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Per dieci anni ha aspettato il suo padrone su una panchina: la storia di hachiko

Curiosità Redazione - 09 Dec 2016

La storia di questo Akita giapponese ha commosso interi popoli e ispirato libri e film in tutto il mondo Certe storie si narrano da decenni e hanno quasi raggiunto il rango di leggende pur non essendole: quella che vi raccontiamo qui è quella di Hachiko, un cane di razza Akita, e del suo padrone e migliore amico, Eisaburo Ueno, un docente che insegnava presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo. I due erano veramente inseparabili: ogni mattina Hachiko accompagnava alla stazione di Shibuya il professore (si, era proprio il cagnolino ad accompagnarlo e non il contrario, visto che era Eisaburo a dover prendere il treno) e tutti i pomeriggi seguenti, alle 15 in punto, si sedeva sulla panchina ad aspettare il treno in arrivo con il suo padrone. Purtroppo in un giorno primaverile, precisamente nel maggio 1925, il professore non tornò più a casa: un attacco cardiaco lo stroncò a lavoro e purtroppo non ce la fece. Il quattrozampe non sapeva ovviamente cos'era successo al suo padrone e, come ogni pomeriggio, si recò in stazione, si sedette sulla stessa panchina di sempre e iniziò ad aspettare. Nonostante non lo vide tornare, non si arrese e qui avvenne il fatto incredibile che ha fatto passare alla storia questo cane insieme al suo padrone: Hachiko è tornato in stazione ad attendere l'arrivo di Eisaburo per dieci lunghi anni, tutti i pomeriggi alle 15 in punto. La sua presenza col passare dei mesi divenne così conosciuta a tutti che gli venne perfino costruita una cuccia. Negli anni la vicenda divenne nota in tutto il Giappone, tanto che nell'aprile del 1934 venne realizzata una statua in bronzo con le sembianze del cagnone. L'8 marzo del 1935 Hachiko morì di filariosi: aveva compiuto da poco undici anni. La notizia della morte di questo eroe a quattrozampe commosse tutto il Giappone, e addirittura tutte le pagine dei giornali riportarono l'accaduto e venne dichiarato lutto nazionale. Su questa commovente storia è stato tratto un film, intitolato "Hachiko Monogatari", tradotto in italiano "La storia di Hachiko" e che ebbe un gran successo. Anche in libreria potete trovare alcuni racconti per bambini improntati sulle vicende di Hachiko e Eisaburo: Hachikō: The True Story of a Loyal Dog, scritto da Pamela S. Turner e illustrato da Yan Nascimbene, Hachiko Waits di Lesléa Newman e infine Taka-chan and I: A Dog's Journey to Japan.

La storia di walnut: la sua ultima passeggiata nella spiaggia che amava

News Redazione - 20 Nov 2016

Ancora un desiderio per Walnut La storia che voglio raccontarvi oggi è quella di Walnut. Ve lo dico, preparate i fazzoletti! Questa è una di quelle storie che se siete davvero sensibili verso i nostri amici a quattro zampe non potrà lasciarvi con il cuore indifferente. Quando la tua vita è arricchita per molti anni dalla presenza al tuo fianco di un cane, impari ben presto che quel pelosetto diventa una parte di te. Un membro della tua famiglia a tutti gli effetti.Perché condivide con te tantissime cose, dai giorni lieti a quelli meno belli. Quando è felice è stupendo vederlo scodinzolare o correre mentre giocate insieme e quando non sta bene tu soffri insieme a lui. In questi casi qualche volta succede che devi prendere la difficile decisione di farlo sopprimere perché nonostante tutto non puoi fare nulla per farlo stare di nuovo bene.È una decisione che si prende sempre con il cuore pesante soprattutto perché sappiamo che ci mancherà una parte importante della nostra vita. Ci mancheranno le sue coccole, le sue espressioni buffe, la sua gioia di vivere e ci renderemo conto di quanto negli anni passati assieme il nostro cane ci abbia dato. E allora vorremo fare esattamente come ha fatto il papà umano di Walnut, vorremmo poter esaudire un ultimo suo desiderio. Tutti insieme per una passeggiata in spiaggia Walnut è stato soppresso il 12 novembre. Aveva 18 anni. Il suo padrone, Mark Woods, dopo essere stato costretto a prendere la difficile decisione di farlo sopprimere, perché nessuna cura avrebbe più potuto aiutare il suo amico peloso, ha deciso che voleva fare un’ultima cosa per il suo Walnut, esaudire una sorta di ultimo desiderio. E quale desiderio sarebbe stato migliore di fargli fare quello che amava tantissimo fare? Un’ultima passeggiata sulla spiaggia, eccolo il desiderio.Ma Mark voleva che fosse davvero speciale così ha scritto un post sul suo profilo Facebook: “Al mio cane verrà fatta l’eutanasia il 12 novembre. Per questo motivo cammineremo ancora una volta sulla spiaggia di Porth Beach alle 9.30 del mattino. Mi piacerebbe che tutti gli amanti degli cani si riunissero in quest’ultima passeggiata.”E quando Mark ha potato Walnut in spiaggia, insieme a lui si sono riunite un centinaio di persone, alcuni amici di Mark altri sconosciuti che con i loro cani hanno accompagnato Mark e Walnut nella loro passeggiata. Walnut ha passeggiato più che altro tra le braccia di Mark tra le coccole e l’affetto di persone che si sono lasciate coinvolgere dal desiderio di Mark di regalare al suo amico peloso ancora un ultimo momento di gioia.Un momento commovente fatto di amore ma anche di dolore perché dopo la passeggiata a Walnut è stata fatta l’eutanasia.  L’unica consolazione è che se ne sia andato sommerso dall’amore del suo padrone che per 18 anni l’ha amato, rispettato e curato nel miglior modo possibile. E ha ricevuto l’abbraccio di tante altre persone che sanno quando sia meraviglioso avere un cane, quanto amore questo animale sappia dare e quando è importante farlo sentire amato fino alla fine così che possa andare via sereno.

diggy

Diggy: il cane che sorride ha vinto la battaglia

News Redazione - 16 Sep 2016

Diggy: un sorriso vincente Vi ricordate di Diggy? No? Allora lasciate che vi rinfreschi un poco la memoria. Diggy è quel cane diventato famoso sul web (leggi qui il nostro articolo)  per una bellissima foto in cui, con il suo papà umano adottivo, sorride felice. Dopo qualche tempo passato in canile, aveva finalmente trovato un padrone, il musicista di Detroit Dan Tillery, che voleva prendersi cura di lui. Erano felicissimi insieme fino a quando Dan ha postato sul web la foto che in poco tempo ha cambiato tutto, minacciando di separarli e di far tornare il cagnolino in canile per colpa delle leggi vigenti nel Michigan. Il cane, infatti, era sospettato di appartenere alla razza Pitt Bull, che nello stato americano è considerato ancora una razza pericolosa e non può essere tenuto nei centri abitati. A nulla sembravano valere i certificati del veterinario che affermavano che Diggy era un American Bulldog, razza invece accettata dalla legge locale. Le autorità competenti sembravano decisissime a prenderlo e separarlo per sempre da Dan. Ma Dan, che si era già affezionato al piccolo, si è rifiutato di arrendersi alla situazione e ha lottato per lui. Ed è stato grazie alla Detroit Dog Rescue, la struttura che aveva ospitato il cane prima dell’adozione, che Dan è riuscito ad averla vinta facendo sì che il tribunale riconoscesse Diggy come appartenente ad una specie consentita.Una legge ingiusta Per fortuna la storia di Diggy è finita bene e lui può continuare a stare con il suo papà umano e continuare a sorridere con lui sapendo di essere voluto e amato. Il Detroit Dog Rescue racconta però che sono molti altri casi simili a quello che ha visto coinvolto il piccolo Diggy. Molti altri cani vengono strappati ai propri padroni e all’affetto della loro famiglia umana per colpa di queste leggi statali. Quando avevo parlato di lui per la prima volta vi avevo detto che cosa pensavo di queste leggi. Discriminatorie e ingiuste, ecco come pensavo che fossero e oggi, a qualche mese di distanza, la mia opinione non è cambiata.  Sono felice che Diggy ce l’abbia fatta, che abbia trovato una famiglia che ha preso davvero sul serio l’adozione, dimostrando che anche per loro vale la pena lottare. La storia di Diggy ha potuto contare, non bisogna dimenticarlo, anche sulla grande onda mediatica dei Social. Tantissime persone si sono schierate in favore di Diggy e Dan contribuendo a sensibilizzare un opinione pubblica spesso cieca davanti a queste ingiustizie. Sono tantissimi i cani che non hanno una famiglia e quando la trovano, una di quelle serie che vuole davvero dare affetto e cure a questi piccoli amici, allora dovrebbe sempre supportata e non osteggiata, ma viviamo ancora in mondo fatto di pregiudizio che troppo spesso non capisce il bene che gli animali possono fare agli uomini. Ma abbiamo un lieto fine questa volta. Il pregiudizio è stato piegato dalla determinazione e dall’affetto. E allora facci ancora un sorriso Diggy così che quell’affetto e quella felicità possa risplendere forte e luminosa.

tirana

La storia di tirana, una cucciola abbandonata salvata in modo incredibile

News Redazione - 13 Sep 2016

Tirana: una cucciola abbandonata salvata da una coppia in vacanza Oggi voglio parlarvi di Tirana. Il nome l’ha preso proprio dalla capitale dell’Albania dove la sua famiglia adottiva l’ha trovata e salvata.  Non aveva neppure due settimane di vita questa piccola cucciola eppure doveva già lottare per la sopravvivenza. Sola, spaventata e affamata ha deciso di saltare proprio mentre una moto passava per la strada deserta dietro la città. La piccola Tirana è stata quasi investita ma, per fortuna, ciò che ha trovato grazie al suo gesto sono state due persone che hanno deciso che la piccola quattro zampe aveva bisogno di aiuto. A bordo della moto viaggiavano Pedro ed Esmeralda, una giovane coppia che si stava recando ad Atene, in Grecia, fino a Cadice nel sud della Spagna. La coppia, notando la piccola spaventata e in condizioni non ottimali, l’ha presa in braccio e ha capito che non poteva certo lasciarla nuovamente per strada da sola. La piccola Tirana aveva bisogno di cure e di affetto e così hanno deciso di portarla con loro. Giorno dopo giorno la coppia si è affezionata a Tirana e la cucciola alla sua nuova famiglia. Così la piccola è diventata a tutti gli effetti la loro compagna di viaggio per tutto il tragitto (oltre 5000 chilometri) fino in Spagna. Insieme, Tirana, Pedro ed Esmeralda hanno visitato tanti posti, tra cui Kotor in Montenegro e Venezia in Italia. La coppia viaggia spessissimo e di media trascorre almeno tre mesi all’anno in posti diversi. Un viaggio su due ruote per tre passeggeri Mi è piaciuta molto la storia della piccola Tirana. Me la sono immaginata piccola, sola e spaventata e ho immaginato che dovesse fare una tenerezza infinita. E’ stata fortunata ad incontrare Pedro ed Esmeralda e soprattutto a non essere stata investita. E’ stata fortunata ad aver incontrato due persone che hanno capito subito che questa cucciola aveva bisogno di una famiglia e di ricevere tutto l’affetto di cui ogni cucciolo ha bisogno. La coppia ha continuato a vivere la propria passione per i viaggi decidendo di aggiungere un passeggero. Ed è per questo che questa storia mi è piaciuta così tanto. Tirana viaggia con la sua famiglia e tutti insieme vanno ovunque. Questo ci dimostra che è possibile fare le nostre vacanze con i nostri amici a quattro zampe senza doverli abbandonare come molte persone fanno ogni anno. Ma questo è solo uno dei punti su cui questa storia ci può far riflettere. L’abbandono dei cani, soprattutto se cuccioli, è anche pericoloso per gli esseri umani, soprattutto se, come nel caso di Tirana, il cane si trova sul ciglio della strada. La piccola Tirana non ci ha pensato e si è lanciata sulla strada mentre Pedro ed Esmeralda passavano. Poteva essere investita e anche la coppia avrebbe potuto farsi male cadendo dalla moto. E’ importante capire che se non vogliamo un cane ci sono altre soluzioni diverse dall’abbandono che tutelano anche e soprattutto il cane. Partiamo sempre dall’assunto che se una persona non ha la certezza che prendendo un cane questo diventerà parte integrante della sua famiglia, allora è bene che decida di non prenderlo.

alfie

La storia di alfie, prigioniero di padroni senza cuore

News Redazione - 10 Sep 2016

Una seconda possibilità per Alfie Ormai lo sapete, mi piace curiosare nel web alla ricerca di belle storie. Preferisco quelle che hanno un lieto fine ovviamente anche se, purtroppo, non sempre quel lieto fine c’è. La storia che vi racconto oggi è quella di Alfie. Quando ho letto la sua storia ho provato indignazione e rabbia perché trovo inumano che un cane venga trattato nel modo in cui è stato trattato lui. Non so, forse è il mio amore smisurato per loro che mi fa parlare, forse è perché il mio di peloso lo considero parte integrante della mia famiglia e sì, diciamolo pure, lo vizio anche un po’. Va bene, va bene lo ammetto, più di un po’.  Ma se, come me, amate questi animali sono sicura che mi capirete e vi chiederete ogni giorno come si possa fare del male, fisicamente e psicologicamente, a degli esseri viventi che hanno una capacità di amare tale che noi “umani” ce la sogniamo. Per fortuna le persone di cuore ci sono e sono riuscite a fare in modo che Alfie (questo è il nome che ha ora) avesse una seconda possibilità. La possibilità di trovare una vera famiglia, una di quelle che vogliono bene ai loro animali e che non hanno paura di farlo e di lasciarsi trascinare nel loro mondo fatto di affetto, di giochi, di leccate e di buffe espressioni mentre ti osservano aspettando quella coccola in più che poi tanto cedi e diventano molte di più.Legato alla catena e con del nastro adesivo sul muso Alfie non ha avuto una vita facile con i suoi primi padroni. Era un cucciolo vivace quando è arrivato e quella “famiglia” forse non riusciva a gestirlo o forse era solo dotata di scarsa umanità. Passava il tempo legato ad una catena. Per non farlo abbaiare erano inoltre soliti legargli la bocca con un legaccio o con del nastro adesivo. Alcuni vicini di casa avevano contattato più volte le autorità denunciando il modo in cui veniva custodito il cane ma nessuno aveva ascoltato quelle proteste. Così quelle brave persone hanno fatto l’unica cosa che pensavano fosse giusto fare. Sono intervenuti personalmente portando via Alfie dalla sua casa e dai suoi proprietari e si sono attivati anche per trovargli una nuova famiglia, una che lo amasse e si prendesse buona cura di lui. Lui è un cane buonissimo, con tantissimo affetto da dare e per fortuna ora, con la sua nuova famiglia, potrà farlo sapendo che ne riceverà in egual modo. Un inizio difficile ma nella sua strada ha trovato persone che non sono piegate all’indifferenza o al silenzio. Ha trovato persone che, indignate per come veniva trattate, hanno chiesto aiuto e quando non lo hanno trovato si sono mosse da sole perché era giusto salvarlo, perché era l’unica cosa che si poteva e doveva fare. Mi rattrista un po’ sapere che neppure le autorità hanno mosso un dito per salvare Alfie ma per fortuna tutto si è sistemato e il cagnolino potrà dimenticare i suoi primi padroni per abbracciare la sua nuova famiglia e, alla fine, questa è la cosa più importante.

Jeff e Kenna

Quando un cane ti salva la vita: la storia di jeff e kenna

News Redazione - 31 Aug 2016

Jeff e Kenna: un cane e una bimba speciali Ebbene sì, devo ammetterlo. Mi piacciono le storie che vedono come protagonisti i cani e i bambini. Sono storie speciali capaci di aprire il nostro cuore. Oggi, la storia che voglio raccontarvi è quella di Jeff e Kenna. Kenna è una bambina molto speciale che purtroppo soffre di epilessia. Gli attacchi della piccola erano molto frequenti e molto forti.  Jeff era un trovatello, salvato dai volontari e addestrato poi per diventare il cane che ogni giorno soccorre Kenna. Due vite non facili le loro eppure quando Jeff e Kenna hanno iniziato a stare insieme quelle vite difficili si sono trasformate. Il compito di Jeff è quello di stare accanto alla sua amica Kenna così da allertare i genitori prima che la bimba si senta male e abbia un attacco. Jeff prende molto seriamente il suo lavoro e quello che riesce a fare ha quasi dell’incredibile. Jeff riesce a prevenire gli attacchi epilettici di Kenna con mezz’ora di anticipo dando così modo ai genitori della piccola di somministrargli i farmaci. Quando Kenna mostra i primi sintomi dell’attacco, Jeff non la lascia nemmeno per un secondo. Con il tempo è diventato sempre più bravo a prevederli e oggi la piccola è passata dall’avere 30-40 attacchi al mese ad averne uno solo. L’arrivo di Jeff ha notevolmente migliorato la vita di Kenna, ma non solo la sua. Prima del suo arrivo Kenna dormiva con la sua mamma perché lei era troppo spaventata a lasciare da sola la sua piccolina, Ora è Jeff a dormire con lei e ne sono entrambi felicissimi.Era un trovatello, ora è un eroe La storia di Jeff e Kenna non sorprenderà gli amanti degli animali, che sanno molto bene quanto un cane possa essere speciale. Sanno che la loro sensibilità e il loro istinto permettono ai cani di salvare ogni giorno molte vite di bambini e non solo. Quello su cui invece vorrei fare una riflessione è proprio il fatto che Jeff, prima del suo addestramento, era un randagio. Un cane abbandonato che nessuno voleva. Per fortuna, dopo essere stato salvato da un volontario, Jeff ha trovato colui che lo ha addestrato. Lo ha addestrato a salvare la vita di Kenna. E lui lo fa con amore e devozione. Jeff che non aveva nessuno a fargli una carezza, insieme alla sua migliore amica ha trovato una famiglia per cui lui è un eroe. Leggendo la storia di Jeff e Kenna mi viene da pensare a quanti cani vengono ogni giorno abbandonati, a quanti di loro muoiono di fame, di maltrattamenti e spesso del dolore causato dall’abbandono. E mi viene da pensare che ognuno di loro potrebbe invece salvare delle vite, rendere felice un bambino, una famiglia, un anziano, una persona sola. Spesso ci vuole coraggio per amare davvero qualcuno, i nostri amici a quattro zampe lo fanno sempre e incondizionatamente e se solo anche noi trovassimo il coraggio di amare in ugual modo e di rispettare gli animali come meritano forse il mondo sarebbe davvero migliore. Un'utopia penserete voi e forse avete ragione ma, mentre vi scrivo e faccio due carezze alla mia palla di pelo, che mi guarda come se fossi la persona più importante al mondo, ho ancora voglia di sperarci.

Khan

Khan abbaia ferocemente ad una bimba, ma le apparenze ingannano...

News Redazione - 30 Aug 2016

Khan, il "cattivissimo" dobermann Lo sappiamo no? I Dobermann sono dei cani famosi per la loro cattiveria e Khan, il protagonista della nostra storia, non fa eccezione. O forse, sono solo gli umani ad essere famosi per la loro stupidità. Su questa riflessione ci si potrebbe aprire un gran bel dibattito ma oggi è di Khan e della sua famiglia umana che voglio parlarvi. Tra gli umani ci sono, per fortuna, delle persone che non badano affatto alle leggende metropolitane che vogliono classificare i cani come buoni o cattivi. Alcuni umani per fortuna sanno che i cani non sono né buoni né cattivi. Vanno saputi addestrare e soprattutto vanno saputi amare. Solo così loro potranno ricambiare con altrettanto amore e, qualche volta, anche proteggerci da un imminente pericolo. Questi umani, magari ce ne fossero di più al mondo, non si fanno alcun problema ad aprire le porte della loro casa ad un Dobermann. Sì, proprio lui il cane pazzo e cattivo per eccellenza. E lo fanno anche avendo in casa una bambina piccola certi del fatto che, con le dovute accortezze, i due cuccioli possano diventare ottimi amici per la vita.Khan abbaia furioso alla bimba, ma non è come sembra… Uno degli umani di cui vi parlo è Catherine Svilicic, amante di tutti gli animali ma in particolar modo dei cani. Questa donna voleva che i suoi figli crescessero imparando il rispetto per questo stupendi animali, quindi ha deciso di dare una nuova casa ad uno dei cani del canile della zona. La scelta è caduta su Khan, un Dobermann. Se diamo retta alle dicerie, non proprio un cane adatto ad una famiglia con bambini ma il cagnone si è dimostrato dolcissimo e bisogno d’affetto e non è stato davvero difficile per lei scegliere proprio lui. Catherine era consapevole che avrebbe dovuto farlo avvicinare ai suoi figli con cautela ma Khan fin da subito si è dimostrato docile e protettivo nei loro confronti.  Un pomeriggio d’estate il cane era in giardino con la piccolina di casa, una bimba di 17 mesi e si dimostrava dolce e delicato con lei. Catherine li osservava tranquilla dalla finestra. Poi Khan ha iniziato ad abbaiare violentemente avanzando verso la piccola. Catherine si è spaventata pensando immediatamente che il cane stesse per attaccare la bimba. E’ corsa fuori ed è riuscita a raggiungerla e in quel momento si è resa conto che non era affatto come sembrava. Khan infatti aveva notato un serpente velenoso che avrebbe potuto mordere la bambina e il suo comportamento aggressivo era volto solo ad allontanarlo e a proteggerla. Khan è riuscito a proteggere la piccola ed è stato morso lui stesso dal serpente. Catherine ha quindi soccorso immediatamente il cane portandolo dal veterinario, che con una puntura anti veleno gli ha salvato la vita. Ogni giorno ringrazia di essersi affezionata fin da subito a quel cane che si è dimostrato fedele e leale con la sua piccola sorellina umana proteggendola e mettendo a rischio la sua stessa vita. Sono contenta di avervi raccontato questa storia che, ne sono certa, vi avrà strappato almeno un sorriso per la tenerezza di cui è intrisa. Quando riusciamo ad andare oltre le apparenze c’è tutto un mondo che si apre davanti ai nostri occhi e quando lo facciamo con un animale allora siamo certi di venire ricompensati con un amore e una dedizione immensi, che possono solo insegnarci una volta di più il doveroso rispetto verso questi stupendi animali.

diggy

Diggy: un bellissimo sorriso che potrebbe spegnersi

News Redazione - 21 Jul 2016

Diggy, un cane e un sorriso da salvare Questa è la storia di Diggy, un ex cane randagio che ora per colpa di una legge discutibile rischia la morte. Siamo a Waterford Township, in Michigan. Diggy era un randagio. Recuperato dalla strada, ha passato 100 giorni dentro una gabbia in un canile. Poi ha finalmente trovato un padrone, il musicista Dan Tillery. E il loro rapporto è davvero bellissimo ed è stato immortalato in una foto, a dir poco stupenda, dove padrone e cagnolone sorridono felici. Si avete capito bene, sorridono entrambi. L’espressione di Diggy non può essere scambiata per null’altro che un sorriso felice. L’immagine diffusa sui social è diventata in pochissimo tempo virale. Proprio quella fotografia però sta causando dei problemi a Diggy e a Dan.  Problemi che potrebbero decretare la morte del cane.  Alcune persone, infatti, vedendo quella bellissima fotografia si sono messi in contatto con la polizia di Waterford Township in quanto, a loro avviso, il cane sarebbe molto simile ad un Pit Bull, una razza che, secondo le leggi del posto, è assolutamente proibita. Una decisione questa che venne presa nel 1988 quando una donna venne aggredita e il suo cane ucciso proprio da due Pit Bull. A nulla sembra servire la documentazione rilasciata da un veterinario che identifica Diggy come un Bulldog americano. Dan Tillery sarebbe anche in possesso della licenza del Comune che lo identifica ugualmente come Bulldog. La vita di Diggy sembra comunque dipendere esclusivamente dal giudizio visivo, e aggiungerei probabilmente inesperto, del funzionario di polizia piuttosto che sulla valutazione del veterinario. Al momento Dan Tillery sta cercando di trovare una soluzione al problema ma la polizia sembra essere irremovibile: il cane deve trovare un’altra casa in un’altra città oppure verrà riportato al canile e soppresso. Anche il web si è mobilitato per cercare di aiutare Diggy e Dan aprendo una sottoscrizione on line con cui si spera di poter contrastare questa decisione crudele e assurda.Una normativa che sostiene il pregiudizio Una normativa quella vigente a Waterford Township a mio avviso pregiudizievole e sbagliata. Soprattutto dal momento in cui, un veterinario e perfino un certificato rilasciato dal comune attestano che Diggy non è un Pitt Bull. Una normativa che viene rispettata esclusivamente sulla basa di “quello che sembra”. E sia ben chiaro, la reputerei sbagliata anche se Diggy fosse stato un Pitt Bull. Una brutta esperienza con una razza non fa di tutti gli elementi di quella razza degli assassini senza se e senza ma. E quando un cane diventa violento e aggredisce senza un apparente motivo, occorre certo prendere provvedimenti, magari verificando anche come è stato educato dal padrone, ma senza fare di tutta l’erba un fascio. A causa di questo pregiudizio, un cane rischia di essere sottratto ad un padrone che gli vuole bene e con il quale appare davvero dolcissimo, e la fotografia in questo caso ci dà abbondantemente ragione, rischia di essere soppresso perché a qualcuno il cane sembra essere troppo somigliante ad uno di razza pericolosa. Spero che Dan Tillery riesca a risolvere questa annosa questione aiutato anche dalla sottoscrizione di tantissime persone che hanno partecipato all’iniziativa on line, così che Diggy possa continuare a ridere insieme a lui. Questo cane ha già sofferto quando ha vissuto per strada prima e in canile poi e adesso, merita tutto l’amore che il suo padrone prova per lui e che lui ricambia in modo così allegro e felice. Teniamo incrociate le dita per Diggy e auguriamoci che questa assurda normativa venga abolita il prima possibile.