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Piante tossiche per il cane

Piante tossiche per il cane: quali sono

Salute del cane Redazione - 14 Gen 2022

CHI RISCHIA DI PIU' NELL'ASSUNZIONE DELLE PIANTE TOSSICHE PER IL CANE? I nostri cani non sanno che tutto ciò che è bello e profumato non necessariamente è anche buono… Sono molte le piante tossiche per il cane, se ingerite, non solo quelle ornamentali, che a noi umani appaiono piacevolmente colorate, ma anche alcune piante coltivate, di cui noi ci cibiamo abitualmente. Ecco così che gli appartamenti fioriti e i giardini possono nascondere pericolose insidie per i cani che abbiano la malaugurata idea di “assaggiare” le piante che li ornano. I più a rischio sono sicuramente i cuccioli: spesso non si limitano ad annusare, ma tendono a prendere in bocca tutto quello che trovano a loro portata, spinti dalla curiosità di scoprire il mondo che li circonda, dall’inesperienza, ma anche dai fastidi legati alla dentizione. Non è vero, come molti credono, che i cani per natura sanno distinguere tra ciò che è commestibile e ciò che è velenoso, ma lo devono apprendere, ed i modi per farlo sono due: o imparandolo dalla mamma o sperimentandolo direttamente. La prima possibilità si verifica ormai sempre più di rado, perché spesso i cuccioli vengono tolti ancora molto piccoli alla madre, che non ha il tempo di “tramandare” il suo sapere ai propri figli. Anche molti cani adulti però mantengono la cattiva abitudine di ingerire quello che trovano in giro per casa o per i giardini, perché annoiati o per sfogare la loro energia. È vero che qualcosa di istintivo c’è nel cane, soprattutto nell’olfatto, che lo spinge a stare lontano da alcune piante per noi inodori, ma che per il finissimo fiuto canino emanano effluvi agri che suggeriscono al cane che la pianta è tossica, ma l’odorato non basta. LE PIÙ DIFFUSE PIANTE TOSSICHE PER IL CANE Ma quante e quali sono le piante tossiche per il cane? Più di quante possiamo immaginare! Vediamo quelle che più comunemente il cane può trovare nei vasi delle nostre case, sui terrazzi o nei parchi cittadini: tra le piante in assoluto più pericolose ci sono l’oleandro, il tasso, l’edera, il ricino e l’ortensia, che possono avere effetti anche mortali se ingerite dal cane anche in piccole quantità, perché provocano gravi complicanze cardiache e respiratorie. Per tutte le altre piante tossiche per il cane, fortunatamente, le conseguenze sono meno gravi e, se trattate in tempo, non lasciano strascichi. Tra le piante ornamentali più diffuse bisogna fare attenzione ad azalea, begonia, ciclamino, ficus, glicine, iris, rododendro, tulipano, stella di natale, che causano nella maggior parte dei casi episodi di vomito e diarrea, talvolta accompagnati da dolori addominali e abbattimento. Tra le piante coltivate per il cane sono tossiche l’aglio, le fave, la cipolla, i fagioli crudi, l’erba medica e il lino, che può comportare anche alterazione del ritmo cardiaco. Vi sono anche piante selvatiche pericolose per la salute del nostro cane, magari meno facilmente accessibili perché si trovano nei boschi, ma che possiamo incontrare durante una passeggiata col nostro migliore amico, quali la belladonna, la digitale, l’agrifoglio. COSA FARE SE IL CANE INGERISCE PIANTE TOSSICHE Se vediamo il nostro cane ingerire una pianta tossica la prima cosa da fare è aprirgli la bocca e rimuovere i residui ancora da deglutire, lavando il più accuratamente possibile il cavo-orale, perché il maggiore o minore grado di tossicità delle piante dipende anche dalla quantità che il cane ne mangia. È importante non intraprendere nessun trattamento fai-da-te, suggerito dal sapere comune, come far vomitare l’animale o fargli bere del latte, perché si può addirittura peggiorare la situazione: il latte ad esempio, in alcuni casi, aumenta l’assorbimento delle tossine da parte dell’organismo, amplificando gli effetti velenosi della pianta. Occorre quindi rivolgersi il prima possibile al veterinario: anche se non esistono antidoti per le intossicazioni vegetali, verranno somministrati al cane i farmaci sintomatici adeguati al caso.

Alimentazione del cane anziano

Alimentazione del cane anziano: cosa deve mangiare per stare bene

Alimentazione Redazione - 12 Gen 2022

Alimentazione del cane anziano: cosa deve mangiare un cane un po' in là con gli anni? Come accade a noi esseri umani, anche il cane quando entra nella terza fase della sua vita, la vecchiaia, ha bisogno di cure e attenzioni particolari, compresa anche un'alimentazione del cane anziano equilibrata e specifica per questo. La “terza età” per i nostri amici a quattrozampe inizia generalmente intorno agli otto-nove anni d’età per i cani di taglia medio-grande e verso i dieci anni per quelli di taglia piccola. In questo periodo dell’esistenza dei nostri fedeli amici i loro fabbisogni subiscono delle inevitabili variazioni di cui occorre tenere conto nella scelta della dieta da somministrare. Anzitutto si ha un rallentamento del metabolismo pari al 10-20%, con una riduzione della massa magra e, di contro, l’aumento della massa grassa. Se a questo aggiungiamo la diminuzione dell’attività fisica, come conseguenza di frequenti problemi osteo-articolari, e il minore fabbisogno energetico, ne deriva che il cane anziano è a forte rischio di obesità, con tutte le patologie correlate che questa può comportare. Alimentazione del cane anziano: cosa dargli da mangiare? Per prima cosa va detto che la dieta non deve mai essere modificata da un giorno all’altro (nei cani giovani così come in quelli più vecchi), ma sempre gradualmente, altrimenti si può andare incontro a disturbi vari, in primis episodi di diarrea. Le porzioni di cibo poi vanno adeguate al progredire dell’età: devono quindi diminuire le quantità, sempre in base alla taglia dell’animale e secondo quanto indicato dal veterinario, mentre è bene aumentare il numero dei pasti, suddividendo la razione giornaliera in almeno due o anche tre volte, così da appesantire il meno possibile il sistema digerente e quello intestinale. Sulla tipologia dei cibi che compongono l'alimentazione del cane anziano, bisogna fare attenzione a limitare i carboidrati, perché la glicemia fatica maggiormente a rientrare nei livelli normali, quindi c’è un elevato rischio di diabete, patologia molto diffusa in vecchiaia. Va mantenuto l’apporto di fibre, per favorire la motilità intestinale, e quello di proteine (senza eccedere per non sovraccaricare la funzionalità renale), ma soprattutto è importante che vengano scelte proteine di alta qualità. Quindi se il vostro cane mangia cibo secco, bisogna orientarsi verso crocchette di provenienza certa, mentre se mangia cibo fresco, vanno assolutamente banditi gli avanzi della tavola e preferite carni leggere e più digeribili come il pollo. Alimentazione cane anziano: le principali patologie che si possono evitare Vi sono alcune malattie tipiche del cane anziano che un’alimentazione adeguata può contribuire a tenere sotto controllo: Riduzione della motilità intestinale: spesso, anche in correlazione alla minore attività fisica, il cane anziano ha problemi di costipazione. L’apporto corretto di fibre (3-5%) può aiutare a regolarizzare l’intestino, assieme alla somministrazione di acqua, la cui assunzione va stimolata, perché in vecchiaia il cane è più soggetto a disidratarsi; Il sistema immunitario è indebolito e quindi l’animale è più soggetto a contrarre malattie infettive. Si può in parte contrastare questo naturale processo di invecchiamento con una dieta a base di proteine di alta qualità e sostanze antiossidanti (come la vitamina E); Problemi cardiaci: l’alimentazione di un cane anziano cardiopatico deve anzitutto essere mirata ad un controllo del peso, per evitare l’obesità; inoltre è bene che l’apporto di sodio venga limitato, altrimenti si rischierebbe un’eccessiva ritenzione idrica; Insufficienza renale: vanno preferiti alimenti con un basso contenuto di fosforo e un corretto apporto di proteine (qualitativamente adeguate), per evitare di sovraccaricare i reni; Patologie dell’apparato osteo-articolare: spesso i cani anziani sono affetti da artrosi o altri problemi a carico dell’apparato locomotore. Per prevenirli è fondamentale evitare il sovrappeso, che graverebbe ulteriormente sulle articolazioni, oltre a somministrare integratori che svolgono una funzione protettrice delle cartilagini, come il condroitinsolfato e la glucosamina; Problemi odontoiatrici: a causa dell’accumulo di tartaro il cane anziano è soggetto a gengiviti che possono rendere problematica la masticazione. Si può prevenire questo problema, oltre che con una corretta igiene orale, con una dieta a base non solo di cibi umidi, ma anche secchi, che contribuiscono alla pulizia dei denti. Piaciuto l'articolo? Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/corretta-alimentazione-del-cane/

Artrosi del cane

Artrosi del cane: sintomi, rimedi e cure naturali

Salute del cane Redazione - 11 Gen 2022

Artrosi nel cane: sintomi L’ artrosi del cane è una malattia che provoca la progressiva disgregazione delle cartilagini che rivestono le estremità delle articolazioni. È una patologia degenerativa, che peggiora con l’avanzare dell’età del cane ed è pertanto tra le più diffuse nel cane anziano. L’innalzamento dell’aspettativa di vita anche per i nostri amici a quattro zampe infatti ha inevitabilmente comportato l’aumento dell’incidenza delle malattie legate all’invecchiamento, come appunto l’artrosi del cane, che ha ultimamente registrato un aumento pari a quasi il 40%. Ciò ha portato la pratica clinica a concentrarsi sempre maggiormente sullo studio di questa patologia, soprattutto da parte dell’ortopedia veterinaria. Si è visto così che l’ artrosi del cane non comporta soltanto la degenerazione della cartilagine, ma compromette tutta l’articolazione, provocando l’alterazione dell’osso che si trova immediatamente sotto alla cartilagine (subcondrale), la formazione di speroni ossei (osteofiti), l’infiammazione della membrana di tessuto che riveste le superfici articolari (sinoviale), oltre ad una perdita di tono muscolare. I sintomi dell' artrosi del cane sono individuabili anche dal proprietario, il quale  può notare tutta una serie di segni che denotano che il cane avverte dolore, che è poi l’elemento più caratteristico e invalidante dell’artrosi, come: difficoltà nella deambulazione: il cane cammina con gli arti irrigiditi oppure assume un’andatura anomala, ondeggiando il bacino o barcollando; pigrizia: il cane appare svogliato, non vuole camminare, perde il suo entusiasmo per la passeggiata quotidiana, si rifiuta di salire le scale o compiere movimenti repentini; il cane tende a spostare il peso del corpo sulle zampe anteriori (perché spesso sono gli arti posteriori i più colpiti dalla malattia) e ad incurvare la schiena, nel tentativo di avvertire meno dolore; quando staziona in piedi il cane talvolta tiene le zampe posteriori unite, perdendo l’equilibrio e cadendo lateralmente; il cane trascorre molto tempo sdraiato, perché quella è la posizione in cui non avverte o avverte meno dolore; se si toccano gli arti doloranti, il cane tende a lamentarsi o a reagire ringhiando, perché non vuole essere avvicinato, per timore di sentire dolore. Artrosi del cane: come diagnosticarla I comportamenti del cane sopra riportati, opportunamente segnalati dal proprietario al veterinario, possono fornire un’importante indicazione capace di orientare alla diagnosi dell’artrosi nel cane. Il veterinario procederà con un’accurata visita e attraverso la manipolazione potrà individuare le articolazioni che causano dolore al cane, quindi maggiormente interessate dalla malattia. Sottoponendo poi l’animale a radiografia si potrà avere la certezza della diagnosi e vedere qual è il livello di progressione della patologia nelle articolazioni interessate. Artrosi del cane: rimedi Il trattamento dell’artrosi nel cane può variare da soggetto a soggetto, in base sia alla gravità della malattia sia alla presenza di altre eventuali patologie concomitanti, che sommandosi all’artrosi, possono peggiorare i sintomi e il decorso della malattia, come la displasia dell’anca, patologia ortopedica che interessa maggiormente alcune razze predisposte. Va detto che ad oggi non esiste una cura risolutiva per l’ artrosi del cane, ma una serie di trattamenti mirati a diminuire i sintomi, alleviare il dolore e migliorare la qualità di vita dell’animale, come la somministrazione di FANS (antinfiammatori non steroidei). Negli ultimi anni però la tendenza è quella di approcciarsi all’ artrosi del cane con un atteggiamento olistico, che valuti la malattia nella sua globalità: pertanto si è posto molto l’accento sulla prevenzione, attraverso l’uso di condroprotettori, integratori che svolgono un’azione protettiva sulla cartilagine, contrastando l’insorgere del processo artrosico. Importante anche il controllo del peso, mediante un’alimentazione adeguata: se il cane è in sovrappeso infatti andrà a gravare maggiormente sulle articolazioni, peggiorando gli esiti della malattia. Anche il movimento costante va considerato tra le misure preventive e di mantenimento: se un’intensa attività fisica è sconsigliata perché può accelerare l’infiammazione delle articolazioni, un po’ di esercizio giornaliero è raccomandato per contrastare la perdita di tono muscolare e mantenere l’elasticità dei legamenti. Artrosi nel cane: le cure naturali più efficaci Accanto alle terapie farmacologiche spesso sono di aiuto i rimedi naturali: le cure naturali più efficaci sono quelle della fitoterapia, omeopatia ed omotossicologia. Da sottolineare anche gli effetti benefici dell’agopuntura.  La fitoterapia è un'ottima scelta, che può aiutare il nostro pet attraverso la somministrazione di alcuni prodotti come: Ribes Nigrum: ha una importante funzione antinfiammatoria. Pinus Montana: dà forza alle ossa e alle cartilagini. Vitis Vinifera: rinvigorisce le piccole articolazioni. Per attenuare il dolore e riparare le cartilagini danneggiate dall’artrosi, particolarmente utili sono: Curcuma longa: antidolorifico molto indicato per attenuare le infiammazioni articolari. Artiglio del diavolo. Glucosamina, per la salute della cartilagine. Ancora si può somministrare linfa di betulla, funzionale sia per prevenire che curare i dolori articolari. Artrosi del cane: rimedi omeopatici Rhus toxicodendron 6CH, per aiutare il cane a riprendere il movimento. Bryonia 6CH, per tranquillizzarlo. Arnica compositm e Led compositum, ottimo per contribuire alla disinfiammazione.

veterinario 24 ore

Il veterinario: come capire se il cane sta male

Salute & Benessere Redazione - 19 Mar 2019

Tutti noi portiamo regolarmente il cane dal veterinario, per le cure e le attenzioni di routine. Questo professionista è colui che si occupa dei vaccini periodici, ma ci potrà aiutare anche con parassiti di vario genere o con le più comuni e diffuse malattie, che vanno soprattutto prevenute. Ci sono poi dei casi in cui è opportuno portare il cane dal veterinario, in modo da scongiurare la presenza di patologie gravi o di problemi che con il tempo potrebbero rivenire irrisolvibili. Il comportamento del cane Anche se ogni singolo cane ha il proprio comportamento originale, la propria personalità, è anche vero che alcuni atteggiamenti del cane ci possono far capire che qualcosa non va. Un animale che non mangia davanti alla ciotola dei pasti quotidiani, che non fa le feste al padrone che torna dopo ore fuori di casa, che non vuole giocare o che dormicchia per l’intera giornata. Sono tutti comportamenti che potrebbero essere dovuti a situazioni che si risolvono da sole; allo stesso tempo però potrebbe celare importanti problematiche, che è bene considerare sin dal loro inizio. In tutti i casi in cui il nostro cane ha un comportamento che non comprendiamo, conviene portarlo dal veterinario, in modo da scongiurare la presenza di una patologia. Le diagnosi fatte in casa purtroppo possono essere del tutto scorrette e in alcuni casi le cure tempestive sono essenziali. Come abbiamo detto poi, ogni animale è un caso a sé stante: ci sono cani che giocherebbero anche se svegliati in piena notte, altri che dopo una passeggiata non si smuovono dal cuscino neppure se invitati con un osso. Un trauma improvviso In linea generale i cani sono animali in grado di resistere a leggere cadute o piccoli traumi che si possono verificare nel corso di una comune giornata in casa, o durante una passeggiata fuori casa. Come dicevamo prima però ognuno conosce il proprio cane; in alcuni casi basta il respiro affannoso a riposo per farci comprendere che qualcosa non va. Se un evento del genere si verifica dopo una caduta o un trauma, il veterinario potrà valutare rapidamente la problematica, se presente, per cercare di risolverla al più presto. Ovviamente poi la gravità del problema dipende da una serie di fattori, quali ad esempio le dimensioni dell’animale e la sua età. Con il passare degli anni poi i comportamenti cambiano, se un cane anziano non ha voglia di correre dobbiamo farcene una ragione piuttosto che cercare una cura che non esiste. Se però dopo una caduta il nostro amico a 4 zampe si mostra particolarmente stanco, poco reattivo o sonnolento, allora portiamolo subito dal veterinario. In questi casi le cliniche con servizio veterinario 24 ore su 24 sono particolarmente preziose. Meglio andare subito dal veterinario Purtroppo non sempre si controllano i comportamenti del proprio cane. Ci sono animali che vivono in una zona diversa della casa rispetto ai proprietari; ci sono cani anziani che hanno l’abitudine di dormire molte ore al giorno, difficile capire quando questo comportamento è dovuto non all’età ma a un problema; in alcuni casi gli animali hanno a disposizione molto spazio, quindi è difficile seguirli per tutto l’arco della giornata. Nella situazione più classica il cane sta male già dal mattino, ma noi ce ne accorgiamo di sera, quando torniamo dal lavoro. Per tutti questi motivi quando notiamo un comportamento bizzarro, oppure una gamba che si muove in modo strano o il ventre molto dilatato, evitiamo di attendere oltre. Un animale che respira molto male potrebbe avere una lieve malattia respiratoria, oppure potrebbe aver ingerito una sostanza velenosa, che sta causando la presenza di fluido nei polmoni. Meglio quindi affrettarsi a portare il nostro amico dal veterinario, per comprendere subito quale sia il problema e porvi rimedio.

Leishmaniosi nel cane

Leishmaniosi nel cane: cos'è, sintomi e cura

Salute & Benessere Redazione - 30 Mag 2018

Andiamo alla scoperta della leishmaniosi canina, una patologia da non sottovalutare. La leishmaniosi nei cani è una patologia infettiva che viene trasmessa ai quattro zampe attraverso la puntura di un insetto, il pappatacio o flebotomo, che funge da vettore per il parassita responsabile della malattia, chiamato Leishmania Infantum. Quest’ultimo infatti vive all'interno dell’insetto che poi lo inocula inconsapevolmente all'animale attraverso la sua puntura. Il pappatacio è attivo in Italia soprattutto nei mesi da maggio a ottobre e, se qualche decennio fa interessava quasi esclusivamente le aree del centro-sud, oggi sembra essersi diffuso quasi ovunque anche al nord, in regioni che prima erano del tutto esenti dal problema, a causa sia dei cambiamenti climatici sia della maggiore circolazione di persone e animali, essendo una malattia che si trasmette anche all'uomo. I sintomi della leishmaniosi canina sono diversi, il che rende talvolta difficile e non immediata la diagnosi: l’infezione colpisce il sistema immunitario del cane e può manifestarsi con abbattimento, mancanza di appetito, dimagrimento, gonfiore e dolenzia articolare, sanguinamento dal naso, affezioni dermatologiche (ulcere, depigmentazione del naso, perdita di pelo, dermatite), crescita eccessiva delle unghie, ingrossamento dei linfonodi, infezioni dell’occhio, insufficienza renale, ingrossamento di fegato e milza. Proprio a causa di questi sintomi molto generici talvolta il veterinario può non essere subito indirizzato verso l’individuazione della leishmaniosi e può sottoporre il cane ad esami diversi pensando ad altre patologie. A ciò si aggiunge il fatto che i tempi di incubazione possono essere molto lunghi (da un mese fino anche a sette anni), quindi il cane può rimanere per molto asintomatico pur avendo contratto la malattia. In ogni caso la leishmaniosi canina è una patologia cronica, che produce danni progressivi all'organismo e può portare alla morte. Leishmaniosi cane: prevenzione Poiché la leishmaniosi nel cane è una malattia per cui non esiste una cura definitiva, la prevenzione è fondamentale. È dunque importante utilizzare efficaci prodotti antiparassitari: in commercio ce ne sono davvero molti, con la possibilità di scegliere tra pipette spot-on da applicare mensilmente sulla cute dell’animale, collarini da far indossare al cane con una validità generalmente trimestrale o anche prodotti più recenti da somministrare per via orale. Conviene sempre chiedere consiglio al vostro veterinario di fiducia per scegliere la soluzione più adatta al vostro pet. Dal 2011 è stato introdotto anche in Europa un vaccino anti-leishmania che non è tuttavia ancora in grado di eliminare completamente il rischio; la percentuale di diffusione della malattia infatti non è scesa neanche dopo l’immissione in commercio del suddetto farmaco, il che significa che si è ancora lontani dalla scoperta di un prodotto realmente efficace. La migliore prevenzione rimane ancora quella indiretta, tra cui un controllo periodico del cane per escludere che abbia contratto la patologia, semplicemente effettuando una volta all'anno un prelievo di sangue che permette in dieci minuti di sapere se il nostro pet è venuto in contatto o meno con il parassita. Una diagnosi precoce permette, in caso di contagio, di garantire una qualità di vita migliore all'animale. Un altro importante accorgimento consiste nel tenere in casa il cane a partire dal tramonto e nelle ore notturne: è proprio questo infatti il momento in cui l’insetto responsabile della trasmissione della malattia colpisce di più. Non è casuale che i cani di taglia piccola, non adibiti generalmente alla guardia e quindi non lasciati all'aperto nelle ore serali, siano statisticamente meno colpiti dalla contagio. Leishmaniosi cani: cura La leishmaniosi nel cane è una patologia non guaribile, ma curabile. Ciò significa che, non potendo debellare completamente il parassita dall'organismo del cane, si interviene cercando di ridurre il più possibile i sintomi causati dalla malattia, somministrando le cure appropriate a seconda del sintomo che viene a manifestarsi. Se la leishmaniosi nei cani è riconosciuta precocemente, si può arrivare in molti casi addirittura alla scomparsa della sintomatologia anche per lunghi periodi, garantendo così al cane una buona qualità di vita e prolungandola in particolar modo in quei casi nei quali non sia stata compromessa la funzionalità renale. La sparizione dei sintomi però non significa che la malattia sia stata debellata: in qualche parte dell’organismo il parassita continua a vivere e può nuovamente manifestarsi, provocando una recidiva che richiederà di essere nuovamente trattata farmacologicamente con adeguate terapie, quindi è bene che i cani affetti da Leishmaniosi continuino ad essere monitorati anche quando asintomatici.

congiuntivite nel cane

Congiuntivite nel cane: sintomi, cosa fare e rimedi naturali

Salute & Benessere Redazione - 02 Mag 2018

Andiamo a vedere nel nostro focus la congiuntivite nel cane, i suoi sintomi e tipologie. Uno dei problemi più comuni a cui può essere soggetto il cane è la congiuntivite. Parliamo di un’infiammazione a carico della membrana congiuntivale che copre la parte posteriore della palpebra e la superficie del bulbo oculare. Essa può presentarsi in un solo occhio o in entrambi. La congiuntivite è accompagnata da un rossore oculare con secrezioni. Il cane solitamente non sente dolore. Occorre però fare attenzione qualora il cane tenda a chiudere l’occhio o anche a socchiuderlo perché potrebbe essere sintomo di uveite o glaucoma. Come conseguenza di questo problema può presentarsi anche una intolleranza alla luce solare a cui consegue una difficoltà visiva. Le secrezioni possono essere simili a muco (definite in questo caso mucoidi) o simili a pus (purulente). La causa più comune che porta a questa patologia è un inadeguato volume lacrimale. Sono tre le principali tipologie di congiuntivite nel cane: Congiuntivite sierosa: le membrane in questo caso assumono un aspetto rosato e appaiono leggermente gonfie. Si presenta con secrezioni oculari chiare e acquose. Questo tipo di congiuntivite è causata da agenti irritanti quali freddo, vento, polvere. Questo tipo di congiuntivite allergica è spesso accompagnata da prurito quindi potremmo vedere il cane grattarsi il muso. Congiuntivite purulenta: è una congiuntivite sierosa che diventa infetta. Solitamente è causata da batteri. Si presenta con una congiuntiva rossa e gonfia. Le secrezioni contengono muco e pus. Congiuntivite follicolare. In questo caso le ghiandole mucose localizzate sulla parte inferiore della membrana reagiscono ad un irritante o ad una infezione oculare formando una superficie ruvida che irrita l’occhio producendo una secrezione mucoide. Congiuntivite nel cane: i rimedi e le cure migliori Quale che sia il tipo di congiuntivite va comunque sempre curata per evitare conseguenze ben più gravi che possono poi danneggiare la vista del nostro amico a quattro zampe. La congiuntivite sierosa può essere trattata tranquillamente lavando 3-4 volte al giorno l’occhio con un collirio contenente soluzione salina o in alternativa con le lacrime artificiali. La congiuntivite follicolare possono essere curati con pomate oculari antibiotiche o corticosteroidee prescritte dal veterinario.  La congiuntivite purulenta invece richiede un esame specifiche e cure veterinarie. È indispensabile tenere l’occhio il più possibile pulito rimovendo muco e pus. Per farlo si può utilizzare un po’ di cotone imbevuto con un collirio sterile. Ovviamente questo deve essere unito alle cure prescritte dal veterinario. Nei casi in cui il nostro cane venga affetto da questo fastidioso problema diventa importante che non riesca ad arrivare agli occhi grattandosi e così peggiorando la situazione. In questi casi, a seconda del tipo di congiuntivite, può essere utile attrezzarsi di un collare elisabettiano.  È sicuramente fastidioso per i nostri pet ma utilissimo per impedirgli di peggiorare la situazione. Congiuntivite nel cane: cosa fare quando colpisce i cuccioli Alcune volte la congiuntivite può colpire anche i cuccioli, anche quando gli occhi dei piccoli non sono ancora aperti.  L’infezione che colpisce la parte posteriore delle palpebre può infatti insorgere prima o dopo l’apertura delle palpebre (solitamente intorno al 10° – 14 ° giorno). Questa forma di congiuntivite nel cane è causata da batteri che riescono a penetrare nello spazio posteriore delle palpebre subito dopo la nascita.  Dobbiamo sospettare la presenza di una congiuntivite neonatale quando le palpebre sembrano gonfie o caratterizzate da protuberanze. In questi casi è necessario informare subito il veterinario perché un ritardo nel trattamento può causare danni alla cornea e addirittura cecità. A proposito della cura degli occhi del nostro pet, potrebbero interessarti anche: Occhi rossi nel cane: cause, sintomi, cure e rimedi naturali Gli occhi del cane lacrimano: cause, sintomi e cura Ulcera nell'occhio del cane: cos'è, sintomi, intervento e terapia Atrofia progressiva della retina nel cane: cause, sintomi e cura

Torsione dello stomaco nel cane: sintomi, prevenzione, cosa fare e cura

Salute & Benessere Redazione - 05 Apr 2018

La torsione dello stomaco nel cane è pericolosa e richiede un immediato intervento. Avete mai sentito parlare della torsione dello stomaco nel cane? Colpisce soprattutto i quattro zampe con determinate caratteristiche fisiche e con una tendenza a non alimentarsi nella corretta maniera. In questo articolo vi spieghiamo i sintomi della torsione dello stomaco nel cane da non sottovalutare, come si cura, quali sono le cause scatenanti e come evitare che il vostro cane possa soffrirne. La torsione dello stomaco nel cane, conosciuta anche come GDV, è causata da un accumulo di gas che causa un rigonfiamento progressivo e trasforma lo stomaco in un sacchetto chiuso, all’interno del quale fermentano tutti i cibi. Nei casi più gravi va a nuocere anche gli organi circostanti, che vengono compressi a causa dello stomaco dilatato. La torsione gastrica nel cane, come suggerisce il termine, è dovuta ad una contorsione dello stomaco su se stesso che causa un blocco dei vasi sanguigni e una quantità minore di sangue per lo stomaco. Aumentano le dimensioni della milza; il piloro tende a spostarsi a destra dell’addome, sotto lo stomaco, e potrebbe arrivare fin sopra il cardias. Lo stomaco del cane tende a dilatarsi e le funzioni gastriche si bloccano. Si ostruisce la vena cava caudale e la vena porta, si verifica una conseguente riduzione cardiaca, la congestione del mesentere, la coagulazione intravasale disseminata. La torsione dello stomaco nel cane o torsione gastrica potrebbe causare emorragie interne e nei peggiore dei casi provoca anche la morte dell’animale, è importante provvedere subito a curarla e operare il cane con urgenza perché questa patologia può solo peggiorare. Torsione dello stomaco nel cane: cause Non esiste una causa specifica scatenante il rigonfiamento dello stomaco, questo problema dipende principalmente dallo spostamento dell’intestino che a sua volta è il risultato di altri fattori tra cui: • I cani di taglia grande con un torace profondo. • Cani con predisposizione a vomito e diarrea. • Una scorretta alimentazione. • Scorretta modalità del consumo del cibo. • Movimento poco indicato dopo i pasti. • Scorretto consumo dell’acqua. I cani di media e grossa taglia hanno un torace stretto, lo stomaco è grande, è sostenuto da legami grossi e lunghi per questo motivo sono maggiormente soggetti alla torsione gastrica. Educate il vostro cane a mangiare correttamente, non deve consumare i pasti troppo velocemente e deve fare piccoli bocconi, non deve ingerire grosse quantità di cibo tutte assieme, i cani che mangiano una volta al giorno tendono spesso a consumare troppo rapidamente il pasto. I cibi come pane riso, pasta, cereali se consumati troppo velocemente minacciano alla salute del cane perché tendono a fermentare nello stomaco. Bere troppa acqua durante i pasti e consumarli voracemente non è salutare e se in più aggiungete anche delle attività molto frenetiche e faticose prima o subito dopo il pasti il vostro cane rischia seriamente di trovarsi a dover affrontare questo problema. In più se il vostro fedele amico purtroppo è predisposto al vomito o alla diarrea potrebbe soffrire più facilmente di torsione dello stomaco. Torsione dello stomaco nel cane: sintomi Il segnale più visibile fisicamente è sicuramente la dimensione del ventre perché tende ad aumentare e se il cane è nervoso, si lamenta, non riesce a stare fermo e ripetutamente ha conati di vomito senza rigetto, con una salivazione abbondante, questi sono tutti gli indizi che non dovete tralasciare. Se sono presenti attenzione: potrebbe essere in corso una torsione allo stomaco. Tra i sintomi della torsione allo stomaco nel cane abbiamo: • Dilatazione dell’addome • Conati di vomito senza rigetto • Forte dolore addominale • Depressione, sguardo fisso, guaiti frequenti e spossatezza • Stato di agitazione e abbattimento Questi sintomi si manifestano nell’arco di poche ore, se li notate correte immediatamente dal veterinario che provvederà a fare gli esami necessari: radiografie, ecografie e palpazione dell’addome sono sufficienti a capire se il cane ha una torsione dell’addome, solitamente si procede con un’operazione. Torsione dello stomaco nel cane: cura Ma come funziona questa operazione? Il veterinario fa passare dalla bocca del cane un tubo e cerca di rimuovere il cibo, il gas e tutti i liquidi presenti nello stomaco. Poi procede facendo un lavaggio con l’acqua tiepida per eliminare i cibi che fermentano nello stomaco: se c’è la torsione dello stomaco per il tubo è impossibile passare quindi è necessario un intervento chirurgico. Lo stomaco viene svuotato e ricollocato nella posizione iniziale, se necessario la milza va asportata. Per precauzione o per evitare nuovamente torsioni allo stomaco si può fare una gastropessi: è un intervento che serve per fissare permanentemente lo stomaco che viene suturato alla parete addominale. Il cane potrebbe presentare aritmie cardiache e un arresto cardiocircolatorio dovuto a alterazioni elettrolitiche, quindi fate sempre attenzione a non fargli compiere sforzi fisici e movimenti poco indicati. Come abbiamo già detto i cani di medie e grossa taglia sono maggiormente predisposti alla torsione dello stomaco, tra le razze che ne vengono maggiormente colpite ci sono: il Pastore tedesco, l’Alano tedesco, il Labrador retriever, il Setter irlandese, Golden retriever, Mastino dei Pirenei e Mastino napoletano. Prevenire questa disfunzione significa evitare di far compiere al cane movimenti sbagliati come avvitamenti: sono quelli più pericolosi perché il corpo si sposta mentre lo stomaco rimane fermo e immobile, attenzione alle posizioni innaturali, evitate di far fare attività fisica attività che possono rappresentare una fonte di stress e sforzo poco prima e poco dopo i pasti. Date al cane il la giusta razione di cibo quotidianamente e suddividetela in 2 o tre pasti al giorno, meglio più pasti in piccole quantità che un unico pasto che rischia di diventare una vera e propria abbuffata per il vostro cane. Cercate di “apparecchiare” su un rialzo di 10 cm circa da terra per facilitare il pasto al vostro cane e indurlo a mantenere una postura più corretta, che contribuirà a diminuire il rischio di torsione. Considerate che in vendita esistono anche ciotole per cani rialzate indicate per prevenire questo tipo problema.

Morbo di cushing

Morbo di cushing nei cani (iperadrenacorticismo): cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 23 Mar 2018

Il morbo di Cushing nei cani è una malattia con sintomi vari, che non devono essere sottovalutati. L’iperadrenocorticismo canino, più comunemente conosciuto come morbo di Cushing dal nome del suo scopritore, è una malattia più comune nei cani anziani, la cui incidenza cresce con l’aumentare dell’età. Può colpire tutte le razze, anche se alcune come Barbone, Beagle e Bassotto sembrano essere più soggette. Questa patologia è caratterizzata da una produzione eccessiva di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, collocate subito sopra ai reni, che può avere tre differenti cause: Tumore all’ipofisi: si tratta di una neoplasia che colpisce la ghiandola ipofisaria collocata nel cervello; ciò porta all’aumento di un ormone chiamato ACTH, che va ad iperstimolare le ghiandole surrenali, provocando la produzione anomala di cortisolo. Questa è la causa più frequente di Cushing nel cane, quantificabile attorno all’85% dei casi; Tumori alle surrenali: in questo caso la neoplasia interessa una o tutt’e due le ghiandole surrenali, che iniziano a produrre cortisolo in eccesso; Somministrazione di cortisonici: il Cushing nei cani può essere provocato anche da una massiccia assunzione di corticosteroidi, in dosi eccessive o protratte nel tempo, oppure da una sospensione improvvisa del farmaco, senza la dovuta riduzione a scalare. In questo caso si parla di Iperadrenocorticismo iatrogeno del cane. Morbo di Cushing nei cani: sintomi I sintomi del Morbo di Cushing sono piuttosto vari e a volte possono essere inizialmente sottovalutati dal padrone perché non specifici o attribuibili alla vecchiaia del cane. È invece importante individuare la malattia il prima possibile, perché ciò può contribuire ad una migliore qualità di vita dell’animale e anche a prolungare il decorso della malattia. I primi segni dell’Iperadrenocorticismo nel cane sono: Produzione di abbondanti quantità di urina (poliuria); Minzione in luoghi inappropriati: il cane, anche se non lo aveva mai fatto prima, a volte urina in casa; Aumento della sete (polidipsia); Aumento della fame (polifagia); Ventre a botte A questi sintomi iniziali, che sono quelli che il proprietario può notare e a cui è bene prestare attenzione, ne possono seguire altri a mano a mano che la malattia progredisce: Iperpigmentazione della pelle, che assume una colorazione scura; Perdita di pelo (alopecia); Infezioni urinarie; Ingrossamento del fegato; Debolezza muscolare; Cecità; Tromboembolia polmonare Morbo di Cushing nei cani: diagnosi Per diagnosticare l’Iperadrenocorticismo nel cane il veterinario, oltre ad osservare i segni clinici e a basarsi sulla descrizione dei sintomi da parte del proprietario, avrà bisogno di effettuare alcuni esami specifici per poter avere conferma della diagnosi. Il primo passo consiste generalmente in esami del sangue, che riveleranno un aumento dei globuli rossi, dell’emoglobina, dell’ematocrito e delle transaminasi, oltre a leucogramma da stress, aumento di colesterolo e glicemia. Un esame delle urine molto spesso indicherà anche un peso specifico basso. Si procederà con l’esecuzione di un’ecografia addominale per osservare lo stato delle ghiandole surrenali, che potrebbero presentare una massa tumorale, nel caso il Cushing sia provocato nel cane proprio da una neoplasia alle surreni, o che comunque potrebbero risultare aumentate di dimensioni in quanto sottoposte ad una eccessiva stimolazione; anche il fegato generalmente apparirà ingrossato. La conferma definitiva della diagnosi di Iperadrenocorticismo però si può avere solo tramite un test specifico: la stimolazione con ACTH. Al cane a digiuno viene effettuato un primo prelievo di sangue per verificare il livello di cortisolo basale, dopodiché viene somministrato per via endovenosa o intramuscolare ACTH, e dopo un’ora si ripete il prelievo per misurare la variazione della concentrazione di cortisolo nel sangue a seguito dell’avvenuta stimolazione. Se il valore è superiore a 20 il sospetto di Cushing nel cane è alto. Morbo di Cushing nei cani: cura Se la causa del Cushing è un tumore alle ghiandole surrenali generalmente si procede chirurgicamente con l’asportazione, mentre quando la malattia è iatrogena si sospendono le terapie a base di corticosteroidi. Se invece si tratta di un Iperadrenocorticismo ipofisario la cura mira a tenere sotto controllo la produzione di cortisolo con farmaci specifici: il più utilizzato è il trilostano, che agisce riducendo l’attività delle ghiandole surrenali. Si tratta di una terapia a cui la maggior parte dei cani risponde positivamente e, di solito, entro 10 giorni di trattamento i sintomi quali la sete e la fame eccessive diminuiscono, ma può avere effetti collaterali. Occorre inoltre un monitoraggio costante dei livelli di cortisolo, sempre tramite il test con ACTH, che inizialmente deve essere ripetuto più frequentemente, anche per individuare il giusto dosaggio del farmaco, poi può essere maggiormente dilazionato nel tempo. Morbo di Cushing nei cani: sopravvivenza e aspettativa di vita La vita media di un cane adeguatamente trattato dopo la diagnosi di Cushing è di circa 2 anni/2 anni e mezzo.

diarrea nel cane

Diarrea nel cane: cosa fare e cosa dare da mangiare

Salute del cane Redazione - 14 Feb 2018

La diarrea è un problema che il nostro cane sviluppa per diversi motivi: andiamo a vedere come eliminarla. La diarrea nel cane può avere cause varie. Vi sono però alcuni alimenti da inserire o meno nella dieta dell’animale che possono aiutare la guarigione. La diarrea è un disturbo molto frequente nel cane, anche perché può essere legata a fattori e patologie diversi: quindi si possono avere gli stessi sintomi per cause molto eterogenee. Ciò permette già di intuire che non potrà esserci un’unica cura efficace in tutti i casi: molto spesso i padroni fanno l’errore di sottovalutare il problema e aspettare che passi da solo. In realtà, se entro due giorni la situazione non si risolve, è sempre bene rivolgersi al proprio veterinario di fiducia, in modo che possa fare una diagnosi precisa e somministrare, di conseguenza, la cura più adatta al singolo soggetto. Esistono però alcuni accorgimenti nell’alimentazione del cane che possono aiutare a tenere sotto controllo il problema o a ridurne l’impatto quando si presenta: il primo consiglio è quello di ridurre le porzioni di cibo o, addirittura, di tenere il cane a digiuno per 12-24 ore, così da non sottoporre l’intestino ad una sollecitazione continua dovuta alla presenza al suo interno di alimenti da espellere. Rimanendo per un po’ vuote invece le pareti intestinali hanno modo di distendersi e di non irritarsi ulteriormente; riprendere ad alimentare il cane con diarrea seguendo una dieta leggera, per non appesantire stomaco ed intestino, eliminando le carni rosse e preferendo invece il pollo (a meno che il cane non sia intollerante a questo alimento); unire alla carne di pollo del riso bianco bollito, che può aiutare a bloccare o ridurre le scariche diarroiche; inserire nella dieta del cane con diarrea le fibre, come i cereali integrali, e la frutta – solo quella adatta ai cani, come la mela; in alcuni casi possono essere consigliati alimenti che contengono glutammina, un amminoacido contenuto ad esempio nello yogurt, che tende a richiamare l’acqua, riducendo dunque l’elemento liquido tipico delle scariche diarroiche; anche la somministrazione di probiotici può rivelarsi utile nel trattamento della diarrea del cane perché contribuiscono a regolarizzare il funzionamento intestinale e a ripristinarne la flora batterica. I probiotici sono organismi vivi che si trovano nei fermenti lattici o in alcuni specifici integratori; non dimenticare mai di lasciare a disposizione del cane una ciotola di acqua pulita e fresca. La diarrea infatti può portare a disidratazione, quindi è necessario che l’animale possa bere ogni volta che ne avverte il bisogno, per reintegrare i liquidi perduti, a meno che non siano presenti anche episodi di vomito. In questo caso allora è bene che il cane assuma sì acqua, ma poca alla volta e spesso, in modo da non stimolare i conati di vomito. Diarrea nel cane: cosa non dare da mangiare Tra gli alimenti da eliminare dalla dieta se abbiamo un caso di diarrea nel cane ci sono anzitutto il latte e i suoi derivati, non solo perché molti quattro zampe sono intolleranti e non dispongono dell’enzima necessario a digerirlo, ma anche perché, pure per quelli che lo tollerano, può comunque in determinati momenti scatenare la diarrea per la presenza di lattosio. Vanno inoltre banditi categoricamente tutti gli avanzi della tavola e tutti i vari bocconcini e snack per cani. Da evitare i cambi repentini di alimentazione, a meno che non sia il veterinario a consigliarlo per il sospetto di intolleranza a qualche alimento specifico.

Posture del cane: guida al linguaggio del corpo

Salute del cane Redazione - 12 Giu 2017

Andiamo alla scoperta delle posture del cane: nell'articolo ne abbiamo elencate alcune che è bene conoscere. Proprio come noi umani, spesso il nostro cane assume posture particolari, che fanno parte delle sue caratteristiche peculiari. In fondo anche noi abbiamo un determinato modo di stare seduti, piuttosto che in piedi, e non sempre sono corretti. Per i nostri amici a quattro zampe esiste un vero e proprio linguaggio del corpo che in alcuni casi però può rivelarci molto sul loro stato di salute. I veterinari identificano infatti, con termini precisi e non sempre comprensibili, alcune posture particolari. Queste posture possono essere strettamente collegate ad alcune malattie. E’ quindi bene conoscerne i nomi e significati. Posture del cane: la nostra guida Sarà capitato a tutti di portare il proprio cane dal veterinario ed essere “catapultato” in un mondo di termini astrusi, che ci lasciano un po' confusi ed allo stesso tempo un po' divertiti. Le posture ed i movimenti hanno denominazioni specifiche ma in tal caso, si ricollegano ad una precisa condizione clinica. Sentirsi dire che il nostro cane cammina sulle uova può farci sorridere, ma le spiegazioni che ci darà il nostro veterinario non saranno rassicuranti. Quindi, per non rimanere sbalorditi davanti alle parole del nostro veterinario e individuare subito atteggiamenti rivelatori di patologie leggete la nostra guida. Di seguito abbiamo elencato le posture del cane che è bene conoscere. Nella maggior parte dei casi non solo atteggiamenti posturali ma veri e propri campanelli d’allarme. Ad ogni termine viene associata la descrizione e la possibile condizione clinica che rivelano. Posizione di preghiera del cane Il cane flette il busto in avanti e abbassa la testa sulle zampe anteriori, la parte terminale della schiena viene puntato in alto e le zampe posteriori rimangono distese, la coda è rilassata. Il cane tiene una posizione simile, ma con la testa alta, quando invita un altro cane a giocare. Questa posizione indica dolore addominale. Soprattutto se questa postura è associata a lamenti ed inappetenza, è sintomo di un mal di pancia acuto. Condizione clinica collegata: il cane potrebbe avere una pancreatite, ma anche calcoli biliari, un volvolo intestinale (ovvero la torsione di un tratto dell'intestino che provoca occlusione intestinale, o un’ostruzione intestinale). Tutte queste patologie sono urgenze veterinarie: appena ci accorgiamo di questi comportamenti dobbiamo portare il cane dal veterinario. Movimento di maneggio nel cane Detto anche circling, il cane gira in tondo, sempre nella stessa direzione percorrendo il diametro immaginario di un cerchio che può essere più o meno ampio Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o sindrome vestibolare. Il sistema vestibolare è il centro dell’equilibrio del cane ed ha sede nell’orecchio interno e quando si manifesta comporta gravi problemi di equilibrio per il cane. Il cane si rincorre la coda Movimento anche detto tail chasing, in cui il cane cerca di afferrasi la coda. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Il cane fissa il vuoto Movimento chiamato anche star-gazing, in cui il cane fissa un punto nel vuoto per lungo tempo, ed allo stesso tempo appare assente ed avulso da ciò che gli accade intorno. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Head pressing: il cane appoggia la testa al muro Postura chiamata anche in termini veterinari di anteropulsione, che il padrone riconosce come l’abitudine del cane di appoggiare la testa contro il muro o altre superfici verticali e spingere. Condizione clinica collegata: patologie neurologiche, spesso a carico del sistema limbico o problemi comportamentali. Il cane cammina sulle uova Procede a piccoli passi, appoggia appena le zampe a terra, noi diremmo “in punta di piedi” e si sposta mal volentieri. Condizione clinica collegata: questa tipologia di movimento si associa a forte dolore alla colonna vertebrale che può essere causato da diverse malattie. In alcuni casi il dolore addominale si irradia fino alla schiena e può quindi produrre questa particolare andatura. In ogni caso il cane deve essere subito visitato da un veterinario. Il mio cane fa la carriola Il cane si trascina in avanti, poggiandosi posteriormente solo sul sedere, mantenendo la coda alzata. Condizione clinica collegata: questo movimento può indicare due patologie. Nel primo caso il cane ha i sacchi paranali pieni: queste sono ghiandole poste ai lati dell’ano che normalmente si svuotano con il passaggio delle feci. Se i sacchi non si svuotano completamente la causa potrebbe essere il secreto troppo denso che non riesce più a fuoriuscire dal dotto. Questa condizione comporta un’infezione, ed il cane schiaccia la parte con il suo peso per cercare di svuotare le ghiandole e lenire il fastidio. Il veterinario procederà allo svuotamento. Nel secondo caso possiamo avere la tenia nel cane. Troverete nelle feci e nella zona anale piccoli pezzettini bianchi simili a chicchi di riso, sono i proglottidi della tenia. Questi causano un grande prurito al cane cha fa la carriola per grattarsi. Il veterinario vi darà la terapia più adatta. Movimento di arpeggio nel cane Il cane cammina in modo particolare, stendendo esageratamente gli arti, un movimento simile a quello dei cavalli quando fanno gli esercizi di dressage. Il cane non controlla correttamente il movimento volontario, in particolar modo degli arti anteriori. Condizione clinica collegata: è una lesione cerebrale, usualmente a carico del cervelletto. Molto spesso il movimento d’arpeggio si accompagna ad altri sintomi neurologici come: perdita di comportamento appresi, disorientamento, aggressività, iperattività, reazione esagerata agli stimoli. Testa ruotata nel cane Il cane tiene la testa piegata da un lato in maniera più o meno evidente. Condizione clinica collegata: può esserci una causa semplice, se la postura si manifesta estemporaneamente dopo una passeggiata all’aperto. Il cane ha un corpo estraneo nell’orecchio e tiene la testa in questa posizione per alleviare il fastidio al timpano. Tuttavia la testa ruotata può indicare anche una lesione al sistema vestibolare del cane centrale o periferico. Il sistema vestibolare come abbiamo detto è la sede dell’equilibrio, è quindi indispensabile una visita specialistica. Conoscere posture e movimenti è importantissimo per accudire al meglio il nostro cane, poiché il padrone è il primo veterinario del suo amico a quattro zampe. 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Insufficienza cardiaca nel cane: cause, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 11 Giu 2017

Sapete che cos’è un insufficienza cardiaca del cane? In questo articolo vi spieghiamo come funziona il cuore di un quattro zampe e come prevenire alcune disfunzioni cardiache. Il cuore del cane batte circa 150 volte al giorno, ma come funziona? Il cuore così come nell’uomo anche nel cane è un organo molto importante, è il motore dell’apparato circolatorio. Si contrae ripetutamente gonfiandosi e svuotandosi di sangue. Il ventricolo sinistro pompa il sangue e l’ossigeno all’aorta. Il sangue e l’ossigeno raggiungono i muscoli e gli altri organi come la milza il fegato i reni e il cervello dopo di che il sangue riprende il suo percorso per tornare al cuore passando questa volta per atrio e ventricolo sinistro. I problemi di cuore possono essere congeniti, ereditari o dipendere dalla razza del cane, alcune tendono a soffrire maggiormente di problemi al miocardio. Le razze di cani di taglia grande o che soffrono di obesità croniche sono portate ad avere insufficienze cardiache, tendono ad avere maggiori difficoltà a pompare quantità di sangue necessaria per tutto il corpo. I cani di taglia piccola tendono ad avere più batteri in bocca che andranno a danneggiare le valvole del cuore. Insufficienza cardiaca nel cane: sintomi Osservando il vostro amico a 4 zampe potete capire se soffre di una patologia al cuore cercando di fare attenzione ad alcuni sintomi come: affaticamento tosse sincope dispnea cianosi distensione addominale Se ultimamente avete notato che il cane si affatica più facilmente e quando lo portate a passeggio dopo poco ha bisogno di fermarsi a riposare potrebbe avere uno scompenso cardiaco dovuto ad una ridotta portata cardiaca e la diminuzione dell’ossigeno nei tessuti. Meno ossigeno arriva ai muscoli e più tendono ad affaticarsi. Uno dei segnali da non far passare inosservati è la tosse del cane: se lo sentite spesso tossire dopo una passeggiata, o mentre è impegnato a farvi festa, in preda ad una emozione forte o ancora mentre dorme o quando si risveglia è bene portare il cane dal veterinario, può essere indice di problemi cardiaci. Se tende ad avere problemi di respirazione potrebbe soffrire di dispnea e rischiare un insufficienza cardiaca nel cane. La respirazione affaticata dipende da tanti fattori e non è sempre facile individuare se la causa è un problema polmonare o cardiaco. Un buon metodo per capire se la respirazione è regolare è misurarla mentre il cane dorme. Contate per trenta secondi le inspirazioni: se equivalgono a 15 e moltiplicandole per due non supera i 30 atti allora il cane è in buona salute. I cani di media o grande taglia di solito hanno dalle 60 alle 100 pulsazioni al minuto. Verificate anche la frequenza cardiaca del cane: quando è sdraiato contate le pulsazioni per 15 secondi poi moltiplicatele per 4 e otterrete la quantità di pulsazioni al minuto. Gli scompensi cardiaci possono essere conseguenza anche di insufficienza mitralica causata da problemi valvolari o disfunzioni del ventricolo. Anche l’endocardite infettiva nel cane può manifestarsi attraverso disfunzioni cardiache: si prende attraverso infezioni batteriche che si manifestano con la febbre, soffi cardiaci. Patologie cardiache congenite, ostruzioni valvolari e aritmie possono provocare una sincope. Consiste in una sorta di svenimento in cui il cane cade a terra privo di coscienza, è molto rapida e dura pochi secondi. Solitamente si verifica un abbassamento di pressione e della perfusione cerebrale: il cane sviene in modo tale da poter fare arrivare sangue e ossigeno al cervello, non va assolutamente fatto alzare perché diversamente se lo fate mettere in piedi non gli arriva il sangue ossigenato al cervello. Il cane può subire anche una distensione addominale, dovuta a patologie del cuore: in particolare nel ventricolo e nell’atrio destro si generano ascite e raccolte di liquido del cavo addominale. Quando lo scompenso cardiaco nel cane è in uno stadio avanzato si manifesta attraverso chiari segnali come la cianosi: come dice la parola stessa, la mucosa e la cute assumono una colorazione bluastra determinata dalla mancanza di ossigeno. Insufficienza cardiaca del cane: cure Se sospettate che il vostro cane abbia uno scompenso cardiaco la prima cosa che dovete fare è portarlo a fare una visita dal veterinario per individuare il problema, anche se non ha ancora manifestato sintomi evidenti. Il veterinario potrebbe scegliere di fargli alcuni di questi esami: elettrocardiogramma ecocardiogramma rx torace verifica della pressione arteriosa esami ai reni esami ematochimici con enfasi alla funzione renale ed apatica L’elettrocardiogramma è un registratore dotato di elettrodi collegati ad un apparecchio portatile ed al torace del cane attraverso un giubbottino: è una visita indolore e importante per monitorare il ritmo cardiaco, riesce a captare le aritmie cardiache ed è utile per analizzare le sincopi che si possono manifestare soprattutto nel periodo post operatorio. Le cure indicate per l’insufficienza cardiaca nel cane sono diverse: la prima è indubbiamente legata ad una dieta sana ed equilibrata, controllate cosa può mangiare il cane ed aggiungete integratori e attività fisica. In aggiunta alla regola basilare di seguire una sana dieta potrebbe essere indispensabile una terapia farmacologia che prevede un trattamento diuretico a base di ossigeno e un drenaggio che consente di migliorare il respiro del cane. Nei casi più gravi bisogna ricorrere ad un vero e proprio intervento. Indubbiamente uno stile di vita adeguato senza troppi sforzi per il cane e una dieta sana ed equilibrata aiutano a prevenire i problemi di cuore. A cura di Chiara Migliori

Cataratta nel cane: cause, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 10 Giu 2017

La cataratta è un problema che colpisce gli occhi, è diffuso nell'uomo ma anche nel cane. Vediamo cause, sintomi e possibili cure. E’ la malattia che più frequentemente colpisce l’occhio del cane, è un disturbo che può riguardare tutte le razze e sorgere in diverse fasce di età. La cataratta del cane è un disturbo che si manifesta solitamente attorno ai sei anni di vita dell’animale, può essere ereditaria o genetica, in questo caso si dice cataratta primaria, perché non c’è una causa specifica scatenante il disturbo se non il corredo cromosomico caratterizzato da uno o più geni che sono responsabili della patologia. Addirittura alcune possono essere congenite quindi presenti già alla nascita del cucciolo. Si definisce cataratte senile se dovuta ad un fattore di vecchiaia e cataratta secondaria quando dipende da specifiche cause come traumi, malattie del metabolismo, glaucomi. Il diabete mellito è dovuto ad un disordine metabolico ed è quello che viene associato più frequentemente alla cataratta. Esso incide sul percorso biochimico del glucosio, che è la base del metabolismo energetico della lente: alcuni metaboliti del glucosio rimangono dentro le cellule della lente e richiamano per osmosi acqua. E'così che si forma la cataratta: la formazione è molto rapida, bastano poche ore o settimane. Le cataratte nutrizionali invece dipendono da squilibri alimentari come carenze di lipidi legati soprattutto al periodo della crescita. Le cataratte traumatiche dipendono invece dalla presenza di corpi estranei negli occhi, possono essere diretti o indiretti se dipendono da un trauma cronico come il sovradosaggio di farmaci o anche fattori antinfiammatori. In generale possiamo elencare i punti che provocano la formazione di cataratte: diabete predisposizione genetica glaucoma problemi nutrizionali subiti da cucciolo lesioni agli occhi età effetto collaterale di farmaci esposizione a microonde tossine radiazioni La cataratta è principalmente di origine ereditaria e tra le razze di cani più colpite ci sono: barboncini, American coker spaniel, boston terrier, pastore tedesco, golden retriever, labrador retriever, Schnauzer nano, bob tail, white terrier west highland. Cataratta nel cane: cause Inizialmente è una macchia piccola che si forma nell’occhio ma non infastidisce la visuale del cane. La lente dell’occhio del cane è trasparente e serve a trasmettere la luce alla retina, quando il cristallino dell’occhio diventa opaco la luce non filtra più ed il cane ha difficoltà alla vista. Col passare del tempo l’occhio può tendere ad avere un colore grigio bluastro fino a diventare bianco e nei casi peggiori può portare la cecità al cane. Noterete nel vostro amico a 4 zampe, che avrà sempre più difficoltà negli spostamenti, inizierà a sbattere contro gli ostacoli come le sedie, le persone, non vorrà più fare spostamenti come scendere o salire le scale, sul letto o sul divano. Occhi rossi e lacrimanti, con fastidio e sfregamento continuo sono i segnali che indicano la presenza del disturbo agli occhi. Cataratta nel cane: cura La cataratta è un disturbo chiamato anche sclerosi nucleare dai veterinari, non crea dolore ma causa problemi alla vista che incidono sul senso dell’orientamento del cane. Se sospettate che il vostro amico a 4 zampe abbia una cataratta portatelo dal veterinario, sarà in grado di dare un riscontro con una visita oculistica, un test, le analisi del sangue e un’ecografia all’occhio. La cataratta può essere di due tipi a seconda della sede dell’occhio colpita: capsulare se è colpita la parte superficiale dell’occhio della lente ed è parziale o totale a seconda della porzione di lente che colpisce Cataratta nel cane: operazione Non si cura con i farmaci e l'unico modo per liberare l’occhio del vostro cane è un'operazione alla cataratta: dovete ricorrere ad un intervento chirurgico. Non si effettua con un laser ma bensì con la tecnica della facoemulsificazione, che attraverso gli ultrasuoni liquefa la cataratta fino ad assorbirla. Si tratta di uno strumento simile ad un microscopio sotto il quale viene posizionato l’occhio del cane: è indispensabile fare l’anestesia totale perché in fase di intervento sarebbe impossibile tenerlo fermo. La cataratta una volta operata ridona la vista al cane e non torna più, grazie alla rimozione del cristallino e l’applicazione di una protesi in acrilico, o una lente di plastica. Al massimo possono formarsi delle opacità nella capsula del cristallino proprio dove è inserito quello artificiale ma non disturberanno più la vista del cane. La vista torna immediatamente, non viene bendato e se necessario può effettuare l’operazione in entrambe gli occhi contemporaneamente. Al termine dell’operazione il cane va seguito con una serie di cure post operatorie. Per un periodo di tempo equivalente a circa due settimane il cane dovrà indossare il collare elisabettiano per proteggere gli occhi fino a quando non sarà guarito completamente. Ma l’operazione più complessa è forse riuscire a mettere il collirio al cane tutti i giorni. Si sconsiglia di sottoporre all’intervento i cani aggressivi o particolarmente agitati perché diventerebbe difficile fare il trattamento post operatorio su di loro. La cataratta è operabile a patto che il cane goda di una salute in grado di sostenere un’anestesia, è operabile a qualsiasi età. E’ importate risalire anche ai problemi che hanno generato la cataratta del cane, se si tratta di diabete o glaucoma dovreste prevenire e rallentare lo stato del disturbo anche con diete indicate. Ci sono alcuni rimedi naturali per la cataratta nel cane che possono aiutare a rallentare la formazione di cataratte: ad esempio è importante evitare l’ossidazione delle proteine della lente, gli antiossidanti fermano gli effetti dei radicali liberi. Il succo al mirtillo, grazie agli antociani previene i disturbi oculari così come il ginko biloba, una pianta indicata per la circolazione del sangue che ha un’azione antinfiammatoria e antiossidante. Infine la radice di tarassaco, è un depurativo, agisce sul pancreas e migliora la flora batterica influendo anche sul funzionamento dell’intestino. E’ risaputo che il fegato è collegato agli occhi. Tutte queste erbe sono reperibili in erboristeria essiccate o anche sotto forma di gocce che potreste aggiungere ad ogni pasto del vostro cane come forma di prevenzione. Articolo a cura di Chiara Migliori

Eczema nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 08 Giu 2017

L'eczema canino fa parte della macrocategoria delle dermatiti: nell’articolo chiariamo alcuni fattori che portano il cane a grattarsi continuamente e in che modo potreste aiutarlo. L’eczema è il risultato di una dermatite nel cane: si sfoga sulla pelle e può presentarsi negli uomini e anche nei cani, ha sintomi molto simili che si manifestano allo stesso modo. I cani presentano chiazze rosse sulla pelle, secchezza, lesioni, bolle, croste, a volte perdono anche il pelo che non ricrescerà fino a quando l’eczema non sarà stato curato definitivamente. Eczema nel cane: cause L’eczema nel cane causa prurito e potete accorgervene se il vostro cane ne soffre perché tenderà a grattarsi e leccarsi ripetutamente la parte interessata. Le zone che vengono colpite principalmente sono: dorso, muso, padiglioni auricolari, spazi interdigitali, ascelle, addome e tallone. Tra le cause che portano allo sviluppo di eczemi sul corpo del cane ci sono: Allergie da contatto o alimentari Parassiti come pulci o zecche Patologie infettive o legate a ormoni Cambi di stagione Farmaci e vaccini Con un esame del sangue e un test cutaneo si può appurare l’origine dell’eczema del cane e procedere adottando la cura più indicata per guarirlo. Non bisogna sottovalutare gli eczemi perché potrebbero portare altre infezioni. L’eczema è anche indice di qualcosa che non funziona bene nell’organismo del cane, un’intossicazione causata da vari fattori. L’eczema potrebbe sfociare in ulteriori complicazioni come infezioni batteriche micotiche come la piodermite e la malassezia. La dermatite nel cane si manifesta principalmente quando l’animale si alimenta con cibi confezionati: la prima cosa da fare è regolare la dieta con un regime alimentare più sano e riportare l’equilibrio nell’intestino. Eczema nel cane: sintomi Questo sfogo cutaneo è indice anche del fatto che il corpo cerca di espellere le tossine incorporate nell’organismo dai mangimi confezionati contenenti elementi chimici che intossicano il corpo e si manifestano con intolleranze. I problemi di intolleranza che insorgono da un alimentazione del cane inadeguata, infiammazioni dovute a cibi nocivi ricadono sul funzionamento del fegato che deve sostenere una digestione faticosa e impegnativa causata da cibi che non sono naturali e contengono additivi, micotossine, glutine e metalli pesanti. La cute riveste e protegge il cane da tutti i fattori esterni, è la parte più esposta a temperature e microbi che popolano l’ambiente esterno dell’organismo. Da non sottovalutare infatti le condizioni atmosferiche: l’esposizione alla luce, al caldo, al freddo, all’umidità, a questo si aggiunge il contatto con saponi, pesticidi, ed infine l’uso di farmaci, stress e ferite cutanee possono portare le condizioni che sviluppano eczemi cutanei. E’ importante curare subito gli eczemi per evitare che la zona interessata diventi l’habitat ideale di funghi, batteri e infezioni varie. Così come nella cute dei cani anche nella nostra ci sono dei germi che se non vengono regolati dalle difese immunitarie cutanee si riprodurrebbero a dismisura. L’eczema è il risultato di una dermatite che a sua volta dipende da altri fattori, il più importante è legato all’intestino, sede del sistema immunitario, per questo motivo i cibi industriali sono nocivi. Il sistema immunitario non riesce a riprodurre difese necessarie a debellare gli attacchi provenienti dall’esterno e rischia uno squilibrio che prende nome di disbiosi cronica. Si possono manifestare eczemi nel cane dovuti anche ad allergie causate dal contatto con le pulci o le zecche. La causa è sempre da ricercare in profondità non dimenticando che la pelle è l’organo più esteso di tutto il corpo e reagisce semplicemente con la formazione di eczemi dovuti a malfunzionamenti dell’organismo. Il fegato è l’organo che principalmente si sfoga e parla attraverso la pelle: sono diversi i malesseri che colpiscono il fegato e si sfogano con dermatiti o eczemi. Eczema nel cane: cura La medicina si limita a consigliare di agire sull’effetto della malattia senza preoccuparsi di curarne le cause. Per questo vengono spesso prescritti dei farmaci a base di cortisone o antinfiammatori. Assieme ai farmaci consigliati acquistate delle pomate alla camomilla o alla calendula, applicatele sulla zona interessata e distraete il vostro cane facendolo giocare fino a quando la pelle non ha assorbito, altrimenti il cane tenderà a leccarsela via. Alcuni rimedi naturali per l'eczema canino: Aloe e ribes nigrum, rinforzano le difese immunitarie e sono ottimi antinfiammatori Silicio organico per ridare struttura ai tessuti Olio di semi di ribes nero, perché è ricco di omega 3 e 6 Probiotici di qualità Impacchi di camomilla per idratare e disinfettare Non dimenticatevi di cercare la vera causa scatenante l’eczema nel cane e cercate di correggere la sua alimentazione con cibi sani e naturali. Scegliete una dieta adeguata, eliminate i farinacei e limitate l’uso della carne senza annullarla totalmente ad esempio dategli carni bianche o verdure come carote, zucca, zucchine, magari cercare di dargli una proteina unica per circa 10 giorni. Come potete vedere ci sono rimedi omeopatici per i cani e in questo caso sono utili a non appesantire l’attività del fegato e lo tengono più pulito da sostanze che potrebbero intossicarlo, ad esempio il sulphur è utile a espellere le tossine, la silicea è utile a ridare elasticità alla pelle e aiuta a cicatrizzare, infine la pea riduce il prurito e le lesioni cutanee, non ha effetti collaterali e potete usarla anche per lunghi periodi. Cercate di recuperare il sistema immunitario del cane, rafforzatelo e ricordatevi che somministrar solo dei farmaci senza andare all’origine del problema non cura l’eczema se non per breve tempo: il cane ripresenterà lo stesso problema dopo poco.

Mielopatia degenerativa del cane: cos'è, sintomi e cure

Salute del cane Redazione - 07 Giu 2017

In questo articolo troverai diversi suggerimenti su come comportarti se sospetti che il tuo cane sia affetto da una malattia come la mielopatia degenerativa. La mielopatia degenerativa è una malattia degenerativa, progressiva, neurologica, scoperta 30 anni fa: potrebbe essere paragonata alla malattia che nell’uomo viene chiamata SLA, lentamente indebolisce tutto il corpo. La mielopatia degenerativa colpisce principalmente razze di cani medio grandi e medio piccole: è conosciuta come la malattia del pastore tedesco, questa razza è predisposta anche a prendere dermatiti, allergie e altre intolleranze. Rodesian Ridgeback, Corgie, Boxer e Fox terrier sono altre razze nei quali è stata riscontrata l’insorgenza di questa patologia degenerativa. Anche i gatti possono prendere la mielopatia degenerativa. Colpisce i cani dai 6 ai 14 anni e viene riscontrata negli 8 anni di età: principalmente nei cani anziani purtroppo ha un lungo decorso con picchi di peggioramento. La causa maggiore è da attribuire ad uno scompenso del sistema immunitario. La mielopatia degenerativa attacca il midollo spinale, con conseguente riduzione di stimoli nervosi dal cervello agli arti e nei casi più gravi provoca la paralisi. Anche le malattie virali agendo sul sistema immunitario possono portare alla mielopatia degenerativa nel cane. Mielopatia degenerativa nel cane: sintomi I sintomi si manifestano con un'accentuata difficoltà negli spostamenti della parte posteriore del cane; può essere confusa anche con la displasia all’anca, per avere una diagnosi certa è necessario fare delle analisi neurologiche accurate. Riuscire a vedere in tempo questa malattia può aiutare il cane a soffrire meno e rallentare il peggioramento della mielopatia. Ma quali sono i sintomi della mielopatia degenerativa nel cane? Scoordinazione motoria Paralisi degli arti posteriori Andatura rigida Atrofia muscolare Noterete che il vostro cane avrà difficoltà a stare seduto, si trascina gli arti posteriori, sarà colpito da un’incoordinazione motoria, difficoltà nei movimenti e negli spostamenti. Purtroppo questa terribile malattia colpisce il midollo spinale e porta anche alla paralisi progressiva. E’ importante che evitiate di sottoporre il vostro cane ad allergeni presenti nelle vaccinazioni, nei cibi e negli antiparassitari: costituiscono una sovra stimolazione del sistema immunitario. Da attribuire alle cause di questa malattia anche la mutazione genetica che sembra abbia già fatto il suo corso in alcune delle razze di cani predisposte a prendere la mielopatia. Diagnosticare questa malattia è complicato: il veterinario deve procedere per esclusione, analizzando tutti i sintomi. Procede per eliminazione e purtroppo il continuo peggioramento del cane confermerà la progressione della mielopatia degenerativa. Gli esami del sangue spesso non sono di aiuto, può procedere con un esame del liquido cerebrospinale o effettuare una mielografia della colonna vertebrale. Discospondiliti, tumore spinale, mieliti e patologie discali sono tutte malattie che possono confondere il veterinario poiché tutte si manifestano con una riduzione della funzionalità degli arti posteriori. Mielopatia degenerativa nel cane: cure Spesso sono i cani anziani a soffrire di questa malattia e l’incapacità di riuscire a muoversi normalmente li rende tristi. Nella fase iniziale della malattia il pet si muove in modo scoordinato, si trascina le zampe, cammina con le nocche e barcolla. Colpisce una parte o entrambe fino ad arrivare al torace: il cane non riesce più a camminare e neanche stare in piedi, ha difficoltà anche a urinare o defecare a tal punto da diventare incontinente. Non esistono cure specifiche per combattere la mielopatia: potete valutare l’utilizzo di cortisoni e antinfiammatori per cani. La malattia non è dolorosa ma potreste aiutare il vostro cane a non soffrire nella lenta degenerazione che lo investe con vitamine per cani e mantenendo la qualità di vita facendogli fare esercizi di riabilitazione. Aiutatelo a mantenere per quanto possibile movimenti della quotidianità: serve a prevenire ed evitare la formazione di ulcere dovute alla pressione e posizioni non indicate, previene la formazione di infezioni urinarie ed aiuta a mantenere una certa mobilità nei movimenti. Con l’aiuto della fisioterapia e della riabilitazione potete rallentare il processo della malattia: ciò serve ad agire sull’attività dei muscoli per evitare che avanzi l’atrofia, preserva l’attività negli arti anteriori e posteriori. Così facendo il cane corre un rischio più limitato di vedersi anche la formazione di ulcere. Dovete mantenerlo attivo il più possibile: è importante stimolare la sua sensibilità e farlo lavorare molto sull’equilibrio e la coordinazione dei movimenti. A ciò potete aggiungere alcuni esercizi passivi di mobilizzazione, massaggi, stretching e impacchi caldi: aiutano a combattere il dolore e l’atrofia, potete completare con tens, stimolatori muscolari. Per mantenere il vostro cane in movimento potete aiutarvi con alcuni strumenti appositi, indicati per la riabilitazione tra cui piastre, palloni e coni adatti a stimolare la mobilità, il coordinamento e aiutarlo a mantenere l’equilibrio. Prendete in considerazione anche esercizi di idroterapia. Il cane deve avere un luogo adeguato per il suo riposo, dove riuscire a distendersi senza problemi: si consiglia l’acquisto di specifici materassini per cani confortevoli, morbidi e stabili. Anche i calzettini o stivaletti per cani sono consigliati se notate che il cane trascina le nocche per proteggerle ed evitare che si faccia male. Esistono delle sedie a rotelle per cani che gli consentono di muoversi anche se non hanno l’utilizzo delle gambe. Con qualche attenzione in più e le cure adeguate potete tenere il vostro cane in vita senza dover ricorrere all’eutanasia.

Come curare il pelo del cane: tutti i consigli

Salute del cane Redazione - 08 Mag 2017

Pelo del cane: non solo un fattore estetico Quando osserviamo un bel cane, la prima cosa che salta agli occhi è il suo pelo. Un mantello setoso, morbido e lucido è un grande motivo d’orgoglio per i padroni e fonte d’invidia per tutti coloro che non riescono ad ottenere lo stesso risultato con il mantello del proprio cane. Importante ricordare però, che il pelo del cane è soprattutto un eccellente termometro della sua salute. Quindi non fermarsi alle apparenze ma indagare le cause reali di un pelo non perfetto, potrà influire sul benessere globale del nostro cane. Qualora le problematiche inerenti al mantello diventassero particolarmente serie: zone glabre, prurito, escoriazioni, è bene consultare il veterinario. Potrebbero essere indice di: dermatiti, allergie, parassiti. Pelo del cane: problematiche Il pelo del cane può andare incontro a diverse problematiche durante il corso della vita. Il mantello può essere: • secco • forforoso • grasso • perdita del pelo del cane Il veterinario consiglia sempre di partire da un’attenta analisi dell’alimentazione. Gli squilibri alimentari, il cambio del cibo o il rialzo delle temperature possono influire sul benessere del cane. Il pelo indica immediatamente che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Inoltre il mantello del cane necessita una scrupolosa routine di bellezza, che sarà diversa a seconda che il vostro cane sia a pelo lungo o corto. Infine per assicurarvi che il pelo del vostro cane sia perfettamente sano, bisogna assicurarsi che sia privo di pericolosi parassiti come: pulci, zecche e forasacchi. Pelo del cane: tessitura Variabile fondamentale di cui tenere conto, quando valutiamo lo stato di morbidezza e setosità del pelo del nostro cane è la tessitura del pelo stesso. Molto importante ricordare che le tipologie di pelo sono diverse a seconda delle razze. Ogni razza canina ha una tessitura corretta, che corrisponde ad una precisa funzione di protezione della cute del cane. Non importa che il cane sia a pelo corto o lungo, il suo pelo potrebbe non essere  morbido, per le caratteristiche genetiche della sua razza. Se riteniamo la piacevolezza la tatto, una caratteristica irrinunciabile, dobbiamo pensarci quando acquistiamo o adottiamo il nostro peloso. Informiamoci sulle peculiarità della razza e, quando possibile, chiediamo di accarezzare i genitori della cucciolata. Il pelo del cucciolo spesso può trarre in inganno, si presenta molto morbido ma non è quello definitivo. Come rendere il pelo del cane lucido e morbido Il pelo del cane necessita di essere lavato con cura, per mantenersi sano. Si consiglia un minimo di 4 bagni l’anno fino ad un massimo, di un lavaggio al mese. Non è consigliabile eccedere nei lavaggi per non indebolire il film idrolipidico che protegge il cane dagli agenti esterni. Il mantello va spazzolato costantemente, ed  il consiglio è quello di abituare il cane fin da cucciolo ad una routine di bellezza settimanale. La spazzolatura deve essere decisa, ma non violenta. Non bisogna mai spazzolare contropelo o agire sul pelo bagnato. Se il nostro cane è a pelo lungo, questo compito sarà un più gravoso. Il pelo lungo richiede spazzole apposite, che il padrone sceglierà in base alla natura del pelo e alle dimensioni del cane. Il momento della spazzolatura non deve essere vissuto dal cane come un supplizio, ma una coccola, per questo deve avvenire con una certa frequenza. Può essere necessario anche due o tre volte a settimana, per eliminare corpi estranei come polvere o foglie ed evitare la formazione di fastidiosi nodi che renderanno tutto molto più difficile. Per alcune tipologie di mantello, si consiglia l’utilizzo di un cardatore, soprattutto nelle fasi di muta, per rimuovere il sottopelo morto e favorire la rigenerazione del manto nuovo. Anche se il nostro cane ha il pelo corto va ugualmente spazzolato, cambieremo soltanto lo strumento. Per il pelo corto sono in commercio guanti gommati che aiutano l’esfoliazione del pelo vecchio e favoriscono la generazione di quello nuovo. Infine oltre alla spazzolatura il veterinario consiglia di passare sul pelo del cane un pettine a denti fini e fitti, che aiuti l’individuazione e l’eliminazione di eventuali parassiti, che spesso non vengono rimossi durante le operazioni di cura estetica del pelo. Pelo del cane lucido e morbido: i consigli Sono molte le pratiche che possiamo mettere in atto per donare al nostro cane un pelo lucido e setoso. Di seguito riportiamo alcuni consigli: usiamo sempre detergenti per cani, e non prodotti per uso umano. Il Ph del cane è diverso dal nostro e i saponi per uso umano potrebbero causare irritazioni ed eritemi consigli alimentari: come abbiamo detto l’alimentazione può influire molto sulla bellezza del mantello. Stiamo particolarmente attenti alla mancanza di vitamina A ed E, omega 3 e fibre, nella dieta del cane; possiamo integrarli con salmone, tonno molta acqua, per favorire l’idratazione cutanea. Inoltre uno spicchio d’aglio e il lievito di birra aggiunti al pasto, per tre pasti consecutivi una volta al mese, aiuta il pelo ad essere lucido e luminoso. rimedi naturali per il pelo lucido del cane: esistono una moltitudine di detergenti in commercio per la cura del pelo del cane, ma noi ci limiteremo a fornirvi due “rimedi della nonna” economici e pratici per la cura del mantello. Il primo è l’aceto di mele: potete frizionare il pelo del vostro cane con un panno bagnato in acqua e aceto di mele e poi strizzato; il pelo sarà disinfettato e più lucido. Inoltre l’aceto di mele donerà un piacevole profumo al manto del cane. Il secondo rimedio è il rosmarino: basterà lasciare l’erba aromatica in infusione nell’acqua calda e poi passare con un panno il pelo del vostro cane. Il mantello sarà subito più luminoso. Tea tree oil: l'ideale per il vostro cane Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Mirtacee, diffusa in Australia, in alcune zone del sud-est asiatico e del pacifico. Dalla distillazione delle foglie si ricava un un olio dalle molteplici proprietà, utilizzato soprattutto per curare i disturbi della pelle o come rimedio per tenere lontani gli insetti. Basterà versare qualche goccia di questo antibatterico naturale in acqua e poi strofinare il pelo del cane.

Il cane appoggia la testa al muro: potrebbe essere head pressing

Salute del cane Redazione - 23 Apr 2017

Il mio cane appoggia frequentemente la testa contro il muro: bisogna preoccuparsi? Quante volte vi è capitato di osservare il vostro amico a quattro zampe e notare un comportamento particolare, un'abitudine, un gesto che ripete spesso. Vi sarete sicuramente ritrovati a pensare "perché fa così?", oppure "ma lo sta facendo di nuovo?" Oppure "che buffo quando fa così!". Senza essere ossessivi bisogna osservare i comportamenti ripetitivi del nostro cane e non sottovalutare mai alcun segnale specialmente se l'atteggiamento è ripetuto e continuativo nel tempo. Prendersi cura del nostro amico a quattro zampe è un compito che richiede attenzione e una costante cura. Tenersi informati sui tanti pericoli che si celano dietro a comportamenti apparentemente innocui potrebbe rivelarsi indispensabile per salvargli la vita. Vi sembrerà impossibile ma se il cane appoggia speso la testa contro il muro, spingendola contro la parete ripetutamente, potrebbe essere in serio pericolo. Il cane appoggia la testa contro il muro: potrebbe essere head pressing Se il vostro cane appoggia la testa contro un muro, o altro supporto verticale e spinge con il capo contro di esso, potrebbe soffrire di head pressing. Si tratta di una patologia diffusa tra cani e gatti, che è sintomatica di alcune gravi cause profonde. Un campanello d'allarme per il padrone e' la ripetizione compulsiva di questo comportamento in particolare se accompagnato da scarsa presenza del cane, disorientamento, aggressività o iperansietà, reazioni esagerate agli stimoli e sguardo fisso nel vuoto. Il cane cerca infatti di alleviare la pressione intracranica con un gesto apparentemente innocuo, che se indice effettivamente di una patologia può avere conseguenze anche mortali per il nostro amico a quattro zampe. Se avete anche il minimo sospetto è sempre consigliabile un controllo dal veterinario. Il cane appoggia la testa contro il muro: possibili cause di head pressing Quando l'appoggiare la testa contro il muro del cane è realmente head pressing bisogna intervenire subito. L'head pressing infatti è un danno al sistema nervoso, nella maggior parte dei casi può provocare problemi al prosencefalo o del talamo. Si manifesta sia nei cani che nei gatti e non fa distinzione di razza o età dell'animale. Le cause possono essere molteplici: trauma cranico ipo o ipernatriemia: con il termine natremia si indica il livello di sodio nel sangue, quindi parliamo di  iponatriemia nel cane quando i valori ematici di sodio scendono al di sotto dei 140 mEq/l, con ipernatriemia intendiamo un aumento dei livelli ematici di sodio sopra i 155 mEq/l. encefalopatia epatica: è un’anomalia del metabolismo di cani e gatti che si riscontra in caso di gravi malattie epatobiliari, come per esempio lo shunt portosistemico e che provoca alterazioni neurologiche provocate dalle tossine riassorbite a livello intestinale e non eliminate dal fegato, come per esempio l’ammoniaca. malattie parassitarie (da zecca per esempio come l'Ehrlichiosi) neoplasie primarie o secondarie: quindi varie tipologie di formazioni tumorali malattie infettive o infiammatorie del sistema nervoso avvelenamenti patologie metaboliche (un esempio è l'uremia da insufficienza renale) malattie degenerative L'head pressing si manifesta spesso, accompagnato da altri sintomi come: movimenti di maneggio, detto anche circling, quando il cane gira compulsivamente in tondo variazioni nel comportamento convulsioni alterazioni dei riflessi fissare il vuoto alterazioni della vista rincorrere la coda o tale chasing E' fondamentale osservare quindi con costanza e attenzione il nostro cane: questo ci farà capire se è il caso di fare ulteriori approfondimenti clinici. Il cane appoggia la testa contro il muro: cosa fare Se vedete il vostro cane appoggiare la testa contro il muro ed avete il vostro smart phone sotto mano fate un filmato da inoltrare al vostro veterinario. Il consiglio è comunque di non perdere tempo e prenotare una visita. Sarà il veterinario a consigliarvi l’iter diagnostico migliore da seguire. Per capire davvero quale sia la causa del continuo appoggiare la testa contro il muro del cane, potrebbero essere necessari i seguenti esami: prelievo di sangue (emocromo e biochimico completo, protidogramma, malattie da zecche, acidi biliari, ammoniemia, Toxoplasmosi, Leishmaniosi), esami delle urine, ecografia addominale, Tomografia Computerizzata, Risonanza Magnetica. La lista è molto lunga ma l’head pressing è un sintomo subdolo e comune a tantissime patologie. Vi è anche la possibilità che vengano richiesti dei consulti a veterinari specialisti in neurologia e oculistica. Il cane appoggia la testa contro il muro o head pressing: cura e terapia Una volta concluso l’iter diagnostico il veterinario indicherà la terapia più corretta da seguire. Le cause, come abbiamo elencato sopra, possono essere molte. Una volta ricondotto il sintomo di head pressing alla patologia che lo causa, ci verrà indicata una terapia specifica da seguire. Come abbiamo sottolineato, appoggiare la testa contro il muro, potrebbe essere sintomatico anche di malattie molto gravi per cui purtroppo potrebbe non essere prevista una cura. Per questo è importante essere tempestivi e non confondere questo atteggiamento con un’abitudine buffa. Potrebbe andarne della vita del vostro cane. Il cane appoggia la testa contro il muro o head pressing: massima diffusione per conoscere il fenomeno Come spesso accade, in tempi come i nostri di informazione digitale, la diffusione della conoscenza del grado di pericolosità dell’head pressing lo dobbiamo a Facebook. Infatti un post dell ‘associazione animalista olandese Steunpunt voor dieren ha letteralmente fatto il giro del web. Il post ha generato 1,5mila commenti, 2mila likes e 17mila condivisioni. Questo ha permesso ad un messaggio molto importante e poco noto di raggiungere tante persone potenzialmente interessate. L’oggetto di tanto interesse era un post semplicissimo: una foto che ritraeva cani e gatti che spingono la testa contro il muro. Con un commento chiaro e diretto, che invitava chi avesse visto il proprio cane riprodurre questo comportamento ad andare immediatamente dal veterinario, perchè, potevano realmente salvargli la vita. Gli autori continuavano ricordando che i nostri amici pelosi non sono in grado di ricomunicarci quando qualcosa non va e che quindi spetta a noi prestare attenzione ai loro segnali. Mettevano poi in guardia dal sottovalutare il problema, e chiarendo brevemente cosa sia veramente l’head pressing. Il post si concludeva con la richiesta di spargere la voce per rendere le persone più consapevoli e mantenere i nostri amici sani e felici. Richiesta che a quanto pare ha fatto breccia nei cuori di molti internauti.

Malattie cardiache del cane: tipologie, sintomi, trattamento, cure e rimedi

Salute del cane Redazione - 28 Mar 2017

Le malattie cardiache del cane sono un problema che può palesarsi senza alcun preavviso, perciò è bene far visitare spesso il vostro pet da un veterinario. Le insufficienze cardiache e gli infarti colpiscono l’uomo e anche i cani. Il cuore è un organo molto importante dal quale parte l’ossigeno e tutte le sostanze nutritive per le cellule del corpo. E’ il motore dell’organismo vivente e di seguito troverai le varie patologie dalle quali può essere affetto il cane e i sintomi che possono indicare alcuni indizi riguardanti problemi o difetti al cuore. Ci sono dei piccoli accorgimenti da adottare per mantenere il cane in salute ma è difficile prevedere un malfunzionamento del cuore del cane. Ci sono delle cure da fare in caso il tuo cane abbia sofferenze cardiache ma il consiglio più indicato è quello di sottoporlo alle visite del veterinario. Il cuore del cane cosi come quello del suo padrone può soffrire di malattie cardiache. Un cane raggiunge fino a 150.000 pulsazioni del cuore al giorno, un’attività intensa che necessita di un organo allenato ed in forma. Il cuore è il muscolo più importante dell’apparato circolatorio, si occupa di pompare sangue in ogni organo del corpo, è un azione importantissima perché con la circolazione del sangue arrivano ossigeno e sostanze nutritive alle cellule. Malattie cardiache del cane: cosa sono Una malattia cardiaca comporta l’alterazione della circolazione del sangue, se viene pompato con minore intensità significa che alle cellule arriverà un minor quantitativo di ossigeno e sostanze nutritive e ovviamente può provocare conseguenze gravissime sulla salute del cane. Tra le patologie più diffuse del cuore ci sono: Le insufficienze cardiache o malformazioni Il soffio al cuore Il malfunzionamento del nodo sinusale La dap Stenosi aortica o polmonare Aumenti o diminuzione dei battiti cardiaci Un’insufficienza cardiaca è dovuta al mal funzionamento del miocardio che dipende a sua volta da un deposito di liquidi nei polmoni. L’accumulo di liquidi dei polmoni si manifesta con tosse, difficoltà respiratorie, mancanza di respiro, perdita di peso e fatica. Può venire a tutti i cani indistintamente dalla razza e dall’età anche se quelli di grande taglia sono maggiormente predisposti. L’insufficienza cardiaca nei cani di età anziana e in quelli di piccola taglia si verifica nel momento in cui c’è una degenerazione del tessuto della valvola. Il soffio al cuore è un rumore anomalo del muscolo che il veterinario può diagnosticare ascoltando i battiti con lo stetoscopio. Il soffio al cuore non è una malattia ma un’anomalia del muscolo che può essere presente sin dalla nascita o subentrare dopo. I difetti dell’anatomia del cuore del cane potrebbero essere un derivato di malattie infettive, o di un’infiammazione della stenosi valvolare. Tra le cause più comuni dei difetti al cuore c’è l’endocardiosi che è un ispessimento dei bordi delle valvole cardiache. L’endocardite è un’infiammazione dei tessuti delle valvole cardiache del cuore e assieme alla stenosi ovvero il restringimento di una vena o un’arteria sono altre cause frequenti di soffio al cuore. Il veterinario una volta confermato il problema non deve far altro che individuarne la causa e tenere sotto controllo il cane con visite più frequenti, di solito non è necessario nessun intervento chirurgico o terapia. L’alterazione del battito cardiaco rappresenta un altro problema che rientra nelle malattie del cane. Un aumento di battiti cardiaci è definito tachicardia mentre una diminuzione del battito si definisce brachicardia. Come conseguenza alla tachicardia si possono verificare le fibrillazioni, che si suddividono in atriali o ventricolari. Le fibrillazioni possono rappresentare un pericolo per la salute del cane perché nel tempo potrebbero ricreare delle gravi aritmie e provocarne la morte. Il veterinario riesce a diagnosticare problemi al cuore grazie ad una serie di esami specifici che aiutano a capire quale sia la disfunzione di questo organo: Misurazione della pressione arteriosa Radiografia al torace Ecocardiogramma Elettrocardiogramma Tra le cure da effettuare in caso di insufficienza cardiaca c’è sicuramente un drenaggio in caso si debba eliminare il versamento di liquidi nei polmoni, la somministrazione di diuretici, una dieta specifica che prevenga la ritenzione idrica e a ridotta presenza di sodio, integratori per rinforzare il cane. Malattie cardiache del cane: sintomi I sintomi spesso sono invisibili e silenziosi, solo nel suo stadio più avanzato abbiamo i segnali di malattie cardiache. Sintomi come l’insufficienza cardiaca se siamo bravi osservatori possiamo individuarli: se il cane è spesso stanco e dorme molto, se non vuole giocare, ha la tosse e fa fatica a respirare, se non vuole uscire e addirittura ha uno svenimento allora è bene fare degli accertamenti. Il cane può soffrire di diverse patologie al cuore e quelle più gravi possono fermare il battito cardiaco e provocarne un infarto. I problemi di cuore possono essere una conseguenza di una disfunzione dovuta alla predisposizione genetica o ereditaria, può incidere se il cane ha un età avanzata, anche se lo stile di vita condotto dall’animale non comprende una dieta equilibrata e del movimento. Non ci sono delle precauzioni valide che se eseguite possano far evitare l’insufficienza cardiaca ma alcuni piccoli accorgimenti possono essere d’aiuto, ad esempio dare sempre da bere al cane, evitare eccessi di attività fisica e diete ricche di sodio, infine evitare ambienti umidi e ad alte temperature. Malattie cardiache del cane: le razze più predisposte Tra i cani ci sono delle razze che al di là della loro taglia e dell’età sono maggiormente predisposte ad avere un insufficienza cardiaca: Boxer, pechinese, alano, cocker spanish, poodles, boston terrier, wolfhounds irlandese, doberman pinscher. In caso di difetti al cuore non si scappa dalle medicine anche se una dieta adeguata aiuta a vivere meglio e mantenere il cane in forma, perchè le malattie al cuore si portano dietro alcuni problemi tra cui: ritenzione idrica, obesità, ipertensione, cachessia e carenza di alcuni valori nutrienti che devono essere reinseriti, acidi grassi e antiossidanti aiutano l’organismo a reagire meglio. Ad esempio la taurina è ottima per l’insufficienza cardiaca. Acidi grassi omega 3 e omega 6 aiutano a regolarizzare il battito cardiaco. Sono molto importanti anche le vitamine per cani in particolare quelle del gruppo b che vengono espulse con la pipi e spesso mancano ai cani con problemi di cuore. Il magnesio è un sale minerale molto importante per l’apparato cardiocircolatorio come pure le sostanze antiossidanti che combattono i danni causati dai radicali liberi. Infine la carnitina che è una sostanza simile ad un enzima e molto utile per la salute del cane.

Ehrlichiosi cane: cause, sintomi, cura e prevenzione

Salute del cane Redazione - 26 Mar 2017

Facciamo un quadro dell'ehrlichiosi canina: sintomi, cause e cure per debellare le zecche. Tutti conoscono il piccolo e brutto insetto marrone che si incolla alla pelle e inizia a succhiare sangue. La zecca è un parassita che si attacca non solo al cane ma anche all’uomo e ad altri tipi di animali. Questo piccolo parassita può portare anche malattie pericolose e nei casi più estremi alla morte. L’articolo ti spiega che cos’è l'ehrlichia canis, le fasi di sviluppo dell’infezione, i sintomi che può provocare al tuo cane il morso di una zecca e come intervenire per debellare la patologia. Non solo, è importante saper rimuovere bene tutta la zecca dal corpo del cane: a volte può rimanere incastrata la testa. Il metodo migliore per non avere a che fare con questi antipatici parassiti è comprare un buon antirepellente per tenerle alla larga dal cane. Ehrlichiosi nel cane: questa parola così complessa indica semplicemente l’infezione che il cane contrae dal morso della zecca. E’ un parassita che si trova ovunque, in campagna ed in città: principalmente è tra l’erba di campi e parchi, si nasconde in mezzo alla vegetazione e in zone incolte. La zecca trova terreno fertile in diverse aree a livello mondiale e con essa anche la malattia che trasmette. E’ presente in America, Africa, Isole caraibiche e in Europa dove si è concentrata in Italia, Spagna e Portogallo ed è assente nella penisola Scandinava e nel Regno Unito. Le dimensioni della zecca sono di pochi millimetri ed è difficile vederla se non dopo un pò di tempo dal morso, perché lentamente si gonfia. Grazie alle sue tenaglie a uncino si attacca al corpo del cane e inizia succhiare sangue con la bocca. Durante quest’azione è possibile che il parassita trasmetta infezioni al cane, che possono verificarsi anche fino a 150 giorni dopo l’estrazione del parassita. La zecca, saltando da un cane all’altro, può vivere anche un anno continuando a contagiare i nostri amici a 4 zampe. La malattia è dovuta ad un batterio chiamato ehrlichia canis che infetta il sangue causando un’alterazione dei globuli rossi e la distruzione delle piastrine. Ehrlichiosi nel cane: sintomi Trovare una zecca attaccata al proprio cane potrebbe essere già un chiaro segnale di allarme, diversi sono i sintomi che indicano il contagio da parte del piccolo e brutto parassita, che può causare patologie specifiche. Con le zecche bisogna fare attenzione perché può capitare che siano assenti i sintomi ma sia presente il contagio da ehrlichiosi che silenziosamente causa grossi problemi alla salute del cane. Nell’elenco indico i sintomi più comuni dopo la puntura della zecca: Febbre, vomito, influenza Problemi al sistema nervoso Difficoltà oculari Ingrossamento della milza Dolore alle articolazioni e gonfiore Cervicale Poliartrite zoppia Se il vostro cane da giorni ha perso appetito, ha la febbre, il sangue al naso e si sente molto stanco e letargico allora potrebbe aver preso una zecca che lo ha infettato. L’infezione da ehrlichia canis è caratterizzata da 3 diverse fasi: 1 fase acuta 2 fase subacuta 3 fase cronica La prima fase è il periodo di incubazione, che può andare dai 7 ai 28 giorni circa, si manifesta con dimagrimento, febbre, anemia, scolo oculonasale, ottundimento del sensorio, anemia, trombocitopenia. Per verificare se c’è l’infezione in circolo durante la prima fase è consigliabile fare le analisi ma dopo 15-20 giorni in modo da esser certi che il risultato sia attendibile. Successivamente c’è la fase 2 che può durare dai 40 ai 120 giorni: il cane appare normale mentre il sistema immunitario cerca di reagire all’infezione, se fallisce si passa alla terza fase. L’ultima fase quella cronica si manifesta con malessere, perdita di peso e variazioni ematologiche. Il risultato dipenderà molto dall’età del cane: se è giovane e in buona salute è altamente probabile che la malattia venga debellata e non si cronicizzi. In alcuni casi può rivelarsi mortale, come ad esempio per razze tipo il pastore tedesco. Il malfunzionamento delle piastrine influisce su organi come: fegato, reni e linfonodi, polmoni, meningi, se non viene diagnosticata e curata in tempo può provocare la morte. E’ importante riuscire ad avere una diagnosi velocemente per poter curare il prima possibile l’ehrlichiosi canina, poiché se diventa cronica è più difficile liberarsi dell’infezione. Ehrlichiosi cane: cura E’ importante sottoporre il cane ad una visita dal veterinario, con un esame del sangue potrà verificare se il cane è stato affetto da ehrlichia canis ed eventualmente intervenire con le cure adeguate. Perché non sempre il morso della zecca si manifesta subito con sintomi evidenti di infezione. Non esistono ancora vaccini per questo tipo di patologia ma ci sono degli antibiotici specifici per curare la malattia della zecca. Tra le terapie c’è la somministrazione di doxiciclina per 21 giorni: è importante continuare a seguirla per tutto il tempo indicato perché è quello necessario a eliminare l’ehrlichia canis. Ehrlichiosi cane: prevenzione Un metodo per prevenire il morso dalla zecca è sicuramente acquistare un buon repellente e darlo al cane, poiché la zecca può essere una causa di malattia dei cani. Le zecche si moltiplicano con l’arrivo della bella stagione: oltre ad essere un parassita molto piccolo, non crea nessun fastidio che possa suggerire la presenza del parassita sulla pelle. La zecca non si attacca solo agli animali, ma anche all’uomo e l'unico modo per accorgersi della sua presenza è vederla. E’ importante controllare con regolarità se c’è la presenza di qualche zecca attaccata al corpo del nostro fedele amico, se ne troviamo una c’è un metodo specifico per rimuoverla: meglio armarsi di pinzette con punte molto sottili e prendere la zecca dalla testa, in maniera costante iniziamo a tirare molto lentamente. Verificate se è stata estratta definitivamente o è rimasta la testa dentro, è molto importate che venga rimossa totalmente, fatto ciò disinfettate tutta la zona. Se non siete capaci di rimuovere la zecca non schiacciatela e tanto meno non utilizzate benzina, olio, petrolio perché potrebbero indurre l’insetto a rigurgitare e aumentare le probabilità di infezione. Semplicemente fatela estrarre a chi è capace di farlo.

Piodermite nel cane: cos'è, sintomi, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 25 Mar 2017

Che cos’è la piodermite, con quali sintomi si manifesta e quali sono le cure da far seguire al cane? In questo articolo trovi alcune delle risposte che cerchi per capire meglio questo tipo di infezione alla pelle. E’ un disturbo che interessa la cute del cane ma che può nascondere in realtà problematiche derivanti da altre malattie. Non è sufficiente quindi eliminare il problema più esterno adottando rimedi fini solo a curare la piodermite, in questo caso è utile riuscire a capire le cause che portano il cane ad avere questa reazione cutanea. Anche i cani, come noi uomini, hanno problemi di intolleranze o allergie alimentari che influiscono sul fegato, organo fondamentale che ci manda come segnale questo sfogo sulla pelle del cane. Se vuoi prendere un cane sappi che quelli di razza sono più delicati e sensibili a dermatite allergica e certe malattie. Piodermite del cane: un tipo di dermatite Avete notato delle chiazze rosse sulla pelle del vostro cane? E’ da un po’ di tempo che si gratta e si lecca continuamente? Potrebbe essere piodermite, una patologia frequente: si tratta di una dermatite del cane. La pelle oltre a ricoprire tutto l’organismo vivente è anche la parte che rimane a contatto con l’ambiente esterno, con i batteri, i virus, l’inquinamento, la sporcizia presente fuori all’aperto, la pelle è a diretto contatto con i diversi fattori climatici col caldo il freddo e l’umidità. La piodermite potrebbe essere il risultato di uno di questi fattori appena elencati e causare un’infezione cutanea. Sulla pelle “alloggiano” alcuni microorganismi tra cui lo stafilococco, che potrebbe causare dei problemi dovuti ad un indebolimento del corpo e all’incapacità della pelle di fare da protezione. Lo stafilococco si riproduce vicino ai peli, intorno alla radice, dove c’è il follicolo pilifero, qui inizia a nutrirsi della pelle fino a causare in certi casi la fuoriuscita di pus e la caduta del pelo del cane. Piodermite nel cane: cause e tipologie Può essere di due tipi: superficiale quando l’infezione interessa gli stati più esterni della pelle o profonda quando invece raggiunge il derma e l’ipoderma attraverso l’infezione del follicolo. La principale causa di questa dermatite è lo stafilococco, un batterio che risiede sulla cute del cane, ultimamente però sono in aumento altri batteri come s. aures s. schleiferi e anch’essi sono tra le cause della piodermite canina. Questi batteri si riproducono in terreni incolti, solitamente la fase profonda è quella che si manifesta più frequentemente e dipende da intolleranze o allergie alimentari, parassiti, squilibri ormonali, da condizioni ambientali come umidità o alte temperature. Tra le cause scatenanti la piodermite nel cane ci sono diversi fattori tra cui un’alterazione dell’ecosistema cutaneo o la conseguenza di altre malattie ad esempio. Riassumendo nell’elenco ci sono le cause più comuni responsabili della piodermite: Intolleranze e allergie alimentari Pesticidi per zecche e pulci Vaccini e utilizzo di alcuni farmaci Vecchiaia e stress Disbiosi intestinale e intolleranza al glutine Piodermite nel cane: sintomi La piodermite si manifesta con delle chiazze rosse di varie dimensioni sul corpo. Inizialmente sono solo dei piccoli puntini rossi che col passare del tempo si ingrandiscono e diventano delle pustole, lesioni che generano delle crosticine. La piodermite più profonda è responsabile di formazione di bolle di sangue, brufoli, ulcere e infine anche fistole infette. Oltre al dolore, un altro sintomo che crea la piodermite è il prurito del cane, che lo induce a leccarsi e grattarsi in continuazione nella zona interessata. I cani che soffrono di una malattia endocrina, o hanno preso un’infezione derivante dai funghi, quelli che soffrono di allergie a pulci, sono più portati a sviluppare la piodermite. Piodermite nel cane: cura e rimedi naturali La piodermite non è semplice da curare perché finito il trattamento potrebbe ripresentarsi, è difficile eliminarla totalmente se non effettuate le verifiche dovute. Prima di decidere che tipo di cura somministrare al cane è fondamentale capire qual’è la malattia che si nasconde dietro questa infezione poichè all’origine della piodermite spesso c’è un altro malessere. Controllate il fegato del vostro cane, spesso gli sfoghi sulla cute sono legati a questo organo, è un meccanismo che si manifesta anche in noi uomini. Il fegato è una grande ghiandola fondamentale per i processi del metabolismo e svolge la funzione importantissima di eliminare tutte le sostanze tossiche che vengono assunte o prodotte dall’organismo stesso. Per curare definitivamente la piodermite meglio limitare l’uso degli antibiotici e ricercare la causa primaria. E’ consigliato l’utilizzo di shampoo, antisettici sia come cura e sia come prevenzione, nelle fasi più acute meglio utilizzare creme al cortisone, antibiotici e antistaminici ovviamente sotto il consiglio del veterinario. Ecco alcuni shampoo particolarmente adatti per alleviare il prurito e da applicare nella zona interessata: Indubbiamente ci sono alcuni rimedi naturali da adottare per prevenire e rinforzare il sistema immunitario del cane come l’assunzione di omega 3 e 6, antiossidanti e integratori. In più una dieta a base di carne verdura naturale è molto indicata perché è il cibo è facilmente e velocemente digeribile, non si intrattiene troppo nello stomaco e aiuta a prevenire la piodermite del cane. Piodermite nel cane: prevenzione Per prevenire questo tipo di disturbo è fondamentale mantenere il cane in salute, fargli fare una dieta adeguata in modo tale che non sia soggetto ad intolleranze, evitare di alimentarlo ripetutamente con gli stessi cibi, è un fattore fondamentale per l’intestino che riuscirà a lavorare meglio. Un’alimentazione sbagliata, come anche l’utilizzo di farmaci, può essere la causa del deposito delle tossine sui tessuti. E’ molto importante fare attenzione a non alterare la flora intestinale perché da essa dipendono anche il giusto funzionamento di altri organi. Nel caso in cui il tuo cane sviluppi una piodermite o dermatite ti consigliamo di utilizzare questa linea di crocchette (ottime anche e soprattutto per i cani che hanno intolleranze o allergie alimentari): I cani più predisposti ad avere questo tipo di problema sono quelli di razza perché oltre ad essere svezzati con mangimi poco sani, vengono vaccinati molto piccoli, quando ancora non hanno ben sviluppato neanche il sistema immunitario. Il pastore tedesco a pelo corto tende a soffrire di questo tipo di patologia così come dalmata, setter, boxer, razze con pieghe cutanee come lo shar pei e il carlino, con questi cani bisogna essere più attenti e cercare di prevenire la formazione di piodermite con piccoli accorgimenti suggeriti in precedenza. La piodermite, come è stato spiegato, non è una malattia grave: non provoca la morte, si cura ma con le dovute verifiche del caso o si rischia di vederla spuntare fuori nuovamente una volta terminata il ciclo di terapia. Il vostro cane non rischia la vita, ma solo un po' di dolore causato dalle pustole che gli creano prurito.

Otite nel cane: sintomi, cure e rimedi

Salute del cane Redazione - 24 Mar 2017

L'otite nel cane è un'infiammazione dell'orecchio che statisticamente colpisce decine di milioni di quattro zampe in tutto il mondo. Nel nostro articolo andiamo a scoprire tutto sull'otite nel cane. Come si cura? Come si previene? Sospetti che il tuo cane abbia mal di orecchie? Ti aiutiamo a capire quali sono i sintomi più comuni che si nascondono dietro un problema di otite. Ti indichiamo diversi accorgimenti per evitare che il cane venga affetto da questo tipo di fastidio. In caso ne venga colpito ci sono alcune indicazioni che possono aiutarti a capire come muoverti e come fare per evitare che l’otite peggiori. Il tuo cane è in buone mani e le sue orecchie possono ritenersi in salvo perché nell’articolo troverai diversi consigli su come reagire se si presentano problemi di questo tipo. L’otite si cura ma può avere dei tempi più lunghi di guarigione, quindi attenzione perché con pochi accorgimenti si può prevenire la possibile formazione di questo disturbo. Otite nel cane: di cosa si tratta? E’ da un pò di tempo che il tuo cane scuote ripetutamente la testa, hai notato delle lesioni e si gratta in continuazione vicino alle orecchie? E’ possibile che sia stato affetto da un’otite. Se è soggetto anche ad una fuoriuscita di un liquido scuro dall’orecchio allora significa che lo stadio dell’infiammazione è avanzato. Le otiti possono essere il risultato di colpi di vento, ma anche sbalzi di temperature, per questo motivo ne sono maggiormente soggetti i cani che vivono all’aperto, in giardino o anche in campagna. Così come nell’orecchio dell’uomo anche in quello del cane ci sono tre parti: il padiglione, il condotto uditivo, il timpano. A metà strada troviamo incudine, martello e staffa che sono gli ossicini più piccoli del corpo sia umano che canino e infine proseguendo nella parte più interna ci sono i canali semicircolari e la coclea. Sulla base di questi tre punti dell’orecchio possiamo stabilire di che tipo di otite stiamo parlando, se è esterna, interna o media. Spesso l’otite è causata dalla formazione di batteri nelle orecchie, tra quelle più frequenti c’è l’otite esterna dovuta anche ad una scarsa pulizia, orecchie lunghe o presenza di peli nell’apparato uditivo può comportare più facilmente la formazione di infezioni. A peggiorare il tutto c’è la produzione di cerume, ricco di batteri e dal cattivo odore, conseguenza di leishmania, dermatiti e infezioni. Attenzione se non si interviene subito con le cure adatte: l’otite esterna fora il timpano e arriva al secondo stadio, nell’orecchio medio, dove l’udito può subire una riduzione più o meno grave, poichè ha il compito di trasmettere il suono alla parte più profonda. Se l’infiammazione sarà ulteriormente trascurata arriverà alla parte più interna dell’orecchio e nei casi più gravi provocherà la sordità del cane. La parte più interna dell’orecchio non è solo legata a funzioni uditive ma anche a quelle dell’equilibrio, comprometterla potrebbe significare anche dover affrontare problemi durante gli spostamenti, con conseguente difficoltà nel riuscire a mantenere un percorso durante il cammino. Per riconoscere l’otite potete verificare se il cane da questi segni: Ripetuto scuotimento della testa, o continuo ripiegamento di essa su un lato Segni alle orecchie conseguenti al continuo grattarsi del cane Cattivo odore e cerume scuro Dolore e fastidio se gli toccate l’orecchio Pus forfora, scaglie di pelle e perdita di pelo attorno all’orecchio Otite nel cane: cause Se avvistate alcuni di questi comportamenti e sintomi significa che il cane ha problemi alle orecchie. L’otite può essere causata da più fattori tra cui ad esempio quello allergico, dovuto ad un’intolleranza al cibo che si sfoga attraverso pruriti e formazione di scaglie di pelle. I cani con le orecchie lunghe e pelose come Cocker e Basset Hound, o barboncini ad esempio, sono maggiormente soggetti ad infezioni causate da corpi estranei. Polvere e sporcizia che rimangono incastrate nel pelo possono lentamente scendere all’interno dell’orecchio, i forasacchi sono particolarmente dannosi, le piccole spighe appuntite creano forti infiammazioni e possono, nei casi peggiori forare il timpano, sono corpi estranei che raccolgono frequentemente i cani a contatto con prati, giardini, ambienti aperti. Il cerume maleodorante è un chiaro indizio di infezioni da funghi, si sviluppa in condizioni di umidità, dopo aver fatto il bagno al cane è importante asciugargli bene le orecchie. La fuori uscita di pus è un segnale di infezione da batteri come stafilococchi o pseudomonas che se non vengono curati bene  possono causare anche forti dolori al cane. Altro indizio di otite è sempre la presenza di un parassita causa di cerume scuro ma inodore che da forti pruriti ed è causato dall’acaro otodectes cynotics. Otite nel cane: cura Rinforzare il sistema immunitario del cane è sicuramente un passo per iniziare a curare l’otite nel cane. Per valutare il livello di gravità è consigliabile rivolgersi al vostro veterinario, con gli strumenti adeguati riuscirà anche ad analizzare più in profondità l’orecchio del cane. Se l’otite è causata da un batterio allora sarà utile un antibiotico, mentre se il veterinario ritiene che la causa siano i funghi per eliminarli bisogna utilizzare antimicotici, gocce o gel, se si tratta di parassiti sarà necessario un prodotto adeguato. Se il cane ha un corpo estraneo è meglio farlo visitare dal veterinario che si preoccuperà anche della sua conseguente estrazione in maniera corretta. Curare l’otite può richiedere tempi abbastanza lunghi quindi è importante adottare qualche piccolo accorgimento. Per prevenire otiti di qualsiasi gravità nel vostro cane è sicuramente importante tenere pulito l’apparato uditivo, con appositi detergenti per disinfettare e pulire le orecchie del cane. E’ sufficiente un batuffolo di cotone per rimuovere la sporcizia dalle orecchie, è sconsigliato fare quest’operazione con l’utilizzo di coton fioc perché potrebbe peggiorare la situazione spingendo ancora più in profondità il cerume fino a creare un tappo. Evidenzio l’importanza di asciugare bene le orecchie del cane dopo un bagno. La pulizia delle orecchie è molto importante, se vuoi abituare il tuo cane a farsela fare senza problemi puoi procedere premiandolo con qualche piccolo regalo dopo aver compiuto l’operazione, un bocconcino renderà sicuramente il tuo cane più predisposto a sottoporsi a questa azione di pochi minuti. Lo sappiamo anche noi esseri umani quanto può essere fastidiosa l'otite: questa patologia però colpisce anche i nostri cagnolini. Secondo alcune statistiche sono milioni i quattro zampe che ogni anno ne vengono colpiti, con sintomi che possono variare a seconda della gravità. Quali sono le cause che portano il nostro cane ad avere questo problema? Può essere che l'otite nel cane sia dovuta ad un semplice colpo di freddo, accumulo di cerume (con conseguente proliferazione di batteri) oppure addirittura motivi più gravi come la perforazione del timpano o infiammazione del labirinto. Partiamo subito dicendo che l'otite nel cane si può manifestare in diverse modalità; precisamente ne esistono tre tipologie: esterna, media e interna. Nella prima, come si evince dal nome, il cane presenta dei problemi nella zona esterna dell'orecchio ovvero nel padiglione auricolare e nella prima parte del condotto uditivo. Tra le varie tipologie è quella più frequente: abbiamo un accumulo di cerume che porta alla proliferazione di batteri, così da infiammare la zona interessata ed esporre il nostro fido a varie malattie. Nell'otite media abbiamo un problema che inizia a diventare più fastidiosa, perchè ad essere esposto è il timpano, che probabilmente è stato perforato. L'ultima tipologia di otite nel cane, che è anche in assoluto la più grave, è quella interna: causata da un'infiammazione del labirinto, è fortunatamente rara e si manifesta solo in casi di otite media non curata. Otite nel cane: sintomi I sintomi dell'otite nel cane dipendono essenzialmente dalla tipologia e dunque dalla gravità della patologia. Sono riassumibili in quest'ordine: Prurito continuo Dolore Problemi di udito e di equilibrio Il cane scuote la testa frequentemente e si gratta violentemente Fuoriuscita di un liquido scuro dall'orecchio Otite nel cane: cura Per debellare il problema servono gli antibiotici: le otiti vanno curate così, tuttavia per la migliore terapia possibile è indispensabile andare dal vostro veterinario di fiducia, che saprà individuare le cause della patologia e quindi fornirvi la cura più indicata. Quali sono le razze più colpite dall'otite nel cane? Un'ultima curiosità: ci sono sicuramente alcune razze più esposte di altre al pericolo di essere attaccate da questi batteri che poi provocano l'otite. Tra queste ci sono sicuramente anche Golden Retriever e Labrador. Perché sono più esposti? Per come sono strutturati per la conformazione delle loro orecchie.

Salute del cane anziano: tutte le patologie e come affrontarle

Salute del cane Redazione - 21 Mar 2017

Salute del cane anziano: ecco tutte le patologie che possono colpire il nostro quattrozampe appena aumentano gli anni. Il cane come l’uomo subisce l'invecchiamento, ma a differenza nostra ha una vita media più breve circa da 13 ad un massimo di 20 anni, dipende dalla razza e lo stile di vita. Qui descriviamo le varie patologie che possono incontrare i nostri cani invecchiando. Alcune sono molto simili a quelle che anche a noi uomini possono venire in età senile. Ci sono piccoli accorgimenti per far vivere con serenità il cane e fargli affrontare questa fase della vita in maniera meno sofferta se affetto da patologie di un certo tipo. Alcune malattie tendono a far parte dell'invecchiamento di tutti i cani, altre si manifestano come tipiche di certe razze e sono patologie strettamente legate alla fisicità del cane, alle sue dimensioni. I nostri adorati amici a 4 zampe oggi vantano di maggiori attenzioni e anche le cure a disposizione sono migliorate e in continua evoluzione, quindi niente paura anche l’invecchiamento del cane può essere vissuto in maniera più serena. Salute del cane anziano: ecco le patologie I nostri amati cani hanno una vita media di che va dai 10 ai 13 anni, molto limitata rispetto a quella di noi uomini: per avere una stima più precisa non bisogna dimenticare che la loro aspettativa di vita è determinata anche dalla taglia che il cane raggiungerà da adulto. Le taglie piccole vanno dai 15 ai 18 anni, quelle medie dai 12 ai 14 anni e quelle grandi dai 9 agli 11 anni. Che dire, sette dei nostri anni potrebbero equivalere ad un anno di vita del nostro cane. Già dai 7 anni in su possiamo iniziare a classificare i cani dentro una fase di anzianità ma questo dipende molto dalla razza, la taglia e lo stile di vita che ha fatto il cane. L’invecchiamento ovviamente non è solo un fattore fisico ma anche cognitivo, che compromette le funzioni della memoria e dell’apprendimento. L'invecchiamento senile nei cani può manifestarsi con la difficoltà nel riconoscimento dei familiari, un disorientamento che si ripropone anche quando si muove e si ritrova in luoghi che non riconosce, a tal punto che nello smarrimento hanno difficoltà anche a rientrare a casa. Obbedisce meno al padrone, gioca poco e può sfasare anche i cicli di sonno e veglia stando sveglio di notte e dormendo di giorno. Come nell’uomo anche l’invecchiamento del cane è caratterizzato da alcuni segni, ad esempio i peli bianchi sul muso, una ridotta capacità uditiva, movimenti e riflessi più lenti seguiti ovviamente da una tendenza ad essere meno vivace e la necessità di riposare più a lungo. Possono insorgere problemi di cataratta e diminuzione della vista. Anche la masticazione diventa più difficoltosa, può essere caratterizzata dalla perdita di qualche dente. Rallenta il metabolismo, l’apparato digerente lavora meno, si riduce anche il fabbisogno energetico. Questo può portare all’obesità e di conseguenza generare problemi al cuore e ai polmoni, perciò è importante fare attenzione all’alimentazione e informarsi sul cibo per cani anziani più adatto. L’incontinenza è un altro problema che si può riscontrare in un cane di età avanzata, può essere dovuta a disfunzioni organiche ma anche a disorientamenti confusionali dove ad esempio non riconosce il tappeto dall’erba. Il cane anziano diventa più debole ed esposto alle malattie, che possono essere prevenute con le apposite vaccinazioni. Artriti, tumori, problemi cardiaci, disturbi renali sono altri problemi che possono subentrare nell’età avanzata di un cane. Salute del cane anziano: occhio al morbo di Cushing Per prevenire alcune di queste malattie è importante far visitare il proprio cane al veterinario e prendere alcuni piccoli accorgimenti come ad esempio fargli seguire una dieta adeguata. L’invecchiamento può portare anche alcune malattie come il morbo di cushing nel cane, è causato da una sovra produzione del cortisolo, l’ipotiroidismo è dovuto al malfunzionamento della ghiandola tiroidea: con i farmaci adeguati si possono alleggerire i sintomi di queste malattie. Il diabete è un’altra malattia diffusa nei cani, comporta ovviamente una regolazione dell’alimentazione e potrebbe essere necessario fare l’insulina. Nell'elenco indico alcune azioni che possiamo fare per mantenere il nostro cane in forma: Regolari controlli dal veterinario dopo un certa età Seguire una dieta adeguata Non far mancare al cane il movimento fisico Cura dei denti Questi piccoli accorgimenti possono aiutare il nostro cane a vivere con maggior serenità anche la sua vecchiaia. Oggi si presta più attenzione ai propri animali, le cure si sono evolute anche nel settore della veterinaria, esistono specifici antinfiammatori per cani anziani e anche integratori cani anziani che consentono di far vivere meglio i nostri adorati amici a 4 zampe. Si possono adottare metodi curativi alternativi come piccoli accorgimenti e terapie più olistiche e legate ai metodi naturali oltre alle classiche soluzione farmacologiche. Salute del cane anziano: alcune patologie si manifestano solo in determinate razze Ci sono malattie che si manifestano nella vecchiaia dei cani e sono tipiche di determinate razze ma anche del tipo di taglia del cane, sono patologie dovute alla specifica struttura e forma fisica. La cheratocongiuntivite secca ad esempio è una malattia che colpisce spesso i pechinesi o gli shih-tzu poiché sono razze con gli occhi sporgenti e in anzianità tendono ad avere problemi alla vista. Il cane corso fa parte delle razze di grande mole e in vecchiaia può tendere a manifestare problemi osteoarticolari come displasia dell’anca, indebolimento dei legamenti del ginocchio. Il barboncino vanta la fortuna di avere una vita piuttosto longeva, nella sua vecchiaia tende ad avere problemi agli occhi che possono portarlo alla cecità, è soggetto alla displasia dell’anca e la lussazione rotulea. La cardiopatia è un altro problema di salute che sorge nei cani di una certa età, può essere di due tipi: una è dovuta all’assottigliamento delle pareti del cuore con conseguente indebolimento e l’altra è dovuta ad un’anomalia della circolazione del flusso sanguigno dovuto al malfunzionamento della chiusura delle valvole cardiache. Sono diverse le razze di cani che soffrono di cardiomiopatia tra cui: San Bernardo, Pastore Tedesco, Golden Retriever, Boxer, Dobermann, Alano, Irish Wolfhound e Cocker Spaniel; l’indebolimento del muscolo cardiaco può portare ad un insufficienza e l’arresto cardiaco quindi alla morte. Salute del cane anziano: esistono delle vitamine apposite Un cane anziano non è sinonimo di cane malato: va comunque trattato e rispettato, considerato come un animale in grado di fare ancora tante cose tra cui quella di continuare anche a giocare, perchè le migliori vitamine per cani anziani sono le cure e l’affetto che gli diamo ogni giorno. A parte questo sicuramente una visita dal vostro veterinario riuscirà anche a fare luce sulla possibilità di somministrare ricostituenti al vostro cane da "confondere" insieme al cibo. Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/alimentazione-del-cane-anziano/

Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono, test e cure

Salute del cane Redazione - 20 Mar 2017

Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono, come individuarle e le cure Avete mai sentito parlare di intolleranza ai cibi nei cani? Qui vi spieghiamo cosa sono e in che cosa consistono. Ebbene si, così come noi uomini sviluppiamo allergie e intolleranze anche negli animali può succedere la stessa cosa. E’ importante capire come si individuano le intolleranze e come si possono curare. Qui indichiamo i sintomi, come si manifestano e anche alcuni tipi di cure da adottare per eliminarle o ridurle. Anche i cani se consumano ripetutamente certi alimenti possono accusarne e diventare intolleranti. Grazie a diete specifiche, ad esclusione di certi alimenti, o prodotti appositi e ovviamente il consulto col tuo veterinario il tuo cane può liberarsi di questo fastidio o conviverci senza troppe sofferenze. Non solo, esistono anche prodotti appositi per alleviare il fastidio o ad esempio il prurito che può causare un l’intolleranza. Attenzione perché le intolleranze possono ritornare e tutti i tipi di cane possono essere soggetti a questo disturbo alimentare. Intolleranze alimentari nei cani: cosa sono Cosi come noi uomini, anche i cani possono soffrire di intolleranze alimentari: si manifestano con una reazione del sistema immunitario che non tollera elementi presenti in determinati cibi. Nel cane le intolleranze alimentari rappresentano la terza causa di allergie, sono abbastanza frequenti, per questo è importante sapere cosa sono e saperle riconoscere. Possono colpire tutti i tipi di cane indistintamente dalla razza e dal genere, si manifestano in egual misura nei maschi e nelle femmine, sterilizzati o meno. Non esiste un età specifica in cui si manifestano poiché possono presentarsi in giovane età ma anche durante l’anzianità. Intolleranze alimentari nei cani: sintomi Se da tempo il tuo cane ha vomito o diarrea, si gratta ripetutamente, ha la cute arrossata e delle lesioni allora potrebbe soffrire di un intolleranza alimentare. I sintomi che si manifestano e la reazione sono proporzionati alla quantità assunta dell’elemento che infastidisce il cane. L’intolleranza alimentare non è da confondere con l’allergia che si manifesta con altri sintomi. L’intolleranza a differenza dell’allergia nei casi più estremi può portare anche alla morte e si localizza nell’intestino mentre l’allergia crea una reazione nel sistema immunitario.  Con l’aiuto del veterinario puoi stabilire se è un intolleranza e di che tipo è per curarla e adottare una dieta adeguata. I sintomi di questo tipo di disturbo alimentare possono colpire più apparati: Apparato cutaneo Apparato urogenitale Apparato respiratorio Apparato gastro-intestinale Apparato oculo-congiuntivale Sistema nervoso centrale Non è semplice distinguere le intolleranze sulla base di segni fisici ma alcuni di essi se si manifestano ripetutamente sono un chiaro indice che siamo di fronte ad un problema alimentare e non un’atopia ad esempio. Tra questi rientrano casi in cui il cane non risponde al trattamento con steroidi ed ha forti pruriti, problemi auricolari e ancora, problemi cutanei evidenti presenti in esemplari di giovane età. Intolleranze alimentari nei cani: perchè vengono? Alcuni studi hanno dimostrato che le intolleranze si sviluppano per i cibi più comunemente consumati, nel caso dei cani sono: pesce, pollo, agnello, soia, mais, frumento, uova, e tutti i prodotti di derivazione lattiero-caseari. Tutti questi ingredienti li troviamo presenti nel cibo per cani e nelle crocchette, che non a caso rappresentano un'alta percentuale del nutrimento dei nostri cani. Una delle intolleranze più diffuse è indubbiamente quella al lattosio, ovvero allo zucchero presente nel latte ma ce ne sono di diverso tipo. E’ importante prestare attenzione a prodotti come latte e derivati (formaggio e panna), il sale che ovviamente è contenuto in maniera bilanciata negli alimenti per cani ed infine prodotti con lievito come ad esempio il pane sono tra le tre categorie più soggette ad intolleranze. Le razze di cani più soggette alle intolleranze sono: il Setter Irlandese, il Cocker spaniel, il Boxer, Pastore tedesco, Dalmata, Labrador, Golden Retriever, Westhighland White Terrier e tanti altri incroci fra razze diverse. Intolleranze alimentari nei cani: cure Con l’aiuto del tuo veterinario puoi individuare gli alimenti che infastidiscono il tuo cane seguendo due metodi o con una dieta ad eliminazione e cibo monoproteico o acquistando prodotti appositi disponibili sul mercato adatti proprio a questo tipo di problemi. La dieta ad eliminazione consiste nell’escludere alcuni alimenti per un tempo stabilito di almeno 12 settimane, circa quasi tre mesi può essere utile per individuare i cibi che creano l’intolleranza alimentare del vostro cane. In questo tempo è sufficiente nutrire il cane con un regime alimentare diverso dal solito ovvero, cibo per cani monoproteico: alimenti con una proteina e un carboidrato che non ha mai mangiato, accoppiamenti come coniglio e riso ad esempio. Aggiungere alla proteina anche un carboidrato è utile per vedere se l'intolleranza è legata ad un cereale o meno. Questo metodo consiste nel rintrodurre lentamente tutti i cibi valutando e osservando se con l’aggiunta di un alimento nuovo si manifestano i sintomi dell’intolleranza. Ovviamente la dieta va fatta cercando di inserire tutti i cibi, le vitamine e i minerali che servono per un fabbisogno corretto ed equilibrato. Trascorso il tempo suggerito, se sono scomparsi o notevolmente ridotti i sintomi si può riportare il cane a mangiare normalmente, facendo attenzione che la ripetitività del cibo può riportare a galla le intolleranze. Nel mercato esistono anche linee composte da proteine idrolizzate per cane, proteine e carboidrati scissi sono molecole talmente piccole che non provocano reazioni di intolleranza e sono cibi adatti a questo tipo di utilizzo. Per il tempo stabilito sarà sufficiente acquistare alimenti per cani allergici, eliminare tutti gli altri cibi e controllare che il vostro amico a 4 zampe non faccia il furbetto e mangi in giro alimenti che non dovrebbe ingerire. E’ importante controllare che non mangi altro durante le passeggiate, che nessuno gli dia cibo e se avete altri animali come un gatto, è fondamentale che non si avvicini alla sua lettiera. Assieme alla dieta possono essere consigliati degli shampoo appositi per la cute, antibiotici o rimedi naturali come tea tree oil, calendula, malva o camomilla per disinfettare. Con le giuste attenzioni anche il vostro cane può essere curato e accudito in modo tale che le intolleranze non rappresentino malessere e fastidio. Sottoposto alle diete ed eventualmente cure prescritte dal veterinario, prodotti alimentari adeguati come cibo monoproteico, cane o gatto che sia possono guarire o convivere quotidianamente con le intolleranze in maniera semplice.

mal di denti nel cane

Mal di denti nel cane: cause, sintomi, prevenzione, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 02 Mar 2017

Mal di denti nel cane: come capire se il nostro cane soffre per via di questo problema? Ebbene sì, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di problemi dentali. A dirla tutta il mal di denti nel cane è uno dei problemi più frequenti che possono presentarsi nei nostri amici. L'American Veterinary Medical Association ha stimato che l'85 per cento dei cani di età superiore ai 3 hanno una tipologia di malattia paradontale. Chi di noi ha avuto questo tipo di problema sa quanto quel dolore risulti essere destabilizzante per la nostra routine e per il cane il discorso non è differente. Mal di denti nel cane: cause principali Scarsa igiene orale; Eccesso di cibi zuccherati; Mangimi di scarsa qualità; Alimentazione prima o carente di cibo secco; Mancanza di giochi da poter rosicchiare. Se non è presente una corretta igiene orale i residui di cibo uniti alle sostanze prodotte dai batteri si trasformano in placca. Quando questa si accumula e si indurisce si forma il tartaro. Quando si arriva a questo livello è indispensabile l’intervento dei veterinario per la sua rimozione. Le conseguenze della presenza del tartaro sono soprattutto l’alitosi, la carie, infiammazioni e infezioni alle gengive. Mal di denti nel cane: sintomi Ma come facciamo ad accorgerci che il nostro cane ha il mal di denti? I sintomi indicativi del mal di denti nel cane sono soprattutto: l’alito cattivo il fatto che nonostante il cane dimostri di avere fame non mangia quando tocchiamo il muso del nostro cane e questo si sposta immediatamente con uno scatto può essere un chiaro sintomo del dolore che sta provando il nostro amico peloso. Dondolio dei denti arrossamento e sanguinamento delle gengive Mal di denti nel cane: rimedi La prevenzione è importantissima per evitare che il nostro cane possa soffrire di mal di denti ma quando questo arriva allora è necessario l’intervento del veterinario. Il tartaro non può infatti essere rimosso utilizzando semplicemente uno spazzolino è necessario un intervento di detartrasi con cui il veterinario provvederà a rompere le placche di tartaro di modo da poterle poi eliminare. L’intervento viene sempre eseguito sotto anestesia di modo da evitare dolore al cane e soprattutto di modo da avere un migliore accesso alla bocca e quindi ai denti. Se il dente risultasse troppo danneggiato ovviamente il veterinario dovrebbe procedere con l’asportazione. Se sono presenti infezioni il veterinario potrebbe consigliare anche antidolorifici o antibiotici. Esistono anche dei rimedi naturali per evitare possibili gengiviti: si tratta di una patologia molto frequente e che spesso si accompagna a problemi dei denti che portano alla formazione di tartaro. Ecco i nostri consigli naturali per affrontare il problema: In caso di alitosi basta usare l’Ascophyllum nodosum, alga dalle importanti proprietà depurative. Per la ricostruzione gengivale consigliamo l'Idraste, cioè un infuso freddo di un cucchiaio di radici: si tratta di una pianta antisettico naturale dalle straordinarie funzioni cicatrizzanti, che va spruzzato sulle gengive almeno due volte al dì per una decina di giorni. 30 gocce al giorno di calendula sono ottime per la sua proprietà antiflogistica. Le proprietà antinfiammatorie del propoli sono una ma1nna per quei cagnolini che hanno una gengivite in fase iniziale, ma anche per quelli che hanno ulcere (qui conviene diluirla molto nell'acqua, altrimenti brucerà davvero tanto). Un bel decotto di malva al posto dell'acqua non potrà fargli che bene: infatti è un emolliente e ha proprietà antinfiammatorie delle mucose. L'ideale per gengive doloranti. Mal di denti nel cane: prevenzione Mantenere i denti del nostro cane e le sue gengive pulite e prive di infezioni può allungargli la vita. Cosa possiamo quindi per prevenire la formazione di placca, tartaro e carie ed evitare quindi di far soffrire il nostro cane di mal di denti? Prima di tutto possiamo dargli giornalmente del cibo secco. Le crocchette infatti grattano la superficie dei denti stimolando quindi la rimozione del cibo e della placca. Anche dare ai nostri amici delle ossa da rosicchiare è utile, purché queste siano ossa di bufalo. Utili sono anche i giocattoli masticabili. Se riusciamo ad abituare il nostro cane a farsi lavare i denti con lo spazzolino (questo non è proprio semplice da fare ma non perdiamoci d’animo e tentiamo comunque), senza utilizzare però il nostro dentifricio che per lui potrebbe essere invece dannoso. Necessario è anche un controllo del veterinario giusto per essere certi che stiamo facendo un buon lavoro di prevenzione e il nostro cane non presenti alcun problema a denti e gengive. Sempre a proposito di mal di denti nel cane, consigliamo la lettura del nostro articolo clicca---> riguardante la pulizia, la cura e il mantenimento dei dentini. Questo è un aspetto sicuramente fondamentale per poter assicurare al vostro quattrozampe una prevenzione efficace nei confronti di tutti i batteri che si depositano sui denti.

Tumori testicolari del cane

Tumori testicolari nel cane: quali sono, diagnosi e cura

Salute del cane Redazione - 02 Mar 2017

Quali sono i tumori testicolari nel cane? Ne esistono diverse tipologie, colpiscono soprattutto i cani anziani. Nei cani il tumore ai testicoli è la neoplasia più diffusa, seconda solo ai tumori della pelle. La sua elevata incidenza cresce con l’avanzare dell’età del cane, a partire dai 7 anni circa, ma raggiunge il picco massimo nei soggetti anziani sopra i 10 anni. Inoltre i cani criptorchidi, con uno o entrambi i testicoli che non sono discesi nello scroto, hanno una probabilità di sviluppare tumori testicolari molto più elevata, pari  quasi al 14% in più. Esistono tre tipologie di tumori testicolari del cane, classificate in base alla regione di insorgenza, alla sintomatologia e all’evoluzione clinica: Il Seminoma è un tumore che colpisce generalmente un unico testicolo, che può aumentare di volume fino a cinque centimetri di diametro; nel 6-10% dei casi genera metastasi, che si localizzano nei linfonodi, a livello della zona iliaca e successivamente si estendono agli organi dell’addome. Il Sertolioma è un tumore testicolare che interessa le cellule del Sertoli e che si sviluppa soprattutto nei cani con i testicoli ritenuti. È la neoplasia che raggiunge le maggiori dimensioni, anche se la sua crescita è lenta e di rado genera metastasi. Si caratterizza rispetto agli altri tumori testicolari per la cosiddetta “sindrome da femminilizzazione”: provoca cioè un’alterazione ormonale, con elevati livelli di estrogeni, che danno origine ai tipici effetti da sindrome paraneoplastica, quali ingrossamento delle mammelle, perdita di pelo, colorazione anomala della pelle, atrofia dei testicoli, anemia. L’interstizioma, o tumore alla cellule interstiziali di Leydig, non provoca generalmente la crescita di volume del testicolo né femminilizzazione; al contrario può aumentare la produzione di testosterone, con la conseguente comparsa di disfunzioni a carico della prostata e delle ghiandole perianali. È il tumore testicolare del cane con la più bassa incidenza metastatica, pressoché nulla. Tumori testicolari nel cane: diagnosi La diagnosi delle neoplasie testicolari viene fatta dal veterinario partendo dalla palpazione e dall’osservazione dei testicoli, per verificare l’eventuale crescita anomala degli stessi e la presenza di masse o noduli. Seguono l’esecuzione di un’ecografia per confermare la diagnosi e valutare anche l’eventuale interessamento della prostata, ed eventuali radiografie per escludere la presenza di metastasi. Il tumore alle cellule interstiziali è generalmente il più difficile da diagnosticare, perché non comporta sintomi evidenti. Potrebbe interessarti anche il nostro focus sul Tumore nel cane: tipologie, sintomi e cure Tumori testicolari nel cane: cura. Il trattamento del tumore ai testicoli nel cane consiste nell’intervento chirurgico di sterilizzazione, con la rimozione di entrambi i testicoli, anche nel caso uno dei due non abbia ancora sviluppato neoplasie, perché è molto alta la probabilità che ciò avvenga. Se non c’è stato sviluppo di metastasi l’operazione è di solito risolutiva, perciò è fondamentale intervenire il prima possibile: alcuni proprietari però sono ancora talvolta riluttanti di fronte alla possibilità di castrare l’animale e rischiano di rimandare ingiustificatamente l’intervento, causando una crescita ulteriore della neoplasia, aumentando il rischio di metastasi e costringendo poi il cane a dover subire un intervento più lungo e invasivo, con tempi di ripresa maggiori. La cura e l’eventuale intervento chirurgico vanno ovviamente decisi con il veterinario, sulla base anche delle condizioni generali e dell’età del cane: in un cane molto anziano o con gravi patologie che potrebbero compromettere la riuscita e il superamento dell’operazione, si può ritenere più opportuno non intervenire, limitandosi a trattare farmacologicamente gli eventuali sintomi da sindrome para-neoplastica, come l’anemia o i problemi prostatici.

Tracheite nel cane: sintomi e cure di una patologia molto diffusa

Salute del cane Redazione - 16 Dic 2016

La tracheite nel cane è un'infiammazione della trachea che può avere cause di varia natura. Avevamo parlato tempo fa di quanto siano da non sottovalutare le malattie respiratorie nel cane: tra queste oggi prendiamo in considerazione la tracheite. Si tratta di un'infiammazione appunto della trachea che può presentarsi per diversi motivi: può essere che il cane che tira al guinzaglio arrivi a dare una pressione tale alla trachea da far sopraggiungere la patologia, oppure che essa sia causata da parassiti, corpi estranei, allergie o influenza non curata. Da tenere in considerazione anche la possibilità che questa malattia derivi dalla cosiddetta "tosse dei canili", di origine virale. Ad ogni modo, l'apparato respiratorio del pet risulta irritato e con sintomi che si presentano uguali per tutte le razze. Quali sono quelli più frequenti? Tracheite nel cane: sintomi I sintomi della tracheite sono: tosse persistente e stizzosa, come se il cane avesse qualcosa in gola conati di vomito La frequenza della tosse può variare a seconda del grado di gravità dell'infiammazione. Nei casi più gravi la tracheite nel cane può nascondere problemi molto più gravi, come ad esempio disturbi cardiaci, patologie polmonari o addirittura il cancro. Ma non drammatizziamo: è necessario che sia il vostro veterinario di fiducia a stabilire i motivi di questo problema (può anche semplicemente essere che il vostro cagnolino si sia preso un colpo di freddo!). L'esperto effettuerà una diagnosi, constatati i sintomi. A quel punto verrà indicata la cura più indicata. Tracheite nel cane: cura La scelta della cura che verrà somministrata dal vostro veterinario dipende essenzialmente dalla causa che ha scatenato la tracheite: se il problema è da ricercare per via della presenza di batteri o parassiti, questi verranno debellati attraverso antibiotici e/o antiparassitari. Se invece siamo nei casi più gravi (patologie polmonari, lesioni interne o cancro), allora il veterinario sarà costretto a darvi dei farmaci un po' più pesanti. In entrambi i casi la tracheite potrà risolversi in pochi giorni, in alcuni casi bisognerà pazientare un po' di più (anche tre settimane).

toxoplasmosi

Toxoplasmosi nel cane: sintomi, cura e terapia

Salute del cane Redazione - 06 Ott 2016

Cos’è e come si contrae la toxoplasmosi La toxoplasmosi è una malattia che viene provocata da un parassita chiamato Toxoplasma Gondii. Questo parassita compie l’intero ciclo di vita solo nel gatto, dove le uova del parassita vengono espulse attraverso le feci. Gli altri animali, sono considerati solo ospiti intermedi e possono contrarre la malattia ma senza divenire veicolo di trasmissione. Il cane rientra tra gli animali che possono sviluppare i sintomi della toxoplasmosi e possono garantire terreno fertile per il parassita. La trasmissione del batterio avviene attraverso il contatto con delle feci infette. Anche l’ingerimento di carne cruda o poco cotta, o verdure infettate, possono favorire il contagio. Ma i cani possono trasmettere la toxoplasmosi? Come abbiamo detto il cane può contrarla ma non è contagiosa per l’uomo. Una volta che il parassita viene ingerito dal cane si infiltra nei tessuti dell’animale prima a livello intestinale e successivamente in tutto il resto dell’organismo. Nel corpo del cane si creano delle cisti dentro il quale il batterio sopravvive per tutta la durata della vita del cane. Il batterio si duplica fino a creare anche delle gravi immunodeficienze. Il decorso della toxoplasmosi è spesso asintomatico tuttavia esistono diversi sintomi e segni clinici la cui gravità dipende dall’età del cane, dalla presenza di altre patologie concomitanti. Toxoplasmosi: sintomi I soggetti più esposti sono di solito i cuccioli e i cani anziani. Nel primo caso la malattia si affianca al cimurro con sintomi quali: ipertermia febbre diarrea tosse vomito difficoltà respiratorie. Nel secondo caso invece i soggetti più a rischio sono le vittime di problemi neurologici e muscolari. I sintomi maggiormente individuabili in questo caso sono: tremori perdita di coordinazione muscolare convulsione paresi cecità e convulsioni Prevenzione e cura della toxoplasmosi Per far sì che il cane non contragga la malattia è bene non dargli mai carne cruda o poco cotta. Occorre mantenere sempre pulite le ciotole e se in casa ci sono dei gatti occorre mantenere puliti gli spazi comuni. La diagnosi è confermabile da semplici esami di laboratorio. I cani affetti da questa patologia possono mostrare un numero molto basso di globuli bianchi così come anche i linfociti.  I test sierologici sono comunque i più affidabili per fare una diagnosi definitiva. Viene curata con la somministrazione degli antibiotici così da ristabilire la salute del cane e contenere la presenza del parassita. Toxoplasmosi: terapia La terapia solitamente si basa sulla somministrazione di farmaci quali la clindamicina per un ciclo di 4 settimane. I farmaci impiegati nella terapia sopprimono la replicazione del parassita ma non sono in grado di ucciderlo. Le condizioni cliniche solitamente migliorano dopo circa 28-48 ore dopo l’inizio del trattamento. Sono da prendere in considerazioni gli effetti collaterali di questa terapia come disturbi gastrointestinali e diarrea. In caso di toxoplasmosi sistemica si utilizza pirimetamina e sulfonamide, sempre per un ciclo di 4 settimane. Anche in questo caso occorre tenere presente gli effetti collaterali che possono essere anche gravi a causa dell’azione mielosoppressiva di questi farmaci.

il cane zoppica

Il cane zoppica: cause, cosa fare e rimedi

Salute del cane Redazione - 12 Ago 2016

Il cane zoppica: cause Quando il cane zoppica le cause possono essere molte: perciò occorre rivolgersi al veterinario per una diagnosi precisa e per una cura mirata. Uno dei motivi più frequenti per cui molti padroni si rivolgono al veterinario è che il loro cane zoppica. La zoppia nel cane è un problema che è maggiormente diffuso tra i quattro zampe anziani e la percentuale dei cani che la presentano cresce in rapporto all’età dell’animale, ma può manifestarsi anche in soggetti ancora giovani. Tutto dipende dalla causa sottostante ed è proprio questa a rappresentare talvolta una prima difficoltà per il veterinario, poiché le patologie che possono spiegare come mai il cane zoppichi sono numerose e molto differenti tra loro. Il medico dunque dovrà procedere andando per esclusione, partendo dall’ipotesi più semplice e procedendo via via, attraverso una serie di esami diagnostici, fino ad individuare la causa reale del problema. Proprio perché la diagnosi molto spesso non è immediata, è bene non aspettare troppo a lungo a sottoporre il proprio cane alla visita dello specialista se notate che presenta zoppia per più di uno o due giorni. Nell’esame obiettivo anzitutto il veterinario osserverà dove è localizzato il problema: se interessa gli arti anteriori o quelli posteriori, se il cane manifesta dolore al tatto dell’arto colpito, se il dolore è circoscritto ad una zona specifica e se la zoppia riguarda una sola articolazione o più di una; oltre a ciò valuterà la deambulazione del cane, per vedere direttamente come poggia l’arto dolorante, l’equilibrio e la stazione dell’animale. Nei casi più semplici il cane zoppica perché ha un problema localizzato ad una zampa, che può essere causato o dalla presenza di un corpo estraneo all’interno, ad esempio un forasacco da rimuovere, oppure da un ascesso; in questa circostanza la zampa si presenterà gonfia e molto dolente al tatto, per la presenza all’interno di pus, che verrà fatto fuoriuscire attraverso una piccola incisione, a cui seguirà una terapia antibiotica. In tutti gli altri casi occorrerà molto probabilmente effettuare degli esami strumentali, quali raggi ed eventualmente TAC o risonanza. Tra le possibili cause di zoppia nel cane vi sono infatti patologie che solo in questo modo possono essere individuate con precisione, ossia: Patologie osteoarticolari: frattura, artrosi, ernia del disco, displasia di gomito o anca, quest’ultima congenita e diffusa soprattutto in alcune razze di taglia grande, come Labrador, Golden Retriever, Pastore Tedesco, ecc; Patologie neurologiche come la mielopatia degenerativa o la meningomielite; Patologie sistemiche quali il morbo di Cushing o iperadrenocorticismo; Altre patologie: tumori, emboli o, nei cuccioli, un accrescimento troppo rapido in rapporto allo sviluppo e al consolidamento dell’apparato scheletrico. Il cane zoppica: rimedi Le terapie da intraprendere quando il cane zoppica variano molto a seconda della causa che viene individuata: se ad esempio si tratta di ernia del disco, sarà possibile rimuoverla chirurgicamente se le condizioni generali e l’età dell’animale lo consentono; anche in caso di displasia si può valutare l’operazione, ma sarà uno specialista ortopedico a consigliarvi circa la sua opportunità. Se il cane zoppica perché affetto da artrosi, si procederà con una terapia antidolorifica, a base di antinfiammatori, e spesso con la somministrazione di integratori specifici per le cartilagini, come il condroitin. Nel caso di patologie neurologiche degenerative si perseguirà una linea conservativa, cercando di ritardare il più possibile gli effetti legati al progredire della malattia, con l’utilizzo di cortisonici o antinfiammatori, a secondo della valutazione del veterinario.

vaccinazioni del cucciolo

Vaccinazioni del cucciolo: quali fare e quando

Riproduzione e cuccioli Redazione - 11 Ago 2016

Una delle domande più frequenti che si pone chi decide di prendere un piccolo di cane è quella relativa alle vaccinazioni del cucciolo da eseguire. A che età vanno fatte? Quali sono obbligatorie e perché? Per dare una risposta completa a tutti questi quesiti occorre anzitutto capire per quale motivo è necessario vaccinare il cucciolo. Subito dopo la nascita i cani ricevono dalla madre il colostro, una sostanza prodotta prima della montata lattea, che viene succhiata dai cuccioli attraverso le ghiandole mammarie. Il colostro è ricco di vitamine, proteine, aminoacidi, minerali e privo di zuccheri e grassi, ma soprattutto contiene una notevole quantità di elementi dall’elevato potere immunologico, che aiutano l’ancora debole organismo del cane a difendersi da possibili agenti patogeni, come batteri o virus. Questo effetto protettivo però va progressivamente scemando con la crescita del cucciolo che quindi, dopo le prime settimane di vita, rimarrà sempre più esposto a contrarre malattie infettive per lui potenzialmente letali. È in questo momento che si deve intervenire con le vaccinazioni, a partire all’incirca dalla 6° - 8° settimana di vita. Anzitutto è bene sapere che esistono vaccinazioni del cucciolo obbligatori per legge e altri facoltativi: quelli obbligatori hanno lo scopo di tutelare non solo il cucciolo che viene sottoposto a profilassi, ma anche tutti i cani e gli esseri umani che verranno in contatto con lui; vi sono infatti alcune patologie infettive che il cane potrebbe trasmettere anche all’uomo. In base alla legge italiana ogni quattro zampe deve essere vaccinato contro: Cimurro: è una grave malattia che si trasmette per via aerea attraverso respiro o urine e feci infette. Appartiene allo stesso ceppo del morbillo e causa nel cucciolo febbre alta, vomito, diarrea, fino a colpire il sistema respiratorio e quello nervoso, causando in un’alta percentuale la morte del soggetto colpito. Parvovirosi: è causata da un virus che colpisce esclusivamente i cani. Il contagio avviene tramite il contatto con le feci infette di un altro cane, ma anche alcuni insetti e roditori possono veicolare la malattia, pur non contraendola essi stessi. Pare addirittura che il pelo del cane possa trasmettere il parvovirus, su cui persiste anche per mesi. L’enterite parvovirale che si scatena provoca vomito e diarrea resistenti alle terapie perché il virus, prima insinuatosi nell’intestino e nelle tonsille, passa poi nel sangue, andando ad infettare diversi organi, quali il miocardio, i reni, il fegato. È una malattia contro cui non esiste cura, quindi la mortalità è altissima. Leptospirosi: è provocata da un batterio che può essere trasmesso al cane con il contatto diretto oppure attraverso le urine e l’acqua contaminata da animali infetti, in particolare i topi, ma anche con l’ingestione di carne di bovini e suini malati. Colpisce soprattutto il fegato o i reni e si presenta anch’essa con febbre, vomito, disidratazione. È una zoonosi, quindi può essere trasmessa dal cane all’uomo. Epatite infettiva (o Adenovirus tipo 1): è una malattia virale che viene trasmessa in molti modi (per inalazione, per contatto, tramite insetti portatori), quindi è altamente contagiosa. I sintomi sono vari, da emorragie a polmonite, febbre, diarrea, problemi alla vista. Nella sua forma fulminante la malattia conduce a morte repentina. Tracheobronchite infettiva o “tosse dei canili”: è causata da batteri e virus , tra cui l’Adenovirus tipo 2 o il virus parainfluenzale tipo 2, che provocano prima la tracheite e poi la bronchite. Il contagio è più frequente in ambienti dove convivono molti cani in spazi ridotti, come i canili appunto, e quando il sistema immunitario è indebolito. Va detto che alcune di queste malattie, che sembravano quasi scomparse, sono tornate a presentarsi negli ultimi anni, a causa dell’arrivo spesso illegale di cuccioli dall’Est europeo, privi delle dovute vaccinazioni; pertanto è ancora più importante effettuare la corretta profilassi sui propri cani. Vaccinazioni del cucciolo: quali sono quelle facoltative Oltre a quelle sopra descritte esistono altre possibili vaccinazioni cui il cane può essere sottoposto, a seconda della necessità o del consiglio del veterinario: si tratta dell’antirabbica, che diventa obbligatoria se si intende portare il cane all’estero o in alcune regioni italiane, come in Sardegna, e dei vaccini contro la borrelia burgdoferi, le parainfluenze, la bordetella, il coronavirus. In genere sono consigliabili solo in quelle parti del mondo in cui c’è ancora un’alta diffusione di queste malattie. Vaccinazioni del cucciolo di cane: ci sono dei rischi? I vaccini sono iniezioni attraverso le quali vengono inoculati al cucciolo i batteri o virus inattivi contro cui si vuole proteggere il soggetto, in modo da stimolare il suo sistema immunitario a reagire contro di essi, senza arrivare a sviluppare la malattia, ma creando nell’organismo gli anticorpi necessari a contrastare quegli agenti patogeni, in caso in futuro ne venisse nuovamente a contatto. Come tutti i vaccini, anche quelli per cani possono dare origine a reazioni avverse, che vanno dal lieve gonfiore nel punto in cui è stata fatta l’iniezione alla febbre, allo shock anafilattico se c’è intolleranza e, in casi rari al decesso. Comunque i rischi sono di molto inferiori a quelli che l’animale correrebbe se  non venisse vaccinato, tanto più che se il cane tollera il vaccino la prima volta lo tollererà sempre. A che età bisogna vaccinare il cucciolo? La prima vaccinazione del cucciolo viene generalmente effettuata tra la 6° e l’8° settimana di vita, contro Cimurro, Parvovirus e, se necessario, Parainfluenza, dopodiché si fanno altri due richiami a distanza di circa 21 giorni l’uno dall’altro, quindi: a 10-12 settimane si effettua il vaccino contro l’Epatite infettiva, la Parvovirosi, il Cimurro, la Leptospirosi e la Parainfluenza (se necessario) a 14-16 settimane si ripete il vaccino sopradescritto. A questo punto il ciclo vaccinale obbligatorio è concluso ed occorrerà solo effettuare un richiamo una volta all’anno. Nel caso si voglia vaccinare il cucciolo anche contro la Rabbia, allora la profilassi andrà fatta intorno alle 12 settimane di vita.

Quanto vive un cane? vita media di un quattrozampe

Salute del cane Redazione - 10 Ago 2016

Quanto può vivere un cane? Secondo quanto emerso da recenti studi la vita media del cane si sarebbe allungata negli ultimi quarant’anni. Diversi istituti di ricerca hanno rivolto le loro indagini scientifiche a cercare di raccogliere dati statistici per capire quanto vive un cane oggi e se l’età dei cani sia in media aumentata. Ne è emerso che la vita media dei nostri amici a quattro zampe si attesta all’incirca intorno ai 12-13 anni grazie ad alcuni fattori che in buona parte sono gli stessi che hanno determinato una maggiore longevità anche di noi esseri umani, ossia una maggiore attenzione per l’alimentazione, migliori condizioni di vita e cure sempre più mirate. Tuttavia bisogna fare le opportune differenze in base alla taglia e alla razza: è confermato che i cani di taglia piccola hanno una vita media di durata maggiore, così come i meticci risulterebbero godere di un’aspettativa di vita più lunga. Il Chihuahua è risultata essere la razza più longeva: supera facilmente i 15 anni d’età e può arrivare anche fino a 20. Seguono poi il Bassotto e il Barboncino, che spesso vivono 17 anni e più, ma anche lo Shih Tzu, lo Yorkshire e il Volpino di Pomerania non scherzano, se si considerano i picchi di età dei cani mediamente raggiunte. In tutti questi casi si tratta comunque sempre di quattro zampe che non superano generalmente i 4 – 6 chilogrammi di peso. Non si conoscono ancora esattamente le ragioni per cui i cani di taglia superiore siano generalmente destinati ad una vita più breve: è un dato di fatto però che in questi l’incidenza di malattie cardiache e osteoarticolari è più alta, il che potrebbe influire sulla statistica. Se un cane di taglia media, come il Beagle o il Cocker, vive 14-15 anni, un Labrador, un Golden Retriever o un Pastore Tedesco arriva oggi ai 12-13 anni, mentre si scende a mano a mano che le dimensioni del quattro zampe aumentano, fino ad arrivare ad una vita media del cane Bovaro del Bernese, del Terranova o dell’Alano che difficilmente supera i 9-10 anni. Quanto e di cosa si ammalano i cani I nostri amici a quattro zampe vivono più a lungo che in passato anche perché sono curati meglio: la medicina veterinaria infatti ha contribuito notevolmente ad aumentare la vita media del cane perché ha compiuto enormi progressi, mettendo a disposizione nuovi mezzi diagnostici, che permettono una prevenzione molto più efficace. Complice il continuo aumento del numero degli animali domestici e la disponibilità dei padroni a spendere anche cifre considerevoli per la salute dei loro pet, l’industria farmaceutica si è concentrata sempre più sulla ricerca in ambito veterinario e ha realizzato nuovi farmaci sempre più specifici. Il risultato è che l’età dei cani è aumentata progressivamente e sono sempre di più quelli che muoiono per patologie correlate alla vecchiaia: uno studio dell’American Kennel Club rivela infatti che le principali cause di morte dei nostri pet sarebbero l’insufficienza renale, l’insufficienza cardiaca e i tumori. Questa ricerca, d’altro lato, afferma che la salute dei nostri cani sarebbe in media buona: dai quasi 400.000 proprietari di cani interpellati infatti sarebbe emerso che oltre il 65% degli animali non avrebbe malattie in corso e che quelli affetti da qualche patologia, soffrono di problemi di lieve entità, come dermatiti e altre alterazioni cutanee, cisti e lipomi oppure otiti e artrite.

colpo di calore nel cane

Colpo di calore cane: sintomi, quanto dura, conseguenze, cosa fare e terapia

Salute del cane Redazione - 08 Ago 2016

Il colpo di calore nel cane è un eccessivo aumento della temperatura corporea dovuto a vari fattori. Nella maggior parte dei casi il colpo di calore nel cane si verifica a causa delle eccessive temperature ambientali tipiche dei mesi estivi a cui il quattro zampe viene esposto, anche se possono esserci altre cause fisiologiche più rare, come crisi epilettiche, mancanza di calcio nel sangue, febbre, micotossine, che provocano anch’esse ipertermia. Normalmente la temperatura corporea del cane si aggira sui 38°-39° e viene mantenuta tale da un sistema di termoregolazione molto diverso da quello umano. I cani infatti non sudano attraverso l’epidermide, ma dissipano il calore per mezzo della respirazione: inspirano dal naso aria fresca proveniente dall’esterno, che va a raffreddare l’organismo, abbassando la temperatura interna, ed espellono calore ansimando, con l’evaporazione che si ha quando compiono respiri veloci e frequenti a bocca aperta. Se però l’aria che immettono dall’ambiente circostante è più calda rispetto alla temperatura dell’organismo, tutto il sistema di raffreddamento salta e il cane non è più in grado di termoregolarsi. È il caso che si verifica quando il pet viene lasciato in auto in estate: contrariamente a quanto si crede, spesso non è sufficiente nemmeno tenere i finestrini aperti o la vettura all’ombra per garantire un clima idoneo al cane. La temperatura in auto infatti può salire a livelli insopportabili in pochi minuti e anche lo stesso ansimare del cane, con la conseguente produzione di vapore acqueo, contribuisce ad aumentarla più velocemente. Colpo di calore nel cane: sintomi I sintomi del colpo di calore nel cane sono molto evidenti e insorgono repentinamente: agitazione e nervosismo; salivazione eccessiva, spesso densa e schiumosa; difficoltà respiratoria; aumento della frequenza cardiaca; vomito e diarrea; mancanza di coordinazione e disorientamento; mucose secche e di colore rosso scuro Questi sintomi iniziali tendono a degenerare molto rapidamente, fino ad arrivare ad incapacità del cane di alzarsi dalla posizione supina, convulsioni, perdita di coscienza, coma e, quale conseguenza estrema, la morte. Tutti i cani, nessuno escluso, sono soggetti a subire un colpo di calore se vengono a trovarsi nelle condizioni ambientali precedentemente descritte, ma ve ne sono alcuni ancor maggiormente predisposti a questo grave evento. Stiamo parlando dei cani molto giovani e molto anziani, con patologie respiratorie e cardiache, di quelli con pelo folto e di colore scuro, ma anche di tutte le razze brachicefale (Boxer, Carlino, Pechinese, Bulldog, Boston Terrier, Cavalier King Charles Spaniel) che, avendo il muso corto e schiacciato, tendono ad sviluppare già per natura problemi di respirazione. Colpo di calore nel cane: conseguenze Viste le gravi conseguenze a cui il colpo di calore può condurre è assolutamente importante evitare che si verifichi. A questo fine bisogna anzitutto: non lasciare mai il cane in auto, nemmeno per brevi periodi e con i finestrini aperti; non esporre il cane al sole, soprattutto nelle stagioni più calde, ad esempio in spiaggia o in luoghi con il selciato in asfalto o cemento, che attirano in modo particolare il calore; quando il cane è all’aperto in estate, fare in modo che abbia sempre un luogo all’ombra e al fresco, in cui andare a sdraiarsi; cambiare spesso l’acqua nella ciotola, in modo che sia sempre fresca e piena; non sottoporre il cane ad intensa attività fisica quando fa caldo; evitare di uscire nelle ore più torride, ma portare il cane a passeggiare al mattino presto o dopo le 17,00; non far indossare al cane museruole troppo strette che gli impediscono di aprire la bocca e respirare liberamente; nelle giornate più calde bagnare di tanto in tanto il cane, soprattutto testa e zampe, per agevolare il raffreddamento. Colpo di calore nel cane: cosa fare È fondamentale, ai primi sintomi di ipertermia nel cane, portare il pet il più velocemente possibile dal veterinario perché si tratta di una situazione che degenera molto rapidamente. Ci sono comunque alcune misure da adottare nell’immediato che è bene conoscere: anzitutto trasferire subito il cane in un luogo fresco e areato, misurargli la temperatura corporea con un termometro rettale e cercare di farla scendere, bagnando il cane con acqua fresca, ma non ghiacciata, altrimenti si rischierebbe di peggiorare la situazione, causando la costrizione dei vasi sanguigni e quindi ostacolando ulteriormente la dispersione di calore. Una volta arrivati dal veterinario, spiegare bene le condizioni ambientali che hanno provocato il colpo di calore nel cane: non esiste una cura specifica per l’ipertermia, quindi il medico adotterà le misure più idonee in base alla gravità delle condizioni del cane, stabilizzando la temperatura corporea, somministrando liquidi per la reidratazione e ossigeno. Possono essere necessari alcuni giorni di ricovero perché il cane si ristabilisca completamente e la possibilità di guarigione e sopravvivenza variano molto in base alla  situazione: spesso quando l’animale arriva in stato di incoscienza o addirittura in coma è difficile scongiurarne il decesso.

cane è felice

Ma il mio cane è davvero felice? come saperlo

Comportamento Redazione - 04 Ago 2016

Ci siamo mai chiesti quando è il cane è felice per davvero? Ecco tutta una serie di fattori che contribuiscono a rendere sereno il nostro pet. Ci sono padroni che dedicano una buona parte della loro giornata al proprio cane, trascorrendo molto tempo con lui, portandolo a camminare o al parco a giocare con gli altri quattrozampe; tutto per cercare di dare al proprio pet una vita il più possibile serena e spensierata. Ma ci siamo chiesti quando un cane è felice per davvero? Può sembrare difficile stabilirlo perché siamo inevitabilmente portati a ragionare da “umani” e a considerare spesso la felicità dal nostro punto di vista e non sempre da quello dell’animale; tuttavia ci sono alcuni fattori “oggettivi” che, se ben valutati, possono dirci in buona misura che il nostro cane è felice. Può sembrare scontato, ma per prima cosa dobbiamo considerare il suo stato di salute: se vediamo che il cane non ha voglia di mangiare, è abbattuto, se ne sta sdraiato in disparte e non ha voglia di giocare potrebbe non stare bene. Se questo atteggiamento dura un giorno soltanto e poi il cane ritorna alla sua consueta vivacità, non c’è da preoccuparsi, ma se persiste è bene chiedere consiglio al nostro veterinario di fiducia per escludere eventuali problemi di salute: non potendo esprimersi in altro modo, a volte il nostro pet ci comunica il suo stato di malessere assumendo comportamenti diversi dal solito. Per stare bene ovviamente il cane deve avere a disposizione tutto ciò che gli occorre per il sostentamento, quindi cibo a sufficienza e acqua sempre pulita e fresca per poter bere ogni volta abbia sete. Riguardo al cibo è difficile che i quattrozampe un po’ viziati di casa ne soffrano la mancanza, anzi! È più probabile che ne abbiano in abbondanza e siano iperalimentati, ma questo non deve farci credere che siano necessariamente più felici. Alcuni padroni pensano di gratificare il cane dandogli continue ricompense alimentari, ma è sbagliato: va bene premiare il pet, ma solo quando se lo è meritato, altrimenti, oltre a diventare diseducativo, può indurre il nostro cane a sviluppare una vera e propria dipendenza dal cibo, al punto che finirà per richiederci continuamente bocconcini e biscotti, non certo perché abbia fame, ma per abitudine. Questo comportamento a lungo andare può inoltre diventare deleterio per il cane, che rischia di andare incontro a malattie quali l’obesità e il diabete, ma anche per il padrone, che sarà “ossessionato” dalla costante rivendicazione di cibarie. Il mio cane è felice? Non basta un tetto e un pasto caldo Per sostenere che il cane sia felice non sono sufficienti un “tetto sopra la testa” e un pasto caldo, per quanto importanti. Il nostro pet ha altrettanto bisogno di curare, assieme al suo benessere fisico, anche quello psichico: se ha una cuccia morbida e pappa a volontà, ma rimane tutto il giorno in casa da solo, tranne che per i dieci minuti di uscita sotto al portone per fare i propri bisogni, il cane non potrà essere davvero felice e vivrà in una sorta di gabbia, dorata sì ma pur sempre una gabbia. Si adatterà solo perché non potrà fare altrimenti, visto che, a differenza di noi umani, i quattrozampe non possono disporre della loro esistenza, ma siamo noi a farlo per loro. A lungo andare però i segnali della sua infelicità inevitabilmente emergeranno: il cane potrebbe dimostrarsi depresso e apatico, ma potrebbe anche, al contrario, risultare iperattivo, troppo esuberante, fare danni in casa, saltare addosso a tutti, perché non ha modo di sfogare mai a sufficienza la propria energia. Per non parlare poi dei casi in cui il cane può diventare aggressivo e mostrare altri comportamenti compulsivi che sono indice di forte stress, come mordersi la coda, leccarsi insistentemente fino a ferirsi. Anche noi se trascorressimo le nostre giornate sempre chiusi in casa, senza vedere praticamente nessuno, se non per poche ore la sera, e senza nessuna occupazione cui dedicarci, prima o poi avremmo bisogno di un bravo psicologo. Lo stesso vale per il nostro cane: ha bisogno di uscire, socializzare con gli umani e con i suoi simili, vedere e annusare il mondo esterno, giocare e correre, insomma di esprimere se stesso e la propria voglia di vivere. Guardate il vostro pet dopo un pomeriggio trascorso a rincorrere un legnetto al parco o a nuotare al fiume e vi sarà chiaro cosa vuol dire un cane felice: gli occhi gli brilleranno di gioia e di gratitudine nei vostri confronti per avergli permesso di essere se stesso, e per un padrone che ama il suo quattrozampe non c’è ricompensa migliore!

zone fredde e calde nel cane

Zone fredde e calde nel cane: quali sono

Curiosità Redazione - 25 Lug 2016

Cosa sono le zone fredde e calde nel cane Quando si parla di zone fredde e calde nel cane si intendono quelle parti del corpo che si possono toccare o e quelle che è meglio evitare. Non capita frequentemente di sentir parlare di zone fredde e calde nel cane, almeno tra i “semplici” proprietari di quattrozampe; chi ne parla di solito appartiene alla categoria degli “addetti ai lavori”, ossia addestratori, esperti cinofili, allevatori. Ma cosa sono queste zone fredde e calde nel cane? In realtà niente di così “tecnico”: si tratta di quelle parti del corpo che i quattrozampe non amano vengano loro toccate (zone calde) e quelle che invece si possono toccare senza che il pet abbia di solito reazioni negative (zone fredde). Conoscerle è importante per chiunque voglia approcciarsi ad un cane, non soltanto per chi ne possiede uno, ma anche – anzi, a volte soprattutto - per chi semplicemente vuole fare una carezza ad un quattrozampe che non conosce, o conosce poco, incontrato per strada. Spesso la maggior parte degli esseri umani ignora l’esistenza di zone calde e finisce per ripetere il solito (grave) errore di comunicazione con il cane, dandogli la classica “manata” sulla testa quando gli si avvicina, magari con la buona intenzione di fargli una carezza. La testa è per il cane una zona “off limits”: toccarla per lui è segno di dominanza e quindi è un gesto per niente gradito; per fortuna la maggior parte dei quattrozampe è socializzata e molto paziente nei nostri confronti e ci “perdona” molti sbagli, forse limitandosi a pensare che gli esseri umani sono proprio degli incapaci quanto a buone maniere… Non bisogna però dare per scontato che tutti i cani debbano sempre accettare benevolmente di essere manipolati da noi: quando non rispettiamo le regole di comunicazione canina, se il quattrozampe ha una qualche reazione, dobbiamo capire che la colpa è nostra. Perciò è importante conoscere la distinzione tra zone fredde e zone calde del cane; vediamo dunque nel dettaglio quali sono: Le zone calde sono le zampe, i piedi, la coda e, come detto precedentemente, la testa. Occorre però precisare che la parte intoccabile è la sommità del capo, mentre altre zone del muso, come le guance, il mento e in genere la regione delle labbra possono essere considerate fredde, perché di solito il quattrozampe accetta abbastanza di buon grado che vengano toccate. Ciò del resto è deducibile anche osservando come si comportano i cani tra loro: quando incontrano un loro simile, soprattutto se è non lo conoscono, per prima cosa avvicinano i musi l’uno all’altro lateralmente e si annusano, toccandosi proprio nella zona delle labbra e/o del collo. Quelle infatti sono regioni del corpo ricche di feromoni, gli ormoni attraverso cui i pet raccolgono moltissime informazioni su chi hanno di fronte, tra cui anche la disposizione d’animo dell’altro, se pacifica o rissosa; toccarli in quelle zone dunque viene da loro interpretato come un tentativo di conoscenza e di conseguenza tollerato. Le zone fredde sono il collo e il tronco, la groppa e il ventre. Si tratta di quelle parti del corpo che possiamo toccare per prime quando ci approcciamo ad un cane, perché non creano particolare disagio all’animale. Zone fredde e calde nel cane: ogni quattrozampe è diverso Se la distinzione tra zone fredde e calde nel cane è importante, va comunque sempre considerato il fattore soggettivo dell’animale, il contesto e il rapporto che si ha con lui. Ogni quattrozampe è diverso da tutti gli altri perché ha un suo carattere e un suo temperamento: se, ad esempio, commettiamo l’errore di toccarlo sul capo, ci sarà quello che si limiterà a fare un passo indietro, ritraendosi, quello che ringhierà e quello che invece morderà; proprio per questo dobbiamo cercare in ogni caso di evitare tutti i comportamenti sbagliati, che possono indurre una reazione nel cane. Va da sé invece che se interagiamo con il nostro cane, che conosciamo e ci conosce perfettamente e con cui condividiamo le nostre giornate, potremo tranquillamente toccarlo anche sul capo (salvo particolari problemi comportamentali), senza temere reazioni, perché si sarà creato un tale rapporto di fiducia reciproca che il nostro pet sarà disposto ad accettare da noi anche comportamenti non proprio ortodossi nel linguaggio canino.

glaucoma nel cane

Glaucoma nel cane: cause, sintomi e cura

Salute del cane Redazione - 15 Lug 2016

Il glaucoma nel cane è una grave patologia oculare che, se non trattata in tempo, porta e cecità irreversibile. Il glaucoma consiste nell’aumento della pressione interna all’occhio, quando i liquidi che normalmente umidificano gli occhi non vengono più drenati nella maniera corretta attraverso gli appositi canaletti, provocando un ristagno che genera appunto l’aumento pressorio. Le cause di questo mancato deflusso di liquidi possono essere primarie, quando il problema non è provocato da altre patologie oculari, oppure secondarie, quando invece è la conseguenza di una malattia oftalmica sottostante, come cataratta, uveite, lussazione del cristallino. Tra i fattori di rischio per questa malattia c’è anche l’appartenenza a determinate razze più predisposte, come il Cocker, l’Husky, il Chow Chow, lo Shar Pei, il Beagle, lo Shi Tzu, il Pastore Tedesco. Glaucoma: sintesi Come può il padrone sospettare che il proprio cane sia affetto da questa grave malattia? Anzitutto il glaucoma è molto doloroso per l’animale, che quindi avrà un comportamento insolito, come perdita dell’abituale vitalità, dilatazione della pupilla, frequenti tentativi di sfregamento dell’occhio con la zampa, lacrimazione, continuo sbattimento delle palpebre. Se si notano questi segnali è importante rivolgersi al più presto al proprio veterinario, che potrà diagnosticare l’eventuale presenza di glaucoma, utilizzando uno strumento detto tonometro che permette, senza alcuna sofferenza per il cane, di misurare la pressione intraoculare: se questa è superiore ai 25-30 mmHg è considerata elevata. Il veterinario inoltre potrà osservare altri sintomi indicativi di glaucoma, impossibili da individuare per il padrone, come edema corneale, scarsa reattività della pupilla alla luce e, se la malattia è in una fase più avanzata, pupilla scavata e atrofia della retina, fino alla totale cecità. Va sottolineato che il glaucoma può procedere molto velocemente: possono bastare anche pochi giorni perché il cane perda completamente la vista, senza possibilità di riacquistarla; per questo la tempestività di intervento è fondamentale. Glaucoma nel cane: cura Ci sono diverse modalità di intervento, anche in base alla tipologia di glaucoma che affligge il cane: in caso di glaucoma acuto generalmente si procede con una cura farmacologica, somministrando mannitolo, un diuretico osmotico, per via endovenosa, assieme all’applicazione di gocce topiche tre volte al giorno, allo scopo di diminuire la pressione dei liquidi intraoculari. Nel caso si evidenzi anche la concomitante presenza di uveite occorrerà intervenite con la somministrazione di cortisonici, antinfiammatori non steroidei (FANS) e betabloccanti specifici ad uso locale. Se il trattamento farmacologico non sortisce gli effetti sperati si può tentare la soluzione chirurgica; esistono due tipi di intervento: ciclodistruzione e drenaggio con impianto. La ciclodistruzione consiste nell’eliminare chirurgicamente o con l’uso del laser una parte del tessuto ciliare, così da diminuire la presenza di liquidi nell’occhio e, di conseguenza, anche la pressione intraoculare e di aprire maggiormente l’angolo corneale. Il drenaggio con impianto consiste nell’inserire sotto alla congiuntiva un tubicino con una valvola che aiuta a drenare i liquidi dell’occhio. Questo tubicino però può ostruirsi ed annullare l’effetto risolutivo dell’intervento, perciò occorrono controlli periodici per verificare se sia necessario sturare l’impianto iniettandovi appositi fluidi. Piaciuto l'articolo? Potrebbe interessarti anche https://www.razzedicani.net/gli-occhi-del-cane-lacrimano/

Lussazione della rotula nel cane: cos'è e come si cura

Salute del cane Redazione - 16 Giu 2016

La lussazione della rotula causa al nostro cane una perdita importante della propria capacità motoria: entriamo nel dettaglio. La rotula è un piccolo osso del ginocchio: se fuoriesce dalla sua posizione corretta, causa dolore e provoca problemi importanti all'articolazione di quella zona. La lussazione della rotula nel cane è esattamente questa cosa: causa nel nostro amico a quattrozampe una perdita importante della capacità motoria. Questo tipo di problema può essere congenito oppure può verificarsi a seguito di un trauma: in quest'ultimo caso, solitamente la dislocazione (mediale o laterale) è associata a una lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio. La lussazione può essere di quattro gradi: Primo grado: il cane in questo stato zoppica. Durante la visita dal veterinario, si potrà notare che fido alza la zampa dopo pochi passi, piegando il ginocchio, che non riesce perciò a sostenerlo a pieno. Secondo grado: è quello più frequente. La rotula è fuoriuscita, ma il cane può vivere per molti anni senza manifestare alcun tipo di artrite. Terzo e quarto grado: rotula dislocata, visibile rotazione esterna della zampa e zoppia. In caso di lussazione bilaterale, il cagnolino porterà tutto il peso del proprio corpo sulle zampe anteriori. Nei casi più gravi, si confonde con problemi all'anca. In questo stadio della lussazione della rotula nel cane, c'è sofferenza e dolore: fido non riesce a fare più attività fisica. Lussazione della rotula nel cane: cosa fare e cura Come trattare il problema? Ciò dipende dal grado della lussazione e da quanto il cane zoppichi. In alcuni casi è necessario operare il quattrozampe, attraverso un intervento chirurgico che ricostruisca l'osso. Fondamentale è avere un parere da parte del veterinario per capire come agire. Infatti esistono innumerevoli tecniche con cui curare il cagnolino: la embricatura del retinacolo mediale o laterale, sovrapposizione della fascia lata, sutura antirotazionale a tirante tra tibia e rotula, rilassamento quadricipiti, trocleoplastica, trasposizione della tuberosità tibiale, patellectomia e osteotomia. Prima o dopo l'operazione, oppure se quest'ultima non fosse possibile, è bene utilizzare dei tutori ortopedici che immobilizzino la zona interessata. In questo modo si ridurrà anche il dolore.

Sterilizzare il cane

Sterilizzare il cane È giusto o sbagliato?

Home Redazione - 27 Mag 2016

COSA SIGNIFICA STERILIZZARE IL CANE Uno degli argomenti più dibattuti sulla salute dei nostri quattrozampe riguarda la necessità o meno di sterilizzare il cane . Sull’argomento ci sono parecchi luoghi comuni che è bene sfatare perché la pratica clinica e le evidenze scientifiche hanno dimostrato essere privi di fondamento. Molti proprietari pensano ancora che sterilizzare il proprio cane sia “moralmente”deplorevole, perché non rispetterebbe la natura dell’animale e costituirebbe una violenza nei suoi confronti. Questo ragionamento, per quanto possa essere animato dai migliori sentimenti di amore verso il mondo animale, è scorretto, perché è tipicamente umano e per nulla canino. Come spesso accade siamo soliti attribuire ai nostri quattrozampe una logica e un modo di sentire che non appartengono loro e non certo perché i cani non ragionino o non provino sentimenti; tutt’altro! Sono intelligenti e sensibilissimi, ma i loro pensieri e le loro emozioni non sono identici ai nostri. Se sterilizzato il cane non soffre psicologicamente perché non potrà mai diventare genitore e sarà privato della “gioia” di allevare la prole… questo è un modo di sentire umano. Nel cane l’accoppiamento è un istinto dettato dalla necessità di conservazione della specie, quindi una volta sterilizzato non avrà più tale istinto e semplicemente non ci penserà più. Un’altra leggenda metropolitana che spesso si sente quando si chiedono informazioni a persone non competenti sulla necessità di sterilizzare il cane è che, se si opta per la sterilizzazione, sarebbe bene far fare alla femmina almeno una cucciolata. Non è vero, e qui entrano in gioco gli studi e i dati scientifici a favore della sterilizzazione, che sono sia di carattere sanitario che psicologico-comportamentale: è stato rilevato che sterilizzare il cane femmina prima che abbia il primo calore ridurrebbe il rischio di insorgenza del tumore mammario dell’8% rispetto alle femmine che hanno già avuto il primo calore e addirittura del 26% a paragone delle femmine che sono state operate dopo il secondo calore; la sterilizzazione delle femmine comporterebbe anche una diminuzione o il completo azzeramento della possibilità di sviluppare tutte quelle malattie che sono legate al fattore ormonale, come tumori alle ovaie e all’utero, piometra, cisti ovariche, patologie importanti che spesso mettono a rischio la vita stessa dell’animale. Ma si ridurrebbe anche la predisposizione nei confronti di malattie metaboliche, come il diabete; in sostanza una femmina sterilizzata ha un’aspettativa di vita più lunga del 5 – 10% rispetto ad una femmina intera; sterilizzare un cane femmina migliorerebbe non solo la quantità, ma anche la qualità di vita, perché il cane non sarebbe più soggetto a possibili gravidanze isteriche, mastiti e periodi di abbattimento “psicologico”, che spesso capitano quando la femmina è in calore e si manifestano con mancanza di appetito, svogliatezza, modifiche nell’umore e nel comportamento; nel maschio castrato invece i dati circa la riduzione nell’incidenza di tumori alla prostata sono meno evidenti, seppur esistenti, mentre riguardo al tumore ai testicoli è ovvio che con la castrazione se ne elimina ogni possibile comparsa; dal punto di vista comportamentale il cane maschio sterilizzato può essere più tranquillo e meno rissoso, se la sua aggressività verso gli altri maschi era dovuta alla produzione di testosterone, mentre non cambia nulla, se era legata ad un fattore di dominanza o territorialità.   STERILIZZARE IL CANE : GLI SVANTAGGI Dopo aver approfondito le motivazioni favorevoli, vediamo i “contro” della sterilizzazione, che inevitabilmente esistono: sterilizzare il proprio cane significa sottoporlo pur sempre ad un’operazione che, per quanto ormai di routine, comporta qualche inevitabile rischio. Sarà in ogni caso il vostro veterinario di fiducia che valuterà le condizioni di salute del cane e vi consiglierà cosa è più opportuno; dopo l’operazione ci sarà un periodo di convalescenza: fortunatamente i cani hanno una ripresa molto più veloce degli umani, quindi per le femmine, che subiscono un’operazione più invasiva, si tratterà di circa due giorni in cui il cane sarà più abbattuto e meno vivace. Va detto comunque che la più recente tendenza della chirurgia veterinaria in questo campo è di non asportare anche l’utero, come in passato, ma solo le ovaie, perché si è visto che, cessata la produzione di ormoni, l’utero tende poi ad atrofizzarsi spontaneamente. Ciò comporta una minore complessità dell’intervento. Ne i maschi invece spesso tutto si risolve una volta smaltiti gli effetti dell’anestesia; nella femmina sterilizzata, talvolta, si manifesta una forma di incontinenza urinaria, la cui incidenza è molto variabile in base alla razza del cane (va dall’1,3% al 20%); sono più soggette a sviluppare il problema le femmine di razze di taglia grande, come Rottweiler, Dobermann, Pastore Tedesco, Boxer. Questo fenomeno in ogni caso può essere controllato mediante l’utilizzo di appositi farmaci.

Tosare il pelo del cane

Tosare il pelo del cane in estate: è corretto?

Salute del cane Redazione - 25 Mag 2016

Tosare il pelo del cane in estate è giusto o sbagliato? Le nostre risposte. Tosare il pelo del cane in estate: sì o no? Capita di domandarsi perché alcuni cani, soprattutto di piccola taglia, appaiano sempre come appena usciti da “un centro di bellezza”, con il pelo tagliato di fresco, profumato e ben pettinato, mentre altri siano lasciati nature, senza mettere mai zampa dal toelettatore. Spesso dipende da quanto il padrone ritenga necessario tosare il cane e la domanda si ripropone soprattutto quando si avvicina l’estate perché molti proprietari pensano che con una bella tosatura il cane starà più fresco. Sbagliato! Non è affatto vero che se il pelo del cane è più corto l’animale non soffrirà il caldo. Per capirlo bisogna sapere come funziona il sistema di termoregolazione nel cane: mentre noi umani sudiamo attraverso l’epidermide e così espelliamo calore, mantenendo la temperatura del nostro corpo costante, indipendentemente dai gradi all’esterno, il cane ha pochissime ghiandole sudoripare, collocate solo sotto ai polpastrelli delle zampe e sulla lingua. I nostri amici a quattro zampe abbassano la loro temperatura corporea attraverso l’aria che inspirano dal naso ed espellono dalla bocca: ecco perché quando fa caldo ansimano, facendo respiri corti e veloci. Per questo motivo tosare il pelo del cane non serve affatto a difenderlo dal caldo, anzi! Il pelo costituisce in tutte le razze canine un’importante protezione sia dal freddo che dal sole perché è una specie di isolante termico. Quindi tosare il pelo al cane può addirittura essere dannoso, visto che la pelle rimane più esposta alle intemperie e alle temperature rigide in inverno e ai raggi solari in estate; perciò in questa stagione la cute del cane, molto più delicata della nostra, rischia con la tosatura scottature, dermatiti, eritemi e conseguente prurito. Tosare il pelo del cane: quando va fatto? Vi sono alcuni casi in cui tosare il pelo del cane è necessario, vuoi per appartenenza ad una razza specifica, vuoi per ragioni igienico-sanitarie. Occorre anzitutto distinguere tra cani che hanno pelo e sottopelo (come le razze da pastore) e quelli che hanno solo il pelo di rivestimento superiore, come i Barboncini. Nei primi il sottopelo, folto e lanuginoso, serve per proteggerli dal freddo in inverno, mentre il pelo soprastante funge da schermatura nei confronti degli agenti esterni. Questi cani perdono il sottopelo in primavera e lo rimettono in autunno, per prepararsi alle temperature invernali, quindi non vanno mai tosati, pena il danneggiamento della pelliccia che, una volta ricresciuta, apparirà infeltrita e rovinata e non tornerà più come prima. Per i Barboncini e gli incroci con mantello riccio e senza sottopelo invece la tosatura del cane è consigliata perché si tratta di un pelo a crescita continua, che va spuntato periodicamente, altrimenti potrebbero formarsi nodi e grovigli, impossibili da districare. Al contrario, nel caso di razze come Yorkshire, Maltese e Shih-Tzu tosare il pelo del cane non è una necessità, ma soltanto un fattore estetico, un vezzo del padrone; altre volte serve per rimediare alla “pigrizia” del proprietario che non spazzola a dovere e con la dovuta periodicità il pelo del cane, causando la formazione di matasse che non riescono più ad essere dipanate se non con un taglio netto. Infine può essere obbligatoria la tosatura del cane nei casi estremi in cui l’animale sia gravemente infestato da parassiti. Tosare il cane: consigli Quando tosare il pelo del cane è una cosa necessaria, rivolgetevi a personale qualificato. I centri che offrono servizi di toelettatura e rasatura sono molti, ma qualcuno potrebbe non essere professionale, bensì improvvisato. Chiedete perciò a chi è già stato cliente e non fidatevi di chi offre prezzi troppo scontati: potrebbero derivarne danni anche seri non solo al pelo, ma anche alla cute del cane. Visto che le tariffe per la toelettatura del cane non sono in media economiche (si va dai 40 agli 80 euro circa), qualche padrone potrebbe essere spinto a cedere alla tentazione del fai-da-te. È vivamente sconsigliato, ma se proprio non potete farne a meno, occorre seguire alcune importanti regole: lavare il pelo con appositi shampoo non aggressivi prima della rasatura del cane; asciugare il pelo col phon a calore moderato e a bassa velocità; iniziare la tosatura del cane solo quando il pelo è completamente asciutto; eseguire la tosatura del cane seguendo sempre il senso naturale del pelo; fare molta attenzione a non urtare la pelle del cane con rasoio o forbici; non fare male al cane

Cibi da non dare ai cani

Cibi da non dare ai cani: i piu' pericolosi

Alimentazione Redazione - 19 Mag 2016

I CIBI DA NON DARE AI CANI : QUELLI ASSOLUTAMENTE VIETATI Quante volte il nostro cane ci osserva mentre mangiamo con occhi pietosi e languidi, come se fosse a digiuno da giorni, sperando di “elemosinare” qualche avanzo dalla tavola! Ormai è risaputo che i cani non dovrebbero mangiare nessuna delle pietanze che prepariamo per noi, perché sono condite, salate, ricche di intingoli e sughetti assolutamente dannosi per i nostri amici a quattrozampe. Ma, oltre ad evitare rigorosamente di dare al cane cibi “umani”, è importante sapere che esistono alcuni alimenti vietati perché, anche se apparentemente innocui, possono risultare molto dannosi per la salute del nostri fedeli amici. I cibi da non dare ai cani , quelli assolutamente “off limits”, sono: Cioccolato e caco: tra i cibi da non dare ai cani, questi contengono una sostanza chiamata teobromina che il cane non è in grado di metabolizzare e che pertanto risulta altamente tossica, al punto da causare alterazione del ritmo cardiaco, tremori, danni al sistema nervoso centrale, come pure ai reni e ai polmoni, fino alla morte dell’animale. In un cane di piccola taglia anche una quantità minima di cioccolato può essere letale; Noci: possono essere tossiche per il cane, anche in dosi limitate; causando febbre, vomito, debolezza agli arti posteriori e, in particolare, le noci ammuffite possono provocare convulsioni; sono quindi alimenti assolutamente vietati ai cani; Noccioli e semi: tra i cibi da non dare ai cani,  i semi della frutta (dalla mela, alla pesca, all’albicocca, ecc) sono tra i più pericolosi perchè contengono cianuro, quindi possono essere molto pericolosi se ingeriti dal cane in quantità, portando anche al coma. Tutti i semi ed i noccioli inoltre possono causare ostruzioni intestinali; Uva e uva sultanina: oltre ad essere eccessivamente ricche di zuccheri, causano insufficienza renale, che può portare alla morte del cane. Avocado: questo alimento è vietato in toto al cane perché sono nocivi sia il frutto in sé che i semi e le foglie; contengono infatti una sostanza fungicida chiamata persin, altamente tossica per i nostri amici a quattrozampe, soprattutto a livello dell’apparato digerente, e la varietà più diffusa in commercio (quella Guatemalteca) sembra essere la più pericolosa; Foglie di rabarbaro: non è certo un alimento diffuso, ma è comunque bene sapere che in grandi quantità possono causare convulsioni, fino al coma e alla morte; Alcool e luppolo: a molti sembra ovvio che queste due sostanze siano proibite, visto che non sono salutari nemmeno per l’uomo, soprattutto in quantità considerevoli, figuriamoci per il cane… ma è sempre meglio precisarlo. Alcool e luppolo infatti non riescono ad essere smaltiti dal sistema metabolico del cane, che può andare incontro a convulsioni, tremori, coma, collasso respiratorio e morte. Oltre ai cibi da non dare ai cani sopra indicati, vi sono altri alimenti di uso comune vietati al cane, soprattutto perché pericolosi se somministrati in certe quantità: Cipolle, aglio e cavolfiore: contengono tutti e tre disolfuro di n-propilene, una sostanza che distrugge i globuli rossi circolanti nel sangue, provocando una grave anemia. I sintomi compaiono in un lasso di tempo che va da 1 a 4 giorni dall’ingestione dell’alimento e consistono in vomito, urine scure e diarrea. Va sottolineato che anche la somministrazione di piccole quantità protratta nel tempo (magari contenuta in cibi e condimenti pronti) può avere gravi conseguenze; particolarmente pericolosa è la cipolla, mentre per l’aglio la dose letale è corrispondente a circa due teste d’aglio o ad un uso costante e prolungato; Ossa: se proprio non potete fare a meno di dare un osso da rosicchiare al vostro cane, assicuratevi che sia adatto a questo scopo, chiedendo al vostro veterinario di fiducia (ad esempio l’osso di ginocchio). Assolutamente da evitare le ossa di pollo, coniglio e simili perché, oltre a causare blocchi intestinali se ingoiate, si rompono facilmente in piccole schegge che provocano gravi lesioni e lacerazioni ai danni dell’apparto gastrointestinale; Sale e zucchero: pur essendo per noi di uso comune, sono alimenti vietati ai cani, che devono mangiare insipido. Non pensiamo che sia meglio insaporire il cibo del nostro quattrozampe con sale o zucchero: in natura, per il lupo o il cane selvatico ciò non ha senso. Il sale provoca problemi alla pressione arteriosa e cardiocircolatori, mentre gli zuccheri portano all’insorgenza del diabete. Assolutamente “out” quindi anche tutti i tipi di dolciumi. GLI ALIMENTI PARZIALMENTE VIETATI AL CANE Ci sono alcuni alimenti che, anche se non completamente vietati nella dieta dei nostri cani, devono essere dosati o somministrati con molta attenzione. In particolare: Solonacee (patate, melanzane, pomodori): possono causare eccessiva fermentazione se ingeriti in quantità massicce. Va assolutamente vietata la patata cruda e la buccia, perché contiene la solanina, una tossina che il cane non metabolizza e può portare a tremori, difficoltà respiratorie e tachicardia. Se la patate è sbucciata e cotta questo pericolo non sussiste; Fegato: i cani ne sono molto ghiotti, ma le dosi vanno molto limitate perché contiene vitamina A, che a lungo andare causa problemi alle ossa e ai muscoli del cane, oltre al deposito di rame nel fegato che può rivelarsi fatale; Noce moscata: in dosi massicce genera convulsioni, danni al sistema nervoso centrale, affanno e anche la morte; Caffeina: in quantità superiori a un cucchiaino provoca aritmie cardiache e problemi gastrointestinali.

Piometra nel cane

Piometra nel cane: sintomi, terapia e operazione

Salute del cane Redazione - 17 Mag 2016

Piometra nel cane: cos'è La piometra nel cane è una grave infezione batterica che si verifica a carico dell’utero della femmina non sterilizzata. Questa patologia si sviluppa sempre al termine del calore (dopo 4 – 8 settimane), momento in cui la cagna è più fertile, perché l’elevata produzione di progesterone (ormone femminile) determina la formazione all’interno dell’utero stesso di un ambiente particolarmente adatto alla proliferazione di batteri. Il germe infettivo più comunemente responsabile della piometra nel cane è l’Escherichia Coli, che causa la produzione anomala di pus nella cavità uterina, determinando un’infezione che può estendersi al sangue e portare a shock e coma nel cane, con conseguenze talvolta mortali. Piometra nel cane: sintomi I sintomi della piometra nel cane variano a seconda che si tratti di piometra a cervice aperta o chiusa. Nel primo caso infatti il pus all’interno dell’utero fuoriesce, dando origine ad una continua perdita dalla vagina del cane di secrezioni, a volte miste a sangue, di cui lo stesso proprietario può facilmente accorgersi. Nella piometra a cervice chiusa invece il pus non riesce a fuoriuscire all’esterno e si accumula nell’utero, determinando spesso un notevole aumento di volume dello stesso. Questa tipologia di piometra è la più pericolosa, sia perché le tossine prodotte, rimanendo all’interno della cavità uterina, vengono assorbite in quantità maggiore dai tessuti e si diffondono nell’organismo, sia perché non dà sintomi evidenti, quindi è più difficile da individuare anche per il veterinario. Altri segni clinici più generici, comuni ad entrambe le tipologie di piometra, sono: stato di apatia e abbattimento del cane, inappetenza, febbre, disidratazione, urinazione frequente, vomito. Piometra nel cane: diagnosi Per diagnosticare la piometra nel cane il veterinario procederà sottoponendo l’animale ad una serie di esami, a partire dal prelievo del sangue. Un elevato dosaggio di globuli bianchi infatti è spesso indicativo della presenza di un’infezione in atto nell’organismo, ma di per sé non è sufficiente ad effettuare una diagnosi precisa, perché un valore globulinico nella norma non basta ad escludere la presenza di piometra.  Sarà opportuno dunque proseguire con uno striscio vaginale: le secrezioni verranno raccolte e osservate al microscopio per scoprire l’eventuale presenza dei batteri responsabili dell’infezione. L’esame cardine, che congiuntamente ai risultati emersi dai due accertamenti precedenti, può condurre il veterinario ad una diagnosi definitiva è l’ecografia. Grazie a quest’esame infatti è possibile osservare lo stato dell’utero del cane che, soprattutto nel caso della piometra a cervice chiusa, apparirà con le pareti ispessite e di dimensioni aumentate, e rilevare anche la presenza di liquido e pus all’interno dell’utero. Piometra nel cane: operazione e terapia antibiotica La piometra è una patologia che non si risolve mai spontaneamente, ma richiede sempre l’intervento del veterinario, che anzi deve essere tempestivo, onde evitare gravi conseguenze. La cura della piometra nel cane è l’operazione chirurgica d’urgenza per asportare utero e ovaie: se il cane arriva troppo debilitato, con uno stadio della malattia avanzato, può essere necessario prima sottoporlo alla reintegrazione dei fluidi per via endovenosa e alla somministrazione di antibiotici, in modo che possa affrontare l’intervento in condizioni di maggiore stabilità. Se il cane è giovane e in buono stato di salute generale si riprenderà completamente dopo pochi giorni dall’operazione. Nei casi più gravi e nei cani anziani, già affetti da altre patologie, oltre ad aumentare il rischio connesso all’intervento, che comunque è sempre presente, sarà indispensabile proseguire con una terapia antibiotica e idratante dopo la piena ripresa del cane. Solo per le femmine giovani utilizzate per riproduzione, e solo se l’infezione è allo stadio iniziale, a volte si può optare per una terapia soltanto farmacologica, nel tentativo di conservare utero e ovaie, che consiste nella somministrazione prolungata di antibiotici e di un ormone che provoca contrazioni uterine, allo scopo di far fuoriuscire il pus. Questa scelta può però essere pericolosa per l’incolumità del cane.

Pancreatite nel cane

Pancreatite nel cane: sintomi, conseguenze e cure

Salute del cane Redazione - 12 Mag 2016

Come insorge la pancreatite nel cane? Vediamo tutte le info su questa patologia. La pancreatite nel cane è una grave patologia a carico del pancreas, una ghiandola dell’addome, posta tra fegato e intestino, che svolge importanti funzioni per l’organismo, quali la produzione di insulina (l’ormone che regola la quantità di zuccheri presenti nel sangue) e la produzione di enzimi fondamentali per la digestione. La pancreatite può essere cronica o acuta, ma molti sintomi sono comuni ad entrambe: insorge nel momento in cui gli enzimi digestivi, che normalmente non sono attivi finché si trovano nel pancreas, vengono attivati anzitempo, quando ancora presenti all’interno della ghiandola pancreatica che li produce, dando origine ad un processo di vera e propria digestione dell’organo in questione. Ciò provoca un processo infiammatorio che, se non riconosciuto e trattato tempestivamente, può estendersi fino a coinvolgere anche alcuni degli organi vicini, in particolare intestino e stomaco. Pancreatite nel cane: sintomi Come accorgersi che il vostro cane potrebbe essere affetto da pancreatite? Tra i sintomi tipici di questa patologia compare anzitutto il dolore addominale, che spinge il cane ad assumere una posizione innaturale, con il ventre a terra, le zampe anteriori stese in avanti e la testa ricurva all’interno verso l’addome, nel tentativo di trovare sollievo dal dolore intenso. Seguono mancanza d’appetito, eccessiva salivazione, spossatezza, vomito e/o diarrea con feci scure, simili a fondi di caffè, talvolta accompagnati da febbre. Nella fase più acuta possono comparire altri sintomi più gravi, come dispnea (difficoltà respiratorie), ematemesi (vomito con sangue), CID (sindrome emorragica), aritmia cardiaca, insufficienza renale, tutte complicanze che possono causare la morte del cane. Pancreatite nel cane: cause La pancreatite è considerata una patologia idiopatica, di cui cioè le cause precise sono ancora sconosciute. Tuttavia è accertato che vi sono dei fattori che predispongono all’insorgere della malattia. La pancreatite nel cane ha un’incidenza maggiore sugli esemplari di piccola taglia e vi sono alcune razze geneticamente più soggette, come il Cocker Spaniel, lo Schnauzer Nano e il Barbone Nano. Un altro elemento determinante nell’eziologia della pancreatite nel cane è l’alimentazione: una dieta ricca di cibi grassi è strettamente correlata alla comparsa di questa patologia e, a volte, è sufficiente anche un solo pasto abbondante ed eccessivamente grasso per scatenare un episodio acuto. Anche l’obesità, sempre comunque legata ad un’alimentazione scorretta, è uno dei fattori predisponenti. Pancreatite nel cane: diagnosi La pancreatite nel cane deve essere diagnosticata il prima possibile, quindi se si notano alcuni dei sintomi precedentemente descritti occorre rivolgersi al più presto al veterinario, che sottoporrà il cane ad una serie di accertamenti per escludere altre eventuali patologie con sintomi analoghi ed arrivare ad una diagnosi certa. Anzitutto il veterinario eseguirà degli esami ematochimici, per verificare la presenza di elevati livelli di tripsinogeno nel sangue (uno degli enzimi prodotti dal pancreas) e successivamente procederà con analisi delle urine, ecografia e radiografia. Pancreatite nel cane: cura Una volta accertata la presenza di pancreatite, il cane verrà sottoposto a somministrazione di fluidi sottocute o per endovena e sarà tenuto rigorosamente a digiuno per un minimo di 48 ore, prolungabili in base alla gravità della situazione e alla prognosi fatta dal veterinario. A seconda del caso possono essere prescritti anche antibiotici e farmaci per contrastare vomito, diarrea e dolore addominale. Alimentazione: una volta superata la fase acuta della malattia, quando il veterinario valuterà che il cane può ricominciare gradualmente ad alimentarsi, il padrone dovrà obbligatoriamente modificare la dieta dell’animale rispetto al passato. Dovranno essere assolutamente banditi i cibi grassi, quindi divieto assoluto di “allungare” qualunque avanzo della tavola al cane, che per tutta la vita dovrà seguire un regime nutritivo ferreo e controllato, pena il riacutizzarsi della pancreatite nel cane. Sono raccomandati inoltre pasti piccoli e frequenti; mai dunque un solo pasto al giorno e mai un pasto abbondante.

Il cane ha le pulci

Il cane ha le pulci: cosa fare e rimedi

Salute del cane Redazione - 03 Mag 2016

Ogni giorno vedete il vostro quattrozampe grattarsi con sempre più foga? Potrebbe significare che il cane ha le pulci! La domanda che sorge spontanea è: cosa fare? E' un problema che va affrontato, soprattutto perché da quello potrebbero nascere patologie molto più gravi. Perciò ora tracciamo un quadro dei cari rimedi possibili di questa patologia molto diffusa. Il cane ha le pulci: cosa fare In primo luogo, le pulci devono essere eliminate: ma come? Potrebbe bastare l'applicazione di un semplice shampoo, specifico per il trattamento anti-pulci, oppure lo spruzzo di uno spray indicato. Esistono anche altri rimedi possibili: pensiamo alle polveri antipulci, che hanno lo stesso principio degli spray. In entrambi i casi però è sempre meglio sentire il parere di un veterinario, anche se la sua prescrizione non è obbligatoria. In alternativa è possibile eliminarle anche attraverso un buon bagno in una toelettatura. Se il cane ha le pulci , dovete rassegnarvi a un periodo in cui dovrete dedicare parte del vostro tempo per eliminare il problema: tuttavia esistono anche delle misure preventive per evitare che questi esserini diano fastidio al vostro fido. Il cane ha le pulci: rimedi E qui rivestono una certa importanza i collari antipulci: meglio se sono inodore e in materiale catarifrangente. Oltre a questi e ai vari trattamenti anti-pulci chimici, da applicare mensilmente al vostro cane, esistono tutta una serie di rimedi naturali: contribuiscono ad eliminare il problema il limone, l’aceto di mele, il lievito di birra o l’olio essenziale di neem oppure di  lavanda. Importante se non fondamentale è in ogni caso un'accurata igiene quotidiana del cane (attraverso un buon pettine si possono togliere direttamente dal pelo del cane): anche la cuccia deve essere pulita periodicamente per non farla diventare un luogo possibile dove far attecchire l'azione delle pulci. In conclusione, bisogna stare sempre attenti a capire i disagi del nostro amico peloso, rivolgersi ad un veterinario ed eventualmente affrontare il problema senza indugi.

Gli occhi del cane lacrimano

Gli occhi del cane lacrimano: cause, rimedi e cura

Salute del cane Redazione - 01 Mag 2016

Perché gli occhi del cane lacrimano? A tutti i padroni di cani è capitato almeno una volta di veder scendere da uno o da entrambi gli occhi del proprio quattrozampe qualche “lacrima”; visto che è chiaro che non si tratta di pianto legato ad uno stato emotivo, è bene indagare per capire quale sia la causa del problema. Anzitutto occorre valutare la frequenza della lacrimazione: se gli occhi del cane lacrimano una volta ogni tanto potrebbe non essere nulla di cui preoccuparsi; magari il giorno precedente avete portato il vostro quattrozampe in auto, con i finestrini aperti, e si tratta di un semplice “colpo d’aria” che ha infiammato l’occhio. Va osservata anche la tipologia della lacrimazione: può essere acquosa, giallognola e più densa, secca o addirittura purulenta. In ogni caso, se il fenomeno è frequente o abbondante è bene rivolgersi al proprio veterinario di fiducia perché potrebbe trattarsi di un problema localizzato, che va curato al più presto in maniera adeguata per evitare che degeneri. Ma quali sono i motivi per cui gli occhi del cane lacrimano eccessivamente? Possono essere molti e di varia natura. Vediamo i principali, partendo dai più semplici e meno gravi: Congiuntivite: ne esistono varie tipologie che comportano comunque sempre l’infiammazione della congiuntiva, una membrana posta tra la palpebra e il bulbo oculare. L’occhio del cane generalmente appare arrossato e con una lacrimazione che può interessare entrambi gli occhi, soprattutto quando è di tipo allergico. In questo caso il cane può avvertire anche prurito, quindi tenderà a sfregare il muso; Infezioni: possono essere di varia natura (batterica, fungina o parassitaria) e possono interessare le palpebre o le ghiandole interne all’occhio; Piccoli traumi o graffi: il cane può aver urtato l’occhio accidentalmente, magari durante un gioco un po’ troppo irruento, oppure essersi procurato un sottile graffio, ad esempio contro il ramo di un cespuglio, se lo abbiamo portato a camminare nel bosco; Difetti delle ciglia: talvolta le ciglia possono crescere rivolte all’interno e andare così a sfregare contro il bulbo oculare, oppure crescere sulla superficie interna della palpebra invece che sulla rima; Presenza di un corpo estraneo: quando all’interno dell’occhio s’infiltra un corpo estraneo quest’ultimo deve essere rimosso al più presto per non causare infezioni: Anomalie nella conformazione delle palpebre: si verificano quando la palpebra è rovesciata all’interno o all’esterno; Traumi delle regioni che circondano l’occhio: si tratta di contusioni al muso, al naso o al palato. ALTRE CAUSE DI LACRIMAZIONE AGLI OCCHI DEL CANE Esistono delle cause più complesse e più gravi per cui gli occhi del cane lacrimano, che devono essere indagate a fondo e trattate in maniera tempestiva e adeguata, rivolgendosi al proprio veterinario il quale, se lo riterrà opportuno, vi indirizzerà da uno specialista in oftalmologia canina. Occhio a ciliegia: si ha quando si verifica il prolasso della ghiandola lacrimale, in conseguenza del quale il dotto lacrimale non può più contenere tutte le secrezioni dell’occhio che dunque fuoriescono; Glaucoma: consiste nell’aumento anormale della pressione interna all’occhio, causato da un insufficiente deflusso dei liquidi oculari che, accumulandosi, provocano un innalzamento della pressione intraoculare. Oltre alla lacrimazione eccessiva si verificherà una spinta della pupilla verso l’esterno e la conseguente impossibilità del cane di chiudere agevolmente la palpebra. È una patologia che deve essere trattata quanto prima perché può portare il cane a cecità; Uveite: è un’infiammazione dell’uvea, una membrana che si trova nella parte anteriore dell’occhio. L’uveite non è di per sé una malattia, ma è causata a sua volta da altre patologie sottostanti che vanno dalla leishmaniosi ad altre malattie infettive, da traumi e ferite a neoplasie. Occorre quindi individuare al più presto qual sia la patologia primaria per poter curare di conseguenza anche l’uveite. Neoplasie dell’occhio: generalmente sono localizzate sulla palpebra o dietro al bulbo oculare.

Parassiti intestinali nel cane

Parassiti intestinali nel cane: sintomi, cura e rimedi naturali

Salute del cane Redazione - 25 Apr 2016

Parassiti intestinali nel cane: i sintomi Sono molte le tipologie di parassiti intestinali che possono “infestare” il cane, e non bisogna pensare che soltanto i quattrozampe che vivono in campagna o quelli non vaccinati o senza profilassi siano soggetti a parassiti! Anche i nostri cani “cittadini”, con tutte le vaccinazioni a posto, possono contrarre la parassitosi. Sicuramente i più esposti sono i cuccioli, i cui sistemi di difesa sono per ovvie ragioni più deboli, ma anche negli adulti si verifica abbastanza di frequente questo fenomeno; per le stesse ragioni i cuccioli possono andare incontro a conseguenze più gravi che, nel caso il problema non venga affrontato, ma lasciato progredire per un lungo periodo, possono anche rischiare la vita. Negli adulti invece le infestazioni di parassiti non causano gravi rischi per la salute, ma portano comunque a malesseri e fastidi che vanno curati quanto prima. I sintomi delle parassitosi sono molto simili e consistono prevalentemente in diarrea, vomito, debolezza, mancanza di appetito, dimagrimento e a volte prurito della zona anale. Come avviene il contagio dei parassiti intestinali nel cane? Va detto che il contagio avviene per via orale, di solito quando il cane lecca le feci di altri animali infestati o i luoghi (erba, terriccio, asfalto) dove sono state depositate. Va da sé quindi che non è così difficile contrarli per i nostri quattrozampe che hanno costantemente il muso a terra ad annusare gli escrementi dei loro simili… Ma quali sono i parassiti intestinali nel cane? Anzitutto si tratta di veri e propri vermi che si distinguono per la forma e le caratteristiche intrinseche. La diagnosi può essere fatta a volte osservando semplicemente le feci a occhio nudo oppure attraverso una copro cultura. I principali e più diffusi parassiti intestinali nel cane sono sicuramente la Tenia e gli Ascaridi: La Tenia appartiene alla famiglia dei cosiddetti vermi piatti (cestodi): sono vermi costituiti da una testa, dotata di uncino che si aggancia alle pareti dell’intestino del cane, più vari segmenti (detti proglottidi) che ne formano il corpo, che aumentano continuamente di numero perché solo quelli terminali, contenenti le uova, vengono espulsi assieme alle feci andando ad infestare l’ambiente ed altri cani. Quindi negli escrementi noi vedremo solo piccoli pezzi di tenia, come puntini bianchi che si muovono appena fuoriusciti. Il parassita può raggiungere anche i 60 cm nei cani adulti, nel caso della Tenia Dypilidium Caninun, trasmessa generalmente dalle pulci, ingerite dal cane nel pulirsi il pelo, mentre la Tenia Echinococcus granulosus è lunga “solo” 6 – 9 mm ed è trasmessa prevalentemente dagli ovini. Esiste anche una Tenia Echinococcus multiloculari che però è rara in Italia. Gli Ascaridi sono i cosiddetti vermi tondi (nematodi): sono i più comuni parassiti intestinali di cani e gatti e sono facilmente riconoscibili perché nelle feci del cane troverete dei lunghi filamenti bianchi, simili a spaghetti. Le uova inoltre possono essere trasmesse dal cane femmina in gravidanza ai piccoli, che quindi possono nascere già con il parassita o succhiarlo subito dopo col latte materno. Parassiti intestinali nel cane: Giardia, Coccidi e molti altri! Esistono altri parassiti intestinali, meno diffusi, ma talvolta più pericolosi e che vanno ugualmente riconosciuti e debellati: Gli Ancilostomi sono vermi tondi che colpiscono prevalentemente i cani fino all’anno di età, mentre sono abbastanza rari negli adulti. Possono però rivelarsi più pericolosi di altri per il cucciolo perché, nutrendosi di sangue, possono causare anche forti anemie, uno dei sintomi di questo tipo di infestazione, oltre ai soliti diarrea, vomito, dimagrimento, può essere la presenza di sangue nelle feci. Hanno la particolarità di potersi diffondere non solo per via orale, ma anche insinuandosi attraverso i cuscinetti delle zampe del cane per poi raggiungere, per via ematica, l’intestino. La Giardia è un organismo unicellulare (protozoo) che spesso risulta asintomatico nel cane; soprattutto nei quattrozampe di giovane età, accanto ai sintomi consueti, causa diarrea con feci molto chiare e oleose. La Giardia che può infestare anche l’uomo, quindi occorre disinfettare anche l’ambiente in cui il cane vive. I Coccidi sono parassiti intestinali molto contagiosi, che nei cuccioli possono provocare anche diarrea emorragica con conseguente rischio per la salute dell’animale. Sono però specifici dei canidi e non possono quindi essere trasmessi all’uomo. Gli Strongili sono pericolosi per il cucciolo perché possono causare anche polmonite parassitaria, che può mettere a rischio la sopravvivenza del cane. Parassiti intestinali nel cane: cura e rimedi naturali Le infestazioni da parassiti intestinali nel cane vengono trattate con appositi farmaci vermifughi, di facile somministrazione casalinga. Di prassi i cuccioli vengono sverminati già a partire dalle 2 o 3 settimane di età fino di norma alle 8 settimane, ma talvolta la terapia può proseguire anche fino all’anno. Nel caso di infestazioni da parassiti particolarmente difficili da debellare il trattamento può essere ripetuto anche più volte a intervalli regolari, ma sarà sempre il vostro veterinario di fiducia a indicarvi la giusta terapia da seguire, verificando eventualmente, attraverso l’esame delle feci, il persistere del parassita. Come dicevamo, esistono rimedi naturali” anche per i cani. Uno di questi, particolarmente indicato in caso di parassiti intestinali, è l'aglio. Se mescolato con il cibo - in modo tale che il vostro cagnolino lo ingerisca senza troppi sforzi - aiuta a distruggere i vermi che risiedono all'interno del suo intestino. Somministrateglielo crudo e senza esagerare (mezzo spicchio in un pasto abbondante va più che bene).