A caccia di cinghiali e cervi con l’Alpenlaendische Dachsbracke

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Alpenlaendische Dachsbracke

L’Alpenlaendische Dachsbracke: dall’Austria all’Italia un cane sempre più ricercato

La razza dell’ AlpenlaEndische Dachsbracke è originaria dell’Austria e da sempre presente nelle montagne del Tirolo. Questo rende dichiarabile il fatto che nel 1919 la razza sia diventata italiana quando, alla fine della prima guerra mondiale, i territori a sud del Brennero furono separati dal Tirolo austriaco e assegnati all’Italia.

E’ principalmente un cane da caccia, e grazie al suo finissimo olfatto e alla sua mancanza di paura, eccelle come cane da pista di sangue per il recupero di animali feriti come cinghiali o cervi. E’ però anche un ottimo cane da guardia. Il suo carattere dolce e affettuoso lo rende anche adatto alla vita in famiglia ed è un ottimo compagno di giochi per i bambini. L’ AlpenlaEndische Dachsbracke è un cane molto fedele e instaura un rapporto molto stretto con il suo padrone, per cui potrebbe arrivare a dare la vita. Si adatta facilmente a vivere anche in appartamento ma deve essere portato fuori spesso perché ha bisogno di fare molto movimento. Se ben tenuto è un cane che dal punto di vista della salute non presenta alcuna particolare patologia.

 Alpenlaendische Dachsbracke

Origini dell’Alpenlaendische Dachsbracke e curiosità sul nome

L’ Alpenlaendische Dachsbracke è una razza originaria dell’Austria, riconsociuta e classificata dalla FCI nel gruppo dei segugi e cani per pista di sangue.

Questa razza di cani per anni è stata la razza prediletta di molti personaggi famosi, come il Principe della Corona Rodolfo D’Asburgo che ordinò ai suoi guardiacaccia di avvalersi dell’aiuto di questi cani nei suoi viaggi di caccia in Egitto e in Turchia. Nel 1932 la razza, che allora aveva il nome di Alpine-Erzgebirgs–Dachsbracke, fu riconosciuta dalle associazioni austriache come il terzo cane per pista di sangue (gli altri due sono il Bavarese e l’Annoveriano).

Nel 1975 il nome di questa razza di cani venne poi cambiato in Alpenlaendische Dachsbracke. Oggi l’Alpenlaendische Dachsbracke ha la sua maggiore diffusione in Germania e in Austria, ma è presente anche in Svizzera. Italia, Repubblica Ceca, Norvegia, Ungheria, Slovenia e Slovacchia.

A proporre il nome Dachsbracke furono nel 1886 due pittori, senza pensare che poteva venirsi a creare una confusione linguistica. Infatti, il termine Brache in tedesco indica il cane da seguita, mentre il termine Dachs significa tasso. Nella loro intenzione il nome Dachsbracke voleva però mettere l’accento sulla posizione intermedia di questa razza di cani tra il segugio e il vero “cane da tasso” (ossia il Dachshund).

Essendo da sempre presente nelle montagne del Tirolo, sembra essere corretto affermare che questa razza di cani è diventata italiana nel 1919, quando alla fine della prima guerra mondiale, i territori del Brennero furono separati dal Tirolo austriaco e assegnati all’Italia.

Caratteristiche fisiche e salute dell’Alpenlaendische Dachsbracke

Parliamo di un cane da caccia, basso sugli arti (siamo su un’altezza che va dai 34 ai 42 cm e un peso va oscilla tra i 15 e i 18 kg). Gli arti anteriori sono dritti e forti e sembrano più corti rispetto al corpo. Quelli posteriori sono muscolosi, forti e ben angolati.

L’ Alpenlaendische Dachsbracke ha una costituzione robusta e asciutta, forte muscolatura e il pelo fitto e ruvido, di solito di colore marrone con alcune striature chiare o rossicce, oppure di colore nero con macchie. Gli occhi sono marrone scuro. Il cranio è leggermente convesso e il muso robusto. Il collo muscoloso e non troppo lungo.

Ha un corpo robusto, molto muscoloso e allungato. Il torace è profondo e ampio con petto prominente. La coda è alta e lunga che nella parte inferiore presenta il pelo più lungo (cosiddetta coda a spazzola). L’ Alpenlaendische Dachsbracke presenta una falcata ampia e allungata, mai saltellante. Il suo passo preferito è il trotto.

La razza di cani Alpenlaendische Dachsbracke non presenta evidenze di particolari patologie, a patto che il cane sia ben tenuto e correttamente vaccinato.

Alpenlaendische DachsbrackeTemperamento e utilizzo dell’Alpenlaendische Dachsbracke

L’ Alpenlaendische Dachsbracke è un cane testardo e determinato ma quando è con la sua famiglia è rispettoso, fedele, affettuoso e molto coccolone. E’ adattissimo a famiglie con dei bambini, con cui adora giocare. E’ un cane molto intelligente e socievole. E’ senza paura, anzi affronta il pericolo con tenacia e vitalità. L’ Alpenlaendische Dachsbracke è un ottimo cane da guardia.

E’ un cane instancabile e molto resistente, appassionato nel lavoro che più gli è congegnale, che fa con agilità e forza. Si adatta anche a varie condizioni climatiche. Chi lo accudisce deve permettergli di fare molto movimento e dargli molto affetto. Si lega moltissimo al suo padrone. Il rapporto può diventare talmente stretto che questo animale potrebbe arrivare a dare la vita per il suo padrone.

E’ utilizzato soprattutto come cane da caccia al cinghiale, al cervo, alla lepre e alla volpe. Il suo compito in questo caso è quello di forzare il branco e separare i singoli soggetto dal gruppo. Eccelle però, grazie al suo finissimo olfatto, soprattutto come cane da pista di sangue principalmente per il recupero di animali feriti come cervi, daini, mufloni caprioli e gli stessi cinghiali.

L’ Alpenlaendische Dachsbracke è una razza di cani non aggressiva verso atri cani ma non è un cane che lavora in coppia con altri.

Alpenlaendische Dachsbracke e prove di lavoro per il riconoscimento dell’idoneità

In Svizzera, dove la razza Alpenlaendische Dachsbracke gode di una popolarità crescente, dal 2007 esiste un regolamento per il riconoscimento dell’idoneità del cane che prevede delle prove di lavoro. Sono 4 le prove previste:

  1. La prova di attitudine;
  2. La prova per l’uso venatorio;
  3. La prova di versatilità;
  4. La prova sulla pista di sangue.

In Austria e in Germania, invece il riconoscimento dell’idoneità per l’Alpenlaendische Dachsbracke prevede 5 prove:

  1. Lavoro sulla pista di sangue: si valuta l’inseguimento della selvaggina, la segnalazione di ritrovamento dell’animale ferito o morto al padrone tramite l’abbaio e il comportamento del cane di fronte all’animale abbattuto.
  2. Braccata: si valuta il metodo di ricerca, quando il cane, lasciato sciolto nel bosco, deve trovare da solo la selvaggina.
  3. Coraggio e resistenza: si valuta la disponibilità del cane ad attaccare l’animale ferito, a difenderlo da altri animali e a custodirlo in attesa dell’arrivo del padrone.
  4. Conducibilità nel terreno: si valuta la disponibilità del cane a farsi condurre dal padrone, si valuta la sua obbedienza e la sua reazione allo sparo.
  5. Il riporto (questa però è una disciplina opzionale.

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