestarsi. Se la leishmaniosi nei cani è riconosciuta precocemente, si può arrivare in molti casi addirittura alla scomparsa della sintomatologia anche per lunghi periodi, garantendo così al cane una buona qualità di vita e prolungandola in particolar modo in quei casi nei quali non sia stata compromessa la funzionalità renale. La sparizione dei sintomi però non significa che la malattia sia stata debellata: in qualche parte dell’organismo il parassita continua a vivere e può nuovamente manifestarsi, provocando una recidiva che richiederà di essere nuovamente trattata farmacologicamente con adeguate terapie, quindi è bene che i cani affetti da Leishmaniosi continuino ad essere monitorati anche quando asintomatici.

congiuntivite nel cane

Congiuntivite nel cane: sintomi, cosa fare e rimedi naturali

Salute & Benessere Redazione - 02 Mag 2018

Andiamo a vedere nel nostro focus la congiuntivite nel cane, i suoi sintomi e tipologie. Uno dei problemi più comuni a cui può essere soggetto il cane è la congiuntivite. Parliamo di un’infiammazione a carico della membrana congiuntivale che copre la parte posteriore della palpebra e la superficie del bulbo oculare. Essa può presentarsi in un solo occhio o in entrambi. La congiuntivite è accompagnata da un rossore oculare con secrezioni. Il cane solitamente non sente dolore. Occorre però fare attenzione qualora il cane tenda a chiudere l’occhio o anche a socchiuderlo perché potrebbe essere sintomo di uveite o glaucoma. Come conseguenza di questo problema può presentarsi anche una intolleranza alla luce solare a cui consegue una difficoltà visiva. Le secrezioni possono essere simili a muco (definite in questo caso mucoidi) o simili a pus (purulente). La causa più comune che porta a questa patologia è un inadeguato volume lacrimale. Sono tre le principali tipologie di congiuntivite nel cane: Congiuntivite sierosa: le membrane in questo caso assumono un aspetto rosato e appaiono leggermente gonfie. Si presenta con secrezioni oculari chiare e acquose. Questo tipo di congiuntivite è causata da agenti irritanti quali freddo, vento, polvere. Questo tipo di congiuntivite allergica è spesso accompagnata da prurito quindi potremmo vedere il cane grattarsi il muso. Congiuntivite purulenta: è una congiuntivite sierosa che diventa infetta. Solitamente è causata da batteri. Si presenta con una congiuntiva rossa e gonfia. Le secrezioni contengono muco e pus. Congiuntivite follicolare. In questo caso le ghiandole mucose localizzate sulla parte inferiore della membrana reagiscono ad un irritante o ad una infezione oculare formando una superficie ruvida che irrita l’occhio producendo una secrezione mucoide. Congiuntivite nel cane: i rimedi e le cure migliori Quale che sia il tipo di congiuntivite va comunque sempre curata per evitare conseguenze ben più gravi che possono poi danneggiare la vista del nostro amico a quattro zampe. La congiuntivite sierosa può essere trattata tranquillamente lavando 3-4 volte al giorno l’occhio con un collirio contenente soluzione salina o in alternativa con le lacrime artificiali. La congiuntivite follicolare possono essere curati con pomate oculari antibiotiche o corticosteroidee prescritte dal veterinario.  La congiuntivite purulenta invece richiede un esame specifiche e cure veterinarie. È indispensabile tenere l’occhio il più possibile pulito rimovendo muco e pus. Per farlo si può utilizzare un po’ di cotone imbevuto con un collirio sterile. Ovviamente questo deve essere unito alle cure prescritte dal veterinario. Nei casi in cui il nostro cane venga affetto da questo fastidioso problema diventa importante che non riesca ad arrivare agli occhi grattandosi e così peggiorando la situazione. In questi casi, a seconda del tipo di congiuntivite, può essere utile attrezzarsi di un collare elisabettiano.  È sicuramente fastidioso per i nostri pet ma utilissimo per impedirgli di peggiorare la situazione. Congiuntivite nel cane: cosa fare quando colpisce i cuccioli Alcune volte la congiuntivite può colpire anche i cuccioli, anche quando gli occhi dei piccoli non sono ancora aperti.  L’infezione che colpisce la parte posteriore delle palpebre può infatti insorgere prima o dopo l’apertura delle palpebre (solitamente intorno al 10° – 14 ° giorno). Questa forma di congiuntivite nel cane è causata da batteri che riescono a penetrare nello spazio posteriore delle palpebre subito dopo la nascita.  Dobbiamo sospettare la presenza di una congiuntivite neonatale quando le palpebre sembrano gonfie o caratterizzate da protuberanze. In questi casi è necessario informare subito il veterinario perché un ritardo nel trattamento può causare danni alla cornea e addirittura cecità. A proposito della cura degli occhi del nostro pet, potrebbero interessarti anche: Occhi rossi nel cane: cause, sintomi, cure e rimedi naturali Gli occhi del cane lacrimano: cause, sintomi e cura Ulcera nell'occhio del cane: cos'è, sintomi, intervento e terapia Atrofia progressiva della retina nel cane: cause, sintomi e cura

zecche nel cane

Zecche cane: come riconoscerle, sintomi e come toglierle

Salute & Benessere Redazione - 20 Apr 2018

Andiamo a scoprire come riconoscere le zecche del cane, quali sono i sintomi e come toglierle. In questo articolo andiamo ad analizzare l'argomento delle zecche cane. Si tratta di un problema da non sottovalutare: la zecca è un parassita che si nutre di sangue, perciò è alla costante ricerca di un animale vivente cui attaccarsi per iniziare il suo lauto pasto. Riconoscerla è facile: le zecche del cane più comuni sono di forma tondeggiante, piatte se ancora a “digiuno” e rigonfie se piene di sangue, di colore scuro, con otto zampe e hanno dimensioni che variano dai 2 millimetri fino a più di 10, anche a seconda della specie cui appartengono. Nel momento in cui la zecca inserisce all’interno della pelle della sua vittima il rostro, una specie di uncino che si trova al vertice del suo apparato boccale, il cane non avverte alcun dolore perché nella saliva del parassita è contenuta una sostanza con proprietà anestetiche. Una volta agganciatasi al quattro zampe la zecca inizia a succhiare sangue, riempiendosi e crescendo di dimensioni; generalmente rimane attaccata per un periodo che va dai 2 ai 7 giorni, finché non è “sazia”, dopodiché si stacca spontaneamente e se è femmina va a depositare le uova. Per ridurre al massimo il rischio che il vostro cane torni a casa con una zecca attaccata alla pelle la prevenzione è sempre l’arma migliore: esistono ormai in commercio diversi tipi di antiparassitari per le zecche del cane, appositamente studiati a questo scopo, sotto forma di collarini, pipette spot-on, spray, da applicare periodicamente a seconda del prodotto che si sceglie (con cadenza da mensile a trimestrale). Vi sono anche altri articoli che invece non sono efficaci a livello preventivo, ma sono utili nel malaugurato caso in cui il cane presenti un’infestazione da zecche, come shampoo e polveri disinfestanti. Zecche cane: sintomi È importante inoltre individuare il prima possibile l’eventuale presenza di zecche nel cane: per farlo è opportuno controllare accuratamente il quattro zampe, soprattutto ogni volta che si fa ritorno da una passeggiata in campagna, in un bosco o per prati. La zecca infatti non salta, a differenza della pulce, ma aspetta la sua “vittima” posizionata sulle piante, sui fili d’erba, sui rami bassi, pronta a trasferirsi sull'animale appena le passa accanto. Ma cosa bisogna fare Il padrone dunque deve ispezionare il cane, magari aiutandosi con un pettine a denti stretti, per individuare la zecca in mezzo al pelo, facendo maggiore attenzione ad alcuni punti come sulle orecchie, tra le dita delle zampe, sotto alla pancia, sul muso e in tutte quelle zone dove il pelo è meno folto e che la zecca predilige perché riesce più facilmente a raggiungere la pelle del cane e ad agganciarsi. Anche nel caso in cui il cane si gratti ripetutamente in uno stesso punto è bene andare a verificare che non ci sia la presenza di un parassita, visto che le zecche provocano prurito durante la suzione.   Zecche cane: come toglierle? Nonostante il corretto e costante uso di antiparassitari, può comunque capitare che una zecca si attacchi al vostro cane; come togliere le zecche del cane? Anzitutto non seguire un pensiero comunemente diffuso secondo cui l’utilizzo di olii, creme, alcool e simili costringerebbe il parassita a “tirare fuori la testa”, rendendo più facile l’estrazione; in realtà queste sostanze indurrebbero la zecca a rigurgitare, aumentando così la possibilità di trasmettere malattie al proprio “ospite” nel caso sia infetta. Il giusto comportamento da adottare per togliere le zecche del cane consiste nell'utilizzare delle pinzette con le punte sottili, meglio se ricurve, ma possono andare bene anche le pinzette per le sopracciglia; dopodiché afferrare il parassita il più possibile vicino alla pelle del cane e tirare delicatamente, cercando di ruotare leggermente in senso antiorario, finché non si sente più la resistenza della zecca, che a quel punto potrà essere estratta completamente. È importante infatti che la zecca venga rimossa viva e intera, perciò non bisogna strapparla via e occorre fare attenzione a non schiacciarle il corpo, altrimenti la si indurrebbe alla fuoriuscita del materiale potenzialmente infetto. Per lo stesso motivo la zecca non va schiacciata nemmeno una volta estratta dal cane, tanto più che, se è femmina, si causerebbe anche la deposizione delle uova, con il conseguente rischio di una infestazione; bisogna invece eliminare il parassita immergendolo nell’alcool o bruciandolo.  Zecche nel cane uomo: il pericolo è il contagio! Come detto, le zecche si attaccano a qualunque animale a sangue caldo, uomo compreso! Dobbiamo quindi fare attenzione non solo al nostro cane, ma anche a noi stessi: potremmo infatti essere colpiti dal parassita sia durante la passeggiata con il nostro quattro zampe sia successivamente; il nostro cane infatti può fare da vettore per la zecca, che non si attacca a lui, in quanto protetto dall'antiparassitario, ma a noi! Oltre ad essere fastidiosa e sicuramente poco piacevole alla vista, la zecca può rivelarsi pericolosa quando infetta; durante la fase di suzione infatti può inoculare alcuni microrganismi responsabili di malattie che vanno riconosciute e curate in tempo, quali: rickttsiosi borreliosi di Lyme ehrlichiosi febbre ricorrente da zecche meningoencefalite da zecche tularemia Come per le zecche nel cane, anche nell'uomo vanno rimosse con la stessa tecnica e il prima possibile, perché nelle prime 48 ore il contagio è meno probabile. Dopodiché occorre osservare per almeno 40 giorni la zona della pelle interessata e, se si notano arrossamenti che tendono ad allargarsi, o altri sintomi come febbre, mal di testa o dolori articolari, è bene rivolgersi al proprio medico che, se lo valuterà opportuno, potrà somministrare la specifica terapia antibiotica.

Torsione dello stomaco nel cane: sintomi, prevenzione, cosa fare e cura

Salute & Benessere Redazione - 05 Apr 2018

La torsione dello stomaco nel cane è pericolosa e richiede un immediato intervento. Avete mai sentito parlare della torsione dello stomaco nel cane? Colpisce soprattutto i quattro zampe con determinate caratteristiche fisiche e con una tendenza a non alimentarsi nella corretta maniera. In questo articolo vi spieghiamo i sintomi della torsione dello stomaco nel cane da non sottovalutare, come si cura, quali sono le cause scatenanti e come evitare che il vostro cane possa soffrirne. La torsione dello stomaco nel cane, conosciuta anche come GDV, è causata da un accumulo di gas che causa un rigonfiamento progressivo e trasforma lo stomaco in un sacchetto chiuso, all’interno del quale fermentano tutti i cibi. Nei casi più gravi va a nuocere anche gli organi circostanti, che vengono compressi a causa dello stomaco dilatato. La torsione gastrica nel cane, come suggerisce il termine, è dovuta ad una contorsione dello stomaco su se stesso che causa un blocco dei vasi sanguigni e una quantità minore di sangue per lo stomaco. Aumentano le dimensioni della milza; il piloro tende a spostarsi a destra dell’addome, sotto lo stomaco, e potrebbe arrivare fin sopra il cardias. Lo stomaco del cane tende a dilatarsi e le funzioni gastriche si bloccano. Si ostruisce la vena cava caudale e la vena porta, si verifica una conseguente riduzione cardiaca, la congestione del mesentere, la coagulazione intravasale disseminata. La torsione dello stomaco nel cane o torsione gastrica potrebbe causare emorragie interne e nei peggiore dei casi provoca anche la morte dell’animale, è importante provvedere subito a curarla e operare il cane con urgenza perché questa patologia può solo peggiorare. Torsione dello stomaco nel cane: cause Non esiste una causa specifica scatenante il rigonfiamento dello stomaco, questo problema dipende principalmente dallo spostamento dell’intestino che a sua volta è il risultato di altri fattori tra cui: • I cani di taglia grande con un torace profondo. • Cani con predisposizione a vomito e diarrea. • Una scorretta alimentazione. • Scorretta modalità del consumo del cibo. • Movimento poco indicato dopo i pasti. • Scorretto consumo dell’acqua. I cani di media e grossa taglia hanno un torace stretto, lo stomaco è grande, è sostenuto da legami grossi e lunghi per questo motivo sono maggiormente soggetti alla torsione gastrica. Educate il vostro cane a mangiare correttamente, non deve consumare i pasti troppo velocemente e deve fare piccoli bocconi, non deve ingerire grosse quantità di cibo tutte assieme, i cani che mangiano una volta al giorno tendono spesso a consumare troppo rapidamente il pasto. I cibi come pane riso, pasta, cereali se consumati troppo velocemente minacciano alla salute del cane perché tendono a fermentare nello stomaco. Bere troppa acqua durante i pasti e consumarli voracemente non è salutare e se in più aggiungete anche delle attività molto frenetiche e faticose prima o subito dopo il pasti il vostro cane rischia seriamente di trovarsi a dover affrontare questo problema. In più se il vostro fedele amico purtroppo è predisposto al vomito o alla diarrea potrebbe soffrire più facilmente di torsione dello stomaco. Torsione dello stomaco nel cane: sintomi Il segnale più visibile fisicamente è sicuramente la dimensione del ventre perché tende ad aumentare e se il cane è nervoso, si lamenta, non riesce a stare fermo e ripetutamente ha conati di vomito senza rigetto, con una salivazione abbondante, questi sono tutti gli indizi che non dovete tralasciare. Se sono presenti attenzione: potrebbe essere in corso una torsione allo stomaco. Tra i sintomi della torsione allo stomaco nel cane abbiamo: • Dilatazione dell’addome • Conati di vomito senza rigetto • Forte dolore addominale • Depressione, sguardo fisso, guaiti frequenti e spossatezza • Stato di agitazione e abbattimento Questi sintomi si manifestano nell’arco di poche ore, se li notate correte immediatamente dal veterinario che provvederà a fare gli esami necessari: radiografie, ecografie e palpazione dell’addome sono sufficienti a capire se il cane ha una torsione dell’addome, solitamente si procede con un’operazione. Torsione dello stomaco nel cane: cura Ma come funziona questa operazione? Il veterinario fa passare dalla bocca del cane un tubo e cerca di rimuovere il cibo, il gas e tutti i liquidi presenti nello stomaco. Poi procede facendo un lavaggio con l’acqua tiepida per eliminare i cibi che fermentano nello stomaco: se c’è la torsione dello stomaco per il tubo è impossibile passare quindi è necessario un intervento chirurgico. Lo stomaco viene svuotato e ricollocato nella posizione iniziale, se necessario la milza va asportata. Per precauzione o per evitare nuovamente torsioni allo stomaco si può fare una gastropessi: è un intervento che serve per fissare permanentemente lo stomaco che viene suturato alla parete addominale. Il cane potrebbe presentare aritmie cardiache e un arresto cardiocircolatorio dovuto a alterazioni elettrolitiche, quindi fate sempre attenzione a non fargli compiere sforzi fisici e movimenti poco indicati. Come abbiamo già detto i cani di medie e grossa taglia sono maggiormente predisposti alla torsione dello stomaco, tra le razze che ne vengono maggiormente colpite ci sono: il Pastore tedesco, l’Alano tedesco, il Labrador retriever, il Setter irlandese, Golden retriever, Mastino dei Pirenei e Mastino napoletano. Prevenire questa disfunzione significa evitare di far compiere al cane movimenti sbagliati come avvitamenti: sono quelli più pericolosi perché il corpo si sposta mentre lo stomaco rimane fermo e immobile, attenzione alle posizioni innaturali, evitate di far fare attività fisica attività che possono rappresentare una fonte di stress e sforzo poco prima e poco dopo i pasti. Date al cane il la giusta razione di cibo quotidianamente e suddividetela in 2 o tre pasti al giorno, meglio più pasti in piccole quantità che un unico pasto che rischia di diventare una vera e propria abbuffata per il vostro cane. Cercate di “apparecchiare” su un rialzo di 10 cm circa da terra per facilitare il pasto al vostro cane e indurlo a mantenere una postura più corretta, che contribuirà a diminuire il rischio di torsione. Considerate che in vendita esistono anche ciotole per cani rialzate indicate per prevenire questo tipo problema.

Sverminazione cani (cuccioli e adulti): cos'è, come si fa, quando farla, ogni quanto e costo

Salute del cane Redazione - 03 Apr 2018

La sverminazione dei cani è una prassi sanitaria assolutamente obbligatoria e necessaria: andiamo a scoprire perchè. Nel nostro articolo andiamo a vedere quando effettuare la sverminazione dei cani (cuccioli e adulti), partendo però prima da una serie di premesse. Nei primi giorni di vita i cuccioli ricevono gli anticorpi grazie al latte della mamma, ma con il tempo - e conseguentemente all'interruzione dell'allattamento - i piccoli necessitano di essere vaccinati. Seguire il giusto iter medico è davvero fondamentale, quindi non appena il nostro cucciolo compie le 6-8 settimane di vita bisogna vaccinarlo. Oltre ai classici vaccini che ogni veterinario fa, c'è un altro inter obbligatorio da eseguire, ovvero la sverminazione dei cuccioli di cane. Nel nostro focus andiamo a vedere di cosa si tratta, come si fa, ogni quanto si deve fare e i costi di una prassi medica divenuta ormai obbligatoria. Sverminazione cuccioli cane: cos'è Non appena i cuccioli iniziano a respirare, hanno già al loro interno dei vermetti detti ascaridi, dalla forma lunga e cilindrica. Si diffondono nel suo intestino già da quando è un feto appunto, trasmessi dalla madre, ma a dire il vero possono anche giungere al cucciolo attraverso il latte materno. Sverminare i cani è perciò una prassi medica fondamentale e da attuare in tempi rapidi. La sverminazione dei cuccioli di cane è una pratica semplice, e va fatta perchè altrimenti i vermi vanno a causare problematiche al quattro zampe molto ostiche poi da risolvere. Perciò per evitare patologie meglio sverminare il cucciolo, anche per non far incappare te stesso e la tua famiglia in situazioni spiacevoli. Sverminazione cuccioli cane: quando va fatta Una prima sverminazione va eseguita entro 20 giorni dalla nascita del cucciolo. E' importante sottolineare come anche la madre ne abbia bisogno, perchè altrimenti potrebbe infettare il piccolino durante l'allattamento. Dopo averla eseguita è necessario che venga fatta un'altra sverminazione dopo 25 giorni dalla prima: in questo modo il problema dei parassiti intestinali verrà definitivamente risolto. Per avere una sicurezza totale sarà ancor meglio far analizzare le feci del cucciolo ad un veterinario una volta passati due mesi dalla seconda. In base al responso si vedrà se sarà necessario un prodotto sverminante più adatto da somministrargli. Sarà sempre il veterinario a stabilire con certezza se e quando il cucciolo andrà nuovamente sverminato. Tuttavia consigliabile verso i due mesi raccogliere anche dei campioni di feci e portarle dal proprio veterinario di fiducia il quale le analizzerà per valutare se la sverminazione abbia fatto effetto del tutto. Se dalle analisi, il risultato ottenuto sarà positivo, allora in questo caso sarà necessario prescrivergli un prodotto sverminante più adatto. Quel che è certo è che tutti i cani sono aggrediti da questi parassiti: possono essere colpite sia le razze di piccola taglia, i quattro zampe medi, quelli grossi e giganti. I sintomi più riscontrabili per quanto riguarda i vermi nel cane sono la diarrea, vomito, pelo opaco, prurito anale, inappetenza, dimagrimento e insorgenza di allergie. Sverminazione cuccioli cane: ogni quanto farla Il consiglio è quella di farla almeno due volte l'anno, ma chiaramente sarà il vostro veterinario di fiducia a stabilire questo. Infatti ogni cane ha un quadro clinico differente. Detto questo, sicuramente il vostro esperto vi darà ulteriori consigli su come affrontare il problema e soprattutto su come prevenire la ricomparsa dei vermi. Ad esempio è utile sapere che è bene lavare la ciotola dell'acqua e del cibo in maniera regolare, cuocere bene la carne prima di aggiungerla al suo pasto, non permettere al cane di mangiare le carcasse e in generale assicurare che il quattro zampe viva in un'ambiente igienico.

Allergie nel cane

Allergie nei cani: cosa fare, sintomi e rimedi

Salute del cane Redazione - 29 Mar 2018

Una guida su tutte le possibili allergie nei cani, e come affrontare il problema. Così come noi esseri umani, anche i cani possono sviluppare allergie a diverse sostanze con cui vengono in contatto più o meno abitualmente nel corso della loro vita quotidiana. L’allergia infatti non è altro che una risposta eccessiva del sistema immunitario ad un componente di per sé innocuo nei soggetti non allergici. Esistono quattro principali categorie di allergie nei cani, classificate a seconda della tipologia di allergene che scatena la reazione di ipersensibilità. La più diffusa è la dermatite allergica da pulci: è causata dal morso del parassita, che inocula sottocute la propria saliva, contenente una proteina che scatena la reazione avversa nell'organismo del nostro amico a quattro zampe. Può essere sufficiente anche il morso di una sola pulce a provocare i sintomi di allergia nel cane: sono infatti proprio i cani che meno frequentemente vengono in contatto con le pulci a sviluppare più spesso ipersensibilità, mentre quelli che vivono in ambienti dove la presenza delle pulci è comune, si “abituano” e diventano in un certo senso tolleranti al loro morso. Tra le allergie nei cani, la seconda per incidenza è la dermatite atopica: interessa una percentuale compresa tra il 10 e il 35% dei cani ed ha una componente ereditaria; se è vero che nessun cane nasce allergico, esistono però alcuni soggetti che hanno una predisposizione genetica a sviluppare allergie. L’atopia non è facile da diagnosticare anche per il veterinario perché è multiforme e consiste nella risposta allergica a sostanze differenti che vanno dalla polvere, alle cellule epiteliali (le squame della pelle per intenderci), alle muffe, alle piume di uccello fino ad arrivare ai pollini e alle erbe. Sono sempre più frequenti anche le allergie e intolleranze alimentari del cane: si tratta di reazioni di ipersensibilità ad alcuni cibi di cui il cane si nutre, in particolare carboidrati (frumento, mais e soia) e proteine (soprattutto pollo, agnello, manzo, latticini, pesce). Esistono infine le allergie da contatto nel cane, che sono le meno diffuse e si verificano quando l’animale entra in contatto appunto con specifiche sostanze, come alcuni componenti chimici presenti negli shampoo e nei detersivi per pavimenti oppure fibre di cotone o di lana di tappeti e coperte. Allergie nei cani: sintomi Le allergie nei cani danno tutte sintomi molto simili, qualunque sia l’allergene che scatena l’ipersensibilità. Il primo e più evidente sintomo è il prurito: il cane inizia a leccarsi con insistenza, talvolta fino a spelarsi e a procurarsi delle lesioni cutanee, in alcuni punti specifici del corpo: spazi interdigitali, gomito, cavità ascellari, interno coscia, dorso, muso, orecchie. A ciò si accompagnano spesso arrossamenti, eritemi della pelle o edemi. Ma i sintomi si estendono molte volte anche ad altre zone ed apparati dell’organismo, dando origine ad affezioni respiratorie (tosse, asma, sinusite, mancanza di respiro), gastrointestinali (vomito e diarrea), oculari (persistente lacrimazione) o otiti ricorrenti. Allergie nei cani: diagnosi La diagnosi delle allergie canine non è sempre facile e può richiedere anche tempi lunghi. L’individuazione delle dermatiti da pulce è la più immediata e spesso può essere fatta dallo stesso proprietario, che con un po’ d’attenzione potrà notare sul materasso del cane o sul giaciglio dove è solito stare, la presenza di puntini neri, simili a grani di terra, che altro non sono che le feci della pulce, composte da sangue digerito; se inumiditi con un panno-carta rilasciano un inconfondibile colore rossastro. Per debellare questo parassita sarà necessario anzitutto applicare al cane appositi prodotti, che sarà il veterinario a consigliare, in vendita in farmacia e in tutti i negozi per animali, sotto forma di spot-on, collari o anche compresse. Occorrerà inoltre una vera e propria opera di disinfestazione all'interno della casa, o comunque dell’ambiente in cui il cane vive, con il lavaggio accurato di tappeti, coperte, tende e di tutto ciò che può costituire un ambiente ideale per la proliferazione del parassita. L’allergia atopica del cane è invece difficile da diagnosticare per la sua eterogeneità, anche se ci sono alcuni segni clinici che possono indirizzare il veterinario: oltre ai sintomi comuni quali prurito, eritemi, ecc, spesso compaiono anche alopecia (perdita di pelo), iperpigmentazione (pelle più scura), lichenificazione (ispessimento della cute). Un’attenta raccolta dei dati anamnestici, assieme a test sierologici, spesso rappresenta la strada migliore per giungere alla diagnosi. Le allergie alimentari nel cane, includendo una vasta gamma di allergeni, di solito vengono individuate procedendo per esclusione: progressivamente si provano ad eliminare dall'alimentazione del cane i cibi potenziale fonte di allergia e si vede la risposta nel tempo. Occorrono generalmente almeno dodici settimane di dieta per capire con chiarezza se vi sono dei giovamenti. Si arriverà in questo modo ad individuare l’alimento da bandire totalmente dall'alimentazione del cane. Per la diagnosi della dermatite da contatto di solito occorre osservare la concatenazione tra contatto con l’allergene e conseguente reazione allergica nel cane. Il ripetersi di questa sequenza porta all’individuazione della causa scatenante. Allergie nei cani: cura Una volta individuati i fattori determinanti le allergie del cane, la cura consiste anzitutto nell’allontanare, laddove possibile, l’animale dall’allergene, e nella somministrazione di farmaci volti ad eliminare o a tenere sotto controllo i sintomi. Vengono impiegati spesso cortisonici per placare il prurito, la cui somministrazione deve però essere ciclica e limitata nel tempo, anche se recentemente sono stati messi a punto farmaci a base di oclatinib, che inibiscono il senso del prurito, ma devono essere utilizzati solo dietro stretto consiglio veterinario. Sono consigliati anche shampoo e lozioni apposite da applicare periodicamente per migliorare la dermatite sulla pelle.

Dermatite nel cane: cos'è, sintomi, cure e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 28 Mar 2018

Cos'è la dermatite nel cane? Si tratta di una patologia che provoca irritazione e prurito, ma anche altri sintomi piuttosto pesanti. La dermatite è una delle malattie più frequenti nel cane. Non ne hai mai sentito parlare? Non sai di cosa si tratta e come si manifesta? Se non la conosci, in questo articolo ti parliamo delle dermatiti e dei problemi che causano alla pelle. Qui trovi le spiegazioni sulle tipologie di dermatiti che attaccano la cute del cane e sui sintomi che comportano. Le dermatiti possono dipendere da diversi fattori sia interni che esterni all’organismo e va fatta una visita accurata per evitare di sbagliare la cura viste le innumerevoli forme che può avere questa infezione. Un chiaro indizio di un principio di dermatite è il sintomo più comune, il classico prurito del cane, oltre ai segni come le lesioni o le chiazze che la malattia provoca sulla pelle. Dermatite essudativa iperacuta nel cane: una malattia frequente La dermatite essudativa iperacuta rientra tra le malattie della pelle del cane, tra le più frequenti nel nostro amico a 4 zampe. La pelle, è ciò che riveste e protegge il corpo, è la parte più esterna dell’organismo, quella che si confronta e relaziona con l’ambiente e tutto quello che ne fa parte: la temperatura, il caldo, il freddo, l’inquinamento, gli organismi come i batteri. La pelle, essendo lo strato più superficiale, deve fare i conti con eventuali lesioni provocate da malattie o urti. La pelle ha uno spessore di pochi millimetri ed è la parte dell’organismo che mette in contatto l’esterno con l’interno e viceversa. Qui si manifestano alcuni sintomi dovuti a malattie e infezioni che provocano la formazione della dermatite del cane, le più frequenti sono: Le piodermiti La foruncolosi L’acne Le ulcere cutanee Dermatite nel cane: sintomi La dermatite nel cane si manifesta con un edema che provoca prurito e generale fastidio. La conformazione del pelo e della cute predispongono alcune razze ad essere più sensibili a questo tipo di dermatite, ad esempio il Pastore tedesco e i cani che hanno un pelo fitto, abbondante o anche riccio come il Chow chow, che possono riscontrare con più facilità delle patologie alla pelle. Al di là del prurito continuo, la dermatite nel cane è una patologia che provoca anche altri sintomi ben più gravi, tra cui: Estesi arrossamenti, eczema, forfora e croste Formazione di piaghe, pustole, ulcere e sanguinamento Presenza di parassiti, rigonfiamenti e sangue Starnuti Odore maleodorante della parte interessata Senso generale di dolore fisico Quindi è bene non trascurarla e portare Fido dal veterinario: un'iniziale prurito frequente, se non curato in maniera tempestiva, può portare a questi problemi propri della dermatite nel cane. Ma quali sono le zone più interessate? Sicuramente le ascelle, ma anche l'addome, le orecchie e le zampe. Se il cane inizia a leccarsi sempre significa che esiste un problema. Dermatite nel cane: tipologie Per capire di che tipo di dermatite si tratta è meglio rivolgersi al veterinario: una volta visitato il cane saprà indicare la cura adeguata. Dermatite è un termine utilizzato genericamente per indicare un’infiammazione della pelle. Si può manifestare in tre fasi diverse: dermatite acuta, subacuta o cronica con conseguente lesione della cute, arrossamenti o pruriti e a volte si manifesta anche l'otite. L’infezione della pelle è di vari tipi e può essere la conseguenza di cause diverse, ad esempio la dermatite atopica si manifesta sul muso e alle estremità degli arti, è dovuta all'inalazione di certi elementi presenti nell'aria soprattutto durante il periodo primaverile. La dermatite allergica è causata da alimenti e come suggerisce la parola stessa è dovuta ad una dieta sbagliata che crea pruriti: la cura consiste nel cambiare il regime alimentare del cane, spesso viene utilizzata la dieta ad eliminazione. Un'altra forma di dermatite molto diffusa nei cani è l’acne: si presenta nel muso sotto forma di puntini e come nell’uomo appare durante la fase della pubertà che va dai 5 agli 8 mesi. Dipende sicuramente dagli ormoni e dai geni, non è necessario fare delle cure specifiche perché tende ad andarsene da sola, le razze predisposte ad avere l’acne sono l'Alano e il Boxer. Nella pelle ci sono delle ghiandole sebacee che se non funzionano bene possono causare la seborrea che può essere secca o grassa: la prima ha come conseguenza il pelo secco e forfora, ne soffrono molto i Setter, la seborrea grassa rende il pelo del cane oleoso ed è diffusa tra cocker, Basset-hound e springer. Le micosi sono il risultato di un’infezione dovuta ai funghi: la pericolosità di questa dermatite è che si attacca anche all'uomo, si individua facendo le analisi. Si cura isolando il cane per evitare contagi al padrone e ad altri animali, lo si mette in un ambiente pulito e gli si dà una pomata l’antifungino, ma se è grave è meglio passare alle pillole. E' importante selezionare cibi di qualità e far seguire una dieta sana al cane. La rogna è un'altra forma di dermatite: è causata da un acaro sarcoptes saibei, si manifesta con la presenza di pustole, pelle squamosa, ispessimento della cute, alopecia localizzata e nei casi più gravi anche con la febbre. Può essere di due tipi: quella rossa e quella sarcoptica. La rogna rossa è meno pericolosa perché non si trasmette all'uomo, si riconosce dalle pustole che forma sulla pelle del cane. Si riproduce sulla testa e nelle zampe. La rogna sarcoptica è trasmissibile anche all'uomo, è causata da un parassita che si posiziona solo in certe zone del corpo del cane, tra cui le ascelle, la coda, nelle zampe e vicino alle orecchie. Provoca un prurito talmente insopportabile che porta il cane a sfregarsi contro le superfici o a crearsi delle lesioni dovute al fastidio che gli crea il parassita. La probabilità di prendere la rogna sarcoptica aumenta quando arriva la bella stagione e aumentano le temperature. Questo tipo di rogna può infettare anche il gatto, la volpe, il coniglio e infine l’uomo che vive a diretto contatto con animali che hanno contratto questa infezione. Anche in questo caso è fondamentale igienizzare e tenere il cane in luoghi puliti. Tra i cani nordici come l’Husky è molto diffusa anche la dermatite dovuta alla carenza di zinco, che provoca l’arrossamento della pelle e la formazione di croste attorno agli occhi, sul muso, nelle zampe e nelle orecchie. Prestate attenzione anche ai traumi: se il vostro cane ha subito delle operazioni chirurgiche, delle bruciature, dei colpi, potrebbe manifestare dei disturbi alla pelle, così come dovete prestare attenzione alle ferite che non son state curate bene, se non hanno cicatrizzato definitivamente è importante disinfettarle. Viste le numerose forme con le quali si può manifestare una dermatite è importante far visitare il cane al veterinario per non sbagliare la cura. La dermatite nel cane non è un infezione pericolosa, non provoca la morte ma può essere molto fastidiosa e creargli dolore. Dermatite nel cane: cure e rimedi Una volta determinate le cause e i sintomi del problema, il vostro veterinario saprà darvi la miglior cura possibile: potrebbe essere necessaria l'assunzione di antibiotici, antinfiammatori e antistaminici nei casi più gravi mentre in altri più "soft" basteranno degli shampoo per i lavaggi della cute. E’ consigliato l’utilizzo di shampoo, particolarmente adatti per alleviare il prurito. Ecco quelli che consigliamo: Se però si tratta di dermatite dovuta ad un'allergia alimentare allora sarà il caso di cambiare l'alimentazione del vostro pet. Nel caso in cui il tuo cane sviluppi una dermatite ti consigliamo di introdurre nella sua dieta questa linea di crocchette (ottime anche e soprattutto per i cani che hanno intolleranze o allergie alimentari): Vi diamo un consiglio: annotatevi su un'agenda i miglioramenti/peggioramenti in modo tale che il veterinario sappia eventualmente correggere il tiro. Può anche essere che il vostro quattro zampe sia allergico a qualche erba del vostro prato: stiamo parlando di dermatite nel cane da contatto e nel caso evitate in modo assoluto che la sua pelle si strofini con essa. Dermatite nel cane: rimedi naturali In alcuni casi possono essere molto utili anche alcuni rimedi naturali per la dermatite nel cane, come ad esempio impacchi di decotto freddo con malva o camomilla da applicare sulle ferite. Un'altra pianta molto indicata è l'aloe, soprattutto quando la parte interessata si presenta secca.

Morbo di cushing

Morbo di cushing nei cani (iperadrenacorticismo): cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 23 Mar 2018

Il morbo di Cushing nei cani è una malattia con sintomi vari, che non devono essere sottovalutati. L’iperadrenocorticismo canino, più comunemente conosciuto come morbo di Cushing dal nome del suo scopritore, è una malattia più comune nei cani anziani, la cui incidenza cresce con l’aumentare dell’età. Può colpire tutte le razze, anche se alcune come Barbone, Beagle e Bassotto sembrano essere più soggette. Questa patologia è caratterizzata da una produzione eccessiva di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, collocate subito sopra ai reni, che può avere tre differenti cause: Tumore all’ipofisi: si tratta di una neoplasia che colpisce la ghiandola ipofisaria collocata nel cervello; ciò porta all’aumento di un ormone chiamato ACTH, che va ad iperstimolare le ghiandole surrenali, provocando la produzione anomala di cortisolo. Questa è la causa più frequente di Cushing nel cane, quantificabile attorno all’85% dei casi; Tumori alle surrenali: in questo caso la neoplasia interessa una o tutt’e due le ghiandole surrenali, che iniziano a produrre cortisolo in eccesso; Somministrazione di cortisonici: il Cushing nei cani può essere provocato anche da una massiccia assunzione di corticosteroidi, in dosi eccessive o protratte nel tempo, oppure da una sospensione improvvisa del farmaco, senza la dovuta riduzione a scalare. In questo caso si parla di Iperadrenocorticismo iatrogeno del cane. Morbo di Cushing nei cani: sintomi I sintomi del Morbo di Cushing sono piuttosto vari e a volte possono essere inizialmente sottovalutati dal padrone perché non specifici o attribuibili alla vecchiaia del cane. È invece importante individuare la malattia il prima possibile, perché ciò può contribuire ad una migliore qualità di vita dell’animale e anche a prolungare il decorso della malattia. I primi segni dell’Iperadrenocorticismo nel cane sono: Produzione di abbondanti quantità di urina (poliuria); Minzione in luoghi inappropriati: il cane, anche se non lo aveva mai fatto prima, a volte urina in casa; Aumento della sete (polidipsia); Aumento della fame (polifagia); Ventre a botte A questi sintomi iniziali, che sono quelli che il proprietario può notare e a cui è bene prestare attenzione, ne possono seguire altri a mano a mano che la malattia progredisce: Iperpigmentazione della pelle, che assume una colorazione scura; Perdita di pelo (alopecia); Infezioni urinarie; Ingrossamento del fegato; Debolezza muscolare; Cecità; Tromboembolia polmonare Morbo di Cushing nei cani: diagnosi Per diagnosticare l’Iperadrenocorticismo nel cane il veterinario, oltre ad osservare i segni clinici e a basarsi sulla descrizione dei sintomi da parte del proprietario, avrà bisogno di effettuare alcuni esami specifici per poter avere conferma della diagnosi. Il primo passo consiste generalmente in esami del sangue, che riveleranno un aumento dei globuli rossi, dell’emoglobina, dell’ematocrito e delle transaminasi, oltre a leucogramma da stress, aumento di colesterolo e glicemia. Un esame delle urine molto spesso indicherà anche un peso specifico basso. Si procederà con l’esecuzione di un’ecografia addominale per osservare lo stato delle ghiandole surrenali, che potrebbero presentare una massa tumorale, nel caso il Cushing sia provocato nel cane proprio da una neoplasia alle surreni, o che comunque potrebbero risultare aumentate di dimensioni in quanto sottoposte ad una eccessiva stimolazione; anche il fegato generalmente apparirà ingrossato. La conferma definitiva della diagnosi di Iperadrenocorticismo però si può avere solo tramite un test specifico: la stimolazione con ACTH. Al cane a digiuno viene effettuato un primo prelievo di sangue per verificare il livello di cortisolo basale, dopodiché viene somministrato per via endovenosa o intramuscolare ACTH, e dopo un’ora si ripete il prelievo per misurare la variazione della concentrazione di cortisolo nel sangue a seguito dell’avvenuta stimolazione. Se il valore è superiore a 20 il sospetto di Cushing nel cane è alto. Morbo di Cushing nei cani: cura Se la causa del Cushing è un tumore alle ghiandole surrenali generalmente si procede chirurgicamente con l’asportazione, mentre quando la malattia è iatrogena si sospendono le terapie a base di corticosteroidi. Se invece si tratta di un Iperadrenocorticismo ipofisario la cura mira a tenere sotto controllo la produzione di cortisolo con farmaci specifici: il più utilizzato è il trilostano, che agisce riducendo l’attività delle ghiandole surrenali. Si tratta di una terapia a cui la maggior parte dei cani risponde positivamente e, di solito, entro 10 giorni di trattamento i sintomi quali la sete e la fame eccessive diminuiscono, ma può avere effetti collaterali. Occorre inoltre un monitoraggio costante dei livelli di cortisolo, sempre tramite il test con ACTH, che inizialmente deve essere ripetuto più frequentemente, anche per individuare il giusto dosaggio del farmaco, poi può essere maggiormente dilazionato nel tempo. Morbo di Cushing nei cani: sopravvivenza e aspettativa di vita La vita media di un cane adeguatamente trattato dopo la diagnosi di Cushing è di circa 2 anni/2 anni e mezzo.

processionaria nel cane

Processionaria nel cane: sintomi, cosa fare e rimedi

Salute del cane Redazione - 17 Mar 2018

La processionaria nel cane è uno dei rischi che lo sbocciare della primavera comporta per i nostri amici quattrozampe. La processionaria nel cane è un Lepidottero, ossia niente più che di una farfalla. Carina, penserete! E poi che male può fare un insetto così innocuo e aggraziato? Non è proprio così; infatti se da adulta la farfalla non nuoce affatto, quando è allo stadio larvale, ossia quando è processionaria, può essere molto pericolosa per umani e animali. Il periodo a rischio inizia a partire da marzo-aprile, nel momento in cui dalle uova deposte sugli alberi l’estate precedente all’interno di bozzoli, escono le larve che scendono lungo il tronco dell’albero fino al suolo per cercare un luogo dove introdursi sottoterra e formare la crisalide. È proprio in questa fase che è facile vedere nei boschi lunghe processioni di questi bruchi (da qui il nome caratteristico) che in fila indiana o in formazione piramidale avanzano come un battaglione inarrestabile; i posti più a rischio sono le pinete e i boschi di cedro e querce, gli alberi prescelti da queste larve lunghe circa 4-5 centimetri ciascuna, con il capo nero e il corpo peloso grigio e nero sui lati e rosso-arancione sul dorso. La pericolosità della processionaria consiste nel forte potere urticante dei peli che la ricoprono, nei quali è contenuto un vero e proprio veleno. Per il cane è facile esserne danneggiato perché i peli di questi bruchi spesso si staccano, rimanendo così sul terreno dove il quattro zampe, che ha sempre il naso a terra per odorare, può frequentemente entrarne in contatto. Per non parlare poi di quando il cane vede le lunghe file di larve che camminano una dietro l’altra e ne è inevitabilmente incuriosito, tanto da cercare o di giocarci con la zampa o addirittura di prenderli in bocca. Processionaria nel cane: sintomi Il contatto tra i peli della processionaria e le mucose del cane provoca quasi immediatamente delle conseguenze molto gravi, addirittura mortali per l’animale: si scatena infatti in brevissimo tempo un forte processo infiammatorio a carico soprattutto della bocca, ma anche dell’esofago e dello stomaco, che causa una progressiva distruzione cellulare. Il cane prova un forte dolore e inizia a salivare eccessivamente; in pochi minuti la lingua si gonfia sempre più al punto da ostruire in alcuni casi le vie aeree dell’animale impedendogli di respirare fino a causarne la morte per soffocamento. Inoltre la forte infiammazione della lingua porta spesso a necrosi della stessa tanto da provocare anche la perdita di una parte dell’organo. Altri sintomi che si accompagnano a quelli sopra descritti sono: la comparsa di uno stato febbrile, vomito e diarrea spesso emorragiche, anoressia. Processionaria nel cane: rimedi Il problema della processionaria è talmente esteso che nel 2007 è stato emanato un apposito Decreto Ministeriale che impone la lotta contro questo parassita nelle aree individuate dalle unità regionali competenti come più a rischio e quindi da tutelare, pena la distruzione delle risorse arboree. Non raramente capita infatti che alcuni parchi e ville cittadini vengano chiusi temporaneamente all’accesso pubblico per permettere la disinfestazione da queste larve, che possono causare problemi molto seri non solo agli alberi e ai quattro zampe, ma anche all’uomo. Il primo consiglio per evitare che il vostro cane entri in contatto con la processionaria è ovviamente evitare di portarlo nel periodo primaverile dove sorgono alberi di pino, quercia e cedro. Se malauguratamente l’incidente dovesse avvenire, per prima cosa lavare bene la bocca del cane con acqua e bicarbonato, spruzzando questa soluzione nel cavo orale dell’animale con una siringa a cui avrete preventivamente tolto l’ago. Dopodiché occorre portare il cane al più presto dal veterinario, che a seconda della gravità della situazione, somministrerà le cure più appropriate al caso.

Rogna nel cane (scabbia): tipologie, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 12 Mar 2018

Una patologia da non sottovalutare per quanto riguarda i nostri cani è la rogna, detta anche scabbia: andiamo a vedere di cosa si tratta. La rogna nel cane è sicuramente una delle malattie più conosciute e temute nel mondo cinofilo. Non si tratta di una patologia eccessivamente pericolosa o mortale, tuttavia può essere davvero molto fastidiosa e non deve essere presa sotto gamba. Di cosa si tratta esattamente? Di una una tremenda irritazione della pelle. Entriamo più nel dettaglio. Innanzitutto, una nota legata al nome della malattia: spesso potrete sentire chiamare la rogna anche scabbia. Questa patologia del derma colpisce diverse specie animali, fondamentalmente in maniera non dissimile da quanto accade tra i cani. Se non è curata adeguatamente può comportare danni anche molto gravi ai nostri amici a quattro zampe. Abbiamo detto che si tratta di una infezione della pelle, ovvero di una malattia dermatologica. Chi sono i malefici artefici di questa "piaga"? Gli acari. Volendo utilizzare il termine più dotto e scientifico potremmo parlare di ectoparassiti. Questi ultimi si annidano all'interno del pelo dell'animale, per poi raggiungere direttamente l'epidermide. Una volta raggiunto lo strato di pelle del cane iniziano a "rosicchiarlo": banchettano col sebo e la cheratina presenti sullo strato epidermico del nostri amico peloso e - se non ostacolati - si moltiplicano a macchia d'olio. Se state provando ad immaginarvi questa scena, possiamo dirvi che al microscopio la situazione è grossomodo questa: ci sono questi "ragnetti" (gli acari) che normalmente vivono nel nostro ecosistema e che quando si "attaccano" ad un animale iniziano letteralmente a cibarsene. Ed è a quel punto che arriva il prurito. Ma facciamo un passo indietro: come arrivano gli acari sul "campo di battaglia" (o forse sarebbe meglio dire "al ristorante")? In questo articolo proveremo a fornire una panoramica sulla rogna nel cane e le sue modalità di azione e diffusione, nonché di contagio e cura. Come sempre per quanto riguarda la nostra piattaforma, ci teniamo a specificare che le nostre indicazioni non possono essere considerate alla pari delle indicazioni ufficiali del veterinario (al quale consigliamo sempre e comunque di rivolgervi). Tornando alla disamina di questa fastidiosa patologia continuiamo col dire che la rogna/scabbia è diffusa praticamente in tutto il mondo. In genere viene trasmessa per contatto diretto con animali contagiati ma può colpire anche solo toccando degli oggetti che sono stati a loro volta toccati da ammalati. Rogna nel cane: tipologie Abbiamo detto che i "vettori" della malattia sono questi ectoparassiti microscopici meglio conosciuti come acari. Tuttavia occorre specificare che esistono diverse tipologie di scabbia, poiché esistono tipi leggermente diversi di acari. Quali sono le tipologie più diffuse di rogna/scabbia? Fondamentalmente sono cinque: c'è quella Demodettica (anche detta "rossa", ereditario e demodicosi) e che a sua volta può essere suddivisa in tre sottocategorie (localizzata, generalizzata o podermatite demodettica). Poi c'è la rogna Sarcoptica, forse la più comune in assoluto tra cani: molto rapida nella sua diffusione, resistente ai fattori ambientali e facilmente contagiosa anche per gli esseri umani. C'è anche un tipo di rogna legata in modo specifico alle orecchie del cane: la rogna o scabbia Otodettica. In questo vedrete proprio dei "puntini bianchi" muoversi all'interno delle orecchie del nostro amico a quattro zampe. Come per le orecchie, esiste una rogna specifica per le cavità nasali: si tratta della "Pneumonyssoides caninum". Anche la Rogna cheyletiella prevede questi "pallini bianchi" che camminano sulla cute dell'animale anche se è più diffusa tra i gatti. La rogna viene spesso trasmessa direttamente al momento del parto e dell'allattamento: la madre infetta la passa ai cuccioli. Al di là di questo caso, più comunemente la rogna si trasmette attraverso il contatto tra vari esemplari. Ovviamente un sistema immunitario basso sarà terreno fertile per gli acari. Ma ci sono diversi fattori che possono "contribuire all'invasione": la scarsa igiene dell'animale, le condizioni ambientali di vita o la dieta del nostro amico peloso. In generale poi ci sono alcune razze di cane geneticamente più predisposti a contrarre questa patologia dermatologica e sono: Bulldog, Pointer, Shar Pei, Terrier, Beagle, Dalmata, Bassotto, Dobermann e Boxer. Rogna nel cane (scabbia): sintomi e cura In genere si tratta di "gesti" piuttosto evidenti: arrossamento della pelle, prurito e bruciore, eruzioni e squame cutanee (quando non vere e proprie ferite e piaghe), pelle secca e maleodorante, perdita di appetito, peso e pelo. Come curare la rogna nel cane? Innanzitutto mantenendo un buon livello di igiene generale: questo vale sia per il nostro cane che per la nostra casa (o qualsiasi ambiente l'animale "viva" come casa). Nel pratico un bagnetto mensile è davvero un toccasana, soprattutto se vengono utilizzati anche prodotti di qualità per insaponare il nostro amico peloso. Poi è bene effettuare con una certa regolarità anche disinfestazioni e vaccinazioni dal nostro veterinario di fiducia. Se avete più animali in cura dovete fare attenzione a dividere bene gli "oggetti" di entrambi per far sì che non ci continui ad infettare a vicenda. Ultimo ma non ultimo per ordine di importanza: curare con attenzione la dieta del nostro cane. Un'alimentazione equilibrata migliora tutto il sistema immunitario! (Il cibo crudi in questo senso è particolarmente indicato: verdure e erbe, ma non solo. Indicati anche aglio kyolic, unghia di gatto ed estratto d'olio d'oliva). Siamo tutti d'accordo che prevenire sia meglio che curare, ok, ma cosa fare in caso di contagio avvenuto? Rivolgetevi subito al veterinario, innanzitutto. Quasi sicuramente - in quanto a medicine - vi prescriverà degli acaricidi orali, topici o iniettabili. In genere i più diffusi-gettonati sono: ivermectina, selamectina o moxidectina. Ovviamente poi saranno previsti anche degli analgesici-antiinfiammatori. Alcuni rimedi "casalinghi" che non possono assolutamente sostituire l'intervento del veterinario ma possono alleviare momentaneamente le sofferenze dell'animale (spalmando estratti o unguenti sulle parti più infette) sono, ad esempio: camomilla, avena, limone o yogurt. Ricordatevi sempre che anche l'effetto e la dolcezza dimostrati al vostro amico - per quanto non risolvano la situazione - saranno sicuramente di conforto. Potrebbe interessarti anche: Dermatite nel cane: cos'è, sintomi, cure e rimedi naturali

Malattie dei cani: le dieci più pericolose e comuni

Salute del cane Redazione - 08 Mar 2018

Ecco una panoramica sulle malattie dei cani potenzialmente più pericolose per i nostri amici a quattro zampe. Esattamente come per gli esseri umani, tutte le malattie dei cani che andremo ad elencare possono presentarsi in maniera più o meno intensa. Come vedrete, in molti casi si tratta di malattie anche piuttosto gravi, ma curabili o comunque con un tasso di mortalità non troppo elevato. In altri casi purtroppo ci troviamo di fronte a virus letali, contro i quali la medicina attuale non ha ancora trovato risposte condivide e cure soddisfacenti. Spesso i sintomi iniziali sono molto simili tra loro e come potete immaginare una diagnosi relativa ad un animale è qualcosa di estremamente delicato e complesso da mettere "nero su bianco". Questo perché il nostri amici a quattro zampe non possono parlarci dandoci indicazioni effettive su quello che provano, sul dolore che sentono. Emergono però una serie di denominatori comuni che portano a qualche considerazione generale, che vale un po' per tutte le razze, tutti i padroni e tutte le situazioni. In particolare: L'attenzione da prestare all'igiene e del luogo nel quale fate vivere il vostro cane (che diventa a tutti gli effetti un "componente della famiglia). L'importanza della prevenzione in relazione alla corretta somministrazione dei vaccini medici. Il buon senso di affidarsi sempre al consiglio del vostro veterinario di fiducia senza prendere decisioni avventate in solitaria, ma anzi monitorando il vostro amico a quattro zampe con una certa frequenza e regolarità. Di seguito ecco le dieci malattie dei cani più pericolose (alcune sono molto comuni): cliccando su ciascun link potrete approfondirle con dei focus ad hoc. 1) Parvovirosi Si tratta di una malattia che si trasmette per via oro-fecale, ovvero orale fecale. Molto spesso quello che accade è che quando una neo-mamma di adopera per pulire le feci dei cuccioli rimane infettata dagli escrementi di uno di essi e rischia di andare a contagiare se stesse e tutta la cucciolata. In questo senso, come potete immaginare, la malattia può facilmente creare problemi anche all'essere umano, qualora si entri a contatto con le feci animali senza utilizzare degli appositi guanti o quanto meno disinfettarsi subito dopo. Ma cosa provoca nel concreto la Parvovirosi? I sintomi più diffusi sono vomito, diarrea, febbre, dolori addominali, spossatezza, muco e sangue nelle feci, inappetenza, letargia e tachicardia. Ricordiamo però che qualsiasi segnale evidente di Parvovirosi si presenta tendenzialmente una decina di giorni dopo il contagio, dunque tenete conto dell'incubazione. Il virus va progressivamente a colpire diversi organi del cane fino a causare in casi estremi anche la morte di quest'ultimo. Come si cura? Serve ovviamente una terapia antibiotica, da affiancare all'assunzione di gastroprotettori e antiemetici. In ogni caso la migliore cura è la prevenzione, in questo caso tramite il vaccino. Si tratta di una patologia non impossibile da curare tuttavia subdola perché colpisce spesso i cuccioli non ancora pienamente provvisti degli anticorpi necessari per fronteggiare il virus. 2) Cimurro Il cimurro è anche detto malattia di Carrè. Si tratta di è una patologia infettiva virale, della stessa famiglia del virus del morbillo. Può colpire diverse specie animali ma non l'essere umano. Il cimurro parte in generale dalle vie orali per poi diffondersi a macchia d'olio in tutto l'organismo. In questo senso dunque i sintomi sono molteplici, perché progressivamente vanno a riguardare l'apparato respiratorio, quello digerente, quello nervoso e così via. Come si cura? La terapia prevede una cura antibiotica. Spesso si aggiunge anche la pratica della flebo, per integrare liquidi ed evitare il dimagrimento. La mortalità per Cimurro varia dal 30% all'80%, ma ad essere fondamentale è ancora una volta la prevenzione: attenzione all'igiene generale del nostro animale e del contesto in cui vive ma soprattutto non saltate l'appuntamento fondamentale col vaccino. 3) Leptospirosi Si tratta di una malattia infettiva acuta sistemica di tipo vasculitico, causa dal batterio Leptospira. Il contagio può avvenire per via diretta o indiretta e non riguarda soltanto il mondo cinofilo. Attenzione perché è contagiosa anche per l'essere umano! Esistono più ceppi della malattia, nella fattispecie:  canina, itteroemorragica, grippo tifosa, pomona e Bratislava. La leptospirosi è una malattia spesso associata alla stagione autunnale e va a colpire  soprattutto reni e fegato del nostro amico peloso. I sintomi sono vomito e tosse, spesso seguiti da relativa inappetenza. Come prevenire? Attenzione all'igiene e a non saltare il regolare vaccino. 4) Malattia di Lyme Anche detta Borreliosi, è una patologia causata delle zecche. Una malattia parassitaria dunque. Innanzitutto tenete presente che pur non essendo gravissima, colpisce anche noi esseri umani. Ci sono 4 varianti Borrelia (il ceppo della zecca che causa la malattia) ovvero: la burgorferi, la garinii, la afzelii e la japonica. Ha bisogno di una incubazione di circa 2 giorni per palesarsi. I sintomi sono molteplici dal momento che progressivamente potrebbero presentarsi: abbattimento, febbre, zoppia e dolori muscolari; per poi lasciare il posto  - in casi gravi - a  vomito, aritmia e disfunzioni neurologiche. Come curare il vostro amico a quattro zampe? Con una prevenzione attenta, soprattutto: ricordatevi di somministrare regolarmente l'anti-zecche! Qualora fosse troppo tardi occorrerà sicuramente optare per una terapia antibiotica, in accordo col vostro veterinario. 5) Leishmaniosi Si tratta della classica malattia che viene trasmessa al cane attraverso la puntura di un insetto. Il parassita responsabile però si chiama parassita responsabile si chiama Leishmania Infantum. Non riguarda soltanto i cani, ma anche i padroni. I sintomi sono così vari e generici che è difficile diagnosticarla con esattezza: si va dalla generale spossatezza ai gonfiori, passando per le infezioni degli occhi o la perdita di pelo. Pensate che il tempo di incubazione può essere anche di anni! Come curare il proprio cane? Applicando regolarmente gli antiparassitari. In questo caso nemmeno il vaccino può debellare totalmente la malattia, perché quello messo a punto si è rivelato non efficace al 100%. Essendo la malattia legate all'operato nefasto degli insetti, c'è più rischio nelle uscite in serata-notturna. Attenzione perché anche una volta - apparentemente - scomparsa può ripresentarsi ciclicamente. 6) Piroplasmosi Questa malattia è anche conosciuta come Babesiosi. È trasmessa dalle zecche e causa anemia ed emoglobinuria. L'incubazione è di circa 48 ore. Ci sono due gradi di intensità della patologia: acuta ed iperacuta. In questo senso i sintomi più diffusi - progressivamente sempre più deleteri - sono molto variegati e vanno dalla diarrea,all'edema polmonare, passando per convulsioni e articolazioni gonfie. Quali sono i segni evidenti di malattia? Ce n'è almeno uno da prendere come una spia inequivocabile di piroplasmosi: una striscia di sangue dei piroplasmi. È possibile curare il nostro compagno a quattro zampe? Certo: occorre una terapia di antibiotici, da affiancare eventualmente alla classica flebo per bilanciare liquidi e valori nutrizionali. In questo caso il vaccino in commercio è ancora da perfezionare. 7) Epatite canina  Si tratta di una malattia provocata da un adenovirus canino conosciuto come Cav-1. Colpisce per lo più il fegato. Può essere lieve o acuta, ma se trascurata può portare anche alla morte. Il contagio è particolarmente infido perché può avvenire in molti modi diversi (e relativamente "facili). Il virus è particolarmente agguerrito, "versatile" e resistenza all'ambiente esterno. Per via aerea e per contatto diretto, innanzitutto. Ma anche per contatto con indumenti infetti. Non manca ovviamente anche l'opzione insetto portatore-vettore. Tra cani poi ci si contagia facilmente tramite il contatto con le urine. L'uomo però fortunatamente non può contrarre la malattia. I sintomi sono la classica combinazione di  diarrea, vomito e febbre, ai quali in un secondo momento subentrano problemi a livello oculare. Quali le precauzioni? Igiene, una alimentazione corretta e - ovviamente - il vaccino annuale. 8) Ehrilichiosi Ecco un'altra fastidiosa malattia parassitaria causata dalle zecche, acerrime nemiche del mondo cinofilo. Il batterio responsabile si chiama Ehrlichia canis e attacca i globuli rossi dell'organismo. Ci sono tre fasi della malattia: acuta, subacuta e cronica. I sintomi sono vari: da una generale spossatezza al dimagrimento misto ad anoressia, passando per emorragie di vario tipo, tremori o atrofie. Come curarla? Entrano ovviamente in gioco gli antibiotici: 20 giochi di Doxiciclina coadiuvati poi da una terapia di monitoraggio e sostegno. Meglio prevenire: ricordate sempre di dare al vostro cane gli anti-parassitari giusti. 9) Rabbia È indubbiamente una delle malattie più conosciute nel mondo cinofilo e anche una di quelle che fa più paura. La rabbia è causata da un virus che attacca direttamente il sistema nervoso (colpisce anche altri mammiferi oltre ai cani, uomo compreso). Si tratta di una patologia devastante e - purtroppo - attualmente incurabile. Viene trasmessa attraverso la saliva e porta il nostro amico a quattro zampe a mostrare gravi problemi di natura comportamentale che vanno da un senso di paura ed inquietudine ad una irrefrenabile aggressività. Subentrano poi febbre, paralisi oppure convulsioni, fino alla morte. Un tempo esisteva il vaccino, ora il virus teoricamente è rarissimo ma qualora dovesse colpire il nostro cane non ci sarebbe davvero nulla da fare. 10) Bronchite La Bronchite del cane non è dissimile da quella dell'uomo. Si tratta di una infiammazione dei bronchi che può partire come blanda ma diventare anche molto violenta, fino ad arrivare a causare anche la morte del'animale. Come buona parte delle malattie respiratorie possono essere aggravate dal contesto in cui vive il cane. Le cause principali infatti possono essere il freddo ma anche l'inquinamento e in generale tutto ciò che può contribuire a rendere poco salubre l'ambiente. anche per quanto riguarda i sintomi non ci sono "sorprese", nella misura in cui come per gli esseri umani si assiste alla comparsa di tosse, secchezza alla gola e saliva in eccesso, miste ad un generale senso di abbattimento. Esistono due tipi di bronchite nel cane: quella acuta e quella cronica. La prima prevede una tossa secca che poi diventa grassa e la faticosa "espulsione" dal tartufo di una notevole quantità di muco giallastro. Può degenerare nella seconda, che porta acuisce i sintomi già elencati aggiungendo anche problemi cardiaci e renali. Per curare la bronchite serviranno degli anti-fiammatori e tanta pazienza durante le notti passate a tossire. Questa lista mette paura, indubbiamente. Ma non fatevi prendere dallo sconforto. Se dedicherete le giuste attenzioni al vostro amico a quattro zampe, quasi tutte queste patologie potranno essere archiviate nella loro fase non acuta. E voi potrete vivere una vita lunga e felice con vostro cane.

Tumore della pelle nel cane: tipologie, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 07 Mar 2018

Il tumore della pelle nel cane può manifestarsi in varie forme e con sintomi diversi: vediamo le possibili cure. Oggi affronteremo una tematica piuttosto delicata e spesso trascurata, nell'orbita delle patologie che possono andare a colpire i nostri amici a quattro zampe: i tumori alla pelle dei cani. Si tratta di una tipologia di malattia parecchio diffusa nel mondo cinofilo. Può manifestarsi in modi anche molto diversi tra loro ma soprattutto con intensità diversa. In questo senso infatti occorre fare una prima fondamentale distinzione tra tumori benigni e tumori maligni. I primi non implicano dei problemi troppo gravi per l'animale e richiedono giusto di essere monitorati nel maniera corretta per evitare che la situazione si complichi; i secondi invece possono arrecare danni notevoli e in casi estremi portare anche alla morte del nostro amico peloso. Facciamo però subito una ulteriore distinzione utile ad inquadrare meglio il fenomeno. Per quanto riguarda i tumori alla pelle si può parlare di tumori cutanei e tumori sottocutanei. I primi si presentano in superficie, su quella che viene definita - appunto - epidermide e derma. I secondi invece si palesano immediatamente al di sotto della superficie, come si suol dire "sotto pelle". Potrebbe interessarti anche in generale il tumore nei cani: tipologie, sintomi e cure. Ma di cosa parliamo esattamente quando utilizziamo il termine tumore della pelle? Si tratta di una sorta di gonfiore, qualcosa di evidente, piuttosto ben circoscritto e va ad alterare la normale superficie della pelle dell'animale. In questo senso spesso si fa confusione tra tumore e neoplasia, laddove la seconda si differenzia dal primo perché implica la crescita di un singolo tessuto in maniera esagerata. Dopo questo piccolo elenco di note utili alla lettura, proviamo ad analizzare più nello specifico queste patologie, illustrandone sintomi e cure, eventuali tempistiche di incubazione e degenza, consigli per la prevenzione. Proveremo anche a capire quali sono le razze più predisposte a contrarre questo tipo di malattia. Ovviamente ci concentreremo sulla versione maligna del tumore, che - come accennato in precedenza - è quella che può mettere seriamente a repentaglio la salute del nostro amico a quattro zampe. Il tumore della pelle nel cane di tipo maligno nasce in un punto per poi provare a diffondersi a macchia d'olio all'interno dell'organismo del cane, in un processo conosciuto come metastasi. Durante questa invasione - più o meno lenta a seconda dei casi - il tumore va a danneggiare un numero sempre maggiore di organi, fino a provocare addirittura il decesso dell'animale. Tumore della pelle nel cane: tipologie Ce ne sono molti, ma dati alla mano questi dovrebbero essere i più diffusi: Adenoma perianale, Emangioma, Emangiosarcoma, Linfoma, Lipoma, Melanoma, Papilloma, Tumore delle cellule basali, Tumore della ghiandola apocrina della sacca anale, Tumore venereo trasmissibile. Può trattarsi di un semplice accumulo di massa grassa cutaneo o sottocutaneo, di cancro oppure di infezioni di varia natura. In questo senso possono risultare determinanti gli aspetti ambienti nei quali è "calato" il nostro animale. Tuttavia ci sono spesso anche delle motivazioni di tipo genetico. Infatti ci sono delle razze che sono indubbiamente più predisposte di altre a sviluppare questo genere di patologia. Vi elenchiamo di seguito le più colpite, in ordine alfabetico: Basset Hound, Boxer, Bullmastiff, Norsk Elkhund grigio, Golden Retriever, Kerry Blue Terrier, Scottish Terrier, Weimaraner. Tumore della pelle nel cane: sintomi Quali sono i sintomi più evidenti? Delle generiche bozze, visibilissime anche ad occhio nudo. Presenza di noduli o prominenze dal tessuto esterno squamoso (in alcuni casi sanguinanti o ulcerate). Come si svolge la diagnosi? A livello medico, si lavora su un campione di tessuto attraverso un esame citologico e uno studio istopatologico. Queste operazioni possono e devono essere svolte da un veterinario. Non lanciatevi in ipotesi "casalinghe". Tumore della pelle nel cane: cura La via è quella della chirurgia: si tratta della soluzione più sfruttata. Tuttavia possono esserci anche delle terapie di supporto, da affiancare all'operazione, per coadiuvare la guarigione: si tratta di quasi sempre di radioterapia, crioterapia o chemioterapia. Non esiste invece un vero e proprio modo per prevenire, se non evitare una eccessiva esposizione alle radiazioni solari (soprattutto se il cane è "chiaro") e qualche controllo ciclico insieme al vostro veterinario di fiducia. Potrebbe interessarti anche: Tumori testicolari nel cane: quali sono, diagnosi e cura

Raffreddore nel cane: sintomi, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 03 Mar 2018

Raffreddore del cane: non trascurare i sintomi: ecco quali sono cure e terapie per il raffreddore del tuo migliore amico. Nel nostro focus sulle malattie respiratorie avevamo parlato anche di quelle patologie più comuni e facilmente curabili che colpiscono il nostro quattro zampe: il raffreddore nel cane fa proprio parte di queste. Si tratta di una malattia stagionale oppure dovuta a frequenti sbalzi di temperatura, che se non trascurata può guarire in pochi giorni. Attenzione però a non sottovalutarla: infatti questo disturbo fa a colpire una delle parti più sensibili del nostro pet, e cioè il naso. Quindi il raffreddore nel cane, a differenza di quello umano, deve essere curato tempestivamente senza magari far passare dei giorni. Come può avvenire lo sviluppo di questo problema? Semplice: o può essere di tipo virale oppure troppa esposizione a temperature fredde e/o escursioni termiche continue. Perchè è necessario intervenire subito con la cura apposita? Perchè c'è il rischio che un semplice raffreddore diventi una bronchite oppure una tracheite. Come si suol dire, sempre meglio prevenire che curare: ma come? Ad esempio non esporre il cane a temperature rigide, perciò quando lo si porta fuori a fare i propri bisogni, coprirlo con appositi cappottini o impermeabili se piove; non sottoporlo ad intensa attività fisica, ma lasciarlo tranquillo e a riposo. Raffreddore nel cane: sintomi I sintomi del raffreddore nel cane non sono molto differenti rispetto alla patologia che colpisce l'uomo, con una notevole differenze: il fatto che il cane non possa utilizzare il suo naso diventa insopportabile per lui. Le manifestazioni più evidenti sono: Starnuti continui Lacrime agli occhi Tosse Naso che cola Inappetenza Abbattimento Soprattutto noteremo un cambiamento di atteggiamento da parte del nostro cagnolino: infatti si andrà a rifugiare in un angolino o comunque non sarà vivace come sempre. Raffreddore del cane: cura e rimedi naturali Innanzitutto, appena notiamo che potremmo trovarci di fronte ad un raffreddore nel cane, andiamo subito dal nostro veterinario: lui saprà indicarci quali sono state le cause e l'entità del problema. Probabilmente serviranno delle medicine, che è bene nascondere nel cibo. A volte basterà solo un po' di riposo, molta acqua (visto che le perdite di liquidi ci saranno) e alcuni rimedi naturali come propoli e miele (anche qui meglio sentire il parere dell'esperto).

Ulcera nell'occhio del cane: cos'è, sintomi, intervento e terapia

Salute del cane Redazione - 02 Mar 2018

Se il cane ha un un'ulcera nell'occhio siamo di fronte ad una patologia che può sfociare in qualcosa di grave. L'ulcera nell'occhio del cane è una malattia che all'inizio potrebbe anche essere scambiata per una semplice e innocua congiuntivite. Se il nostro quattro zampe ha gli occhi rossi e se li sfrega continuamente potrebbe avere appunto qualcosa di grave (non è detto, ma potrebbe). Può succedere che per un po' di noncuranza questo "fastidio" iniziale venga trascurato: si pensa che sia una cosa da nulla, con il risultato che poi si aggrava. Il cagnolino infatti va subito visitato e messo sotto terapia, altrimenti rischia che il suo occhio venga perforato. Nelle prossime righe vedremo quali sono le cause, i sintomi e la possibile terapia per l'ulcera nell'occhio del cane. Ulcera occhio cane: sintomi Innanzitutto bisogna dire che l'ulcera nell'occhio del cane si va a localizzare sulla cornea, ovvero quella parte trasparente che copre l'iride e la pupilla. Gli strati della cornea vengono danneggiati e si forma un'ulcera superficiale, oppure profonda e multipla. Insieme ad essa può poi associarsi come dicevamo una congiuntivite, ma anche una cheratite oppure una blefarite. Le cause principali delle ulcere corneali possono essere le più variegate, da traumi dovuti al gioco oppure a scontri fortuiti. Possono poi anche essersi sedimentati nella zona dei corpi estranei, delle infezioni, delle lesioni ecc. Ma quali sono i sintomi dell'ulcera nell'occhio del cane? I più frequenti sono: Dolore nella zona interessata Cornea opaca con perdita di trasparenza Occhio arrossato La luce che provoca fastidio, occhio chiuso Prurito Gli occhi che lacrimano Quali sono le razza maggiormente colpite dalla patologia? Di sicuro quelle brachicefale, come ad esempio il Carlino, Bulldog inglese, Bulldog francese, Shih-Tzu, Pechinese, Boxer e Boston Terrier. Ulcera nell'occhio del cane: terapia E' chiaro che dovrete far visitare il vostro amico peloso dal veterinario: solo lui saprà dirvi con certezza cosa bisogna fare. Per confermare la presenza di ulcere o erosioni corneali farà un test alla fluorescina, preceduto eventualmente da un test di Schirmer. La diagnosi sarà poi approfondita da esami del sangue, consulto con veterinario oculista ecc. Ma qual è la terapia indicata? E' la causa a stabilirla, oltre che la gravità. Se ad esempio all'interno dell'occhio c'è un corpo estraneo bisogna operare per toglierlo e far tenere al cane nei giorni seguenti il classico e (purtroppo) fastidioso collare elisabettiano, che però è un vero salva vita perché permette al pet di non grattarsi. La cura potrebbe prevedere l'utilizzo di colliri antibiotici, antinfiammatori e lacrime artificiali. Dipende sicuramente da quanto è grave la situazione del vostro Fido. Non prendete sottogamba quindi l'ulcera nell'occhio del cane.

Dieta Barf

Dieta barf per cani: cos'è, opinioni, pro e contro di questo metodo

Salute del cane Redazione - 01 Mar 2018

Cerchiamo di capire insieme in cosa consiste la dieta Barf e quali sono i suoi lati positivi e negativi per i nostri cani. In questo articolo andremo a vedere in cosa consiste la dieta Barf dedicata ai nostri cani. Come per noi esseri umani si registra un continuo fiorire di nuove diete o presunte tali, che promettono ogni volta risultati sorprendenti e una forma fisica perfetta, anche per i nostri amici a quattro zampe, pur con le dovute proporzioni, hanno iniziato a diffondersi, soprattutto nell'ultimo decennio, diverse “filosofie” alimentari, tra cui la dieta BARF per cani. Ma di cosa si tratta? BARF sta per Bones And Raw Food, ossia dieta a base di cibo crudo ed ossa. Eh sì, l’idea di alimentare il nostro quattro zampe con ossa può sorprendere molti, ma non i sostenitori di quest’orientamento nutrizionale. Chi appoggia la BARF per cani ritiene che i nostri pelosi debbano tornare ad un regime alimentare “naturale”, il più possibile simile a quello dei loro antenati lupi, che si nutrono principalmente delle carni degli animali cacciati. Questa dieta quindi è costituita principalmente da carne (70-90%), rigorosamente da consumarsi cruda e completa delle ossa cui è attaccata e per un 10%-30% da prodotti vegetali. Le ossa, che ingerite cotte sarebbero molto pericolose perché facili a spezzarsi (soprattutto quelle sottili di pollo), se mangiate crude non comporterebbero questo rischio e comunque il quantitativo non dovrebbe superare il 30% dell’alimentazione. I tipi di carne devono essere varie: sia cerne rossa che bianca e non solo muscolo e ossa, ma anche frattaglie (trippa, stomaci, fegato, colli, cervello, ecc), nelle giuste proporzioni, considerando che in natura gli organi interni negli animali cacciati dal lupo sono in percentuale limitata sul totale della preda. Da non dimenticare di tanto in tanto il pesce, ovviamente crudo e senza lische, ricco di Omega 3 e Omega 6. Secondo la BARF i cereali dovrebbero essere somministrati al cane in quantità moderate e mai insieme alla carne, perché, presenti nella maggior parte dei mangimi industriali, sarebbero una delle principali cause dei numerosi problemi digestivi e intestinali dei nostri pet. La verdura invece deve essere cotta a vapore e frullata, come la frutta, per distruggerne la membrana, contenente cellulosa, che l’animale non digerisce. La dieta ideale per la BARF sarebbe costituita da 5 giorni alla settimana a base di carne cruda e ossa, un giorno senza carne (sostituita da frutta, verdura, cereali, latticini) e un giorno di digiuno per consentire agli organi di riposare. A completare la dieta la somministrazione di oli ricchi di acidi grassi, come quello di pesce, uova crude e un po’ di frutta secca. Secondo i sostenitori della dieta BARF per cani questo tipo di dieta garantirebbe al cane una migliore salute e una minore incidenza di determinate patologie in aumento, come deficit del sistema immunitario, tumori e alcune malattie genetiche.   Dieta Barf per i cani: i contro di questa scelta Molti veterinari sono contrari alla dieta BARF per il cane: vediamo quali sono le principali motivazioni. Ecco i contro della dieta BARF per i cani: Anzitutto equiparare il cane al lupo sarebbe sbagliato perché è chiaro che i nostri quattro zampe ormai addomesticati da millenni hanno perso molte delle caratteristiche dei loro antenati, a partire dallo stile di vita originario. Il lupo macina chilometri e chilometri al giorno, mentre i nostri pet si limitano a qualche passeggiata al parco, quindi anche il fabbisogno di energie è molto diverso. Somministrare ossa al cane, anche se crude, può essere pericoloso, perché non sono infrequenti i casi di cani alimentati secondo la BARF che presentano sintomi di ostruzione intestinale o qualche volta di soffocamento, oltre al rischio di calcio in eccesso, con conseguenti danni renali e ossei. Molta attenzione anche alla somministrazione di fegato, che può causare un sovradosaggio di vitamina A, che può portare a disfunzioni nella crescita, malformazioni alle ossa, carenza di globuli rossi e coagulazione ritardata. Prima di scegliere la dieta BARF per i cani dunque è importante informarsi bene sugli eventuali rischi, in modo da valutare opportunamente il rapporto rischi/benefici. È doveroso inoltre sottolineare che ad oggi non esistono studi scientifici che dimostrino che i cani che seguono la BARF godano di una migliore salute. Che i lupi in natura siano più sani è tutto da vedere, anzitutto perché nessuno va ad indagare quale sia l’incidenza delle varie patologie sulla popolazione lupina e inoltre bisogna anche chiedersi quanto vivano i lupi rispetto ai nostri cani domestici, che si ammalano di più anche perché raggiungono età difficili da pensare per i lupi.

Malattia di lyme nel cane (borreliosi): cos'è, sintomi e terapia

Salute del cane Redazione - 27 Feb 2018

La malattia di Lyme è una patologia causata dalle zecche: vediamo quali sono i sintomi e la terapia consigliata. Oggi parliamo di una malattia abbastanza diffusa nel regno cinofilo: la malattia di Lyme nel cane. Questa patologia è conosciuta anche col nome di Borreliosi. Si tratta di una delle tante malattie parassitarie, legate alla fastidiosa azione delle zecche. Non ci troviamo di fronte ad una malattia gravissima, ok, ma certamente la Lyme non è affatto da sottovalutare. Come vedremo nel dettaglio tra poco, diciamo che è decisamente meglio prevenirla che curarla. In prima battuta è bene specificare che la Borreliosi colpisce sia i nostri amici a quattro zampe che noi esseri umani. Tra l'altro, nel parlare di amici a quattro zampe non facciamo riferimento soltanto ai cani: questa zecca infatti colpisce anche molte altre specie. A livello scientifico, iniziamo a collocarla geograficamente: è ormai virale, nella misura in cui è diffusa in tutto il Nord America, in Europa e in Asia. Tuttavia una diagnosi precisa di questa patologia si sta rivelando molto più complicata del previsto, di conseguenza non è facilissimo avere dei dati precisi in relazione alla sua diffusione. Andiamo però ad analizzare la questione da un punto di vista strettamente scientifico, individuando il ceppo esatto della zecca. La malattia di Lyme nel cane è provocata da una cosiddetta spirocheta, la Borrelia burgdorferi. Volendo entrare più nello specifico sappiamo che ci sono 4 varianti di questa Borrelia: la burgorferi (sia negli Stati Uniti che in Europa), la garinii, la afzelii (entrambe in Europa) e la japonica (ovviamente in Giappone). Va precisato però che la Borrelia va trasmessa con l'ausilio di un vettore, in questo caso della zecche del genere Ixodes ricinus. Si tratta della stessa zecca associata anche all’Ehrlichiosi. Volendo fare un altro parallelo medico possiamo anche dire che la Lyme è spesso anche paragonata e/o associata alla Leptospirosi, sebbene quest'ultima sia più pericolosa, poiché ha molta più resistenza all'ambiente esterno Ecco: la Borrelia invece non ha una grande resistenza agli agenti esterni, di conseguenza dovrebbe creare meno problemi della Leptospira. Tuttavia sa essere una malattia "rognosa", come vedremo. Va detto però che per "attecchire" ha bisogno di una incubazione non da poco: almeno 48 ore. Certo, bisogna anche tener conto che non tutti gli esemplari attaccati dalla zecca risultano poi effettivamente positivi alla malattia. Malattia di Lyme nel cane (Borreliosi): sintomi In generale i primissimi sintomi appaiono in un lasso di tempo che va dai 2 ai 5 mesi, poi ovviamente si sviluppano in base a vari fattori, tra cui ovviamente spicca anche la forza del sistema immunitario stesso dell'esemplare in questione. Il vostro amico peloso presenterà sintomi come: abbattimento generale, febbre anche piuttosto alta, zoppia e vari dolori muscolari; possono poi subentrare anche vomito, aritmia e disfunzioni neurologiche. Malattia di Lyme nel cane (Borreliosi): terapia In questo senso il consiglio migliore è quello di giocare d'anticipo: la miglior difesa è l'attacco, no? Tendenzialmente vi basterà somministrare con attenzione e regolarità le fiale anti-zecche al vostro cane, portare avanti insomma una corretta tabella di marcia anti-parassitaria. Se invece non siete riusciti a prevenire la malattia e quindi il vostro amico ha già contratto la Lyme non vi resta che optare per una terapia antibiotica (in genere Doxiciclina o Ceftriaxone). In questo senso dovete assolutamente rivolgervi al vostro veterinario di fiducia. Sappiate che questa cura richiede anche molta pazienza, dal momento che è destinata a durare almeno 30 giorni. La Malattia di Lyme nel cane dunque è lenta ad arrivare così come ad andarsene, difficile da contrarre ma ancora di più da debellare.

svezzamento dei cani

Svezzamento cani: tutte le fasi e cosa dare da mangiare al cucciolo

Salute del cane Redazione - 24 Feb 2018

Cosa dare da mangiare al cucciolo? Vediamo le varie fasi dello svezzamento dei cani. Lo svezzamento dei cani è una fase importantissima per la vita del nostro peloso e non bisogna trattarla con superficialità. Ogni cucciolo ha le sue particolarità e non dobbiamo assolutamente generalizzare. Quello che può andare bene per una razza può non andare bene per un'altra. Occorre quindi informarsi nel dettaglio prima di prendersi questa responsabilità. Commettere errori in questa fase può promuovere l’insorgere di problemi che possono condizionare sia la salute che la morfologia del nostro cucciolo per il resto della sua vita.  Di norma il periodo ideale per iniziare lo svezzamento dei cani si aggira attorno alle 4 settimane di vita. Nelle cucciolate poco numerose può iniziare anche qualche giorno dopo soprattutto se la madre ha molto latte ed è in buona salute. Al contrario, se la cucciolata è numerosa lo svezzamento potrà essere anticipato di qualche giorno. Deve essere iniziato prima anche nel caso in cui la madre abbia una carenza di latte. Solo osservando i cuccioli mangiare a sufficienza e dormire parecchio sapremo che sta andando tutto per il meglio. Le fasi dello svezzamento Proviamo quindi a fare chiarezza sulle varie fasi dello svezzamento dei cani e su come dobbiamo comportarci in ognuna di esse. A partire dal 30° giorno di età si dovrà progressivamente iniziare con il supporto di un pasto in aggiunta alla poppate giornaliere. Dovranno essere cibi predigeriti e appositamente studiati per i cuccioli. Siamo qui nella prima fase dello svezzamento. Svezzamento dei cani: cosa dare da mangiare al cucciolo? Se decidiamo di non affidarci ai cibi già confezionati ma preferiamo preparare noi stessi il loro cibo è bene sapere che si dovrà procedere inserendo come alimento principale sono della carne tritata molto fine, meglio se frullata o omogeneizzata. Solo in un secondo momento alla carne potrà venire aggiunto del latte (preferibilmente vaccino o, ancora meglio, quello apposito per i cuccioli). Il cibo dovrà essere servito tiepido. All’inizio dello svezzamento il cucciolo potrebbe non gradire particolarmente il nuovo cibo e potrebbe mangiare poco. In questo caso dovremmo aiutarlo noi magari mettendo un dito nella sua pappa e facendoci poi leccare il dito di modo da dargli la sensazione che stia continuando a nutrirsi dalla madre. Dal 45° giorno di età i cuccioli avranno raggiunto il 75% del fabbisogno nutritivo. La mamma inizierà ad allontanarli poiché avranno iniziato a mettere i dentini. Questo è il periodo più critico in quanto progressivamente si abbandonerà l’allattamento materno in favore dei pasti che dovremmo fornire noi. Siamo, in questa fase, nell'inizio vero e proprio dello svezzamento dei cani.  In questo periodo, oltre al cibo proteico potremmo iniziare ad inserire anche qualche carboidrato (magari del riso soffiato). In questo periodo dovremmo fornire al nostro cucciolo almeno 4 pasti giornalieri che dovranno diventare 3 dopo il 60 ° giorno di vita. In questa fase il nostro cucciolo andrà vaccinato e sverminato così che possa acquisire l’immunità contro le malattie virali più comuni nei cuccioli (cimurro, epatite, leptospirosi, ecc.). Dopo il 75° giorno di vita i cuccioli inizieranno quella che viene chiamata la fase di accrescimento. Anche questa è molto importante, soprattutto per i cani di grossa taglia che hanno bisogno di ricevere nell'alimentazione la giusta dose di minerali e calcio così da favorire la crescita muscolo-scheletrica.

come pulire le orecchie al cane

Come pulire le orecchie al cane

Salute del cane Redazione - 23 Feb 2018

Siete alla ricerca di consigli su come pulire le orecchie al cane? Molto bene, avete trovato la guida che fa al caso vostro! Nelle prossime righe infatti vi daremo tutta una serie di accorgimenti da avere per la loro cura e pulizia. Le orecchie del cane rappresentano una delle parti più importanti del quattro zampe: il loro stato di salute influisce in senso stretto sull'udito del pet, che è sicuramente il senso più importante per i nostri amici pelosi (quando le orecchie sono sporche infatti viene ostacolato il passaggio dell'aria). Non solo: l'igiene delle orecchie è fondamentale anche perché lo sporco può provocare delle infezioni e quindi delle malattie. Nel nostro focus andremo a fornire tutta una serie di consigli per pulire le orecchie del cane, per evitare che sviluppi patologie gravi come ad esempio la sordità. Come pulire le orecchie al cane Partiamo da una premessa: le orecchie dovrebbero essere pulite almeno una volta ogni due settimane, e più questa cosa diventerà sistematica più diverrà facile, perché in primis abituerete il vostro cane alla pulizia. Per i cani con le orecchie lunghe è comunque consigliabile pulirle anche tutte le settimane. Prima però di iniziare a pulirle, è bene verificare lo stato di salute delle orecchie: se il cane si ritrae, scuote la testa oppure se le gratta, significa che qualcosa non va. Potrebbe esserci una qualche infezione, come l'otite. Quindi il consiglio è quello di effettuare un controllo preliminare dal veterinario per capire se ci sono problemi di questo tipo. Se il colore delle orecchie del cane è sul rosa pallido allora sta bene: infatti arrossamenti, irritazioni, perdite di sangue ecc. sono situazioni che ci fanno dire che il cane non è in salute da questo punto di vista. Un altro fattore da tenere in considerazione è il cattivo odore: se c'è, allora bisogna fare attenzione perchè orecchie sane non emanano odori maleodoranti. Perciò se vi trovate di fronte ad una situazione anomala (come quelle citate), rivolgetevi subito al vostro veterinario. Come pulire le orecchie al cane con otite Se invece le orecchie del cane sono ok, potete procedere con la pulizia. Partiamo da quella esterna, che non è molto difficile da realizzare: usando un panno umido bagnato in acqua tiepida e shampoo, basta strofinare in maniera delicata. Una volta terminato questo massaggio, asciugatele con un asciugamano: non lasciate residui di prodotto perché potrebbe irritare la zona. La parte esterna delle orecchie è pulita, ora dovete passare a quella interna. E qui aumentano le difficoltà. Infatti la zona interna è molto più delicata: per pulirla al meglio serve una garza da avvolgere prima su un vostro dito e poi da introdurre piano piano dentro l'orecchio senza però arrivare al fondo (perché l'acqua, depositandosi, potrebbe divenire terreno fertile per batteri di varia specie). Andrà così a pulire la zona interna e a rimuovere il cerume. Per quanto concerne i prodotti, in commercio ne esistono diversi per aiutare a dissolvere il cerume accumulato o a far guarire il vostro pet da patologie come l'otite. La gamma di prodotti di Virbac potrebbe essere un'ottima soluzione. Prima di utilizzare ogni prodotto consigliamo caldamente in ogni caso una visita dal vostro medico veterinario di fiducia.

Displasia gomito nel cane: gradi, sintomi, terapia, intervento e guarigione

Salute del cane Redazione - 21 Feb 2018

La displasia del gomito nel cane è una patologia che deve essere curata mediante un intervento chirurgico. Esattamente come gli esseri umani, anche i nostri amici a quattro zampe possono avere bisogno dell'ortopedico! Si tratta di una battuta: ovviamente nel caso dei nostri compagni pelosi ci si rivolgere sempre al veterinario di fiducia. In questo articolo parleremo dei problemi legati all'ossatura dei nostri cani, nella fattispecie della displasia del gomito nel cane. Si tratta di una "patologia" abbastanza comune nel mondo cinofilo, soprattutto per i cani di grossa taglia. Nulla di troppo allarmante se presa in tempo; tuttavia una bega piuttosto fastidiosa per il vostro amico, se trascurata. Volendo entrare più nel dettaglio, di che si tratta? Utilizzando la definizione strettamente medica la displasia del gomito nel cane è "una alterazione della formazione dell'articolazione del gomito del cane", che si traduce in una "crescita asincrona di radio e ulna". In generale dunque si tratta di disturbo legato ad una incongruenza nella crescita di alcune sezioni ossee. Ma quali conseguenze può avere? Come sempre le tempistiche nell'affrontare i problemi possono risultare fondamentali, anche se - va detto, in prima battuta che -  questa patologia ha una componente principalmente ereditaria poligenica. Da un lato ci sono indubbiamente razze più predisposte di altre ad avere problemi displasia, dall'altro i fattori ambientali si ritagliano una loro parte nel processo che porta a tale malattia. Displasia gomito nel cane: sintomi e cause Ci sono fondamentalmente tre cause che portano alla displasia del gomito (in termini strettamente scientifici si parlerebbe di tre eziologie). Questi tre fattori scatenanti possono apparire individualmente oppure presentarsi tutti insieme, a seconda dei casi. La prima è la UAO, ovvero la mancata saldatura del processo anconeo dell'ulna. In questi casi un ritardo della crescita dell'ulna, associato ad solco trocleare troppo piccolo, porta la cartilagine ad dover affrontare degli sforzi eccessivi: il risultato è una mancata saldatura e il formarsi di una sorta di "scalino" tra le superfici di radio e ulna. In un esemplare in salute questo processo dovrebbe concludersi normalmente tra la 16ª e la 20ª settimana di vita, quindi monitorate con attenzione il vostro amico a quattro zampe in questa fase. La seconda è la FCP ovvero la frammentazione del processo coronoideo mediale. Si tratta di un caso legato alla cosiddetta "sindrome del radio corto"(ritardo nella crescita del radio) e/o alla deformazione del solco trocleare (dalla struttura ellittica). Verrà quindi intaccata la regolare crescita del gomito. La terza è la OCD, sigla che sta per osteocondrite disseccante della troclea omerale. Questa forma di displasia del gomito colpisce entrambe le articolazioni e si presenta nel cane già tra i 4 e gli 8 mesi di vita. Il termine "disseccante" è legato al fatto che in questi casi spesso c'è un distacco di lembi cartilaginei nella cavità articolare, quasi come si trattasse di foglie secche. Ci sono degli elementi ricorrenti nella comparsa della displasia del gomito, in qualunque caso particolare essa si manifesti: Quasi sempre se trascurata degenera in zoppia e/o artrite Colpisce quasi sempre cani di grossa taglia, perché questi ovviamente sottopongono le giunture ad un grosso sforzo. Le razze più predisposte sono il Labrador Retriever, il Golden Retriever, il Rottweiler, il Bovaro del Bernese ed il Pastore Tedesco. Displasia del gomito nel cane: intervento e terapia Ovviamente rivolgetevi subito al veterinario di fiducia, qualora doveste riscontrare elementi problematici nell'andatura del vostro amico a quattro zampe. Sappiate che la terapia strettamente "medica" è quasi sempre solo palliativa: allevia il dolore ma non risolve il problema. La soluzione quasi sempre è l'operazione chirurgica. Ragionate col veterinario su quale possa essere la soluzione ottimale anche e soprattutto in relazione alle condizioni di salute e all'età del cane.

Occhi rossi nel cane: cause, sintomi, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 21 Feb 2018

Se il cane ha gli occhi rossi significa che abbiamo un problema da monitorare e risolvere: andiamo a vedere come. Gli occhi rossi nel cane è un problema che può scaturire per diversi motivi: ad esempio in alcuni casi è la conseguenza di un'infiammazione delle strutture interne dell'occhio, oppure per via della presenza di un glaucoma o altre patologie legate al tratto oculare. Quindi la causa che genera questo tipo di problema può essere diversa. In questo articolo andiamo innanzitutto a capire appunto da cosa è causato questa problematica e i vari rimedi possibili per risolverla. Possiamo innanzitutto avere un'infiammazione superficiale oppure interna: nel primo caso abbiamo un'irritazione o infezione della superficie dell'occhio, mentre nel secondo la situazione è più grave perchè riguarda anche la struttura interna. Potrebbero perciò esserci danni seri, e dobbiamo appurare se non siamo in questo secondo caso, ben più grave del primo. Occhi rossi nel cane: sintomi Per capire se il nostro cane ha problemi interni dobbiamo capire se si manifestano alcuni sintomi, come ad esempio: arrossamento dell'occhio occhi socchiusi o chiusi sfregamento della zampa sull'occhio vista ridotta opacizzazione dell'occhio lacrimazione oculare Gli occhi rossi nel cane possono essere la manifestazione di alcune patologie oculari, come ad esempio la congiuntivite, la cheratite e il glaucoma. Altra causa degli occhi rossi potrebbe essere la blefarite, ovvero un'infiammazione elle palpebre che può anche manifestarsi in altre zone. Detto questo, quali sono i rimedi e le terapie possibili per risolvere il problema degli occhi rossi nel cane? Andiamo a scoprirlo! Occhi rossi nel cane: cura La patologia associata all'arrossamento sarà diagnosticata dal veterinario attraverso dei test diagnostici: gli esami da fare saranno l'anamnesi e un test fisico se necessario, oltre ad uno oftalmico. Ma per quanto riguarda la cura degli occhi rossi nel cane? Ci possono essere diverse terapie, a seconda della malattia e della gravità. Ad esempio intanto può essere applicato un collare elisabettiano per far si che l'occhio sia protetto e soprattutto che il cane eviti di sfregarci sopra la zampa. Per curare l'infezione invece il veterinario potrebbe prescrivere un antibiotico ad uso topico, ma anche un collirio o delle pomate lubrificanti per diminuire la sensazione di secchezza. Ci sono anche diversi antinfiammatori per diminuire appunto l'infiammazione oculare, mentre i corticosteroidi topici sono da utilizzare nel caso di congiuntivite, uveite o cheratite. In alcuni casi e in presenza di alcune tipologie di infezioni, possono anche essere somministrati farmaci antinfiammatori non steroidei. La terapia può essere accompagnata da antistaminici ad uso topico (sempre che siano prescritti dal vostro veterinario), ma possono essere utili anche impacchi umidi e caldi nel caso in cui gli occhi siano gonfi. Nota bene: è davvero fondamentale che il cane non si sfreghi l'occhio, e quindi è di vitale importanza che il collare elisabettiano sia costantemente indossato dal cane così da accelerarne la guarigione. Occhi rossi nel cane: rimedi naturali In alcuni casi leggeri (come ad esempio la presenza di un corpo estraneo) non è detto che il cane debba per forza assumere antibiotici: il veterinario vi potrà consigliare alcuni validi rimedi naturali, come ad esempio impacchi con camomilla o malva fredda. Come diceva sopra, potrebbe essere applicato nella zona interessata un collirio a base di eufrasia. Per aiutare ad aprire gli occhi si possono pulire con un batuffolo bagnato. E' bene ripetere il trattamento almeno due-tre volte al giorno.

Cheratite pannosa nel cane (csk): cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 16 Feb 2018

La cheratite pannosa nel cane è una patologia che si manifesta con frequenza: andiamo a scoprire di cosa si tratta. In ambito di oftalmologia veterinaria una delle patologie più frequenti è la cheratite pannosa nel cane, detta anche cheratite superficiale o cheratocongiuntivite cronica del Pastore tedesco, visto che colpisce spesso questa razza. In cosa si concretizza questa malattia? Innanzitutto in un'infiammazione della cornea, ma successivamente questa va a peggiorare fino a quando diventa cronica: si crea così un panno pigmentato sull'occhio (ecco perchè si chiama così). In realtà il Pastore tedesco non è l'unica razza soggetta alla cheratite pannosa nel cane: insieme ad essa bisogna annoverare anche il Pastore belga, il Collie e il Greyhound. Non è detto che però non possa manifestarsi in altre razze o nei meticci. Andiamo dunque alla scoperta delle cause e dei sintomi di questa patologia. Cheratite pannosa nel cane: cause e sintomi Si tratta di una cheratite non ulcerativa di causa immunomediata (anche se i raggi UVA possono essere fonte della sua patogenesi). Solitamente si manifesta bilateralmente, e quindi va a colpire tutti e due gli occhi. Nonostante sia progressiva, non porta ad ulcere. Tra i sintomi della cheratite pannosa nel cane abbiamo intanto una vascolarizzazione anomala che parte dal limbo per poi arrivare alla parte centrale della cornea. Quest'ultima diventa pigmentata. Non è da escludere la fuoriuscita di pus, ma anche la manifestazione di congiuntiviti e blefarospasmo. Potrebbe anche essere coinvolta la terza palpebra. In ogni caso ci si accorge della presenza di una malattia perché si nota che la cornea non è bella trasparente: ci sono delle macchie che non dovrebbero essere presenti. Questo deve farci allarmare. Cheratite pannosa nel cane: cura In primis bisogna diagnosticare la malattia: una volta fatto questo attraverso una visita specialistica dall'oculista veterinario, si può iniziare la cura. In cosa si concretizza? Nell'applicazione di pomate oftalmiche o colliri a base di cortisone e ciclosporina. Facile a dirsi, meno a farsi: se avete un cane poco "collaborativo", applicargli pomate o colliri non sarà affatto semplice. Altro lato che dovete considerare di questo tipo di terapia sono i costi, perchè questi prodotti hanno prezzi alti e dovete considerare che andranno applicati vita naturale durante (nella maggior parte dei casi, non sempre). Quindi è bene agire tempestivamente: curare una cheratite pannosa nel cane all'inizio è un conto, farlo quando è in stato avanzato è un altro. Nel momento in cui la cura funzionerà, nel giro di due settimane la vascolarizzazione scompare. Se l'articolo ti è stato utile potrebbero interessarti anche: Gli occhi del cane lacrimano: cause, rimedi e cura Congiuntivite nel cane: sintomi, cosa fare e rimedi naturali

Alzheimer nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 15 Feb 2018

Nel nostro articolo andiamo a scoprire nel dettaglio come l'Alzheimer nel cane è diffusa tanto quanto quella che colpisce gli esseri umani. Oggi andiamo a parlare dell'Alzheimer nel cane, perchè forse non molti lo sanno ma oltre ad essere una patologia purtroppo molto diffusa tra gli esseri umani, ess colpisce anche i nostri amici a quattro zampe. Ma di cosa parliamo esattamente quando citiamo l'Alzheimer in relazione ai cani? Parliamo proprio della stessa malattia che colpisce anche noi uomini? In questo articolo proveremo a fare chiarezza su questi aspetti, capendo più nel dettaglio come colpisce i nostri amici pelosi. Ad esempio, sintomi e cure sono gli stessi? La degenza ha grossomodo le stesse tempistiche? Iniziamo col dire che sì, in linea di massima, si tratta della stessa identica patologia, semplicemente "traslata" sul nostro animale. Le statistiche, in questo senso, rilevano che si tratta tra l'altro di una malattia piuttosto diffusa, infatti praticamente la metà dei cani con una età superiore ai 15 anni soffrirebbe di Alzheimer. A tal proposito è bene partire da una ulteriore considerazione, legata all'età dei nostri cani. Dal momento che l'Alzheimer è una malattia di tipo degenerativo che si lega all'invecchiamento, è bene capire in prima battuta quando è ragionevole iniziare a parlare di vecchiaia per il nostro cane. Ebbene, diciamo che dai 7 anni compiuti, un cane inizia ad essere un cane anziano. Da quel momento è bene che venga trattato con una serie di accortezze in più, esattamente come avviene con i nostri cari in età avanzata. Alzheimer nel cane: sintomi Raggiunto questo stadio, il cane è tendenzialmente a rischio Alzheimer. Di cosa si tratta volendo indagare più nel dettaglio? L'Alzheimer nel cane è una malattia progressivamente invalidante che porta ad una costante diminuzione delle funzioni del cervello, di tutti i sensi e della memoria. Si tratta di un vero e proprio stato di demenza (vedi anche la disfunzione cognitiva nel cane) che può portare il cane a non riconoscere più la sua casa e i suoi padroni. Il sistema nervoso inizia a deteriorarsi fino a collassare completamente. Ci troviamo di fronte ad un collasso di tipo sia fisico che - soprattutto - psichico e psicologico. Da un lato il cane risulterà inizialmente intontito o confuso, poi inizierà ad avere problemi di orientamento e memoria. Un po' come per gli esseri umani, questo tipo di malattia è un calvario anche per le persone che devono stare vicine al malato, più che altro dal punto di vista "emotivo": infatti non essere più riconosciuti da un animale che è diventato il nostro migliore amico è qualcosa di straniante, che può portare ad un comprensibilissimo senso di frustrazione. Non solo il cane potrebbe non ricordarsi più dei vari componenti della famiglia, ma perderà gradualmente anche la capacità di interagire col prossimo. Oppure, perdendo la memoria a breve termine, il cane dovrà ogni giorno re-imparare alcune cose ex novo. Insomma, l'animale perderà progressivamente la sua capacità di interagire normalmente. In generale anche le sue abitudini cambieranno: da un lato sentirà il bisogno di più ore di sonno, risultando spesso "abbioccato", dall'altro sarà spesso più scontroso del solito o comunque di umore altalenante e non cercherà più come un tempo la compagnia degli altri, che siano suoi simili oppure "amici bipedi". Alzheimer nel cane: cura A livello di deambulazione, il cane potrebbe iniziare a zoppicare o a trascinare leggermente le zampe, fino ad avere una andatura a zig-zag, come se sbandasse. Ovviamente anche vista e udito andrà a peggiorare. Mentre l'appetito andrà a scemare. L'Alzheimer purtroppo non ha una cura vera e propria: è una malattia degenerativa della quale si può solo "accompagnare" la degenza nella maniera più sensibile e accurata, evitando sofferenze. Anche se l'animale sembrerà non curarsene o non "capire", tentate di non fargli mai mancare l'affetto di sempre. Per il resto, rivolgetevi senza indugi al veterinario di fiducia.

diarrea nel cane

Diarrea nel cane: cosa fare e cosa dare da mangiare

Salute del cane Redazione - 14 Feb 2018

La diarrea è un problema che il nostro cane sviluppa per diversi motivi: andiamo a vedere come eliminarla. La diarrea nel cane può avere cause varie. Vi sono però alcuni alimenti da inserire o meno nella dieta dell’animale che possono aiutare la guarigione. La diarrea è un disturbo molto frequente nel cane, anche perché può essere legata a fattori e patologie diversi: quindi si possono avere gli stessi sintomi per cause molto eterogenee. Ciò permette già di intuire che non potrà esserci un’unica cura efficace in tutti i casi: molto spesso i padroni fanno l’errore di sottovalutare il problema e aspettare che passi da solo. In realtà, se entro due giorni la situazione non si risolve, è sempre bene rivolgersi al proprio veterinario di fiducia, in modo che possa fare una diagnosi precisa e somministrare, di conseguenza, la cura più adatta al singolo soggetto. Esistono però alcuni accorgimenti nell’alimentazione del cane che possono aiutare a tenere sotto controllo il problema o a ridurne l’impatto quando si presenta: il primo consiglio è quello di ridurre le porzioni di cibo o, addirittura, di tenere il cane a digiuno per 12-24 ore, così da non sottoporre l’intestino ad una sollecitazione continua dovuta alla presenza al suo interno di alimenti da espellere. Rimanendo per un po’ vuote invece le pareti intestinali hanno modo di distendersi e di non irritarsi ulteriormente; riprendere ad alimentare il cane con diarrea seguendo una dieta leggera, per non appesantire stomaco ed intestino, eliminando le carni rosse e preferendo invece il pollo (a meno che il cane non sia intollerante a questo alimento); unire alla carne di pollo del riso bianco bollito, che può aiutare a bloccare o ridurre le scariche diarroiche; inserire nella dieta del cane con diarrea le fibre, come i cereali integrali, e la frutta – solo quella adatta ai cani, come la mela; in alcuni casi possono essere consigliati alimenti che contengono glutammina, un amminoacido contenuto ad esempio nello yogurt, che tende a richiamare l’acqua, riducendo dunque l’elemento liquido tipico delle scariche diarroiche; anche la somministrazione di probiotici può rivelarsi utile nel trattamento della diarrea del cane perché contribuiscono a regolarizzare il funzionamento intestinale e a ripristinarne la flora batterica. I probiotici sono organismi vivi che si trovano nei fermenti lattici o in alcuni specifici integratori; non dimenticare mai di lasciare a disposizione del cane una ciotola di acqua pulita e fresca. La diarrea infatti può portare a disidratazione, quindi è necessario che l’animale possa bere ogni volta che ne avverte il bisogno, per reintegrare i liquidi perduti, a meno che non siano presenti anche episodi di vomito. In questo caso allora è bene che il cane assuma sì acqua, ma poca alla volta e spesso, in modo da non stimolare i conati di vomito. Diarrea nel cane: cosa non dare da mangiare Tra gli alimenti da eliminare dalla dieta se abbiamo un caso di diarrea nel cane ci sono anzitutto il latte e i suoi derivati, non solo perché molti quattro zampe sono intolleranti e non dispongono dell’enzima necessario a digerirlo, ma anche perché, pure per quelli che lo tollerano, può comunque in determinati momenti scatenare la diarrea per la presenza di lattosio. Vanno inoltre banditi categoricamente tutti gli avanzi della tavola e tutti i vari bocconcini e snack per cani. Da evitare i cambi repentini di alimentazione, a meno che non sia il veterinario a consigliarlo per il sospetto di intolleranza a qualche alimento specifico.

Rabbia nei cani: cos'è, sintomi e vaccinazione

Salute del cane Redazione - 09 Feb 2018

Cos'è la rabbia? E' ancora diffusa in Italia? Le risposte nel nostro articolo. Nel nostro focus andiamo ad analizzare la rabbia nei cani e più in generale come questa malattia sia molto diffusa in diversi mammiferi (compreso l'uomo). Stiamo parlando di una malattia infettiva causata da un virus che va ad infettare il sistema nervoso (proprio per questo motivo viene definito neurotropo). Bisogna subito fare una premessa: questa patologia è incurabile. Una vola che i sintomi si manifestano, non ci sarà niente da fare. Per questo causa ogni anno decine di migliaia di vittime. Si può però prevenire, ma andiamo con ordine: come avviene la trasmissione dell'infezione? E' la saliva l'agente esterno che trasmette il virus, presente soprattutto nelle secrezioni salivari. Perciò basta un morso e il soggetto che l'ha ricevuto sarà infettato, tuttavia bastano anche lacerazioni o ferite. Gli animali domestici (come ad esempio i nostri cagnolini) possono contrarre la malattia attraverso il contatto con specie selvatiche: basti pensare che in Italia sono state le volpi le principali fonti di contagio. Parliamo al passato perchè nel nostro paese la rabbia è stata debellata: dopo essere ricomparsa nel 2008 (i casi più frequenti si sono registrati in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige), ad ora non sussiste più l'obbligo di vaccinazione per i cani i gatti e i furetti diretti verso i territori delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto e Province Autonome di Trento e Bolzano. Quindi la vaccinazione antirabbica dei cani non esiste più: per cautelarsi è meglio farla se si porta i cani in quelle zone sopraccitate, ma solo per cautelarsi. Rabbia nei cani: sintomi Il virus della rabbia va a causare lesioni al sistema nervoso centrale. Tradotto: il cane infetto avrà problemi di natura comportamentale, come ad esempio paura oppure inquietudine. Potrebbe anche mostrare una certa aggressività. Da cosa si capisce che il nostro cane è stato infettato? Dal fatto che potrebbe mordere a qualunque stimolo, inoltre lo vedrete leccare sempre la ferita. E' la fase di primo contagio, in cui peraltro può manifestarsi anche febbre. La rabbia nei cani progredisce fino a paralizzare muscoli della gola e mandibola, sarà presente schiuma alla bocca e difficoltà a deglutire. Il povero quattro zampe inizierà a barcollare, avere convulsioni, non mangerà più e sarà costantemente disorientato. Purtroppo non c'è cura che tenga: la rabbia porta morte certa. Ad alimentare il quadro disarmante di questa malattia è il fatto che non si può diagnosticare nell'animale vivo, ma solo facendo una diagnosi sul tessuto cerebrale, effettuata dopo il decesso. Rabbia nei cani: prevenzione Abbiamo detto che la rabbia porta a morte certa: non esiste infatti alcuna cura disponibili, tuttavia si può prevenire, anzi si deve se esiste un rischio di infezione. Era la vaccinazione ad essere fondamentale: proteggeva dall'infezione in caso di morso e impedisce così che il cane la trasmetta all'uomo. La rabbia è ancora oggi una seria minaccia? No, in Italia per fortuna questo virus mortale non esiste più.

Malattie comportamentali nel cane anziano: ecco i disturbi più frequenti

Salute del cane Redazione - 07 Feb 2018

Il cane anziano può contrarre alcuni disturbi comportamentali che in alcuni casi sfociano in vere e proprie malattie. Il cane può invecchiare bene oppure male: nel primo caso avremo un quattro zampe senza problemi per quanto riguarda il suo comportamento (al massimo acquisterà una certa lentezza nelle sue reazioni. Nel secondo caso invece il cane anziano manifesta disturbi cognitivi e alterazioni dell'umore e emozioni. Così ci troviamo di fronte ad una fase involutiva che deve essere gestita con molta attenzione, anche perchè può sfociare addirittura in depressione. Il nostro pet infatti è agitato perchè non riesce a rispondere a quegli stimoli che prima non erano affatto un problema. Le attività del cagnolino si riducono, in poche parole sta regredendo all'età infantile, e magari non controlla nemmeno più l'espulsione di feci e urina (eliminazione inappropriata). In sostanza perde il controllo di sè. Possono esserci anche dei fattori esterni scatenanti che possono condurre a questa depressione, come ad esempio un'ansia da separazione non curata, oppure alcuni disturbi legati ad alcune sindromi (come quella da privazione sensoriale oppure da ipersensibilità-iperattività). Un aspetto da non sottovalutare potrebbe anche essere il cambiamento del rapporto con il proprietario, perchè può accadere che egli, senza cattiveria, si distacchi dal suo quattro zampe (perchè ad esempio manifesta odori più sgradevoli, oppure perchè in casa è arrivato un bambino e le vostre attenzioni sono rivolte maggiormente a lui). State vicino al vostro cane, non lasciatelo solo o in disparte perchè lui ne soffrirà. Potrebbe succedere che il vostro cane anziano manifesti questi problemi comportamentali anche per via di alcuni farmaci che gli avete somministrato (soprattutto cortisonici o neurolettici), oppure perchè fisicamente di alcune patologie, e ciò lo porta ad avere problemi di depressione (questo succede soprattutto ai cani da lavoro quando gli viene bloccata ogni tipo di attività agonistica). Bisogna tenere in considerazione anche alcuni fattori interni che potrebbero poi portare a malattie comportamentali del cane anziano. Tra questi ad esempio le malattie ormonali come l'ipotiroidismo, ma anche tumori cerebrali e insufficienze renali e epatiche. Malattie comportamentali nel cane anziano: sintomi Malattie comportamentali nel cane anziano: sintomi Ma quali sono i sintomi principali quando il cane anziano contrae queste patologie di tipo comportamentale? Innanzitutto possiamo riscontrare alterazioni cognitive, dell'appetito e del sonno. Si tratta di sintomi presenti anche in altre patologie di tipo neurologico ma anche in quelle ormonali (come il già citato ipotiroidismo e il morbo di Cushing). Non solo: sono riscontrabili anche nelle malattie virali. Se l'articolo ti è piaciuto potrebbe interessarti anche: Salute del cane anziano: tutte le patologie e come affrontarle Alimentazione del cane anziano: cosa deve mangiare per stare bene Disfunzione cognitiva nel cane: cinque segnali di demenza

Piroplasmosi (babesiosi) nel cane: cos'è, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 05 Feb 2018

Cos'è la piroplasmosi? Si tratta di una patologia trasmessa al cane dalle zecche: ecco i sintomi e come curarla. Nel nostro spazio dedicato alle patologie che colpiscono i nostri cani, oggi andiamo ad analizzare la piroplasmosi (detta anche babesiosi). Stiamo parlando di una malattia causata da un agente patogeno presente all'interno delle zecche, e che causa anemia ed emoglobinuria. Questo parassita si insinua nelle zecche appunto, che fungono poi da vettore per la malattia. Esse, succhiando il sangue, se sono infette vanno a contagiare anche il cane. Quella zecca a sua volta infetterà anche il soggetto sano, con una trasmissione che può anche avvenire in maniera transovarica. La piroplasmosi o babesiosi nel cane è di facile diffusione perchè un terreno infetto dal protozoo può restare tale anche per nove-dodici anni. Un consiglio che possiamo darvi è quello di non fare la passeggiata insieme al vostro pet in zone infette: così lo proteggerete dalla malattia. Ma quando avviene effettivamente il passaggio infettivo? Secondo alcuni studi dopo circa 48 ore il nostro cagnolino sarà infetto, perchè la zecca si è ancorata alla sua cute e ha iniziato a nutrirsi. Perciò se il vostro quattro zampe è attaccato dalle zecche, bisogna toglierle il prima possibile. Piroplasmosi (babesiosi) nel cane: sintomi L'anemia emolitica è il primo sintomo che il nostro cane ha se contrae la piroplasmosi. A questo se ne associano molti altri, che si svilupperanno a seconda del grado della malattia: Piroplasmosi iperacuta: se il cane contrae questa forma grave allora andrà incontro a letargia, anoressia, ipossia, ematuria e nei casi gravissimi coma e addirittura morte. Piroplasmosi acuta: febbre, letargia, anoressia, trombocitopenia, anemia emolitica, vomito, ittero, linfonodi, urine scure. Piroplasmosi cronica: febbre, mancanza di appetito e dimagrimento. Il quadro clinico e l'età del cane vanno ad incidere ancora di più sui sintomi della piroplasmosi. Potrebbe anche capitare di imbattersi in forme atipiche, con sintomi come diarrea, stipsi, dispnea, stomatite, edema polmonare, CID, dolori alla schiena, tremori, convulsioni, atassia, debolezza e articolazioni gonfie. Per quanto riguarda la diagnosi, si segue un iter specifico per distinguere la piroplasmosi (babesiosi) nel cane dall'anemia emolitica immune immediata, dalla setticemia, clostridi e dall'intossicazione da zinco e cipolla. Campanello d'allarme definitivo? La presenza di una striscia di sangue dei piroplasmi oppure tramite sierologia. Piroplasmosi nel cane (babesiosi): cura Per curare questa patologia si inietta Imidocarb e poi si segue un ciclo di antibiotici (Doxicilina) per tre settimane. Se in questo periodo il cane dovesse avere problemi di alimentazione o disidratazione bisogna supportarlo con terapie di sostegno. In commercio esiste un vaccino, che tuttavia non ha una funzione preventiva, ma semplicemente va a rallentare l'evoluzione della malattia. In ogni caso rivolgetevi al vostro veterinario per capire come affrontare al meglio la patologia.

Anaplasmosi nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 22 Gen 2018

L'anaplasmosi nel cane è una malattia infettiva diffusa da un particolare tipo di zecca. Forse avete già sentito parlare dell'anaplasmosi nel cane in relazione agli anti-zecche, nelle pubblicità in tv oppure magari direttamente nelle confezioni tra i banchi dei negozi specializzati in prodotti per animali. Di cosa si tratta esattamente? E' una delle tante malattie infettive che colpiscono i nostri amici a quattro zampe. Il batterio che la provoca si chiama - riprendendo l'originale denominazione latina - Anaplasma phagocytophilum. A portare in giro e diffondere questa tipologia di germe è un particolare tipo di zecca: si tratta della  Ixodes ricinus, che in genere va ad incubare l'Anaplasma phagocytophilum all'interno del proprio ventre per poi passarla al nostro malcapitato amico peloso attraverso la saliva, quando - una volta agganciatasi al cane di turno - lo morde. A questo punto dobbiamo specificare che l'anaplasmosi non colpisce soltanto i cani, ma anche altri animali domestici o selvatici; e addirittura l'essere umano. Alcuni degli animali che spesso rimangono vittime di questa fastidiosa patologia sono bovini e ovini, ma anche animali meno comuni come cervi, bufali e zebù. Ma come accennavamo, anche l'uomo deve stare attento: si rischia di essere contagiati, soprattutto se ci si avventura in zone boschive. Ma torniamo ai nostri amici a quattro zampe. Quali sono gli effetti dell'anaplasmosi nel cane? Ribadiamo innanzitutto che il virus in questione prolifera soprattutto nella boscaglia più rurale ed incontaminata, nei terreni "wild", privi di qualsiasi tipo di disinfestazione. È in questo contesto che il batterio scova e "azzanna" le sue vittime. Ma come funziona esattamente il contagio? C'è un periodo in cui la malattia è in una fase latente, una vera e propria incubazione, che dura circa 15 giorni. Dopo questo momento di transizione, la patologia si manifesta appieno. Anaplasmosi nel cane: sintomi Febbre e inappetenza sono tendenzialmente i primi sintomi evidenti, sebbene si tratti dei più comuni un po' per ogni tipologia di malattia. Iniziamo poi una fase detta "progressiva" che vede lo sviluppo esponenziale dell'anaplasmosi. Ne deriva una immediata riduzione delle piastrine e dei globuli bianchi all'interno dell'organismo del nostro amico peloso. Iniziano poi diffusi dolori muscolari di vario tipo, cui tuttavia possono seguire anche aggravanti di carattere neurologico. Capirete dunque che l'anaplasmosi nel cane non è assolutamente una patologia da prendere sottogamba. Massima allerta poi se la patologia dovesse essere "affiancata" anche da altri batteri come la Borreliosi o Malattia di Lyme. Anaplasmosi nel cane: cura e prevenzione Il nostro consiglio è di rivolgersi sempre e comunque ad un veterinario. In questo caso del resto la scelta risulta pressoché obbligata dal momento che il cane dovrà sottoporsi ad un esame del sangue e ad antibiotico. Se invece la diagnosi è avvenuta più tardi del previsto potrebbero essere necessarie anche altre medicine o vero e proprio trattamento collaterale. A questo punto potreste chiederci se esiste un modo per prevenire la malattia, invece che curarla? Diciamo in prima battuta che non esiste un vaccino per l'anaplasmosi. Tuttavia è estremamente utile somministrare al vostro amico degli antiparassitari e dei repellenti specifici contro insetti e zecche, stando attenti a comprare prodotti rigorosamente certificati e di qualità.

Cane sordo: cause, sintomi e cosa fare

Salute del cane Redazione - 19 Gen 2018

Un cane sordo avrà un handicap che solo alcune accortezze (e l'amore) potranno mitigare. Un cane sordo ha indubbiamente bisogno di cure specifiche, oltre che di tanto affetto. Nella gestione della sordità del vostro amico a quattro zampe occorre avere la giusta dose di pazienza e comprensione. Tuttavia partite dal presupposto che per quanto si tratti di un handicap tutt'altro che indifferente, un cane può a tutti gli effetti condurre una vita serena anche dovendo fare i conti con la sordità. In questo articolo proveremo ad inquadrare il problema da un punto di vista medico, per poi concentrarci anche sugli aspetti emotivi della faccenda (sia per il cane che per il padrone); infine daremo alcuni consigli utili su come rendersi conto dell'effettivo stato di sordità di un animale e qualche dritta su come addestrarlo a reagire a stimoli che non siano acustici. Armatevi di buona volontà ma soprattutto pensate che il sacrificio vale davvero la pena, se pensiamo alla quantità di affetto che il nostro amico peloso può riversare su di noi. Ricordiamoci che i cani sono animali tendenzialmente piuttosto dotati dal punto di vista comunicativo: interagiscono per natura dunque sono predisposti (più di altri, almeno) a trovare dei nuovi "canali di comunicazione". Dall'altro canto, occorre precisare che per un cane perdere l'udito è qualcosa di molto più debilitante rispetto alla medesima situazione traslata su un essere umano. Questo perché il cane ha una capacità uditiva molto più sviluppata! Annotiamo qualche dato: a livello di specie, il  cane può percepire suoni fino a 60mila Hertz, ovvero grossomodo il triplo rispetto a noi umani, che ci attestiamo la nostra capacità uditiva intorno ai 20mila Hertz. Quindi il cane rinuncia ad uno spettro uditivo davvero notevole. A questo punto occorre mettere in evidenza una sostanziale differenza, o meglio due casi distinti: quello dei cani che sono sordi dalla nascita e quello dei cani che perdono l'udito in vita. Nel primo caso ci troviamo di fronte ad una patologia congenita, mentre nel secondo le cause dell'handicap possono essere molteplici. Ovviamente, un po' come per gli esseri umani, si assiste anche ad una - più o meno normale e più o meno intensa - perdita dell'udito con il passare dell'età. Un cane vecchio sarà meno reattivo - tendenzialmente - agli stimoli sonori rispetto ad un cucciolo o ad un cane adulto nel "fiore degli anni". Possono accadere tuttavia casi di sordità in giovane età: in questo caso la vita del cane è compromessa e bisogna cambiare registro nella gestione del suo addestramento e più in generale nel rapporto con l'animale. Il nostro amico peloso dovrò affrontare un percorso di vita particolare ma voi potrete stargli accanto e - con affetto e dedizione - fargli trascorrere una vita normale e felice. Cane sordo: cause e sintomi Salvo "shock acustici" di natura artificiale (aver assistito ad un alcune forti esplosioni, ad esempio), le cause della sordità di un cane possono essere davvero delle più disparate. Spesso si può trattare di un accumulo di cerume nel condotto uditivo, altre volte - come abbiamo suggerito poc'anzi - di una malattia dalla nascita. A tal proposito, ci sono delle razze che sono più predisposte di altre alla sordità "ereditaria". Si tratta nella fattispecie razze pezzate a macchie, che in percentuale risultano affette da una sordità di tipo neurosensoriale. Ma come capire se un cane è sordo? Quali sono i sintomi più frequenti da poter individuare facilmente? Il cane non risponde a nessun comando, o quantomeno non a quelli verbali. Non reagisce nemmeno a qualsivoglia tipo di rumore occasionale molesto, qualcosa che disturbi palesemente la quiete del posto in cui vi trovate. In questo senso potete fare delle prove, in assenza di stimoli esterni: se il cane - ripetutamente - non si accorge della vostra presenza allora non dovrebbero esserci troppi dubbi sul suo stato di sordità. Un altro indicatore utile è un gesto vero e proprio dell'animale, ovvero il grattarsi con veemenza le orecchie, con ogni probabilità intasate di cerume. E ancora. Un altro test utile è quello di sventolargli vicino (ma senza farsi vedere, magari da dietro) i suoi giocattoli del cuore oppure le sue crocchette preferite, ma anche azzardare un rumore "estremo" come la caduta di una pentola o qualcosa di simile, per fugare ogni dubbio sul fatto che lo stimolo che state utilizzando come "test" non sia troppo lieve. Cane sordo: cosa fare? Ma quali sono i rischi della sordità nel cane? I rischi possono intercorrere sia per l'animale che per chi si rapporta con lui: facciamo riferimento in particolare agli incidenti stradali, dei quali spesso i cani sordi sono tristemente protagonisti ma che altrettanto spesso provocano-causano. Consigliamo di tenere il cane quasi sempre al guinzaglio nei luoghi pubblici e magari di apporre un campanellino al suo collare. Cercate di avere lungimiranza e pazienza e vedrete che piano piano rispenderà sempre meglio ai "comandi visivi" che gli darete: imparerete reciprocamente un linguaggio dei gesti che non precluderò affatto la vostra amicizia!

Avvelenamento del cane: cause, sintomi e cosa fare

Salute del cane Redazione - 17 Gen 2018

Ecco cosa bisogna fare quando ci troviamo di fronte ad un caso di avvelenamento del cane. Quanto spesso può capitare che un animale muoia di avvelenamento? Purtroppo, nel caso dei cani, non si tratta di un avvenimento raro. Sembra incredibile ed è sicuramente squallido: ci sono delle persone che avvelenano di proposito alcuni "bocconi di cibo" lasciandoli poi a terra, per far sì che i nostri amici a quattro zampe vadano ad ingerirli. Certamente non tutti i casi di avvelenamento canino sono "dolosi", intenzionali, tuttavia si tratta di un fenomeno assolutamente da non sottovalutare (i dati di AIDAA fanno davvero riflettere). Al netto delle malefatte di queste menti malate che disperdono sostanze tossiche nell'ambiente con l'intento di fare del male all'ingenuo animale di turno, va detto che il cane è per sua natura più predisposto di altri animali a "cadere" in trappole del genere. La sua voracità infatti lo porta a mangiare - senza stare a pensarci troppo su - quello che trova per strada, a maggior ragione se ha un gusto o un odore che ad un primo impatto lo attira. Rispetto, ad esempio, al gatto (estremamente circospetto e sospettoso in relazione a quello va ad ingerire e dunque molto difficile da avvelenare) il cane è un soggetto piuttosto facile da avvelenare. Il nostro amico peloso si fida un po' troppo del prossimo insomma, dunque è bene monitorarlo con attenzione quando lo si porta in giro per fare i bisogni oppure lo si lascia libero di scorrazzare un po' in libertà. Il controllo dunque è certamente il miglior modo di prevenire eventuali problemi di questo tipo, tuttavia è chiaramente impossibile controllare in ogni istante il nostro cane. Ed è ancor più difficile è capire tutto quello che mette sotto il muso! Come comportarsi allora? Bisogna agire tempestivamente, tenendo conto di una insidia in particolare, ovvero che spesso gli effetti dell'avvelenamento sono a rilascio lento e si tende a prendere sotto gamba la questione, a non realizzare il "fattaccio" in tempo utile per aiutare nel pratico l'animale. In questo caso il nostro amico potrebbe anche rimetterci le cuoia, lentamente ma in una sempre più intensa agonia. Avvelenamento del cane: sintomi più evidenti Ci si trova spesso di fronte ad una generale rigidità delle articolazioni, a difficoltà respiratorie che possono sfociare in vere e proprie convulsioni. Ovviamente gli effetti possono variare molto da esemplare ad esemplare, in base alla razza, alla stazza, all'età e alla "storia medica" del cane. Quali sono le sostanze che vengono più associate all'avvelenamento del cane? Ce ne sono diverse, spesso legate anche all'avvelenamento dei topi: proviamo ad elencare le più "comuni". In primo luogo infatti citiamo proprio tutti i topicidi. Si tratta di sostanze facilmente reperibili un po' ovunque, da comprare direttamente nei negozi. Si possono trovare in vari "formati": liquidi, in granuli, oppure in cialde. Queste ultime due tipologie favoriscono i malintenzionati nel creare dei bocconi perfetti per ingannare il cane. Cosa succede se il nostro animale viene a contatto con queste sostanze? Il topicida rende il sangue estremamente più liquido del normale, provocando con estrema facilità emorragie interne ed esterne. Il cane dunque tendenzialmente inizia a sputare sangue dalla bocca e a perderne dal naso. Inoltre inizieranno a formarsi degli ematomi sulle gengive e sul costato. C'è poi l'altrettanto "nota" stricnina. Si tratta di una polverina biancastra, anch'essa utilizzata per liberarsi dei topi. La stricnina è più pericolosa dei topicidi comuni, perché agisce più velocemente: nell'arco di una decina di minuti potrebbe stroncare il vostro amico a quattro zampe, se non agite tempestivamente. Molto simile alla Stricnina ma utilizzata per tenere lontane le lumache è la Metaldeide, che generalmente viene venduto in granuli. In entrambi i casi gli effetti sono immediati e comprendono: tremori, convulsioni, diarrea e - infine - soffocamento. Segnaliamo poi qualcosa di ancora più bizzarro e subdolo: il Glicole etinelico. Pensate che si tratta di un comune antigelo, che tuttavia ha la caratteristica di piacere particolarmente ai nostri amici pelosi. Attratti dal suo odore e dal suo gusto, i cani tendono ad esserne ghiotti. Una volta ingerito però hanno circa una giornata per venire soccorsi: nel giro di mezz'ora gli effetti inizieranno a manifestarsi (nella fattispecie il cane avrà sempre più sete, con conseguente stimolo ad urinare di continuo), a dodici ore di distanza dall'assunzione si notano evidenti scompensi respiratori uniti ad un aumento del battito cardiaco. Dopo 18 ore i reni saranno davvero malconci e l'animale sarà seriamente in pericolo di vita. Avvelenamento del cane: cosa fare Sfatiamo subito una leggenda metropolitana: non serve quasi a nulla dar loro da bere del latte. Quest'ultimo infatti non "assorbe" le sostanze nocive come sostengono alcuni. Per far vomitare il cane utilizzate piuttosto sostanze come l'acqua ossigenata o dell'acqua molto salata, ovviamente in caso di estrema emergenza. A quel punto avete comunque due scelte: chiamare immediatamente il veterinario a domicilio oppure correre al primo ambulatorio per animali. A pericolo scampato non dimenticate di fare regolare denuncia dell'accaduto alle autorità: l'avvelenamento infatti è un reato penale, perseguibile anche con la reclusione.

Parodontite nel cane: cause, sintomi e rimedi

Salute del cane Redazione - 14 Gen 2018

La parodontite nel cane è una patologia piuttosto diffusa. Di cosa si tratta esattamente? Vediamo cause, sintomi e rimedi associati. Nel nostro approfondimento andiamo a parlare della parodontite nel cane. Come suggerisce il nome, il problema è legato alla dentatura, ma non solo. Infatti riguarda in senso più ampio l'intera bocca dell'animale. Non a caso infatti è quasi una diretta conseguenza della gengivite, malattia riguardante appunto le gengive. Le due patologie spesso si accavallano e mescolano. La gengivite è leggermente meno grave ma può sfociare in una più seria parodontite. Andiamo ad analizzare più nel dettaglio queste dinamiche. Abbiamo anticipato che si tratta di due problematiche che subentrano quando qualcosa si inceppa nei meccanismi di difesa standard della bocca del nostro amico a quattro zampe: se questa situazione dovesse degenerare ci troveremmo di fronte ad una malattia progressiva e/o cronica. Ma quali sono questi meccanismi difensivi di default che vengono a mancare in caso di gengivite e/o parodontite nel cane? In questo articolo proveremo ad individuarli e a fornire degli elementi utili per risolvere la situazione. Iniziamo tuttavia con un dato fondamentale, utile a circoscrivere - almeno in parte - quelli che sono i soggetti più a rischio per quanto riguarda parodontite e affini. Ebbene, i più predisposti sono i cani di taglia piccola, i cosiddetti "toy dog" come Yorkshire, Shih-tzu, Maltesi, Pechinesi, Carlini. Le loro "boccucce delicate" sono più soggette a situazioni di questo tipo rispetto alle potenti fauci di cani di una certa stazza. Parodontite nel cane: cause Ma cosa comporta, a livello pratico, la parodontite? Si tratta di una patologia con base batterica: i batteri si accumulano e proliferano nelle zone interessate fino a portare all'infiammazione. I fattori che vanno ad alimentare sono ovviamente molteplici: si va dalla presenza di placca e tartaro, dovuta ad una noncuranza dell'igiene orale, a parametri di carattere più generale come la composizione della saliva, la mancata caduta dei denti da latte o una malocclusione della bocca. C'è poi il caso particolare dei cani brachicefali: i loro "canonici" problemi di respirazione li portano spesso ad una infiammazione del cavo orale. Non dimentichiamo poi che nel quadro generale "tutto fa brodo", di conseguenza influiscono anche elementi come la dieta/tipo di alimentazione del nostro amico a quattro zampe, oltre ovviamente al dato anagrafico, all'età. Parodontite nel cane: sintomi Come classificare la parodontite nel cane in base alla relativa intensità e tenendo conto della sua stretta correlazione con la gengivite? Diciamo che in una escalation di dolori, si inizia con la gengivite (che può diventare acuta) nella quale le gengive sono arrossate ed il solco gengivale inizia ad erodersi diventando via via più profondo. Le gengive iniziano ad essere ipersensibili e a sanguinare non appena vengono sfiorate. Ovviamente nella fase acuta sono presenti anche placca e tartaro. Si arriva così alla parodontite vera e propria, dove a tutti questi sintomi si registrano dei danni al riassorbimento osseo, la coppia placca/tartaro si annida sopra e sotto la gengiva, la presenza di sangue è sempre più corposa. Come diagnosticare una parodontite nel vostro animale? Oltre ovviamente ad un generale controllo dello stato della bocca, le pratiche più diffuse sono anamnesi, visita clinica e indagine radiologica. In questo senso talvolta è necessario e consigliato sedare il cane. Parodontite nel cane: cura Quali sono le cure più efficaci e diffuse? Iniziamo col dire che una terapia per gli animali affetti da parodontite si divide in diverse fasi, nella fattispecie una di tipo antibiotico ed una a seguire legata al curettage della bocca, ovvero quella procedura chirurgica effettuata tramite un particolare strumento simile ad un cucchiaino detto curette per analizzare nel dettaglio la cavità orale. Questa seconda fase è fondamentale poiché l'antibiotico da solo non risolve il problema, ma lo attenua-elimina soltanto momentaneamente: una volta sospesa l'assunzione la patologia spesso si ripresenta (migliorano le condizioni dell'alito pesante dell'animale, ma nulla di risolutivo). Dopo una scrupolosa disamina dunque il veterinario dunque procederà ad una detartrasi, ovvero ad una pulizia a fondo della bocca del cane, effettuata con una strumentazione ad hoc (simile a quella utilizzata per gli esseri umani). Placca e tartaro vengono così spazzati via, i denti vengono ben lucidati oppure anche estratti (se la situazione era diventata troppo grave). Ultimo ma non per ordine di importanza, questo vademecum per la cura della parodontite ci ricorda che l'igiene orale è importante tanto per il padrone quanto per l'animale. A proposito di denti e gengive del nostro quattro zampe, potrebbero interessarti anche: Mal di denti nel cane: cause, sintomi e cura

Leptospirosi nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 12 Gen 2018

La leptospirosi nel cane è una patologie tra le più diffuse dei nostri quattro zampe. La leptospirosi nel cane è una malattia infettiva acuta sistemica di tipo vasculitico. A livello canino, si tratta di una delle malattie più diffuse - specialmente in autunno - per i nostri amici a quattro zampe. Abbiamo suggerito che si tratta di una patologia batterica, che viene contratta dall'animale attraverso particolari forme di contagio. Prima di entrare nel dettaglio in merito a quali possano essere le cause della leptospirosi canina, specifichiamo che il batterio in questione - responsabile quindi della malattia - è appunto la Leptospira. Come viene contratta la malattia? Esistono - purtroppo - molti modi per far sì che un cane rimanga contagiato. Alcuni tramite contatto diretto altri tramite contatto indiretto. Si può ad esempio entrare in contatto con animali portatoti oppure con liquidi infetti. Leptospirosi canina: cause Entrando più nel dettaglio possiamo stilare una lista più precisa. Decisamente a rischio il contatto con animali quali topi, puzzole, bovini e suini; soprattutto se il cane dovesse presentare delle ferite o delle escoriazioni. Molto problematico anche il contatto con l'urina di altri animali infetti: sappiamo che si tratta di una possibilità molto concreta per i nostri amici a quattro zampe. Ovviamente bisogna stare attenti anche all'acqua ingerita dal cane, che potrebbe essere contaminata. Stessa cosa anche per quanto riguarda l'ingerire della carne di animali infetti. Nel leggere quelle che sono le più probabili cause di contagio, capirete bene che i rischi sono sempre dietro l'angolo, a maggior ragione in luoghi affollati da altri animali (come i canili, ma non solo ovviamente). In questo articolo proveremo a dare alcuni consigli utili su come affrontare la leptospirosi del cane. Come provare a prevenirla innanzitutto. Come accorgersi di essa, qualora il contagio sia già avvenuto. E soprattutto come curarla in tempo. Ma facciamo un passo indietro e analizziamo più nel dettaglio il nostro "nemico", il batterio incriminato. Si tratta in realtà di una patologia per la quale esistono più ceppi. Vediamo quali sono i più importanti e diffusi: canina, itteroemorragica, grippo tifosa, pomona e Bratislava. Leptospirosi nel cane: sintomi Ma quali effetti ha questo batterio sull'organismo? Quali organi va a ledere maggiormente? La leptospirosi va a danneggiare soprattutto reni e fegato. Si tratta di batteri che hanno una scarsa resistenza al freddo, o meglio resistono a temperature non inferiori a 0 gradi, dunque è assai difficile che attacchino in inverno, prediligendo invece il periodo che va dalla fine dell'estate all'autunno. Inoltre, tenete in considerazione un po' la stessa regola che vale per i "cuccioli umani": i soggetti più sensibili a contrarre la leptospirosi sono - salvo eccezioni, ovviamente - i cani di età inferiore ad un anno oppure quelli che non sono stati vaccinati. In questo caso il loro sistema immunitario è più deficitario del solito e l'animale diventa una preda facile per i batteri. Ovviamente va specificato che esistono delle forme di leptospirosi nel cane gravi ed altre più lievi. Lo sintomatologia varia più che altro per intensità, anche se ci sono alcune differenze. Nella forma lieve ad esempio sono presenti  vomito e tosse, quasi di default. La nausea va spesso di paro passo con l'inappetenza. Qualche volta possono presentarsi anche dei problemi oculari. Se la patologia invece arriva a livelli più acuti, oltre al vomito, possono presentarsi febbre e tremori uniti ad una generale disidratazione. Tutti questi sintomi poi variano per intensità anche a seconda di alcuni fattori "esterni", come la stazza del cane, la sua "storia medica" (e il suo stato di salute in generale) e l'ambiente in cui l'animale passa la maggior parte del tempo. Leptospirosi nel cane: cura e prevenzione E come funziona invece il decorso della malattia? La fase più acuta della leptospirosi canina in genere può durare anche fino a 10 giorni. Tuttavia per eliminare completamente le scorie (ovvero i batteri) dal proprio organismo il cane può impiegare anche dei mesi. Ma come si fa a curare e - ancora meglio - a prevenire la leptospirosi nel cane? Oltre ad idratare correttamente il vostro fidato compagno a quattro zampe non facendogli mai mancare dell'acqua pulita, il metodo più efficace per prevenire la leptospirosi è il vaccino, che va ripetuto-rinnovato una volta all'anno. In ogni caso il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi al vostro veterinario per maggiori delucidazioni e per delle valutazioni che tengano conto della cartella clinica del vostro animale. In chiusura, ma non per importanza, un monito fondamentale: ricordate che la leptospirosi è contagiosa per l'essere umano e potenzialmente piuttosto pericolosa. Fare attenzione a prevenire o denotare la patologia nel cane può dunque essere salvifico anche per il padrone.

Il cane non fa la pipì: cause, sintomi e rimedi

Salute del cane Redazione - 10 Gen 2018

Se il cane non fa la pipì ci troviamo di fronte ad un problema serio, da non prendere sottogamba. Portare i nostri amici a quattro zampe a fare i proprio bisogni è indubbiamente un impegno ma spesso anche un enorme gioia, l'occasione per passare del tempo con proprio cane all'aria aperta e condividere momenti di svago. Ma se il nostro animale dovesse avere dei problemi ad "andare in bagno", nella fattispecie se il cane non fa la pipì? Quali potrebbero essere la causa di questa disfunzione? Quali i sintomi più evidenti e quali invece i possibili rimedi più rapidi? Questo articolo provare a fornire alcune risposte in tal senso ma soprattutto a dare qualche consiglio utile su come affrontare una situazione del genere. Ma partiamo da una definizione più accurata del problema, circoscrivendone peculiarità e dinamiche. Il cane non fa pipì: di che patologia si tratta? La condizione o meglio la patologia per la quale un cane non riesce ad urinare si chiama anuria o oliguria: non è qualcosa di "mortale" tuttavia può trattarsi di una problema serio, indubbiamente da non prendere sottogamba. Partiamo da un dato: all'incirca ogni ora, in un cane sano, il rene produce 1-2 ml di urina per chilogrammo di peso corporeo. Se l'animale arriva dunque a produrre un quantitativo inferiore a questo andrà a rientrare nella categoria oligurico o anurico. Ovviamente in questo senso ci sono vari gradi, varie intensità della malattia. Bisogna fare i distingui del caso insomma, primo fra tutti quello tra anuria (spesso associata alla insufficienza renale acuta) e ostruzione urinaria: si tratta infatti di problematiche diversa da affrontare in maniera differente. Il cane non fa la pipì: cause Innanzitutto è bene fare sempre attenzione all'atteggiamento e ai moventi del nostro cane quando lo partiamo in giro per espletare i suoi bisogni: potrete così notare in tempo utile se l'animale dovesse avere difficoltà nella minzione, se ad esempio dovesse sforzarsi più del solito per fare pipì. Questo in caso di ostruzione urinaria. L'anuria infatti è ben più grave e dunque il dolore-disagio del cane si manifesta in maniera evidente: in questo caso c'è bisogno di un trattamento di urgenza-emergenza, perché possono essere - nella peggiore delle ipotesi - anche conseguenze fatali per l'animale affatto da anuria. Il cane non fa la pipì: sintomi più comuni Più in generale, quali sono i sintomi più frequenti quando il cane non fa la pipì? Diciamo che oltre alla - ovvia - mancanza di minzione (o comunque al non corretto svolgimento di quest'ultima) i sintomi ricorrenti sono disidratazione e un generale senso di spossatezza, ma anche un mix di mancanza di appetito e conati di vomito. Ovviamente tutti questi fattori sono da approfondire tramite il parere del veterinario di fiducia. Tramite la palpazione addominale, oltre ad un possibile stato di depressione generale dell'animale si potrebbero ovviamente diagnosticare due cose: vescica vuota e dei reni gonfi. Come fare per ottenere una diagnosi un po' più approfondita? Occorrerà ovviamente fare una serie di esami più specifici, quali esami del sangue e radiografie, ma possono essere necessarie anche ecografie o una biopsia. Il cane non fa la pipì: rimedi Quali invece i possibili rimedi? Quali le possibili cure e il trattamento più consigliato in casi come questo?  Tendenzialmente si opta per una somministrazione di liquidi per via endovenosa, ovviamente molto attenta nel gestire le dosi: infatti si deve evitare una iper-idratazione dovuta all'utilizzo di troppi liquidi. Stimolare l'urina non deve trasformarsi nell'avere un eccesso di liquidi in corpo. Ci sono poi anche dei farmaci particolarmente indicati per questo genere di patologia. Si tratta ad esempio del Mannitolo, che aumentando il flusso di sangue dei reni ne aumenta automaticamente la loro attività, coadiuvando una corretta minzione. Stesso principio del destrosio, che addirittura dovrebbe garantire risultati nell'arco dei 60 minuti. La Dopamina dilata i vasi sanguigni: in questo caso si dovrebbe arrivare ad un risultato utile (stimolare la pipì del cane) con delle tempistiche che oscilla dalla mezzora all'ora. Se al netto di tutti questi tentavi, la pipì non dovesse sopraggiungere nell'arco di 6 ore, purtroppo vi troveresti di fronte ad un problema molto grave e il cane avrebbe poche possibilità di salvarsi. Fate sempre attenzione nel portare il vostro cane "al bagno" insomma e ricordate di non fargli mai mancare tanta buona acqua fresca. Se l'articolo ti è piaciuto potrebbe interessarti anche: Perchè i cani leccano la pipì di altri cani? Il cane fa pipì in casa: cosa fare

Disfunzione cognitiva nel cane: cinque segnali di demenza del quattro zampe

Salute del cane Redazione - 18 Dic 2017

Andiamo a vedere quali sono le avvisaglie di disfunzione cognitiva nel cane. Scopriamo che anche il nostro amato cane anziano passa dei momenti da “senior” durante la sua fase di vita, anche se l'immagine che ci viene in mente non è di certo quella di un cane che si dimentica dove ha messo le chiavi della macchina. Per capire se il nostro cane soffre di Disfunzione Cognitiva Canina (CCD) basta osservare alcuni suoi comportamenti come ad esempio se si dimentica il percorso durante la sua passeggiata quotidiana oppure se non insegue più il suo giocattolo preferito o se magari non viene più a salutarci alla porta. La disfunzione cognitiva nel cane può verificarsi per una serie di ragioni, come un accumulo di proteine anormali nel cervello. Questo crea un accumulo di placca, che alla fine danneggia i nervi e provoca la perdita della funzione cerebrale, che può influenzare la memoria del cane, le funzioni motorie e i comportamenti appresi. La maggior parte dei cani, indipendentemente dalla razza, sperimenta una qualche forma di CCD mentre invecchiano. In uno studio condotto dalla Clinica comportamentale presso l'Università della California a Davis, i ricercatori hanno scoperto che il 28% dei cani di età compresa tra 11 e 12 anni e il 68% di cani di età compresa tra 15 e 16 anni mostravano uno o più segni di compromissione cognitiva. Il dottor Bonnie Beaver, un comportamentista veterinario, sostiene che molti proprietari di cani non sono consapevoli che i loro cani possano soffrire di CCD fino a quando non li portano dal veterinario per quello che pensano siano problemi fisici o comportamentali. "Essendo una cosa che accade gradualmente è difficile notarlo immediatamente", afferma il dott. Beaver. Perché il nostro cane smette di fare quello che faceva di solito? Non sta inseguendo la sua palla perché ha l'artrite o perché che non gli importa più? È importante distinguere tra cause fisiche e mentali. Alcuni sintomi della disfunzione cognitiva nel cane possono sovrapporsi ad altre condizioni correlate all'età, come ad esempio l'artrite, il diabete, il cancro, i problemi ai reni, così come l'udito e la perdita della vista. A seconda dei sintomi del cane, il veterinario può proporre radiografie, esami del sangue, analisi delle urine o altri test diagnostici. In questo articolo cercheremo di aiutare i proprietari dei cani a distinguere le caratteristiche e riconoscere i segni più significativi associati al CCD. Solitamente i sintomi più comuni riguardano il disorientamento, le interazioni con i nostri familiari oppure con altri animali domestici, i cambiamenti del ciclo sonno-veglia, la sporcizia in casa ed il cambiamento del livello di attività. Se il nostro cane presenta uno di questi sintomi oppure una combinazione di essi, è più probabile che il tutto derivi da una disfunzione cognitiva. La cosa da dover tener presente è che non necessariamente esiste una progressione di tali sintomi. Più questi sintomi aumentano e più sono frequenti, maggiore sarà il problema da risolvere. Ogni segno o sintomo in realtà non corrisponde ad una fase in particolare. Disfunzione cognitiva nel cane: sintomi Disorientamento Una delle cose più semplici da poter notare nel nostro amato amico a quattro zampe è che diventa disorientato anche quando si trova nel suo ambiente normale o familiare. Ad esempio può succedere che quando il cane è fuori nel cortile va alla porta sbagliata oppure al lato sbagliato della porta per poter rientrare. Questo significa che la parte del cervello che è stata colpita è quella che coinvolge l'orientamento. Potrebbe avere difficoltà anche con la consapevolezza spaziale, cioè potrebbe girovagare dietro al divano senza rendersi conto di dove si trovi o come uscire. Se prima di andare a letto troviamo il nostro cane in una parte diversa della casa a fissare il muro invece di raggomitolarsi nella sua cuccia, significa che qualcosa non va perché i cani hanno un ottimo senso del tempo. La prima cosa da fare, ovviamente in casi come questi, è portare il nostro cane anziano a fare un check-up. Potrebbe non essere un problema cognitivo, quindi il veterinario ci aiuterà ad escludere alcune altre possibili cause mediche come un tumore al cervello o il diabete. Interazioni La disfunzione cognitiva canina può influenzare le interazioni del nostro cane con le persone e con gli altri animali. Se il nostro cane era socievole un tempo, mentre ora agisce come un cane dal carattere irritabile o addirittura ringhia ad altri animali o bambini o anche attacca o morde i suoi compagni di gioco preferiti, ci avverte del fatto che questo comportamento potrebbe essere il risultato di qualcosa di serio. Potrebbe comportarsi in questo modo perché soffre. Potrebbe avere l'artrite o qualche altro disturbo e quando si muove o viene toccato magari gli fa male. Il veterinario, certamente, potrebbe voler far fare una radiografia per escludere appunto una condizione fisica dolorosa del nostro piccolo amico. Alcuni cani si ritirano dalla loro famiglia e dalle loro attività preferite. Potrebbero non notare quando il campanello suona e sembrare disinteressati nel salutare i visitatori, o potrebbero smettere di abbaiare al postino. Il nostro cane potrebbe non rispondere nemmeno quando gli tiriamo fuori il guinzaglio per fare una passeggiata. Potrebbero anche non riconoscere i loro biscotti preferiti e spesso l'errore del proprietario è quello di andare ad acquistare altri tipi di biscotti mentre non ci rendiamo conto che il problema potrebbe essere qualcos'altro. Cambiamenti del ciclo di riattivazione Un cambiamento dei modelli di sonno o un'interruzione dei ritmi circadiani possono essere dei sintomi legati in modo più specifico alla disfunzione cognitiva. I cani che di solito dormivano profondamente, ora possono camminare e stare svegli per tutta la notte. Molti cani invertono i loro programmi normali, quindi le loro attività giornaliere diventano le loro attività notturne. Questa routine "tutta la notte" può essere frustrante e faticosa per noi proprietari. Se il nostro cane si comporta in questo modo e vogliamo farlo dormire, una luce notturna oppure un rumore di sottofondo possono aiutarlo. Nel caso in cui neanche questo rimedio possa fornire al nostro tenero anzianotto un sollievo, dovremmo consultare il nostro veterinario affinché ci dia dei farmaci che possano alleviare l'ansia del nostro cane e ristabilire i suoi normali cicli di sonno-veglia. Casa sporca Urinare o defecare in casa è uno dei modi più comuni in cui la disfunzione cognitiva si manifesta nei cani, soprattutto se il cane è stato precedentemente addestrato. Quando ciò accade è importante ragionare sul fatto che il nostro cane può aver perso la capacità di controllare volontariamente l'eliminazione o addirittura la capacità di farci sapere che ha bisogno di uscire. Dopo aver eseguito dei test ed aver escluso un'infezione alla vescica, problemi renali o diabete, di solito c'è stato un cambiamento cognitivo e molto probabilmente significa che il nostro cane ha perso la comprensione del fatto che dovrebbe fare la cacca e la pipì fuori. Livello di attività I cani con disfunzione cognitiva possono mostrare una diminuzione del desiderio di esplorare e una diminuzione della risposta a cose, persone e suoni nel loro ambiente. Potrebbero non salutarci o potrebbero non rispondere più al comando di andare a prendere il loro giocattolo preferito. Possono anche essere meno focalizzati e mostrare una risposta alterata agli stimoli. Alcuni cani hanno difficoltà a mangiare o bere o a trovare le ciotole per il cibo. Possono far cadere qualcosa mentre stanno mangiando e non riescono a trovarlo. Se non hanno problemi di vista o udito, questo può essere una vera indicazione che stanno vivendo una disfunzione cognitiva. Potrebbero esibire movimenti ripetitivi, cose come sbattere la testa, scuotere le gambe o camminare in cerchio, questo tipo di azione è più correlata alla disfunzione cognitiva o alla degenerazione del cervello, ed è meno probabile che venga scambiata per qualcos'altro. Dieta, farmaci e ambiente Osservare che il nostro cane perde le sue capacità cognitive può essere un processo difficile e inquietante, ma ci sono cose che possiamo fare per alleviare il suo disagio. Purtroppo non è possibile interrompere il processo, ma è possibile rallentarlo in modo che non passi da un problema a tre problemi. Alcuni alimenti per cani sono formulati per aiutare a rallentare la disfunzione cognitiva e includono antiossidanti e acidi grassi omega-3 per promuovere e rafforzare la salute delle cellule. Introdurre cose come enigmi alimentari incoraggia la stimolazione mentale. Qualsiasi tipo di giocattolo che racchiude alimenti all'interno, ad esempio, e lui lo deve srotolare per estrarre il cibo contenuto aiuta a mantenerlo attivo mentalmente. Regolari sessioni di gioco programmate possono stimolare il cervello del cane e migliorare le sue capacità di apprendimento e memoria. Se il nostro cane non ha restrizioni fisiche, lo dobbiamo portare al parco dei cani dove può socializzare con altri cani. È possibile rallentare il deterioramento mantenendolo fisicamente e mentalmente attivo, proprio come lo è per noi. I farmaci psicoattivi e gli integratori alimentari possono anche aiutare a rallentare il declino del cane, ma il nostro consiglio è sempre quello di chiedere al veterinario per raccomandazioni specifiche adatte alla salute e alla storia medica del nostro cane. Check-up regolari Man mano che il nostro cane invecchia, l'ideale sarebbe sottoporlo a controlli almeno due volte l'anno. In questo modo potremo distinguere tra l'invecchiamento normale e ciò che è patologico o sbagliato. Un piccolo suggerimento può essere quello di presentarsi dal veterinario con una lista di domande ed osservazioni, cose che notiamo quando siamo a casa. Trattandosi di un processo che avviene in modo graduale, i cambiamenti sono difficili da individuare ed è facile trascurarli. I proprietari possono non notare i cambiamenti nei loro animali domestici perché questi accadono lentamente. Non vedere le cose in tempo, però, significherebbe arrivare troppo tardi per poterle risolvere. Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/il-cane-non-beve-cause-e-rimedi/

Epatite nel cane: sintomi, cause e cura

Salute del cane Redazione - 10 Dic 2017

L'epatite nel cane può portare anche alla morte del quattro zampe, se non curata. Quella che vediamo in questo articolo è una patologia non molto conosciuta e diffusa, tuttavia può portare anche alla morte del nostro quattro zampe se non curata a dovere: stiamo parlando dell'epatite nel cane. Come viene contratta? E' causata dal Cav-1, un adenovirus canino che colpisce il fegato, e si può trasmettere in diversi modi: per via aerea, per contatto diretto, tramite insetti oppure contatto con indumenti infetti. L'aspetto più pericoloso di questa malattia è che il cane infetto espelle il virus con la sua urina: ecco perchè poi va a contagiare facilmente altri cani. Le fasce più a rischio per quanto riguarda l'epatite nel cane sono sicuramente gli esemplari non vaccinati e in generale i cuccioli che non hanno ancora compiuto un anno di età. Esistono varie modalità con cui si manifesta questa patologia, e purtroppo nella sua forma più acuta risulta mortale e fulminea. Se invece colpisce il cagnolino lievemente, curandola decorrerà senza lasciare conseguenze irrimediabili. Epatite nel cane: sintomi Nella maggior parte dei casi i sintomi si manifestano dopo 4-5 giorni dall'infezione. Ne distinguiamo di due gruppi: alcuni sintomi si manifestano nella fase più acuta della malattia, altri distinti quando il cane sta iniziando a guarire. Ecco i principali sintomi dell'epatite nel cane: Polso frequente Laringite o faringite Tosse da polmonite Dolore addominale Aumento della grandezza delle tonsille Linfoadenomegalia cervicale Febbre, anche se non sempre si manifesta Diarrea con la presenza o non di sangue Tachipnea Emorragie, ecchimosi o petecchie Edema sottocutaneo alla testa, al collo o a zone declivi del tronco Ittero, anche se capita raramente Epatomegalia Ascite Convulsioni, coma e ottundimento del sensorio Morte dopo poche ore nel caso in cui la forma sia acuta Oltre a questi, che si verificano generalmente, potrebbero verificarsi anche altri sintomi in particolare nella zona oculare, come ad esempio: Cornea opaca o occhio blu Fotofobia Edema della cornea Incremento della lacrimazione Uveite anteriore Blefarospasmo Epatite nel cane: cura Una volta fatti tutti gli esami da parte del veterinario e appurata la presenza di epatite nel cane, sarà lui stesso a somministrare la terapia migliore per combattere il virus. Ovviamente la tipologia di cura dipenderà dalla gravità del quadro clinico, ma quasi certamente il vostro cagnolino dovrà assumere degli antibiotici. La cosa migliore sicuramente è però prevenire la patologia. In che modo? Vaccinando il vostro pet: esistono infatti vaccini realizzati proprio per prevenire questo tipo di malattia. Oltre a fare del bene al nostro cane, vaccinando tuteliamo la salute anche di tutti gli altri quattro zampe che gravitano intorno a lui. Il vaccino in questione potrebbe essere eptavalente, cioè ingloba in un'unica soluzione ben sette vaccini che combattono altrettante patologie gravi. Deve essere ripetuto ogni anno oppure secondo indicazioni del veterinario. Nota bene: l'epatite nel cane non può essere in alcuna caso trasmessa ad esseri umani, il contagio riguarda solo altri cani.

Parvovirosi nel cane: cos'è, sintomi, cause e cura

Salute del cane Redazione - 04 Dic 2017

Cos'è la parvovirosi nel cane? Si tratta di una patologia con sintomi assolutamente da non trascurare. Cause e cure nel nostro articolo. Il parvovirus è appunto un virus molto piccolo, responsabile della parvovirosi canina. In verità si può trovare anche in altri animali, come gatti e conigli ad esempio, e provoca quella che è a tutti gli effetti una patologia aggressiva e che va a colpire in particolare cuccioli e cani adulti non vaccinati. La parvovirosi nel cane si trasmette tramite contatto oro-fecale: come avviene? Semplice: quando le feci dei cuccioli vengono pulite dalla madre, uno di essi - contagiato - la passerà a tutta la cucciolata e quindi alla madre stessa. Se dovessimo toccare cani di persone sconosciute dunque, sempre meglio disinfettarsi le mani o mettersi i guanti. Per evitare che ciò accada è necessario, prima di toccare i cuccioli, indossare guanti monouso: così non li infetterete, se avete toccato un cane già contagiato. Adesso andiamo a vedere i sintomi della parvovirosi canina, partendo da una premessa: essi potrebbero presentarsi non prima di 10 giorni da quando il cane è stato effettivamente contagiato. Parvovirosi nel cane: sintomi I soggetti che sono maggiormente esposti ad essere contagiati dal virus sono i cuccioli di poche settimane, fino a 6 mesi, quando il primo ciclo di vaccinazioni sarà completato. Come detto però non è escluso che venga colpito un cane adulto, se non vaccinato. E sarà proprio quest'ultimo a portare il virus dal momento che l'espulsione tramite feci avviene già giorni prima rispetto al manifestarsi dei sintomi. Ma quali sono effettivamente i sintomi della parvovirosi nel cane? vomito diarrea febbre dolori addominali spossatezza muco e sangue nelle feci inappetenza letargia tachicardia I sintomi si manifestano di solito dopo una decina di giorni, massimo due settimane, di incubazione. Non si tratta di una patologia mortale, tuttavia è estremamente pericolosa: oltre ad abbassare drasticamente le difese immunitarie, sono davvero molte le infezioni secondarie e, queste si, possono portare alla morte. Il virus va a colpire gli organi del cane: i reni, il fegato e il cuore vanno progressivamente a perdere il loro abituale buon funzionamento. Nei casi più gravi si bloccano totalmente. Parvovirosi nel cane: cura Ma come curare la parvovirosi nel cane? Ovviamente dovete rivolgervi al vostro veterinario, ma in ogni caso ci sarà bisogno di una terapia antibiotica, insieme a gastroprotettori e antiemetici. Nel caso in cui vomito e diarrea continuino, l'alimentazione del vostro cane dovrà essere disciplinata dal veterinario stesso. Con una buona terapia le percentuali che il quattro zampe riesca a a superare la crisi sono buone, ma questa malattia resta davvero ostica da debellare, e spesso può portare alla morte, in special modo per i cuccioli, non ancora provvisti degli anticorpi necessari per superare i primi giorni di vita in caso di contagio. In ogni caso, sempre meglio prevenire con il vaccino che curare: parlate con il vostro veterinario di fiducia, lasciatevi consigliare da lui come comportarvi. Il vaccino contro la parvovirosi nel cane è obbligatorio, esattamente come quello contro l'epatite infettiva, il cimurro o la leptospirosi.

Il cane si rincorre la coda: potrebbe essere tail chasing

Salute del cane Redazione - 21 Set 2017

Il cane si rincorre la coda, solo un gioco o è bene preoccuparsi? I nostri consigli Vi sarà capitato tante volte di vedere un cane ricorrersi la coda, affannarsi per afferrarla, riuscirci e poi perderla o fallire il tentavo e ricominciare. Di solito questi sono comportamenti che ci fanno sorridere ma se ripetuti spesso dovrebbero invece farci riflettere. Se il cane si rincorre la coda ci potrebbero infatti essere gli spettri di un disturbo mentale che sta iniziando a palesarsi e intervenire in modo tempestivo ed efficace potrebbe essere un grande sollievo per il nostro cane. Se il cane non sta giocando questo è solo l’inizio di un meccanismo di ripetizione che potrebbe sfociare in disturbo comportamentale che potrebbe richiedere l’intervento di uno specialista. Il cane si rincorre la coda, quando parliamo di tail chasing Se il cane si rincorre la coda in maniera costante e prolungata, in diversi momenti della giornata, allora potrebbe trattarsi di un disturbo del comportamento chiamato tail chasing. Questo disturbo compulsivo altro non è che la manifestazione esteriore di un disagio che il cane vive e non riesce a risolvere. I disturbi comportamentali sono comportamenti normali che vengono ripetuti fuori dal loro contesto originario, hanno come oggetto stimoli o oggetti impropri, vengono svolti in maniera costante e gradualmente prendono il posto del comportamento normale. Usualmente si manifestano tra i 18 e i 36 mesi di età del cane. Compaiono a seguito di ansia o stress ma se fissati si manifestano anche in assenza di una causa scatenante. Brevemente possiamo dire che i disturbi comportamentali si dividono in: • disturbi compulsivi orali: sono quelli in cui il cane utilizza la bocca. Di questa tipologia fanno parte: il leccarsi eccessivamente alcune parti del corpo, procurarsi traumi, masticare lana o oggetti (pica), succhiarsi arti o il fianco. Il disturbo compulsivo di leccarsi eccessivamente fino a prodursi delle lesioni chiamate granulomi, si definisce dermatite acrale ed è il più diffuso tra i cani. • disturbi compulsivi locomotori: sono legati al movimento e il rincorrersi la coda fa naturalmente parte di questa categoria. Ma si annoverano anche: circling o camminare in tondo, camminare avanti e indietro, inseguire riflessi di luce, immobilizzarsi. Il cane si ricorre la coda o tail chasing: cause Quando il cane si rincorre la coda come espressione di un comportamento compulsivo, esprime stress, frustrazione e conflitto. Potrebbe essere anche una richiesta di maggiori attenzioni da parte del padrone. Sfortunatamente se il cane riesce ad ottenere tali attenzioni generando il comportamento compulsivo, sarà sempre più propenso a ripeterlo, cadendo in un circolo vizioso. I sintomi, come il rincorrersi la coda, possono essere rintracciati: • nella relazione cane-padrone: un po' come il pianto dei nostri bambini, il cane intuisce che rincorrersi la coda crea un’interazione con il padrone e ripete spesso tale comportamento per avere maggiori attenzioni. Inizialmente si ricorre la coda solo in presenza del padrone per generare una reazione, poi diventa un meccanismo ripetuto e fissato da cui il cane non riesce più a sganciarsi. • fattori ambientali: una vita monotona e poco ricca di stimoli impedisce al cane il soddisfacimento di alcune attività biologiche (esempio attività fisica), e sociali, si annoia e inizia manifestare il comportamento, per esempio di rincorrersi la coda. Oppure inizialmente il tail chasing è un gesto scatenato dalla paura di qualcosa o un momento di stress. Bisogna evitare che il comportamento episodico diventi ripetitivo perché non si trasformi in disturbo compulsivo. • cause genetiche: una recente ricerca fatta dagli scienziati di tre università degli Stati Uniti, ha individuato nel cromosoma 7 il gene responsabile di questo tipo di comportamenti canini. I disturbi di tipo compulsivo potrebbero quindi essere innescati anche da stimoli di carattere fisico, lesioni o particolari stati di irritazione e da alterazioni a livello neurotrasmettitoriale. • causa neurologica: infine è importante ricordare, che il rincorrersi la coda potrebbe essere sintomo di problemi al sistema nervoso del cane come nel caso dell’head pressing. Il cane si rincorre la coda: origine, caratteristiche e razze predisposte Il ricorrersi la coda, o tail chasing, è un’alterazione del comportamento predatorio. Le modalità sono le seguenti: il cane inizia a ruotare su stesso, cerca di afferrarsi la coda, la cattura, la lecca ed alcune volte la morde, proprio come se non fosse parte di se stesso ma una preda o un oggetto. Risulta essere disturbo compulsivo quando diventa l’attività preferenziale del cane. Si pensi che alcuni esemplari arrivano a rincorressi la coda anche per 5 ore al giorno. L’atteggiamento si manifesta ad amplifica in mancanza di adeguata attività fisica per il cane. Il tail chasing appare più frequente in alcune razze, come il Pastore Tedesco, l’Amstaff, il Bull Terrier e il Jack Russell, anche se nessuna razza è indenne. In passato la terapia era cruenta quanto inefficace e consisteva nell’amputazione della coda. Il risultato era pessimo, poiché il cane continuava a rincorrersi la base della coda. Fortunatamente oggi, sono diverse le soluzioni che possiamo apportare per risolvere il problema. Il cane si rincorre la coda o tail chasing: terapia Una volta appurato che il nostro cane soffre di tail chasing, possiamo mettere in atto varie strategie per aiutarlo. Il nostro obiettivo è ridurre al minimo le volte in cui il cane mette in atto il comportamento. I suggerimenti del veterinario sono i seguenti: • Aumentare sport e attività fisica svolta con il nostro cane. Se il cane si sfoga, ha minori livelli di stress, è più stanco e appagato. Inoltre ne beneficia la comunicazione cane-padrone, che risolve tanti piccoli e grandi problemi. • Se il tail chasing è generato da una richiesta di maggiore attenzione, è necessario ignorare il cane quando lo mette in atto. Per i padroni è difficilissimo, ma il vostro rimprovero o richiamo è l’esatto motivo che genera il rincorrersi la coda. • Ridurre al mimino le situazioni di stress. Il cane può sperimentare ansia quando non ha il controllo della situazione e non riesce a prevedere cosa accadrà. Per questa ragione, organizzare la sua giornata in maniera routinaria lo aiuta a sentirsi più sereno. Il susseguirsi degli eventi della giornata deve essere sempre il medesimo ed avvenire sempre più o meno agli stessi orari. • Quando il cane mette in atto il comportamento, cercare di distrarlo con rumori o qualcosa che possa attirare la sua attenzione, sempre evitando di farsi vedere, perché ciò non diventi un rinforzo involontario per il cane (“bene se mi mordo la coda mi fa giocare!”). Non appena il cane interrompe il comportamento chiamarlo a sé e chiedergli di fare qualcosa, per esempio sedersi e premiarlo per quello. • Provvedere ad un adeguato arricchimento ambientale: giochi interattivi, lunghe passeggiate, svolgimento di sport con il padrone. • Solo nei casi più gravi sarà necessaria una terapia farmacologica per il tail chasing, naturalmente da farsi prescrivere dal proprio veterinario.

Atrofia progressiva della retina nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 22 Lug 2017

Stiamo parlando di una patologia che colpisce in modo violento gli occhi: andiamo a scoprire l'atrofia progressiva della retina nel cane. Avete notato delle difficoltà nei movimenti del vostro cane e non sapete da cosa possono dipendere? E’ possibile che il vostro cane soffra di qualche malattia e voi non ve ne siete accorti. Se ripetutamente si scontra con mobili e ostacoli sparsi per la casa è evidente che ha un problema di vista. In questo articolo trovate la descrizione di una malattia che colpisce la retina dell’occhio e lentamente porta il cane alla cecità totale. L’atrofia progressiva della retina nel cane è una malattia che colpisce gli occhi: si presenta con la morte delle cellule che costituiscono la retina. Fa parte delle malattie genetiche: l’atrofia colpisce a tutte le età e indistintamente le diverse razze di cane. Come vedono i cani, come sono fatti i loro occhi? La retina è posizionata nella parte posteriore dell’occhio, lo ricopre ed ha la funzione di ricevere gli stimoli luminosi e trasmetterli alla corteccia visiva che li elabora e li trasforma in un'immagine. Le rod sono le cellule che lavorano in condizione di scarsa visibilità e portano ad una cecità notturna: sono le prime ad essere colpite dall’atrofia progressiva della retina del cane. Le cellule cono sono colpite per seconde e causano la cecità diurna quindi completano il corso della malattia. L’atrofia o pra agisce lentamente: la vista dei cani che vengono affetti da atrofia progressiva della retina è destinata a diminuire progressivamente; è come vedere una luce spegnersi piano piano. Questa malattia non ha effetti o particolari sintomi dolorosi, non è facile per il padrone di un cane accorgersi se l’animale soffre di questo disturbo, anche perché sappiamo bene che il cane saprà compensare la perdita della vista sviluppando maggiormente sensi come con l’olfatto e l’udito. Un modo per capire se il vostro cane ha la pra è sicuramente provare a cambiare la disposizione della casa: se il cane va a sbattere ripetutamente in oggetti che in precedenza erano posizionati diversamente allora è probabile che sia affetto da disturbi alla vista. Tra le razze più colpite da questa malattia ci sono: labrador, cocker, bassotto, bracco tedesco, schnauzer nano, mastiff, setter gordon e inglese, collie, welsh corgi, sloughi, husky, samoiedo e malamute. Atrofia progressiva della retina nel cane: sintomi Per avere conferma se il vostro cane è affetto da questa malattia è necessario recarsi dal veterinario che grazie ad un esame specifico andrà ad indagare in profondità per verificare se sono presenti lesioni alla retina, chiaro indice della presenza di un atrofia. I sintomi dell'atrofia progressiva della retina nel cane sono: • progressione della cecità • vista confusa alla luce • pupille dilatate L’elettroretinogramma è un esame in grado di misurare gli impulsi elettrici generati e propagati all’interno della retina: grazie all’ERG è possibile diagnosticare in anticipo il progredire della malattia, ed è importante per evitare di far riprodurre cani che ne sono affetti. Atrofia progressiva della retina del cane: cura Non esiste una cura che possa fermare l’atrofia progressiva della retina nel cane e la conseguente cecità totale. L’unica cosa che potete fare è evitare di spostare oggetti e arredamento dentro casa per aiutare il cane a muoversi più facilmente. L’atrofia progressiva della retina può dipendere da: • fattori ereditari • inquinamento • alimentazione sbagliata • uso sconsiderato di farmaci • traumi dell’occhio I fattori ereditari sono tra le maggiori cause di atrofia progressiva della retina nel cane. Anche l’uso smodato di vaccini o farmaci sembra che possa influire sui radicali liberi, aumentandone la produzione provocherebbe l’invecchiamento precoce dell’organismo. Anche i traumi possono causare problemi alla retina: cicatrici, glaucomi, infiammazioni e distaccamento della retina. Infezioni presenti nel corpo del cane causano un abbassamento delle difese immunitarie e si allargano raggiungendo anche la vista e gli occhi del cane. La carenza di vitamine A E e ancora una regolazione sbagliata di enzimi, insufficienti o in eccesso, può influire sulla formazione dell’atrofia. Ci sono alcune forme di prevenzioni utili a conservare meglio lo stato della retina del cane, ad esempio è importante mantenere viva l’attività cerebrale del cane poiché la retina fa parte del cervello. Una dieta sana e ricca di antiossidanti, luteina soprattutto, aiuta a mantenere la vista dei cani: è importante per le difese immunitarie e per l’assunzione delle giuste vitamine, fate attenzione all’alimentazione del cane. L’elettroretinogramma è un esame oculistico che consente di analizzare l’occhio del cane, ne misura i tempi di reazione: l’animale viene messo in un macchinario di fronte a flash bianchi e flash blu per poterne valutare i risultati, la diversa colorazione serve a simulare sia il giorno che la notte. E’ necessario fare l’esame una volta sola per avere risultati, raramente è accaduto di doverlo ripetere. Il costo di quest’esame è un pò salato perché va fatto sotto l’effetto di un’anestesia leggera, per riuscire a tenere il cane fermo davanti ai flash. Essendo principalmente una malattia genetica è possibile con un test verificare se il cane è portatore dei geni dell’atrofia della retina. E’ importante per l’accoppiamento dei cani per evitare di far riprodurre quelli portatori, perché avvenga questo entrambe i genitori devono essere portatori del gene. Il test americano optigen suddivide i cani in 3 gruppi: • sani • portatori sani • affetti dalla malattia Nel primo caso i cani sani possono accoppiarsi sia coi portatori sani che con quelli affetti dalla malattia che avranno dei cuccioli senza geni portatori della malattia. Nel secondo caso il portatore sano, è un cane che non soffre di atrofia alla retina ma non deve essere accoppiato con cani affetti dalla malattia o rischia di avere cuccioli con problemi alla retina. Nel terzo caso il cane ha la malattia e subirà la degenerazione della retina quindi può trasmetterla ad eventuali cuccioli con il suo dna. Articolo a cura di Chiara Migliori

Malattia di von willebrand nel cane: cause, sintomi e terapia

Salute del cane Redazione - 19 Lug 2017

Cos'è la malattia di Von Willebrand nel cane? Nel nostro focus vi spieghiamo di cosa si tratta e in cosa consiste. La malattia di Von Willebrand nel cane detta anche VWD (Von Willembrand Disease) è causata da un gene che si trova nel 12esimo cromosoma. E' la mancanza di una proteina, la glicoproteina, indispensabile per far coagulare il sangue: di conseguenza avrà difficoltà a rimarginare in caso di tagli o ferite e l’animale anche nei casi meno gravi avrà una perdita di sangue consistente, perché le piastrine non riescono a svolgere la loro normale funzione. E’ la malattia ereditaria riguardante la coagulazione del sangue più comune nei cani: il fattore scatenante è una mutazione genetica, la troviamo presente sia nei maschi che nelle femmine. La VWD fa parte delle malattie genetiche ereditarie e si manifesta in tre forme diverse: • tipo1 • tipo2 • tipo3 La patologia di tipo 1 è quella più diffusa e ha i sintomi più leggeri e moderati. Le razze che tendono a soffrirne di più sono: i Golden retriever, i Pastori tedeschi, i Doberman, i barboncini, gli Akita, i Manchester terrier, gli Airedale, gli Schnauzer mini e i Welsh Corgi Pembroke. I cani che soffrono di questa patologia devono fare maggior attenzione in fase di interventi o traumi perché rischiano più facilmente l’emorragia, per il resto possono condurre una vita regolare: sono come tutti gli altri amici a 4 zampe. La patologia di tipo 2 inizia a manifestarsi con sintomi moderati o gravi, i wirehired tedeschi e i bracchi tedeschi sono tra le razze di cani che tendono a soffrirne maggiormente. La tipologia 3 va da sintomi gravi a sintomi molto gravi, ne soffrono soprattutto razze di cani come i Pastori Scozzesi, gli Shetland, i Cheasepeake bay, gli Scottish terrier. Il tipo 2 e 3 di questa patologia sottopone i cani che ne soffrono ad un rischio più elevato di emorragie. La malattia di Von Willebrand nel cane espone maggiormente quei quattro zampe che sono soggetti anche a scompensi ormonali e di ipotiroidismo. Malattia di Von Willebrand nel cane: sintomi I sintomi di questa patologia si evidenziano soprattutto quando il cane inizia ad avere un annetto di età, prima è difficile individuarla. La VWD nel cane si manifesta con: • eccessiva perdita di sangue con la caduta dei denti da latte • perdita di sangue dalla bocca e dalle gengive • emorragie al naso • presenza di sangue nelle feci o nelle urine • grosse perdite di sangue durante il parto, durante il periodo del calore o interventi chirurgici o traumi • anemia e presenza di numerosi lividi senza cause ben definite Il sanguinamento non sempre è il risultato di un trauma e della sua ferita, spesso potrebbe avvenire anche in maniera spontanea e come indicato sopra potreste trovarne le tracce nelle urine, nelle feci o potrebbe fuoriuscire dal naso senza motivo. Considerate che se il cane è affetto dalla tipologia più grave della malattia, precisamente quella della fase 3, purtroppo è fondamentale che eviti di tagliarsi  o altri traumi perché è soggetto a perdere molto sangue. Non è facile scoprire se il cane è affetto dalla malattia di Von Willebrand: di solito solo il veterinario riconosce i sintomi, durante operazioni chirurgiche soprattutto. Fortunatamente è una malattia che non tende a peggiorarem anzi, più il cane invecchia e più si alleggerisce la patologia. Malattia di Von Willebrand nel cane: cura Questa patologia fa parte di quelle malattie dei cani che non prevedono nessun ciclo di cure e nessun farmaco: ci sono degli integratori specifici se il vostro cane soffre di tiroide, ovviamente col consulto del veterinario. E’ consigliato premonirsi di bende o fasciature indicate da utilizzare in caso di ferite esterne e traumi. Cercate di evitare il più possibile situazioni che potrebbero causare tagli all’animale, educate i vostri cani a giocare senza troppa enfasi e prestate attenzione a fasciare subito eventuali ferite. Evitate di dargli giochi appuntiti e spigolosi o peggio ancora taglienti, evitate cibi come ossicini che potrebbero causare tagli all’interno della bocca. Ovviamente non date al cane alimenti anticoagulanti e farmaci che rendono difficoltosa la rimarginazione delle ferite. Se la vostra cagnolina soffre di questa patologie è sconsigliato farla riprodurre: il parto è abbastanza traumatico e potrebbe causare la perdita di molto sangue. In caso di necessità, in fase di operazioni chirurgiche i cani che soffrono della malattia di Von Willebrand hanno bisogno in continuazione di trasfusioni, quelli sani possono donare sia la parte liquida che il sangue intero. Ovviamente anche per i nostri fedeli amici è necessario verificare la compatibilità del gruppo sanguigno. Solo gli esami specifici possono confermare se il vostro cane soffre di malattia di Von Willebrand, ci sono test mirati a identificare questo malattia ereditaria: • esami fisici e diario medico del cane • emocromocitrometrico: controlla il livello di anemia e quante piastrine sono presenti nel sangue e conseguente mancanza di ossigeno nei globuli rossi. • APTT e OSPT per valutare il livello di coagulazione del sangue ed escludere altre malattie. • Tempo di coagulazione del sangue: si fa un taglietto nel labbro del cane per vedere quanto impiega a coagularsi • Presenza del fattore di Von Willebrand va fatto più volte perché varia ripetutamente anche nell’arco di una giornata. La malattia di Von Willebrand nel cane fa parte delle malattie genetiche ereditarie: con gli esami del dna è possibile verificare la presenza del fattore di von willembrand, ma solo nei cani di razza nei quali è stata identificata la variabilità di questo gene.

Il cane non fa la cacca (stitichezza): cause, sintomi e rimedi

Salute del cane Redazione - 18 Lug 2017

Stitichezza nel cane: come riconoscere e prevenire i problemi di stipsi del vostro quattro zampe. In questo articolo troverete le informazioni sui problemi di stipsi, le cause e le cure indicate. Nei casi meno gravi con una dieta accurata e un po’ di movimento il cane torna ad essere in splendida forma. Per i casi più complessi è bene rivolgersi al veterinario per fare gli esami adeguati al cane. La stitichezza nel cane è un problema riguardante l’emissione delle feci: se il vostro pet ultimamente fa fatica ad “andare in bagno” è bene verificare cosa gli causa la stipsi. Per il cane può essere doloroso e purtroppo il nostro amico a quattro zampe non può comunicarcelo con le parole, ma se siete degli attenti osservatori potreste accorgervene. Se notate alcuni comportamenti insoliti come questi elencati allora verificate dal vostro veterinario se soffre di questo tipo di problema: Il cane si muove in continuazione in maniera circolare Il cane è spesso accovacciato Se è grave guaisce Diminuzione dell’appetito, dimagrimento Vomito Tensione all’addome, il cane guaisce e ha dolore se premete sullo stomaco Cercate di fare attenzione ad alcuni comportamenti e magari quando lo portate a spasso analizzate le feci, controllate le dimensioni: se son piccole, se ne fa poche o se non ne fa per niente. Prestate attenzione e osservate se il cane impiega molto tempo, se fa fatica e gli crea dolore, se le feci sono liquide, se c’è del sangue o del muco. La stitichezza annulla anche la fame: il cane ha poco appetito, rifiuta il cibo e mangia poco, anche l’umore ne risente. Se si è verificato qualche episodio di vomito controllate se ha un arrossamento o un gonfiore all’ano. Non dovrebbero passare più di 48 o 72 ore da un movimento intestinale all’altro, diversamente contattate il veterinario. La stitichezza nel cane può dipendere da più cause: Scarsa attività fisica Scarsa idratazione Mancanza di fibre Intossicazione da alimenti Problemi all’intestino, patologie del colon Impiego di farmaci che causano la stitichezza Particolari situazioni emotive Patologie endocrine: ipotiroidismo e iperparatiroidismo Una sana alimentazione, il giusto quantitativo d’acqua e il movimento aiutano il vostro cane a mantenersi in forma e a godere di buona salute. Tuttavia il vostro fedele amico può soffrire di alcuni disturbi, come particolari stati di ansia e paura nel cane, che possono provocargli dei blocchi. Anche l’impiego di determinati farmaci come antistaminici, diuretici, analgesici inferiscono sul regolare funzionamento dell’intestino e rendono il cane stitico. Ci sono anche fattori fisici come l’ingrossamento della prostata, che può provocare un’ostruzione intestinale e stitichezza nel cane. Traumi, anomalie o disturbi ormonali, anche le paralisi o i deficit dei muscoli intestinali che bloccano l’apparato e l’ipotiroidismo sono cause della stipsi nel cane. Il cane non fa la cacca: cura e rimedi naturali Se il vostro cane manifesta problemi di colite, dolori di pancia e stitichezza, ti consigliamo questa linea di crocchette di Royal Canin. Sono ricche di fibre e di probotici: per questo motivo sono particolarmente indicate per il miglioramento del tratto intestinale, e quindi nel caso in cui il tuo cane non riesca a defecare. Eccole: Questa linea di crocchette è ottima se alternata con cibo umido ricco di acqua. Mi raccomando: quest'ultima non deve mai mancare! Per la stitichezza nel cane, sappiate che ci sono anche diversi rimedi naturali che aiutano a riportare l’organismo a funzionare con regolarità. Per i casi più gravi dovete rivolgervi al veterinario. Se il problema della stitichezza è dovuto al cibo è fondamentale eliminare tutte quelle sostanze che rendono difficile la digestione al vostro cane. Controllare che beva spesso, tra le cause frequenti della stipsi c’è proprio la disidratazione: l’acqua è fondamentale per il corretto funzionamento dell’intestino e per il processo della digestione, fate in modo di far trovare al cane una ciotola con dell’acqua sempre fresca, pulita, cambiatela spesso. Se il problema è dovuto alla mancanza di fibre basterà integrare alla dieta la frutta e la verdura indicate: tra queste la zucca è un lassativo perfetto per il cane, perché contiene tantissima acqua e molte fibre. Aiuta ad ammorbidire le feci e a facilitare l’evacuazione senza essere motivo di dolore per l’animale. Iil cane la mangerà volentieri: solitamente gli piace, sono sufficienti due cucchiaini se il cane non supera i 15 kg di peso. Bietole, verdure a foglia larga e carote vanno sminuzzate ma non pelate perché la buccia ha delle proprietà benefiche, aiutano il cane a combattere la stitichezza in maniera naturale, senza dover ricorrere a farmaci. Fate mangiare al vostro amico a quattro zampe queste verdure una volta a settimana, alla mattina quando è a stomaco vuoto. Lo yogurt contiene enzimi digestivi e probiotici che favoriscono la formazione dei batteri che facilitano i processi digestivi. Attenzione a non esagerare perché sono sufficienti uno o due cucchiai per i cani di piccola taglia e tre o quattro cucchiai per i cani di grossa taglia. Altro rimedio naturale per la stipsi è il vecchio trucchetto della nonna: un cucchiaio di olio di oliva, o di cocco e lo mischiate al cibo del vostro cane. L'olio è un ottimo lubrificante: servirà a stimolare il colon, non esagerate con le dosi perché potrebbe provocare l’effetto contrario e quindi diarrea. La crusca d’avena contiene molte fibre: è indicata per prevenire problemi di costipazione. Sono sufficienti un paio di cucchiaini aggiunti al pasto del cane per aiutarlo nel processo digestivo: in più induce il cane a bere di più e idratarsi maggiormente. Altro alimento ricco di fibre sono i fichi, con alta percentuale anche di potassio. Se aggiunti ai pasti aiutano il cane a combattere la stitichezza: attenzione a non esagerare perché questo frutto potrebbe causare diarrea. L’aloe vera è un altro rimedio naturale che potreste somministrare al cane sotto forma di succo aggiungendone mezzo cucchiaino o uno intero se il cane è di grossa taglia. Il cane deve fare quotidianamente movimento: la stitichezza colpisce maggiormente i cani sedentari. Se il vostro è giovane portatelo fuori almeno due volte al giorno per mezz’oretta: il movimento è importante per il benessere fisico. I rimedi naturali per la stitichezza nel cane, diete adeguate e movimento potrebbero non essere sufficienti a curarla: è importante andare sempre dal veterinario per farsi consigliare le cure più adeguate. Fate visitare il cane: se necessario vi prescriverà anche farmaci specifici, non vanno mai somministrati lassativi ad uso umano ai cani. Esistono in commercio integratori e farmaci per la stipsi del cane, ad esempio gli enzimi digestivi o probiotici. Questi  vanno somministrati sotto consiglio del veterinario. Gli esami del sangue e delle feci, un test radiografico o ecografico possono aiutare a individuare il problema: per i casi più gravi sarà necessario fare la colonscopia al cane ed eventualmente procedere con un intervento. Ricordatevi che piccoli accorgimenti come una dieta indicata, il movimento e l’attenzione per la toelettatura soprattutto nella zona dell’ano, possono essere utili per prevenire i problemi di stitichezza del vostro cane.

Il cane non beve: cause e rimedi

Salute del cane Redazione - 14 Lug 2017

Soprattutto nei giorni estivi, ma in generale tutto l'anno, se il vostro cane non beve ci troviamo di fronte ad un problema da affrontare. L’acqua è una componente fondamentale dell’organismo, che non deve mai mancare. In questo articolo trovi le motivazioni sul perché il cane beve poco, le conseguenze di una disidratazione e come aiutare il cane a bere le giuste quantità d’acqua per mantenere l’organismo sano e idratato. Ci sono piccoli accorgimenti sia nel cibo per cani che scegliete e sia nella cura della ciotola dove mettete l’acqua che possono portare il cane a bere di più. L’acqua è una componente importantissima per tutti gli organismi viventi, è fondamentale per il cane così come lo è per l’uomo. Costituisce l’80% del corpo: è utile per la circolazione del sangue, la depurazione delle scorie e per la digestione. L’organismo ha bisogno di acqua tutti i giorni per evitare di disidratarsi. Se si verifica una perdita di acqua dovuta a vomito, diarrea, altre malattie è importante integrare subito, se invece il cane non beve è bene intervenire subito per evitare che il corpo si disidrati. Il fabbisogno di acqua dipende dalla stazza: un cane di taglia piccola ha indubbiamente bisogno di meno acqua rispetto a un cane di taglia grande. Oltre alle dimensioni fisiche influisce anche il cibo per cani che avete scelto per il vostro fedele amico, se sono cibi umidi considerate che potrebbero contenere fino al 70-75 % di acqua. Il cane di conseguenza avrà meno sete, se invece gli date cibi secchi che ne contengono circa l’8% noterete che sentirà l’esigenza di bere di più. Le condizioni climatiche sono un altro fattore importante che incide sul fabbisogno di acqua nel cane: se le temperature sono alte prestate attenzione e cercate di dare più acqua al vostro cane, che sentirà l’esigenza di bere più spesso, stessa cosa se gli fate fare molto movimento fisico. Quanta acqua dare a un cane? La proporzione si può calcolare in base al suo peso, potrebbe richiedere 30-40 ml di acqua circa per ogni chilo di peso, se considerato in un contesto in cui ci sono temperature miti e non è un cane particolarmente sportivo e sempre in movimento, altrimenti dovete rapportare la proporzione in base allo stile di vita e l’ambiente in cui vive il cane. Perché il cane non beve? Alcune cause Se il cane beve poco o non sente il bisogno di bere potrebbe avere un disagio fisico o psicologico, tra le cause possono esserci: • L’invecchiamento • Una malattia • Un trauma • Un cambiamento di ambiente • Acqua non gradita I cani anziani possono avere meno appetito e meno sete: il fabbisogno di acqua può essere ridotto notevolmente, anche a causa dello sforzo che il gesto gli richiede. L’idratazione per un cane anziano rimane sempre fondamentale, in questi casi potreste provare a dargli un alimentazione più umida in modo da aiutarlo ad introdurre acqua senza sforzarlo. Se la mancanza di sete è dovuta all’insorgere di una malattia allora il cane dovrebbe manifestare anche altri sintomi come ad esempio la stanchezza. Se il cane ha appena subito un intervento e sta uscendo da uno stato di convalescenza è normale che abbia meno sete del solito. Verificate anche che in bocca non abbia qualcosa che lo infastidisce e gli crei dolore quando beve. Il cane è un animale abitudinario, ha le sue routine: un cambiamento di ambiente ad esempio rompe le sue abitudini e potrebbe essere traumatico al punto da renderlo infelice di vivere in un altro luogo e portarlo a non voler mangiare e bere; solitamente in pochi giorni torna alla normalità. I cani sono influenzati molto anche dall’ambiente che li circonda e non sono propensi a bere ovunque: se un luogo non gli piace potrebbero rifiutarsi di bere, non dimenticate che il cane ha un olfatto molto sviluppato e se sente un odore che non gradisce potrebbe rifiutare l’acqua perché non gli piace. Anche i nostri amici a quattro zampe hanno le loro preferenze per quello che riguarda i gusti e i sapori, attraverso il fiuto capiscono se possono essere di loro gradimento. Far bere il cane: consigli Il cane beve poco? Provate qualche piccolo accorgimento per vedere se è d’aiuto a far bere di più il cane. E' fondamentale fargli trovare una ciotola d’acqua sempre fresca e pulita: cambiate spesso l’acqua e pulite anche il contenitore per evitare che si formino residui di calcare. Le ciotole di plastica sono più complesse da pulire: scegliete quelle in acciaio, che sono più pratiche e durano di più nel tempo, valutate quelle che hanno il bordo rivoltato che sono più stabili. Se il cane non beve cambiate la posizione della ciotola o addirittura la ciotola stessa, magari un altro colore lo porta a essere più stimolato a bere. Se siete in giro e avete dimenticato la ciotola non preoccupatevi: il cane sarà felice di bere anche dalle vostre mani o se trovate una fontanella fate scorrere l’acqua e il cane riuscirà a bere anche l’acqua corrente. Cosa beve il cane: l'acqua è la soluzione migliore L’acqua è la soluzione migliore per dissetare e idratare l’organismo del cane: contiene sali minerali e non ha effetti collaterali, ma sappiate che il vostro amico potrebbe bere volentieri anche altre bevande come i succhi di frutta senza zucchero o il brodo vegetale senza aggiunta di sale e ricco di vitamine. Il latte è sconsigliato perché è difficile da digerire, escluso quello di soia per i cuccioli. Ovviamente sono sconsigliate le bevande che contengono gas e caffeina. A volte il cane non beve perché l’acqua non è abbastanza fresca, cambiatela spesso soprattutto se fuori la temperatura è calda e, se necessario, rinfrescatela con un cubetto di ghiaccio. Se il vostro cane non è mai stato abituato a bere dalla ciotola dell’acqua avrà bisogno di essere educato a farlo: lasciategliela vicino alla cuccia o vicino alla ciotola del mangiare e vedrete che prima o poi inizierà a farci l’abitudine. Se il cane si rifiuta di bere e mette le zampe dentro la scodella vi vuole invitare a cambiarla perché probabilmente è sporca. Se andate in viaggio procuratevi una ciotola in modo tale da poter dissetare il cane anche durante i vostri spostamenti. Se notate segni di stanchezza, poca voglia di movimento, eccessiva salivazione, fauci secche, pelle secca, occhi infossati e perdita di appetito allora il vostro cane potrebbe essere disidratato e nei casi più estremi collassare. Se un cane beve un quantitativo di acqua superiore alla norma allora fatelo controllare perché potrebbe essere affetto da diabete o da altre patologie come problemi ai reni.

Posture del cane: guida al linguaggio del corpo

Salute del cane Redazione - 12 Giu 2017

Andiamo alla scoperta delle posture del cane: nell'articolo ne abbiamo elencate alcune che è bene conoscere. Proprio come noi umani, spesso il nostro cane assume posture particolari, che fanno parte delle sue caratteristiche peculiari. In fondo anche noi abbiamo un determinato modo di stare seduti, piuttosto che in piedi, e non sempre sono corretti. Per i nostri amici a quattro zampe esiste un vero e proprio linguaggio del corpo che in alcuni casi però può rivelarci molto sul loro stato di salute. I veterinari identificano infatti, con termini precisi e non sempre comprensibili, alcune posture particolari. Queste posture possono essere strettamente collegate ad alcune malattie. E’ quindi bene conoscerne i nomi e significati. Posture del cane: la nostra guida Sarà capitato a tutti di portare il proprio cane dal veterinario ed essere “catapultato” in un mondo di termini astrusi, che ci lasciano un po' confusi ed allo stesso tempo un po' divertiti. Le posture ed i movimenti hanno denominazioni specifiche ma in tal caso, si ricollegano ad una precisa condizione clinica. Sentirsi dire che il nostro cane cammina sulle uova può farci sorridere, ma le spiegazioni che ci darà il nostro veterinario non saranno rassicuranti. Quindi, per non rimanere sbalorditi davanti alle parole del nostro veterinario e individuare subito atteggiamenti rivelatori di patologie leggete la nostra guida. Di seguito abbiamo elencato le posture del cane che è bene conoscere. Nella maggior parte dei casi non solo atteggiamenti posturali ma veri e propri campanelli d’allarme. Ad ogni termine viene associata la descrizione e la possibile condizione clinica che rivelano. Posizione di preghiera del cane Il cane flette il busto in avanti e abbassa la testa sulle zampe anteriori, la parte terminale della schiena viene puntato in alto e le zampe posteriori rimangono distese, la coda è rilassata. Il cane tiene una posizione simile, ma con la testa alta, quando invita un altro cane a giocare. Questa posizione indica dolore addominale. Soprattutto se questa postura è associata a lamenti ed inappetenza, è sintomo di un mal di pancia acuto. Condizione clinica collegata: il cane potrebbe avere una pancreatite, ma anche calcoli biliari, un volvolo intestinale (ovvero la torsione di un tratto dell'intestino che provoca occlusione intestinale, o un’ostruzione intestinale). Tutte queste patologie sono urgenze veterinarie: appena ci accorgiamo di questi comportamenti dobbiamo portare il cane dal veterinario. Movimento di maneggio nel cane Detto anche circling, il cane gira in tondo, sempre nella stessa direzione percorrendo il diametro immaginario di un cerchio che può essere più o meno ampio Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o sindrome vestibolare. Il sistema vestibolare è il centro dell’equilibrio del cane ed ha sede nell’orecchio interno e quando si manifesta comporta gravi problemi di equilibrio per il cane. Il cane si rincorre la coda Movimento anche detto tail chasing, in cui il cane cerca di afferrasi la coda. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Il cane fissa il vuoto Movimento chiamato anche star-gazing, in cui il cane fissa un punto nel vuoto per lungo tempo, ed allo stesso tempo appare assente ed avulso da ciò che gli accade intorno. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Head pressing: il cane appoggia la testa al muro Postura chiamata anche in termini veterinari di anteropulsione, che il padrone riconosce come l’abitudine del cane di appoggiare la testa contro il muro o altre superfici verticali e spingere. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Il cane cammina sulle uova Procede a piccoli passi, appoggia appena le zampe a terra, noi diremmo “in punta di piedi” e si sposta mal volentieri. Condizione clinica collegata: questa tipologia di movimento si associa a forte dolore alla colonna vertebrale che può essere causato da diverse malattie. In alcuni casi il dolore addominale si irradia fino alla schiena e può quindi produrre questa particolare andatura. In ogni caso il cane deve essere subito visitato da un veterinario. Il mio cane fa la carriola Il cane si trascina in avanti, poggiandosi posteriormente solo sul sedere, mantenendo la coda alzata. Condizione clinica collegata: questo movimento può indicare due patologie. Nel primo caso il cane ha i sacchi paranali pieni: queste sono ghiandole poste ai lati dell’ano che normalmente si svuotano con il passaggio delle feci. Se i sacchi non si svuotano completamente la causa potrebbe essere il secreto troppo denso che non riesce più a fuoriuscire dal dotto. Questa condizione comporta un’infezione, ed il cane schiaccia la parte con il suo peso per cercare di svuotare le ghiandole e lenire il fastidio. Il veterinario procederà allo svuotamento. Nel secondo caso possiamo avere la tenia nel cane. Troverete nelle feci e nella zona anale piccoli pezzettini bianchi simili a chicchi di riso, sono i proglottidi della tenia. Questi causano un grande prurito al cane cha fa la carriola per grattarsi. Il veterinario vi darà la terapia più adatta. Movimento di arpeggio nel cane Il cane cammina in modo particolare, stendendo esageratamente gli arti, un movimento simile a quello dei cavalli quando fanno gli esercizi di dressage. Il cane non controlla correttamente il movimento volontario, in particolar modo degli arti anteriori. Condizione clinica collegata: è una lesione cerebrale, usualmente a carico del cervelletto. Molto spesso il movimento d’arpeggio si accompagna ad altri sintomi neurologici come: perdita di comportamento appresi, disorientamento, aggressività, iperattività, reazione esagerata agli stimoli. Testa ruotata nel cane Il cane tiene la testa piegata da un lato in maniera più o meno evidente. Condizione clinica collegata: può esserci una causa semplice, se la postura si manifesta estemporaneamente dopo una passeggiata all’aperto. Il cane ha un corpo estraneo nell’orecchio e tiene la testa in questa posizione per alleviare il fastidio al timpano. Tuttavia la testa ruotata può indicare anche una lesione al sistema vestibolare del cane centrale o periferico. Il sistema vestibolare come abbiamo detto è la sede dell’equilibrio, è quindi indispensabile una visita specialistica. Conoscere posture e movimenti è importantissimo per accudire al meglio il nostro cane, poiché il padrone è il primo veterinario del suo amico a quattro zampe. Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/posizioni-del-cane-quando-dorme/

Insufficienza cardiaca nel cane: cause, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 11 Giu 2017

Sapete che cos’è un insufficienza cardiaca del cane? In questo articolo vi spieghiamo come funziona il cuore di un quattro zampe e come prevenire alcune disfunzioni cardiache. Il cuore del cane batte circa 150 volte al giorno, ma come funziona? Il cuore così come nell’uomo anche nel cane è un organo molto importante, è il motore dell’apparato circolatorio. Si contrae ripetutamente gonfiandosi e svuotandosi di sangue. Il ventricolo sinistro pompa il sangue e l’ossigeno all’aorta. Il sangue e l’ossigeno raggiungono i muscoli e gli altri organi come la milza il fegato i reni e il cervello dopo di che il sangue riprende il suo percorso per tornare al cuore passando questa volta per atrio e ventricolo sinistro. I problemi di cuore possono essere congeniti, ereditari o dipendere dalla razza del cane, alcune tendono a soffrire maggiormente di problemi al miocardio. Le razze di cani di taglia grande o che soffrono di obesità croniche sono portate ad avere insufficienze cardiache, tendono ad avere maggiori difficoltà a pompare quantità di sangue necessaria per tutto il corpo. I cani di taglia piccola tendono ad avere più batteri in bocca che andranno a danneggiare le valvole del cuore. Insufficienza cardiaca nel cane: sintomi Osservando il vostro amico a 4 zampe potete capire se soffre di una patologia al cuore cercando di fare attenzione ad alcuni sintomi come: affaticamento tosse sincope dispnea cianosi distensione addominale Se ultimamente avete notato che il cane si affatica più facilmente e quando lo portate a passeggio dopo poco ha bisogno di fermarsi a riposare potrebbe avere uno scompenso cardiaco dovuto ad una ridotta portata cardiaca e la diminuzione dell’ossigeno nei tessuti. Meno ossigeno arriva ai muscoli e più tendono ad affaticarsi. Uno dei segnali da non far passare inosservati è la tosse del cane: se lo sentite spesso tossire dopo una passeggiata, o mentre è impegnato a farvi festa, in preda ad una emozione forte o ancora mentre dorme o quando si risveglia è bene portare il cane dal veterinario, può essere indice di problemi cardiaci. Se tende ad avere problemi di respirazione potrebbe soffrire di dispnea e rischiare un insufficienza cardiaca nel cane. La respirazione affaticata dipende da tanti fattori e non è sempre facile individuare se la causa è un problema polmonare o cardiaco. Un buon metodo per capire se la respirazione è regolare è misurarla mentre il cane dorme. Contate per trenta secondi le inspirazioni: se equivalgono a 15 e moltiplicandole per due non supera i 30 atti allora il cane è in buona salute. I cani di media o grande taglia di solito hanno dalle 60 alle 100 pulsazioni al minuto. Verificate anche la frequenza cardiaca del cane: quando è sdraiato contate le pulsazioni per 15 secondi poi moltiplicatele per 4 e otterrete la quantità di pulsazioni al minuto. Gli scompensi cardiaci possono essere conseguenza anche di insufficienza mitralica causata da problemi valvolari o disfunzioni del ventricolo. Anche l’endocardite infettiva nel cane può manifestarsi attraverso disfunzioni cardiache: si prende attraverso infezioni batteriche che si manifestano con la febbre, soffi cardiaci. Patologie cardiache congenite, ostruzioni valvolari e aritmie possono provocare una sincope. Consiste in una sorta di svenimento in cui il cane cade a terra privo di coscienza, è molto rapida e dura pochi secondi. Solitamente si verifica un abbassamento di pressione e della perfusione cerebrale: il cane sviene in modo tale da poter fare arrivare sangue e ossigeno al cervello, non va assolutamente fatto alzare perché diversamente se lo fate mettere in piedi non gli arriva il sangue ossigenato al cervello. Il cane può subire anche una distensione addominale, dovuta a patologie del cuore: in particolare nel ventricolo e nell’atrio destro si generano ascite e raccolte di liquido del cavo addominale. Quando lo scompenso cardiaco nel cane è in uno stadio avanzato si manifesta attraverso chiari segnali come la cianosi: come dice la parola stessa, la mucosa e la cute assumono una colorazione bluastra determinata dalla mancanza di ossigeno. Insufficienza cardiaca del cane: cure Se sospettate che il vostro cane abbia uno scompenso cardiaco la prima cosa che dovete fare è portarlo a fare una visita dal veterinario per individuare il problema, anche se non ha ancora manifestato sintomi evidenti. Il veterinario potrebbe scegliere di fargli alcuni di questi esami: elettrocardiogramma ecocardiogramma rx torace verifica della pressione arteriosa esami ai reni esami ematochimici con enfasi alla funzione renale ed apatica L’elettrocardiogramma è un registratore dotato di elettrodi collegati ad un apparecchio portatile ed al torace del cane attraverso un giubbottino: è una visita indolore e importante per monitorare il ritmo cardiaco, riesce a captare le aritmie cardiache ed è utile per analizzare le sincopi che si possono manifestare soprattutto nel periodo post operatorio. Le cure indicate per l’insufficienza cardiaca nel cane sono diverse: la prima è indubbiamente legata ad una dieta sana ed equilibrata, controllate cosa può mangiare il cane ed aggiungete integratori e attività fisica. In aggiunta alla regola basilare di seguire una sana dieta potrebbe essere indispensabile una terapia farmacologia che prevede un trattamento diuretico a base di ossigeno e un drenaggio che consente di migliorare il respiro del cane. Nei casi più gravi bisogna ricorrere ad un vero e proprio intervento. Indubbiamente uno stile di vita adeguato senza troppi sforzi per il cane e una dieta sana ed equilibrata aiutano a prevenire i problemi di cuore. A cura di Chiara Migliori

Cataratta nel cane: cause, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 10 Giu 2017

La cataratta è un problema che colpisce gli occhi, è diffuso nell'uomo ma anche nel cane. Vediamo cause, sintomi e possibili cure. E’ la malattia che più frequentemente colpisce l’occhio del cane, è un disturbo che può riguardare tutte le razze e sorgere in diverse fasce di età. La cataratta del cane è un disturbo che si manifesta solitamente attorno ai sei anni di vita dell’animale, può essere ereditaria o genetica, in questo caso si dice cataratta primaria, perché non c’è una causa specifica scatenante il disturbo se non il corredo cromosomico caratterizzato da uno o più geni che sono responsabili della patologia. Addirittura alcune possono essere congenite quindi presenti già alla nascita del cucciolo. Si definisce cataratte senile se dovuta ad un fattore di vecchiaia e cataratta secondaria quando dipende da specifiche cause come traumi, malattie del metabolismo, glaucomi. Il diabete mellito è dovuto ad un disordine metabolico ed è quello che viene associato più frequentemente alla cataratta. Esso incide sul percorso biochimico del glucosio, che è la base del metabolismo energetico della lente: alcuni metaboliti del glucosio rimangono dentro le cellule della lente e richiamano per osmosi acqua. E'così che si forma la cataratta: la formazione è molto rapida, bastano poche ore o settimane. Le cataratte nutrizionali invece dipendono da squilibri alimentari come carenze di lipidi legati soprattutto al periodo della crescita. Le cataratte traumatiche dipendono invece dalla presenza di corpi estranei negli occhi, possono essere diretti o indiretti se dipendono da un trauma cronico come il sovradosaggio di farmaci o anche fattori antinfiammatori. In generale possiamo elencare i punti che provocano la formazione di cataratte: diabete predisposizione genetica glaucoma problemi nutrizionali subiti da cucciolo lesioni agli occhi età effetto collaterale di farmaci esposizione a microonde tossine radiazioni La cataratta è principalmente di origine ereditaria e tra le razze di cani più colpite ci sono: barboncini, American coker spaniel, boston terrier, pastore tedesco, golden retriever, labrador retriever, Schnauzer nano, bob tail, white terrier west highland. Cataratta nel cane: cause Inizialmente è una macchia piccola che si forma nell’occhio ma non infastidisce la visuale del cane. La lente dell’occhio del cane è trasparente e serve a trasmettere la luce alla retina, quando il cristallino dell’occhio diventa opaco la luce non filtra più ed il cane ha difficoltà alla vista. Col passare del tempo l’occhio può tendere ad avere un colore grigio bluastro fino a diventare bianco e nei casi peggiori può portare la cecità al cane. Noterete nel vostro amico a 4 zampe, che avrà sempre più difficoltà negli spostamenti, inizierà a sbattere contro gli ostacoli come le sedie, le persone, non vorrà più fare spostamenti come scendere o salire le scale, sul letto o sul divano. Occhi rossi e lacrimanti, con fastidio e sfregamento continuo sono i segnali che indicano la presenza del disturbo agli occhi. Cataratta nel cane: cura La cataratta è un disturbo chiamato anche sclerosi nucleare dai veterinari, non crea dolore ma causa problemi alla vista che incidono sul senso dell’orientamento del cane. Se sospettate che il vostro amico a 4 zampe abbia una cataratta portatelo dal veterinario, sarà in grado di dare un riscontro con una visita oculistica, un test, le analisi del sangue e un’ecografia all’occhio. La cataratta può essere di due tipi a seconda della sede dell’occhio colpita: capsulare se è colpita la parte superficiale dell’occhio della lente ed è parziale o totale a seconda della porzione di lente che colpisce Cataratta nel cane: operazione Non si cura con i farmaci e l'unico modo per liberare l’occhio del vostro cane è un'operazione alla cataratta: dovete ricorrere ad un intervento chirurgico. Non si effettua con un laser ma bensì con la tecnica della facoemulsificazione, che attraverso gli ultrasuoni liquefa la cataratta fino ad assorbirla. Si tratta di uno strumento simile ad un microscopio sotto il quale viene posizionato l’occhio del cane: è indispensabile fare l’anestesia totale perché in fase di intervento sarebbe impossibile tenerlo fermo. La cataratta una volta operata ridona la vista al cane e non torna più, grazie alla rimozione del cristallino e l’applicazione di una protesi in acrilico, o una lente di plastica. Al massimo possono formarsi delle opacità nella capsula del cristallino proprio dove è inserito quello artificiale ma non disturberanno più la vista del cane. La vista torna immediatamente, non viene bendato e se necessario può effettuare l’operazione in entrambe gli occhi contemporaneamente. Al termine dell’operazione il cane va seguito con una serie di cure post operatorie. Per un periodo di tempo equivalente a circa due settimane il cane dovrà indossare il collare elisabettiano per proteggere gli occhi fino a quando non sarà guarito completamente. Ma l’operazione più complessa è forse riuscire a mettere il collirio al cane tutti i giorni. Si sconsiglia di sottoporre all’intervento i cani aggressivi o particolarmente agitati perché diventerebbe difficile fare il trattamento post operatorio su di loro. La cataratta è operabile a patto che il cane goda di una salute in grado di sostenere un’anestesia, è operabile a qualsiasi età. E’ importate risalire anche ai problemi che hanno generato la cataratta del cane, se si tratta di diabete o glaucoma dovreste prevenire e rallentare lo stato del disturbo anche con diete indicate. Ci sono alcuni rimedi naturali per la cataratta nel cane che possono aiutare a rallentare la formazione di cataratte: ad esempio è importante evitare l’ossidazione delle proteine della lente, gli antiossidanti fermano gli effetti dei radicali liberi. Il succo al mirtillo, grazie agli antociani previene i disturbi oculari così come il ginko biloba, una pianta indicata per la circolazione del sangue che ha un’azione antinfiammatoria e antiossidante. Infine la radice di tarassaco, è un depurativo, agisce sul pancreas e migliora la flora batterica influendo anche sul funzionamento dell’intestino. E’ risaputo che il fegato è collegato agli occhi. Tutte queste erbe sono reperibili in erboristeria essiccate o anche sotto forma di gocce che potreste aggiungere ad ogni pasto del vostro cane come forma di prevenzione. Articolo a cura di Chiara Migliori

Eczema nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 08 Giu 2017

L'eczema canino fa parte della macrocategoria delle dermatiti: nell’articolo chiariamo alcuni fattori che portano il cane a grattarsi continuamente e in che modo potreste aiutarlo. L’eczema è il risultato di una dermatite nel cane: si sfoga sulla pelle e può presentarsi negli uomini e anche nei cani, ha sintomi molto simili che si manifestano allo stesso modo. I cani presentano chiazze rosse sulla pelle, secchezza, lesioni, bolle, croste, a volte perdono anche il pelo che non ricrescerà fino a quando l’eczema non sarà stato curato definitivamente. Eczema nel cane: cause L’eczema nel cane causa prurito e potete accorgervene se il vostro cane ne soffre perché tenderà a grattarsi e leccarsi ripetutamente la parte interessata. Le zone che vengono colpite principalmente sono: dorso, muso, padiglioni auricolari, spazi interdigitali, ascelle, addome e tallone. Tra le cause che portano allo sviluppo di eczemi sul corpo del cane ci sono: Allergie da contatto o alimentari Parassiti come pulci o zecche Patologie infettive o legate a ormoni Cambi di stagione Farmaci e vaccini Con un esame del sangue e un test cutaneo si può appurare l’origine dell’eczema del cane e procedere adottando la cura più indicata per guarirlo. Non bisogna sottovalutare gli eczemi perché potrebbero portare altre infezioni. L’eczema è anche indice di qualcosa che non funziona bene nell’organismo del cane, un’intossicazione causata da vari fattori. L’eczema potrebbe sfociare in ulteriori complicazioni come infezioni batteriche micotiche come la piodermite e la malassezia. La dermatite nel cane si manifesta principalmente quando l’animale si alimenta con cibi confezionati: la prima cosa da fare è regolare la dieta con un regime alimentare più sano e riportare l’equilibrio nell’intestino. Eczema nel cane: sintomi Questo sfogo cutaneo è indice anche del fatto che il corpo cerca di espellere le tossine incorporate nell’organismo dai mangimi confezionati contenenti elementi chimici che intossicano il corpo e si manifestano con intolleranze. I problemi di intolleranza che insorgono da un alimentazione del cane inadeguata, infiammazioni dovute a cibi nocivi ricadono sul funzionamento del fegato che deve sostenere una digestione faticosa e impegnativa causata da cibi che non sono naturali e contengono additivi, micotossine, glutine e metalli pesanti. La cute riveste e protegge il cane da tutti i fattori esterni, è la parte più esposta a temperature e microbi che popolano l’ambiente esterno dell’organismo. Da non sottovalutare infatti le condizioni atmosferiche: l’esposizione alla luce, al caldo, al freddo, all’umidità, a questo si aggiunge il contatto con saponi, pesticidi, ed infine l’uso di farmaci, stress e ferite cutanee possono portare le condizioni che sviluppano eczemi cutanei. E’ importante curare subito gli eczemi per evitare che la zona interessata diventi l’habitat ideale di funghi, batteri e infezioni varie. Così come nella cute dei cani anche nella nostra ci sono dei germi che se non vengono regolati dalle difese immunitarie cutanee si riprodurrebbero a dismisura. L’eczema è il risultato di una dermatite che a sua volta dipende da altri fattori, il più importante è legato all’intestino, sede del sistema immunitario, per questo motivo i cibi industriali sono nocivi. Il sistema immunitario non riesce a riprodurre difese necessarie a debellare gli attacchi provenienti dall’esterno e rischia uno squilibrio che prende nome di disbiosi cronica. Si possono manifestare eczemi nel cane dovuti anche ad allergie causate dal contatto con le pulci o le zecche. La causa è sempre da ricercare in profondità non dimenticando che la pelle è l’organo più esteso di tutto il corpo e reagisce semplicemente con la formazione di eczemi dovuti a malfunzionamenti dell’organismo. Il fegato è l’organo che principalmente si sfoga e parla attraverso la pelle: sono diversi i malesseri che colpiscono il fegato e si sfogano con dermatiti o eczemi. Eczema nel cane: cura La medicina si limita a consigliare di agire sull’effetto della malattia senza preoccuparsi di curarne le cause. Per questo vengono spesso prescritti dei farmaci a base di cortisone o antinfiammatori. Assieme ai farmaci consigliati acquistate delle pomate alla camomilla o alla calendula, applicatele sulla zona interessata e distraete il vostro cane facendolo giocare fino a quando la pelle non ha assorbito, altrimenti il cane tenderà a leccarsela via. Alcuni rimedi naturali per l'eczema canino: Aloe e ribes nigrum, rinforzano le difese immunitarie e sono ottimi antinfiammatori Silicio organico per ridare struttura ai tessuti Olio di semi di ribes nero, perché è ricco di omega 3 e 6 Probiotici di qualità Impacchi di camomilla per idratare e disinfettare Non dimenticatevi di cercare la vera causa scatenante l’eczema nel cane e cercate di correggere la sua alimentazione con cibi sani e naturali. Scegliete una dieta adeguata, eliminate i farinacei e limitate l’uso della carne senza annullarla totalmente ad esempio dategli carni bianche o verdure come carote, zucca, zucchine, magari cercare di dargli una proteina unica per circa 10 giorni. Come potete vedere ci sono rimedi omeopatici per i cani e in questo caso sono utili a non appesantire l’attività del fegato e lo tengono più pulito da sostanze che potrebbero intossicarlo, ad esempio il sulphur è utile a espellere le tossine, la silicea è utile a ridare elasticità alla pelle e aiuta a cicatrizzare, infine la pea riduce il prurito e le lesioni cutanee, non ha effetti collaterali e potete usarla anche per lunghi periodi. Cercate di recuperare il sistema immunitario del cane, rafforzatelo e ricordatevi che somministrar solo dei farmaci senza andare all’origine del problema non cura l’eczema se non per breve tempo: il cane ripresenterà lo stesso problema dopo poco.

Mielopatia degenerativa del cane: cos'è, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 07 Giu 2017

In questo articolo troverai diversi suggerimenti su come comportarti se sospetti che il tuo cane sia affetto da una malattia come la mielopatia degenerativa. La mielopatia degenerativa è una malattia degenerativa, progressiva, neurologica, scoperta 30 anni fa: potrebbe essere paragonata alla malattia che nell’uomo viene chiamata SLA, lentamente indebolisce tutto il corpo. La mielopatia degenerativa colpisce principalmente razze di cani medio grandi e medio piccole: è conosciuta come la malattia del pastore tedesco, questa razza è predisposta anche a prendere dermatiti, allergie e altre intolleranze. Rodesian Ridgeback, Corgie, Boxer e Fox terrier sono altre razze nei quali è stata riscontrata l’insorgenza di questa patologia degenerativa. Anche i gatti possono prendere la mielopatia degenerativa. Colpisce i cani dai 6 ai 14 anni e viene riscontrata negli 8 anni di età: principalmente nei cani anziani purtroppo ha un lungo decorso con picchi di peggioramento. La causa maggiore è da attribuire ad uno scompenso del sistema immunitario. La mielopatia degenerativa attacca il midollo spinale, con conseguente riduzione di stimoli nervosi dal cervello agli arti e nei casi più gravi provoca la paralisi. Anche le malattie virali agendo sul sistema immunitario possono portare alla mielopatia degenerativa nel cane. Mielopatia degenerativa nel cane: sintomi I sintomi si manifestano con un'accentuata difficoltà negli spostamenti della parte posteriore del cane; può essere confusa anche con la displasia all’anca, per avere una diagnosi certa è necessario fare delle analisi neurologiche accurate. Riuscire a vedere in tempo questa malattia può aiutare il cane a soffrire meno e rallentare il peggioramento della mielopatia. Ma quali sono i sintomi della mielopatia degenerativa nel cane? Scoordinazione motoria Paralisi degli arti posteriori Andatura rigida Atrofia muscolare Noterete che il vostro cane avrà difficoltà a stare seduto, si trascina gli arti posteriori, sarà colpito da un’incoordinazione motoria, difficoltà nei movimenti e negli spostamenti. Purtroppo questa terribile malattia colpisce il midollo spinale e porta anche alla paralisi progressiva. E’ importante che evitiate di sottoporre il vostro cane ad allergeni presenti nelle vaccinazioni, nei cibi e negli antiparassitari: costituiscono una sovra stimolazione del sistema immunitario. Da attribuire alle cause di questa malattia anche la mutazione genetica che sembra abbia già fatto il suo corso in alcune delle razze di cani predisposte a prendere la mielopatia. Diagnosticare questa malattia è complicato: il veterinario deve procedere per esclusione, analizzando tutti i sintomi. Procede per eliminazione e purtroppo il continuo peggioramento del cane confermerà la progressione della mielopatia degenerativa. Gli esami del sangue spesso non sono di aiuto, può procedere con un esame del liquido cerebrospinale o effettuare una mielografia della colonna vertebrale. Discospondiliti, tumore spinale, mieliti e patologie discali sono tutte malattie che possono confondere il veterinario poiché tutte si manifestano con una riduzione della funzionalità degli arti posteriori. Mielopatia degenerativa nel cane: cure Spesso sono i cani anziani a soffrire di questa malattia e l’incapacità di riuscire a muoversi normalmente li rende tristi. Nella fase iniziale della malattia il pet si muove in modo scoordinato, si trascina le zampe, cammina con le nocche e barcolla. Colpisce una parte o entrambe fino ad arrivare al torace: il cane non riesce più a camminare e neanche stare in piedi, ha difficoltà anche a urinare o defecare a tal punto da diventare incontinente. Non esistono cure specifiche per combattere la mielopatia: potete valutare l’utilizzo di cortisoni e antinfiammatori per cani. La malattia non è dolorosa ma potreste aiutare il vostro cane a non soffrire nella lenta degenerazione che lo investe con vitamine per cani e mantenendo la qualità di vita facendogli fare esercizi di riabilitazione. Aiutatelo a mantenere per quanto possibile movimenti della quotidianità: serve a prevenire ed evitare la formazione di ulcere dovute alla pressione e posizioni non indicate, previene la formazione di infezioni urinarie ed aiuta a mantenere una certa mobilità nei movimenti. Con l’aiuto della fisioterapia e della riabilitazione potete rallentare il processo della malattia: ciò serve ad agire sull’attività dei muscoli per evitare che avanzi l’atrofia, preserva l’attività negli arti anteriori e posteriori. Così facendo il cane corre un rischio più limitato di vedersi anche la formazione di ulcere. Dovete mantenerlo attivo il più possibile: è importante stimolare la sua sensibilità e farlo lavorare molto sull’equilibrio e la coordinazione dei movimenti. A ciò potete aggiungere alcuni esercizi passivi di mobilizzazione, massaggi, stretching e impacchi caldi: aiutano a combattere il dolore e l’atrofia, potete completare con tens, stimolatori muscolari. Per mantenere il vostro cane in movimento potete aiutarvi con alcuni strumenti appositi, indicati per la riabilitazione tra cui piastre, palloni e coni adatti a stimolare la mobilità, il coordinamento e aiutarlo a mantenere l’equilibrio. Prendete in considerazione anche esercizi di idroterapia. Il cane deve avere un luogo adeguato per il suo riposo, dove riuscire a distendersi senza problemi: si consiglia l’acquisto di specifici materassini per cani confortevoli, morbidi e stabili. Anche i calzettini o stivaletti per cani sono consigliati se notate che il cane trascina le nocche per proteggerle ed evitare che si faccia male. Esistono delle sedie a rotelle per cani che gli consentono di muoversi anche se non hanno l’utilizzo delle gambe. Con qualche attenzione in più e le cure adeguate potete tenere il vostro cane in vita senza dover ricorrere all’eutanasia.

Tumore nel cane: tipologie, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 25 Mag 2017

Il tumore nel cane è una patologia frequente, specialmente negli esemplari anziani. Si ritiene che il tumore sia la prima causa di morte nei cani che abbiano superato i 10 anni di età. Le tipologie più frequenti sono: linfomi maligni, cancro che colpisce i linfonodi del cane mastocitomi, una forma di tumore della pelle tumori alla ghiandola mammaria sarcomi dei tessuti molli cancro alla ossa Fortunatamente il 50 per cento dei tumori, è oggi curabile nel cane se diagnosticato in tempo. Il tumore nel cane: quali sono le razze più colpite Esistono razze, nelle quali l’incidenza del cancro è più frequente. Le razze più soggette sono: Labrador Pastore Tedesco Beagle Boxer Rottweiler I cani meticci hanno d’altro canto meno probabilità di sviluppare tumori genetici, poiché il loro patrimonio genetico è arricchito dalla presenza di diverse razze; questa peculiarità li rende più forti e meno soggetti al cancro. Il tumore nel cane: sintomi Sono molteplici i campanelli d’allarme che devono destare la nostra attenzione, e che possono essere rivelatori di un grave problema di salute per il nostro cane: il tumore. Di seguito elenchiamo i sintomi del tumore nel cane più frequenti: svenimento: il cane appare letargico, non fa le feste solite, vi appare molto debole o addirittura sviene all’improvviso. Questi sintomi necessitano di un tempestivo controllo dal veterinario. Lo svenimento è spesso uno delle prime avvisaglie del tumore alla milza, specialmente nei cani di grossi taglia. Il malessere non è da sottovalutare anche se il girono successivo il cane sembra stare meglio. tosse: non deve preoccupare se è fenomeno sporadico e di lieve entità, inoltre spesso i cani di piccola taglia sono soggetti a tracheite e per questo tossiscono di più. Se però la tosse è profonda e persistente potrebbe rivelare la presenza di un tumore al polmone, specialmente se ravvisate altri sintomi presenti in questa lista è necessario prenotare uno screening. perdita di peso: il dimagrimento è uno dei primi sintomi della presenza di un cancro nel cane; deve preoccupare sia che il cane mangi come al solito ma la bilancia continui scendere sia che il cane presenti La perdita di peso accompagnato da mancanza di appetito potrebbe indicare la presenza di un tumore all’apparato gastrointestinale. aumento di peso: d’altro canto anche ingrassare può essere una segnale di presenza di cancro. Specialmente l’aumento di appetito immotivato o il gonfiore non accompagnato da un cambiamento delle abitudini alimentari. cambiamenti della bocca: i padroni di solito non sono così attenti alle modificazioni che avvengono a livello della bocca, forse perché è una zona difficile da ispezionare e il cane spesso fa non poca resistenza. Purtroppo proprio a livello oro-faringeo può svilupparsi uno dei cancri più aggressivi e devastanti. che colpisce soprattutto i cani anziani. Questo tipo di tumore si manifesta inizialmente con piaghe, grumi, sanguinolento delle gengive, cambiamento del colore gengivale ed alito cattivo. Spazzolare regolarmente i denti e approfittare degli sbadigli o dei momenti della pappa del nostro amico, può essere un modo per osservare che non ci siano cambiamenti preoccupanti in atto. sangue dal naso: l’epistassi è un segnale particolarmente preoccupante nel cane anziano, e può indicare la presenza di un cancro al naso. Nel cane cucciolo il sanguinolento dal naso può segnalare l’involontaria inalazione di un corpo estraneo. Nonostante ciò è sempre un sintomo che deve destare preoccupazione pipì e popò: scritto così può anche far sorridere ma gli escrementi e le esigenze fisiologiche del nostro cane possono dirci molto del suo stato di salute. Deve preoccupare la diarrea persistente, la continua richiesta di essere portato fuori (molto più del normale), difficoltà di minzione, presenza di sangue nelle urine e vomito. secrezioni oculari e nasali: devono preoccupare il proprietario, se sono continue possono essere nel primo caso sintomo di cancro all’occhio e per le seconde di tumore alla faccia crisi epilettiche: si manifestano con movimenti incontrollati, bava alla bocca e spasmi; possono essere segnale di cancro al cervello specialmente nel cane anziano alterazioni cutanee: possono presentarsi sotto diverse forme, quali masse, rigonfiamenti, cambiamenti del mantello; devono preoccupare anche le ferite che non si cicatrizzano e le lesioni che arrecano prurito o dolore. Mentre coccolate il vostro cane, ricordatevi di accarezzarlo con cura, di modo da tenerlo sempre ben controllato. dolore: se notiamo nel nostro cane sofferenza, quando lo accarezziamo o lo prendiamo in braccio, è meglio chiamare il veterinario. Se il cane avverte un dolore diffuso o irradiante potrebbe avere un tumore. Il tumore nel cane: terapie e cure Il cane a cui viene diagnosticato un tumore, inizia un iter molto simile a quello a cui vengono sottoposti gli umani. Solitamente il cancro viene asportato chirurgicamente e se necessario vengono affiancate cure chemioterapiche e radioterapiche. Anche per i cani i ricercatori stanno studiando vaccini e farmaci e che inducano il sistema immunitario a contrastare il cancro. Al momento comunque la prevenzione accompagnata da una tempestiva diagnosi sono i fattori più incisivi contro il cancro. Quanto vive un cane con un tumore La probabilità di guarigione del cane, grazie ai passi in avanti delle medicina veterinaria, si attesta attorno al 60%, anche se molto dipende dalla tipologia, dalla stadio di sviluppo del tumore e dal quadro clinico generale del nostro cane. Il tumore del cane: alimentazione Se il cane sta combattendo la sua lotta contro il tumore, lo si può aiutare con una dieta corretta; l’alimentazione deve fornirgli le energie necessarie per combattere la malattia ed essere arricchita di alcuni integratori, per aiutarlo nella guarigione. La dieta dovrebbe essere: a ridotto contenuto di carboidrati e zuccheri: gli zuccheri semplici derivanti da mais e grano alimentano le cellule tumorali. Meglio evitare anche patate e carote ma preferire cereali integrali, riso e avena. aumentare proteine e grassi: le fonti proteiche devono essere di alta qualità e digeribili, meglio se derivanti da parti magre di pesce, pollame, manzo, selvaggina. I grassi insaturi sono molto importanti per contestare il cancro, in particolare gli Omega3. verdure cotte: come fonte di vitamine e minerali integratori: i più indicati sono gli enzimi digestivi per consentire al cane di trarre tutti i nutrienti dal cibo ingerito, e vitamine A C E per favorire il sistema immunitario e contrastare l’inappetenza.

Diabete nel cane: cause, sintomi, complicanze e cura

Salute del cane Redazione - 13 Mag 2017

Il diabete nel cane è una patologia molto diffusa: alcuni studi hanno calcolato che colpisca un esemplare ogni 500. Nella maggioranza dei casi, si tratta di diabete di tipo I o diabete mellito. Questa tipologia di diabete comporta che il corpo del cane produca poca insulina. In questo modo il metabolismo dei carboidrati non avviene in modo corretto e la concentrazione degli zuccheri nel sangue aumenta, portando all’iperglicemia. L’insulina è un'ormone prodotto dal pancreas: la sua funzione è quella di mantenere livelli di glucosio entro valori normali, e trasformare le riserve di energie eccedenti in grasso. Quando il cane è diabetico questo meccanismo perfetto si inceppa. I livelli di glucosio nel sangue salgono, e il cane inizia a manifestare i primi sintomi della malattia. Diabete nel cane: cause Sebbene non siano ancora perfettamente chiare le cause del diabete nel cane, sono state individuate alcune malattie predisponenti: • Morbo di Cushing • ipersomatotropismo • infezioni croniche • tumori pancreatici • pancreatiti • somministrazione prolungata di farmaci come corticosteroidi e progestinici. Inoltre all’origine dell’insorgenza del diabete può esserci un’alimentazione scorretta, obesità e l’avanzare dell’età anagrafica. Diabete nel cane: razze predisposte I cani maggiormente soggetti al diabete sono anziani, e femmine non sterilizzate. Gli studi veterinari hanno anche individuato una predisposizione ereditarie e genetica, stilando una lista delle razze canine maggiormente colpite da diabete: •   Keeshond •   Barboni •   Samoiedo •   Segugio tedesco •   Alaskan malamute •   Miniature schnauzer •   Chow chow •   Beagle •   Doberman •   Labrador retriever •   Puli Ungherese •   Golden retriever •   Pinscher Miniatura •   Mld English sheepdog •   Springer spaniel •   Schipperke •   Spitz Finnico •   West Highland White Terrier •   Cairn terrier Diabete nel cane: sintomi Come possiamo quindi accorgerci che il nostro cane ha sviluppato una forma di diabete? Vi sono 4 sintomi del diabete nel cane principali, dette le 4P, che devono metterci in allarme: 1. poliuria: aumenta la produzione di urina 2. polidipsia: sete incontrollata 3. polifagia: fame implacabile 4. perdita di peso: nonostante l’aumento dell’appetito. A questi sintomi precoci, possono sommarsi altre manifestazioni di malessere, che di solito sono espressione di diabete conclamato e in aggravamento: • letargia • cataratta diabetica che si manifesta con opacità dell’occhio • problemi al mantello • atteggiamento pletorico: il cane appoggia a terra la parte posteriore delle zampe, ha ridotta mobilità e difficoltà di salto. Se osserviamo, uno o più di questi elementi è bene prenotare immediatamente una vista dal veterinario. Diabete nel cane: cure e terapia Il veterinario diagnosticherà il diabete tramite il riscontro di: iperglicemia (alto tasso di glucosio) nel sangue, glicosuria (presenza di glucosio nelle urine) e aumento delle fruttosamine nel sangue del cane. La terapia del diabete consiste nella somministrazione di insulina e la prescrizione di una dieta povera di carboidrati. L’insulina va somministrata tramite iniezioni sottocutanee, che usualmente vanno effettuate due volte al girono durante o dopo i pasti. L’insulina va conservata in frigorifero perché è una sostanza delicata e agitata prima di essere iniettata. Terapie farmacologiche differenti, sono state sperimentate per il cane, ma non hanno ancora prodotto risultati soddisfacenti. Diabete nel cane: curve glicemiche e controlli Una delle parti più delicate della terapia del diabete nel cane, è l’individuazione della giusta dose di insulina da somministrare giornalmente. Per questo il veterinario usualmente effettua presso la sua struttura o fa effettuare a casa le curve glicemiche. Al padrone del cane viene fornito un glucometro portatile: non gli resterà altro che determinare e annotare la glicemia del cane ogni 2 ore in un intervallo di 12 ore. Capite quali dosi di insulina garantiscono livelli di glucosio ottimali, la terapia è consolidata. I controlli dal veterinario servono per capire se stiamo gestendo bene la malattia, inizialmente sono settimanali e quindicinali. Successivamente andranno diradandosi: mensili, trimestrali o quadrimestrali quando saremo giunti ad controllo ottimale del diabete. Quanto vive un cane diabetico? In alcuni casi, dopo alcune settimane o mesi di terapia insulinica, i cani riacquisiscono la capacità di mantenere livelli normali di glicemia: questa condizione viene detta remissione clinica del diabete. La “guarigione” è più probabile nei casi in cui il diabete è frutto di malattie predisponenti trattabili e se la malattia è comparsa da poco tempo (fino a 3 mesi). Nel caso delle femmine, il diabete può comparire 1 o 2 mesi dopo il calore a causa di scompensi ormonali. In questo caso, se il cane viene fatto sterilizzare tempestivamente il diabete potrebbe scomparire. In ogni caso, la qualità delle vita di un cane diabetico è ottima grazie alle terapie attuali. L’aspettativa di vita è di diversi anni almeno che non insorgano complicanze o malattie. Diabete nel cane: complicanze La complicanza più frequente nel diabete del cane è la chetoacidosi. Anche se possono insorgere anche infezioni alle vie urinarie, infezioni alla cute, cataratta diabetica e neuropatie. La chetoacidosi si sviluppa spesso, se il diabete non è ben controllato. Questa patologia è caratterizzata dalla produzione in eccesso di sostanze che intossicano l'organismo: i corpi chetonici. I segni clinici più frequenti della chetoacidosi nel cane sono: la debolezza, l'apatia ed il vomito. I cani che manifestano chetoacidosi diabetica, necessitano di un ricovero immediato, il veterinario provvederà al monitoraggio di: glicemia, pH ed elettroliti. La chetoacidosi non trattata tempestivamente e non diagnosticata può portare alla morte. Infine, quando ci si prende cura di un cane diabetico, bisogna stare attenti all’ipoglicemia. Questo avviene se la dose di insulina è eccessiva. I livelli di glucosio nel sangue scendono troppo e compaiono irrequietezza e tremori (gluocosio inferiore a 50mg/dl) o addirittura convulsioni se il livelli sono bassissimi (inferiori a 40/30 md/dl). L’ipoglicemia va corretta prontamente con un pasto supplementare o una piccola dose di zucchero o miele direttamente sul palato del cane o può causarne il decesso. Diabete nel cane: alimentazione Se abbiamo un cane diabetico, l’alimentazione sarà un aspetto di cui dovremo curarci particolarmente. La somministrazione dei pasti deve avvenire ad orari regolari, due volte al girono. La dieta può essere casalinga- purché attentamente studiata dal nutrizionista- oppure costituita da mangimi specifici. In ogni caso le regole basi comprendono: fonti proteiche di alta qualità, basso contenuto di zuccheri, alimenti ricchi in fibre per favorire l’assimilazione dell’insulina. La dieta dovrà mantenere sotto controllo il peso del cane, poiché l’aumento di peso aggrava il quadro clinico del cane diabetico.

Il sale nella dieta del cane: ipernatriemia e iponatriemia

Salute del cane Redazione - 11 Mag 2017

Sale nella dieta del cane: fa bene o fa male? Proprio come avviene per la dieta umana, anche nell’alimentazione del cane, il sale è un elemento fondamentale. I veterinari sconsigliano di aggiungere il sale al cibo del nostro cane e di fare attenzione alla quantità di sodio presente nel mangime che abbiamo scelto. Il livello di sodio nel sangue, detto in termine veterinario natriemia, è una variabile che influisce in maniera diretta sulla salute del nostro cane. I livelli di sodio nel sangue vanno sempre controllati per scongiurare squilibri. Sia l’eccesso di sodio -ipernatriemia- che la mancanza -iponatriemia- possono avere conseguenze gravi sul benessere del cane. I livelli normali di sodio nel sangue si attestano tra i 140 e i 155 mEq/l. Ipernatriemia: cause Per ipernatriemia nel cane intendiamo un aumento del valore normale di sodio, nel sangue del pet. I valori ematici devono preoccupare, quando superano i 155 mEq/l. Le cause possono essere di duplice natura. Nel primo caso, il cane perde troppi liquidi ed inevitabilmente il sodio si concentra nel suo sangue; le patologie che possono comportare tale effetto collaterale sono le seguenti: diabete inspido (nervoso o nefrogenico) perdita di liquidi a livello intestinale: in caso di forti diarree insufficienza renale diabete mellito somministrazione di mannitolo colpo di calore ustioni febbre disfunzioni dell’ipotalamo Nel secondo caso, il cane ritiene il sodio, e l’origine del problema potrebbero essere: iperaldosteronemia (patologia del rene) ingestione eccessiva di sale terapia reidratante salina terapia con sodio bicarbonato Ipernatriemia: sintomi e complicanze Ma come possiamo accorgerci che il nostro cane ha alti livelli di sodio nel sangue? il nostro cane presenterà sicuramente uno o più di queste evidenze, che hanno origine nel sistema nervoso centrale: abbattimento ottundimento sensorio: indebolimento delle funzioni sensoriali che spesso influiscano anche sull’orientamento. fascicolazioni muscolari: sono contrazioni rapide e incontrollabili delle fibre muscolari, visibili sotto pelle e che si possono confondere con dei tremori. debolezza atassia: malattia neurologica convulsioni coma Il cervello del cane risente infatti immediatamente dell’aumento del livello di sodio e i danni che esso può comportare sono notevoli. Le complicanze che si possono verificare in presenza di ipernatriemia sono: emorragie cerebrali, ematomi cerebrali, rottura dei vasi cerebrali, trombosi, ischemie. Ipernatriemia: terapia Una volta individuato l’eccesso di sodio tramite appositi esami del sangue, la terapia per l'ipernatriemia più corretta da seguire dipenderà dall’origine della malattia stessa. Qualora fossimo solo in presenza di disidratazione il cane verrà trattato con soluzione salina eventualmente arricchita di potassio. Se il cane invece ritiene il sodio senza disidratazione, si opta usualmente per una soluzione glucosata. Naturalmente sarà il vostro veterinario a indicarvi la terapia più corretta e successivamente ad indagare a fondo le cause di questo squilibrio. Non bisogna avere fretta nel ristabilire l’equilibrio, in quanto una terapia troppo veloce o aggressiva potrebbero peggiorare il bilancio idroelettrolitico del cane. Iponatriemia: cause D’altro canto anche livelli di sodio troppo bassi nel sangue del cane costituiscono un problema per la sua salute. Si può parlare di iponatriemia nel cane quando i valori ematici di sodio scendono al di sotto dei 140 mEq/l , fermo restando piccole variazioni a seconda del laboratorio che ha fatto le analisi. Lo squilibrio nel sangue del cane, può essere portato da una perdita eccessiva di sodio attraverso il rene o da un aumento della ritenzione idrica. In definitiva l’iponatriemia è provocata da un problema nel bilancio idroelettrolitico dell’organismo. Le cause principali dell’iponatriemia possono essere anche molto serie: ipoadrenocorticismo o morbo di Addison: è un’insufficienza delle ghiandole surrenali insufficienza renale sindrome nefrosica che si manifesta con la presenza contemporanea nel paziente di proteinuria, ipoalbuminemia, ipercolesterolemia e edemi perdita di sodio per via gastroenterica dovuta a diarree molto severe insufficienza cardiaca diuresi post ostruzione vescicale sovraidratazione polidipsia: sensazione di sete continua edema iatrogena (eccessiva fluidoterapia o eccessivo uso di diuretici) coma da mixedema alterata secrezione di ADH (ormone antidiuretico) Inoltre ci sono anche dei casi di pseudoiponatriemia in cui i livelli ematici di sodio sembrano diminuire apparentemente senza causa, ma contemporaneamente avviene un aumento di altre sostanze come per esempio il glucosio o di altri elementi nel plasma, come i lipidi o le proteine. Ecco le cause di pseudoiponatriemia: iperlipemia: eccesso di lipidi nel sangue iperproteinemia (con proteine superiori però ai 10 g/dl): eccesso di proteine nel sangue iperglicemia: eccesso di zuccheri nel sangue terapia con mannitolo Iponatriemia: sintomi Come possiamo accorgerci che il nostro cane ha livelli di sodio troppo bassi nel sangue? Se il nostro cane ha uno squilibrio in difetto di sodio, probabilmente manifesterà uno di questi sintomi: debolezze ottundimento del sensorio anoressia vomito fascicolazioni muscolari convulsioni coma Quando compaiono i sintomi neurologici vuol dire che siamo in presenza di iponatriemia grave. Quanto più gradualmente la iponatriemia si manifesta e si evolve, tanto più facilmente il copro del cane si adatta a questa carenza. Se lo squilibrio invece è molto repentino e consistente i danni possono essere più severi. Iponatriemia: terapia L’iponatriemia nel cane come l’ipernatriemia viene diagnosticata tramite gli esami del sangue. La terapia consiste nel cercare di ristabilire i valori normali di sodio nel sangue, tramite soluzioni reidratanti o endovenose. Quale soluzione verrà prescritta al cane, dipende dalla gravità del problema: nei casi lievi si usa il Ringer lattato congiuntamente alla fisiologica classica con una percentuale di concentrazione bassa (0,9%). Nei casi più gravi verrà prescritta una soluzione fisiologica molto concentrata (3%). Usualmente in 24/48 ore la situazione dovrebbe normalizzarsi. In ogni caso la correzione dell’iponatriemia va fatta in maniera graduale, perché aumenti troppo veloci del livello di sodio nel sangue del cane possono comportare danni neurologici come visto precedentemente. Terapie e tempistiche verranno stabilite dal veterinario, in base al caso specifico. Sodio e consumo di acqua nel cane Come abbiamo visto pocanzi, le patologie legate al sodio, sono strettamente correlate ai livelli di acqua nel corpo del cane, Normalmente, il cane assume circa 40-80 millilitri di acqua per chilo di peso corporeo al giorno. Nel caso in cui, in condizioni normali, la quantità sia superiore si parla di polidipsia. La si identifica facilmente perché il cane ha sempre sete e aumentano le minzioni. Può verificarsi che i cani, inizino a bere dal rubinetto gocciolante del lavandino oppure dalla tazza aperta dei servizi igienici. Per determinare quanta acqua beve il cane, si consiglia di lasciare a sua disposizione un’unica fonte di acqua e di misurarne la quantità assunta nelle 24 ore. Nell’eventualità in cui il proprietario noti un consumo eccessivo di acqua, è opportuno fissare un appuntamento con il veterinario.

Gravidanza isterica del cane

Gravidanza del cane: quanto dura, gestazione, sintomi e parto

Salute del cane Redazione - 10 Mag 2017

Gravidanza del cane: quando il mio cane diventa mamma Quando il nostro amico peloso è una femmina, se lo desideriamo, potrebbe darci la grande gioia di una cucciolata. Se vogliamo favorire l’accoppiamento, il momento più fertile del calore è l’estro. Durante questo periodo il cane femmina accetta il maschio e la probabilità che possa rimanere gravida è molto alta. Il primo calore del cane da identificare potrebbe non essere facile (esistono alcuni casi in cui è silente), ed avviene una volta raggiunta la maturità sessuale, quindi tra i 7 e i 10 mesi. Ma è un dato soggetto a grande variabilità a seconda di razza  e individuo. Può arrivare a verificarsi già al quarto mese (nei cani di piccola taglia) e fino al ventesimo . Usualmente i calori sono due l’anno ma può anche essere uno solo. Gravidanza del cane: quanto dura Ma quanto dura la gravidanza del cane? Circa 60 giorni (da un minimo di 57 ad un massimo di 65). Non vi sono test di gravidanza per cani, come nel caso umano. Solo dopo 21/25 giorni, si potrà verificare la gestazione tramite una visita clinica. Il veterinario attraverso la palpazione addominale è in grado di identificare le bozze fetali e per maggior sicurezza, usualmente svolge un’ecografia addominale. Non sarà possibile conoscere il numero dei cuccioli fino al 45esimo giorno gestazionale. In questa fase della gravidanza infatti, le ossa dei feti si calcificano e sarà possibile contare colonne vertebrali e teste tramite una radiografia. Durante tutta la gravidanza, il cane deve essere sottoposta a periodici esami ecografici, finalizzati a controllare la presenza del battito cardiaco dei cuccioli ed il loro ritmo di crescita. Questi esami sono necessari per ridurre i parti a rischio e le morti premature dei piccoli nell'utero. Dopo il quarantacinquesimo giorno di gestazione, inoltre, occorre modificare l'alimentazione del cane fornendole appositi integratori, utili a garantire il giusto fabbisogno nutritivo nella fase del parto e nel periodo di allattamento. Gravidanza del cane: sintomi del pre-parto Per agevolare il più possibile la nostra cagnolina, dovremmo fornirle una cuccia comoda e confortevole dove dare alla luce i suoi cuccioli. Talvolta però l’animale preferisce posti diversi dalla cuccia. Ricordiamoci di non forzarla, e lasciare che si senta più a suo agio possibile. Il travaglio inizia con sintomi non specifici quali inappetenza e irrequietezza. Uno dei comportamenti ricorrenti della futura mamma potrebbe essere governare la cuccia e strappare pezzi di tessuto per renderla più confortevole per l’arrivo dei piccoli. L’unico sintomo della gravidanza nei cani veramente determinante è il calo repentino della temperatura corporea, che scende anche di un grado fino a 37,5/ 37° C. Da questo momento mancano tra le 12 e le 24 ore al parto. In questo lasso di tempo possono verificarsi le prime contrazioni e la futura mamma può apparire agitata. Il parto è un momento molto emozionante per tutta la famiglia, ma il nostro cane sa cosa fare per istinto. La nostra presenza serve solo a controllare che tutto si stia svolgendo senza l’insorgere di complicanze. In caso contrario sarà necessario chiamare il veterinario. Gravidanza del cane: parto Il parto del cane si divide in 3 fasi. Fase prodromica: è la fase preparatoria. Inizia con l’espulsione del tappo mucoso, e dura della 6 alle 12 ore. La frequenza respiratoria della futura mamma si alza, apparirà nervosa a soggetta a tremori. Fase espulsiva: il cui inizio è sancito dalla rottura delle acque; da questo momento passano usualmente 30/60 minuti dall’espulsione del primo cucciolo. Quanti cuccioli fa un cane al primo parto? In media i cani partoriscono 5/6 cuccioli, a distanza variabile tra i 20/60 minuti l’uno dall’altro. Il parto può durare quindi dalle 3 alle 6 ore, ma potrebbe essere necessario anche molto di più, a seconda del numero di cuccioli e di come il can gestisce il parto. A volte infatti, riposa anche per lungo tempo tra un parto e l’altro accudendo i nuovi nati. Il cane affronta il parto da sdraiata o accovacciata, e prima dell’espulsione usualmente fa un paio di giri su se stessa. I cuccioli possono nascere sia con la testa che podalici; importante però che insieme a testa o coda escano rispettivamente entrambe le zampe anteriori o posteriori. Se questo non avviene, vestendo guanti sterili, possiamo aiutare il parto, ruotando il piccolo a destra e sinistra, molto delicatamente, senza tirare (proprio come fanno le ostetriche nel parto umano). Il cucciolo nasce in genere nel sacco amniotico e con la placenta. Sarà la stessa mamma a liberarlo, mangiando la placenta. Finita questa procedura, pulirà il nuovo nato leccandolo. Questo migliorerà la respirazione e tranquillizzerà il neonato. Se il piccolo gira la testa è segno che vuole essere attaccato alla mammella. Prestiamo attenzione a questa fase, perché se la mamma sta per partorire un altro piccolo potrebbe schiacciare il cucciolo. Se la mamma non ha ripulito bene il nuovo arrivato, basta un panno molto morbido e pulito per rimuovere i residui di placenta e cordone. Fase di lochiazione è l’ultima fase del parto. Il cane espelle le placente residue, che provvederà a mangiare e si tranquillizzerà a fianco dei suoi cuccioli. Potrebbe non voler mangiare, ciò è dovuto al fatto che le placente sono iper proteiche. Assicuriamoci però che beva molto. Potrebbe avere delle perdite nelle settimane successive, ma sono fisiologiche. E’ comunque buona norma, veder il veterinario nelle 24 ore successive al parto, per controllare i nuovi nati e visitare la mamma, per scongiurare il rischio di ritenzioni fetali o placentari. Gravidanza del cane: rischi Come abbiamo visto, il parto può essere gestito tranquillamente a casa. Bisogna però stare attenti ad alcuni segnali d’allarme prima e durante il parto, per i quali è necessario chiamare il veterinario con urgenza: • sovra-parto il cane ha superato la scadenza ma non accenna a partorire • temperatura corporea alta potremmo essere in presenza di un’infezione • perdite verdastre sono spesso sintomo di distacco placentare • se passa troppo tempo tra la rottura delle acque e la prima espulsione. Tempo indicativo sopra l’ora • se passa troppo tempo tra un’espulsione e l’altra. Tempo indicativo superate le 4 ore. • se i feti non escono correttamente dal cane del parto. • respiro affannoso della madre al terminerei parto può essere indice di ipoglicemia o infezioni. L’arrivo di piccolissimi e morbidi cuccioli è un momento di grande gioia per tutta la famiglia, bisogna però prepararlo e accudire con amore a pazienza la futura mamma, in un momento molto faticoso per lei. Piaciuto l'articolo? Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/gravidanza-isterica-del-cane/

Come curare il pelo del cane: tutti i consigli

Salute del cane Redazione - 08 Mag 2017

Pelo del cane: non solo un fattore estetico Quando osserviamo un bel cane, la prima cosa che salta agli occhi è il suo pelo. Un mantello setoso, morbido e lucido è un grande motivo d’orgoglio per i padroni e fonte d’invidia per tutti coloro che non riescono ad ottenere lo stesso risultato con il mantello del proprio cane. Importante ricordare però, che il pelo del cane è soprattutto un eccellente termometro della sua salute. Quindi non fermarsi alle apparenze ma indagare le cause reali di un pelo non perfetto, potrà influire sul benessere globale del nostro cane. Qualora le problematiche inerenti al mantello diventassero particolarmente serie: zone glabre, prurito, escoriazioni, è bene consultare il veterinario. Potrebbero essere indice di: dermatiti, allergie, parassiti. Pelo del cane: problematiche Il pelo del cane può andare incontro a diverse problematiche durante il corso della vita. Il mantello può essere: • secco • forforoso • grasso • perdita del pelo del cane Il veterinario consiglia sempre di partire da un’attenta analisi dell’alimentazione. Gli squilibri alimentari, il cambio del cibo o il rialzo delle temperature possono influire sul benessere del cane. Il pelo indica immediatamente che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Inoltre il mantello del cane necessita una scrupolosa routine di bellezza, che sarà diversa a seconda che il vostro cane sia a pelo lungo o corto. Infine per assicurarvi che il pelo del vostro cane sia perfettamente sano, bisogna assicurarsi che sia privo di pericolosi parassiti come: pulci, zecche e forasacchi. Pelo del cane: tessitura Variabile fondamentale di cui tenere conto, quando valutiamo lo stato di morbidezza e setosità del pelo del nostro cane è la tessitura del pelo stesso. Molto importante ricordare che le tipologie di pelo sono diverse a seconda delle razze. Ogni razza canina ha una tessitura corretta, che corrisponde ad una precisa funzione di protezione della cute del cane. Non importa che il cane sia a pelo corto o lungo, il suo pelo potrebbe non essere  morbido, per le caratteristiche genetiche della sua razza. Se riteniamo la piacevolezza la tatto, una caratteristica irrinunciabile, dobbiamo pensarci quando acquistiamo o adottiamo il nostro peloso. Informiamoci sulle peculiarità della razza e, quando possibile, chiediamo di accarezzare i genitori della cucciolata. Il pelo del cucciolo spesso può trarre in inganno, si presenta molto morbido ma non è quello definitivo. Come rendere il pelo del cane lucido e morbido Il pelo del cane necessita di essere lavato con cura, per mantenersi sano. Si consiglia un minimo di 4 bagni l’anno fino ad un massimo, di un lavaggio al mese. Non è consigliabile eccedere nei lavaggi per non indebolire il film idrolipidico che protegge il cane dagli agenti esterni. Il mantello va spazzolato costantemente, ed  il consiglio è quello di abituare il cane fin da cucciolo ad una routine di bellezza settimanale. La spazzolatura deve essere decisa, ma non violenta. Non bisogna mai spazzolare contropelo o agire sul pelo bagnato. Se il nostro cane è a pelo lungo, questo compito sarà un più gravoso. Il pelo lungo richiede spazzole apposite, che il padrone sceglierà in base alla natura del pelo e alle dimensioni del cane. Il momento della spazzolatura non deve essere vissuto dal cane come un supplizio, ma una coccola, per questo deve avvenire con una certa frequenza. Può essere necessario anche due o tre volte a settimana, per eliminare corpi estranei come polvere o foglie ed evitare la formazione di fastidiosi nodi che renderanno tutto molto più difficile. Per alcune tipologie di mantello, si consiglia l’utilizzo di un cardatore, soprattutto nelle fasi di muta, per rimuovere il sottopelo morto e favorire la rigenerazione del manto nuovo. Anche se il nostro cane ha il pelo corto va ugualmente spazzolato, cambieremo soltanto lo strumento. Per il pelo corto sono in commercio guanti gommati che aiutano l’esfoliazione del pelo vecchio e favoriscono la generazione di quello nuovo. Infine oltre alla spazzolatura il veterinario consiglia di passare sul pelo del cane un pettine a denti fini e fitti, che aiuti l’individuazione e l’eliminazione di eventuali parassiti, che spesso non vengono rimossi durante le operazioni di cura estetica del pelo. Pelo del cane lucido e morbido: i consigli Sono molte le pratiche che possiamo mettere in atto per donare al nostro cane un pelo lucido e setoso. Di seguito riportiamo alcuni consigli: usiamo sempre detergenti per cani, e non prodotti per uso umano. Il Ph del cane è diverso dal nostro e i saponi per uso umano potrebbero causare irritazioni ed eritemi consigli alimentari: come abbiamo detto l’alimentazione può influire molto sulla bellezza del mantello. Stiamo particolarmente attenti alla mancanza di vitamina A ed E, omega 3 e fibre, nella dieta del cane; possiamo integrarli con salmone, tonno molta acqua, per favorire l’idratazione cutanea. Inoltre uno spicchio d’aglio e il lievito di birra aggiunti al pasto, per tre pasti consecutivi una volta al mese, aiuta il pelo ad essere lucido e luminoso. rimedi naturali per il pelo lucido del cane: esistono una moltitudine di detergenti in commercio per la cura del pelo del cane, ma noi ci limiteremo a fornirvi due “rimedi della nonna” economici e pratici per la cura del mantello. Il primo è l’aceto di mele: potete frizionare il pelo del vostro cane con un panno bagnato in acqua e aceto di mele e poi strizzato; il pelo sarà disinfettato e più lucido. Inoltre l’aceto di mele donerà un piacevole profumo al manto del cane. Il secondo rimedio è il rosmarino: basterà lasciare l’erba aromatica in infusione nell’acqua calda e poi passare con un panno il pelo del vostro cane. Il mantello sarà subito più luminoso. Tea tree oil: l'ideale per il vostro cane Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Mirtacee, diffusa in Australia, in alcune zone del sud-est asiatico e del pacifico. Dalla distillazione delle foglie si ricava un un olio dalle molteplici proprietà, utilizzato soprattutto per curare i disturbi della pelle o come rimedio per tenere lontani gli insetti. Basterà versare qualche goccia di questo antibatterico naturale in acqua e poi strofinare il pelo del cane.

Il cane appoggia la testa al muro: potrebbe essere head pressing

Salute del cane Redazione - 23 Apr 2017

Il mio cane appoggia frequentemente la testa contro il muro: bisogna preoccuparsi? Quante volte vi è capitato di osservare il vostro amico a quattro zampe e notare un comportamento particolare, un'abitudine, un gesto che ripete spesso. Vi sarete sicuramente ritrovati a pensare "perché fa così?", oppure "ma lo sta facendo di nuovo?" Oppure "che buffo quando fa così!". Senza essere ossessivi bisogna osservare i comportamenti ripetitivi del nostro cane e non sottovalutare mai alcun segnale specialmente se l'atteggiamento è ripetuto e continuativo nel tempo. Prendersi cura del nostro amico a quattro zampe è un compito che richiede attenzione e una costante cura. Tenersi informati sui tanti pericoli che si celano dietro a comportamenti apparentemente innocui potrebbe rivelarsi indispensabile per salvargli la vita. Vi sembrerà impossibile ma se il cane appoggia speso la testa contro il muro, spingendola contro la parete ripetutamente, potrebbe essere in serio pericolo. Il cane appoggia la testa contro il muro: potrebbe essere head pressing Se il vostro cane appoggia la testa contro un muro, o altro supporto verticale e spinge con il capo contro di esso, potrebbe soffrire di head pressing. Si tratta di una patologia diffusa tra cani e gatti, che è sintomatica di alcune gravi cause profonde. Un campanello d'allarme per il padrone e' la ripetizione compulsiva di questo comportamento in particolare se accompagnato da scarsa presenza del cane, disorientamento, aggressività o iperansietà, reazioni esagerate agli stimoli e sguardo fisso nel vuoto. Il cane cerca infatti di alleviare la pressione intracranica con un gesto apparentemente innocuo, che se indice effettivamente di una patologia può avere conseguenze anche mortali per il nostro amico a quattro zampe. Se avete anche il minimo sospetto è sempre consigliabile un controllo dal veterinario. Il cane appoggia la testa contro il muro: possibili cause di head pressing Quando l'appoggiare la testa contro il muro del cane è realmente head pressing bisogna intervenire subito. L'head pressing infatti è un danno al sistema nervoso, nella maggior parte dei casi può provocare problemi al prosencefalo o del talamo. Si manifesta sia nei cani che nei gatti e non fa distinzione di razza o età dell'animale. Le cause possono essere molteplici: trauma cranico ipo o ipernatriemia: con il termine natremia si indica il livello di sodio nel sangue, quindi parliamo di  iponatriemia nel cane quando i valori ematici di sodio scendono al di sotto dei 140 mEq/l, con ipernatriemia intendiamo un aumento dei livelli ematici di sodio sopra i 155 mEq/l. encefalopatia epatica: è un’anomalia del metabolismo di cani e gatti che si riscontra in caso di gravi malattie epatobiliari, come per esempio lo shunt portosistemico e che provoca alterazioni neurologiche provocate dalle tossine riassorbite a livello intestinale e non eliminate dal fegato, come per esempio l’ammoniaca. malattie parassitarie (da zecca per esempio come l'Ehrlichiosi) neoplasie primarie o secondarie: quindi varie tipologie di formazioni tumorali malattie infettive o infiammatorie del sistema nervoso avvelenamenti patologie metaboliche (un esempio è l'uremia da insufficienza renale) malattie degenerative L'head pressing si manifesta spesso, accompagnato da altri sintomi come: movimenti di maneggio, detto anche circling, quando il cane gira compulsivamente in tondo variazioni nel comportamento convulsioni alterazioni dei riflessi fissare il vuoto alterazioni della vista rincorrere la coda o tale chasing E' fondamentale osservare quindi con costanza e attenzione il nostro cane: questo ci farà capire se è il caso di fare ulteriori approfondimenti clinici. Il cane appoggia la testa contro il muro: cosa fare Se vedete il vostro cane appoggiare la testa contro il muro ed avete il vostro smart phone sotto mano fate un filmato da inoltrare al vostro veterinario. Il consiglio è comunque di non perdere tempo e prenotare una visita. Sarà il veterinario a consigliarvi l’iter diagnostico migliore da seguire. Per capire davvero quale sia la causa del continuo appoggiare la testa contro il muro del cane, potrebbero essere necessari i seguenti esami: prelievo di sangue (emocromo e biochimico completo, protidogramma, malattie da zecche, acidi biliari, ammoniemia, Toxoplasmosi, Leishmaniosi), esami delle urine, ecografia addominale, Tomografia Computerizzata, Risonanza Magnetica. La lista è molto lunga ma l’head pressing è un sintomo subdolo e comune a tantissime patologie. Vi è anche la possibilità che vengano richiesti dei consulti a veterinari specialisti in neurologia e oculistica. Il cane appoggia la testa contro il muro o head pressing: cura e terapia Una volta concluso l’iter diagnostico il veterinario indicherà la terapia più corretta da seguire. Le cause, come abbiamo elencato sopra, possono essere molte. Una volta ricondotto il sintomo di head pressing alla patologia che lo causa, ci verrà indicata una terapia specifica da seguire. Come abbiamo sottolineato, appoggiare la testa contro il muro, potrebbe essere sintomatico anche di malattie molto gravi per cui purtroppo potrebbe non essere prevista una cura. Per questo è importante essere tempestivi e non confondere questo atteggiamento con un’abitudine buffa. Potrebbe andarne della vita del vostro cane. Il cane appoggia la testa contro il muro o head pressing: massima diffusione per conoscere il fenomeno Come spesso accade, in tempi come i nostri di informazione digitale, la diffusione della conoscenza del grado di pericolosità dell’head pressing lo dobbiamo a Facebook. Infatti un post dell ‘associazione animalista olandese Steunpunt voor dieren ha letteralmente fatto il giro del web. Il post ha generato 1,5mila commenti, 2mila likes e 17mila condivisioni. Questo ha permesso ad un messaggio molto importante e poco noto di raggiungere tante persone potenzialmente interessate. L’oggetto di tanto interesse era un post semplicissimo: una foto che ritraeva cani e gatti che spingono la testa contro il muro. Con un commento chiaro e diretto, che invitava chi avesse visto il proprio cane riprodurre questo comportamento ad andare immediatamente dal veterinario, perchè, potevano realmente salvargli la vita. Gli autori continuavano ricordando che i nostri amici pelosi non sono in grado di ricomunicarci quando qualcosa non va e che quindi spetta a noi prestare attenzione ai loro segnali. Mettevano poi in guardia dal sottovalutare il problema, e chiarendo brevemente cosa sia veramente l’head pressing. Il post si concludeva con la richiesta di spargere la voce per rendere le persone più consapevoli e mantenere i nostri amici sani e felici. Richiesta che a quanto pare ha fatto breccia nei cuori di molti internauti.

Malattie cardiache del cane: tipologie, sintomi, trattamento, cure e rimedi

Salute del cane Redazione - 28 Mar 2017

Le malattie cardiache del cane sono un problema che può palesarsi senza alcun preavviso, perciò è bene far visitare spesso il vostro pet da un veterinario. Le insufficienze cardiache e gli infarti colpiscono l’uomo e anche i cani. Il cuore è un organo molto importante dal quale parte l’ossigeno e tutte le sostanze nutritive per le cellule del corpo. E’ il motore dell’organismo vivente e di seguito troverai le varie patologie dalle quali può essere affetto il cane e i sintomi che possono indicare alcuni indizi riguardanti problemi o difetti al cuore. Ci sono dei piccoli accorgimenti da adottare per mantenere il cane in salute ma è difficile prevedere un malfunzionamento del cuore del cane. Ci sono delle cure da fare in caso il tuo cane abbia sofferenze cardiache ma il consiglio più indicato è quello di sottoporlo alle visite del veterinario. Il cuore del cane cosi come quello del suo padrone può soffrire di malattie cardiache. Un cane raggiunge fino a 150.000 pulsazioni del cuore al giorno, un’attività intensa che necessita di un organo allenato ed in forma. Il cuore è il muscolo più importante dell’apparato circolatorio, si occupa di pompare sangue in ogni organo del corpo, è un azione importantissima perché con la circolazione del sangue arrivano ossigeno e sostanze nutritive alle cellule. Malattie cardiache del cane: cosa sono Una malattia cardiaca comporta l’alterazione della circolazione del sangue, se viene pompato con minore intensità significa che alle cellule arriverà un minor quantitativo di ossigeno e sostanze nutritive e ovviamente può provocare conseguenze gravissime sulla salute del cane. Tra le patologie più diffuse del cuore ci sono: Le insufficienze cardiache o malformazioni Il soffio al cuore Il malfunzionamento del nodo sinusale La dap Stenosi aortica o polmonare Aumenti o diminuzione dei battiti cardiaci Un’insufficienza cardiaca è dovuta al mal funzionamento del miocardio che dipende a sua volta da un deposito di liquidi nei polmoni. L’accumulo di liquidi dei polmoni si manifesta con tosse, difficoltà respiratorie, mancanza di respiro, perdita di peso e fatica. Può venire a tutti i cani indistintamente dalla razza e dall’età anche se quelli di grande taglia sono maggiormente predisposti. L’insufficienza cardiaca nei cani di età anziana e in quelli di piccola taglia si verifica nel momento in cui c’è una degenerazione del tessuto della valvola. Il soffio al cuore è un rumore anomalo del muscolo che il veterinario può diagnosticare ascoltando i battiti con lo stetoscopio. Il soffio al cuore non è una malattia ma un’anomalia del muscolo che può essere presente sin dalla nascita o subentrare dopo. I difetti dell’anatomia del cuore del cane potrebbero essere un derivato di malattie infettive, o di un’infiammazione della stenosi valvolare. Tra le cause più comuni dei difetti al cuore c’è l’endocardiosi che è un ispessimento dei bordi delle valvole cardiache. L’endocardite è un’infiammazione dei tessuti delle valvole cardiache del cuore e assieme alla stenosi ovvero il restringimento di una vena o un’arteria sono altre cause frequenti di soffio al cuore. Il veterinario una volta confermato il problema non deve far altro che individuarne la causa e tenere sotto controllo il cane con visite più frequenti, di solito non è necessario nessun intervento chirurgico o terapia. L’alterazione del battito cardiaco rappresenta un altro problema che rientra nelle malattie del cane. Un aumento di battiti cardiaci è definito tachicardia mentre una diminuzione del battito si definisce brachicardia. Come conseguenza alla tachicardia si possono verificare le fibrillazioni, che si suddividono in atriali o ventricolari. Le fibrillazioni possono rappresentare un pericolo per la salute del cane perché nel tempo potrebbero ricreare delle gravi aritmie e provocarne la morte. Il veterinario riesce a diagnosticare problemi al cuore grazie ad una serie di esami specifici che aiutano a capire quale sia la disfunzione di questo organo: Misurazione della pressione arteriosa Radiografia al torace Ecocardiogramma Elettrocardiogramma Tra le cure da effettuare in caso di insufficienza cardiaca c’è sicuramente un drenaggio in caso si debba eliminare il versamento di liquidi nei polmoni, la somministrazione di diuretici, una dieta specifica che prevenga la ritenzione idrica e a ridotta presenza di sodio, integratori per rinforzare il cane. Malattie cardiache del cane: sintomi I sintomi spesso sono invisibili e silenziosi, solo nel suo stadio più avanzato abbiamo i segnali di malattie cardiache. Sintomi come l’insufficienza cardiaca se siamo bravi osservatori possiamo individuarli: se il cane è spesso stanco e dorme molto, se non vuole giocare, ha la tosse e fa fatica a respirare, se non vuole uscire e addirittura ha uno svenimento allora è bene fare degli accertamenti. Il cane può soffrire di diverse patologie al cuore e quelle più gravi possono fermare il battito cardiaco e provocarne un infarto. I problemi di cuore possono essere una conseguenza di una disfunzione dovuta alla predisposizione genetica o ereditaria, può incidere se il cane ha un età avanzata, anche se lo stile di vita condotto dall’animale non comprende una dieta equilibrata e del movimento. Non ci sono delle precauzioni valide che se eseguite possano far evitare l’insufficienza cardiaca ma alcuni piccoli accorgimenti possono essere d’aiuto, ad esempio dare sempre da bere al cane, evitare eccessi di attività fisica e diete ricche di sodio, infine evitare ambienti umidi e ad alte temperature. Malattie cardiache del cane: le razze più predisposte Tra i cani ci sono delle razze che al di là della loro taglia e dell’età sono maggiormente predisposte ad avere un insufficienza cardiaca: Boxer, pechinese, alano, cocker spanish, poodles, boston terrier, wolfhounds irlandese, doberman pinscher. In caso di difetti al cuore non si scappa dalle medicine anche se una dieta adeguata aiuta a vivere meglio e mantenere il cane in forma, perchè le malattie al cuore si portano dietro alcuni problemi tra cui: ritenzione idrica, obesità, ipertensione, cachessia e carenza di alcuni valori nutrienti che devono essere reinseriti, acidi grassi e antiossidanti aiutano l’organismo a reagire meglio. Ad esempio la taurina è ottima per l’insufficienza cardiaca. Acidi grassi omega 3 e omega 6 aiutano a regolarizzare il battito cardiaco. Sono molto importanti anche le vitamine per cani in particolare quelle del gruppo b che vengono espulse con la pipi e spesso mancano ai cani con problemi di cuore. Il magnesio è un sale minerale molto importante per l’apparato cardiocircolatorio come pure le sostanze antiossidanti che combattono i danni causati dai radicali liberi. Infine la carnitina che è una sostanza simile ad un enzima e molto utile per la salute del cane.

Ehrlichiosi cane: cause, sintomi, cura e prevenzione

Salute del cane Redazione - 26 Mar 2017

Facciamo un quadro dell'ehrlichiosi canina: sintomi, cause e cure per debellare le zecche. Tutti conoscono il piccolo e brutto insetto marrone che si incolla alla pelle e inizia a succhiare sangue. La zecca è un parassita che si attacca non solo al cane ma anche all’uomo e ad altri tipi di animali. Questo piccolo parassita può portare anche malattie pericolose e nei casi più estremi alla morte. L’articolo ti spiega che cos’è l'ehrlichia canis, le fasi di sviluppo dell’infezione, i sintomi che può provocare al tuo cane il morso di una zecca e come intervenire per debellare la patologia. Non solo, è importante saper rimuovere bene tutta la zecca dal corpo del cane: a volte può rimanere incastrata la testa. Il metodo migliore per non avere a che fare con questi antipatici parassiti è comprare un buon antirepellente per tenerle alla larga dal cane. Ehrlichiosi nel cane: questa parola così complessa indica semplicemente l’infezione che il cane contrae dal morso della zecca. E’ un parassita che si trova ovunque, in campagna ed in città: principalmente è tra l’erba di campi e parchi, si nasconde in mezzo alla vegetazione e in zone incolte. La zecca trova terreno fertile in diverse aree a livello mondiale e con essa anche la malattia che trasmette. E’ presente in America, Africa, Isole caraibiche e in Europa dove si è concentrata in Italia, Spagna e Portogallo ed è assente nella penisola Scandinava e nel Regno Unito. Le dimensioni della zecca sono di pochi millimetri ed è difficile vederla se non dopo un pò di tempo dal morso, perché lentamente si gonfia. Grazie alle sue tenaglie a uncino si attacca al corpo del cane e inizia succhiare sangue con la bocca. Durante quest’azione è possibile che il parassita trasmetta infezioni al cane, che possono verificarsi anche fino a 150 giorni dopo l’estrazione del parassita. La zecca, saltando da un cane all’altro, può vivere anche un anno continuando a contagiare i nostri amici a 4 zampe. La malattia è dovuta ad un batterio chiamato ehrlichia canis che infetta il sangue causando un’alterazione dei globuli rossi e la distruzione delle piastrine. Ehrlichiosi nel cane: sintomi Trovare una zecca attaccata al proprio cane potrebbe essere già un chiaro segnale di allarme, diversi sono i sintomi che indicano il contagio da parte del piccolo e brutto parassita, che può causare patologie specifiche. Con le zecche bisogna fare attenzione perché può capitare che siano assenti i sintomi ma sia presente il contagio da ehrlichiosi che silenziosamente causa grossi problemi alla salute del cane. Nell’elenco indico i sintomi più comuni dopo la puntura della zecca: Febbre, vomito, influenza Problemi al sistema nervoso Difficoltà oculari Ingrossamento della milza Dolore alle articolazioni e gonfiore Cervicale Poliartrite zoppia Se il vostro cane da giorni ha perso appetito, ha la febbre, il sangue al naso e si sente molto stanco e letargico allora potrebbe aver preso una zecca che lo ha infettato. L’infezione da ehrlichia canis è caratterizzata da 3 diverse fasi: 1 fase acuta 2 fase subacuta 3 fase cronica La prima fase è il periodo di incubazione, che può andare dai 7 ai 28 giorni circa, si manifesta con dimagrimento, febbre, anemia, scolo oculonasale, ottundimento del sensorio, anemia, trombocitopenia. Per verificare se c’è l’infezione in circolo durante la prima fase è consigliabile fare le analisi ma dopo 15-20 giorni in modo da esser certi che il risultato sia attendibile. Successivamente c’è la fase 2 che può durare dai 40 ai 120 giorni: il cane appare normale mentre il sistema immunitario cerca di reagire all’infezione, se fallisce si passa alla terza fase. L’ultima fase quella cronica si manifesta con malessere, perdita di peso e variazioni ematologiche. Il risultato dipenderà molto dall’età del cane: se è giovane e in buona salute è altamente probabile che la malattia venga debellata e non si cronicizzi. In alcuni casi può rivelarsi mortale, come ad esempio per razze tipo il pastore tedesco. Il malfunzionamento delle piastrine influisce su organi come: fegato, reni e linfonodi, polmoni, meningi, se non viene diagnosticata e curata in tempo può provocare la morte. E’ importante riuscire ad avere una diagnosi velocemente per poter curare il prima possibile l’ehrlichiosi canina, poiché se diventa cronica è più difficile liberarsi dell’infezione. Ehrlichiosi cane: cura E’ importante sottoporre il cane ad una visita dal veterinario, con un esame del sangue potrà verificare se il cane è stato affetto da ehrlichia canis ed eventualmente intervenire con le cure adeguate. Perché non sempre il morso della zecca si manifesta subito con sintomi evidenti di infezione. Non esistono ancora vaccini per questo tipo di patologia ma ci sono degli antibiotici specifici per curare la malattia della zecca. Tra le terapie c’è la somministrazione di doxiciclina per 21 giorni: è importante continuare a seguirla per tutto il tempo indicato perché è quello necessario a eliminare l’ehrlichia canis. Ehrlichiosi cane: prevenzione Un metodo per prevenire il morso dalla zecca è sicuramente acquistare un buon repellente e darlo al cane, poiché la zecca può essere una causa di malattia dei cani. Le zecche si moltiplicano con l’arrivo della bella stagione: oltre ad essere un parassita molto piccolo, non crea nessun fastidio che possa suggerire la presenza del parassita sulla pelle. La zecca non si attacca solo agli animali, ma anche all’uomo e l'unico modo per accorgersi della sua presenza è vederla. E’ importante controllare con regolarità se c’è la presenza di qualche zecca attaccata al corpo del nostro fedele amico, se ne troviamo una c’è un metodo specifico per rimuoverla: meglio armarsi di pinzette con punte molto sottili e prendere la zecca dalla testa, in maniera costante iniziamo a tirare molto lentamente. Verificate se è stata estratta definitivamente o è rimasta la testa dentro, è molto importate che venga rimossa totalmente, fatto ciò disinfettate tutta la zona. Se non siete capaci di rimuovere la zecca non schiacciatela e tanto meno non utilizzate benzina, olio, petrolio perché potrebbero indurre l’insetto a rigurgitare e aumentare le probabilità di infezione. Semplicemente fatela estrarre a chi è capace di farlo.

Piodermite nel cane: cos'è, sintomi, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 25 Mar 2017

Che cos’è la piodermite, con quali sintomi si manifesta e quali sono le cure da far seguire al cane? In questo articolo trovi alcune delle risposte che cerchi per capire meglio questo tipo di infezione alla pelle. E’ un disturbo che interessa la cute del cane ma che può nascondere in realtà problematiche derivanti da altre malattie. Non è sufficiente quindi eliminare il problema più esterno adottando rimedi fini solo a curare la piodermite, in questo caso è utile riuscire a capire le cause che portano il cane ad avere questa reazione cutanea. Anche i cani, come noi uomini, hanno problemi di intolleranze o allergie alimentari che influiscono sul fegato, organo fondamentale che ci manda come segnale questo sfogo sulla pelle del cane. Se vuoi prendere un cane sappi che quelli di razza sono più delicati e sensibili a dermatite allergica e certe malattie. Piodermite del cane: un tipo di dermatite Avete notato delle chiazze rosse sulla pelle del vostro cane? E’ da un po’ di tempo che si gratta e si lecca continuamente? Potrebbe essere piodermite, una patologia frequente: si tratta di una dermatite del cane. La pelle oltre a ricoprire tutto l’organismo vivente è anche la parte che rimane a contatto con l’ambiente esterno, con i batteri, i virus, l’inquinamento, la sporcizia presente fuori all’aperto, la pelle è a diretto contatto con i diversi fattori climatici col caldo il freddo e l’umidità. La piodermite potrebbe essere il risultato di uno di questi fattori appena elencati e causare un’infezione cutanea. Sulla pelle “alloggiano” alcuni microorganismi tra cui lo stafilococco, che potrebbe causare dei problemi dovuti ad un indebolimento del corpo e all’incapacità della pelle di fare da protezione. Lo stafilococco si riproduce vicino ai peli, intorno alla radice, dove c’è il follicolo pilifero, qui inizia a nutrirsi della pelle fino a causare in certi casi la fuoriuscita di pus e la caduta del pelo del cane. Piodermite nel cane: cause e tipologie Può essere di due tipi: superficiale quando l’infezione interessa gli stati più esterni della pelle o profonda quando invece raggiunge il derma e l’ipoderma attraverso l’infezione del follicolo. La principale causa di questa dermatite è lo stafilococco, un batterio che risiede sulla cute del cane, ultimamente però sono in aumento altri batteri come s. aures s. schleiferi e anch’essi sono tra le cause della piodermite canina. Questi batteri si riproducono in terreni incolti, solitamente la fase profonda è quella che si manifesta più frequentemente e dipende da intolleranze o allergie alimentari, parassiti, squilibri ormonali, da condizioni ambientali come umidità o alte temperature. Tra le cause scatenanti la piodermite nel cane ci sono diversi fattori tra cui un’alterazione dell’ecosistema cutaneo o la conseguenza di altre malattie ad esempio. Riassumendo nell’elenco ci sono le cause più comuni responsabili della piodermite: Intolleranze e allergie alimentari Pesticidi per zecche e pulci Vaccini e utilizzo di alcuni farmaci Vecchiaia e stress Disbiosi intestinale e intolleranza al glutine Piodermite nel cane: sintomi La piodermite si manifesta con delle chiazze rosse di varie dimensioni sul corpo. Inizialmente sono solo dei piccoli puntini rossi che col passare del tempo si ingrandiscono e diventano delle pustole, lesioni che generano delle crosticine. La piodermite più profonda è responsabile di formazione di bolle di sangue, brufoli, ulcere e infine anche fistole infette. Oltre al dolore, un altro sintomo che crea la piodermite è il prurito del cane, che lo induce a leccarsi e grattarsi in continuazione nella zona interessata. I cani che soffrono di una malattia endocrina, o hanno preso un’infezione derivante dai funghi, quelli che soffrono di allergie a pulci, sono più portati a sviluppare la piodermite. Piodermite nel cane: cura e rimedi naturali La piodermite non è semplice da curare perché finito il trattamento potrebbe ripresentarsi, è difficile eliminarla totalmente se non effettuate le verifiche dovute. Prima di decidere che tipo di cura somministrare al cane è fondamentale capire qual’è la malattia che si nasconde dietro questa infezione poichè all’origine della piodermite spesso c’è un altro malessere. Controllate il fegato del vostro cane, spesso gli sfoghi sulla cute sono legati a questo organo, è un meccanismo che si manifesta anche in noi uomini. Il fegato è una grande ghiandola fondamentale per i processi del metabolismo e svolge la funzione importantissima di eliminare tutte le sostanze tossiche che vengono assunte o prodotte dall’organismo stesso. Per curare definitivamente la piodermite meglio limitare l’uso degli antibiotici e ricercare la causa primaria. E’ consigliato l’utilizzo di shampoo, antisettici sia come cura e sia come prevenzione, nelle fasi più acute meglio utilizzare creme al cortisone, antibiotici e antistaminici ovviamente sotto il consiglio del veterinario. Ecco alcuni shampoo particolarmente adatti per alleviare il prurito e da applicare nella zona interessata: Indubbiamente ci sono alcuni rimedi naturali da adottare per prevenire e rinforzare il sistema immunitario del cane come l’assunzione di omega 3 e 6, antiossidanti e integratori. In più una dieta a base di carne verdura naturale è molto indicata perché è il cibo è facilmente e velocemente digeribile, non si intrattiene troppo nello stomaco e aiuta a prevenire la piodermite del cane. Piodermite nel cane: prevenzione Per prevenire questo tipo di disturbo è fondamentale mantenere il cane in salute, fargli fare una dieta adeguata in modo tale che non sia soggetto ad intolleranze, evitare di alimentarlo ripetutamente con gli stessi cibi, è un fattore fondamentale per l’intestino che riuscirà a lavorare meglio. Un’alimentazione sbagliata, come anche l’utilizzo di farmaci, può essere la causa del deposito delle tossine sui tessuti. E’ molto importante fare attenzione a non alterare la flora intestinale perché da essa dipendono anche il giusto funzionamento di altri organi. Nel caso in cui il tuo cane sviluppi una piodermite o dermatite ti consigliamo di utilizzare questa linea di crocchette (ottime anche e soprattutto per i cani che hanno intolleranze o allergie alimentari): I cani più predisposti ad avere questo tipo di problema sono quelli di razza perché oltre ad essere svezzati con mangimi poco sani, vengono vaccinati molto piccoli, quando ancora non hanno ben sviluppato neanche il sistema immunitario. Il pastore tedesco a pelo corto tende a soffrire di questo tipo di patologia così come dalmata, setter, boxer, razze con pieghe cutanee come lo shar pei e il carlino, con questi cani bisogna essere più attenti e cercare di prevenire la formazione di piodermite con piccoli accorgimenti suggeriti in precedenza. La piodermite, come è stato spiegato, non è una malattia grave: non provoca la morte, si cura ma con le dovute verifiche del caso o si rischia di vederla spuntare fuori nuovamente una volta terminata il ciclo di terapia. Il vostro cane non rischia la vita, ma solo un po' di dolore causato dalle pustole che gli creano prurito.

Otite nel cane: sintomi, cure e rimedi

Salute del cane Redazione - 24 Mar 2017

L'otite nel cane è un'infiammazione dell'orecchio che statisticamente colpisce decine di milioni di quattro zampe in tutto il mondo. Nel nostro articolo andiamo a scoprire tutto sull'otite nel cane. Come si cura? Come si previene? Sospetti che il tuo cane abbia mal di orecchie? Ti aiutiamo a capire quali sono i sintomi più comuni che si nascondono dietro un problema di otite. Ti indichiamo diversi accorgimenti per evitare che il cane venga affetto da questo tipo di fastidio. In caso ne venga colpito ci sono alcune indicazioni che possono aiutarti a capire come muoverti e come fare per evitare che l’otite peggiori. Il tuo cane è in buone mani e le sue orecchie possono ritenersi in salvo perché nell’articolo troverai diversi consigli su come reagire se si presentano problemi di questo tipo. L’otite si cura ma può avere dei tempi più lunghi di guarigione, quindi attenzione perché con pochi accorgimenti si può prevenire la possibile formazione di questo disturbo. Otite nel cane: di cosa si tratta? E’ da un pò di tempo che il tuo cane scuote ripetutamente la testa, hai notato delle lesioni e si gratta in continuazione vicino alle orecchie? E’ possibile che sia stato affetto da un’otite. Se è soggetto anche ad una fuoriuscita di un liquido scuro dall’orecchio allora significa che lo stadio dell’infiammazione è avanzato. Le otiti possono essere il risultato di colpi di vento, ma anche sbalzi di temperature, per questo motivo ne sono maggiormente soggetti i cani che vivono all’aperto, in giardino o anche in campagna. Così come nell’orecchio dell’uomo anche in quello del cane ci sono tre parti: il padiglione, il condotto uditivo, il timpano. A metà strada troviamo incudine, martello e staffa che sono gli ossicini più piccoli del corpo sia umano che canino e infine proseguendo nella parte più interna ci sono i canali semicircolari e la coclea. Sulla base di questi tre punti dell’orecchio possiamo stabilire di che tipo di otite stiamo parlando, se è esterna, interna o media. Spesso l’otite è causata dalla formazione di batteri nelle orecchie, tra quelle più frequenti c’è l’otite esterna dovuta anche ad una scarsa pulizia, orecchie lunghe o presenza di peli nell’apparato uditivo può comportare più facilmente la formazione di infezioni. A peggiorare il tutto c’è la produzione di cerume, ricco di batteri e dal cattivo odore, conseguenza di leishmania, dermatiti e infezioni. Attenzione se non si interviene subito con le cure adatte: l’otite esterna fora il timpano e arriva al secondo stadio, nell’orecchio medio, dove l’udito può subire una riduzione più o meno grave, poichè ha il compito di trasmettere il suono alla parte più profonda. Se l’infiammazione sarà ulteriormente trascurata arriverà alla parte più interna dell’orecchio e nei casi più gravi provocherà la sordità del cane. La parte più interna dell’orecchio non è solo legata a funzioni uditive ma anche a quelle dell’equilibrio, comprometterla potrebbe significare anche dover affrontare problemi durante gli spostamenti, con conseguente difficoltà nel riuscire a mantenere un percorso durante il cammino. Per riconoscere l’otite potete verificare se il cane da questi segni: Ripetuto scuotimento della testa, o continuo ripiegamento di essa su un lato Segni alle orecchie conseguenti al continuo grattarsi del cane Cattivo odore e cerume scuro Dolore e fastidio se gli toccate l’orecchio Pus forfora, scaglie di pelle e perdita di pelo attorno all’orecchio Otite nel cane: cause Se avvistate alcuni di questi comportamenti e sintomi significa che il cane ha problemi alle orecchie. L’otite può essere causata da più fattori tra cui ad esempio quello allergico, dovuto ad un’intolleranza al cibo che si sfoga attraverso pruriti e formazione di scaglie di pelle. I cani con le orecchie lunghe e pelose come Cocker e Basset Hound, o barboncini ad esempio, sono maggiormente soggetti ad infezioni causate da corpi estranei. Polvere e sporcizia che rimangono incastrate nel pelo possono lentamente scendere all’interno dell’orecchio, i forasacchi sono particolarmente dannosi, le piccole spighe appuntite creano forti infiammazioni e possono, nei casi peggiori forare il timpano, sono corpi estranei che raccolgono frequentemente i cani a contatto con prati, giardini, ambienti aperti. Il cerume maleodorante è un chiaro indizio di infezioni da funghi, si sviluppa in condizioni di umidità, dopo aver fatto il bagno al cane è importante asciugargli bene le orecchie. La fuori uscita di pus è un segnale di infezione da batteri come stafilococchi o pseudomonas che se non vengono curati bene  possono causare anche forti dolori al cane. Altro indizio di otite è sempre la presenza di un parassita causa di cerume scuro ma inodore che da forti pruriti ed è causato dall’acaro otodectes cynotics. Otite nel cane: cura Rinforzare il sistema immunitario del cane è sicuramente un passo per iniziare a curare l’otite nel cane. Per valutare il livello di gravità è consigliabile rivolgersi al vostro veterinario, con gli strumenti adeguati riuscirà anche ad analizzare più in profondità l’orecchio del cane. Se l’otite è causata da un batterio allora sarà utile un antibiotico, mentre se il veterinario ritiene che la causa siano i funghi per eliminarli bisogna utilizzare antimicotici, gocce o gel, se si tratta di parassiti sarà necessario un prodotto adeguato. Se il cane ha un corpo estraneo è meglio farlo visitare dal veterinario che si preoccuperà anche della sua conseguente estrazione in maniera corretta. Curare l’otite può richiedere tempi abbastanza lunghi quindi è importante adottare qualche piccolo accorgimento. Per prevenire otiti di qualsiasi gravità nel vostro cane è sicuramente importante tenere pulito l’apparato uditivo, con appositi detergenti per disinfettare e pulire le orecchie del cane. E’ sufficiente un batuffolo di cotone per rimuovere la sporcizia dalle orecchie, è sconsigliato fare quest’operazione con l’utilizzo di coton fioc perché potrebbe peggiorare la situazione spingendo ancora più in profondità il cerume fino a creare un tappo. Evidenzio l’importanza di asciugare bene le orecchie del cane dopo un bagno. La pulizia delle orecchie è molto importante, se vuoi abituare il tuo cane a farsela fare senza problemi puoi procedere premiandolo con qualche piccolo regalo dopo aver compiuto l’operazione, un bocconcino renderà sicuramente il tuo cane più predisposto a sottoporsi a questa azione di pochi minuti. Lo sappiamo anche noi esseri umani quanto può essere fastidiosa l'otite: questa patologia però colpisce anche i nostri cagnolini. Secondo alcune statistiche sono milioni i quattro zampe che ogni anno ne vengono colpiti, con sintomi che possono variare a seconda della gravità. Quali sono le cause che portano il nostro cane ad avere questo problema? Può essere che l'otite nel cane sia dovuta ad un semplice colpo di freddo, accumulo di cerume (con conseguente proliferazione di batteri) oppure addirittura motivi più gravi come la perforazione del timpano o infiammazione del labirinto. Partiamo subito dicendo che l'otite nel cane si può manifestare in diverse modalità; precisamente ne esistono tre tipologie: esterna, media e interna. Nella prima, come si evince dal nome, il cane presenta dei problemi nella zona esterna dell'orecchio ovvero nel padiglione auricolare e nella prima parte del condotto uditivo. Tra le varie tipologie è quella più frequente: abbiamo un accumulo di cerume che porta alla proliferazione di batteri, così da infiammare la zona interessata ed esporre il nostro fido a varie malattie. Nell'otite media abbiamo un problema che inizia a diventare più fastidiosa, perchè ad essere esposto è il timpano, che probabilmente è stato perforato. L'ultima tipologia di otite nel cane, che è anche in assoluto la più grave, è quella interna: causata da un'infiammazione del labirinto, è fortunatamente rara e si manifesta solo in casi di otite media non curata. Otite nel cane: sintomi I sintomi dell'otite nel cane dipendono essenzialmente dalla tipologia e dunque dalla gravità della patologia. Sono riassumibili in quest'ordine: Prurito continuo Dolore Problemi di udito e di equilibrio Il cane scuote la testa frequentemente e si gratta violentemente Fuoriuscita di un liquido scuro dall'orecchio Otite nel cane: cura Per debellare il problema servono gli antibiotici: le otiti vanno curate così, tuttavia per la migliore terapia possibile è indispensabile andare dal vostro veterinario di fiducia, che saprà individuare le cause della patologia e quindi fornirvi la cura più indicata. Quali sono le razze più colpite dall'otite nel cane? Un'ultima curiosità: ci sono sicuramente alcune razze più esposte di altre al pericolo di essere attaccate da questi batteri che poi provocano l'otite. Tra queste ci sono sicuramente anche Golden Retriever e Labrador. Perché sono più esposti? Per come sono strutturati per la conformazione delle loro orecchie.

Golden retriever

Patologie del golden retriever: guida alle malattie principali

Salute del cane Redazione - 23 Mar 2017

Una guida sulle principali patologie che colpiscono il Golden Retriever Vuoi prendere un cane ma sei indeciso? Il Golden retriever per la sua eleganza, socievolezza, dolcezza e pacatezza potrebbe essere il cane perfetto. Questo articolo descrive le caratteristiche di questo splendido cane e tutte le attenzione da adottare per averne cura. T ende a soffrire di alcune patologie che descriviamo con cura poiché sono quelle più diffuse tra i cani di questa razza. Adottando le dovute attenzioni puoi prevenire la formazione di problemi come l’obesità, o le displasie ad esempio. Ci sono anche alcuni consigli su come potersi prendere cura di patologie meno gravi come l’ittiosi o la cataratta che continuano ad essere un problema frequente. Sei ancora indeciso su quale cane scegliere? Sappi che il golden retriever oltre ad essere riconosciuto per la sua eleganza è anche un amante dell’acqua quindi è ben disposto a seguire il padrone anche per qualche tuffo. Il Golden retriever è un cane di origine inglese di taglia grande e col pelo lungo, il suo nome deriva proprio dalla colorazione del pelo dorato e dal fatto che è un cane da riporto, per natura sta bene dentro l’acqua, è molto utilizzato anche nella caccia come cane da cerca. Esiste la tipologia britannica e quella americana, che sono poi i territori dove è anche maggiormente presente, in italia non è molto diffuso, ma sta iniziando ad essere diffondersi anche qui, per ora è più conosciuto il labrador, un cane che gli assomiglia molto. Il Golden retriever è ben strutturato e robusto, è muscoloso, ha un profilo elegante e un portamento caratterizzato da movimenti aggraziati, ha un’espressione serena, il suo musetto dolce è incorniciato dalle lunghe orecchie pendenti. Il segno che lo contraddistingue è sicuramente il suo pelo lungo, dorato, leggermente ondulato e piatto, più folto nella coda. Il Golden retriever è un cane pacifico, ha un olfatto molto sviluppato che lo ha portato ad essere un cane da caccia e abile nelle ricerche, è utilizzato anche dalla protezione civile per i soccorsi in terra e grazie alla sua predisposizione all’acqua è ottimo nei casi di salvataggi nautici. E’ un cane molto affettuoso, adora giocare coi bambini, grazie al suo carattere pacato e sereno è perfetto anche per le pet therapy, adatto come cane guida per i ciechi e anche come amico a 4 zampe per gli anziani. Per il carattere che ha, per la socievolezza e l’incapacità di reagire a forme di aggressione se non direttamente provocatorie non è una razza adatta a fare la guardia. Grazie alla sua spiccata intelligenza viene classificato assieme a razze come il pastore tedesco e il border collie, tutti cani brillanti e predisposti all’addestramento e al comando. Il golden retriever si trova bene con tutti gli altri cani, con gli animali in generale e come abbiamo visto anche con l’uomo, se accudito con cura tende ad essere un cane longevo, può raggiungere fino a 15 anni di età. E’ un curioso ma pigro, non è indispensabile un giardino enorme poiché si accontenta della passeggiata e finito il suo giretto sta bene anche in appartamento. Patologie del Golden Retriever: quali sono quelle più frequenti? Tra le patologie che colpiscono più frequentemente il golden retriever ci sono: Obesità Displasia all’anca Disturbi cardiovascolari Ittiosi Formazione di cataratte Il Golden retriever tende ad aumentare di peso, l’obesità è un problema che si riflette poi sulla difficoltà nei movimenti e provoca anche una riduzione di aspettativa di vita anche di due anni. Questo cane adora mangiare ma è fondamentale fargli seguire una dieta adeguata per evitare che ingrassi perché aumentando il peso può incontrare maggiori difficoltà di movimento, elemento indispensabile per mantenere la forma. Questo bellissimo cane tende a soffrire di disturbi anche alle articolazioni tra cui quello della displasia all’anca, che come dice la parola stessa consiste in una formazione anormale dello scheletro. La displasia crea forti dolori e potrebbe diventare artrite, con una radiografia si può verificare se il cane soffre di questa patologia ed eventualmente valutare un intervento chirurgico, senza dimenticare che questi tipi di problemi possono essere anche ereditari. Patologie del Golden Retriever: come prendersi cura di lui Mantenere il cane nella giusta forma con una dieta adeguata, evitare di sottoporlo a sforzi eccessivi durante la crescita ed infine custodirlo in un ambiente poco umido sono tutti accorgimenti utili per prevenire la formazione di questa patologia tenendo ben presente che le displasie possono avere un’origine ereditaria. Un altro punto debole di questa razza è il cuore, nel golden retriever i disturbi cardiovascolari sono frequenti, non creano particolari problemi ma se il cane ha il respiro affaticato, vomito, stanchezza e poco appetito allora potrebbe essere utile farlo controllare. Raggiunto un anno di età, puoi sottoporre il cane ad un esame specifico come l’ecocardiografia doppler è consigliato per verificare se ha problemi cardiovascolari. La più diffusa tra le patologie al cuore è la stenosi subaortica detta sas, dovuta ad un restringimento della valvola del ventricolo sinistro con conseguente difficoltà del passaggio del sangue dal cuore al circolo sistemico. Epilessia e crisi compulsive sono altri disturbi che possono sopraggiungere nel cane. Si tratta di epilessia se le crisi si presentano nei primi sei mesi di vita, se si manifestano successivamente sono crisi compulsive. Patologie del Golden Retriever: pelle e occhi sono zone molto colpite L’ittiosi nel golden retriever è una patologia frequente, è una malattia cronica ma non è pericolosa, è un difetto dello strato della pelle più superficiale perciò è visibile anche a occhio perché crea la presenza di scaglie secche scure sul pelo, nelle orecchie può causare un’infiammazione con conseguente formazione di cerume. Per questo tipo di problema non esiste una terapia che riesca a curare il cane in maniera definitiva, l’unica soluzione è adottare degli shampoo appositi a base di zinco e acido salicilico in aggiunta a prodotti idratanti. Altre patologie dei cani golden retriever sono legate agli occhi, particolarmente sensibili alla formazione di cataratta, atrofia progressiva della retina, tutte malattie che possono avere una derivazione ereditaria e nei casi più gravi portare alla cecità. Una volta che ti sei documentato sulle patologie più frequenti nei golden retriever non ti rimane che prendertene cura e seguire alcuni consigli tra cui quelli di fargli fare una dieta adeguata, il giusto movimento e i controlli per prevenire eventuali malattie o curarle con la dovuta tempestività.

displasia dell'anca nel cane

Displasia dell'anca nel cane: come riconoscerla, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 22 Mar 2017

Displasia dell'anca nel cane: vediamo questa patologia che colpisce moltissime razze Il Pastore Tedesco è una tra le razze più colpite dalla displasia dell'anca nel cane. Questa grave patologia, chiamata anche CHD (Canine Hip Dysplasie) colpisce l’articolazione coxo-femorale del quattro zampe. Essa fu descritta per la prima volta nel ventesimo secolo e consiste in una malformazione della testa del femore, che fa sì che questa non si adatti alla cavità del bacino preposta al suo contenimento. Le conseguenze principali di questa malformazione sono l’usura della cartilagine dell’articolazione con conseguente instabilità della stessa. Questa instabilità porta quindi il cane a muoversi in modo scorretto.  Nel peggiore dei casi, può compromettere seriamente la qualità di vita del nostro amico peloso. La displasia dell'anca nel cane è riscontrabile in tutte le razze ma principalmente in quelle di taglia media o grande. Come abbiamo già accennato il Pastore Tedesco, insieme al Rottweiler al Labrador Retriever, al Bulldog e al Boxer, è una delle razze che maggiormente vengono colpite da questa grave patologia che, solitamente, si presenta tra i 4 e i 12 mesi di età. È bene quindi far visitare il nostro cane intorno ai sei mesi di età, di modo da verificare la presenza della displasia dell’anca fin da subito. Displasia dell'anca nel cane: sintomi L’esordio della malattia è caratterizzato da zoppia. Inizialmente è lieve ma, con il passare del tempo sarà sempre più evidente. Il cane avrà sempre maggiore difficoltà nei movimenti e anche alzarsi e sdraiarsi gli richiederà notevoli sforzi. E' una patologia multifattoriale, ciò significa che numerosi fattori entrano in gioco nel suo sviluppo e nel determinarne la gravita. Tali fattori sono: Fattori genetici Fattori ambientali Fattori nutrizionali Displasia dell'anca nel cane: le cure Una diagnosi precoce consente di mettere in atto le misure necessarie per limitare il più possibile il suo sviluppo. Sulla base di una analisi dei dati raccolti sarà possibile formulare una prognosi inerente la forma di displasia che il cane potrà sviluppare nel corso della crescita e da adulto. Potranno quindi essere messi in atto i rimedi più opportuni. Nei casi più lievi, si interverrà sulla gestione del cucciolo durante la crescita. Nei casi più gravi, invece, potranno essere consigliati interventi chirurgici correttivi. Se la displasia dell'anca viene evidenziata quando la cartilagine articolare non ha ancora subito deformazioni gravi è possibile modificare lo sviluppo dell’articolazione dell’anca così da evitare un peggioramento e la degenerazione articolare. La valutazione della presenza della patologia consiste in un esame ortopedico dettagliato comprendente la palpazione dell’anca e uno screening radiografico. Per effettuare tale valutazione è sufficiente una leggera sedazione che impedisca al nostro peloso di muoversi e opporre resistenza. La displasia dell'anca viene differenziata sulla base della sua gravità. Si parte dal valore HDO che identifica un soggetto esente da patologia. Le differenziazioni successive sono: Grado HD1 (quasi normale) Grado HD2 displasia leggera) Displasia media Displasia grave. I principali obiettivi che si pone la terapia sono la riduzione del dolore, il miglioramento (o comunque il non peggioramento) della funzione articolare e, nei casi possibili, il rallentamento della patologia. Se avete un Pastore Tedesco, o comunque un cane di taglia media o grande, mi raccomando, ricordate che la prevenzione è il primo passo per garantire una buona qualità di vita al nostro amico a quattro zampe.

Salute del cane anziano: tutte le patologie e come affrontarle

Salute del cane Redazione - 21 Mar 2017

Salute del cane anziano: ecco tutte le patologie che possono colpire il nostro quattrozampe appena aumentano gli anni. Il cane come l’uomo subisce l'invecchiamento, ma a differenza nostra ha una vita media più breve circa da 13 ad un massimo di 20 anni, dipende dalla razza e lo stile di vita. Qui descriviamo le varie patologie che possono incontrare i nostri cani invecchiando. Alcune sono molto simili a quelle che anche a noi uomini possono venire in età senile. Ci sono piccoli accorgimenti per far vivere con serenità il cane e fargli affrontare questa fase della vita in maniera meno sofferta se affetto da patologie di un certo tipo. Alcune malattie tendono a far parte dell'invecchiamento di tutti i cani, altre si manifestano come tipiche di certe razze e sono patologie strettamente legate alla fisicità del cane, alle sue dimensioni. I nostri adorati amici a 4 zampe oggi vantano di maggiori attenzioni e anche le cure a disposizione sono migliorate e in continua evoluzione, quindi niente paura anche l’invecchiamento del cane può essere vissuto in maniera più serena. Salute del cane anziano: ecco le patologie I nostri amati cani hanno una vita media di che va dai 10 ai 13 anni, molto limitata rispetto a quella di noi uomini: per avere una stima più precisa non bisogna dimenticare che la loro aspettativa di vita è determinata anche dalla taglia che il cane raggiungerà da adulto. Le taglie piccole vanno dai 15 ai 18 anni, quelle medie dai 12 ai 14 anni e quelle grandi dai 9 agli 11 anni. Che dire, sette dei nostri anni potrebbero equivalere ad un anno di vita del nostro cane. Già dai 7 anni in su possiamo iniziare a classificare i cani dentro una fase di anzianità ma questo dipende molto dalla razza, la taglia e lo stile di vita che ha fatto il cane. L’invecchiamento ovviamente non è solo un fattore fisico ma anche cognitivo, che compromette le funzioni della memoria e dell’apprendimento. L'invecchiamento senile nei cani può manifestarsi con la difficoltà nel riconoscimento dei familiari, un disorientamento che si ripropone anche quando si muove e si ritrova in luoghi che non riconosce, a tal punto che nello smarrimento hanno difficoltà anche a rientrare a casa. Obbedisce meno al padrone, gioca poco e può sfasare anche i cicli di sonno e veglia stando sveglio di notte e dormendo di giorno. Come nell’uomo anche l’invecchiamento del cane è caratterizzato da alcuni segni, ad esempio i peli bianchi sul muso, una ridotta capacità uditiva, movimenti e riflessi più lenti seguiti ovviamente da una tendenza ad essere meno vivace e la necessità di riposare più a lungo. Possono insorgere problemi di cataratta e diminuzione della vista. Anche la masticazione diventa più difficoltosa, può essere caratterizzata dalla perdita di qualche dente. Rallenta il metabolismo, l’apparato digerente lavora meno, si riduce anche il fabbisogno energetico. Questo può portare all’obesità e di conseguenza generare problemi al cuore e ai polmoni, perciò è importante fare attenzione all’alimentazione e informarsi sul cibo per cani anziani più adatto. L’incontinenza è un altro problema che si può riscontrare in un cane di età avanzata, può essere dovuta a disfunzioni organiche ma anche a disorientamenti confusionali dove ad esempio non riconosce il tappeto dall’erba. Il cane anziano diventa più debole ed esposto alle malattie, che possono essere prevenute con le apposite vaccinazioni. Artriti, tumori, problemi cardiaci, disturbi renali sono altri problemi che possono subentrare nell’età avanzata di un cane. Salute del cane anziano: occhio al morbo di Cushing Per prevenire alcune di queste malattie è importante far visitare il proprio cane al veterinario e prendere alcuni piccoli accorgimenti come ad esempio fargli seguire una dieta adeguata. L’invecchiamento può portare anche alcune malattie come il morbo di cushing nel cane, è causato da una sovra produzione del cortisolo, l’ipotiroidismo è dovuto al malfunzionamento della ghiandola tiroidea: con i farmaci adeguati si possono alleggerire i sintomi di queste malattie. Il diabete è un’altra malattia diffusa nei cani, comporta ovviamente una regolazione dell’alimentazione e potrebbe essere necessario fare l’insulina. Nell'elenco indico alcune azioni che possiamo fare per mantenere il nostro cane in forma: Regolari controlli dal veterinario dopo un certa età Seguire una dieta adeguata Non far mancare al cane il movimento fisico Cura dei denti Questi piccoli accorgimenti possono aiutare il nostro cane a vivere con maggior serenità anche la sua vecchiaia. Oggi si presta più attenzione ai propri animali, le cure si sono evolute anche nel settore della veterinaria, esistono specifici antinfiammatori per cani anziani e anche integratori cani anziani che consentono di far vivere meglio i nostri adorati amici a 4 zampe. Si possono adottare metodi curativi alternativi come piccoli accorgimenti e terapie più olistiche e legate ai metodi naturali oltre alle classiche soluzione farmacologiche. Salute del cane anziano: alcune patologie si manifestano solo in determinate razze Ci sono malattie che si manifestano nella vecchiaia dei cani e sono tipiche di determinate razze ma anche del tipo di taglia del cane, sono patologie dovute alla specifica struttura e forma fisica. La cheratocongiuntivite secca ad esempio è una malattia che colpisce spesso i pechinesi o gli shih-tzu poiché sono razze con gli occhi sporgenti e in anzianità tendono ad avere problemi alla vista. Il cane corso fa parte delle razze di grande mole e in vecchiaia può tendere a manifestare problemi osteoarticolari come displasia dell’anca, indebolimento dei legamenti del ginocchio. Il barboncino vanta la fortuna di avere una vita piuttosto longeva, nella sua vecchiaia tende ad avere problemi agli occhi che possono portarlo alla cecità, è soggetto alla displasia dell’anca e la lussazione rotulea. La cardiopatia è un altro problema di salute che sorge nei cani di una certa età, può essere di due tipi: una è dovuta all’assottigliamento delle pareti del cuore con conseguente indebolimento e l’altra è dovuta ad un’anomalia della circolazione del flusso sanguigno dovuto al malfunzionamento della chiusura delle valvole cardiache. Sono diverse le razze di cani che soffrono di cardiomiopatia tra cui: San Bernardo, Pastore Tedesco, Golden Retriever, Boxer, Dobermann, Alano, Irish Wolfhound e Cocker Spaniel; l’indebolimento del muscolo cardiaco può portare ad un insufficienza e l’arresto cardiaco quindi alla morte. Salute del cane anziano: esistono delle vitamine apposite Un cane anziano non è sinonimo di cane malato: va comunque trattato e rispettato, considerato come un animale in grado di fare ancora tante cose tra cui quella di continuare anche a giocare, perchè le migliori vitamine per cani anziani sono le cure e l’affetto che gli diamo ogni giorno. A parte questo sicuramente una visita dal vostro veterinario riuscirà anche a fare luce sulla possibilità di somministrare ricostituenti al vostro cane da "confondere" insieme al cibo. Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/alimentazione-del-cane-anziano/

Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono, test e cure

Salute del cane Redazione - 20 Mar 2017

Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono, come individuarle e le cure Avete mai sentito parlare di intolleranza ai cibi nei cani? Qui vi spieghiamo cosa sono e in che cosa consistono. Ebbene si, così come noi uomini sviluppiamo allergie e intolleranze anche negli animali può succedere la stessa cosa. E’ importante capire come si individuano le intolleranze e come si possono curare. Qui indichiamo i sintomi, come si manifestano e anche alcuni tipi di cure da adottare per eliminarle o ridurle. Anche i cani se consumano ripetutamente certi alimenti possono accusarne e diventare intolleranti. Grazie a diete specifiche, ad esclusione di certi alimenti, o prodotti appositi e ovviamente il consulto col tuo veterinario il tuo cane può liberarsi di questo fastidio o conviverci senza troppe sofferenze. Non solo, esistono anche prodotti appositi per alleviare il fastidio o ad esempio il prurito che può causare un l’intolleranza. Attenzione perché le intolleranze possono ritornare e tutti i tipi di cane possono essere soggetti a questo disturbo alimentare. Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono Cosi come noi uomini, anche i cani possono soffrire di intolleranze alimentari: si manifestano con una reazione del sistema immunitario che non tollera elementi presenti in determinati cibi. Nel cane le intolleranze alimentari rappresentano la terza causa di allergie, sono abbastanza frequenti, per questo è importante sapere cosa sono e saperle riconoscere. Possono colpire tutti i tipi di cane indistintamente dalla razza e dal genere, si manifestano in egual misura nei maschi e nelle femmine, sterilizzati o meno. Non esiste un età specifica in cui si manifestano poiché possono presentarsi in giovane età ma anche durante l’anzianità. Intolleranze alimentari nei cani: sintomi Se da tempo il tuo cane ha vomito o diarrea, si gratta ripetutamente, ha la cute arrossata e delle lesioni allora potrebbe soffrire di un intolleranza alimentare. I sintomi che si manifestano e la reazione sono proporzionati alla quantità assunta dell’elemento che infastidisce il cane. L’intolleranza alimentare non è da confondere con l’allergia che si manifesta con altri sintomi. L’intolleranza a differenza dell’allergia nei casi più estremi può portare anche alla morte e si localizza nell’intestino mentre l’allergia crea una reazione nel sistema immunitario.  Con l’aiuto del veterinario puoi stabilire se è un intolleranza e di che tipo è per curarla e adottare una dieta adeguata. I sintomi di questo tipo di disturbo alimentare possono colpire più apparati: Apparato cutaneo Apparato urogenitale Apparato respiratorio Apparato gastro-intestinale Apparato oculo-congiuntivale Sistema nervoso centrale Non è semplice distinguere le intolleranze sulla base di segni fisici ma alcuni di essi se si manifestano ripetutamente sono un chiaro indice che siamo di fronte ad un problema alimentare e non un’atopia ad esempio. Tra questi rientrano casi in cui il cane non risponde al trattamento con steroidi ed ha forti pruriti, problemi auricolari e ancora, problemi cutanei evidenti presenti in esemplari di giovane età. Intolleranze alimentari nei cani: perchè vengono? Alcuni studi hanno dimostrato che le intolleranze si sviluppano per i cibi più comunemente consumati, nel caso dei cani sono: pesce, pollo, agnello, soia, mais, frumento, uova, e tutti i prodotti di derivazione lattiero-caseari. Tutti questi ingredienti li troviamo presenti nel cibo per cani e nelle crocchette, che non a caso rappresentano un'alta percentuale del nutrimento dei nostri cani. Una delle intolleranze più diffuse è indubbiamente quella al lattosio, ovvero allo zucchero presente nel latte ma ce ne sono di diverso tipo. E’ importante prestare attenzione a prodotti come latte e derivati (formaggio e panna), il sale che ovviamente è contenuto in maniera bilanciata negli alimenti per cani ed infine prodotti con lievito come ad esempio il pane sono tra le tre categorie più soggette ad intolleranze. Le razze di cani più soggette alle intolleranze sono: il Setter Irlandese, il Cocker spaniel, il Boxer, Pastore tedesco, Dalmata, Labrador, Golden Retriever, Westhighland White Terrier e tanti altri incroci fra razze diverse. Intolleranze alimentari nei cani: cure Con l’aiuto del tuo veterinario puoi individuare gli alimenti che infastidiscono il tuo cane seguendo due metodi o con una dieta ad eliminazione e cibo monoproteico o acquistando prodotti appositi disponibili sul mercato adatti proprio a questo tipo di problemi. La dieta ad eliminazione consiste nell’escludere alcuni alimenti per un tempo stabilito di almeno 12 settimane, circa quasi tre mesi può essere utile per individuare i cibi che creano l’intolleranza alimentare del vostro cane. In questo tempo è sufficiente nutrire il cane con un regime alimentare diverso dal solito ovvero, cibo per cani monoproteico: alimenti con una proteina e un carboidrato che non ha mai mangiato, accoppiamenti come coniglio e riso ad esempio. Aggiungere alla proteina anche un carboidrato è utile per vedere se l'intolleranza è legata ad un cereale o meno. Questo metodo consiste nel rintrodurre lentamente tutti i cibi valutando e osservando se con l’aggiunta di un alimento nuovo si manifestano i sintomi dell’intolleranza. Ovviamente la dieta va fatta cercando di inserire tutti i cibi, le vitamine e i minerali che servono per un fabbisogno corretto ed equilibrato. Trascorso il tempo suggerito, se sono scomparsi o notevolmente ridotti i sintomi si può riportare il cane a mangiare normalmente, facendo attenzione che la ripetitività del cibo può riportare a galla le intolleranze. Nel mercato esistono anche linee composte da proteine idrolizzate per cane, proteine e carboidrati scissi sono molecole talmente piccole che non provocano reazioni di intolleranza e sono cibi adatti a questo tipo di utilizzo. Per il tempo stabilito sarà sufficiente acquistare alimenti per cani allergici, eliminare tutti gli altri cibi e controllare che il vostro amico a 4 zampe non faccia il furbetto e mangi in giro alimenti che non dovrebbe ingerire. E’ importante controllare che non mangi altro durante le passeggiate, che nessuno gli dia cibo e se avete altri animali come un gatto, è fondamentale che non si avvicini alla sua lettiera. Assieme alla dieta possono essere consigliati degli shampoo appositi per la cute, antibiotici o rimedi naturali come tea tree oil, calendula, malva o camomilla per disinfettare. Con le giuste attenzioni anche il vostro cane può essere curato e accudito in modo tale che le intolleranze non rappresentino malessere e fastidio. Sottoposto alle diete ed eventualmente cure prescritte dal veterinario, prodotti alimentari adeguati come cibo monoproteico, cane o gatto che sia possono guarire o convivere quotidianamente con le intolleranze in maniera semplice.

Patologie del pastore tedesco: guida sulle principali malattie

Salute del cane Redazione - 18 Mar 2017

Una guida sulle principali patologie che colpiscono il Pastore Tedesco. Hai appena preso un Pastore tedesco e vuoi conoscere meglio i suoi punti deboli e le patologie che lo colpiscono maggiormente? Qui trovi alcuni suggerimenti e la descrizione delle patologie più frequenti di questo splendido cane. Come sappiamo è tra le razze più comuni: questo è dovuto alla sua storia alle sue caratteristiche. E’ il cane che ha recitato più di tutti anche nei film. Oggi continuano ad essere ottimi compagni per l’uomo e grandi lavoratori, sono utilizzati dalle forze dell’ordine per diverse attività. Se cerchi un cane affettuoso, ubbidiente e allo stesso tempo in grado di fare la guardia il pastore tedesco è perfetto. Sappi che soffre di alcune patologie tra cui la displasia, quindi non devi sforzarlo nei movimenti se è troppo giovane. Il pastore tedesco è un cane che quasi tutti riconoscono, forse anche grazie alla sua somiglianza al lupo: è di media, grande stazza. E’ un cane robusto con un buona muscolatura, è di indole serena, molto tranquillo e docile e per questo motivo si può addomesticare facilmente. E' indicato come cane da accompagnamento e difesa, è la razza più utilizzata anche dalle forze dell’ordine. E’ stato partecipe di numerosi film come protagonista, è un cane che riconosciamo facilmente e grazie alla sua versatilità è usato non solo come un compagno e amico dell’uomo, ma anche per compiere veri e propri lavori. Nel nostro immaginario lo associamo sicuramente a operazioni di polizia poiché è usato come cane antisommossa e cane antidroga, ma non solo, abbiamo diverse immagini del cane pastore tedesco utilizzato anche dalla protezione civile per ricercare dispersi tra macerie e valanghe ed è anche un ottimo accompagnatore per i non vedenti nei loro spostamenti. E’ importante portare il cane pastore tedesco cucciolo a socializzare sin da subito, da quando viene ritirato dall’allevamento. Dopo il suo svezzamento è importante dargli stimoli e portarlo in luoghi aperti. Il pastore tedesco è un cane robusto ma molto delicato, è soggetto a diverse patologie ereditarie, tra le più comuni abbiamo: Displasia dell’anca Displasia del gomito o del ginocchio Eczema cutaneo Piodermite Diarrea cronica Tra queste prevalgono quelle di tipo ortopedico come la displasia all’anca o la displasia al ginocchio o al gomito. La displasia all’anca è una malformazione che si forma nell’articolazione durante la crescita del cane. Questa malattia si manifesta in età matura: può essere ereditaria, o essere una conseguenza dello stile di vita poco corretto che il cane ha condotto. Un’attività molto intensa durante la crescita, ambienti freddi e particolarmente umidi, o l’aumento di peso del cane possono portare più facilmente ad una manifestazione di questa patologia. La displasia all’anca crea forti dolori al cane e potrebbe diventare artrite: con una radiografia si può verificare se il cane ha questo problema ed eventualmente procedere con un intervento chirurgico, senza dimenticare che è una malattia anche ereditaria. E’ importante prevenire mantenendo il cane nella giusta forma, con una dieta adeguata ed evitando di sottoporlo a sforzi eccessivi durante la crescita e non lasciarlo in un ambiente umido.  La displasia al gomito è dovuta al suo sviluppo anomalo mentre quella al ginocchio dipende dalla lussazione della rotula. Un’altra malattia di cui soffre spesso questo cane è la mielopatia degenerativa, colpisce il midollo spinale e compromette gli arti posteriori. Un altro punto molto delicato per il pastore tedesco è l’occhio: tende ad ammalarsi spesso di cataratta o cheratite pannosa, fortunatamente questo disturbo si cura facilmente. Ci sono anche malattie della pelle del cane, come gli eczemi che provocano la perdita del pelo, prurito e creano lesioni o croste, che possono essere il risultato di una reazione allergica alle punture di insetti e pulci. Come prevezione è consigliato un collare antipulci. Altra malattia batterica è la piodermite, presente soprattutto nei cani più adulti, che si presenta sotto forma di foruncoli. Possiamo prevenire le malattie facendo visitare il nostro bel pastore tedesco dal veterinario ed eventualmente valutare i cicli di vaccinazione e sottoporlo a trattamenti anti parassitari, operazioni abbastanza comuni un po’ in tutte le razze di cani. Un'altra patologia di cui soffre il pastore tedesco è l’insufficienza del pancreas e la conseguente scarsa produzione di enzimi che si manifesta con diarrea cronica. Accertamenti adeguati, test ed esami delle feci sono utili per confermare il problema ed eventualmente prendere precauzioni: sicuramente è indicata una dieta adeguata e se non fosse sufficiente è necessario aggiungere una cura con i farmaci giusti per facilitare la digestione del cane. Patologie del pastore tedesco: come prendersene cura Il pastore tedesco per le sue medie e grandi dimensioni ha bisogno di spazio in cui muoversi, correre e giocare, quindi se non disponi di un giardino abbastanza grande per lui portalo a giocare al parco: questo cane è socievole e va d’accordo anche con le altre razze. E’ importante fare movimento per tenere attivi i muscoli e le articolazioni del cane. Farlo muovere, giocare e correre serve a prevenire le malattie alle articolazioni del pastore tedesco. Un anno e mezzo è l’età giusta per iniziare a fagli fare attività: l’esercizio fisico deve essere moderato, prima che abbia compiuto un anno e mezzo perché le ossa si stanno formando, per evitare che si rovini la crescita. Soffre molto il caldo, soprattutto gli esemplari a pelo lungo, perciò durante le giornate estive in cui la temperatura raggiunge i gradi alti non bisogna dimenticare di dargli molta acqua da bere. Bisogna dargli da mangiare due volte al giorno senza esagerare con quantità troppo abbondanti o scarse. Meglio evitare il mais nell’alimentazione. Il Cane pastore tedesco se è cucciolo ha bisogno di mangiare anche 3 o 4 volte al giorno. Ultimo aspetto ma non meno importante è l’affetto e le attenzioni che dedichi al tuo cane: sono molto importanti, non dimenticate che il pastore tedesco è una razza molto affettuosa.

mal di denti nel cane

Mal di denti nel cane: cause, sintomi, prevenzione, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 02 Mar 2017

Mal di denti nel cane: come capire se il nostro cane soffre per via di questo problema? Ebbene sì, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di problemi dentali. A dirla tutta il mal di denti nel cane è uno dei problemi più frequenti che possono presentarsi nei nostri amici. L'American Veterinary Medical Association ha stimato che l'85 per cento dei cani di età superiore ai 3 hanno una tipologia di malattia paradontale. Chi di noi ha avuto questo tipo di problema sa quanto quel dolore risulti essere destabilizzante per la nostra routine e per il cane il discorso non è differente. Mal di denti nel cane: cause principali Scarsa igiene orale; Eccesso di cibi zuccherati; Mangimi di scarsa qualità; Alimentazione prima o carente di cibo secco; Mancanza di giochi da poter rosicchiare. Se non è presente una corretta igiene orale i residui di cibo uniti alle sostanze prodotte dai batteri si trasformano in placca. Quando questa si accumula e si indurisce si forma il tartaro. Quando si arriva a questo livello è indispensabile l’intervento dei veterinario per la sua rimozione. Le conseguenze della presenza del tartaro sono soprattutto l’alitosi, la carie, infiammazioni e infezioni alle gengive. Mal di denti nel cane: sintomi Ma come facciamo ad accorgerci che il nostro cane ha il mal di denti? I sintomi indicativi del mal di denti nel cane sono soprattutto: l’alito cattivo il fatto che nonostante il cane dimostri di avere fame non mangia quando tocchiamo il muso del nostro cane e questo si sposta immediatamente con uno scatto può essere un chiaro sintomo del dolore che sta provando il nostro amico peloso. Dondolio dei denti arrossamento e sanguinamento delle gengive Mal di denti nel cane: rimedi La prevenzione è importantissima per evitare che il nostro cane possa soffrire di mal di denti ma quando questo arriva allora è necessario l’intervento del veterinario. Il tartaro non può infatti essere rimosso utilizzando semplicemente uno spazzolino è necessario un intervento di detartrasi con cui il veterinario provvederà a rompere le placche di tartaro di modo da poterle poi eliminare. L’intervento viene sempre eseguito sotto anestesia di modo da evitare dolore al cane e soprattutto di modo da avere un migliore accesso alla bocca e quindi ai denti. Se il dente risultasse troppo danneggiato ovviamente il veterinario dovrebbe procedere con l’asportazione. Se sono presenti infezioni il veterinario potrebbe consigliare anche antidolorifici o antibiotici. Esistono anche dei rimedi naturali per evitare possibili gengiviti: si tratta di una patologia molto frequente e che spesso si accompagna a problemi dei denti che portano alla formazione di tartaro. Ecco i nostri consigli naturali per affrontare il problema: In caso di alitosi basta usare l’Ascophyllum nodosum, alga dalle importanti proprietà depurative. Per la ricostruzione gengivale consigliamo l'Idraste, cioè un infuso freddo di un cucchiaio di radici: si tratta di una pianta antisettico naturale dalle straordinarie funzioni cicatrizzanti, che va spruzzato sulle gengive almeno due volte al dì per una decina di giorni. 30 gocce al giorno di calendula sono ottime per la sua proprietà antiflogistica. Le proprietà antinfiammatorie del propoli sono una ma1nna per quei cagnolini che hanno una gengivite in fase iniziale, ma anche per quelli che hanno ulcere (qui conviene diluirla molto nell'acqua, altrimenti brucerà davvero tanto). Un bel decotto di malva al posto dell'acqua non potrà fargli che bene: infatti è un emolliente e ha proprietà antinfiammatorie delle mucose. L'ideale per gengive doloranti. Mal di denti nel cane: prevenzione Mantenere i denti del nostro cane e le sue gengive pulite e prive di infezioni può allungargli la vita. Cosa possiamo quindi per prevenire la formazione di placca, tartaro e carie ed evitare quindi di far soffrire il nostro cane di mal di denti? Prima di tutto possiamo dargli giornalmente del cibo secco. Le crocchette infatti grattano la superficie dei denti stimolando quindi la rimozione del cibo e della placca. Anche dare ai nostri amici delle ossa da rosicchiare è utile, purché queste siano ossa di bufalo. Utili sono anche i giocattoli masticabili. Se riusciamo ad abituare il nostro cane a farsi lavare i denti con lo spazzolino (questo non è proprio semplice da fare ma non perdiamoci d’animo e tentiamo comunque), senza utilizzare però il nostro dentifricio che per lui potrebbe essere invece dannoso. Necessario è anche un controllo del veterinario giusto per essere certi che stiamo facendo un buon lavoro di prevenzione e il nostro cane non presenti alcun problema a denti e gengive. Sempre a proposito di mal di denti nel cane, consigliamo la lettura del nostro articolo clicca---> riguardante la pulizia, la cura e il mantenimento dei dentini. Questo è un aspetto sicuramente fondamentale per poter assicurare al vostro quattrozampe una prevenzione efficace nei confronti di tutti i batteri che si depositano sui denti.

Tumori testicolari del cane

Tumori testicolari nel cane: quali sono, diagnosi e cura

Salute del cane Redazione - 02 Mar 2017

Quali sono i tumori testicolari nel cane? Ne esistono diverse tipologie, colpiscono soprattutto i cani anziani. Nei cani il tumore ai testicoli è la neoplasia più diffusa, seconda solo ai tumori della pelle. La sua elevata incidenza cresce con l’avanzare dell’età del cane, a partire dai 7 anni circa, ma raggiunge il picco massimo nei soggetti anziani sopra i 10 anni. Inoltre i cani criptorchidi, con uno o entrambi i testicoli che non sono discesi nello scroto, hanno una probabilità di sviluppare tumori testicolari molto più elevata, pari  quasi al 14% in più. Esistono tre tipologie di tumori testicolari del cane, classificate in base alla regione di insorgenza, alla sintomatologia e all’evoluzione clinica: Il Seminoma è un tumore che colpisce generalmente un unico testicolo, che può aumentare di volume fino a cinque centimetri di diametro; nel 6-10% dei casi genera metastasi, che si localizzano nei linfonodi, a livello della zona iliaca e successivamente si estendono agli organi dell’addome. Il Sertolioma è un tumore testicolare che interessa le cellule del Sertoli e che si sviluppa soprattutto nei cani con i testicoli ritenuti. È la neoplasia che raggiunge le maggiori dimensioni, anche se la sua crescita è lenta e di rado genera metastasi. Si caratterizza rispetto agli altri tumori testicolari per la cosiddetta “sindrome da femminilizzazione”: provoca cioè un’alterazione ormonale, con elevati livelli di estrogeni, che danno origine ai tipici effetti da sindrome paraneoplastica, quali ingrossamento delle mammelle, perdita di pelo, colorazione anomala della pelle, atrofia dei testicoli, anemia. L’interstizioma, o tumore alla cellule interstiziali di Leydig, non provoca generalmente la crescita di volume del testicolo né femminilizzazione; al contrario può aumentare la produzione di testosterone, con la conseguente comparsa di disfunzioni a carico della prostata e delle ghiandole perianali. È il tumore testicolare del cane con la più bassa incidenza metastatica, pressoché nulla. Tumori testicolari nel cane: diagnosi La diagnosi delle neoplasie testicolari viene fatta dal veterinario partendo dalla palpazione e dall’osservazione dei testicoli, per verificare l’eventuale crescita anomala degli stessi e la presenza di masse o noduli. Seguono l’esecuzione di un’ecografia per confermare la diagnosi e valutare anche l’eventuale interessamento della prostata, ed eventuali radiografie per escludere la presenza di metastasi. Il tumore alle cellule interstiziali è generalmente il più difficile da diagnosticare, perché non comporta sintomi evidenti. Potrebbe interessarti anche il nostro focus sul Tumore nel cane: tipologie, sintomi e cure Tumori testicolari nel cane: cura. Il trattamento del tumore ai testicoli nel cane consiste nell’intervento chirurgico di sterilizzazione, con la rimozione di entrambi i testicoli, anche nel caso uno dei due non abbia ancora sviluppato neoplasie, perché è molto alta la probabilità che ciò avvenga. Se non c’è stato sviluppo di metastasi l’operazione è di solito risolutiva, perciò è fondamentale intervenire il prima possibile: alcuni proprietari però sono ancora talvolta riluttanti di fronte alla possibilità di castrare l’animale e rischiano di rimandare ingiustificatamente l’intervento, causando una crescita ulteriore della neoplasia, aumentando il rischio di metastasi e costringendo poi il cane a dover subire un intervento più lungo e invasivo, con tempi di ripresa maggiori. La cura e l’eventuale intervento chirurgico vanno ovviamente decisi con il veterinario, sulla base anche delle condizioni generali e dell’età del cane: in un cane molto anziano o con gravi patologie che potrebbero compromettere la riuscita e il superamento dell’operazione, si può ritenere più opportuno non intervenire, limitandosi a trattare farmacologicamente gli eventuali sintomi da sindrome para-neoplastica, come l’anemia o i problemi prostatici.

Polmonite nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 22 Dic 2016

La polmonite nel cane è un'infiammazione dei polmoni che ha manifestazioni molto simili alla bronchite. Nel nostro approfondimento vediamo i sintomi che provoca e le possibili cure. Simile a quella che colpisce l'uomo, la polmonite nel cane è una patologia che appunto attacca i polmoni: i cani più predisposti sono quelli in tenera età, gli anziani e quelli con un sistema immunitario più vulnerabile. Quali sono le cause di questa patologia? Sono da riscontrare in batteri, funghi oppure parassiti: il nostro pet può contrarre la malattia anche attraverso un piccolo contatto con uno di questi agenti. Tra i batteri che portano la polmonite nel cane ricordiamo gli Streptococchi e i Bordetella: di solito l'origine batterica è la più frequente, sono rari infatti i casi di attacco parassitario o sporigeno. Polmonite nel cane: sintomi I sintomi della polmonite nel cane sono praticamente identici a quelli che colpiscono l'uomo, in particolare: tosse febbre alta difficoltà di respirazione appetito zero perdita di peso senso di spossatezza generale disidratazione Se non curata al meglio, la patologia potrebbe avere conseguenze ben più gravi. A volte può capitare che il cane si stenda a pancia in su per cercare di respirare meglio, ma è un comportamento normale. E' consigliabile non sottoporre il cane a grossi sforzi, cosa che potrebbe aggravare il quadro clinico. Al primo manifestarsi dei sintomi è bene andare subito dal veterinario, che vi dirà cosa fare e come procedere con la terapia consigliata. Potrebbero essere richiesti esami del sangue e urine. Polmonite nel cane: cura Una volta diagnosticata la malattia, il primo consiglio che il vostro veterinario vi darà inizialmente è di idratare il cane per tutta la giornata, anche attraverso flebo. Ricordatevi di togliere il collare al vostro cagnolino, così da permettergli un respiro più facilitato. A quel punto dovranno essere somministrati antibiotici o antinfiammatori. Nota bene: per evitare alla radice problemi di polmonite nel cane sarebbe ottimo sottoporlo ad una buona prevenzione, vaccinandolo contro i batteri più aggressivi. Leggi anche https://www.razzedicani.net/le-malattie-respiratorie-nel-cane-possibili-cause/

Bronchite nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 21 Dic 2016

La bronchite nel cane è un'infiammazione dei bronchi che può manifestarsi per varie ragioni. Se non curata può portare anche al decesso dell'animale. Qualche tempo fa abbiamo parlato delle malattie respiratorie che possono colpire i nostri pets, tra queste c'è sicuramente da approfondire la bronchite nel cane: si tratta di una patologia per la quale i bronchi si infiammano, causando difficoltà respiratorie non di poco conto. Se non curata a dovere può anche portare a conseguenze gravissime e addirittura alla morte del cagnolino. I più a rischio sono in cani anziani, esposti maggiormente ai malanni, ma questo tipo di problema può colpire tutti i cani indistintamente. Le cause principali della bronchite nel cane possono essere nella maggior parte dei casi circoscritte a colpi di freddo (il cane bagnato esposto poi al vento ad esempio), ma si possono anche associare a fumo, inquinamento atmosferico, smog e polveri chimiche. Bronchite nel cane: sintomi Le conseguenze e i sintomi della bronchite nel cane sono grosso modo quelli che si riscontrano anche nell'uomo, e quindi: tosse secchezza alla gola saliva in eccesso senso generale di spossatezza A differenza di noi umani, i cani potrebbero avere anche conati di vomito:  essi infatti, per la conformazione del loro apparato respiratorio, hanno difficoltà ad espellere il muco attraverso le vie nasali e potrebbero farlo con rigurgiti orali. Distinguiamo però due tipi di bronchite nel cane, a loro volta aventi sintomi differenti: Bronchite acuta: comincia con una tosse secca, che diventa grassa in pochi giorni e quindi più stizzosa e fastidiosa. La respirazione si fa faticosa, il cane espelle dal tartufo un muco giallastro. Se tutto questo non viene curato e continua a manifestarsi dopo due mesi, allora ci troviamo di fronte ad un secondo tipo di patologia. Bronchite cronica: è molto pericolosa perchè può portare problemi ancora più gravi, come la bronchiectasia o ad un efisema polmonare. Spesso la bronchite cronica è accompagnata da problemi cardiaci e renali. Anche qui tosse stizzosa, che si manifesta soprattutto di notte. Bronchite nel cane: cura Per curare la bronchite nel cane sono sufficienti i farmaci antifiammatori nei casi più soft, ma in quelli più strong sono necessari cortisoni e broncodilatatori. Anche l'ambiente deve essere immacolato, e qui entra in gioco la condotta del padrone: meglio non fumare vicino al cane per esempio. Attenzione anche all'alimentazione: il vostro veterinario saprà sicuramente indicarvi i cibi più indicati durante la terapia.

Tracheite nel cane: sintomi e cure di una patologia molto diffusa

Salute del cane Redazione - 16 Dic 2016

La tracheite nel cane è un'infiammazione della trachea che può avere cause di varia natura. Avevamo parlato tempo fa di quanto siano da non sottovalutare le malattie respiratorie nel cane: tra queste oggi prendiamo in considerazione la tracheite. Si tratta di un'infiammazione appunto della trachea che può presentarsi per diversi motivi: può essere che il cane che tira al guinzaglio arrivi a dare una pressione tale alla trachea da far sopraggiungere la patologia, oppure che essa sia causata da parassiti, corpi estranei, allergie o influenza non curata. Da tenere in considerazione anche la possibilità che questa malattia derivi dalla cosiddetta "tosse dei canili", di origine virale. Ad ogni modo, l'apparato respiratorio del pet risulta irritato e con sintomi che si presentano uguali per tutte le razze. Quali sono quelli più frequenti? Tracheite nel cane: sintomi I sintomi della tracheite sono: tosse persistente e stizzosa, come se il cane avesse qualcosa in gola conati di vomito La frequenza della tosse può variare a seconda del grado di gravità dell'infiammazione. Nei casi più gravi la tracheite nel cane può nascondere problemi molto più gravi, come ad esempio disturbi cardiaci, patologie polmonari o addirittura il cancro. Ma non drammatizziamo: è necessario che sia il vostro veterinario di fiducia a stabilire i motivi di questo problema (può anche semplicemente essere che il vostro cagnolino si sia preso un colpo di freddo!). L'esperto effettuerà una diagnosi, constatati i sintomi. A quel punto verrà indicata la cura più indicata. Tracheite nel cane: cura La scelta della cura che verrà somministrata dal vostro veterinario dipende essenzialmente dalla causa che ha scatenato la tracheite: se il problema è da ricercare per via della presenza di batteri o parassiti, questi verranno debellati attraverso antibiotici e/o antiparassitari. Se invece siamo nei casi più gravi (patologie polmonari, lesioni interne o cancro), allora il veterinario sarà costretto a darvi dei farmaci un po' più pesanti. In entrambi i casi la tracheite potrà risolversi in pochi giorni, in alcuni casi bisognerà pazientare un po' di più (anche tre settimane).

Ipotiroidismo nel cane: diagnosi, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 01 Dic 2016

L'ipotiroidismo nel cane è una patologia che si riscontra molto spesso soprattutto nelle razze più predisposte: vediamo cos'è, cause, sintomi, diagnosi e cura. L'ipotiroidismo nel cane è una malattia ormonale molto comune, che colpisce specialmente i quattrozampe più anziani: è possibile che venga riscontrata nel controllo annuale che facciamo dal nostro veterinario di fiducia. Sostanzialmente la ghiandola tiroidea funziona male: per via di un'infiammazione essa produce pochi ormoni tiroidei provocando tutta una serie di sintomi che ora vedremo. E' una patologia che colpisce i cani più "vecchiotti", senza grosse distinzioni di razza e sesso, anche se a onor del vero esistono tipologie più esposte. Ipotiroidismo nel cane: diagnosi e causa Abbiamo detto che l'ipotiroidismo è una malattia riscontrabile dal veterinario: durante la visita di controllo il nostro esperto potrà notare segni evidenti ma per una diagnosi impeccabile servono comunque gli esami del sangue e la misurazione degli ormoni tiroidei (anche se questa patologia non può essere esclusa a priori per quei cani con un livello di ormoni nella norma). Ad ogni modo la causa principale dell'ipotiroidismo nel cane è la distruzione della tiroide per via di un'infiammazione immunomediata, con conseguente atrofia idiopatica e malfunzionamento della stessa. In parole povere: il sistema immunitario del nostro cane danneggia i tessuti tiroidei come se fossero dei corpi estranei. Ciò, come abbiamo detto, riduce la quantità di ormoni e quindi il pet avrà tutta una serie di problemi metabolici che vediamo adesso. Ipotiroidismo nel cane: sintomi Compaiono in età avanzata, ma non è da escludere che anche cani giovani vengano colpiti dalla patologia. Le razze più predisposte sono: Golden retriever, Pinscher, Alano, Barboncino, Bassotto, Beagle, Boxer, Bulldog inglese, Cocker spaniel, Dobermann, Setter irlandese, Alaskan malamute, Volpino, Schnauzer nano e Terranova. Ma quali sono i sintomi in caso di ipotiroidismo nel cane? Ecco una lista dei più frequenti: letargia inattività aumento di peso perdita di pelo (alopecia) mantello secco e fragile inscurimento della pelle (iperpigmentazione cutanea) dermatiti e otiti ricorrenti Ipotiroidismo nel cane: cura e prevenzione Il veterinario vi darà sicuramente la terapia migliore per affrontare il problema: essa si sostanzia nell'assunzione dell'ormone mancante. Si tratta di farmaci orali (come ad esempio la levotiroxina sodica, analogo sintetico dell’ormone T4) da somministrate quotidianamente, una o due volte al dì. Seguendo l'iter prescritto dal nostro esperto il cane affetto dalla malattia potrà condurre una vita normale: in genere i miglioramenti si possono riscontrare già dopo le prime due settimane. Per quanto riguarda invece la prevenzione, il consiglio è quello di far controllare periodicamente il vostro cane: fategli fare un check-up, con il quale poter controllare lo stato generale della sua salute.

Denti del cane

Iperplasia gengivale nel cane: cause, sintomi e cura

Home Redazione - 29 Nov 2016

Iperplasia gengivale nel cane: sintomi Non solo l’uomo ma anche il cane può essere soggetto a disturbi gengivali. Qualche volta anche nei cani si può sviluppare una crescita eccessiva delle gengive. Questo disturbo viene chiamato iperplasia gengivale nel cane. Esso comporta un fastidioso gonfiore che può portare sia malessere che dolore al nostro cane quindi è opportuno intervenire subito. L’iperplasia gengivale nel cane è generalmente una malattia ereditaria e si riscontra più spesso nei cani di taglia grande come l’Alano, il Dalmata e il Boxer, il Collie, il Dobermann. La causa però può essere anche dovuta ad una somministrazione cronica di farmaci quali nitrendipine, difenilidantoina, nifedipina e ciclosporina. È bene sapere che se questa patologia non viene curata possono insorgere anche problemi alle ossa e alla struttura di sostegno dei denti. I sintomi più comuni che si riscontrano in presenza di iperplasia gengivale nel cane sono il sanguinamento delle gengive e l’inspessimento del tessuto gengivale. La diagnosi effettiva può essere effettuata solo dal veterinario che effettuerà sia un controllo fisico che le analisi del sangue e delle urine. Necessario sarà anche un accurato controllo del cavo orale ed eventualmente una biopsia della gengiva. Quest’ultima è infatti l’unico modo per diagnosticare con assoluta certezza questa patologia. Iperplasia gengivale nel cane: cura L’iperplasia gengivale nel cane è assolutamente curabile e tale cura dipende dall'entità del disturbo. Se è lieve non si prescrive alcuna terapia. Nella maggior parte di questi casi infatti il disturbo scompare da solo. Nei casi gravi o cronici invece è necessaria una terapia farmacologica con antibiotici e antidolorifici così da ridurre il disagio del cane nel periodo di terapia. Nei casi più gravi un intervento chirurgico volto a rimuovere la parte ingrossata. Se è stata causata dai farmaci il veterinario potrebbe raccomandare l’interruzione del farmaco che l’ha provocata oppure effettuare una gengivoplastica qualora le lesioni impediscano al cane di mangiare e soprattutto qualora non possa essere sospesa la terapia farmacologica. Questa è una procedura chirurgica che si effettua in anestesia generale e che ristabilisce altezza e contorno delle gengive alle dimensioni normali. Ovviamente il cane deve essere sottoposto a regolari visite di controllo di modo che il disturbo possa essere tenuto sotto controllo e una volta scomparso che ne scongiurino la ricomparsa. Il cane deve essere seguito anche a casa perché spesso parte della terapia comprende anche una dieta leggera e dei risciacqui del cavo orale. L’importanza dell’igiene orale L’igiene orale dei nostri cani è spesso sottovalutata. Invece è importante controllare il nostro amico a quattro zampe anche da quel punto di vista. Problemi gengivali come l’iperplasia gengivale o altri disturbi legati a denti e gengive possono portare a danni ben più gravi se trascurati. Le infezioni alla bocca possono estendersi arrivando fino al cuore e causando patologie ben più pericolose di una gengivite o di un po’ di tartaro. Cerchiamo quindi di non trascurare questo aspetto importante per la salute dei nostri cani. Certo in casi come quello della iperplasia gengivale nel cane la prevenzione serve a ben poco ma in molti altri casi è fondamentale quindi cerchiamo di non trascurarne l’importanza.

Cimurro nel cane: cause, sintomi e terapia

Salute & Benessere Redazione - 20 Nov 2016

Il cimurro nel cane è una malattia che può anche essere mortale: vediamo quali sono i sintomi e le cure possibili per debellarlo. Il cimurro, chiamato anche malattia di Carrè, è una malattia infettiva virale, strettamente imparentata con il virus del morbillo, altamente contagiosa che può colpire tutti gli animali che appartengono alla famiglia dei canidi (cane, volpe e lupo) e mustelidi (furetto). Il cimurro nel cane colpisce principalmente i soggetti più giovani e il contagio può avvenire sia per contatto diretto che indiretto, ossia tramite contatto con scolo nasale, saliva o altre secrezioni di animali infetti. Il virus si localizza inizialmente su tonsille e linfonodi della bocca. Dal 4° giorno dopo il contagio il virus si sposta nel sangue e attacca prima l’apparato respiratorio, poi quello gastroenterico. Successivamente attacca anche il sistema nervoso e l’apparato cutaneo. Il cimurro nel cane non è contagioso per l’uomo ma questo non significa che l’uomo che ha a che fare con un cane infetto non debba prestare attenzione alle giuste condizioni igieniche. Non tanto per sé ma proprio per evitare di favorire il contagio ad altri animali non vaccinati. Cimurro nel cane: sintomi I primi sintomi del cimurro nel cane sono la febbre, l’anoressia e la fuoriuscita di secrezioni oculo nasali. Come abbiamo detto il cimurro, dopo il 4° giorno inizia ad attaccare l’apparato respiratorio causando la polmonite. Successivamente, quando il virus andrà a colpire l’apparato digerente, si vedranno anche sintomi quali vomito e diarrea. In seguito si avranno tosse, disidratazione e dimagrimento che debiliteranno ulteriormente il cane. Quando il virus andrà a colpire il sistema nervoso, i sintomi che compariranno sono crisi convulsive, scoordinamento nei movimenti, tremori muscolari e movimenti in cerchio. Per quanto riguarda invece i sintomi inerenti all'apparato cutaneo, vedremo dermatite e ipercheratosi dei cuscinetti plantari e del naso. Riconoscere i sintomi del cimurro è fondamentale per arrestare il decorso della malattia. Cimurro nel cane: terapia e prevenzione Non esistono di fatto farmaci che debellano il virus del cimurro nel cane. La terapia, prevede più che altro l’utilizzo di antibiotici volti a combattere le infezioni batteriche causate dal virus. A questa si aggiunge la terapia con flebo per contrastare lo stato di disidratazione e dimagrimento. La mortalità dei cani affetti da cimurro oscilla tra il 30 e l’80%. Questo ci dice che nonostante sia una malattia davvero brutta per i nostri amici pelosi, la possibilità che guariscano c’è. Fattore importante da considerare è che non esiste un test completamente affidabile che confermi in maniera assoluta la malattia. Fondamentale diventa a questo punto la prevenzione. È importantissimo vaccinare i nostri cani all'età di due- tre mesi ed effettuare poi il richiamo dopo un mese e poi annualmente. Molti cani possiedono una protezione immunitaria parziale, derivante da anticorpi trasmessi dalla madre eppure da una vaccinazione per cui non è più stato fatto il richiamo. Questi esemplari possono mostrare un sintomatologia più leggera del cimurro che si manifesta solo con un leggero malessere, tosse e con scolo nasale ed oculare.  Questi cani però sono i principali responsabili della diffusione della forma grave nei cani non vaccinati. Importantissima è anche l’igiene. Il rischio di contrarre il cimurro è molto alto soprattutto all'interno dei canili pubblici, dove vivono molti cani randagi non vaccinati da cuccioli e che spesso purtroppo vivono in condizioni igieniche precarie.

Naso asciutto nel cane: possibili cause

Salute & Benessere Redazione - 07 Nov 2016

Se il cane ha il naso asciutto non è per forza malato Chi ha un cane, o ne ha avuto uno nel corso della propria vita, almeno una volta si è sicuramente lasciato coinvolgere dalla leggenda del tartufo: il naso asciutto nel cane è sintomo di un problema di salute. Un naso umido è al contrario segno che il cane gode di buona salute. Questa teoria non è però del tutto vera perché il nostro amico a quattro zampe può avere il naso asciutto per svariati motivi che, spesso, non hanno nulla a che fare con la sua salute. Prima di precipitarci dal veterinario quindi, è bene verificare il comportamento del nostro cane e valutare se ci sono stati cambiamenti evidenti. Perché è vero che un naso asciutto nel cane, secco caldo o freddo, può nascondere problemi anche gravi ma è anche vero che il nostro amico peloso può averlo così ed essere perfettamente in salute. Naso asciutto nel cane: possibili cause Di seguito proviamo a vedere insieme quali sono le possibili motivazioni di un naso asciutto nel cane. Una delle prime motivazioni che dobbiamo prendere in considerazione è sicuramente il caldo. Spesso durante l’estate, quando le condizioni climatiche tendono a temperature elevate, i nostri cani presentano questa caratteristica per via della mancanza del ricircolo dell’aria. Ricordiamo che i cani con il naso chiaro o rosa sono più soggetti a secchezza e screpolature, quindi in questo periodo dell’anno si può fare ricorso a creme dermatologiche che aiutino il nostro amico in tal senso.  Anche durante l’inverno però il caldo può far seccare il naso del cane dato che loro amano dormire accanto a fonti di calore. Il cane può trovarsi con il naso asciutto anche mentre dorme.  Questo perché durante il riposo il cane non ha la tendenza a leccarsi il muso quindi il naso potrebbe asciugarsi. Solitamente dopo il risveglio la situazione si normalizza senza problemi. Il nostro amico può soffrire inoltre di allergie che possono incidere sulla secchezza del naso. Per contenerla è possibile utilizzare della vasellina o degli oli naturali di modo da mantenere il naso idratato. Nell'uomo spesso l’allergia porta al cosiddetto “naso che cola”. Se questo succede anche nel cane, allora è bene portarlo dal veterinario perché potrebbe indicare una lesione del condotto o la presenza di un corpo estraneo. Nel caso in cui il naso asciutto nel cane capiti con una certa frequenza allora sarebbe bene osservare il suo comportamento, per verificare sintomi quali stanchezza, perdita di vivacità o dell’appetito. In questi casi è bene anche controllare il naso per individuare eventuali macchie o croste. Ricordiamo anche che alcuni cani, e parliamo in questi casi di quelli con i muso schiacciato come il Bulldog o il Carlino, avendo dei problemi respiratori genetici hanno sempre il naso asciutto e secco. Perché il naso del cane è umido? Come abbiamo detto inizialmente, la leggenda vuole che il naso umido sia sintomo di buona salute. Ma a questo punto viene da chiedersi perché il cane ha il naso umido. In realtà, forse non tutti sanno che il tartufo del cane non è umido di natura. E’ proprio l’abitudine del cane di leccarlo di continuo che lo rende umido.  La spiegazione di questo comportamento non è del tutto chiara ma si presume che il cane lo faccia per aumentare la percezione degli odori che gli consentono anche di gestire lo spazio e di spostarsi e per mantenere una temperatura corporea stabile.  Ricordiamo infatti che il cane non presenta un sistema di controllo del calore quindi non può eliminarlo mediante la sudorazione. Mantenere il naso bagnato gli permette appunto di ovviare a questa mancanza. Leggi anche https://www.razzedicani.net/naso-del-cane-tartufo-la-sua-salute/

Epilessia nel cane: cause, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 03 Nov 2016

Epilessia nel cane: cos'è e differenza rispetto alle convulsioni L’epilessia è una condizione neurologica caratterizzata da convulsioni ma non associata a patologie intracraniche progressive. Spesso i termini di epilessia e di convulsioni vengono utilizzati come se fossero sinonimi. In realtà non lo sono affatto. Sono molti i cani che soffrono di convulsioni o di epilessia e purtroppo non sempre il padrone ne è consapevole. Soprattutto in quei casi in cui durante il giorno in cane rimane da solo in casa. Le crisi durano pochissimi minuti e il cane ha quindi il tempo di riprendersi senza che rimangano evidenti sintomi. Proviamo a capire la differenza tra convulsioni ed epilessia vera e propria: le prime possono avere cause intracraniche o extracraniche. Nel primo caso possiamo imputarle a tossine o a disordini metabolici di vario genere (ad esempio, ipoglicemia, ipocalcemia, uremia). Le seconde invece sono imputabili a malformazioni congenite, tumori o altre malattie infiammatorie gravi. L’epilessia invece viene definita come un disturbo neurologico cronico causato da attività cerebrale alterata e anomala che genera spasmi muscolari involontari che possono portare anche a perdita di coscienza. Può essere causata da disturbi ereditari o potrebbe essere il risultato di un danno cerebrale. Nel primo caso parliamo di epilessia idiopatica o primaria mente nel secondo caso di epilessia acquisita. Epilessia nel cane: sintomi Solitamente gli attacchi di epilessia nel cane tendono a verificarsi con maggiore frequenza di notte oppure al mattino presto. Di norma, poco prima di un attacco il cane appare disorientato e stordito (come si può vedere in questo video). Quando l’attacco ha inizio il cane crolla su un lato, il suo corpo si irrigidisce ed è scosso da movimenti involontari di tutti e quattro gli arti. Durante l’attacco la salivazione aumenta e il cane può mordersi la mascella oppure urinare e defecare senza potersi controllare. L’attacco dura tra i 30 e i 90 secondi. Le crisi epilettiche possono manifestarsi ad intervalli regolari e possono presentarsi a distanza da una fino a quattro settimane di distanza una dall’altra. Rivolgiamoci al veterinario immediatamente se l’attacco dura più di cinque minuti e se si presenta più di un attacco al giorno. Tenete presente che poiché l’attacco dura poco occorre mantenere soprattutto la calma perché non possiamo pensare di portare il cane dal veterinario durante l’attacco stesso, proprio per la sua breve durata. E’ necessario quindi sapere come comportarsi. Prima di tutto occorre controllare che l’attacco non superi i due minuti. Occorre poi assicurarsi che il cane non si faccia male durante l’attacco magari sbattendo su mobili o altre superfici. Se ci accorgiamo che l’attacco sta arrivando cerchiamo di rendere il luogo più confortevole possibile per il nostro amico. Non stiamogli troppo addosso ma cerchiamo comunque di mantenerlo calmo e allontaniamo altri animali. Ricordiamo che appena dopo la fine di un attacco di epilessia nel cane, esso potrebbe sembrare confuso e disorientato. Potrebbe vagare per casa senza una meta e dimostrare fame e sete in maniera quasi compulsiva. Dopo un attacco potrebbe riprendersi quasi subito ma non spaventiamoci se dovessero volerci delle ore. Epilessia nel cane: cure e diagnosi Per avere la certezza che il nostro cane soffra di epilessia occorrono esami specifici. Come abbiamo detto il cane può subire attacchi di convulsioni non legati all’epilessia ed è bene chiarine da subito le cause. Per quanto concerne invece la terapia questa dipenderà prima di tutto dalla gravità e dalla frequenza delle crisi. I farmaci antiepilettici più comunemente utilizzati sono il fenobarbital (questo è il farmaco più comune, solitamente presenta pochi effetti collaterali ma può essere dannoso per il fegato), il bromuro di potassio (inizialmente provoca sonnolenza e possibili difficoltà di deambulazione ma questi sintomi scompaiono con il tempo) e il diazepan che favoriscono una diminuzione degli attacchi, sia per frequenza che per intensità, ma che è bene ricordare, non curano del tutto il disturbo. In commercio possiamo trovare anche dei rimedi naturali che si dicono efficaci nei casi di epilessia nel cane.  E’ bene fare attenzione prima di utilizzarli ed è necessario rivolgersi sempre al veterinario per avere una cura adeguata. I cani non sono tutti uguali e così anche le cure necessarie. Stabilire noi una cura senza avere ben chiare le condizioni del cane e senza una dovuta e adeguata preparazione medica può far peggiorare il nostro cane.

alitosi nel cane

Alitosi nel cane: cause, cosa fare e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 20 Ott 2016

Alitosi nel cane: cause possibili Il problema dell’alitosi non riguarda solo gli esseri umani, ma anche i cani. E’ anzi un problema molto comune per loro e può colpire qualsiasi razza. Nel cani di piccola taglia è più probabile rispetto a quelli di grandi dimensioni poiché data la conformazione della testa, hanno i denti più piccoli e vicini e la carie può passare più facilmente da un dentro all’altro. L’alitosi nel caneè spesso provocata dalla carie ma le cause dell’alito cattivo possono ricondursi non solo a malattie dei denti o a batteri presenti in elevate concentrazioni nella bocca ma anche a disturbi metabolici o respiratori. E’ importante sapere che l’alitosi può colpire sia cani di una certa età che i cuccioli. In questi ultimi può essere un fattore preoccupante poiché può nascondere la presenza di parassiti all’interno dell’intestino. Al contrario, nei cani adulti o anziani la causa, come abbiamo detto, potrebbe essere legata soprattutto ad un cattiva igiene orale, quando ovviamente non si è in presenza di malattie più gravi. Anche l’alimentazione di scarsa qualità può essere causa di alitosi nel cane. Ricordiamoci sempre che è bene dare al cane del cibo secco oltre che quello umido, così da aiutarlo a tenere il più possibile pulita la bocca. Alitosi nel cane: cosa fare Quando siamo noi a soffrire di alitosi ci rivolgiamo al nostro medico di fiducia o al dentista. Ma cosa succede quando a soffrirne è il nostro cane? Alcuni padroni tendono ad allontanare il cane per via del cattivo odore che fuoriesce dalla sua bocca. Questo comportamento non è ovviamente il giusto atteggiamento da tenere in primo luogo perché così facendo si tende a trascurare la salute del cane e in secondo luogo perché il cane potrebbe risentire dell’allontanamento sentendosi meno amato. Altri invece, a rischio di essere considerati “eccessivi” si occupano dell’igiene orale del proprio cane proprio come se fosse la loro, non solo con regolari controlli da veterinario ma anche lavandogli giornalmente i denti o usando dei prodotti naturali per combatterla. Ovviamente, come abbiamo visto il problema di alitosi nel cane non dipende solo da eventuali problemi alla bocca o ai denti ma, per quanto possa risultare di “umanizzare” un po’ troppo il nostro animale da compagnia, averne buona cura è sempre un bene. Alitosi nel cane: rimedi naturali Per aiutare il nostro cane con il fastidioso problema dell’alitosi ci sono alcuni rimedi naturali che possiamo utilizzare.  Il più naturale è forse il buon vecchio prezzemolo. E’ uno dei rimedi più usati e non corriamo nessun rischio nell’utilizzarlo. Sminuzzato nella pappa o acquistato sotto forma di collutorio in pastiglie è una delle armi più efficaci contro l’alitosi nel cane. Altro rimedio naturale è tutto ciò che è creato con la pelle di bue. Rosicchiando un osso o un gioco in pelle di bue in nostro amico peloso avrà un ottimo alleato per combattere il tartaro. Anche i giochi in tela sono utilissimi e assolveranno ad una funzione simile al filo interdentale. Ovviamente poi, come abbiamo già detto possiamo spazzolare i denti del nostro cane. Importante però è utilizzare una pasta dentifricia apposita per loro. Se il cane non è collaborativo in tal senso esistono in commercio dei bastoncini enzimatici al fluoro che hanno la capacità di rimuovere una buona quantità di placca.

Edema polmonare nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 19 Ott 2016

Edema polmonare nel cane: cos'è L’edema polmonare nel cane è una patologia che condiziona moltissimo la vista del nostro quattro zampe. Si presenta come un versamento liquido nei polmoni. Questo fa sì che il cane respiri con difficoltà. Questa problematica di solito compare quando sono presenti altre patologie come per esempio l’insufficienza cardiaca. L’edema polmonare nel cane spesso si presenta in forma acuta e in questi casi il pericolo di morte imminente è molto alto. Edema polmonare nel cane: cause Abbiamo detto che causa principale dell’edema polmonare nel cane sono problematiche di tipo cardiovascolare. Proviamo a capire meglio cosa succede all’organismo del cane. La pressione vascolare del polmone viene resa anomala dall’insufficienza cardiaca, il cuore quindi pompa con difficoltà il sangue nella direzione corretta. Questo porta alla creazione di un flusso inverso che ha un’intensità troppo forte per i vasi sanguigni che finiscono per spingere il liquido direttamente nei polmoni. A provocarlo però non è solo l’insufficienza cardiaca. Possono contribuire anche le allergie, l’inalazione di sostanze tossiche, la bronchite e la polmonite, malattie autoimmuni, pancreatite acuta o anche farmaci assunti per altre patologie. Edema polmonare nel cane: sintomi I sintomi dell’edema polmonare nel cane sono abbastanza riconoscibili: difficoltà respiratorie mucose cianotiche tosse appare spaventato e irrequieto Edema polmonare nel cane: cura e terapia La terapia consiste prima di tutto nell’assunzione di diuretici, di solito somministrati per via endovenosa, e che aiutano i polmoni ad espellere il liquido. E’ importantissimo anche mantenere il cane calmo, quindi spesso è necessario sedare il cane. Questo perché l’agitazione può causare tachicardia o aritmia e danneggiare ulteriormente il cuore, soprattutto in presenza di insufficienza cardiaca. E’ bene che anche noi restiamo calmi in questa situazione. Evitiamo anche di toccare troppo il cane per evitare di stressarlo inutilmente. E’ necessario mantenere il cane in una zona tranquilla senza nessuna fonte di stress. Qualche volta può essere necessario anche l’utilizzo di ossigeno. Le cure solitamente durano un paio di giorni e consentono di stabilizzare la salute del cane. La patologia dell’edema polmonare spesso non è risolvibile definitivamente. Edema polmonare cardiogeno cane: è detto anche acuto perchè grave Siamo, in questo particolare caso, in una vera e propria emergenza in cui l’animale è in un imminente pericolo di vita. Solitamente l’edema polmonare acuto colpisce solo il cane anziano e già cardiopatico. La causa scatenante è un improvviso cedimento nella funziona cardiocircolatoria. Un ingorgo di sangue a livello polmonare determinata una cattiva ossigenazione causando tosse, una respirazione rumorosa e l’incapacità del cane di stare fermo e riposare (la cosiddetta “fame d’aria”). A questo si aggiunge che il cane è molto spaventato ed è anche possibile l’emissione di schiuma leggermente insanguinata dalle narici. L’edema polmonare acuto, chiamato anche edema polmonare cardiogeno, avviene solitamente la notte quindi è bene essere pronti avendo sempre sotto mano un numero veterinario d’emergenza e avere dei farmaci d’emergenza. Ovviamente, sembra scontato dirlo ma lo facciamo ugualmente, rigorosamente prescritti dal veterinario.  Dovrebbero, anche in questo caso, essere somministrati farmaci volti ad abbassare l’ipertensione (diuretici e vasodilatori) nonché farmaci che aiutino il cuore. Sono utili anche quelli che aiutino il cane a stare tranquillo.

Il processo di invecchiamento del cane: come si sviluppa

Salute del cane Redazione - 11 Ott 2016

Il processo di invecchiamento del cane Spesso non è facile accorgersi subito dell'invecchiamento del nostro cane. Questo perché il nostro amico a quattro zampe è sempre con noi e ci sembra che sia sempre lo stesso. Ma è invece proprio il padrone il primo che con un poco di attenzione saprà cogliere i primi sintomi dell'età che avanza. A variare, per iniziare, è la vitalità del cane. I cani in età avanzata potrebbero perdere interesse per i giochi o mostrare meno entusiasmo per le passeggiate. Avranno, inoltre, la tendenza a riposare molto più a lungo di quanto non facciano in giovane età. Diminuiscono la vista, l’udito e l’olfatto. Cambia anche il peso. Durante l'invecchiamento del cane anche il suo metabolismo cambia. La massa muscolare lascia il posto al grasso e il cane può facilmente diventare in sovrappeso.  Il pelo diviene meno lucido e non è infrequente lo sviluppo di tumori e di alterazioni nel comportamento. I segni dell'invecchiamento del cane possono essere visibili progressivamente e dipendono dall'esemplare ma un padrone attento può prendere nota delle variazioni che riconosce nel suo amico peloso ed eventualmente aiutarlo ad affrontare questa fase della vita nel miglior modo possibile, continuando a stimolarlo di modo da ritardare non solo il suo invecchiamento fisico ma anche quello cerebrale. Invecchiamento cerebrale del cane Il cervello di un cane invecchia esattamente come quello dell’uomo. È un processo naturale che può comunque provocare alterazioni nel comportamento. Alcune di queste alterazioni sono la conseguenza di una riduzione della capacità di apprendimento o di una riduzione della memoria.  Possiamo quindi andare incontro a: disorientamento del cane anche all’interno della casa in cui vive alterazioni dei rapporti sociali del cane con il proprio padrone o con i membri della famiglia riduzione della capacità di gestire le proprie funzioni fisiologiche Durante la fase dell’invecchiamento i nostri amici a quattro zampe reagiscono inoltre con difficoltà a cambiamenti del loro ambiente abituale e di questo è bene tenerne conto. È bene quindi, come abbiamo detto, cercare di stimolare il nostro cane continuamente. Invecchiamento precoce del cane Alcuni si domandano se anche per il cane sono possibili casi di invecchiamento precoce del cane. Abbiamo visto che l'invecchiamento del cane ha molti punti in comune con quello dell’uomo. L’invecchiamento cerebrale porta, esattamente come nell’uomo, a variazioni nel comportamento e nelle abitudini. Nel cane l’invecchiamento precoce è possibile soprattutto se il cane non alimentato nel modo corretto o non è stimolato abbastanza, anche con le semplici passeggiate. Magari il nostro cane invecchiando sarà più lento e avrà meno voglia di camminare ma questo non vuol dire che dovremo smettere di portarlo fuori. Camminare, esattamente come all’uomo, al cane fa bene per mantenersi in forma anche se magari cammineremo distanze più brevi e più lentamente. Anche l’alimentazione è fondamentale. Quando il cane inizia ad invecchiare anche la sua alimentazione deve cambiare. Ci vuole un’alimentazione più ricca di fibre e di omega 3, utile per combattere i radicali liberi causa di invecchiamento. Le dosi devono essere ridotte e magari suddivise in più pasti (ricordiamoci che anche il metabolismo del cane rallenta). Questi accorgimenti non impediranno al nostro fedele amico di invecchiare ma sicuramente lo aiuteranno a ritardare questa fase e a viverla nel miglio modo possibile.

toxoplasmosi

Toxoplasmosi nel cane: sintomi, cura e terapia

Salute del cane Redazione - 06 Ott 2016

Cos’è e come si contrae la toxoplasmosi La toxoplasmosi è una malattia che viene provocata da un parassita chiamato Toxoplasma Gondii. Questo parassita compie l’intero ciclo di vita solo nel gatto, dove le uova del parassita vengono espulse attraverso le feci. Gli altri animali, sono considerati solo ospiti intermedi e possono contrarre la malattia ma senza divenire veicolo di trasmissione. Il cane rientra tra gli animali che possono sviluppare i sintomi della toxoplasmosi e possono garantire terreno fertile per il parassita. La trasmissione del batterio avviene attraverso il contatto con delle feci infette. Anche l’ingerimento di carne cruda o poco cotta, o verdure infettate, possono favorire il contagio. Ma i cani possono trasmettere la toxoplasmosi? Come abbiamo detto il cane può contrarla ma non è contagiosa per l’uomo. Una volta che il parassita viene ingerito dal cane si infiltra nei tessuti dell’animale prima a livello intestinale e successivamente in tutto il resto dell’organismo. Nel corpo del cane si creano delle cisti dentro il quale il batterio sopravvive per tutta la durata della vita del cane. Il batterio si duplica fino a creare anche delle gravi immunodeficienze. Il decorso della toxoplasmosi è spesso asintomatico tuttavia esistono diversi sintomi e segni clinici la cui gravità dipende dall’età del cane, dalla presenza di altre patologie concomitanti. Toxoplasmosi: sintomi I soggetti più esposti sono di solito i cuccioli e i cani anziani. Nel primo caso la malattia si affianca al cimurro con sintomi quali: ipertermia febbre diarrea tosse vomito difficoltà respiratorie. Nel secondo caso invece i soggetti più a rischio sono le vittime di problemi neurologici e muscolari. I sintomi maggiormente individuabili in questo caso sono: tremori perdita di coordinazione muscolare convulsione paresi cecità e convulsioni Prevenzione e cura della toxoplasmosi Per far sì che il cane non contragga la malattia è bene non dargli mai carne cruda o poco cotta. Occorre mantenere sempre pulite le ciotole e se in casa ci sono dei gatti occorre mantenere puliti gli spazi comuni. La diagnosi è confermabile da semplici esami di laboratorio. I cani affetti da questa patologia possono mostrare un numero molto basso di globuli bianchi così come anche i linfociti.  I test sierologici sono comunque i più affidabili per fare una diagnosi definitiva. Viene curata con la somministrazione degli antibiotici così da ristabilire la salute del cane e contenere la presenza del parassita. Toxoplasmosi: terapia La terapia solitamente si basa sulla somministrazione di farmaci quali la clindamicina per un ciclo di 4 settimane. I farmaci impiegati nella terapia sopprimono la replicazione del parassita ma non sono in grado di ucciderlo. Le condizioni cliniche solitamente migliorano dopo circa 28-48 ore dopo l’inizio del trattamento. Sono da prendere in considerazioni gli effetti collaterali di questa terapia come disturbi gastrointestinali e diarrea. In caso di toxoplasmosi sistemica si utilizza pirimetamina e sulfonamide, sempre per un ciclo di 4 settimane. Anche in questo caso occorre tenere presente gli effetti collaterali che possono essere anche gravi a causa dell’azione mielosoppressiva di questi farmaci.

cane beve l'acqua del mare

Il cane beve l'acqua del mare: rischia l'avvelenamento da sodio

Salute del cane Redazione - 19 Set 2016

Se il cane beve l'acqua del mare può scatenarsi l’avvelenamento da sodio. L’estate è ormai giunta alla fine e molti di noi durante queste vacanze avranno sicuramente portato il cane al mare. Di sicuro il nostro amico a quattro zampe un bagnetto, o magari anche due, lo ha fatto. Se il cane beve l'acqua del mare, seppur non si tratti di un problema diffuso, può capitare che in seguito all’ingerimento della stessa esso sviluppi un avvelenamento da sodio nel cane o ipersodiemia. Questo problema colpisce più facilmente i cani di piccola taglia che potrebbero presentare disturbi con dosi anche molto ridotte di acqua salata. Come facciamo a capire se il nostro amico a quattro zampe presenta i sintomi dell’avvelenamento da sodio? Prima di tutto dovremmo notare che dopo il bagno il nostro cane appare stanco e un poco apatico, con visibili problemi di deambulazione. I sintomi che si manifestano più frequentemente in caso di avvelenamento da sodio nel cane sono i seguenti: Inappetenza Vomito Diarrea Tremori Sete eccessiva Minzione frequente Difficoltà nel camminare Sono molto rari i casi in cui l’avvelenamento da sodio può portare alla morte del cane ma è bene, qualora riscontrassimo uno o più d’uno di questi sintomi dopo che il cane ha bevuto l’acqua del mare bisogna portarlo immediatamente da un veterinario. Il cane beve l'acqua del mare: possiamo evitare l’avvelenamento da sodio? Ovviamente non possiamo controllare ogni minima azione del cane, soprattutto quando lo vediamo correre felice nell’acqua divertendosi come un pazzo. Ci sono però dei piccoli accorgimenti che possiamo mettere in atto per prevenire che il nostro peloso beva l’acqua del mare. Prima di tutto sarebbe bene assicurarci che il nostro cane abbia abbastanza da bere quando lo portiamo con noi in spiaggia. Infatti il cane beve l'acqua del mare per via del caldo e dell’affaticamento, nonostante il suo sapore non sia proprio gradito ai nostri amici a quattro zampe. Quindi è bene avere per lui sempre una ciotola d’acqua a disposizione di modo che possa dissetarsi senza correre pericoli inutili. Facciamo attenzione anche nei casi in cui il mare sia mosso perché l’ingerimento di acqua salata può avvenire anche a seguito di un’onda improvvisa. Se pensiamo che il nostro amico abbia ingerito l’acqua del mare ma non riscontriamo alcun sintomo di un avvelenamento da sodio cerchiamo di essere comunque previdenti facendogli bere dell’acqua corrente. L’assunzione di acqua con poco sodio, come la normalissima acqua potabile, aiuta infatti l’organismo a ristabilire l’equilibrio evitando così l’insorgere dei problemi di quel tipo. Ricordiamoci che il nostro cane non si rende conto del pericolo a cui va incontro bevendo l’acqua del mare, sarà quindi nostro compito oltre a correre e giocare con lui in spiaggia anche prestare attenzione che beva solo acqua potabile. Come abbiamo detto l’avvelenamento da sodio solo in rari casi è mortale per i nostri amici pelosi ma con la giusta attenzione possiamo evitare di far stare il nostro cane e di passare spiacevoli momenti durante le nostre vacanze. Quindi sì al bagno con i nostri cani ma con il dovuto riguardo.

il cane zoppica

Il cane zoppica: cause, cosa fare e rimedi

Salute del cane Redazione - 12 Ago 2016

Il cane zoppica: cause Quando il cane zoppica le cause possono essere molte: perciò occorre rivolgersi al veterinario per una diagnosi precisa e per una cura mirata. Uno dei motivi più frequenti per cui molti padroni si rivolgono al veterinario è che il loro cane zoppica. La zoppia nel cane è un problema che è maggiormente diffuso tra i quattro zampe anziani e la percentuale dei cani che la presentano cresce in rapporto all’età dell’animale, ma può manifestarsi anche in soggetti ancora giovani. Tutto dipende dalla causa sottostante ed è proprio questa a rappresentare talvolta una prima difficoltà per il veterinario, poiché le patologie che possono spiegare come mai il cane zoppichi sono numerose e molto differenti tra loro. Il medico dunque dovrà procedere andando per esclusione, partendo dall’ipotesi più semplice e procedendo via via, attraverso una serie di esami diagnostici, fino ad individuare la causa reale del problema. Proprio perché la diagnosi molto spesso non è immediata, è bene non aspettare troppo a lungo a sottoporre il proprio cane alla visita dello specialista se notate che presenta zoppia per più di uno o due giorni. Nell’esame obiettivo anzitutto il veterinario osserverà dove è localizzato il problema: se interessa gli arti anteriori o quelli posteriori, se il cane manifesta dolore al tatto dell’arto colpito, se il dolore è circoscritto ad una zona specifica e se la zoppia riguarda una sola articolazione o più di una; oltre a ciò valuterà la deambulazione del cane, per vedere direttamente come poggia l’arto dolorante, l’equilibrio e la stazione dell’animale. Nei casi più semplici il cane zoppica perché ha un problema localizzato ad una zampa, che può essere causato o dalla presenza di un corpo estraneo all’interno, ad esempio un forasacco da rimuovere, oppure da un ascesso; in questa circostanza la zampa si presenterà gonfia e molto dolente al tatto, per la presenza all’interno di pus, che verrà fatto fuoriuscire attraverso una piccola incisione, a cui seguirà una terapia antibiotica. In tutti gli altri casi occorrerà molto probabilmente effettuare degli esami strumentali, quali raggi ed eventualmente TAC o risonanza. Tra le possibili cause di zoppia nel cane vi sono infatti patologie che solo in questo modo possono essere individuate con precisione, ossia: Patologie osteoarticolari: frattura, artrosi, ernia del disco, displasia di gomito o anca, quest’ultima congenita e diffusa soprattutto in alcune razze di taglia grande, come Labrador, Golden Retriever, Pastore Tedesco, ecc; Patologie neurologiche come la mielopatia degenerativa o la meningomielite; Patologie sistemiche quali il morbo di Cushing o iperadrenocorticismo; Altre patologie: tumori, emboli o, nei cuccioli, un accrescimento troppo rapido in rapporto allo sviluppo e al consolidamento dell’apparato scheletrico. Il cane zoppica: rimedi Le terapie da intraprendere quando il cane zoppica variano molto a seconda della causa che viene individuata: se ad esempio si tratta di ernia del disco, sarà possibile rimuoverla chirurgicamente se le condizioni generali e l’età dell’animale lo consentono; anche in caso di displasia si può valutare l’operazione, ma sarà uno specialista ortopedico a consigliarvi circa la sua opportunità. Se il cane zoppica perché affetto da artrosi, si procederà con una terapia antidolorifica, a base di antinfiammatori, e spesso con la somministrazione di integratori specifici per le cartilagini, come il condroitin. Nel caso di patologie neurologiche degenerative si perseguirà una linea conservativa, cercando di ritardare il più possibile gli effetti legati al progredire della malattia, con l’utilizzo di cortisonici o antinfiammatori, a secondo della valutazione del veterinario.

Quanto vive un cane? vita media di un quattrozampe

Salute del cane Redazione - 10 Ago 2016

Quanto può vivere un cane? Secondo quanto emerso da recenti studi la vita media del cane si sarebbe allungata negli ultimi quarant’anni. Diversi istituti di ricerca hanno rivolto le loro indagini scientifiche a cercare di raccogliere dati statistici per capire quanto vive un cane oggi e se l’età dei cani sia in media aumentata. Ne è emerso che la vita media dei nostri amici a quattro zampe si attesta all’incirca intorno ai 12-13 anni grazie ad alcuni fattori che in buona parte sono gli stessi che hanno determinato una maggiore longevità anche di noi esseri umani, ossia una maggiore attenzione per l’alimentazione, migliori condizioni di vita e cure sempre più mirate. Tuttavia bisogna fare le opportune differenze in base alla taglia e alla razza: è confermato che i cani di taglia piccola hanno una vita media di durata maggiore, così come i meticci risulterebbero godere di un’aspettativa di vita più lunga. Il Chihuahua è risultata essere la razza più longeva: supera facilmente i 15 anni d’età e può arrivare anche fino a 20. Seguono poi il Bassotto e il Barboncino, che spesso vivono 17 anni e più, ma anche lo Shih Tzu, lo Yorkshire e il Volpino di Pomerania non scherzano, se si considerano i picchi di età dei cani mediamente raggiunte. In tutti questi casi si tratta comunque sempre di quattro zampe che non superano generalmente i 4 – 6 chilogrammi di peso. Non si conoscono ancora esattamente le ragioni per cui i cani di taglia superiore siano generalmente destinati ad una vita più breve: è un dato di fatto però che in questi l’incidenza di malattie cardiache e osteoarticolari è più alta, il che potrebbe influire sulla statistica. Se un cane di taglia media, come il Beagle o il Cocker, vive 14-15 anni, un Labrador, un Golden Retriever o un Pastore Tedesco arriva oggi ai 12-13 anni, mentre si scende a mano a mano che le dimensioni del quattro zampe aumentano, fino ad arrivare ad una vita media del cane Bovaro del Bernese, del Terranova o dell’Alano che difficilmente supera i 9-10 anni. Quanto e di cosa si ammalano i cani I nostri amici a quattro zampe vivono più a lungo che in passato anche perché sono curati meglio: la medicina veterinaria infatti ha contribuito notevolmente ad aumentare la vita media del cane perché ha compiuto enormi progressi, mettendo a disposizione nuovi mezzi diagnostici, che permettono una prevenzione molto più efficace. Complice il continuo aumento del numero degli animali domestici e la disponibilità dei padroni a spendere anche cifre considerevoli per la salute dei loro pet, l’industria farmaceutica si è concentrata sempre più sulla ricerca in ambito veterinario e ha realizzato nuovi farmaci sempre più specifici. Il risultato è che l’età dei cani è aumentata progressivamente e sono sempre di più quelli che muoiono per patologie correlate alla vecchiaia: uno studio dell’American Kennel Club rivela infatti che le principali cause di morte dei nostri pet sarebbero l’insufficienza renale, l’insufficienza cardiaca e i tumori. Questa ricerca, d’altro lato, afferma che la salute dei nostri cani sarebbe in media buona: dai quasi 400.000 proprietari di cani interpellati infatti sarebbe emerso che oltre il 65% degli animali non avrebbe malattie in corso e che quelli affetti da qualche patologia, soffrono di problemi di lieve entità, come dermatiti e altre alterazioni cutanee, cisti e lipomi oppure otiti e artrite.

colpo di calore nel cane

Colpo di calore cane: sintomi, quanto dura, conseguenze, cosa fare e terapia

Salute del cane Redazione - 08 Ago 2016

Il colpo di calore nel cane è un eccessivo aumento della temperatura corporea dovuto a vari fattori. Nella maggior parte dei casi il colpo di calore nel cane si verifica a causa delle eccessive temperature ambientali tipiche dei mesi estivi a cui il quattro zampe viene esposto, anche se possono esserci altre cause fisiologiche più rare, come crisi epilettiche, mancanza di calcio nel sangue, febbre, micotossine, che provocano anch’esse ipertermia. Normalmente la temperatura corporea del cane si aggira sui 38°-39° e viene mantenuta tale da un sistema di termoregolazione molto diverso da quello umano. I cani infatti non sudano attraverso l’epidermide, ma dissipano il calore per mezzo della respirazione: inspirano dal naso aria fresca proveniente dall’esterno, che va a raffreddare l’organismo, abbassando la temperatura interna, ed espellono calore ansimando, con l’evaporazione che si ha quando compiono respiri veloci e frequenti a bocca aperta. Se però l’aria che immettono dall’ambiente circostante è più calda rispetto alla temperatura dell’organismo, tutto il sistema di raffreddamento salta e il cane non è più in grado di termoregolarsi. È il caso che si verifica quando il pet viene lasciato in auto in estate: contrariamente a quanto si crede, spesso non è sufficiente nemmeno tenere i finestrini aperti o la vettura all’ombra per garantire un clima idoneo al cane. La temperatura in auto infatti può salire a livelli insopportabili in pochi minuti e anche lo stesso ansimare del cane, con la conseguente produzione di vapore acqueo, contribuisce ad aumentarla più velocemente. Colpo di calore nel cane: sintomi I sintomi del colpo di calore nel cane sono molto evidenti e insorgono repentinamente: agitazione e nervosismo; salivazione eccessiva, spesso densa e schiumosa; difficoltà respiratoria; aumento della frequenza cardiaca; vomito e diarrea; mancanza di coordinazione e disorientamento; mucose secche e di colore rosso scuro Questi sintomi iniziali tendono a degenerare molto rapidamente, fino ad arrivare ad incapacità del cane di alzarsi dalla posizione supina, convulsioni, perdita di coscienza, coma e, quale conseguenza estrema, la morte. Tutti i cani, nessuno escluso, sono soggetti a subire un colpo di calore se vengono a trovarsi nelle condizioni ambientali precedentemente descritte, ma ve ne sono alcuni ancor maggiormente predisposti a questo grave evento. Stiamo parlando dei cani molto giovani e molto anziani, con patologie respiratorie e cardiache, di quelli con pelo folto e di colore scuro, ma anche di tutte le razze brachicefale (Boxer, Carlino, Pechinese, Bulldog, Boston Terrier, Cavalier King Charles Spaniel) che, avendo il muso corto e schiacciato, tendono ad sviluppare già per natura problemi di respirazione. Colpo di calore nel cane: conseguenze Viste le gravi conseguenze a cui il colpo di calore può condurre è assolutamente importante evitare che si verifichi. A questo fine bisogna anzitutto: non lasciare mai il cane in auto, nemmeno per brevi periodi e con i finestrini aperti; non esporre il cane al sole, soprattutto nelle stagioni più calde, ad esempio in spiaggia o in luoghi con il selciato in asfalto o cemento, che attirano in modo particolare il calore; quando il cane è all’aperto in estate, fare in modo che abbia sempre un luogo all’ombra e al fresco, in cui andare a sdraiarsi; cambiare spesso l’acqua nella ciotola, in modo che sia sempre fresca e piena; non sottoporre il cane ad intensa attività fisica quando fa caldo; evitare di uscire nelle ore più torride, ma portare il cane a passeggiare al mattino presto o dopo le 17,00; non far indossare al cane museruole troppo strette che gli impediscono di aprire la bocca e respirare liberamente; nelle giornate più calde bagnare di tanto in tanto il cane, soprattutto testa e zampe, per agevolare il raffreddamento. Colpo di calore nel cane: cosa fare È fondamentale, ai primi sintomi di ipertermia nel cane, portare il pet il più velocemente possibile dal veterinario perché si tratta di una situazione che degenera molto rapidamente. Ci sono comunque alcune misure da adottare nell’immediato che è bene conoscere: anzitutto trasferire subito il cane in un luogo fresco e areato, misurargli la temperatura corporea con un termometro rettale e cercare di farla scendere, bagnando il cane con acqua fresca, ma non ghiacciata, altrimenti si rischierebbe di peggiorare la situazione, causando la costrizione dei vasi sanguigni e quindi ostacolando ulteriormente la dispersione di calore. Una volta arrivati dal veterinario, spiegare bene le condizioni ambientali che hanno provocato il colpo di calore nel cane: non esiste una cura specifica per l’ipertermia, quindi il medico adotterà le misure più idonee in base alla gravità delle condizioni del cane, stabilizzando la temperatura corporea, somministrando liquidi per la reidratazione e ossigeno. Possono essere necessari alcuni giorni di ricovero perché il cane si ristabilisca completamente e la possibilità di guarigione e sopravvivenza variano molto in base alla  situazione: spesso quando l’animale arriva in stato di incoscienza o addirittura in coma è difficile scongiurarne il decesso.

malattie respiratorie nel cane

Malattie respiratorie nel cane: quali sono, sintomi e cure

Home Redazione - 28 Lug 2016

Quali sono le malattie respiratorie nel cane: i sintomi e le cure Le malattie respiratorie nel cane sono abbastanza frequenti, anche perché possono avere cause molto differenti tra loro per sintomi e gravità. Partiamo dalle affezioni più comuni e anche più facilmente curabili, come le “malattie di stagione”: forse non tutti sanno che anche i nostri adorati quattrozampe possono prendere il raffreddore! Quando arrivano i primi freddi o il cane passa da un ambiente all’altro, con un repentino sbalzo di temperatura, possono comparire quei sintomi tipici delle malattie da raffreddamento: il nostro pet inizierà a starnutire, a lacrimare, a tossire e avrà il naso che gli cola; il tutto può anche essere accompagnato da inappetenza e abbattimento. A volte ciò può dipendere da una forma influenzale di tipo virale. Questa malattia di lieve entità di solito si risolve spontaneamente in pochi giorni, ma esistono alcuni rimedi, in gran parte simili a quelli che adottiamo in questi casi per noi umani: non esporre il cane a temperature rigide, perciò quando lo si porta fuori a fare i propri bisogni, coprirlo con appositi cappottini o impermeabili se piove; non sottoporlo ad intensa attività fisica, ma lasciarlo tranquillo e a riposo; oppure ricorrere a rimedi naturali come la propoli o un po’ di miele, sempre però dietro approvazione del vostro veterinario di fiducia. La tracheite è un’infiammazione della trachea che può avere cause di varia natura: può essere provocata dalla ripetuta pressione del collare sulla trachea nei cani che hanno l’abitudine di tirare al guinzaglio, per i quali sarebbe meglio usare la pettorina per ovviare a tale problema, ma potrebbe anche essere un segno di altre malattie sottostanti, come la presenza di parassiti intestinali o corpi estranei, di allergie o della cosiddetta “tosse dei canili”, di origine virale. I sintomi della tracheite consistono prevalentemente in una tosse persistente e stizzosa, come se il cane avesse qualcosa in gola, che può portare anche a episodi di vomito. La cura è molto variabile a seconda della causa e va dalla somministrazione di antibiotici a quella di cortisone. Tra le malattie respiratorie del cane non può mancare la bronchite: è un’infiammazione dei bronchi che si manifesta generalmente con tosse secca oppure grassa, che, a seconda dei casi, può essere accompagnata dalla produzione di muco e difficoltà respiratorie. Poiché però i cani, per la conformazione del loro apparato respiratorio, hanno difficoltà ad espellere il muco attraverso le vie nasali, potrebbero farlo con episodi di vomito. La bronchite si cura con farmaci antinfiammatori e, nei casi più gravi, anche con cortisonici e broncodilatatori. La polmonite è un’infiammazione dei polmoni che ha sintomi molto simili alla bronchite, ma spesso provoca anche febbre, disidratazione e maggiore spossatezza nel cane. Di solito è di origine batterica e si cura con cicli di antibiotici. La tosse non è sempre causa di malattie respiratorie nel cane Bisogna fare molta attenzione alla tosse nel cane: se è normale pensare subito a una malattia dell’apparato respiratorio (che molte volte è la giusta causa), in alcune occasioni la tosse può essere il sintomo di una patologia ben più subdola e importante, ossia di un’affezione cardiaca. Pertanto, se il vostro cane continua a tossire anche dopo le cure somministrate dal veterinario nell’ipotesi di cause virali o infiammatorie, potrebbe essere necessario sottoporlo ad una serie di esami specifici, come elettrocardiogramma, ecocardiografia, raggi al torace, per scongiurare la presenza di problemi cardiologici.

ittiosi nel golden retriever

Ittiosi nel golden retriever: una patologia comune

Salute del cane Redazione - 24 Lug 2016

Ittiosi: cos’è? Più del 50% dei Golden Retriever sono portatori della mutazione genetica che è responsabile dell’Ittiosi. Ma proviamo a capire meglio casa si intente per Ittiosi, terapie e cure di questa patologia. Essa fa parte delle cosiddette genodermatosi, ossia le malattie della pelle che hanno una base genetica, ereditaria, caratterizzata dalla presenza sulla pelle di scaglie in eccesso. A differenze delle varie forme di Ittiosi presenti nell’uomo, tutte più o meno ampiamente conosciute, quella presente nel cane non è molto conosciuta. La forma di Ittiosi più nota e frequente è proprio quella che va a colpire i Golden Retriever. Un Golden Retriever utilizzato per la riproduzione e affetto da questa mutazione non sviluppa la malattia ma tende a trasmetterla ad almeno il 50% dei suoi cuccioli. L’ittiosi nel Golden Retriever è dovuta ad un difetto nello strato corneo della pelle, ossia quello più superficiale. Durante il rinnovamento della pelle, che avviene in modo normale e continuo, si staccano dei frammenti di strato corneo piccolissimi (visivamente si può pensare alla forfora). Nei Golden Retriever affetti da Ittiosi questi piccoli frammenti rimangono aderenti uno all’altro formando così grandi scaglie, di solito di colore bruno, che risultano facilmente visibili. Se questa malattia è presente, spesso lo si può verificare già quando il cane è cucciolo oppure può apparire in età adulta. È semplice individuarla per la presenza appunto di scaglie secche, spesso aderenti alla pelle. Esse sono più evidenti sull’addome dove è presente meno pelo e la pelle tende a scurirsi.  Si può riscontrare anche un’infiammazione delle orecchie con aumento della formazione di cerume. Questa malattia è cronica ma non è ritenuta grave per la salute del nostro amico a quattro zampe. Per individuare con certezza la presenza di ittiosi nel Golden Retriever esiste un test del DNA, chiamato ICT-A che permette di individuare la malattia con un’affidabilità superiore al 99%. Esiste una terapia per contrastare l’ ittiosi nel Golden Retriever ? Occorre dire che gli animali che risultano affetti da Ittiosi di solito non sentono alcun fastidio. Molto spesso il problema viene identificato dal proprietario durante la spazzolatura del cane o in seguito all’eccessivo rilascio di scaglie nell’ambiente. Al momento non esiste una terapia specifica e risolutiva per l’ ittiosi nel Golden Retriever , ma attraverso delle terapie di supporto si riesce a gestire il quadro clinico e in alcuni casi, a seconda della gravità, anche a risolvere il problema. Le terapie in questione si basano esclusivamente sull’utilizzo di appositi shampoo, contenenti zinco e acido salicilico, che presentano proprietà cheratomodulatrici e cheratolitiche e di prodotti idratanti uniti ad integratori di acidi grassi.  Spesso grazie a queste terapie il problema si risolve anche se in modo temporaneo. Tende infatti a ripresentarsi non appena tali terapie vengono sospese. Uno studio sull’ittiosi In seguito all’aumento dei casi, il Royal Veterinary College, in Inghilterra, ha effettuato uno studio proprio sull’ ittiosi nel Golden Retriever che mira a raccogliere casi e a cercare di individuare il problema genetico che sta alla base della malattia. Capita che molti casi non vengano nemmeno mai identificati in quanto la desquamazione è molto leggera ed è spesso ritenuta fisiologica. È bene quindi che i proprietari di un Golden Retriever facciano particolarmente attenzione e si informino su questa patologia di modo da aiutare il nostro amico peloso a contrastarla per quanto possibile e soprattutto di modo da evitare di far riprodurre il cane, qualora la patologia fosse presente, così da non trasmetterla ulteriormente ad altri esemplari.

glaucoma nel cane

Glaucoma nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 15 Lug 2016

Il glaucoma nel cane è una grave patologia oculare che, se non trattata in tempo, porta e cecità irreversibile. Il glaucoma consiste nell’aumento della pressione interna all’occhio, quando i liquidi che normalmente umidificano gli occhi non vengono più drenati nella maniera corretta attraverso gli appositi canaletti, provocando un ristagno che genera appunto l’aumento pressorio. Le cause di questo mancato deflusso di liquidi possono essere primarie, quando il problema non è provocato da altre patologie oculari, oppure secondarie, quando invece è la conseguenza di una malattia oftalmica sottostante, come cataratta, uveite, lussazione del cristallino. Tra i fattori di rischio per questa malattia c’è anche l’appartenenza a determinate razze più predisposte, come il Cocker, l’Husky, il Chow Chow, lo Shar Pei, il Beagle, lo Shi Tzu, il Pastore Tedesco. Glaucoma: sintesi Come può il padrone sospettare che il proprio cane sia affetto da questa grave malattia? Anzitutto il glaucoma è molto doloroso per l’animale, che quindi avrà un comportamento insolito, come perdita dell’abituale vitalità, dilatazione della pupilla, frequenti tentativi di sfregamento dell’occhio con la zampa, lacrimazione, continuo sbattimento delle palpebre. Se si notano questi segnali è importante rivolgersi al più presto al proprio veterinario, che potrà diagnosticare l’eventuale presenza di glaucoma, utilizzando uno strumento detto tonometro che permette, senza alcuna sofferenza per il cane, di misurare la pressione intraoculare: se questa è superiore ai 25-30 mmHg è considerata elevata. Il veterinario inoltre potrà osservare altri sintomi indicativi di glaucoma, impossibili da individuare per il padrone, come edema corneale, scarsa reattività della pupilla alla luce e, se la malattia è in una fase più avanzata, pupilla scavata e atrofia della retina, fino alla totale cecità. Va sottolineato che il glaucoma può procedere molto velocemente: possono bastare anche pochi giorni perché il cane perda completamente la vista, senza possibilità di riacquistarla; per questo la tempestività di intervento è fondamentale. Glaucoma nel cane: cura Ci sono diverse modalità di intervento, anche in base alla tipologia di glaucoma che affligge il cane: in caso di glaucoma acuto generalmente si procede con una cura farmacologica, somministrando mannitolo, un diuretico osmotico, per via endovenosa, assieme all’applicazione di gocce topiche tre volte al giorno, allo scopo di diminuire la pressione dei liquidi intraoculari. Nel caso si evidenzi anche la concomitante presenza di uveite occorrerà intervenite con la somministrazione di cortisonici, antinfiammatori non steroidei (FANS) e betabloccanti specifici ad uso locale. Se il trattamento farmacologico non sortisce gli effetti sperati si può tentare la soluzione chirurgica; esistono due tipi di intervento: ciclodistruzione e drenaggio con impianto. La ciclodistruzione consiste nell’eliminare chirurgicamente o con l’uso del laser una parte del tessuto ciliare, così da diminuire la presenza di liquidi nell’occhio e, di conseguenza, anche la pressione intraoculare e di aprire maggiormente l’angolo corneale. Il drenaggio con impianto consiste nell’inserire sotto alla congiuntiva un tubicino con una valvola che aiuta a drenare i liquidi dell’occhio. Questo tubicino però può ostruirsi ed annullare l’effetto risolutivo dell’intervento, perciò occorrono controlli periodici per verificare se sia necessario sturare l’impianto iniettandovi appositi fluidi. Piaciuto l'articolo? Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/gli-occhi-del-cane-lacrimano/

comportamento ossessivo compulsivo nel cane

Comportamento ossessivo compulsivo nel cane: curarlo si può

Salute del cane Redazione - 14 Lug 2016

Cos'è il comportamento ossessivo compulsivo nel cane Il DOC, acronimo che sta per Disturbo Ossessivo Compulsivo, è una sindrome comportamentale del cane che può sfociare in patologia. Si verifica quando il cane manifesta una vera e propria ossessione per un oggetto o per un’azione che viene ripetuta sempre più frequentemente in maniera stereotipata. Gli esempi più tipici di comportamento ossessivo compulsivo nel cane sono: rincorrersi insistentemente la coda, girando in tondo; leccarsi o mordersi continuamente una parte del corpo fino a ferirsi (zampe, coda, fianchi, ecc.); inseguire ripetutamente le ombre e le luci a terra; trascorrere anche ore a cercare di scovare e acchiappare insetti o lucertole; avere la fissazione per un gioco (pallina o altro) al punto da diventare aggressivo anche verso il padrone se vi si avvicina; abbaiare o ululare insistentemente per periodi molto prolungati senza motivo. Le cause del comportamento ossessivo compulsivo nel cane sono molteplici: secondo uno studio condotto dall’Università del Massachussets sarebbe emersa anche la presenza di una componente genetica. E' stato osservato infatti che nei soggetti che presentavano l’alterazione di un gene sul cromosoma 7 la percentuale affetta da sindrome compulsiva era superiore di quasi il 40% rispetto ai soggetti senza quell’anomalia nel DNA. Ciò però non è sufficiente a spiegare l’origine dei disturbi ossessivo compulsivi nel cane, perché il fatto che possa esserci una predisposizione non significa che debba svilupparsi la malattia. Vi sono altri fattori esterni che poi intervengono a determinare la comparsa dei comportamenti ossessivi: le principali cause infatti vanno ricercate nell’ansia, nello stress, nella noia, nella paura. Riconoscere un atteggiamento compulsivo non è difficile per il proprietario perché il cane appare “alienato”, completamente immerso nel suo comportamento ossessivo: è come se non fosse “presente a se stesso”, non vede e non sente nulla al di fuori della sua fissazione, non ascolta i richiami del padrone, è assente rispetto al mondo che lo circonda, i suoi occhi sono fissi, ma non attenti e vigili, bensì come ipnotizzati. Il cane non ha più il controllo sulle proprie azioni, ma compie gesti meccanici, spinto da una tensione nervosa, che è visibile anche attraverso il corpo, i cui muscoli appaiono spesso contratti e la postura irrigidita. Spesso però i padroni tendono a sottovalutare, soprattutto all’inizio, questo genere di atteggiamenti da parte del proprio cane, pensando che si tratti di qualcosa di transitorio; così, quando si rendono conto che invece sono di fronte ad una ossessione, il comportamento è ormai radicato nel cane. Come affrontare il comportamento ossessivo compulsivo nel cane Se si sospetta che il proprio cane stia sviluppando un comportamento ossessivo è fondamentale intervenire nella fase iniziale: prima viene interrotto e maggiore è la possibilità che non si trasformi in patologia. I disturbi compulsivi nel cane vanno bloccati sul nascere. Come? Anzitutto non incoraggiandoli mai: se ad esempio il padrone si mostra divertito quando il cane cerca di afferrare le ombre sul pavimento, anche senza rendersene conto, finisce per rinforzare questo comportamento che, se ripetuto più volte, può innescare una spirale pericolosa. Al contrario, se il cane dimostra una fissazione morbosa per un oggetto, bisogna cercare di toglierglielo, non con la prepotenza, altrimenti si peggiorerebbe la situazione, ma con l’astuzia, proponendo al quattrozampe un’alternativa che gli piace molto, ad esempio del cibo, in modo che si allontani spontaneamente dall’oggetto stesso; in quel momento bisogna essere pronti a farlo sparire e fare in modo che non lo trovi più. Di fronte ad una ossessione infatti la “terapia” migliore consiste nel distrarre l’attenzione del cane dal suo comportamento compulsivo. Proprio perché la causa di questi atteggiamenti è spesso legata a fattori di noia, ansia e stress, bisognerà fare in modo che il cane sfoghi il più possibile queste energie negative in un modo “sano”, cioè andando a camminare, a correre, a giocare con altri suoi simili o interagendo con il proprio padrone. Ancora una volta permettere al cane di essere se stesso, quindi di esprimere la propria vitalità nei modi in cui la sua natura richiede, può aiutare a risolvere importanti problemi comportamentali, come quelli ossessivo compulsivi, spesso indotti dall’uomo, seppur inconsapevolmente.

filariosi nel cane

Filariosi nel cane: cause, sintomi e terapia

Home Redazione - 25 Giu 2016

Filariosi nel cane: cos'è Arriva la primavera e con essa i primi caldi e un numero crescente di insetti e parassiti, nemici della salute dei nostri cani. È il caso della filaria, un verme tondo che può causare un’importante malattia nel cane, che prende il nome di filariosi. Si tratta di una patologia trasmessa principalmente dalla zanzara tigre, che fa da vettore per il parassita inoculandolo sotto forma di larva nel quattrozampe che viene punto. Esistono due tipi di parassiti: la Dirofilaria Immitis e la Dirofilaria Repens, ma la prima è ampiamente più diffusa ed è causa della forma più grave della malattia, quella cardio-polmonare, mentre la seconda provoca  una forma cutanea molto meno grave e meno comune. La filariosi nel cane cardio-polmonare è diffusa soprattutto nelle regioni dal clima caldo umido in primavera-estate, in particolare nelle zone della Pianura Padana, come l’Emilia Romagna e il Piemonte, ma la sua presenza sta crescendo anche in altre regioni, quali Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna. Complici anche i costanti cambiamenti climatici, nessuna zona può più considerarsi completamente esclusa dal rischio di contagio della malattia, data anche la massiccia presenza della zanzara tigre che ha trovato un habitat favorevole in tutto il territorio nazionale. Il periodo in cui i nostri cani sono maggiormente esposti a contrarre la filariosi è da marzo-aprile fino a ottobre-novembre, con alcune differenze da una regione all’altra, in base al clima locale, poiché le zanzare sopravvivono finché la temperatura esterna si aggira attorno ai 14°. Filariosi nel cane: sintomi Se una piccola quantità di filarie può essere tollerata dal cane, quando invece l’infestazione è importante genera sintomi spesso gravi: i parassiti infatti, una volta entrati nel sistema circolatorio, vanno ad insediarsi in prossimità di cuore e polmoni, provocando serie lesioni ad entrambi. A livello cardiaco le filarie, raggiungendo dimensioni anche di 20-30 cm di lunghezza, causano dilatazione cardiaca e possono arrivare ad ostacolare il normale flusso sanguigno. A livello respiratorio i parassiti provocano un’infiammazione ai polmoni e, insediandosi nell’arteria polmonare, anche un’ipertensione arteriosa con progressiva insufficienza cardiaca destra. Si possono avere danni anche a livello dei reni del cane quando vi si depositano le forme giovanili delle filarie. Filariosi nel cane: prevenzione Vista la gravità della malattia, per evitare la filariosi nel cane è fondamentale la prevenzione; anzitutto, quando un quattrozampe entra nella nostra famiglia è bene: effettuare dopo i primi sei mesi l’apposito test, per cui è sufficiente un prelievo di sangue, per escludere che il cane abbia già contratto la malattia; dopodiché bisogna ripetere il test per la filariosi una volta all’anno; seguire la corretta profilassi, somministrando al cane l’apposito farmaco specifico, sotto forma di tavolette appetibili una volta al mese nel periodo a rischio, dalla primavera all’autunno, oppure in un’unica soluzione somministrata dal veterinario. Prima di iniziare la profilassi però è importante che venga eseguito il test di controllo, perché il farmaco può essere pericoloso se il cane è già stato infestato dalla filaria; utilizzare gli antiparassitari disponibili in diverse formulazioni: in pipette spot-on da applicare mensilmente tra il pelo del quattrozampe, in spray o come collarini specifici. Hanno tutti un effetto repellente che dovrebbe contribuire a tenere lontane le zanzare nel periodo di massima diffusione; Non far dormire il cane all’aperto perché durante la notte le zanzare sono più attive. Filariosi nel cane: terapia e cura La diagnosi di filariosi nel cane viene fatta, oltre che con l’apposito test e l’analisi dei sintomi, anche attraverso radiografie ed ecografie a polmoni e cuore per verificare lo stato di compromissione dei due organi. La terapia contro la filariosi non è priva di rischi, quindi sarà il veterinario a decidere come impostare la cura in base anche alle condizioni generali del cane, alla sua età e allo stadio della patologia. Prima la malattia viene diagnosticata e più alte sono le probabilità di sopravvivenza del quattrozampe; quando l’infestazione del parassita è già massiva la mortalità è piuttosto alta, soprattutto se il soggetto non è più giovane.

Lussazione della rotula nel cane: cos'è e come si cura

Salute del cane Redazione - 16 Giu 2016

La lussazione della rotula causa al nostro cane una perdita importante della propria capacità motoria: entriamo nel dettaglio. La rotula è un piccolo osso del ginocchio: se fuoriesce dalla sua posizione corretta, causa dolore e provoca problemi importanti all'articolazione di quella zona. La lussazione della rotula nel cane è esattamente questa cosa: causa nel nostro amico a quattrozampe una perdita importante della capacità motoria. Questo tipo di problema può essere congenito oppure può verificarsi a seguito di un trauma: in quest'ultimo caso, solitamente la dislocazione (mediale o laterale) è associata a una lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio. La lussazione può essere di quattro gradi: Primo grado: il cane in questo stato zoppica. Durante la visita dal veterinario, si potrà notare che fido alza la zampa dopo pochi passi, piegando il ginocchio, che non riesce perciò a sostenerlo a pieno. Secondo grado: è quello più frequente. La rotula è fuoriuscita, ma il cane può vivere per molti anni senza manifestare alcun tipo di artrite. Terzo e quarto grado: rotula dislocata, visibile rotazione esterna della zampa e zoppia. In caso di lussazione bilaterale, il cagnolino porterà tutto il peso del proprio corpo sulle zampe anteriori. Nei casi più gravi, si confonde con problemi all'anca. In questo stadio della lussazione della rotula nel cane, c'è sofferenza e dolore: fido non riesce a fare più attività fisica. Lussazione della rotula nel cane: cosa fare e cura Come trattare il problema? Ciò dipende dal grado della lussazione e da quanto il cane zoppichi. In alcuni casi è necessario operare il quattrozampe, attraverso un intervento chirurgico che ricostruisca l'osso. Fondamentale è avere un parere da parte del veterinario per capire come agire. Infatti esistono innumerevoli tecniche con cui curare il cagnolino: la embricatura del retinacolo mediale o laterale, sovrapposizione della fascia lata, sutura antirotazionale a tirante tra tibia e rotula, rilassamento quadricipiti, trocleoplastica, trasposizione della tuberosità tibiale, patellectomia e osteotomia. Prima o dopo l'operazione, oppure se quest'ultima non fosse possibile, è bene utilizzare dei tutori ortopedici che immobilizzino la zona interessata. In questo modo si ridurrà anche il dolore.

Bulldog

Il caldo: acerrimo nemico del bulldog

Salute del cane Redazione - 09 Giu 2016

Premessa: il Bulldog non sopporta il caldo Chi decide di adottare un Bulldog deve essere fin da subito consapevole che questa razza canina ha un acerrimo nemico, ossia il caldo. Come tutti i brachicefali è particolarmente sensibile al colpo di calore perché l’estensione della mucosa nasale è ridotta rispetto alle altre razze e di conseguenza ha una eliminazione più lenta del calore. E’ bene che il padrone di questo stupendo e dolcissimo amico a quattro zampe si informi, per sapere come comportarsi per affrontare al meglio la stagione calda con il suo amico peloso. Purtroppo le morti di questa razza per i colpi di calore non sono rare quindi occorre prendere coscienza del problema a cui possono andare incontro i Bulldog. La prima regola da seguire è sicuramente quella di non mettere incoscientemente in pericolo il cane. Sarà quindi bene: Evitare le situazioni di caldo. Evitare che il cane si agiti troppo quando il respiro diventa pensante o quando il colore della lingua si discosta dal colore. Evitare le passeggiate nelle ore più calde del giorno. Evitare di lasciare il nostro amico Bulldog in un luogo aperto dove può crogiolarsi senza controllo al sole (cosa che peraltro lui adora fare). Nella stagione estiva, bagnare comunque il cane prima di portarlo a fare la passeggiata quotidiana. Tenere sempre un termometro digitale a portata di mano per misurargli la temperatura. Lasciare sempre a disposizione del vostro Bulldog molta acqua fresca. Come soccorrere il Bulldog in caso di colpo di calore Prima di tutto occorre che si sappiano riconoscere, nel nostro Bulldog, i sintomi in caso di colpo di calore. Il cane sarà agitato senza riuscire a stendersi, il colore della lingua diventerà scuro e subirà un aumento della temperatura corpora (si parla di temperatura superiore ai 39,5 gradi centigradi) e della salivazione. In caso in cui i sintomi saranno presenti nel vostro Bulldog occorre prima di tutto non farsi prendere dal panico. Il tempo di agire c’è ma occorre comunque essere tempestivi. E’ bene immergere immediatamente il cane in acqua fresca. Questo contribuirà a riportare il respiro del cane alla normalità in pochissimi minuti. E’ bene sapere che non è sufficiente bagnare appena il cane sul tronco o avvolgerlo con teli bagnati, occorre proprio immergere il cane nell’acqua (ovviamente escludendo la testa) di modo che tutto il corpo si raffreddi. Sono soprattutto i polpastrelli a dover essere raffreddati. Essendo il Bulldog un cane assai sensibile, quando inizia a stare male subentrerà un grande stato di agitazione.  Questo però contribuisce solo a farlo stare ancora più male. Quindi sarà necessario cercare di calmarlo portandolo in un luogo fresco con abbondante acqua pulita a disposizione. Il cane andrà bagnato e tenuto sotto controllo fino a quando non si sarà del tutto calmato. Per le situazioni più drastiche si dovrà ricorrere all’uso di un tranquillante, ma questa soluzione è da attuare solo a seguito di consulto con il veterinario. Non tutti sanno inoltre che il Bulldog è in grado di autoindursi il colpo di calore. Quando si agitano molto possono avere gli stessi sintomi di un colpo di calore. In questi casi il comportamento da attuare è il medesimo. Potrebbe interessarti anche questo articolo: Colpo di calore nel cane: sintomi e cosa fare