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Classici di natale: la storia di balto

News Redazione - 09 Mar 2017

Balto è l'eroe a quattrozampe che salvò l'Alaska: la sua storia di Lavdie Sijani - Il film d'animazione “Balto” è stato ed è uno dei cartoni animati preferiti dai bambini, sino da quando è uscito nel 1995. La sua storia tiene i bambini affascinati davanti allo schermo per 2 ore di fila con le avventure di tutti quei cani e la neve bianca. Ma in realtà la storia di “Balto” è basata su una vicenda realmente accaduta.  Nel film, Balto è un affascinante ma socialmente emarginato cane lupo che vive in una remota città dell'Alaska chiamata Nome. I suoi unici amici sono un'oca di nome Boris e un paio di orsi polari goffi chiamati Muk e Luk. Una notte, tutti i bambini di Nome si ammalano di difterite e l'unico medico della città ha finito l'antitossina. Il medico così ordina un carico di medicinali da Juneau. Ma una tempesta invernale di neve rende impossibile il trasporto sia per via aerea che per mare. La città allora decide di inviare una squadra di cani da slitta via terra per recuperare la medicina. I cani devono percorrere 600 miglia e per stabilire quali sono i cani più adatti per compiere la missione viene organizzata una gara. Balto purtroppo viene squalificato perché è un bastardo. Il gruppo di cani raggiunge la città e recupera la medicina con successo. Ma sulla via del ritorno, l'uomo in sella alla slitta perde il controllo del mezzo di trasporto e sviene . Quando Balto si accorge dell'accaduto, ordina alla sua squadra, composta dai suoi tre amici Boris, Muk e Luk, di trovare la slitta. Nonostante il maltempo, gli orsi ed essere caduto in un burrone, alla fine Balto riesce a recuperare la medicina e portare in salvo la slitta nella città di Nome. La medicina salva tutti i bambini e Balto viene acclamato come eroe. Ecco cosa è realmente accaduto nel lontano gennaio 1925 a Nome in Alaska. Si era diffusa una epidemia di difterite e per avere l'antitossina sufficiente, l'unico medico della città Curtis Welch, sapeva che avrebbe dovuto recuperarla dalla città di Anchorage, distante da Nome più di 1000 miglia. Gli aerei non potevano volare durante gli inverni in Alaska e allora il medico ordinò di mettere il siero su un treno da Anchorage a Nenana, la città più vicina a Nome raggiungibile in treno. Tra Nenana e Nome ci sono all'incirca 674 miglia di distanza. La città di Nome aveva inviato un gruppo di 150 cani da slitta e 20 uomini per poter prendere il farmaco anti-difterite a Nenana. Ottenere la medicina era la parte più facile. Quello che preoccupava tutti era poterla riportare a casa. I medici stimarono che il siero avrebbe potuto sopportare la brutale temperatura invernale dell'Alaska ( che era scesa a – 60° F) per non più di 6 giorni. Durante il viaggio in slitta , infatti più di uno degli uomini è venuto a mancare per il congelamento e molti dei cani da slitta devoti, sono morti lungo la strada. Alla fine il team rimasto è riuscito a raggiungere Nome in cinque giorni e mezzo. Anche se alcuni degli abitanti perirono per la difterite, l'arrivo della medicina ha fatto esattamente quello che doveva: impedire che si propagasse un focolaio. A quel tempo il mezzo più popolare per dare le notizie, era la radio. E gli uomini con i loro cani arrivati a destinazione erano diventati rapidamente dei personaggi conosciuti da tutti tramite le onde radio. La grande quantità di pubblicità che circondò l'evento fece sì che si rinnovasse l'interesse per la ricerca di un vaccino antidifterico, che è ancora oggi quello utilizzato per prevenire la malattia.  Oggi la controversa statua di Balto si trova nel Central Park di New York. Molte persone credono che un altro cane da slitta, Togo, avrebbe dovuto essere accreditato come eroe. Togo infatti ha attraversato la parte più lunga e più difficile del viaggio, ben 350 miglia. Mentre Balto ne ha percorsi soltanto 53, ed essendo stato il tratto finale, è diventato lui il protagonista, ottenendo, così tutta la successiva fama.

La storia del cane balto è reale e folle

Curiosità Redazione - 09 Mar 2017

Balto è l'eroe a quattrozampe che salvò l'Alaska: la sua storia di Lavdie Sijani - Il film d'animazione “Balto” è stato ed è uno dei cartoni animati preferiti dai bambini, sino da quando è uscito nel 1995. La sua storia tiene i bambini affascinati davanti allo schermo per 2 ore di fila con le avventure di tutti quei cani e la neve bianca. Ma in realtà la storia di “Balto” (un Siberian husky) è basata su una vicenda realmente accaduta. Nel film, Balto è un affascinante ma socialmente emarginato cane lupo che vive in una remota città dell'Alaska chiamata Nome. I suoi unici amici sono un'oca di nome Boris e un paio di orsi polari goffi chiamati Muk e Luk. Una notte, tutti i bambini di Nome si ammalano di difterite e l'unico medico della città ha finito l'antitossina. Il medico così ordina un carico di medicinali da Juneau. Ma una tempesta invernale di neve rende impossibile il trasporto sia per via aerea che per mare. La città allora decide di inviare una squadra di cani da slitta via terra per recuperare la medicina. I cani devono percorrere 600 miglia e per stabilire quali sono i cani più adatti per compiere la missione viene organizzata una gara. Balto purtroppo viene squalificato perché è un bastardo. Il gruppo di cani raggiunge la città e recupera la medicina con successo. Ma sulla via del ritorno, l'uomo in sella alla slitta perde il controllo del mezzo di trasporto e sviene. Quando Balto si accorge dell'accaduto, ordina alla sua squadra, composta dai suoi tre amici Boris, Muk e Luk, di trovare la slitta. Nonostante il maltempo, gli orsi ed essere caduto in un burrone, alla fine Balto riesce a recuperare la medicina e portare in salvo la slitta nella città di Nome. La medicina salva tutti i bambini e Balto viene acclamato come eroe. Ecco cosa è realmente accaduto nel lontano gennaio 1925 a Nome in Alaska Si era diffusa una epidemia di difterite e per avere l'antitossina sufficiente, l'unico medico della città Curtis Welch, sapeva che avrebbe dovuto recuperarla dalla città di Anchorage, distante da Nome più di 1000 miglia. Gli aerei non potevano volare durante gli inverni in Alaska e allora il medico ordinò di mettere il siero su un treno da Anchorage a Nenana, la città più vicina a Nome raggiungibile in treno. Tra Nenana e Nome ci sono all'incirca 674 miglia di distanza. La città di Nome aveva inviato un gruppo di 150 cani da slitta e 20 uomini per poter prendere il farmaco anti-difterite a Nenana. Ottenere la medicina era la parte più facile. Quello che preoccupava tutti era poterla riportare a casa. I medici stimarono che il siero avrebbe potuto sopportare la brutale temperatura invernale dell'Alaska ( che era scesa a – 60° F) per non più di 6 giorni. Durante il viaggio in slitta , infatti più di uno degli uomini è venuto a mancare per il congelamento e molti dei cani da slitta devoti, sono morti lungo la strada. Alla fine il team rimasto è riuscito a raggiungere Nome in cinque giorni e mezzo. Anche se alcuni degli abitanti perirono per la difterite, l'arrivo della medicina ha fatto esattamente quello che doveva: impedire che si propagasse un focolaio. A quel tempo il mezzo più popolare per dare le notizie, era la radio. E gli uomini con i loro cani arrivati a destinazione erano diventati rapidamente dei personaggi conosciuti da tutti tramite le onde radio. La grande quantità di pubblicità che circondò l'evento fece sì che si rinnovasse l'interesse per la ricerca di un vaccino antidifterico, che è ancora oggi quello utilizzato per prevenire la malattia.  Oggi la controversa statua di Balto si trova nel Central Park di New York. Molte persone credono che un altro cane da slitta, Togo, avrebbe dovuto essere accreditato come eroe. Togo infatti ha attraversato la parte più lunga e più difficile del viaggio, ben 350 miglia. Mentre Balto ne ha percorsi soltanto 53, ed essendo stato il tratto finale, è diventato lui il protagonista, ottenendo, così tutta la successiva fama.

La storia di amaze bobb, un barboncino coraggioso che non si è mai arreso

News Redazione - 06 Mar 2017

di Lavdie Sijani - La storia di questo tenero barboncino è da non credere. La sua trasformazione è stupefacente. Oltre ad essere stato abbandonato, le condizioni in cui è stato trovato da Los Angeles Animal Control nella città di Denver sono indescrivibili. Tutto il personale del rifugio per cani è rimasto inorridito dallo stato in cui è stato recuperato Amaze Bobb. Prima di essere preso e messo in salvo, il piccolo barboncino nano aveva vissuto per le strade di Denver con i senzatetto. Non riceveva né cibo né cure di nessun genere da tantissimo tempo. La sua storia è il racconto di diversi salvataggi e della sua forza di volontà nel non volersi arrendere fino a quando non avrà trovato una perfetta famiglia per sempre. Per prima cosa, il personale del rifugio per cani lo ha portato al Carson Animal Care. Lì il piccolo barboncino nano è stato completamente rasato. Di seguito, controllando la sua bocca, gli hanno tirato via alcuni denti perché troppo marci per essere salvati. Amaze Bobb aveva un pelo completamente arruffato ed arricciato e per questo motivo la sua zampa posteriore sinistra si era amputata autonomamente. La sua “pelliccia” infine aveva del tutto chiuso la ferita. I veterinari poi si sono accorti che anche la condizione di una delle sue zampe anteriori non era delle migliori. Hanno quindi deciso che era necessario amputargli anche quella. Quando sono venuti a conoscenza della situazione di Amaze Bobb, Love Leo Rescue insieme a Carla Naden, la direttrice di salvataggio della Animal Synergy, hanno immediatamente accolto il barboncino nano nella loro struttura per cani abbandonati. Dopo poco più di due settimane Amaze Bobb ha trovato una casa adottiva, che è diventata la sua casa per sempre. È andato, infatti, a vivere con i Ludenbergs nel Colorado. Megan Ludenberg è un'addestratrice di cani professionista nella contea di San Diego. La sua casa era esattamente ciò di cui il dolce barboncino nano aveva bisogno. Prima che la famiglia Ludenberg volasse a Denver per poter finalizzare l'adozione, sono passate altre sei settimane perché Amaze Bobb aveva bisogno di qualche ulteriore assistenza veterinaria. Ma quando il tenero cagnolino è finalmente giunto a destinazione, non ha mostrato nessuna difficoltà nell'unirsi ad una casa piena di altri amici. Infatti la famiglia Lundenberg, oltre ad aver adottato Bobb, ha già Zebulon (gatto soriano), Everest (gatto siamese), Denali  e Kaytu ( due Husky Siberiani). Tutti vanno d'amore d'accordo nel rispetto dell'altrui spazio personale. La differenza di Amaze Bobb tra il il prima ed il dopo è assolutamente notevole. La prima volta che arrivò in casa Ludenberg il cagnolino era comprensibilmente sopraffatto. Il suo mondo era improvvisamente cambiato in meglio. Ma dopo appena due settimane il cane si è inserito benissimo nel suo nuovo ambiente confortevole e pieno di affetto ed attenzione. È stato capace di accettare tutto l'amore che gli veniva offerto ed era finalmente felice. Amaze Bobb è un cane dal carattere molto allegro. Ama quando gli si strofina il pancino, ama rotolarsi per terra per attirare l'attenzione. Ama divertirsi con il suo giocattolo preferito che è un agnellino di gomma e il fatto che gli siano state amputate due gambe e che abbia subito qualche grave intervento di chirurgia dentale, non ha in nessun modo rallentato la sua gioia di vivere. L'esperienza professionale di Ludenberg sta dando ad Amaze Bobb la sicurezza per poter costruire un rapporto con gli umani. È un cane incredibilmente intelligente, il dolce barboncino nano, ed è molto felice di apprendere queste nuove competenze che gli vengono insegnate. La sua famiglia adottiva lo adora ed è assolutamente innamorata di questo loro ultimo arrivo. E Bobb d'altro canto è altrettanto contento di vivere in un tale ambiente amorevole, gentile e compassionevole. Non c'era posto migliore per lui se non questa casa, dove vive una famiglia davvero responsabile e sicuramente amante degli animali. Amaze Bobb, nonostante la sua grande disgrazia, è stato senza dubbio molto fortunato.

La storia di capitàn, il pastore tedesco che vive accanto alla lapide del suo padrone

News Redazione - 23 Feb 2017

Capitan, Il cane che da anni preferisce la lapide alla cuccia. di Sijani Lavdie -Capitàn è il nome del meticcio di pastore tedesco proveniente dall'argentina che ha dormito per anni sulla tomba del suo padrone Miguel Guzmàn morto nel 2006. La sua storia è vera e ben documentata. Ha trascorso più di sei anni andando a dormire accanto alla tomba del suo padrone. Durante il funerale del signor Guzmàn la famiglia si era accorta che il cane era scomparso. Trascorsa una settimana i parenti di Guzmàn sono andati a visitare il cimitero e lì si sono stupiti di trovarci proprio Capitàn che faceva la guardia alla tomba. Il direttore del cimitero sostiene che il cane va lì ogni sera verso le 18 e lo fa ormai da anni. Questo bellissimo pastore tedesco dimostra così l'affetto e la devozione verso il suo padrone ormai morto da marzo del 2006. Si presenta ogni sera verso le 18 al cimitero di Villa Carlo Paz, Cordoba in Argentina. Si accuccia di fianco alla lapide di Miguel Guzmàn, dove veglia fedelissimo e si rifiuta di tornare a casa. Il personale del cimitero si prende cura di lui durante il giorno e lui trascorre tutte le sue notti dormendo di fianco alla tomba del suo defunto padrone.  Capitàn resta vigile di fianco alla tomba del suo padrone. Certo, trovare la sepoltura del suo caro padrone non è stato impresa facile per Capitàn. Il direttore del cimitero Hector Baccega racconta di come si è accorto di questo cane che è apparso un giorno, tutto solo e ha cominciato a vagare per il cimitero fino a quando si è fermato proprio di fianco alla lapide di Guzmàn. Spesso durante il giorno Capitàn va a fare un giretto fuori e intorno al cimitero ma poi torna di nuovo alla tomba e comunque, cascasse il mondo, alle 18 in punto si sdraia nella parte superiore del tumulo e rimane lì tutta la notte. Il signor Baccega ha dichiarato che tutto il personale del cimitero porta da mangiare e si prende cura di Capitàn. Il figlio del signor Guzmàn, Damian, ha invece riferito di come ogni volta ha provato a riportare il cane a casa senza mai riuscirci perchè lui ritorna di nuovo subito al cimitero. Miguel aveva comprato Capitàn nel 2005 e l'aveva portato a casa per fare una sorpresa al figlio Damiàn, nel 2005. La moglie di Miguel, Veronica, ha raccontato in una intervista a La Voz che quando il cane scomparve, il giorno della morte di suo marito, lei e suo figlio lo cercarono a lungo ma non riuscirono a trovarlo. Allora entrambi pensarono che il cane fosse morto anche lui o fosse stato adottato da un'altra famiglia. Così smisero di fare ricerche. Scoprire che Capitàn era non solo vivo e vegeto ma bensì riposava di fianco alla tomba del padre, per Damian fu un'enorme sorpresa! Nessuno è mai riuscito a spiegarsi come abbia fatto il cane a trovare da solo la tomba del suo padrone defunto. Sappiamo solo che ci è riuscito. Nonostante gli innumerevoli tentativi fatti da madre e figlio, il cane non ha mai voluto lasciare la tomba per molto tempo. Attualmente è il cimitero la sua nuova casa e anche se a volte va a fare visita ai suoi famigliari nella vecchia abitazione, torna puntualmente sulla tomba del signor Guzmàn. Alla fine sia Damiàn che Veronica hanno accettato il fatto che Capitàn preferisse continuare a stare vicino al suo migliore amico, piuttosto che tornare a casa e sentirne la mancanza. Capitàn si è guadagnato l'affetto di tutti i dipendenti del cimitero, i quali si preoccupano di dargli da mangiare e di farlo vaccinare. Quando qualche tempo fa il cane si era rotto una delle gambe anteriori: sono stati proprio loro a portarlo dal veterinario per curarlo. Insomma, la lezione preziosa che questo straordinario eroe peloso vuole condividere con il mondo è che i cani hanno un modo tutto loro per apprezzare i ricordi e la memoria di un caro amico estinto.

Tg cinofilo, adottati i cani "terremotati" abbandonati: allungano la vita ai cardiopatici

News Redazione - 20 Feb 2017

Sono stati assegnati oggi Jack e Lola, i primi due cani terremotati abbandonati a stare insieme a due pazienti cardiopatici. Abbandonati nelle zone terremotate, Jack e Lola oggi rivedono la luce: sono stati assegnati a due persone cardiopatiche con l'obiettivo di allungarsi la vita a vicenda. Il progetto è qualcosa che rientra pienamente nel concetto di pet therapy e forse va oltre, ed è stato voluto dalla Fondazione Iseni di Malpensa. Questa bella notizia si inserisce in un quadro più generale di provvedimenti volti a garantire gratuitamente a tutti i pazienti del Gruppo Iseni di continuare le loro terapie in compagnia di un cane. E' questa la misura firmata insieme all'associazione Animal's Emercency Onlus. Al di là di quello che è accaduto nelle zone terremotate, ci sono migliaia e migliaia di cani che ogni anno vengono abbandonati e che potrebbero trovare una nuova famiglia proprio all'interno degli ospedali. L'obiettivo è infatti quello di ridurre sempre di più le conseguenze (morali e materiali) degli abbandoni di animali stringendo sempre più collaborazioni fra ospedali ed enti animalisti, facendo così sperimentare al tempo stesso i risultati di questo tipo di terapie. Andrea Macchi, direttore generale di Iseni Sanità, ha commentato così l'iniziativa: "La presenza per tutta la vita di un cane, e quindi non con il solo sistema inglese dei cani addestrati per i bambini negli ospedali per breve tempo, può aumentare la vita dei cardiopatici di ben quattro volte. Il tono simpatico si riduce, scendono i valori di pressione, glicemia e colesterolo. Insomma essere positivi, doversi occupare di un cane, fare più moto anche per portarlo fuori migliora la vita per non parlare degli aspetti psicologici". Nino Ussia, presidente di Animal's Emergency, ha parlato così: "I nostri “arlecchini” sono scelti anche valutando le compatibilità con le persone e poi sono inseriti gradualmente nelle famiglie". A queste parole si aggiunge anche il punto di vista di Fabrizio Iseni, presidente della fondazione omonima: "Il progetto rientra nella umanizzazione della cura, nel concetto che il malato deve sempre essere messo al centro della terapia".

Il video di blu, il pit bull che ha letteralmente pianto quando la sua famiglia lo ha abbandonato

News Redazione - 18 Feb 2017

Blu era sconvolto e  depresso quando ha capito che la sua famiglia non sarebbe mai più tornata a prenderlo. Siamo a Shelter Carson, in California, un rifugio per animali dove, se l'animale non viene adottato entro un certo periodo di tempo, viene praticata l'eutanasia. Ed era come se Blue King (Blu in breve) lo sapesse quando, bloccato all'interno della sua piccola gabbia, la sua paura si mischia a quella di decine di altri cani condannati. Non ha neanche voluto mangiare. Si è seduto lì  con i suoi grandi occhioni tristi, da cui trasparivano tutti i suoi sentimenti di abbandono. Un video ritrae Blu con una lacrima che scende dal suo occhio, probabilmente a causa di una allergia, che immortalava perfettamente la situazione che Blu e tutti gli altri animali vivono all'interno di questa struttura. Blu aveva vissuto con la sua famiglia per circa un anno quando hanno deciso di trasferirsi. Purtroppo Blu non rientrava nei loro piani ed è stata consegnata al rifugio nel mese di gennaio. E più a lungo rimaneva lì, più alte erano le possibilità che gli praticassero l'eutanasia. Ma quando i volontari di Saving Carson Shelter Dogs  videro il suo triste musetto in lacrime, sapevano che dovevano aiutarlo. Hanno fatto un video e l'hanno  condiviso sulla loro pagina di Facebook. E proprio quel video ha commosso Jennifer McKay che non ha perso tempo ed è andata a trovarlo al rifugio.  "Sembrava molto triste e depresso", ha detto McKay. "Tutti gli altri cani  mi guardavano e scodinzolavano, ma lui non si è alzato neanche in piedi, non sarebbe mai venuto da me. E 'stato triste". Osservò il suo viso ed i suoi movimenti e  sembrava che fosse in attesa che la sua famiglia tornasse a prenderlo. "Si può dire che ogni volta che qualcuno camminava, era come se aspettasse la sua famiglia", ha detto. "Sapeva che era stato lasciato lì". McKay avrebbe preso Blu anche subito, ma il regolamento del rifugio prevede prima di effettuare un test di comportamento su di lui. Mentre McKay aspettava che facessero il test, ha visitato di nuovo Blu, portandogli un osso ed una nuova cuccia. "Ho avuto un po 'di attenzione da lui", ha detto McKay. "Lui non mi permetteva di avvicinarlo, ma di sicuro gli piaceva la sua nuova cuccia". Quando McKay ha visitato per la terza volta, Blu si rianimò. "E' venuto direttamente da me!". Dopo una lunga settimana di attesa per  fare il test di comportamento, McKay prese blu e lo portò a casa. Una volta liberato dallo stress del rifugio il suo atteggiamento è cambiato molto. "Lui mi ha ingannato" ha detto McKay con una risata. "Mi aspettavo di avere un cane davvero tranquillo,  ma non appena aperte le porte nel canile, lui era super eccitato. Amava stare in auto e gli piaceva stare con la testa fuori dal finestrino". A casa, dopo una passeggiata ed un bel bagno,un esausto e felice Blu si prende possesso del suo sul divano del salotto. Oltre che sul pelo, Blu ama essere accarezzato sulla pancia, ama le coccole e guardarsi negli specchi. "Lui è ossessionato da guardarsi nello specchio", ha detto McKay. "E' un cane molto vanitoso, quando si trova davanti ad uno specchio sorride a se stesso e scodinzola." Blue ha ancora molto da imparare, deve ancora  imparare i comandi di base e come camminare al guinzaglio. Ma McKay afferma che Blu, quel cane triste che ha trovato al rifugio, oggi è un cane felice ma la più felice è la sua nuova proprietaria che potrà godere di tutto l'amore e l'affetto che blu gli regalerà. Sorridente selfie! McKay e Blue sono una nuova famiglia felice. "Lui è proprio felice", ha detto McKay. "Quando torno da lavoro mi accoglie sempre molto affettuosamente. E' un cane buonissimo ed io sono molto felice che sia entrato a far parte della nostra famiglia". Mentre Blu ha avuto la fortuna di avere una casa per sempre, Carson Shelter ha un costante afflusso di animali che hanno bisogno di aiuto. Se siete interessati ad adottare un cane, controlla la pagina facebook di  Saving Carson Shelter Dogs. Foto e Fonte: lifewithdogs

La storia di oddball: addio al cane che proteggeva i pinguini

News Redazione - 17 Feb 2017

È morta Oddball, una femmina di pastore maremmano famosa perché si prendeva con amore cura dei pinguini. La storia di Oddball è nata sulla Middle Island, al largo della costa meridionale di Victoria in Australia, dove si trova una delle colonie di pinguini più piccoli del mondo. In passato si contavano più di mille esemplari, ma poi hanno iniziato a essere le prede preferite delle volpi. In pochi anni si era verificata nella colonia una vera e propria strage. «Arrivati al punto che da oltre 800 pinguini esistenti ne siamo riusciti a trovare solo quattro - raccontava Peter Abbott del Preservation Penguin Project -. Una volta è capitato che nel giro di due notti abbiamo trovato oltre 360 pinguini uccisi. La colonia era arrivata allo stremo e un altro attacco da parte delle volpi avrebbe significato dire addio per sempre a questi adorabili uccelli». È a questo punto di questa storia che è entrata in scena Oddball. Nel 2006, Alan Marsh, un allevatore di galline, ha consigliato di utilizzare i pastori maremmani come cani da guardia a difesa di questi adorabili pinguini. Il ragionamento era semplice: se questi cani proteggono i pollai e gli olivi dalle volpi, perché non lo farebbero con i pinguini? Un’idea che all’inizio non era stata presa in considerazione dal consiglio comunale di Warrnambool, ma Marsh è andato avanti per la sua strada decidendo di addestrare il suo cane Oddball. Quella che sembrava un’idea folle, invece ha funzionato: il pastore maremmano spedito sull’isola, ha protetto i pinguini che non sono stati più uccisi. Poco dopo gli vengono affiancati anche altri pastori maremmani con lo stesso compito. E dopo qualche anno la colonia di pinguini torna a crescere per numero di esemplari, mentre le volpi scompaiono dall’isola. Una storia meravigliosa diventata anche un film: “Giotto, l’amico dei pinguini” il titolo originale “Oddaball”, uscito nel 2015. "Aveva 105 anni umani, ha vissuto una vita molto bella. Ha lasciato una grandissima eredità: sarà sempre ricordata come uno dei cani più gentili mai conosciuti".  Alan Marsh

La storia di zuzu, abbandonata per prendere un altro cane

News Redazione - 15 Feb 2017

Non è una di quelle storie a lieto fine quella di Zuzu, una cagnolina di due anni abbandonata dai suoi padroni in un canile, nel quale la famiglia ha cercato di adottare un altro cane. Zuzu era stata trovata a vagare per le strade di Downey, in California, e portata al Downey Animal Care Center: Al inizio i volontari pensavano che fosse una randagia, ma intuivano che c’era qualcosa di insolito : “E’ una cagnolina amichevole, ma sentivo tristezza e confusione”, ha raccontato la volontaria Desi Lara. “La maggior parte dei cani salta da una parte all’altra del cortile. Lei si aggirava molto piano, nervosa e guardandosi attorno”. Il suo comportamento è improvvisamente cambiato quando è arrivata una famiglia nel nostro canile: mentre passavano vicino al recinto, la cagnolina Zuzu ha iniziato a scodinzolare, abbaiando felice. La famiglia è rimasta per poco ad accarezzare Zuzu, parlandole dall’altro lato del recinto. “ Si capiva che si conoscevano molto bene ”. Zuzu credeva che i suoi padroni la avrebbero riportata a casa, però le cose non sono andate come sperava. I padroni hanno riferito ai volontari che sì, Zuzu era la loro cagnolina, ma non erano lì per lei ma avevano intenzione di avere invece un altro cane. Ci sono diverse versioni del perché i suoi padroni volessero abbandonare Zuzu: secondo una versione, si erano stancati del fatto che fuggiva continuamente. Secondo un’altra versione, il padre di Zuzu, che viveva assieme a lei con gli stessi padroni, sarebbe morto da un po' di tempo e la cagnolina non avrebbe preso bene la cosa: “Non era più una cagnolina felice”, Lara, la volontaria, sostiene che la famiglia gli abbia detto, visto che la cagnolina non era più felice, di aver trovato come soluzione quella di lasciar scappare Zuzu e di cercare un altro cane. Non è chiaro se alla fine la famiglia abbia potuto adottare un altro cane, e neppure se sia stato loro consentito di scegliere uno, visto che sarebbe logico che i volontari rifiutassero un affidamento a chi sembra trattare i cani come giocattoli. Il post di Desi Lara, la volontaria che aveva filmato anche l’incontro di Zuzu con i suoi ex padroni, è diventato virale sui social, con diversi migliaia di visualizzazioni, e migliaia di commenti che non erano proprio complimenti per la famiglia. Al punto che la volontaria sembra avere eliminato il post, che stava avendo più visibilità di quello che si aspettava. Nel frattempo, però una cosa è certa, Zuzu è ancora in attesa di trovare un padrone, ma grazie a questa pubblicità lo troverà sicuramente.

La storia di mojito: senza i suoi giocattoli non dorme

News Redazione - 22 Ott 2016

Mojito e la sua grande passione per i giocattoli Lei si chiama Mojito, è una cucciolona di tre anni di Golden Retriever e da circa un anno e mezzo ogni notte, prima di andare a dormire, sceglie un nuovo giocattolo da portare con sé per fare la nanna. La sua padrona Kim Downie, racconta che Mojito ha tantissimi giocattoli. Alcuni glieli compra lei perché ogni volta che passano davanti ad un negozio Mojito scalpita per averne assolutamente uno nuovo e altri ancora glieli regalano. Kim afferma che ogni sera prima di andare a dormire con lei al piano di sopra Mojito non si tranquillizza fino a quando non ha scelto un gioco da portare con sé.  E badate bene, non sceglie il primo che capita.  Questa dolcissima cagnolona, che oltretutto ha ricevuto da poco la certificazione come cane da Pet Therapy, è molto selettiva con i suoi giochi. Sembra quasi che ricordi esattamente tutti i suoi giocattoli perché ogni sera, svuota tutte le scatole in cui sono riposti fino a quando non trova quello di suo gradimento per quella notte. Oltretutto è Mojito che decide quando riportare giù i suoi giochi. Ogni gioco che lei ha scelto deve rimanere esattamente dove lo mette lei e se Kim prova a riportarlo di sotto, lei in tutta tranquillità va’ e lo riporta nuovamente di sopra fino a quando non ritiene sia arrivato il momento di riportarlo al piano di sotto. Qualche volta Mojito permette anche al gatto di casa di intrattenersi insieme a lei con i suoi giochi. Per evitare l’invasione di giocattoli che aumentano dentro casa Kim ha anche richiesto un pare ad un esperto che sembra averle consigliato di nasconderne uno ogni tanto così da sembrare nuovo se non viene visto per un po’. Una storia dolcissima Quando vado a caccia di storie da raccontarvi mi imbatto sempre in tantissime storie diverse. Alcune strazianti e sofferte altre divertenti e davvero dolcissime. La storia di Mojito direi che rientra tranquillamente nella seconda categoria. Trovo che sia davvero stupenda la passione di Mojito per i suoi giochi e il modo in cui la sua padrona asseconda questa passione. Ognuno di noi infondo ha la propria passione quindi perché non dovrebbero averla anche i nostri amati amici a quattro zampe. Sappiamo bene che i cani adorano giocare, quindi chiunque di noi abbia un cane sappia quanto è meraviglioso il loro entusiasmo nel gioco. Certo la passione di Mojito è abbastanza particolare, tanto che la sua padrona si è divertita a fotografarla mentre ogni sera fa le scale con un gioco sempre diverso. Possiamo vederla con un pupazzo a forma di giraffa, o di panino oppure vederla nella sua cuccia attorniata di tantissimi giochi diversi con cui si diverte a giocare per tutto il giorno. Le fotografie di Mojito e dei suoi giocattoli ha fatto il giro del web diventando virale in poco tempo e guardandole non c’è da stupirsi vista l’infinita dolcezza e simpatia che ispirano.

lazarus

Lazarus, il cane con 15 kg di pelo addosso: il video del salvataggio

News Redazione - 11 Set 2016

L'incredibile storia di Lazarus, un cagnolino che è stato trovato con 15 kg di pelo addosso. Lazarus, un nome emblematico per un povero cagnolino che è letteralmente risorto dall'inferno a cui era stato costretto. Andiamo con ordine: siamo in Virginia, USA, e da un piccolo fienile di una fattoria si sentono sempre lamenti e mugolii. Sono le richieste d'aiuto di questo cane che vive in mezzo a sporcizia e feci da molti anni. La noncuranza e l'incuria dei suoi padroni ha causato anche un effetto sconvolgente: il pelo di Lazarus è cresciuto tantissimo, sembra più una pecora che un cane. Come racconta Jessica Kincheloe, toelettattrice che si è offerta spontaneamente di aiutarlo, la vista di quel cagnolino impaurito le è rimasta impressa: "Quando siamo riusciti ad aprire la porta, abbiamo trovato Lazarus triste, debole ed il suo sguardo supplicava pietà. Ad avvisarci è stato uno dei vicini del proprietario del fienile che, essendosi gravemente ammalato, aveva chiesto all’uomo che abitava accanto a lui di occuparsi temporaneamente del cane al posto suo". Le immagini del filmato testimoniano le tristi condizioni in cui era tenuto Lazarus. Un team di toelettatori ha iniziato così a tosarlo: "Ha perso 15 chilogrammi di pelo. Da quel momento, il povero quattro zampe ha iniziato a sentirsi meglio. Ci guardava come se ci volesse ringraziare". E così che Lazarus ha iniziato una nuova vita, come spiega Jessica: "Le carezze non gli erano affatto familiari. Anche se inizialmente era impaurito, ha capito che noi lo volevamo realmente aiutare e così, dopo poco tempo, ha rivelato la sua immensa dolcezza". E' il Big Fluffy Dog Rescue, un rifugio per cani in Virginia, che si sta prendendo cura di Lazarus. Rimarrà lì fino a quando non si sarà trovata una famiglia che voglia adottarlo, come spiega Jean Harrison, fondatrice dell'associazione: "Si deve ancora abituare alla sua nuova vita- Quando gli porto una fresca bistecca di carne, lui si avvicina con cautela come se non sapesse se può realmente mangiarla oppure no. Ha sempre il timore di essere sgridato o punito come lo era probabilmente in passato".

hoshi

Perde gli occhi, ma succede un qualcosa di straordinario: la storia di hoshi

News Redazione - 06 Set 2016

Hoshi: il cane che ha perso gli occhi ma ha trovato un grande amico Il mondo di Hoshi attraverso gli occhi di Zen. Eccomi qui, di nuovo a raccontarvi un’altra di quelle storie speciali che mi piacciono tanto e che fanno bene al cuore e allo spirito. Protagonisti come sempre i nostri amici a quattro zampe. Quelli speciali e meno fortunati, come Hoshi e Zen. Quelli che però trovano nelle loro vite degli amici speciali, umani e non solo, che rendono tutto un po’ migliore. Quindi mettetevi comodi e lasciate che vi presenti Hoshi. A 11 anni è rimasto totalmente cieco a causa di un glaucoma (clicca qui per leggere i sintomi e le possibili cure di questa patologia). Per via di questa patologia Hoshi è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per rimuovere entrambi gli occhi.  La sua famiglia umana era parecchio preoccupata, temeva infatti che si sarebbe lasciato andare.  Ma non avevano considerato Zen. Sei mesi prima dell’intervento, in famiglia è stato accolto un trovatello a cui è stato dato il nome di Zen. Zen vagava sporco ed affamato per le strade di Spokane, prima che la famiglia umana di Hoshi si innamorasse di lui e decidesse di adottarlo. Anche Zen era malato però. Aveva un ingrossamento del cuore, un edema polmonare acuto e un fortissimo dolore ai denti.  Inoltre la famiglia era preoccupata per la reazione di Hoshi al nuovo arrivato. Pauline, la proprietaria dei due pelosi ha dichiarato che alla fine le sue preoccupazioni sono state del tutto inutili. Hoshi ha annusato un pochino Zen e poi i due insieme si sono messi subito a giocare diventando praticamente inseparabili. E inseparabili lo sono ancora di più ora che Hoshi non può più vedere. Zen sembra comprendere il bisogno di aiuto di Hoshi e non lo lascia mai da solo, camminando sempre al suo fianco. Ma questo “effetto benefico” ha inciso anche su Zen, che da quando ha Hoshi al suo fianco sembra stare molto meglio.  Quando è arrivato in famiglia Zen era silenzioso e nervoso ma la sua amicizia con Hoshi gli ha ridato tutta la vitalità e l’entusiasmo che gli sono proprie. Il potere dell’amicizia Non solo per gli umani è importante l’amicizia. Lo è anche per i nostri amici pelosi. E qualche volta è come quando noi troviamo nella nostra vita qualcuno che in qualche modo ci completa, ci supporta, condivide con noi gioie e dolori e diventa quello che chiamiamo il nostro “migliore amico”. Anche i nostri amici pelosi possono avere la fortuna di trovare questa anima speciale. Hoshi e Zen nella sfortuna dei loro problemi di salute si sono trovati e si sono dati rispettivamente la gioia di vivere e di giocare. Oggi si aiutano e si supportano a vicenda in quella fiducia cieca e in quell’amore incondizionato di cui solo i nostri amici a quattro zampe sono capaci. Ad entrambi non importa se sono di razze diverse, se hanno problemi diversi, se uno è grande e l’altro è piccolo. A loro importa solo che hanno bisogno uno dell’altro. Questa è l’ennesima dimostrazione che abbiamo ancora molto da imparare dai nostri amici cani. Una lezione di “umanità” e lealtà che molti di noi devono davvero ancora apprendere.

Lola

Lola, la cagnolina ritrovata sotto le macerie di amatrice

News Redazione - 03 Set 2016

Lola può riabbracciare il suo padrone Quella a cui abbiamo assistito nei giorni passati è innegabilmente una tragedia. Con il terremoto tantissime persone hanno perso la vita. Ma tra tutto quel dolore ci piace parlarvi di piccoli attimi che invece hanno visto trionfare la vita, non solo degli uomini ma anche dei nostri amati pelosi. La storia che voglio raccontarvi è quella di Lola. La piccola Lola è stata trovata nei giorni scorsi dai Vigili del Fuoco che l’hanno affidata ai volontari dell’Empa per i controlli di routine prima di essere riaffidata alle cure e all’affetto del suo padrone che ne aveva denunciato la scomparsa. Un primo tentativo di messa in sicurezza era andato a vuoto per questa cagnolina fino a quando c’è stato un secondo avvistamento e finalmente il recupero. Con Lola sono più di 400 gli animali soccorsi dall’Empa nelle zone colpite dal sisma. La protezione Animali ha lavorato senza sosta e impiegato più di 30 persone tra veterinari e volontari affinché i nostri amici pelosi fossero assistiti nelle cure e sfamati. Lola ma anche tanti altri amici pelosi Come abbiamo detto Lola non è la sola cagnolina salvata in questa immane tragedia che ha spezzato tantissime vite.  Ma non ci sono solo quelli che sono stati salvati. Ci sono anche i cani che stanno accanto ai loro padroni che hanno perso tutto e che non fanno mancare loro l’affetto e la devozione. Ci sono quelli che stanno accanto ai padroni feriti e purtroppo ci sono quelli che soffrono per aver perso i loro padroni. Lola è stata fortunata. E’ potuta tornare dal suo padrone che l’ha accolta felice e commosso. E non dimentichiamoci di loro, i cani che invece sono andati con i loro conduttori nelle zone del sisma per cercare dispersi, per cercare di salvare più persone possibile. Il loro lavoro è stato indispensabile. Superare il dramma insieme Mentre scrivo questo articolo mi viene da pensare a tutti coloro che penseranno “ma chi se ne frega dei cani, l’importante è salvare le persone”.  Seppur questo pensiero sia comprensibile, chi è proprietario di un peloso sa anche quanto conforto questi animali stupendi siano in grado di dare. Seppur non posano fornire aiuti materiali possono sicuramente fornire sostegno e in momenti come questi anche questo è fondamentale e assolutamente necessario. Anche loro, Lola come molti altri, del resto hanno vissuto e vivono il dramma che ha colpito questa terra meravigliosa. Per cui, ben venga il conforto che possono dare ai loro padroni e l’affetto che molti padroni hanno riversano sui loro amici a quattro zampe. Vivono momenti difficili e non sarà facile riprendersi e riprendere quella che era la quotidianità. Quando hai un cane e lo ami per davvero allora quel cane è un membro della tua famiglia e davanti alle tragedie le famiglie stanno unite e i membri si stringono uno all’altro per superare le avversità. I nostri amici pelosi sono un toccasana per l’anima perché aldilà di tutto a loro importa solo di essere accanto a chi li ama.

Khan

Khan abbaia ferocemente ad una bimba, ma le apparenze ingannano...

News Redazione - 30 Ago 2016

Khan, il "cattivissimo" dobermann Lo sappiamo no? I Dobermann sono dei cani famosi per la loro cattiveria e Khan, il protagonista della nostra storia, non fa eccezione. O forse, sono solo gli umani ad essere famosi per la loro stupidità. Su questa riflessione ci si potrebbe aprire un gran bel dibattito ma oggi è di Khan e della sua famiglia umana che voglio parlarvi. Tra gli umani ci sono, per fortuna, delle persone che non badano affatto alle leggende metropolitane che vogliono classificare i cani come buoni o cattivi. Alcuni umani per fortuna sanno che i cani non sono né buoni né cattivi. Vanno saputi addestrare e soprattutto vanno saputi amare. Solo così loro potranno ricambiare con altrettanto amore e, qualche volta, anche proteggerci da un imminente pericolo. Questi umani, magari ce ne fossero di più al mondo, non si fanno alcun problema ad aprire le porte della loro casa ad un Dobermann. Sì, proprio lui il cane pazzo e cattivo per eccellenza. E lo fanno anche avendo in casa una bambina piccola certi del fatto che, con le dovute accortezze, i due cuccioli possano diventare ottimi amici per la vita. Khan abbaia furioso alla bimba, ma non è come sembra… Uno degli umani di cui vi parlo è Catherine Svilicic, amante di tutti gli animali ma in particolar modo dei cani. Questa donna voleva che i suoi figli crescessero imparando il rispetto per questo stupendi animali, quindi ha deciso di dare una nuova casa ad uno dei cani del canile della zona. La scelta è caduta su Khan, un Dobermann. Se diamo retta alle dicerie, non proprio un cane adatto ad una famiglia con bambini ma il cagnone si è dimostrato dolcissimo e bisogno d’affetto e non è stato davvero difficile per lei scegliere proprio lui. Catherine era consapevole che avrebbe dovuto farlo avvicinare ai suoi figli con cautela ma Khan fin da subito si è dimostrato docile e protettivo nei loro confronti.  Un pomeriggio d’estate il cane era in giardino con la piccolina di casa, una bimba di 17 mesi e si dimostrava dolce e delicato con lei. Catherine li osservava tranquilla dalla finestra. Poi Khan ha iniziato ad abbaiare violentemente avanzando verso la piccola. Catherine si è spaventata pensando immediatamente che il cane stesse per attaccare la bimba. E’ corsa fuori ed è riuscita a raggiungerla e in quel momento si è resa conto che non era affatto come sembrava. Khan infatti aveva notato un serpente velenoso che avrebbe potuto mordere la bambina e il suo comportamento aggressivo era volto solo ad allontanarlo e a proteggerla. Khan è riuscito a proteggere la piccola ed è stato morso lui stesso dal serpente. Catherine ha quindi soccorso immediatamente il cane portandolo dal veterinario, che con una puntura anti veleno gli ha salvato la vita. Ogni giorno ringrazia di essersi affezionata fin da subito a quel cane che si è dimostrato fedele e leale con la sua piccola sorellina umana proteggendola e mettendo a rischio la sua stessa vita. Sono contenta di avervi raccontato questa storia che, ne sono certa, vi avrà strappato almeno un sorriso per la tenerezza di cui è intrisa. Quando riusciamo ad andare oltre le apparenze c’è tutto un mondo che si apre davanti ai nostri occhi e quando lo facciamo con un animale allora siamo certi di venire ricompensati con un amore e una dedizione immensi, che possono solo insegnarci una volta di più il doveroso rispetto verso questi stupendi animali.

J. J. e Tahoe

J.j. e tahoe insieme a lezione: l’università dice sì

News Redazione - 28 Ago 2016

J. J. e Tahoe, insieme all’università Sbirciando sul web alla ricerca di storie belle da raccontarvi mi sono imbattuta in una storia che risale a gennaio. È la storia di J.J. e Tahoe. J.J. e Tahoe sono legatissimi ma non potevano stare insieme tutto il giorno in quanto lui è uno studente universitario e doveva lasciarla a casa durante le lezioni. A J.J. questo però proprio non andava giù. Voleva poter portare Tahoe all’università con sé. J.J. McGrath è uno studente di criminologia all’università di Gran Valley State nel Michigan, vive a Allendale e gioca a football nella squadra del Michigan. J.J. e Tahoe sono inseparabili al punto che nella sua pagina Facebook lui scriveva “A che mi serve una fidanzata se ho già lei?”. J.J. dice di voler molto bene al suo cane e ne sente la mancanza quando sono lontani. Per questo decide di scrivere all’Università per richiedere l’autorizzazione a frequentare le lezioni portando con sé Tahoe. Le prime richieste di J.J. e Tahoe vengono ignorate ma lui non si è arreso e ha continuato ad inviare le sue richieste aggiungendo anche delle fotografie di Tahoe, mentre saliva in auto pronta ad accompagnarlo alle lezioni. Alla fine la sua perseveranza ha raggiunto i risultati sperati in quanto dopo alcune settimane l’Università ha dato a J.J. e Tahoe l’autorizzazione per frequentare insieme le lezioni. J.J si è detto molto felice di poterla portare con sé e anche i compagni di J.J. lo sono stati di averla con loro in aula. Tahoe ormai ha numerose foto postate su Facebook da J.J. che la ritraggono accanto ai banchi di scuola ad ascoltare tranquilla le lezioni. Cane e padrone, un legame indissolubile Leggendo questa storia ho pensato che mi sarebbe proprio piaciuto andare a lezione con il mio cane quando ancora andavo all’università. I cani hanno un grandissimo potere calmante nell’uomo e ancora di più quando c’è un profondo legame affettivo tra di loro. Magari quello avrebbe favorito anche una maggiore concentrazione…  J.J. e Tahoe hanno un legame fortissimo e sono certa che Tahoe stia dieci volte meglio accanto al suo padrone anche in un’aula universitaria piuttosto che a casa da sola. Certo, non sempre possiamo portare i nostri amici a quattro zampe con noi ma, in virtù di quel legame che costruiamo con loro, possiamo provare, per quanto è possibile, ad adattare le nostre abitudini e le nostre uscite tenendo conto che possiamo fare tantissime cose insieme al nostro cane. Se andiamo via il weekend possiamo scegliere un albergo dove i cani sono i benvenuti e, dato che siamo in piena estate, scegliere una spiaggia dove anche i nostri amici pelosi sono ammessi. Sono molti i cani a cui piace viaggiare e che raramente creeranno problemi se li portate con voi. Anche vedere posti nuovi sarà bello da fare insieme a loro grazie all’innata curiosità che i nostri amici a quattro zampe hanno.  Non sempre è possibile ovviamente ma dobbiamo sempre ricordare che quando decidiamo di prendere un cane le nostre abitudini inevitabilmente devono cambiare.  J.J. e Tahoe sono stati fortunati quando l’università ha accettato la loro richiesta ma ciò che davvero mi è piaciuto di questa storia e che mi ha fatto venire voglia di raccontarvela è proprio l’amore di J.J. per la sua amica, ed è lo stesso amore che ogni padrone dovrebbe avere per il proprio peloso.

Abayed: il cane da pastore su due ruote

News Redazione - 23 Ago 2016

Abayed: dopo la paralisi, la rinascita Abayed il cane da pastore scambiato per un randagio viene ferito e rimane paralizzato Abayed è un cane da pastore che purtroppo non è più in grado di fare il lavoro che ha svolto per tanti anni. Due anni fa Abayed è stato scambiato per un cane randagio ed è stato ferito con un colpo di pistola alla spina dorsale. Questa modalità di azione fa parte di un programma volto a ridurre i cani randagi in Giordania. I suoi padroni lo trovarono ululante di dolore e incapace di muoversi e lo portarono immediatamente dal veterinario: disse che Abayed non avrebbe più potuto utilizzare le zampe posteriori, che erano rimaste paralizzate a causa della lesione subita. Non avrebbe più potuto correre né fare da pastore per il gregge del suo padrone. Ma il suo padrone non si è arreso e nonostante non fosse in grado di accudirlo, ha deciso che il suo Abayed meritava una possibilità e ha cercato aiuto rivolgendosi ai medici del Human Centre for Animal Welfare di Amman per trovare una soluzione che gli permettesse almeno di muoversi. I medici lo hanno sottoposto ad un intervento e Abayed ha dovuto sostenere un lungo ricovero, ma la sua voglia di vivere era evidente soprattutto al direttore del centro. Così i medici hanno trovato il modo di farlo camminare di nuovo e fargli avere una vita pressoché normale grazie ad un carrellino un po’ speciale. È infatti dotato di ruote più grandi che risultano essere adatte anche a strade sterrate. Abayed non può più fare il suo lavoro perché non sarebbe comunque in gradi di stare dietro alle pecore ma anche se la vita lavorativa è terminata ora ne ha iniziata una da cane domestico e non ha perso la sua vivacità e la sua voglia di vivere. Grinta e tenacia e il coraggio delle seconde possibilità Qualche volta mi piace accomunare i sentimenti umani con quelli animali. Le similitudini che colgo sono sempre infinite.  Immaginate un uomo che dedito al suo lavoro un giorno non può più farlo, un uomo che a causa di un evento non dipeso da lui perde anche la possibilità di muoversi autonomamente. Ci vuole grinta e coraggio per andare avanti e ricominciare. Allora mi chiedo, chissà se anche per un cane è così. Sono certa che Abayed abbia sofferto tantissimo per il fatto di non poter più fare il proprio lavoro, eppure la voglia di vivere non lo ha mai lasciato. Da cane da pastore è dovuto diventare un cane da compagnia perdendo un poco di quella che era la sua natura. Ma alle seconde possibilità non si può dire di no e lui non lo ha fatto. Abayed ha dimostrato allo staff medico che lui quella seconda possibilità la voleva e se la meritava. Tante volte sentiamo storie tristi di animali feriti che vengono soppressi perché le cure sarebbero troppo costose, perché non tornerebbero comunque ad essere gli stessi cani di prima ma per fortuna alcuni cani hanno anche dei padroni che insieme a loro non si arrendono e credono nelle seconde possibilità.

diggy

Diggy: un bellissimo sorriso che potrebbe spegnersi

News Redazione - 21 Lug 2016

Diggy, un cane e un sorriso da salvare Questa è la storia di Diggy, un ex cane randagio che ora per colpa di una legge discutibile rischia la morte. Siamo a Waterford Township, in Michigan. Diggy era un randagio. Recuperato dalla strada, ha passato 100 giorni dentro una gabbia in un canile. Poi ha finalmente trovato un padrone, il musicista Dan Tillery. E il loro rapporto è davvero bellissimo ed è stato immortalato in una foto, a dir poco stupenda, dove padrone e cagnolone sorridono felici. Si avete capito bene, sorridono entrambi. L’espressione di Diggy non può essere scambiata per null’altro che un sorriso felice. L’immagine diffusa sui social è diventata in pochissimo tempo virale. Proprio quella fotografia però sta causando dei problemi a Diggy e a Dan.  Problemi che potrebbero decretare la morte del cane.  Alcune persone, infatti, vedendo quella bellissima fotografia si sono messi in contatto con la polizia di Waterford Township in quanto, a loro avviso, il cane sarebbe molto simile ad un Pit Bull, una razza che, secondo le leggi del posto, è assolutamente proibita. Una decisione questa che venne presa nel 1988 quando una donna venne aggredita e il suo cane ucciso proprio da due Pit Bull. A nulla sembra servire la documentazione rilasciata da un veterinario che identifica Diggy come un Bulldog americano. Dan Tillery sarebbe anche in possesso della licenza del Comune che lo identifica ugualmente come Bulldog. La vita di Diggy sembra comunque dipendere esclusivamente dal giudizio visivo, e aggiungerei probabilmente inesperto, del funzionario di polizia piuttosto che sulla valutazione del veterinario. Al momento Dan Tillery sta cercando di trovare una soluzione al problema ma la polizia sembra essere irremovibile: il cane deve trovare un’altra casa in un’altra città oppure verrà riportato al canile e soppresso. Anche il web si è mobilitato per cercare di aiutare Diggy e Dan aprendo una sottoscrizione on line con cui si spera di poter contrastare questa decisione crudele e assurda. Una normativa che sostiene il pregiudizio Una normativa quella vigente a Waterford Township a mio avviso pregiudizievole e sbagliata. Soprattutto dal momento in cui, un veterinario e perfino un certificato rilasciato dal comune attestano che Diggy non è un Pitt Bull. Una normativa che viene rispettata esclusivamente sulla basa di “quello che sembra”. E sia ben chiaro, la reputerei sbagliata anche se Diggy fosse stato un Pitt Bull. Una brutta esperienza con una razza non fa di tutti gli elementi di quella razza degli assassini senza se e senza ma. E quando un cane diventa violento e aggredisce senza un apparente motivo, occorre certo prendere provvedimenti, magari verificando anche come è stato educato dal padrone, ma senza fare di tutta l’erba un fascio. A causa di questo pregiudizio, un cane rischia di essere sottratto ad un padrone che gli vuole bene e con il quale appare davvero dolcissimo, e la fotografia in questo caso ci dà abbondantemente ragione, rischia di essere soppresso perché a qualcuno il cane sembra essere troppo somigliante ad uno di razza pericolosa. Spero che Dan Tillery riesca a risolvere questa annosa questione aiutato anche dalla sottoscrizione di tantissime persone che hanno partecipato all’iniziativa on line, così che Diggy possa continuare a ridere insieme a lui. Questo cane ha già sofferto quando ha vissuto per strada prima e in canile poi e adesso, merita tutto l’amore che il suo padrone prova per lui e che lui ricambia in modo così allegro e felice. Teniamo incrociate le dita per Diggy e auguriamoci che questa assurda normativa venga abolita il prima possibile.

Raven

Raven e woodhouse: cane e gatto amici per la pelle

News Redazione - 18 Lug 2016

La storia di Raven e Woodhouse: una cagnolina trova in un gattino il suo migliore amico e lo adotta Si sa cane e gatto non vanno d’accordo, o almeno questo è quello che ci dice la credenza popolare. Ma spesso questa convinzione si è scontrata con la dimostrazione che tra i nostri amici a quattro zampe, e in questo caso parlo sia di cani che di gatti, possano nascere delle bellissime amicizie. La storia che voglio raccontarvi oggi è proprio quella di un amicizia tra un cane e un gatto. Lei, la cagnolina, è Raven, lui, il gatto, è Woodhouse. Raven e Woodhouse si sono incontrati quando i padroni di Raven, Cristina e il suo compagno Vincent, hanno portato la cagnolina in n rifugio per animali e le hanno fatto scegliere quello che sarebbe stato il nuovo membro della loro famiglia. Raven si è trovata davanti alla scelta di quattro batuffoli e non ha avuto dubbi. Ha scelto immediatamente Woodhouse, un gattino di otto settimane. Ora i due sono praticamente inseparabili. Raven ha scelto il suo nuovo inseparabile amico ed è diventata un po’ la sua guardia del corpo. La padrona di Raven, Cristina, ha raccontato che la cagnolina è diventata per il micio una sorta di figura materna. Woodhouse fa tutto quello che fa Raven. Ogni volta che lei esce in giardino, anche il gattino vuole assolutamente seguirla. Vincent racconta che il gattino si siede dietro la porta e miagola fino a quando non gli viene aperta la porta, anche se poi ha paura di restare da solo in giardino. Woodhouse, prima di trovare in Raven, Cristina e Vincent la sua nuova famiglia, era stato abbandonato e trovato dai volontari mentre girovagava per strada. Da quando però Raven le fa da sorella maggiore, il piccolino le sta sempre accanto e si addormenta accanto a lei. Cristina e Vincent raccontano che i due sono stupendi da guardare. Quando non dormono giocano insieme. La loro casa ha stanze comunicanti in modo circolare e loro si rincorrono attraversandole tutte e saltando sui divani e sui letti. Raven, che non ama fare il bagno, ogni tanto, pur di stare vicino al suo amico, si convince anche a seguirlo quando lui lo fa. Cane e gatto. Nemici o amici? Sono come cane e gatto! Quante volte abbiamo sentito questo detto per indicare due persone che proprio non vanno d’accordo? Eppure sono moltissimi i cani che vanno perfettamente d’accordo con i gatti. Raven e Woodhouse ne sono un esempio. Sicuramente quando sono entrambi adulti possono essere più diffidenti uno nei confronti dell’altro, mentre quando almeno uno dei due è cucciolo è più facile che vadano d’accordo. Infondo sono anche loro un po’ come noi, con alcune persone andiamo perfettamente d’accordo e ci conquistiamo a vicenda in modo istintivo e immediato, mentre con altri in modo altrettanto immediato non andiamo d’accordo. Non deve quindi stupirci se questo succede anche con gli animali. Spesso, ho letto di cani che adottano gatti o di gatti adulti che in qualche modo si prendono cura dei cuccioli di cane. La natura e gli animali si fanno decisamente meno problemi di quanti se ne fa invece l’uomo a mio avviso. Sono molte le cose che, quando leggiamo storie di cani, ma anche di altri animali, dovremmo imparare da loro e forse questa capacità di andare oltre le differenze è una di queste.

Joseph

Joseph, il cane legato ad un albero per quattro anni

News Redazione - 04 Lug 2016

La Storia a lieto fine di Joseph Oggi vi porto a Middletown, in Ohio, e vi racconto la storia di Joseph, un giovane esemplare di Pastore tedesco. Quando è stato trovato, era legato ad un albero con una catena. Non era stato abbandonato dal suo padrone ma, per le condizioni in cui era costretto a sopravvivere, era come se Joseph un padrone vero neppure lo avesse. Non era la prima volta che veniva tenuto legato all’albero. Joseph era tenuto così da 4 anni. Non aveva una cuccia dove potersi riparare dal caldo, dal freddo e dalla pioggia. Non mangiava né riceveva acqua fresca e pulita ogni giorno, ma solo qualche volta alla settimana. Quando la polizia lo ha salvato, affidandolo poi alle cure della Progressive Animal Welfare Society, Joseph era al limite della sopravvivenza, aveva un corpo magrissimo e il collo martoriato. La sua immagine trasmessa in rete è diventata in poco tempo popolare toccando il cuore di moltissime persone. Le vicissitudini di questo povero amico a quattro zampe hanno riunito sia animalisti che semplici amanti degli animali che chiedevano giustizia per lui e pene severe contro il suo padrone, colpevole di incuria prolungata e maltrattamenti. Oggi Joseph, dopo aver ricevuto le cure e l’amore dei volontari che lo hanno fatto rinascere, ha finalmente trovato una famiglia che gli vuole bene e si prende cura di lui in modo serio e responsabile. L’unica cosa che Joseph non ha ottenuto è giustizia. Al suo padrone è stata, infatti, data solo una semplice multa di nemmeno 20 euro. Ancora una volta siamo noi a dover imparare dai nostri amici a quattro zampe… I cani, a mio avviso, sono esseri notevolmente migliori di molti esseri umani. Perché? Per cominciare perché probabilmente a Joseph non importa davvero di non aver ottenuto giustizia. Perché ora ha qualcuno che davvero gli vuole bene e si prende cura di lui. Joseph ha ritrovato il suo carattere gioioso e solare e si gode l’affetto della sua nuova famiglia. Ed è quello l’importante no? Noi esseri umani invece spesso non riusciamo a passare oltre chi ci fa del male, anzi spesso pensiamo di essere nel pieno diritto di farne noi a nostra volta. Ancora una volta forse siamo noi a dover imparare dai nostri amici pelosi. Loro ci insegnano l’amore incondizionato, ci insegnano il perdono e la compassione. Joseph ha visto l’indifferenza umana ma quando ha conosciuto anche l’affetto, ha dato di nuovo fiducia, ha nuovamente aperto il cuore per nuove persone riponendo in loro la certezza che sarebbero stati diversi dal suo padrone precedente, che sarebbero stati migliori e gli avrebbero voluto bene. E Joseph non è un’eccezione. Ho letto di tanti cani adottati dopo aver passato l’inferno con persone crudeli e senza cuore a cui non importava nulla di loro, ma quando hanno trovato qualcuno disposto ad amarli come meritavano hanno dato a quel qualcuno tutto l’amore di cui sono stati capaci e lo hanno fatto con fiducia. Una fiducia e un amore che sanno farti sentire speciale ogni giorno.

Archer

Archer: una cucciola di border collie salvata e poi adottata

News Redazione - 25 Giu 2016

Il salvataggio di Archer Oggi vi porto in Texas e più precisamene a Fort Bend County, e vi racconto la storia di Archer, un bellissimo incrocio di border collie di due anni.  Il paese era stato da poco colpito da un’alluvione e lo sceriffo, Troy Nehls, si trovava su una barca insieme ad una troupe del telegiornale KPRC, una filiale locale della NBC. Stavano perlustrando una zona allagata. Si trovavano tra le case, constatando i danni, quando ad un certo punto hanno notato un musetto spuntare sull’acqua. Si trattava di una cagnolina che era stata legata davanti alla casa dei suoi precedenti proprietari. Non riusciva a liberarsi a causa del guinzaglio. Era intrappolata senza poter scappare e mettersi in salvo. Lo sceriffo insieme alla troupe si è immediatamente mobilitato per soccorrerla. Insieme ad uno dei giornalisti e ad un volontario è riuscito a liberarla. Lo sceriffo racconta che non riuscivano a credere ai loro occhi quando l’hanno vista e che sono saltati in acqua e hanno provveduto a liberarla prendendola poi in braccio. Lo sceriffo racconta che la cucciola, a cui è stato in seguito dato il nome di Archer, era sotto choc. Archer, è stata portata subito alla Houston Humane Society, dove il personale veterinario si è preso cura di lei assicurandosi che stesse bene.  Il cane aveva dei segni sul collo quindi è stato ipotizzato che sia rimasta legata a lungo. Appena i veterinari hanno dato il consenso per l’adozione lo sceriffo ha deciso che Archer, è stato lui a darle il suo nome attuale, doveva far parte della sua famiglia e ne ha richiesto l’adozione. Lo sceriffo racconta che appena ha incontrato Archer è stato amore a prima vista. Afferma di essere felice di averla salvata ma che quello per lui non era sufficiente. Voleva fare qualcosa di più per lei. Così oggi, Archer fa parte della numerosa famiglia dello sceriffo Troy Nehls.   Una storia a lieto fine ma è doveroso riflettere Sono felice di leggere che Archer ha trovato una nuova famiglia. Una famiglia che l’ha voluta da subito. Posso sperare che i suoi precedenti proprietari stiano bene dopo l’alluvione ma, sicuramente, non posso dirmi contenta di come si sono comportati nei confronti della piccola Archer. Lasciarla legata alla catena con un’alluvione in corso è stato, a mio avviso, un atto davvero crudele. Quando si decide di prendere un animale si deve sempre essere consapevoli che non si sta prendendo un giocattolo, ma un essere vivente. Si deve essere consapevoli che quell’animale entrerà, da quel momento in avanti, a far parte della nostra famiglia e che le nostre azioni avranno ripercussioni anche sul nostro amico a quattro zampe. Archer è stata fortunata a trovare nello sceriffo non solo una persona che l’ha liberata dalla catena e da morte certa ma, anche, una persona che ha deciso che questa cucciola meritava una famiglia che le volesse davvero bene e che si prendesse cura di lei.  Questa è una storia a lieto fine ma che deve comunque farci riflettere sul fatto che quando prendiamo un animale ne diventiamo responsabili e, se non siamo pronti per tale responsabilità, non è giusto condannare i nostri amici pelosi alla nostra incoerenza, perché quella responsabilità che decidiamo di prendere non può e non deve avere ripensamenti futuri.

Gorgi: da cane randagio a poliziotto

Home Redazione - 08 Giu 2016

 Gorgi e la sua famiglia di poliziotti Ormai lo sapete, mi piacciono le belle storie tra animali a quattro e a due zampe. La storia di oggi è quella di Gorgi.  Lui un padrone non ce l’aveva e così ha deciso di andare a cercarne uno in una stazione di polizia a Bayamón, in Portorico. Quando è arrivato gli agenti hanno visto subito che non era proprio in buone condizioni. Nonostante fosse malnutrito e con evidenti segni di abuso ha dimostrato però un carattere sereno e amichevole anche se, inizialmente, si è avvicinato un po’ spaventato in cerca di affetto e protezione.  Gli agenti gli hanno dato cibo e acqua e Gorgi è rimasto per un po’ in loro compagnia prima di andarsene. Il giorno dopo Gorgi è tornato, sempre con la sua voglia di affetto e soprattutto senza nessuna voglia di andarsene via. I poliziotti ne sono rimasti conquistati e così hanno deciso di salvarlo dalla strada. Hanno raccolto i soldi e lo hanno portato dal veterinario per un controllo medico.  Il suo stato di salute è risultato nel complesso buono e gli agenti hanno deciso di assumerlo dandogli anche distintivo e giubbotto. Non essendo addestrato Gorgi non può davvero essere un cane poliziotto che agisce sul campo ma il suo ruolo è altrettanto importante. Gorgi contribuisce a migliorare l’ambiente di lavoro riducendo così lo stress degli agenti. Anche lui ovviamente ne trae beneficio, in quanto tutti gli vogliono bene e si prendono cura di lui dandogli tutto ciò di cui ha bisogno. Chi aiuta un amico a quattro zampe trova un tesoro Mi è piaciuta molto questa storia. Gorgi ha sicuramente sofferto nella sua vita, maltrattato e abbandonato da persone che non gli hanno voluto bene e, nonostante questo, lui non ha perso la speranza di trovare un amico a due zampe che si preoccupasse di lui e a cui poter dare tutto il suo affetto. Alla fine Gorgi non ha trovato solo un padrone, ha trovato un intera famiglia all’interno della stazione di polizia. Persone che insieme hanno dato una casa a questo piccolo amico a quatto zampe ma non solo. Gli hanno dato affetto e hanno scoperto che la loro buona azione, il loro buon cuore è servito non solo a Gorgi ma anche a loro che grazie a lui trovano ogni giorno un po’ di serenità e allegria durante il lavoro. Chi di voi ha un cane non si stupirà più di tanto credo. Sa molto bene quanto l’amore di un cane possa aiutare una persona ad accrescere la propria serenità. Sembrerà strano per molti ma chi ha un cane, sa che questi amici possono sentire tutte le nostre emozioni e spesso e volentieri agiscono di conseguenza, standoci più vicini quando siamo un po’ giù di morale o giocando con noi quando siamo invece più allegri. Questi poliziotti hanno salvato la vita di questo cane che per strada avrebbe continuato ad avere solo solitudine e malnutrizione e in cambio hanno trovato qualcuno che rende le loro giornate in qualche modo migliori. Forse il detto chi trova un amico trova un tesoro è proprio vero. Gorgi e i suoi amici poliziotti si sono trovati reciprocamente ed è stato un incontro che ha portato per tutti loro il tesoro più grande di tutti: l’amicizia sincera.

Muellas e Hercules

Muellas e hercules: due amici inseparabili

News Redazione - 07 Giu 2016

Muellas e Hercules: una storia di amicizia tra pelosi Girovagando per il web, qualche volta, mi capita di trovare una di quelle storie che meritano, a mio avviso, di essere raccontate, anche se non sono capitate proprio di recente. Così ho deciso di raccontarvi la storia di Muellas e Hercules. Muellas è un mix Rat-Terrier mentre Hercules è un mix Labrador-Pitt Bull.  Entrambi non sono più cuccioli, avendo all’epoca della storia già 8 anni. Ed è a febbraio del 2105 che la storia che voglio raccontarvi, ha inizio. Muellas è cieco e per muoversi si affida completamente a Hercules che con dolcezza e pazienza lo guida e lo supporta. Continua farlo anche quando l’umano che si prendeva cura di loro li abbandona. Muellas è Hercules sono stati trovati e in seguito accolti nel rifugio dell’Indiana Fort Wayne Animal Care & Control. I volontari del rifugio cercando di trovare loro una nuova famiglia li hanno separati. Sarebbe stato difficile darli in adozione insieme. Ma Muellas e Hercules hanno sofferto molto per questa scelta, tanto che Muellas è caduto in depressione e Hercules piangeva ininterrottamente. I volontari, quindi, intuito che Muellas e Hercules non potevano essere separati hanno cercato di darli in adozione insieme. Sembrava quasi impossibile, ma sul cammino di Muellas e Hercules il destino ha messo una famiglia dell’Ohio che vedendoli in un programma televisivo ha deciso che i due inseparabili amici dovessero far parte della loro famiglia. Quando Muellas e Hercules hanno incontrato la famiglia, il feeling è stato immediato. Non ho notizie recenti di questi due meravigliosi amici a quattro zampe ma mi piace pensare che siano ancora insieme felici e contenti insieme alla loro famiglia di umani. L’importanza dell’amicizia Avere degli amici si sa, è importante. Ancora di più quando sei, in un certo senso, più fragile e indifeso. Avere un amico che ti sostiene e ti aiuta è un dono prezioso, una fortuna che tutti vorremmo avere. Quell’amicizia che dura per tutta una vita, a cui fare affidamento ogni giorno, che ti dà la sicurezza di poter fare i tuoi passi nel mondo sapendo che non sarai mai solo. Questa è l’amicizia tra Muellas e Hercules. Un’amicizia fatta di fiducia e di lealtà che durerà tutta la vita. Un’amicizia così grande che non può essere spezzata, pena la sofferenza di entrambi. Mi è piaciuta molto questa storia, così dolce e capace di farti emozionare un po’. Lui, Hercules, un cagnone grande discendente da una razza sempre giudicata per la sua aggressività, che diventa un angelo custode, oltre che un amico, di Muellas, più piccolino e privato della vista. Forse è anche questo fortissimo senso di protezione ad avermi colpito in questa storia. La forza di un legame che non sempre può essere spiegato con le parole. Non dovrei più stupirmi della profondità con cui i nostri amici cani possono affezionarsi e voler bene a noi umani e, come abbiamo visto, volersi bene tra loro. Nonostante questo ogni giorni hanno la capacità di sorprendermi e di farmeli amare ogni giorno di più. Ognuno di noi, può solo sperare di essere così fortunato di avere, nella propria vita, un’amicizia profonda e vera come quella di Muellas e Hercules.

Jacob e Pirate

Jacob e pirate: un'amicizia nata tra le pagine di un libro

News Redazione - 06 Giu 2016

La storia di Jacob e Pirate Ebbene sì, lo devo ammettere, sono una grande fans delle storie belle che riguardano cani e bambini. Una storia come quella di Jacob e Pirate, una storia che racconta di quella capacità di voler bene come solo i bambini sanno fare, una storia che sfata, ancora una volta, la distinzione tra cani buoni e cani cattivi. La storia di Jacob e Pirate è un po’ diversa dalle altre che di solito sentiamo. Jacob e Pirate non vivono nella stessa casa, non sono compagni di giochi e nessuno dei due ha salvato la vita dell’altro, almeno non nel senso stretto del termine. Eppure Jacob e Pirate hanno fatto l’uno per l’altro qualcosa di altrettanto prezioso. Jacob e un bambino autistico di sei anni di Los Angeles. Jacob non si trova a suo agio a giocare con i bambini della sua età ma ha una grande passione per la lettura. Pirate vive al Carso Animal Shelter, un rifugio per animali abbandonati. Lui è un Pit Bull e sa che la sua adozione sarà difficile, non è più un cucciolo e molte persone considerano la sua razza pericolosa. Sono due anime affini Jacob e Pirate, entrambi con tanto da dare ma con tante difficoltà a farlo. Non si conoscono fino a quando, ormai un anno fa, una zia di Jacob lo ha portato al rifugio. E forse nel momento in cui l’anima di Jacob ha incontrato quella di Pirate, il bambino ha sentito la grande solitudine del cane e ha deciso che lui poteva fare qualcosa. Da quel giorno ogni martedì Jacob si fa portare al centro, porta con sé un piccolo tappeto e un libro, si siede davanti alla gabbia di Pirate e legge per lui. Pirate lo aspetta e quando Jacob arriva, si siede buono buono e lo ascolta. Ma non è solo Pirate a farlo, anche gli altri cani accanto lo fanno. Questa amicizia ha fatto molto bene a Jacob, che ha iniziato ad esercitarsi a leggere a voce alta davanti ad altri bambini. Anche per Pirate si affaccia una nuova strada, verrà trasferito in un altro centro dove sarà addestrato così da avere maggiori possibilità di essere adottato. Jacob e Pirate: un gesto semplice che vale tantissimo Mi piace raccontare le storie che parlano di cani e bambini. Perché mi ricordano quello che gli adulti troppo spesso dimenticano. Noi adulti ci dimentichiamo che si dovrebbe voler bene con il cuore e non con gli occhi o con i pregiudizi. Jacob e Pirate sono diventati amici e, forse inconsapevolmente, si sono aiutati a vicenda. Jacob non ha visto in Pirate un cane cattivo e Pirate non ha visto in Jacob un bambino diverso con difficoltà di interazione. Jacob e Pirate forse non staranno nemmeno mai nella stessa casa, ma non importa. Per il tempo che hanno trascorso insieme, mentre Jacob leggeva e Pirate ascoltava, hanno condiviso un pezzetto di strada, dandosi affetto e coraggio. Ci sono stati solo gesti semplici tra Jacob e Pirata, nessuna avventura se non quella che hanno vissuto insieme nel loro cuore attraverso i libri di Jacob. Ma quel piccolo gesto di dolcezza e affetto da parte di Jacob, che leggeva, e di rispetto da parte di Pirate, che ascoltava tranquillo, vale tantissimo per entrambi e ci fa comprendere, ancora una volta, che abbiamo molto da imparare dai nostri amici animali e forse abbiamo anche molto da ricordare di quando eravamo bambini e volevamo bene a cuore aperto certi che quell’affetto sarebbe stato sempre ben riposto.

Hero e sadie: quando l'amore ti cambia la vita

News Redazione - 05 Giu 2016

Hero e Sadie: un legame incredibile Oggi vi racconto una bella storia. La storia di un cane e della sua piccola amica. Loro sono Hero e Sadie. Sadie è una bimba dolcissima di 4 anni affetta da diabete e da sindrome di Down. Hero è un labrador ed un cane da allerta per persone che soffrono di diabete. Tra Hero e Sadie c’è un rapporto molto speciale, non solo di amicizia. Hero fin da quando è cucciolo e grazie al suo incredibile olfatto, veglia sulla sua piccola amica assicurandosi di avvisare i genitori della bimba se i livelli di zucchero salgono o scendono troppo. Quando i livelli di zucchero nel sangue sono troppo bassi, Hero si lamenta e offre ai suoi genitori la sua zampa sinistra, mentre quando sono troppo alti, offre loro la zampa destra. Lo scorso dicembre però Hero e Sadie hanno dimostrato, una volta di più, quanto profondo fosse il loro legame. Quel giorno mentre Sadie era alla Deerfield Elementary School di Cedar Hills, nella sua classe, Hero era a casa, a 8 chilometri di distanza e ha iniziato a comportarsi in modo strano. La madre della piccola Sadie ha dichiarato che “Hero è un cane molto tranquillo che non si lamenta mai”. Quel giorno però Hero era inquieto, si agitava e piagnucolava. Così la mamma di Sadie, nonostante non fosse certa che il comportamento del cane avesse a che fare con la piccola, data la distanza, ha comunque chiamato la scuola per verificare che la sua piccola stesse bene. L’insegnante ha fatto i test e sembrava andasse tutto bene ma nel giro di mezz’ora i valori sono scesi. Genitori, insegnati e perfino l’addestratore di Hero sono rimasti increduli e impressionati. Hero e Sadie ma non solo loro Non è la prima volta che sentiamo storie di cani che salvano vite umane, di cani che, come nel caso di Hero sono addestrati a “sentire” i cambiamenti dei livelli di zucchero nel sangue dei loro amici umani. Smile alla storia di Hero e Sadie, è la storia di Jadi, anche lui un labrador, e Luke un bimbo di 7. Anche Luke, un bimbo diabetico, è stato salvato dal suo Jadi che accortosi della crisi glicemica ha immediatamente allertato i genitori del piccolo. Sono storie dolci, che ci raccontano ancora una volta che il rapporto che si instaura tra uomo e animale va spesso oltre le spiegazioni scientifiche, va oltre le parole. E’ fatto di istinti, di affetto, di fiducia, di gesti che sono cane e padrone comprendono. Cani come Hero sono addestrati a salvare vite, ma quando lo fanno stando a oltre 8 chilometri di distanza allora non possiamo più parlare solo di addestramento, dobbiamo iniziare ad andare oltre. Hero e Sadie condividono un legame speciale, uno di quelli in cui semplicemente hai fiducia senza cercarne le spiegazioni, perché non ti servono le parole, non ti servono le motivazioni, ti serve solo la certezza che l’altro ti voglia bene allo stesso modo in cui gli vuoi bene tu e non importa se uno è un cane e l’alto è un bambino. Quando leggo di storie come queste, che mi fanno sempre sorridere, penso al rapporto che ognuno di noi costruisce con il proprio animale domestico, penso al modo che ha di salutarti quando torni a casa, di come si sdraia accanto a te la sera sul divano (diciamocelo il divano in realtà è suo e ti fa il grande favore di  lasciartici sedere la sera), di come ti guarda e di tutti quei piccoli gesti con cui siamo soliti comunicare insieme e allora non mi sorprendo quando sento di storie come quella di Hero e Sadie.  In fondo per capire l’amore tra un cane e il suo padrone a volte basta solo credere che quell’amore va oltre ciò che possiamo spiegare.

Marcie

Marcie: una storia di abbandono col lieto fine

Home Redazione - 03 Giu 2016

Marcie e il grande cuore di Baker Ci sono cani che con uno sguardo hanno la capacità di raccontare tutta la loro sofferenza e di aprire il cuore di un uomo. Uno di quegli uomini che, certo ama gli animali già di suo, ma che davanti a certe storie, riesce ad amare ancora con più forza, con più determinazione, con più cuore. Ci sono cani che, seppure quasi alla fine del loro cammino, seppure stiano soffrendo soli e abbandonati, se amati hanno la forza di amare a loro volta anche quando la vita è stata crudele, anche quando, per anni, sono stati circondati dall’indifferenza umana. Oggi vi parlo di Marcie e del suo padrone Baker. Macie è una cagnolina randagia che ad un certo punto si è ritrovata a vagare nei pressi dello Shelter Kenton Country Animal a Fort Mitchell, nel Kentucky, dove Baker, 71 anni, è stato volontario per tre anni. Marcie non se la passa per niente bene, è molto malata e destinata all’eutanasia. Poi un giorno, quando di speranze per Marcie non ce ne sono quasi più, quando, dopo una vita di solitudine, avrebbe conosciuto la morte perché nessuno l’avrebbe adottata ridotta com’era, Baker viene a sapere di lei e decide che anche Marcie avrebbe avuto una famiglia tutta per lei che le volesse bene e le desse tutto l’amore e le cure di cui avrebbe avuto bisogno, pur sapendo che non sarebbe vissuta molto a lungo. Quando Baker porta Marcie dal suo veterinario di fiducia lei è cieca e ha tutto il manto divorato dalle pulci. Il medico informa Baker che la cagnolina è piena di tumori cancerogeni su tutto il corpo. Ma a Baker non importa, perché Marcie fa già parte della sua famiglia. Baker vive con sua moglie e con gli altri cani che ha adottato, e dal gennaio di quest’anno Marcie si ritrova ad avere una famiglia. Baker afferma che nonostante tutta la sofferenza Marcie ha mantenuto un carattere solare e anche se lei non può vederlo, quando lui le dice “Papà è qui, Marcie” lui può vederla sorridere. Uomini speciali per cani speciali… Parliamo sempre di quanto siano meravigliosi i cani, di quanto amore siano capaci di darci anche quando, non hanno certo avuto una vita facile. Il segreto? Credo che questa grande medicina dell’anima, sia solo l’amore. Un amore che i cani, come Marcie, sanno fare proprio molto di più di quanto non siano capaci gli uomini. Ma oggi voglio rendere merito anche a quelle persone speciali che hanno un cuore grande capace dello stesso tipo di amore. Quello incondizionato, quello che supera le sofferenze, la paura, il pregiudizio. In pochi avrebbero adottato Marcie, seppur amanti degli animali. Perché adottarla vuol dire spendere dei soldi per le sue cure, che non sono di sicuro economiche, adottarla nelle sue condizioni vuol dire perderla entro poco tempo. Spesso, quando prendiamo un cane lo facciamo perché vogliamo qualcuno a cui affezionarci, con cui poter essere totalmente noi stessi, qualcuno che si adatti a noi, alle nostre abitudini, alla nostra vita senza chiedere in cambio null’altro se non tanto affetto. Alcuni umani però, adottano un cane anche quando sono esclusivamente loro a doversi adattare al cane e alle sue necessità. Lo fanno con il cuore, lo fanno senza aspettarsi in cambio un grazie, lo fanno senza pensarci troppo perché in alcuni casi di tempo da perdere non ce n’è. Lo fanno perché sanno che il loro gesto può aiutare un cane a vivere felice. E per questi umani, è l’unica cosa che conta!

Amy

Amy: la forza di non arrendersi mai

News Redazione - 01 Giu 2016

Il coraggio di Amy e la determinazione dei volontari La storia che voglio raccontarvi oggi è quella di Amy. Forse è un miracolo che si sta compiendo, forse sono solo l’amore e le cure che i volontari del Viktor Larkhill stanno dando, ormai da 10 mesi, a questa cagnolina, che stanno permettendo ad Amy di combattere ancora, di non arrendersi. Per giorni Amy si era trascinata, strisciando, senza che nessuno si fermasse per aiutarla. Fino a quando è stata trovata dai volontari che hanno compreso fin da subito che la situazione in cui versava Amy era piuttosto grave. Entrambe le zampe anteriori erano fratturate, l’osso era necrotico e i tendini completamente distrutti da un’infezione. Anche per loro, abituati a soccorrere cani in ogni condizione, è stato difficile guardare questa cagnolina dagli occhi dolci e spaventati. E ancora più difficile sarebbe stato salvarla. Ma i volontari hanno fatto ad Amy una promessa. Avrebbero fatto tutto ciò che era in loro potere per salvarla e permetterle, in qualche modo, di camminare di nuovo. Amy si è affidata a loro e ha continuato a combattere contro quell’infezione che però era troppo forte e le stava letteralmente divorando le ossa che pian piano si stavano riducendo sempre di più. Per 10 mesi hanno provato di tutto ma la battaglia sembrava avere un unico giocatore: l’infezione che avanzava. Poi l’ultimo, disperato, tentativo. I volontari hanno progettato e impiantato sulle zampe di Amy una matrice di titanio poroso appositamente creata per lei e hanno operato un trapianto osseo rimuovendo 10 centimetri di osso morto e oramai in cancrena e sostituendolo con questa matrice. Poi hanno incrociato le dita e sperato. Amy di suo ci ha messo il coraggio e la forza di non arrendersi mai e combattere ancora la sua battaglia. Una battaglia che ora ha visto, finalmente, il capovolgersi del destino a favore di Amy. La matrice, infatti, si è trasformata in materiale osseo. Per Amy non è ancora finita ma accanto a sé ha dei volontari che lottano con lei e per lei e non la lasciano sola. Nessuno sa cosa sia capitato ad Amy e forse, la cosa migliore è continuare solo a guardare avanti e a lottare affiche possa ritrovare di nuovo anche la capacità di camminare e magari una famiglia che la ami e la protegga come hanno fatto e tutt’ora stanno facendo i volontari che si prendono cura di lei e che con determinazione e amore cercano di mantenere la loro promessa. Il lavoro dei volontari E’ bella e triste la storia di Amy ma oggi voglio guardare solo alla parte bella, quella che vede questa piccolina vincere contro un destino crudele che l’ha vista soffrire, che l’ha vista vittima dell’indifferenza ma che poi ha messo nella sua strada questo gruppo di volontari che, insieme a lei e per lei, non si sono arresi anche quando nulla andava per il verso giusto. Spesso quando si raccontano le storie sui nostri amici a quattro zampe, si racconta la sofferenza, e lieto fine quando c’è.  Si racconta della crudeltà umana perché è giusto e doveroso porre l’accento su fatti che devono farci riflettere e devono svegliare la nostra coscienza così da farci capire che gli animali vanno amati e rispettati. Oggi l’accento voglio metterlo anche su queste persone dal cuore grande che amano gli animali, che dedicano il loro tempo a aiutarli e a ridare loro una dignità e tantissimo amore. Sono persone normali, come me e come voi, che aprono il loro cuore ai nostri amici pelosi riversando, senza paura e senza chiedere nulla in cambio, su di loro quell’amore capace di compiere, qualche volta, miracoli.

Roxanne

Roxanne: un grande fiuto che ha salvato una vita

News Redazione - 30 Mag 2016

L’avventura di Roxanne Oggi vi porto a Isle of Wight in Virginia (Stati Uniti) e vi presento Roxanne, una stupenda cagnolona nera di tre anni dallo sguardo dolcissimo. Roxanne è un cane felice adesso ma, è anche lei è uno dei tanti casi di cani abbandonati. Per fortuna la sua storia è finita bene, lei è stata adottata da quella che è oggi la sua padrona, Rebecca. Ma non è questa la storia che voglio raccontarvi quanto piuttosto quella del suo incredibile fiuto e di quell’istinto che ha salvato la vita ad un’anziana signora. Rebecca è una volontaria in un rifugio per animali ed è proprio lì che stava per andare quando Roxanne l’ha convinta prima a farsi una bella passeggiata insieme. Durante la passeggiata Rebecca e Roxanne hanno incontrato un gran via vai di poliziotti. Uno di questi ha chiesto a Rebecca se avesse visto una donna aggirarsi nella zona in camicia da notte. Rebecca però non aveva visto nessuno che corrispondeva alla donna cercata dalla polizia e ha proseguito la sua passeggiata con Roxanne. Il cane però, ad un certo punto, ha iniziato a tirare cercando di dirigersi verso un fosso. Roxanne ha letteralmente trascinato Rebecca che, quando poi ha guardato nel fossato, ha notato una donna anziana in camicia da notte che corrispondeva perfettamente alla descrizione dei poliziotti. Rebecca ha quindi subito dato l’allarme così che la donna potesse essere salvata. Roxanne invece si è meritata uno spuntino extra per sua impresa. Una riflessione Si sa che i cani sono dotati di grande fiuto e di grande istinto e forse, nemmeno sarete sorpresi di quanto è riuscita a fare Roxanne. Io non lo sono, sono assolutamente convinta che i cani, ma tutti gli animali in genere, siano delle creature meravigliose che hanno delle qualità a volte molto speciali. Magari non tutti salveranno la vita a delle persone ma sicuramente non ti faranno mai mancare il loro affetto e la loro devozione. Forse la donna sarebbe stata trovata comunque ma, di sicuro, a Roxanne va riconosciuto un grande merito. La sua avventura apre, a mio avviso, la strada ad un argomento che mi sta molto a cuore e che, anche se oggi trattato ampiamente, non smetterò di sponsorizzare, ossia l’adozione di un cane abbandonato. Sono così tanti gli animali che hanno bisogno di una casa e credetemi, è stupendo quando, dopo un primo momento di reciproco adattamento, inizi ad instaurare un rapporto con il tuo cane e scopri che è speciale il doppio di quanto credevi guardandolo da dietro le sbarre del rifugio. Troppo spesso i cani vengono scelti per moda e si preferisce sempre prendere i cuccioli ma anche i cani più grandi e quelli che sono stati abbandonati hanno tanto da dare e possono creare con voi un rapporto stupendo. Roxanne ci ha dimostrato quanto anche loro possano essere speciali. Alcuni di loro hanno sofferto e richiedono di essere amati moltissimo ma, se si riesce a farli sentire al sicuro allora ti apriranno il loro cuore e ti faranno sentire la persona più speciale del mondo, perché per loro è questo che sarete.

Xena e Johnny

Xena e johnny: quando l’amore fa davvero miracoli

News Redazione - 23 Mag 2016

Xena e Johnny: l'amore oltre le parole Quella che voglio raccontarvi oggi è la storia di Xena e Johnny, una cagnolina dolcissima e un bambino altrettanto speciale. Siamo nel 2012, quando l’amore ha compiuto uno di quei miracoli che ti fanno capire che non c’è forza più potente al mondo, quando vedi che le parole non servono, perché a parlare è solo l’affetto, il coraggio di prendersi cura di qualcuno quando tu stesso hai bisogno che qualcuno di prenda cura di te. Xena e Johnny, sono l’esempio che testimonia che quando un bambino e un cane incrociano le loro strade e decidono di percorrerne un pezzo insieme, quel cammino diventa ricco di vita, ricco di esperienze, e perché no, ricco di magia, quella che solo gli occhi di un bambino possono vedere, quella che solo l’amore di un cane riesce a dare. Johnny è un bambino come se ne vedono tanti, ma è chiuso dentro un mondo tutto suo in cui è difficile entrare, in cui le parole sbattono su un muro invisibile e non riescono ad uscire fuori, in cui il mondo esterno è tagliato fuori. Johnny è un bambino autistico. Un bel giorno però, qualcosa cambia. Linda, la mamma di Johnny accoglie in casa Xena. Anche Xena aveva una vita difficile. Abbandonata accanto ad un cassonetto, era denutrita, tanto da non avere nemmeno più il pelo, e malata. Ma Linda sa che nella sua famiglia c’è tantissimo amore da dare e prova a offrire una speranza alla piccola Xena. Quello che succede, però, è che il dolore di Xena diventa capace di entrare nei silenzi di Johnny, facendo sì che quel muro, che lo teneva così lontano dal mondo esterno, iniziasse man mano a creparsi.  Johnny inizia a prendersi cura di Xena, la imbocca, la lava, la accudisce con l’aiuto della sua mamma.  La riempie d’amore. Quell’amore puro, incondizionato e senza riserve che solo le persone speciali sono capaci di dare e Xena, man mano restituisce a Johnny quell’amore e lo apre al mondo fuori. Xena e Johnny diventano inseparabili. Xena e Johnny, insieme, iniziano insieme il lungo percorso di guarigione di Xena. Percorso, che ha anche fatto sì che Johnny si aprisse ogni giorno di più e iniziasse a comunicare e a parlare. Xena e Johnny, due piccoli guerrieri Su Facebook, la mamma di Johnny ha creato il gruppo “Xena the warrion puppy” appena la cagnolina è entrata a far parte della loro famiglia, testimoniando la lenta rinascita di una piccola anima ferita da persone senza scrupoli che l’hanno abbandonata, e il rapporto che si è man mano instaurato tra Xena e Johnny. Sono due piccoli guerrieri Xena e Johnny. Quando la vita ha riservato loro una strada in salita, Xena e Johnny hanno trovato il modo di comunicare e di darsi forza, coraggio e amore, dimostrando a quella vita e al mondo che non era così facile metterli al muro. Nel 2014 Xena ha vinto il premio come cane eroe dell’anno. Sono storie come questa, che quando arrivi alla fine ti ritrovi con un sorriso scemo e tiri su col naso perché tanto alla fine le lacrime di commozione hanno vinto, che ci insegnano la forza e il coraggio dei bambini e degli animali, quella purezza di intenti che crescendo abbiamo un po’ dimenticato, presi dalla vita che ci cambia, che ci trasforma e ci fa perdere di vista che l’amore, non importa da chi arriva, è il motore che fa vivere la nostra anima, che ci fa superare il dolore e le avversità.  È il coraggio di affidarcisi, sì perché ci vuole coraggio anche per mettere in gioco il tuo cuore quando il mondo ti spaventa, che ci rende esseri umani e non macchine. E forse, leggere la storia di Xena e Johnny ci fa fermare per un minuto e ci fa guardare con occhi nuovi i nostri amici pelosi, che combattono il mondo insieme a noi dandoci, qualche volta, quell’amore che trasforma il dolore in speranza.