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vaccinazioni del cucciolo

Vaccinazioni del cucciolo: quali fare e quando

Riproduzione e cuccioli Redazione - 11 Ago 2016

Una delle domande più frequenti che si pone chi decide di prendere un piccolo di cane è quella relativa alle vaccinazioni del cucciolo da eseguire. A che età vanno fatte? Quali sono obbligatorie e perché? Per dare una risposta completa a tutti questi quesiti occorre anzitutto capire per quale motivo è necessario vaccinare il cucciolo. Subito dopo la nascita i cani ricevono dalla madre il colostro, una sostanza prodotta prima della montata lattea, che viene succhiata dai cuccioli attraverso le ghiandole mammarie. Il colostro è ricco di vitamine, proteine, aminoacidi, minerali e privo di zuccheri e grassi, ma soprattutto contiene una notevole quantità di elementi dall’elevato potere immunologico, che aiutano l’ancora debole organismo del cane a difendersi da possibili agenti patogeni, come batteri o virus. Questo effetto protettivo però va progressivamente scemando con la crescita del cucciolo che quindi, dopo le prime settimane di vita, rimarrà sempre più esposto a contrarre malattie infettive per lui potenzialmente letali. È in questo momento che si deve intervenire con le vaccinazioni, a partire all’incirca dalla 6° - 8° settimana di vita. Anzitutto è bene sapere che esistono vaccinazioni del cucciolo obbligatori per legge e altri facoltativi: quelli obbligatori hanno lo scopo di tutelare non solo il cucciolo che viene sottoposto a profilassi, ma anche tutti i cani e gli esseri umani che verranno in contatto con lui; vi sono infatti alcune patologie infettive che il cane potrebbe trasmettere anche all’uomo. In base alla legge italiana ogni quattro zampe deve essere vaccinato contro: Cimurro: è una grave malattia che si trasmette per via aerea attraverso respiro o urine e feci infette. Appartiene allo stesso ceppo del morbillo e causa nel cucciolo febbre alta, vomito, diarrea, fino a colpire il sistema respiratorio e quello nervoso, causando in un’alta percentuale la morte del soggetto colpito. Parvovirosi: è causata da un virus che colpisce esclusivamente i cani. Il contagio avviene tramite il contatto con le feci infette di un altro cane, ma anche alcuni insetti e roditori possono veicolare la malattia, pur non contraendola essi stessi. Pare addirittura che il pelo del cane possa trasmettere il parvovirus, su cui persiste anche per mesi. L’enterite parvovirale che si scatena provoca vomito e diarrea resistenti alle terapie perché il virus, prima insinuatosi nell’intestino e nelle tonsille, passa poi nel sangue, andando ad infettare diversi organi, quali il miocardio, i reni, il fegato. È una malattia contro cui non esiste cura, quindi la mortalità è altissima. Leptospirosi: è provocata da un batterio che può essere trasmesso al cane con il contatto diretto oppure attraverso le urine e l’acqua contaminata da animali infetti, in particolare i topi, ma anche con l’ingestione di carne di bovini e suini malati. Colpisce soprattutto il fegato o i reni e si presenta anch’essa con febbre, vomito, disidratazione. È una zoonosi, quindi può essere trasmessa dal cane all’uomo. Epatite infettiva (o Adenovirus tipo 1): è una malattia virale che viene trasmessa in molti modi (per inalazione, per contatto, tramite insetti portatori), quindi è altamente contagiosa. I sintomi sono vari, da emorragie a polmonite, febbre, diarrea, problemi alla vista. Nella sua forma fulminante la malattia conduce a morte repentina. Tracheobronchite infettiva o “tosse dei canili”: è causata da batteri e virus , tra cui l’Adenovirus tipo 2 o il virus parainfluenzale tipo 2, che provocano prima la tracheite e poi la bronchite. Il contagio è più frequente in ambienti dove convivono molti cani in spazi ridotti, come i canili appunto, e quando il sistema immunitario è indebolito. Va detto che alcune di queste malattie, che sembravano quasi scomparse, sono tornate a presentarsi negli ultimi anni, a causa dell’arrivo spesso illegale di cuccioli dall’Est europeo, privi delle dovute vaccinazioni; pertanto è ancora più importante effettuare la corretta profilassi sui propri cani. Vaccinazioni del cucciolo: quali sono quelle facoltative Oltre a quelle sopra descritte esistono altre possibili vaccinazioni cui il cane può essere sottoposto, a seconda della necessità o del consiglio del veterinario: si tratta dell’antirabbica, che diventa obbligatoria se si intende portare il cane all’estero o in alcune regioni italiane, come in Sardegna, e dei vaccini contro la borrelia burgdoferi, le parainfluenze, la bordetella, il coronavirus. In genere sono consigliabili solo in quelle parti del mondo in cui c’è ancora un’alta diffusione di queste malattie. Vaccinazioni del cucciolo di cane: ci sono dei rischi? I vaccini sono iniezioni attraverso le quali vengono inoculati al cucciolo i batteri o virus inattivi contro cui si vuole proteggere il soggetto, in modo da stimolare il suo sistema immunitario a reagire contro di essi, senza arrivare a sviluppare la malattia, ma creando nell’organismo gli anticorpi necessari a contrastare quegli agenti patogeni, in caso in futuro ne venisse nuovamente a contatto. Come tutti i vaccini, anche quelli per cani possono dare origine a reazioni avverse, che vanno dal lieve gonfiore nel punto in cui è stata fatta l’iniezione alla febbre, allo shock anafilattico se c’è intolleranza e, in casi rari al decesso. Comunque i rischi sono di molto inferiori a quelli che l’animale correrebbe se  non venisse vaccinato, tanto più che se il cane tollera il vaccino la prima volta lo tollererà sempre. A che età bisogna vaccinare il cucciolo? La prima vaccinazione del cucciolo viene generalmente effettuata tra la 6° e l’8° settimana di vita, contro Cimurro, Parvovirus e, se necessario, Parainfluenza, dopodiché si fanno altri due richiami a distanza di circa 21 giorni l’uno dall’altro, quindi: a 10-12 settimane si effettua il vaccino contro l’Epatite infettiva, la Parvovirosi, il Cimurro, la Leptospirosi e la Parainfluenza (se necessario) a 14-16 settimane si ripete il vaccino sopradescritto. A questo punto il ciclo vaccinale obbligatorio è concluso ed occorrerà solo effettuare un richiamo una volta all’anno. Nel caso si voglia vaccinare il cucciolo anche contro la Rabbia, allora la profilassi andrà fatta intorno alle 12 settimane di vita.

Togliere il cucciolo alla madre

Togliere il cucciolo alla madre: quando è meglio farlo?

Home Redazione - 31 Mag 2016

Mai togliere il cucciolo alla madre troppo presto: si spezzerebbe un legame irrinunciabile. Noi umani siamo irresistibilmente attratti dai cuccioli, sia di uomo che di cane o di qualunque altra specie, perché risvegliano in noi un naturale senso di protezione nei loro confronti, così teneri ed indifesi. Ecco uno dei motivi per cui, quando decidiamo di adottare un cane all’interno della nostra famiglia, pensiamo subito ad un piccolo “fagotto peloso” da accudire e coccolare. In realtà, nonostante le nostre amorevoli intenzioni, dobbiamo sapere che togliere il cucciolo alla madre troppo presto per metterlo tra le nostre braccia può solo danneggiarlo. Per  il cane infatti, come per molte specie animali, il rapporto con la madre e con i propri fratelli è fondamentale, non solo per far fronte alle sue primarie necessità fisiche (l’allattamento), ma anche per il suo corretto sviluppo psicologico. Molti pensano che il momento giusto per togliere il cucciolo alla madre sia lo svezzamento, quando cioè inizia a nutrirsi di cibi solidi e non più solo del latte materno. Sbagliato! Anzitutto lo svezzamento non avviene da un giorno all’altro, ma è un processo graduale, che inizia intorno al 30° giorno di vita, per cui ci sarà un periodo in cui il cucciolo mangerà già alimenti solidi, ma continuerà anche a poppare latte, in quantità sempre minori, finché la mamma glielo impedirà definitivamente allontanandolo. Ma anche quando il cucciolo sarà completamente svezzato non sarà ancora pronto per il distacco dalla madre. A partire dal 35° giorno d’età infatti il cucciolo inizia a scoprire il mondo ed i suoi simili: è una fase importantissima e delicata della crescita, in cui il cane deve imparare a conoscere tutto ciò che lo circonda e non può farlo completamente e correttamente senza l’imprinting materno. Solo la mamma infatti può insegnargli con il giusto linguaggio – quello canino – le regole basilari di comportamento con i propri simili, come interagire con loro, rispettando chi è adulto, chi è anziano, chi ricopre un grado più elevato nella gerarchia del branco. Così i cuccioli impareranno, ad esempio, ad avere un corretto senso della proprietà e a misurare la loro esuberanza, che se eccessiva, sarà rimproverata con un sonoro ringhio dalla madre. Anche noi uomini dobbiamo fare la nostra parte in questo periodo, perché è fondamentale che il cucciolo entri in contatto costante con l’uomo, imparando a riconoscerlo come qualcuno di cui si può fidare. Se questo non avviene il cane crescerà con un senso di paura e di diffidenza verso l’essere umano, che ne condizionerebbe negativamente il suo rapporto con l’uomo per tutta la vita. Questa importantissima fase di crescita non si conclude prima del 60° giorno d’età, motivo per cui la legge italiana ha stabilito che sia vietato togliere il cucciolo alla madre prima dei due mesi. Togliere il cucciolo alla madre troppo presto: i rischi Togliere il cucciolo alla madre troppo presto può comportare una serie di problemi nel processo di crescita del cane perché: Il cucciolo non avrà completato il necessario percorso di sviluppo psicologico, quindi da adulto molto probabilmente manifesterà problemi comportamentali di diversa natura; Il cane non saprà interagire correttamente con gli altri cani: ad esempio, non avrà imparato a “dosare” la forza dei propri denti nel gioco con i fratellini. In natura, se il cucciolo esagera e morde troppo forte, la mamma lo “sgrida” immediatamente; se da piccolo non riceve questa “lezione”, da adulto potrebbe avere una maggiore tendenza a morsicare sia gli altri cani che, ahimè, anche qualche umano, con tutte le conseguenze del caso; Il cane non imparerà a rispettare la proprietà altrui e a mantenere la “distanza di sicurezza” da essa, perché la mamma non avrà avuto il tempo sufficiente per insegnargli che non deve avvicinarsi troppo a ciò che appartiene ad altri, ringhiandogli in modo deciso quando il cucciolo prova a sottrarle il legnetto, la pietra o il giocattolo che tiene tra le zampe. Il cane adulto perciò potrebbe rivelarsi troppo possessivo e attaccabrighe. Anche se i fatidici 60 giorni rappresentano il termine per poter togliere il cucciolo alla madre, va detto che la fase di “socializzazione” del cane, in cui completa l’apprendimento su come rapportarsi correttamente con i propri simili e con l’uomo, prosegue fino ai 4 mesi d’età. È per questo motivo che alcuni comportamentisti ritengono che l’“optimum” sarebbe lasciare il cucciolo con la madre fino a 90 giorni di vita. Su questo punto però molti non sono d’accordo, perché sostengono che il quattro zampe, rimanendo con la propria famiglia “canina” d’origine per un altro mese, non avrebbe la possibilità di venire in contatto con ambienti e situazioni che faranno parte della sua vita col padrone e a cui potrebbe perciò avere difficoltà ad abituarsi successivamente.