Cane impiccato a Roma: la pena per l’assassino fa polemica

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L’uomo che ha orrendamente ucciso un cane impiccandolo è stato solamente denunciato. Le associazioni animaliste non ci stanno.

Una semplice denuncia: è questa la pena stabilita per l’uomo che ha impiccato senza scrupoli un cane a Roma. Secondo l’assassino, il povero quattro zampe avrebbe morso la mano della padrona, scatenando il suo efferato e criminoso comportamento.

Un gesto terribile, e non è tutto: quando è stato scoperto da un agente di polizia penitenziaria libero dal servizio che passeggiava con il suo cane nel parco di via Lodigiani, l’uomo aveva con sè anche una sega, con cui si sarebbe sbarazzato del corpo.

L’agente ha notato l’assassino sollevare una corda sforzandosi, appesa ad un albero, poi la terribile scoperta: su una cima del cappio ciondolava ormai inerme il cane, a sei metri di altezza. Lo ha ucciso perchè era diventato “ingestibile”.

L’agente ha provato a salvare il cagnolino, ma ormai non c’era più niente da fare. A quel punto l’uomo ha iniziato a correre in strada in direzione di una macchina: a bordo c’erano due donne ucraine, poi denunciate per favoreggiamento in concorso e resistenza. L’agente è però riuscito ad annotare la targa e a consegnarla ai poliziotti arrivati sul posto.

Ma cosa si può fare affinchè persone di questo tipo vengano punite come meritano? Nonostante le pressioni delle associazioni ambientaliste affinchè venga cambiato il codice penale, quest’ultimo al momento non prevede il carcere.

L’art. 544 bis del Codice penale recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”. Tradotto: “tanto io me la cavo”.

L’on. Brambilla in questi anni ci ha provato, presentando anche la proposta di legge AC 335 che riguarda “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni per l’integrazione e l’armonizzazione della disciplina in materia di reati contro gli animali”.

Nella proposta di legge si chiede in primis di modificare la frase del codice penale «Dei delitti contro il sentimento [sottinteso: dell’uomo] per gli animali» con «Dei delitti contro gli animali».

Gli animali dovrebbero essere considerati esseri viventi suscettibili di tutela diretta, non solo indiretta. Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa Italia, chiede un inasprimento delle pene.

Ecco le sue parole: “Gli animali ancora non hanno una copertura legislativa diretta non essendo loro riconosciuta soggettività giuridica. Studi scientifici attestano la correlazione tra la crudeltà sugli animali e la più generale pericolosità sociale di chi la commette“.

Anche Valentina Coppola, presidente di Earth, la pensa allo stesso modo: “È oramai acclarata la pericolosità sociale di chi uccide brutalmente animali, spesso sono violenti anche con donne e bambini e quindi lasciarli impuniti mette a repentaglio anche le persone oltre che gli animali“.

La proposta di legge della Brambilla è la seguente: aumentare fino a cinque anni di reclusione le pene per il maltrattamento e fino a sei anni le pene per l’uccisione di animali.

Brambilla si chiede: “Nonostante la frequenza con cui queste violenze appaiono nelle cronache e nonostante l’evidente pericolosità di chi le commette, governo e Parlamento restano sostanzialmente inerti di fronte alle proposte di aumentare le pene per chi maltratta e uccide gli animali“.

Leidaa presenterà denuncia e si costituirà parte civile così come faranno Oipa ed Earth. “Da sempre chiediamo l’inasprimento delle pene – aggiunge Claudio Locuratolo coordinatore di Roma delle ​Guardie zoofile OIPA – è un episodio cruento e preoccupante anche dal punto di vista sociale“.