Bracco italiano: carattere, allevamenti e prezzo

Il Bracco italiano è un cane che ha origini antiche, ed è sempre stato apprezzato all’interno delle corti rinascimentali.

Quando pensiamo ai cani da caccia la nostra mente vola quasi automaticamente Oltremanica, in Inghilterra. Certo, le campagne britanniche sono state teatro di spettacolari battute di caccia durante le quali i protagonisti indiscussi erano dei cani di razza locale.

In altre parole la Gran Bretagna ha certamente una eccellente tradizione di segugi. Tuttavia non si deve pensare che tutti i cani da caccia debbano per forza sfoggiare un accento british. In questa scheda monografica, ad esempio, parleremo di uno dei più abili e rispettati cacciatori nostrani.

Il Bracco Italiano infatti è un segugio che non ha nulla da invidiare ai colleghi inglesi che godono tuttavia di fama maggiore. È un po’ meno veloce, come vedremo nel corso della nostra analisi, va a compensare qualche Km/h in meno con altre qualità, dimostrandosi un cane da caccia estremamente dotato e versatile. Ma cosa lo differenzia dai suoi cugini inglesi e cosa invece lo rende unico e speciale?

In questo articolo forniremo una panoramica su questa razza Made in Italy, tanto amata quanto forse in parte sottovalutata. Partiamo ovviamente dalle origini della razza. Non è sempre facile scavare nell’albero genealogico delle razze canine, tuttavia il Bracco vanta una tradizione di un certo prestigio e fortunatamente fino noi sono giunte delle testimoniante anche piuttosto illustre.

Tra quelle accreditate la più antica è probabilmente quella di Senofonte, che dimostra come la razza fosse diffusa già nella Magna Grecia. A nominare il Bracco tricolore ci ha pensato anche il letterato italiano per eccellenza: Dante.

Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare,
lepri levare, ed isgridar le genti,
e di guinzagli uscir veltri correnti,
per belle piagge volgere e imboccare

 Sonetto (Rime LXI)

Il Sommo Poeta lo cita infatti in una sua composizione poetica. La sua fama ad un certo punto ha però valicato i confini nazionali. Nel XV secolo infatti il Bracco Italiano era diffuso anche in terra d’Oltralpe, alla corte del Re di Francia. Ovviamente in patria si affermò nel corso di tutto il Rinascimento, macinando consensi in varie Corti nostrane: le famiglie che più si affezionarono a questa razza furono i Gonzaga e i Medici.

C’è stato anche un momento di tensione nello sviluppo di questa razza di per sé abbastanza forte e stabile. Dobbiamo spostarci con la macchina del tempo tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, quando il Bracco italiano ha addirittura rischiato di estinguersi. Tuttavia dopo qualche anno di negligenza si è corsi ai ripari, riuscendo a rimpinguare la razza, che da allora ha poi conosciuto una costante ascesa, sia in numero che in celebrità.

Il lavoro di recupero degli allevatori, in questo senso, è stato prezioso e certosino, tant’è che la razza non solo è aumentata notevolmente ma ne è stata ripristinata anche la sua versione originale, più “pura”. Un plauso dunque a tutti gli addetti del settore che sono riusciti non solo a mantenere a anche a migliorare le condizioni di una razza che ha poi conosciuto tanta fortuna.

Ma tornando di molto indietro nel tempo, quale potrebbe essere il reale antenato del Bracco Italiano? C’è chi dice che dovrebbe trattarsi addirittura del cane da corsa egizio, mescolatosi negli anni con vari tipi di molosso, fino a generare anche il nostro bel segugio italiano.

Bracco italiano: caratteristiche fisiche

Come si presenta il nostro segugio per eccellenza? All’apparenza il Bracco italiano potrebbe non sempre un cane particolarmente agile. Diciamo che non ha il fisico di un Levriero, ma si tratta di una razza molto tonica e scattante, che in campo aperto vi stupirà sicuramente per agilità e prontezza di riflessi.

Non fatevi ingannare dal suo aspetto placido o dalla palpebra calante: il Bracco non si è certo guadagnato per caso la fama di cacciatore provetto. Analizziamo meglio la sua corporatura: si presenta come un cane ben piazzato ma non eccessivamente massiccio. Nel complesso le sue proporzioni sono piuttosto equilibrate.

Infatti, volendo fare una media tra maschi (leggermente più grandi) e femmine (un tantino più minute) possiamo misurare un altezza al garrese che oscilla tra i 55 e i 57 cm, mentre per quanto riguarda il peso – fatte nuovamente le opportune sottili distinzioni tra esemplari maschili e femminili – sulla bilancia si alterneranno delle cifre che fanno dai 25 fino anche ai 40 Kg.

Il tutto distribuito su una corporatura che come anticipato potrebbe non sembrare troppo “aerodinamica” ma non preclude al Bracco di lanciarsi in scatti notevolissimi. Anche la sua muscolatura rispecchia un po’ lo stesso principio: non si tratta di una razza troppo massiccia, ma sicuramente il Bracco sa come ” mostrare i muscoli” ad un eventuale avversario, dimostrandosi senza ombra di dubbio un cane “di peso”.

Il pelo è in genere corto (soprattutto su testa e arti) e fitto, dotato di una deliziosa lucentezza. Ma quali sono i colori ammessi? Gli standard attuali prevedono il roano marrone (il più diffuso) e il bianco-arancio (volendo utilizzare la dicitura ufficiale si parla di “bianco punteggiato di marrone e bianco punteggiato di arancio pallido”). Non può essere presente nel contesto di concorsi ufficiali alcun tipo di focatura.

Facciamoci ora stregare dal musetto di questo simpatico segugio: il tartufo grosso e pronunciato è praticamente inconfondibile. Può essere marroncino o rosato, in base al mantello dell’animale. Gli occhi hanno spesso delle sfumature ocra e hanno un’espressione da un lato un po’ malinconica dall’altro anche molto intelligente.

Bracco italiano: carattere

Abbiamo delineato fino ad ora il quadro di una razza molto pacata, sensibile e fidata. In effetti si tratta proprio di un cane dall’indole buona: un cacciatore che quando non è “al lavoro” non farebbe male ad una mosca! In questo senso possiamo affermare che il Bracco Italiano è un cane che va d’accordo un po’ tutti: dai suoi simili all’essere umano, basta non importunarlo ovviamente.

Non solo un segugio, dunque: anche un cane da compagnia, adatto alla vita in famiglia. Il Bracco può stare anche in appartamento, tuttavia avrà bisogno di sfogare la sua propensione alla caccia attraverso passeggiate e più in generale grazie ad una costante attività fisica all’aria aperta.

Momento curiosità: vi state chiedendo cosa lo differenzia principalmente da molti dei suoi colleghi inglesi? Indubbiamente il Bracco Italiano è un po’ più lento, tuttavia è abilissimo come segugio “da ferma” e in questo senso non ha nulla da invidiare alle razze britanniche. Non è un velocista dunque, ma state certi che saprà come accalappiare la sua preda!

Bracco italiano: allevamenti e prezzo

In relazione agli allevamenti del Bracco italiano, trovandoci di fronte ad un “campione a chilometro zero”, possiamo parlare addirittura di una rete di allevatori dedicata esclusivamente alla diffusione del Bracco in tutta la Penisola. Si tratta della S.A.B.I., sigla che sta per Società Amatori del Bracco Italiano.

È una società fondata a Lodi sul finire degli Anni Cinquanta, da Camillo Valentini e Paolino Ciceri, insieme ad alcuni cacciatori e giudici cinofili. Senza scopi di lucri, la S.A.B.I. nasce con l’intento di preservare una razza che è considerata un patrimonio per il nostro Paese, ma senza relegarla ai patri confini: infatti la S.A.B.I. monitora e coadiuva anche l’esportazione del Bracco Italiano, infatti vanta soci provenienti da Nazioni sparse ovunque nel mondo.

Ma quanto può venirci a costare un esemplare di segugio nazional-popolare? Premettiamo che siamo dinnanzi ad una razza che non ha bisogno di troppe cure, piuttosto versatile e longeva, per di più abile e veloce nell’apprendimento quindi facilmente addestrabile.

Ecco allora che il prezzo di un Bracco Italiano può variare dai 350 ai 700 euro, tenendo conto che gli allevamenti sul territorio sono parecchio di conseguenza potrete sicuramente contare su varie fasce di prezzo.

Questa razza rientra nel gruppo dei cani da ferma continentali, perciò potrebbero interessarti anche: