La storia di Grizz, il cane anti bomba ucciso in aeroporto

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E’ successo ad Auckland Nuova Zelanda la sua storia ha fatto il giro del mondo attraverso i social network.

Conoscete la storia di Grizz? Era un cucciolo di dieci mesi col pelo bianco, le chiazza nere, un musetto curioso e gli occhi scuri, stava imparando un lavoro molto importante. L’aviation security service stava insegnando a Grizz un mestiere particolare: lo stavano addestrando per fiutare e trovare gli ordigni esplosivi sugli aerei, sarebbe diventato un cane poliziotto o meglio anti bomba. Questo mestiere viene insegnato ai cani dagli 8 ai 22 mesi, l’addestramento dura circa 10 settimane e le razze più indicate sono quelle che in condizioni stressanti mantengono sempre una certa calma e son poco aggressive, ad esempio il labrador retriever è un cane molto utilizzato per questo tipo di operazioni. Nell’80% dei casi i cani hanno scovato degli ordigni e si sono dimostrati più efficaci dell’utilizzo dei droni. Il fiuto dei cani può davvero salvare la vita di tante persone. E’ un lavoro di responsabilità per il nostro amico a 4 zampe, soprattutto in un periodo come questo in cui purtroppo siamo soggetti ad una serie di attentati provocati con l’utilizzo di bombe in stazioni e aeroporti e altri luoghi trafficati tutti i giorni da tantissime persone. I cani poliziotto sono davvero una figura molto importante al quale numerose persone devono anche la vita.

Grizz durante uno dei suoi addestramenti stava salendo sul furgone, quando è stato spaventato da qualcosa che lo ha portato a correre ininterrottamente per l’aeroporto di Auckland: è stato impossibile prenderlo. La folle corsa del cane è durata per circa tre ore, tempo in cui nessuno è riuscito a fermarlo, tranne la morte, dopo vari tentativi senza successo, alle 4 della mattina circa, è partito l’ordine di ucciderlo.

Era davvero necessario uccidere il cucciolo Grizz?

Grizz durante la sua corsa aveva bloccato diversi aerei causando numerosi ritardi, i piloti di 16 aerei di voli nazionali e internazionali si sono rifiutati di decollare per evitare di uccidere il cane, ma questo non è bastato a salvare la vita del cucciolo che è stato soppresso dalla polizia. Visto le polemiche che ha sollevato la storia di Grizz l’interrogativo da sottolineare è se davvero era indispensabile ucciderlo o si poteva evitare. Secondo la ricostruzione dei fatti del quotidiano New Zealand Herald, il cane si poteva salvare perché stava correndo nel perimetro esterno della pista. La responsabile alla comunicazione dell’aeroporto si difende rispondendo che non era possibile prendere altra decisione, se non con enorme dispiacere quella di ucciderlo. Sopprimere il cane sembra che fosse l’unica soluzione possibile…o è stata la soluzione più semplice da adottare? Un funzionario della polizia ci informa che hanno provato con diverse soluzioni ma tutte senza successo: Grizz non ha ceduto al cibo, a nessun gioco e neanche all’intervento di altri cani, così l’ispettore Tacy Philips prende le difese dei suoi uomini che hanno dovuto eseguire gli ordini dettati dalla direzione dell’aeroporto di Auckland.

La polemica scatenata sui social dalla storia di Grizz

Peccato che il messaggio che è arrivato all’opinione pubblica sia totalmente diverso, oltretutto i media della comunicazione attraverso i social network si sono trasformati in un territorio di scontro verso le decisioni prese dai responsabili dell’aeroporto. Molti utenti hanno suggerito diverse soluzioni che avrebbero salvato il cane e messo in buona luce chi ha dato l’ordine di ucciderlo invece di salvarlo.

Sono intervenute diverse associazioni animaliste tra cui Safe impegnata nel diritto degli animali, che non hanno risparmiato i responsabili della morte del cane poiché con una pistola tranquillante si sarebbe risolto tutto e se l’aeroporto non ne era in possesso bastava richiederla allo zoo di Auckland. Tra i suggerimenti qualcuno indicava la possibilità di interpellare un esperto cinofilo, impegnato nell’educazione e addestramento di cani, che sarebbe sicuramente riuscito a prenderlo e calmarlo. Qualcuno ovviamente si è schierato con chi ha deciso di uccidere il cane per riportare alla normalità il traffico aereo.

C’è anche la testimonianza della passeggera di un aereo partito in ritardo, ci informa che assieme agli altri viaggiatori sono stati messi al corrente della motivazione e non hanno lamentato il ritardo anzi si sono dimostrati più che disponibili ad accettare lo sconveniente causato dal piccolo cucciolo pur di salvarlo. Grizz doveva diventare un cane anti bomba invece ha scatenato una bomba mediatica. I social network hanno il potere di diffondere le notizie in un lampo in tutto il mondo. La triste storia di Grizz ha occupato una pagina anche nei diversi quotidiani di tutto il mondo compreso quelli italiani, sia locali che nazionali: la storia di questo cagnolino ha commosso tutti. Questo fatto ha scatenato polemiche non indifferenti che ha costretto l’avsec, l’ente che si occupa dei servizi di sicurezza degli aeroporti, a non chiudere questa storia e a continuare ad indagare per evitare che si possa ripetere un fatto simile. Grizz non c’è più ma si possono evitare altre soppressioni simili, e pensare prima di uccidere gli animali.

Riflettere sulla storia di Grizz per evitare di uccidere altri cani

Si poteva avere una storia a lieto fine in cui l’opinione pubblica avrebbe condiviso l ‘umanità della direzione dell’Aeroporto e soprattutto potevano diffondere un messaggio di rispetto verso gli animali, invece si avvicina l’idea dell’ennesimo caso di maltrattamento degli animali. Grizz era un cucciolo che stava imparando a salvare vite, invece ha perso la sua, era così difficile risparmiarlo e avere una storia migliore in cui si salvava il cane e non una dove invece è stato ucciso? Davvero non si poteva fare diversamente o semplicemente siamo di fronte ad un’altra storia di mancato rispetto verso gli animali i cani e la vita? Speriamo che la vicenda di Grizz non sia tra quelle storie di cani che ripetono ma sia da esempio, animali poiché sopprimere gli animali non è una soluzione dei problemi anzi potrebbe causarne altri, tra cui quello di interrogare la propria coscienza e cercare di non ripetere errori simili guidati dalle scelte che possono apparire più semplici e veloci rispetto a quelle più umane.