Cani in carcere: una terapia per detenuti e quattro zampe

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Cani in carcere

 

Cani in carcere

I CANI IN CARCERE : IN MOLTI PAESI E’ REALTA’

Per molto tempo il carcere è stato un luogo considerato off-limits per i cani: nessun animale poteva fare il proprio ingresso dietro alle sbarre e non esisteva nessuna possibilità di contatto con i detenuti fino al termine della pena da scontare.

Da qualche anno la mentalità è cambiata e in molti paesi si è deciso di aprire le porte del carcere anche ai cani: in particolare, negli Stati Uniti già dagli anni ’80 è stato avviato un progetto che consiste nell’affidare alcuni quattrozampe abbandonati, costretti a vivere in canile, a detenuti in carcere. I risultati conseguiti sono stati così incoraggianti che un numero sempre crescente di prigioni americane ha aderito all’idea: un modo per dare una seconda possibilità sia a cani poco fortunati sia a persone recluse per reati vari, che hanno potuto iniziare una nuova vita assieme, seppur dietro alle sbarre. I cani senza un padrone hanno finalmente avuto qualcuno che si occupasse di loro, mentre i detenuti hanno potuto instaurare un’importante relazione affettiva, stabile e duratura, in una condizione come quella detentiva che per sua natura priva l’individuo, oltre che della libertà, anche di ogni legame emotivo.

Anche in Italia, seppur in anni più recenti, sono partite diverse iniziative volte all’ingresso dei cani in carcere: in alcuni istituti d pena, come in quello di Bollate (MI), è stato avviato un corso per dog-sitter professionali indirizzato proprio ai detenuti. Si tratta di un percorso professionalizzante, volto a fornire anche una formazione lavorativa che potrà trasformarsi in una opportunità di impiego al momento della scarcerazione, agevolando concretamente il reinserimento nella società. A fine corso infatti è previsto il rilascio di qualifica e di tesserino tecnico, riconosciuti dal CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale).

Queste iniziative di recupero sociale hanno un molteplice significato per i detenuti che anzitutto, grazie alla presenza dei cani in carcere, acquisiscono o potenziano un senso di responsabilità, imparano la pazienza e la tolleranza, rafforzano l’autocontrollo; inoltre la solitudine, la privazione degli affetti e gli stati depressivi legati alla permanenza all’interno del penitenziario sono alleviati dall’affetto ricevuto dai cani e dal condividere con questi amici a quattrozampe ogni momento della propria giornata.

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QUANDO IL CANE SI RICONGIUNGE AL PADRONE IN CARCERE

Cosa succede quando il detenuto che aveva un cane prima di entrare in carcere viene inevitabilmente separato da lui? Fino a pochi decenni fa non c’era nessuna possibilità per le persone recluse di incontrare i propri quattrozampe, ma sempre più istituti di pena hanno deciso di concedere appositi permessi ai carcerati. Pioniere in questo senso è stato un Pastore Tedesco di nome Igor, che nel 1986 incontrò nell’aula bunker di Milano il suo padrone, uno degli appartenenti ad un’organizzazione armata estremista degli anni di piombo, dopo otto anni di latitanza. Da allora di strada ne è stata fatta, anche se molto c’è ancora da fare; comunque molti direttori di carceri, a Pisa, a Livorno, a Firenze, a Perugia, a Milano, a Bologna ed in atre città hanno compreso l’importanza di concedere la possibilità di incontrare nelle ore previste per i colloqui con i parenti anche i propri cani, sempre più riconosciuti come membri della famiglia a tutti gli effetti.